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Archive for the ‘Accessori’ Category

Pubblicato il 24 agosto 2019

Abbiamo recentemente dato un’occhiata ai castelli sui plastici ferromodellistici. Qui parliamo di un castello particolare, suggerendone l’eventuale realizzazione modellistica, e come sempre lo guardiamo con in primo piano i treni.

Iniziamo con un insolito transito di un ICE tedesco nell’austriaca Carinzia.

Un ICE in Carinzia -Foto © Georg Simetsberger da
kaernten.orf.at

Il nostro castello si trova in cima al cucuzzolo a centro foto. Lo intravediamo un pochino più ravvicinato in un transito di inizio secolo passato, riportato su una cartolina dalla quale scopriamo il nome: Hochosterwitz (pronunciato come un toscano, con la C aspirata, pronuncerebbe Cocoster viz).

Un transito a inizio ‘900

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Pubblicato il 3 agosto 2019

In passato ci siamo occupati di vari aspetti di decorazione dei plastici, parlando di neve, mare, monti, aereoporti… Questa volta diamo uno rapido sguardo ai castelli sui plastici dei ferromodellisti.

Avevamo raccontato qualche tempo fa dello Schlossbach di Stefano Dalli.

Castello del plastico di Schlossbach, di Stefano Dalli

Vediamone questa volta anche qualche altro esempio.

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Pubblicato il 17 febbraio 2017

Abbiamo di recente parlato del ponte trasbordatore girevole al vero, e nella sua realizzazione Minitrix. Abbiamo visto come questa sia, nella versione a ponte rotante, fuori produzione da vari anni, e quindi reperibile (non a buon prezzo…) sul mercato dell’usato. Spesso quelle usate però sono mancanti delle istruzioni (e comunque, se presenti, non sono in italiano), o sono comunque da ripulire, sistemare e magari anche aggiustare. Quindi occorre capire come funzionano, e come le si possa “pilotare”. Una illustrazione di questi punti  della “Dreh-Schiebebühne” è quindi uno degli obiettivi di questa nota.

Azionamento del ponte trasbordatore girevole Minitrix

Il sistema è composto di tre “pezzi” principali: piattaforma, ponte e posto di comando. La parte modellistica comprende la piattaforma, che contiene l’ampio pozzo rettangolare, ed il ponte mobile.

Scenario di uso della Dreh-schiebebühne

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Pubblicato il 27 gennaio 2018

Qualche tempo fa, parlando di ponti trasbordatori, accennammo a quello della Minitrix con piattaforma girevole “Dreh-Schiebebuhne” fuori produzione ma assai ambita sul mercato dell’usato.

La “Dreh-Schiebebuhne” di Minitrix

Si tratta di un “giocattolo” davvero curioso: la funzione di ponte trasbordatore, con 7 binari per lato, è associata alla possibilità di ruotare il ponte stesso (solo quando questo è in posizione centrale): si hanno quindi simultaneamente una piattaforma girevole ed un ponte trasbordatore, con la possibilità di limitare l’occupazione di prezioso spazio sul plastico. Un filmato rende bene l’idea.

Minitrix ne aveva a catalogo anche una versione senza la possibilità di rotazione. Dopo anni di assenza, quest’ultima è stata ripresentata di recente, al prezzo di 350 Euro (art. 66540).

Schiebebühne Minitrix (non rotante)

Quelle girevoli (“Dreh-Schiebebuhne”, art. 66526-13 o 56 6513 00) non sono state (ancora) riproposte, e si trovano solo sul mercato dell’usato, nel quale con facilità si aggirano attorno ai 200 Euro, arrivando anche a 300 se quasi nuove. Ad occhi è facile distinguere i due modelli, peraltro quasi identici: quelli con il ponte rotante hanno ovviamente un ampio e visibile cerchio al centro (come si vede nella prima foto di questa nota), mentre il ponte trasbordatore “semplice” non lo ha.

Ma qual’è il realismo di questi modelli? I ponti trasbordatori “semplici” sono decisamente realistici, e piuttosto comuni al vero: ne abbiamo parlato altrove. L’idea di un ponte rotante è sicuramente suggestiva, e utile su un plastico ove può ridurre gli ingombri,  ma al vero esiste? Sono certo che moltissimi sono pronti a scommettere di no. Anche noi fino a pochi giorni fa la pensavamo così, ma poi abbiamo scoperto qualcosa di interessante…

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Pubblicato il 2 settembre 2017, ultima modifica 29 settembre 2017

Di scartamento ridotto avevamo parlato molti anni fa in una delle prime note di questo blog. Riprendiamo l’argomento per discutere dei casi in cui scartamento normale e ridotto convivono, condividendo una delle rotaie come ad esempio avviene a nord di Trento dove la Ferrovia Elettrica Trento Malè a scartamento metrico ed il raccordo industriale a scartamento standard per la fabbrica della Whirpool (ora purtroppo chiusa) percorrono assieme una lunga tratta. (Anche di questa avevamo già scritto rievocando un viaggio circolare tra i capoluoghi della regione più a nord d’Italia passando per il passo della Mendola).

Il raccordo di Gardolo, con i binari a scartamento metrico della Trento-Malè e la terza rotaia per lo scartamento standard.

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Pubblicato il 5 marzo 2016, ultima modifica 8 marzo 2016

I segnali ferroviari luminosi vanno di norma collocati alla sinistra del binario a cui si riferiscono. In tal caso il loro aspetto è “a vela tonda”:  un disco nero con bordo bianco, ed al centro la zona luminosa. In genere sono posti su un palo (detto anche “stante”). Talvolta però non c’è lo spazio per collocare lo stante: in tal caso si può porre lo stesso sulla destra del binario, ed il segnale assume la “vela quadra”, con la zona luminosa al centro di un quadrato nero con bordo bianco.

Vla tonda e vela quadra

Vla tonda e vela quadra

Segnali a detra e sinistra dei binari, da www.segnalifs.it

Segnali a detra e sinistra dei binari, da http://www.segnalifs.it

Quando possibile, si preferisce però non far ricorso alle vele quadre. Per poter porre il segnale a sinistra  anche quando non c’è lo spazio sufficiente per uno stante, si ricorre dunque all’ancoraggio del segnale dall’alto invece che dal basso tramite il  “portale a sbalzo”. Un esempio è all’uscita della piccola  stazione di Lomello, sulla Pavia-Alessandria. (Giorgio Stagni ne discute degli aspetti economici sul suo interessantissimo sito Stagniweb).

Segnali a Lomello -Foto © Giorgio Stagno da Stagniweb

Segnali a Lomello -Foto © Giorgio Stagno da Stagniweb

Per inciso, notiamo come in foto il segnale più a sinistra soprasti un triangolo bianco su sfondo nero, indicatore di velocità di percorrenza limitata a 30 Km/h poiché la linea è deviata.
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Pubblicato il 26 dicembre 2015

Segnalo questa volta un interessante sito, ricco di indicazioni sulla realizzazione di dettagli dei plastici: “La Bottega dei Plastici“.

Varie delle cose presentate hanno dei disegni scaricabili come pdf, e possono essere usati sia per realizzare oggetti in cartoncino, che come dime per costruirli in legno o plasticard.

Esempi di quel che viene offerto includono cabine del telefono FS, caselli ENEL, Tabelle dei ranghi di velocità.

Cabina ENEL realizzata con i disegni de La bottega dei plastici

Cabina ENEL realizzata con i disegni de La bottega dei plastici

Cabina telefonica realizzata con i disegni de La bottega dei plastici

Cabina telefonica realizzata con i disegni de La bottega dei plastici

Tabelle dei Ranghi di Velocità ottenibili da La bottega dei plastici

Tabelle dei Ranghi di Velocità ottenibili da La bottega dei plastici

Il sito é dedicato alla scala TT (1:120) ma basta ridurre immagini e misure di 3/4 (moltiplicare per 0,75) per ottenerli in scala N.

Contiene anche varie altre sezioni, con articoli interessanti. Trattano di realizzazione di vegetazione, di tecniche di invecchiamento dei rotabili, di aspetti elettrici. C’é molto da leggere (e da fare!).

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Pubblicato il 31 ottobre 2015

Che la stampa 3D sia promettente non c’é alcun dubbio. Ne abbiamo già parlato in un paio di occasioni: una era la realizzazione della FS 218.6098 in scala N, l’altra fu quando segnalammo la realizzazione del curioso rimorchio VB 141 ad un asse per gli Schienenbus tedeschi. In entrambi i casi si trattava di stampe ordinabili da shapeways, che ha molte cose (soprattutto americane) etichettate come “N Gauge”. Il carrello dello Schienenbus é prodotto da RailNScale. Dietro questo nome si trovano due giovani modellisti tedeschi, Maurice e Joris, che hanno iniziato la loro avventura nel 2009 lavorando al proprio plastico ambientato nella Germania del periodo 1920-1940.

Maurice e Joris di RailNScale

Maurice e Joris di RailNScale

Non riuscendo a trovare accessori adatti alle loro esigenze, hanno deciso di “fare da sé”, sperimentando con la stampa 3D. La loro prima creatura fu un bus della Reichspost.

Reichspostbus di RailNSCale

Reichspostbus di RailNSCale

Il risultato fu soddisfacente, e seguirono altri modelli, costruiti per se ma poi messi a disposizione degli altri nel loro store on line su  Shapeways. Evidentemente la cosa deve aver avuto successo, perché Maurice e Joris hanno proseguito per la loro strada fino ad avere una produzione tale da raccoglierla in un catalogo di quasi 80 pagine! Il catalogo è scaricabile on line dal loro sito. Già che ci siamo, diamogli un’occhiata.

Contiene una sezione di rotabili, per ora piccola: quello che viene fornito sono le carrozzerie da verniciare e montare su dei telai ricavati da altri modelli, come nel caso del tram di Basilea in scala NM (binari della scala Z) mostrato nel seguente video

I tram possono avere a complemento i pali della linea aerea.

Palo della linea aerea del tram.

Palo della linea aerea del tram.

Anche la pavimentazione che si vede é realizzata con un loro prodotto: una specie di timbro cilindrico che serve a dare la forma a del DAS, che lasciato asciugare e dipinto genera la  pavimentazione.

Stampo cilindrico per pavimentazione

Stampo cilindrico per pavimentazione

Il seguente video ne mostra il processo.

Un altro creativo marchingegno é uno stampino per produrre, sempre con il DAS, dei mattoni in scala N (!)

Stampo per i mattoni, e risultato del processo

Stampo per i mattoni, e risultato del processo

La produzione di automobili include una ricca scelta di modelli anteguerra, e vari interessanti macchine degli anni 60-70: NSU Prinz, Citroen 2CV, Zündapp Janus, Ford Transit, VW Maggiolino… Tra le autovetture a noi interessano in particolare quelle italiane: la Topolino e varie versioni di Fiat 600, presenti come “600”, “600 D” (più nota come “750”) e Abarth 850.

FIAT Topolino di RailNSCale

FIAT Topolino di RailNSCale

Le varie versioni di Fiat 600

Le varie versioni di Fiat 600

L’accessoristica include ponti pedonali, casotti vari, facciate di edifici, tende da esterno per edifici, panchine di varia foggia, cabine telefoniche (purtroppo solo estere), fondi stradali, stampi per segnaletica stradale orizzontale, materiale per scene di campeggio ed altro.

Fontanella cittadina

Fontanella cittadina

Ponticello pedonale

Ponticello pedonale

Ponte coperto

Ponte coperto

Pensiamo di aver reso l’idea… per approfondimenti, rimandiamo al sito di RailNScale ed al già citato catalogo.

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Pubblicato il 17 ottobre 2015

La prendo un po’ alla lontana: prima di affrontare il tema “sound e analogico” spendo un po’ di tempo a parlare di sistemi di alimentazione, in corrente continua o alternata, e analogico o digitale. Cose ovvie ma che ci permetteranno poi di parlare del sound in modo un po’ più chiaro.

La tradizionale alimentazione dei motori dei modelli ferromodellistici si basa su due diversi modelli di alimentazione elettrica: corrente continua (con i due poli associati ai due binari) o corrente alternata, con le due rotaie che hanno il ruolo del “neutro” mentre la “fase” viene convogliata da una serie di punti di contatto in rilievo, posti tra le due rotaie (chiamati anche “terza rotaia“); i rotabili prendono la corrente dai punti di contatto tramite un pattino posto sotto la locomotiva. La seconda opzione é quella scelta da Märklin in H0, ed ebbe anche una breve parentesi in scala N, quando nel 1973 Ibertren introdusse modelli in scala N basati sulla terza rotaia. La produzione Ibertren in N3 terminò nel 1985 (già nel 1982 la ditta spagnola aveva iniziato a produrre modelli convenzionali a corrente continua).

Binari e motrici Ibertren N3. La presa di corrente centrale sui bunari normali avviene facendo scorrere il pattino su delle punte metalliche poco visibili. In corrispondenza di scambi e incroci però la presa di corrente avviene su antiestetici scivoli.

Binari e motrici Ibertren N3. La presa di corrente centrale sui bunari normali avviene facendo scorrere il pattino su delle punte metalliche poco visibili. In corrispondenza di scambi e incroci però la presa di corrente avviene su antiestetici scivoli.

I sistemi a 3 rotaie, rispetto ai sistemi a 2 rotaie, presentano un paio di vantaggi:

  • è estremamente semplice creare cappi di ritorno. In un sistema a 2 rotaie il cappio (come il triangolo) fa sì che la rotaia positiva si congiunga a quella con polarità opposta, generando un corto circuito. E’ quindi necessario risolvere il problema con opportuni interventi elettrici (sezionamento, diodi…)
  • é possibile alimentare, in alcune tratte, solo uno dei due binari, e usare l’altro come sensore per rilevare la presenza di un rotabile (giacché le ruote su uno stesso asse non sono elettricamente isolate). Il segnale ottenuto può essere usato per segnalare l’occupazione del binario su un quadro di controllo, o per inserire meccanismi di retroazione (es.: quando un treno arriva su un binario, un’altro treno parte da un’altro binario).

In comune però sia il metodo Märklin che quello a corrente continua hanno una caratteristica: sono analogici, ovvero la velocità del treno é proporzionale al voltaggio della corrente che circola.

Negli ultimi due decenni é stato introdotto un meccanismo di controllo alternativo: il digitale. Nel digitale a due rotaie (che é quello usato in scala N) la corrente continua é sostituita da corrente alternata. Le problematiche connesse ai cappi di ritorno permangono uguali, anche se hanno soluzione più semplice (ne parleremo altrove prima o poi). Nel digitale, essenzialmente, i comandi verso le locomotive vengono inviate come segnali elettrici che si sovrappongono alla corrente alternata “portante”. Ogni locomotiva é dotata di decoder, ovvero di un microchip programmabile che le permette di selezionare solo i messaggi destinati a lei. Quindi é possibile far marciare in modo indipendente più locomotive sullo stesso binario. Non é un vantaggio da poco, ma soprattutto non é l’unico! Infatti é possibile dare anche comandi che il decoder utilizza ad altri scopi: é possibile per esempio accendere o spegnere le luci e a volte variarne l’intensità.  Il decoder può essere posto in una carrozza passeggeri, e può comandare individualmente le luci degli scompartimenti, come già avevamo segnalato nel lontano 2009.

Il decoder può comandare altri dispositivi a bordo, come nel caso dei carri Leig di Fleischmann Piccolo: quattro carri merci con porte apribili individualmente tramite un servomeccanismo ospitato a bordo (art. 830684 e 830662).

Un’altra caratteristica pilotabile tramite decoder é il “sound“: a bordo della motrice si trova un piccolissimo altoparlante, a cui il chip fa riprodurre svariati suoni (motore, freni, annunci ecc.).

Dunque il mondo ferromodellistico é bipartito tra la versione moderna (e costosa) basata sul digitale, e quella tradizionale (costosa anch’essa, ma meno…) basata sull’analogico. In origine i due mondi erano incompatibili: ad esempio con il sistema Fleischmann FMZ, una delle prime versioni di digitale disponibili, le motrici digitali non potevano essere usate su un plastico analogico, e viceversa. Esisteva per la verità un dispositivo che permetteva di usare una sola motrice analogica su un plastico digitale, anche se il povero motore analogico sottoposto alla corrente alternata ronzava come un moscone anche a macchina ferma.

Nel tempo le cose sono evolute, ed oggi, salvo poche eccezioni, i decoder DCC permettono la marcia anche in analogico, anche se a volte con qualche limite (ad esempio relativo all’accensione delle luci, che con alcuni decoder si illuminano solo dal lato dell’ultima direzione del digitale, mentre quelli più recenti sono più “intelligenti” e riescono a gestirle in modo corretto). Dunque oggi è possibile una transizione graduale verso il digitale, digitalizzando le motrici (o acquistandole già digitali) anche possedendo un plastico analogico, in vista di future evoluzioni.

Se la possibilità di usare motrici digitali in analogico era assodata, meno ovvio é tutto quel che riguarda le funzioni addizionali, che risultano “tagliate fuori”: compreso il sound. Ma anche qui le cose evolvono progressivamente: se fino a poco tempo fa pensavo che il sound fosse ad appannaggio del solo digitale, ho poi scoperto che non é necessariamente così!

Prendiamo un caso abbastanza estremo: quello delle Big Boy e Challenger di Aethern.

La 4-6-6-4 Challenger di Aethern

La 4-6-6-4 Challenger di Aethern

Questo bellissimo modello é ovviamente “full digital”, e presenta una lunga serie di suoni

  • Campana
  • Fischio
  • Iniettore dell’acqua
  • Rilascio dell’aria
  • Soffio
  • Rumore del portellone della caldaia
  • Stridio dei freni
  • voce del macchinista
  • rilascio della sabbia
  • rumore di cilindri e flange

Un video su youtube rende l’idea

La cosa interessante è che la motrice, se messa su binari analogici si muove emettendo il più classico dei “ciuf ciuf”. Fa in realtà molto di più, perché é dotato di telecomando (da usarsi solo in analogico). Tramite il telecomando é possibile pilotare la motrice modificandone velocità e direzione senza toccare il reostato del trasformatore, e si possono anche far emettere alla motrice un alcuni suoni oltre al “choo choo” del vapore.

Il telecomando Aethaern

Il telecomando Aethaern

  • Il bottone 1 fa iniziare e terminare il suono della campana.
  • Il bottone 2 attiva il fischio.
  • Il bottone 3 rallenta la locomotiva, ma se questa é già ferma effettua il suono dell’iniettore dell’acqua.
  • Il bottone 4 accelera lo motrice, ma una volta raggiunta la velocità massima attiva il suono del portellone del forno.
  • Il bottone 5 inverte la direzione, ma se la vaporiera é ferma si sente il sibilo dello sfiatatoio,

Non sono tutte le possibilità del digitale, ma per essere su un plastico analogico non c’é male! Naturalmente tutto ciò ha un prezzo: siamo a 480 US$, attualmente 430 €.

Passiamo a vedere qualcosa di un po’ meno costoso. Le motrici Fleischmann con sound costano, a listino, attorno ai 250€. Il primo modello con sound in scala N della casa tedesca era, se non ricordo male, una doppia Br.218 che é a catalogo dal 2004 (art.77236). Credo che il fatto fosse che all’epoca in una motrice in scala N non si riusciva e inserire decoder, chip del suono e altoparlante: quindi la doppia motrice serviva perché una delle due era folle ed ospitava l’elettronica. Non so se funzionassero in analogico, ma ne dubito.

Successivamente, a seguito di una ulteriore miniaturizzazione dell’elettronica, é stato possibile introdurre il sound anche senza ricorrere al trucco della falsa doppia trazione. Oggi sono varie le motrici dotate di sound anche in scala N. Tra queste ve ne sono alcune che possono essere interessanti anche per chi ha un plastico a tema italiano: si tratta delle Taurus ÖBB 1216. (attenzione: non le 1016 o le 1116, che non sono policorrente e non possono circolare da noi! Le 1216 si riconoscono facilmente perché sono quelle a 4 pantografi). C’é la scelta: sui binari italiani hanno circolato le ÖBB in livrea rossa, quelle rosse con la bandiera italiana, quella con una locomotiva a vapore disegnata sulla fiancata e la bellissima Verdi-Wagner, tutte riprodotte da Fleischmann anche in versione sound.

La ÖBB Taurus Wagner-Verdi in uno scenario inequivocabilmente italiano. Foto © FrecciaDellaLaguna dal forum di FOL

La ÖBB Taurus Verdi-Wagner in uno scenario inequivocabilmente italiano. Foto © FrecciaDellaLaguna dal forum di FOL

La cosa interessante é che il loro sound  funziona anche in analogico. Sostanzialmente il decoder, a fronte di una corrente continua, non solo gestisce correttamente motore e luci, ma in base al voltaggio applicato, aziona anche vari suoni. Dando poca corrente la motrice resta ferma ma accende le luci e si sente il rumore dei tiristori. Aumentando la tensione, la motrice parte e viene riprodotto il suono del motore, che viene adeguato alla velocità del modello. Rallentando si sente lo stridio dei freni.  Naturalmente si tratta di una soluzione che ha i suoi limiti, ad esempio non viene mai azionato il fischio: l’unica alternativa sarebbe di azionarlo in corrispondenza di una certa situazione, per esempio alla partenza, ma allora suonerebbe ogni volta che parte, e solo allora. Questo alla lunga potrebbe venre a noia, e quindi si é deciso di non metterlo.

Il seguente video mostra il funzionamento di una Taurus Fleischmann con sound in analogico. Per molti la dettagliata narrazione in tedesco può risultare ostica, ma quando finalmente la motrice si muove e “canta”, parla una lingua universale…

Un limite del sound in analogico é il fatto che non lo si può spegnere quando ci si stufa di sentirlo…

Tra gli altri modelli che possono circolare in uno scenario italiano senza stonare c’è il Mediolanum VT11-5 – Br 601 di Fleischmann e le Occhialute di Trix. Non so se la Trix riproduca i suoni anche in analogico, anche se immagino che questa caratteristica tenda a diventare ormai standard.

Quanto ai suoni veramente  italiani, purtroppo non c’é molto. Per la verità, Zimo, un produttore dei decoder sound, ha nel suo database una serie di suoni di macchine italiane che includono locomotive a vapore, diesel ed elettriche. I decoder sono commercializzati da Portigliatti, che aveva raccolto i suoni tra il 2008 e il 2009. Purtroppo si tratta di decoder per la H0, quindi grandi per la N. In qualche caso é possibile usarli comunque: e quanto ha fatto Stefano Depietri (Trenomodel) con i minuetti diesel ed elettrico: naturalmente lì lo spazio per ospitare i decoder lo si é potuto trovare: fatto sta che, a nostra conoscenza e salvo errori, quelli sono ad oggi é gli unici modelli FS dotati di sound in scala N. Anche per questi, non so se il sound funzioni anche in analogico.

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Pubblicato il 3 ottobre 2015, ultima modifica 7 ottobre 2015

Anche quest’anno proviamo – senza esserci stati – a fare una rassegna del Novegro Hobby Model per quanto riguarda la N-ostra scala. Come sempre, chiedo aiuto, integrazioni e correzioni a chi invece era presente…

L’edizione ha una regina: la E.626. Finalmente anche per chi non possiede la maestria dell’arte del montaggio da lastrina (con il problema poi di motorizzare l’opera d’arte ottenuta) potrà fare girare sul plastico o mettere in vetrina una E.626 migliore di quella, amata ma antica, di Tibidabo. Se ne sono visti addirittura due modelli. Tutti attendevano di vedere dal vivo l’annunciatissima e attesisissima macchina di SAFER.: a sorpresa é invece arrivata quella di Colli!

Lo scorso anno Lorenzo aveva sorpreso con l’anteprima di quella che é poi divenuta la sua splendida E.633, quest’anno, senza che alcuno ne avesse sentore, é arrivato con il prototipo finito e funzionante (ma ancora senza scritte) della E.626.027, che sarà commercializzato nel giro di un mesetto. Si tratta di un modello interamente in metallo, con motore Mashima a cinque poli, bei pantografi Tipo 42, curatissimo e che ha avuto unanimi espressioni di ammirazione sui forum. Le ruote, anche se nascoste, hanno le razze. La meccanica é stata studiata in modo da evitare il serpeggio della locomotiva, per ridurre il quale Tibidabo, a suo tempo, aveva allungato il passo del carrello centrale, mentre qui il passo é corretto. Come tutta la produzione Colli, gira anche sul più stretto raggio di curvatura: R1.

 E.626 di Colli - Foto © Christian Cicognani dal forum ASN

E.626 di Colli – Foto © Christian Cicognani dal forum ASN

L'altra fiancata della E.626 Colli - Foto © Daniele Adorni

L’altra fiancata della E.626 Colli – Foto © Daniele Adorni

E.626 di Colli - Foto © Massimo Tironi dal forum NParty

E.626 di Colli – Foto © Massimo Tironi dal forum NParty

E.626 Colli -- Foto © Christian Corradi

E.626 Colli — Foto © Christian Corradi

Frontale della E.626 di Colli - Foto © Massimo Tironi dal forum NParty

Frontale della E.626 di Colli in curva – Foto © Massimo Tironi dal forum NParty

La cassa non verniciata evidenzia i dettagli del modello

Cassa non verniciata del E.626 di Colli - Foto © Graziano Cucchi

Cassa non verniciata del E.626 di Colli – Foto © Graziano Cucchi

Ricordiamo che la 027 é la macchina che, ufficialmente demolita, é stata in realtà rinumerata 059 ed é conservata presso il Museo Campo Marzio di Trieste. E’ probabile quindi che ne esca anche una versione in livrea grigio pietra con la numerazione cambiata in 059, e chissà che non venga in futuro prodotta anche in altre livree.

Lorenzo aveva in preview anche una riedizione delle Tipo Vicinale (più note come Piano Ribassato) alle quali sta lavorando: si tratta della versione revampizzata, con il “fungo” del condizionatore sull’imperiale, e della relativa semipilota npBDH (ricordiamo che le Piano Ribasssato hanno tre tipi di semipilota: la più recente npBDH, la npBD passante e la npBD “Gallinari”). La versione precedente delle Piano Ribassato di Lorenzo comprendeva la “passante”.

Le Tipo Vicinale Ristrutturate di Colli in lavorazione. Foto © Massimo Tironi

Le Tipo Vicinale Ristrutturate di Colli in lavorazione. Foto © Massimo Tironi

Frontale della Tipo Vicinale semipilota. Foto © Massimo Tironi

Frontale della nuova Tipo Vicinale semipilota di LoCo. Foto © Massimo Tironi

Ma torniamo alle E.626. L’altra, quella Safer, “ufficialmente” non c’era, nel senso che nessuno stand la presentava: neppure quello di Uteca che pure ne aveva mostrato una versione ancora non motorizzata a Novegro 2013. E’ però apparsa domenica: Alex La Torre ha fatto portare domenica la sua E.626.422 (dichiarata essere il primo modello consegnato ad un cliente) che ha circolato sul modulare ASN.I commenti sono positivi, le immagini testimoniano di un bel modello. La macchina ha mostrato una eccellente potenza di traino e un’ottima marcia alle varie velocità, come si può vedere in un video postato da Mario Malinverno.

Ricordiamo l’epopea di questa motrice: apparsa nel 2012 su amiciferroviact, é stata ampiamente ed entusiasticamente pubblicizzata a più riprese da Alex a partire dall’aprile 2013. Moltissimi l’avevano prenotata, ma la macchina é sempre rimasta un mistero che pareva dovesse concretizzarsi a brevissimo. Passata attraverso marchi diversi (SAFER, NNExt) ora pare appartenere al nuovo marchio Mondotreni (o Mondotreno). Molti sono in attesa di notizie dirette dal produttore, dopo la mail di SAFER dell’aprile 2013 che diceva “nel ringraziarla sentitamente per la prenotazione, le confermo che i suoi dati sono già inseriti in graduatoria di prelazione. (…) La invitiamo a visionare periodicamente il ns. sito www.safer.it per ulteriori info”.  Sul sito però non é mai apparso nulla… Due anni fa (Novegro 2013) la si era vista in una versione annunciata come “quasi finale”, poi più nulla, se non ogni tanto qualche “rumor” che continuava a darne la commercializzazione come imminente. Certo averla vista viaggiare sul modulare ASN è un bel passo avanti, e sembrerebbe che l’avventura sia finalmente arrivata in porto: si sa che almeno un altro cliente c’é stato – Giuseppe Petronio  ha recentemente postato un video del suo modello, e si dice che ci siano una cinquantina di macchine in spedizione. Ora vedremo se davvero le consegne si avviano (ma pare che ad alcuni le mail di Mondotreno stiano finalmente arrivando).

Dettaglio della E.626 Safer

Dettaglio della E.626 Safer – Foto © Alex La Torre – si intravedono le ruote a raggi

E.626 Safer, Foto © Alex La Torre

E.626 Safer, Foto © Alex La Torre

E.626 Safer, Foto © massimo Tironi dal forum NParty

E.626 Safer, Foto © Massimo Tironi dal forum NParty

E.626 Safer - Foto © Andrea Sottile

E.626 Safer – Foto © Andrea Sottile

La Safer vista da sotto - foto Alex La Torrre

La Safer vista da sotto – foto Alex La Torrre

La Safer é una quarta serie, la macchina di Colli é una seconda – entrambe sono allo stato di origine. Il modello Safer ha la carrozzeria in plastica ed é dotato di luci, quello LoCo é interamente in metallo – per le luci non so ma in genere Lorenzo offre versioni sia con che senza luci dei suoi modelli. I prezzi non sono ancora consolidati: Safer era annunciata a 130, ora pare costi 150 anche se Alex parla di 140 Euro. Lorenzo non ha ancora annunciato il costo del suo modello, ma l’attesa sarà assai breve vista l’imminente commercializzazione.

Lasciando le storiche motrici protagoniste della nascita all’elettrificazione a 3kV in Italia, troviamo un’altra nuova locomotiva (anche se l’annuncio era già noto già da un mese circa): la D.236 di Pirata. Si tratta di un modello realizzato in collaborazione con Hobbytrain: quest’ultima aveva messo a listino una nuova realizzazione della tedesca WR 360, ed i Pirati hanno colto al volo l’opportunità di customizzare il modello realizzando una delle macchine rimaste in Italia al termine del secondo conflitto mondiale. Il prezzo di listino é 144,90 €.

Due immagini della D236 Pirata

Due immagini della D.236 Pirata, dal loro sito

Ci si aspettava l’arrivo di altre livree (FS verde gialla, e poi Val Seriana, FSF, e le varie industriali), ed infatti per quella verde FS non c’é voluto molto: é arrivata in ritardo per la fiera, ma già una settimana dopo Novegro era a listino, al prezzo di 149,90 €.

FS D.236 verde con righe gialle di Pirata, arrivata qualche giorno dopo Novegro...

FS D.236 verde con righe gialle di Pirata, arrivata qualche giorno dopo Novegro…

Pirata ha così ora due dei tre gruppi Diesel che dopo la guerra entrarono nel parco FS: la Truman e quella appena vista. Manca ancora l’inglesina Ne.700 per completare il terzetto!

La coppia post-bellica di Pirata - Foto © Massimo Tironi

La coppia post-bellica di Pirata – Foto © Massimo Tironi

Si é anche visto il prototipo della Rhätische Bahn ABe4/4 in scala N (non Nm)

RhB ABe 4/4 di Pirata - © Massimo Tironi

RhB ABe 4/4 di Pirata – © Massimo Tironi

Erano attese (lo sono da molto) le Gran Comfort Bandiera annunciate da Pirata da molto, e viste come prototipo già tempo fa. Problemi con il produttore cinese fanno invece sì che occorrerà attendere ancora.

Le GC Bandiera però c’erano, anche se sui forum nessuno ne ha parlato: erano quelle prodotte da Fratix, riapparso dopo anni di assenza. Erano nel piccolo stand di Guido Fraticelli. Fratix aveva già prodotto le GC in livrea XMPR (art. 5001 e 5002): le ha presentate nella livrea forse più bella assieme a quella TEE.  Si tratta di una produzione esclusiva per il negozio Ottoperotto (fli2009 su ebay) di Susy Warger. La cassa é in metallo verniciato e serigrafato, con la riproduzione dei dettagli degli interni, incluse le bagagliere in fotoincisione, i sedili, con coloritura differente dalle pareti dell’arredo e il poggiatesta dipinto di bianco, il sottocassa fedele all’originale. Il prezzo visto su ebay é di 85 € a carrozza.

Le Gran Comfort Bandiera Fratix. In alto quella a salone, in basso quella a compartimenti. Foto Fratix da facebook

Le Gran Comfort Bandiera Fratix. In alto quella a salone, in basso quella a compartimenti. Foto Fratix da facebook

Se le GC sono stranamente passate inosservate, tutti hanno notato le cui MDVC (di nuova produzione rispetto a quelle realizzate in passato) che erano esposte, oltre che nello stand di Fraticelli, nella vetrina ASN. Le carrozze sono distribuite da Blackstar, azienda del gruppo ACME che così rimette piede nella scala N dopo il tentativo abortito qualche anno fa di produrre un Frecciargento e la fugace apparizione con i Tram de Milan. Interessante la presenza della semipilota passante e della mista AB. Il set di tre carrozze costa 225 €, e veniva offerto in occasione del lancio in fiera a 195 €. le carrozze circolano senza modifiche solo su raggi maggior di 300-320 mm (R5U secondo la nostra notazione).

La semipilota MDVC Fratix - Foto Cristian Cicognani

A destra la semipilota MDVC Fratix – Foto © Christian Cicognani

Due MDVC Fratix - Foto © Massimo Tironi

Due MDVC Fratix: una Bn e una ABn – Foto © Massimo Tironi

La semipilota presenta una (voluta) imprecisione: sull’imperiale, lato cabina di guida, c’é la cassa dell’acqua che al vero é assente, non essendoci una ritirata su quel lato.

Semipilota passante MDVC - non c'é cassa dell'acqua sull'imperiale, lato guida. Foto da trenitaliani.altervista.org

Semipilota passante MDVC – non c’é cassa dell’acqua sull’imperiale, lato guida. Foto da trenitaliani.altervista.org

Fraticelli ha spiegato che si tratta di un compromesso necessario per non dovere fare uno stampo separato per l’imperiale di questa carrozza, in quanto ne avrebbe sensibilmente aumentato il costo.

La nAB presenta una curiosità: lo schema di colore utilizzato é “raro”. Vi erano altri due diversi e apparentemente più diffusi schemi di colore per questa vettura: uno, applicato solo alla prima consegna, del 1982, differisce dallo schema delle Bn solo per una fascia viola di dimensione limitata tra finestrini centrali. L’altro presenta la zona finestrini tra le due porte interamente viola, mentre in tale zona la fascia arancio e viola sotto i finestrini é praticamente assente: vi è solo un righetta arancio che attraversa la campitura viola subito sotto i finestrini, mentre la parte sottostante é grigia. Queste sono le due versioni delle quali si trovano immagini in Internet, e che sono state riprodotte modellisticamente in passato sia in H0 che in N. Delle foto sono reperibili nel nostro post sulle MDVC, dove si possono vedere anche le precedenti realizzazioni in scala N: Colli ha recentemente realizzato la prima versione dello schema di colore, mentre Fratix aveva realizzato la seconda in passato. La nuova versione presentata da Fraticelli (fasce sotto i finestrini continue e campitura finestrini centrali interamente viola) é un ibrido tra le versioni “note”, così che inizialmente mi aveva fatto pensare ad un refuso. In realtà questa variante é documentata nella Bibbia di Gigi Voltan “Carrozze FS. Vol.2 Dalle UIC-Y al Progetto 901“, a pagina 121.

La vetrina ASN era come al solito interessante. Oltre alle citate MDVC, vi si potevano vedere i futuri prodotti di FGTrains: la cassa ormai definitiva della LDn.24 e quella ancora prototipale della ALn.663. La prima avrà cassa in metallo, la seconda in simil-ABS. Entrambe avranno finestrini tagliati al laser, dettagli in fotoincisione, appoggio isostatico. Per l’automotrice é previsto anche arredamento interno.

ALn.663 FGTrains - Foto © Antonio Rampini

ALn.663 FGTrains – Foto © Antonio Rampini

LDn.24 FGTrains - Foto © Antonio Rampini

LDn.24 FGTrains – Foto © Antonio Rampini

C’erano varie opere di Massimo Icardi. Da qualche tempo Massimo ha creato un marchio (ICH Models) che mescola le prime due lettere del suo cognome con le iniziali di Confederatio Helvetia, e si é lanciato nella produzione di Leichtstahlwagen svizzere – che sono anche di interesse italiano perché acquistate “di seconda mano” da varie ferrovie italiane (FNM, SNFT, FP, FSF, ACT). Le carrozze sono realizzate in taglio laser, e poi accuratamente dipinte e decal-izzate da Massimo. A Novegro presentava varie novità interessanti a tema svizzero: una carrozza porta centrale SBB “Jurail express”, una carrozza ristorante SBB “Buffet”, una pilota ABt e carrozza pilota BDt.

La ABt CHModels - Foto © Christian Cicognani

La ABt ICHModels – Foto © Christian Cicognani

La BDt CHModels - Foto © Christian Cicognani

La BDt ICHModels – Foto © Christian Cicognani

La carrozza Jurail di CHModels - Foto © Christian Cicognani

La carrozza Jurail di ICHModels – Foto © Christian Cicognani

La carrozza Buffet SBB CHModels - Foto © Christian Cicognani

La carrozza Buffet SBB ICHModels – Foto © Christian Cicognani

Le vetture hanno anche lasciato la vetrina per correre sul modulare ASN (la corsa é documentata anche su youtube).

Convoglio elvetico CHModels in corsa sul modulare ASN - Foto © Massimo Icardi

Convoglio elvetico ICHModels in corsa sul modulare ASN – Foto © Massimo Icardi

Era presente anche una versione italiana delle Leichtstahlwagen: due carrozze del convogli speciale SNFT “Il treno dei sapori”. Rispetto alle carrozze standard le differerenze riguardano le griglie dell’aria condizionata, l’eliminazione degli aeratori, vetri fumè dei finestrini

Carrozze del Treno dei Sapori di Massimo Icardi. Foto © Christian Cicognani

Carrozze del Treno dei Sapori di Massimo Icardi. Foto © Christian Cicognani

In vetrina c’erano anche le sempre bellissime locomotive trifase di Giorgio Donzello – credo fossero modelli già visti in altre occasioni.

Erano esposti i ben riusciti modelli in resina di auto FIAT (con una Alfa) degli anni ’60-’80 proposti da nscalecars: la 600 multipla, 127, Alfa Romeo Giulia Super della Stradale, 128, 850, 850T, 238, 238 ambulanza, 500 giardiniera e 500.

nscalecars - Foto © Christian Cicognani

nscalecars – Foto © Christian Cicognani

Per le infrastrutture ferroviarie, erano esposti il bellissimo segnale a portale fotoinciso prodotto da Alex La Torre (in moltissimi hanno acquistato le lastrine già prima di Novegro) e la linea aerea di Uteca.

Segnale a portale di Alex La Torre - Foto © Christian Cicognani

Segnale a portale di Alex La Torre – Foto © Christian Cicognani

LineaAereaUteca, foto © Christian Cicognani

Linea Aerea Uteca, foto © Christian Cicognani

Stefano Parisi ha segnalato la disponibilità di una nuova lastrina UTECA per un posto pesa FS.

Lastrina posto pesa di Uteca, fot e segnalazione di Stefano Parisi

Lastrina posto pesa di Uteca, foto e segnalazione di Stefano Parisi

A parte la linea aerea esposta presso ASN e la suddetta lastrina,  TriNacria-UTECA presentava nel suo stand vari bei modelli in scala N, alcuni commercializzati ed altri ancora allo studio, ma, a quanto sappiamo, senza particolari novità rispetto al passato. Era presente Salvatore Spinelli, autore di tante piccole meraviglie che spesso hanno trovato posto negli spazi UTECA.

Christian Corradi mi segnala che Fleischmann ha ripresentato le UIC-X in ardesia con qualche piccola miglioria: ha utilizzato il sottocassa (comprese le scalette) in nero, come per le X rosse, con particolari tampografati in bianco; l’effetto è abbastanza evidente e piacevole. Peccato il permanere del noto errore sul tetto (la presenza di evidentissime cannellature trasversali) che continua a compromettere seriamente il modello.

Infine ricordiamo i due modulari principali della Scala N, quello di ASN e quello di NParty, entrambi in costante evoluzione. Come sempre permettevano di veder correre lunghi convogli sia in analogico (il primo) che in digitale (il secondo). Ormai quasi non li citiamo più, tanto siamo abituati alla loro importante presenza, ma il loro ruolo nel catalizzare la comunità e nel presentare il ferromodellismo in questa scala così adatta al plasticismo resta fondamentale.


Ringrazio i già citati Massimo, Daniele, Alex, Mario, Giuseppe, Graziano, Antonio, Andrea, Stefano e i due Christian per aver postato sui forum le foto e i video e/o per avermi fatto avere notizie che mi hanno permesso di comporre questo breve riassunto.

Ricordo che quanto scritto deriva da informazioni tratte dai forum o ottenute da comunicazioni private. E’ possibile che ci siano errori ed omissioni, che sarò felice di correggere prontamente a fronte di segnalazioni.


Per chi vuole ricordare alcune edizioni precedenti:

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