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Archive for the ‘Accessori’ Category

Pubblicato il 5 marzo 2016, ultima modifica 8 marzo 2016

I segnali ferroviari luminosi vanno di norma collocati alla sinistra del binario a cui si riferiscono. In tal caso il loro aspetto è “a vela tonda”:  un disco nero con bordo bianco, ed al centro la zona luminosa. In genere sono posti su un palo (detto anche “stante”). Talvolta però non c’è lo spazio per collocare lo stante: in tal caso si può porre lo stesso sulla destra del binario, ed il segnale assume la “vela quadra”, con la zona luminosa al centro di un quadrato nero con bordo bianco.

Vla tonda e vela quadra

Vla tonda e vela quadra

Segnali a detra e sinistra dei binari, da www.segnalifs.it

Segnali a detra e sinistra dei binari, da http://www.segnalifs.it

Quando possibile, si preferisce però non far ricorso alle vele quadre. Per poter porre il segnale a sinistra  anche quando non c’è lo spazio sufficiente per uno stante, si ricorre dunque all’ancoraggio del segnale dall’alto invece che dal basso tramite il  “portale a sbalzo”. Un esempio è all’uscita della piccola  stazione di Lomello, sulla Pavia-Alessandria. (Giorgio Stagni ne discute degli aspetti economici sul suo interessantissimo sito Stagniweb).

Segnali a Lomello -Foto © Giorgio Stagno da Stagniweb

Segnali a Lomello -Foto © Giorgio Stagno da Stagniweb

Per inciso, notiamo come in foto il segnale più a sinistra soprasti un triangolo bianco su sfondo nero, indicatore di velocità di percorrenza limitata a 30 Km/h poiché la linea è deviata.
(altro…)

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Pubblicato il 26 dicembre 2015

Segnalo questa volta un interessante sito, ricco di indicazioni sulla realizzazione di dettagli dei plastici: “La Bottega dei Plastici“.

Varie delle cose presentate hanno dei disegni scaricabili come pdf, e possono essere usati sia per realizzare oggetti in cartoncino, che come dime per costruirli in legno o plasticard.

Esempi di quel che viene offerto includono cabine del telefono FS, caselli ENEL, Tabelle dei ranghi di velocità.

Cabina ENEL realizzata con i disegni de La bottega dei plastici

Cabina ENEL realizzata con i disegni de La bottega dei plastici

Cabina telefonica realizzata con i disegni de La bottega dei plastici

Cabina telefonica realizzata con i disegni de La bottega dei plastici

Tabelle dei Ranghi di Velocità ottenibili da La bottega dei plastici

Tabelle dei Ranghi di Velocità ottenibili da La bottega dei plastici

Il sito é dedicato alla scala TT (1:120) ma basta ridurre immagini e misure di 3/4 (moltiplicare per 0,75) per ottenerli in scala N.

Contiene anche varie altre sezioni, con articoli interessanti. Trattano di realizzazione di vegetazione, di tecniche di invecchiamento dei rotabili, di aspetti elettrici. C’é molto da leggere (e da fare!).

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Pubblicato il 31 ottobre 2015

Che la stampa 3D sia promettente non c’é alcun dubbio. Ne abbiamo già parlato in un paio di occasioni: una era la realizzazione della FS 218.6098 in scala N, l’altra fu quando segnalammo la realizzazione del curioso rimorchio VB 141 ad un asse per gli Schienenbus tedeschi. In entrambi i casi si trattava di stampe ordinabili da shapeways, che ha molte cose (soprattutto americane) etichettate come “N Gauge”. Il carrello dello Schienenbus é prodotto da RailNScale. Dietro questo nome si trovano due giovani modellisti tedeschi, Maurice e Joris, che hanno iniziato la loro avventura nel 2009 lavorando al proprio plastico ambientato nella Germania del periodo 1920-1940.

Maurice e Joris di RailNScale

Maurice e Joris di RailNScale

Non riuscendo a trovare accessori adatti alle loro esigenze, hanno deciso di “fare da sé”, sperimentando con la stampa 3D. La loro prima creatura fu un bus della Reichspost.

Reichspostbus di RailNSCale

Reichspostbus di RailNSCale

Il risultato fu soddisfacente, e seguirono altri modelli, costruiti per se ma poi messi a disposizione degli altri nel loro store on line su  Shapeways. Evidentemente la cosa deve aver avuto successo, perché Maurice e Joris hanno proseguito per la loro strada fino ad avere una produzione tale da raccoglierla in un catalogo di quasi 80 pagine! Il catalogo è scaricabile on line dal loro sito. Già che ci siamo, diamogli un’occhiata.

Contiene una sezione di rotabili, per ora piccola: quello che viene fornito sono le carrozzerie da verniciare e montare su dei telai ricavati da altri modelli, come nel caso del tram di Basilea in scala NM (binari della scala Z) mostrato nel seguente video

I tram possono avere a complemento i pali della linea aerea.

Palo della linea aerea del tram.

Palo della linea aerea del tram.

Anche la pavimentazione che si vede é realizzata con un loro prodotto: una specie di timbro cilindrico che serve a dare la forma a del DAS, che lasciato asciugare e dipinto genera la  pavimentazione.

Stampo cilindrico per pavimentazione

Stampo cilindrico per pavimentazione

Il seguente video ne mostra il processo.

Un altro creativo marchingegno é uno stampino per produrre, sempre con il DAS, dei mattoni in scala N (!)

Stampo per i mattoni, e risultato del processo

Stampo per i mattoni, e risultato del processo

La produzione di automobili include una ricca scelta di modelli anteguerra, e vari interessanti macchine degli anni 60-70: NSU Prinz, Citroen 2CV, Zündapp Janus, Ford Transit, VW Maggiolino… Tra le autovetture a noi interessano in particolare quelle italiane: la Topolino e varie versioni di Fiat 600, presenti come “600”, “600 D” (più nota come “750”) e Abarth 850.

FIAT Topolino di RailNSCale

FIAT Topolino di RailNSCale

Le varie versioni di Fiat 600

Le varie versioni di Fiat 600

L’accessoristica include ponti pedonali, casotti vari, facciate di edifici, tende da esterno per edifici, panchine di varia foggia, cabine telefoniche (purtroppo solo estere), fondi stradali, stampi per segnaletica stradale orizzontale, materiale per scene di campeggio ed altro.

Fontanella cittadina

Fontanella cittadina

Ponticello pedonale

Ponticello pedonale

Ponte coperto

Ponte coperto

Pensiamo di aver reso l’idea… per approfondimenti, rimandiamo al sito di RailNScale ed al già citato catalogo.

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Pubblicato il 17 ottobre 2015

La prendo un po’ alla lontana: prima di affrontare il tema “sound e analogico” spendo un po’ di tempo a parlare di sistemi di alimentazione, in corrente continua o alternata, e analogico o digitale. Cose ovvie ma che ci permetteranno poi di parlare del sound in modo un po’ più chiaro.

La tradizionale alimentazione dei motori dei modelli ferromodellistici si basa su due diversi modelli di alimentazione elettrica: corrente continua (con i due poli associati ai due binari) o corrente alternata, con le due rotaie che hanno il ruolo del “neutro” mentre la “fase” viene convogliata da una serie di punti di contatto in rilievo, posti tra le due rotaie (chiamati anche “terza rotaia“); i rotabili prendono la corrente dai punti di contatto tramite un pattino posto sotto la locomotiva. La seconda opzione é quella scelta da Märklin in H0, ed ebbe anche una breve parentesi in scala N, quando nel 1973 Ibertren introdusse modelli in scala N basati sulla terza rotaia. La produzione Ibertren in N3 terminò nel 1985 (già nel 1982 la ditta spagnola aveva iniziato a produrre modelli convenzionali a corrente continua).

Binari e motrici Ibertren N3. La presa di corrente centrale sui bunari normali avviene facendo scorrere il pattino su delle punte metalliche poco visibili. In corrispondenza di scambi e incroci però la presa di corrente avviene su antiestetici scivoli.

Binari e motrici Ibertren N3. La presa di corrente centrale sui bunari normali avviene facendo scorrere il pattino su delle punte metalliche poco visibili. In corrispondenza di scambi e incroci però la presa di corrente avviene su antiestetici scivoli.

I sistemi a 3 rotaie, rispetto ai sistemi a 2 rotaie, presentano un paio di vantaggi:

  • è estremamente semplice creare cappi di ritorno. In un sistema a 2 rotaie il cappio (come il triangolo) fa sì che la rotaia positiva si congiunga a quella con polarità opposta, generando un corto circuito. E’ quindi necessario risolvere il problema con opportuni interventi elettrici (sezionamento, diodi…)
  • é possibile alimentare, in alcune tratte, solo uno dei due binari, e usare l’altro come sensore per rilevare la presenza di un rotabile (giacché le ruote su uno stesso asse non sono elettricamente isolate). Il segnale ottenuto può essere usato per segnalare l’occupazione del binario su un quadro di controllo, o per inserire meccanismi di retroazione (es.: quando un treno arriva su un binario, un’altro treno parte da un’altro binario).

In comune però sia il metodo Märklin che quello a corrente continua hanno una caratteristica: sono analogici, ovvero la velocità del treno é proporzionale al voltaggio della corrente che circola.

Negli ultimi due decenni é stato introdotto un meccanismo di controllo alternativo: il digitale. Nel digitale a due rotaie (che é quello usato in scala N) la corrente continua é sostituita da corrente alternata. Le problematiche connesse ai cappi di ritorno permangono uguali, anche se hanno soluzione più semplice (ne parleremo altrove prima o poi). Nel digitale, essenzialmente, i comandi verso le locomotive vengono inviate come segnali elettrici che si sovrappongono alla corrente alternata “portante”. Ogni locomotiva é dotata di decoder, ovvero di un microchip programmabile che le permette di selezionare solo i messaggi destinati a lei. Quindi é possibile far marciare in modo indipendente più locomotive sullo stesso binario. Non é un vantaggio da poco, ma soprattutto non é l’unico! Infatti é possibile dare anche comandi che il decoder utilizza ad altri scopi: é possibile per esempio accendere o spegnere le luci e a volte variarne l’intensità.  Il decoder può essere posto in una carrozza passeggeri, e può comandare individualmente le luci degli scompartimenti, come già avevamo segnalato nel lontano 2009.

Il decoder può comandare altri dispositivi a bordo, come nel caso dei carri Leig di Fleischmann Piccolo: quattro carri merci con porte apribili individualmente tramite un servomeccanismo ospitato a bordo (art. 830684 e 830662).

Un’altra caratteristica pilotabile tramite decoder é il “sound“: a bordo della motrice si trova un piccolissimo altoparlante, a cui il chip fa riprodurre svariati suoni (motore, freni, annunci ecc.).

Dunque il mondo ferromodellistico é bipartito tra la versione moderna (e costosa) basata sul digitale, e quella tradizionale (costosa anch’essa, ma meno…) basata sull’analogico. In origine i due mondi erano incompatibili: ad esempio con il sistema Fleischmann FMZ, una delle prime versioni di digitale disponibili, le motrici digitali non potevano essere usate su un plastico analogico, e viceversa. Esisteva per la verità un dispositivo che permetteva di usare una sola motrice analogica su un plastico digitale, anche se il povero motore analogico sottoposto alla corrente alternata ronzava come un moscone anche a macchina ferma.

Nel tempo le cose sono evolute, ed oggi, salvo poche eccezioni, i decoder DCC permettono la marcia anche in analogico, anche se a volte con qualche limite (ad esempio relativo all’accensione delle luci, che con alcuni decoder si illuminano solo dal lato dell’ultima direzione del digitale, mentre quelli più recenti sono più “intelligenti” e riescono a gestirle in modo corretto). Dunque oggi è possibile una transizione graduale verso il digitale, digitalizzando le motrici (o acquistandole già digitali) anche possedendo un plastico analogico, in vista di future evoluzioni.

Se la possibilità di usare motrici digitali in analogico era assodata, meno ovvio é tutto quel che riguarda le funzioni addizionali, che risultano “tagliate fuori”: compreso il sound. Ma anche qui le cose evolvono progressivamente: se fino a poco tempo fa pensavo che il sound fosse ad appannaggio del solo digitale, ho poi scoperto che non é necessariamente così!

Prendiamo un caso abbastanza estremo: quello delle Big Boy e Challenger di Aethern.

La 4-6-6-4 Challenger di Aethern

La 4-6-6-4 Challenger di Aethern

Questo bellissimo modello é ovviamente “full digital”, e presenta una lunga serie di suoni

  • Campana
  • Fischio
  • Iniettore dell’acqua
  • Rilascio dell’aria
  • Soffio
  • Rumore del portellone della caldaia
  • Stridio dei freni
  • voce del macchinista
  • rilascio della sabbia
  • rumore di cilindri e flange

Un video su youtube rende l’idea

La cosa interessante è che la motrice, se messa su binari analogici si muove emettendo il più classico dei “ciuf ciuf”. Fa in realtà molto di più, perché é dotato di telecomando (da usarsi solo in analogico). Tramite il telecomando é possibile pilotare la motrice modificandone velocità e direzione senza toccare il reostato del trasformatore, e si possono anche far emettere alla motrice un alcuni suoni oltre al “choo choo” del vapore.

Il telecomando Aethaern

Il telecomando Aethaern

  • Il bottone 1 fa iniziare e terminare il suono della campana.
  • Il bottone 2 attiva il fischio.
  • Il bottone 3 rallenta la locomotiva, ma se questa é già ferma effettua il suono dell’iniettore dell’acqua.
  • Il bottone 4 accelera lo motrice, ma una volta raggiunta la velocità massima attiva il suono del portellone del forno.
  • Il bottone 5 inverte la direzione, ma se la vaporiera é ferma si sente il sibilo dello sfiatatoio,

Non sono tutte le possibilità del digitale, ma per essere su un plastico analogico non c’é male! Naturalmente tutto ciò ha un prezzo: siamo a 480 US$, attualmente 430 €.

Passiamo a vedere qualcosa di un po’ meno costoso. Le motrici Fleischmann con sound costano, a listino, attorno ai 250€. Il primo modello con sound in scala N della casa tedesca era, se non ricordo male, una doppia Br.218 che é a catalogo dal 2004 (art.77236). Credo che il fatto fosse che all’epoca in una motrice in scala N non si riusciva e inserire decoder, chip del suono e altoparlante: quindi la doppia motrice serviva perché una delle due era folle ed ospitava l’elettronica. Non so se funzionassero in analogico, ma ne dubito.

Successivamente, a seguito di una ulteriore miniaturizzazione dell’elettronica, é stato possibile introdurre il sound anche senza ricorrere al trucco della falsa doppia trazione. Oggi sono varie le motrici dotate di sound anche in scala N. Tra queste ve ne sono alcune che possono essere interessanti anche per chi ha un plastico a tema italiano: si tratta delle Taurus ÖBB 1216. (attenzione: non le 1016 o le 1116, che non sono policorrente e non possono circolare da noi! Le 1216 si riconoscono facilmente perché sono quelle a 4 pantografi). C’é la scelta: sui binari italiani hanno circolato le ÖBB in livrea rossa, quelle rosse con la bandiera italiana, quella con una locomotiva a vapore disegnata sulla fiancata e la bellissima Verdi-Wagner, tutte riprodotte da Fleischmann anche in versione sound.

La ÖBB Taurus Wagner-Verdi in uno scenario inequivocabilmente italiano. Foto © FrecciaDellaLaguna dal forum di FOL

La ÖBB Taurus Verdi-Wagner in uno scenario inequivocabilmente italiano. Foto © FrecciaDellaLaguna dal forum di FOL

La cosa interessante é che il loro sound  funziona anche in analogico. Sostanzialmente il decoder, a fronte di una corrente continua, non solo gestisce correttamente motore e luci, ma in base al voltaggio applicato, aziona anche vari suoni. Dando poca corrente la motrice resta ferma ma accende le luci e si sente il rumore dei tiristori. Aumentando la tensione, la motrice parte e viene riprodotto il suono del motore, che viene adeguato alla velocità del modello. Rallentando si sente lo stridio dei freni.  Naturalmente si tratta di una soluzione che ha i suoi limiti, ad esempio non viene mai azionato il fischio: l’unica alternativa sarebbe di azionarlo in corrispondenza di una certa situazione, per esempio alla partenza, ma allora suonerebbe ogni volta che parte, e solo allora. Questo alla lunga potrebbe venre a noia, e quindi si é deciso di non metterlo.

Il seguente video mostra il funzionamento di una Taurus Fleischmann con sound in analogico. Per molti la dettagliata narrazione in tedesco può risultare ostica, ma quando finalmente la motrice si muove e “canta”, parla una lingua universale…

Un limite del sound in analogico é il fatto che non lo si può spegnere quando ci si stufa di sentirlo…

Tra gli altri modelli che possono circolare in uno scenario italiano senza stonare c’è il Mediolanum VT11-5 – Br 601 di Fleischmann e le Occhialute di Trix. Non so se la Trix riproduca i suoni anche in analogico, anche se immagino che questa caratteristica tenda a diventare ormai standard.

Quanto ai suoni veramente  italiani, purtroppo non c’é molto. Per la verità, Zimo, un produttore dei decoder sound, ha nel suo database una serie di suoni di macchine italiane che includono locomotive a vapore, diesel ed elettriche. I decoder sono commercializzati da Portigliatti, che aveva raccolto i suoni tra il 2008 e il 2009. Purtroppo si tratta di decoder per la H0, quindi grandi per la N. In qualche caso é possibile usarli comunque: e quanto ha fatto Stefano Depietri (Trenomodel) con i minuetti diesel ed elettrico: naturalmente lì lo spazio per ospitare i decoder lo si é potuto trovare: fatto sta che, a nostra conoscenza e salvo errori, quelli sono ad oggi é gli unici modelli FS dotati di sound in scala N. Anche per questi, non so se il sound funzioni anche in analogico.

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Pubblicato il 3 ottobre 2015, ultima modifica 7 ottobre 2015

Anche quest’anno proviamo – senza esserci stati – a fare una rassegna del Novegro Hobby Model per quanto riguarda la N-ostra scala. Come sempre, chiedo aiuto, integrazioni e correzioni a chi invece era presente…

L’edizione ha una regina: la E.626. Finalmente anche per chi non possiede la maestria dell’arte del montaggio da lastrina (con il problema poi di motorizzare l’opera d’arte ottenuta) potrà fare girare sul plastico o mettere in vetrina una E.626 migliore di quella, amata ma antica, di Tibidabo. Se ne sono visti addirittura due modelli. Tutti attendevano di vedere dal vivo l’annunciatissima e attesisissima macchina di SAFER.: a sorpresa é invece arrivata quella di Colli!

Lo scorso anno Lorenzo aveva sorpreso con l’anteprima di quella che é poi divenuta la sua splendida E.633, quest’anno, senza che alcuno ne avesse sentore, é arrivato con il prototipo finito e funzionante (ma ancora senza scritte) della E.626.027, che sarà commercializzato nel giro di un mesetto. Si tratta di un modello interamente in metallo, con motore Mashima a cinque poli, bei pantografi Tipo 42, curatissimo e che ha avuto unanimi espressioni di ammirazione sui forum. Le ruote, anche se nascoste, hanno le razze. La meccanica é stata studiata in modo da evitare il serpeggio della locomotiva, per ridurre il quale Tibidabo, a suo tempo, aveva allungato il passo del carrello centrale, mentre qui il passo é corretto. Come tutta la produzione Colli, gira anche sul più stretto raggio di curvatura: R1.

 E.626 di Colli - Foto © Christian Cicognani dal forum ASN

E.626 di Colli – Foto © Christian Cicognani dal forum ASN

L'altra fiancata della E.626 Colli - Foto © Daniele Adorni

L’altra fiancata della E.626 Colli – Foto © Daniele Adorni

E.626 di Colli - Foto © Massimo Tironi dal forum NParty

E.626 di Colli – Foto © Massimo Tironi dal forum NParty

E.626 Colli -- Foto © Christian Corradi

E.626 Colli — Foto © Christian Corradi

Frontale della E.626 di Colli - Foto © Massimo Tironi dal forum NParty

Frontale della E.626 di Colli in curva – Foto © Massimo Tironi dal forum NParty

La cassa non verniciata evidenzia i dettagli del modello

Cassa non verniciata del E.626 di Colli - Foto © Graziano Cucchi

Cassa non verniciata del E.626 di Colli – Foto © Graziano Cucchi

Ricordiamo che la 027 é la macchina che, ufficialmente demolita, é stata in realtà rinumerata 059 ed é conservata presso il Museo Campo Marzio di Trieste. E’ probabile quindi che ne esca anche una versione in livrea grigio pietra con la numerazione cambiata in 059, e chissà che non venga in futuro prodotta anche in altre livree.

Lorenzo aveva in preview anche una riedizione delle Tipo Vicinale (più note come Piano Ribassato) alle quali sta lavorando: si tratta della versione revampizzata, con il “fungo” del condizionatore sull’imperiale, e della relativa semipilota npBDH (ricordiamo che le Piano Ribasssato hanno tre tipi di semipilota: la più recente npBDH, la npBD passante e la npBD “Gallinari”). La versione precedente delle Piano Ribassato di Lorenzo comprendeva la “passante”.

Le Tipo Vicinale Ristrutturate di Colli in lavorazione. Foto © Massimo Tironi

Le Tipo Vicinale Ristrutturate di Colli in lavorazione. Foto © Massimo Tironi

Frontale della Tipo Vicinale semipilota. Foto © Massimo Tironi

Frontale della nuova Tipo Vicinale semipilota di LoCo. Foto © Massimo Tironi

Ma torniamo alle E.626. L’altra, quella Safer, “ufficialmente” non c’era, nel senso che nessuno stand la presentava: neppure quello di Uteca che pure ne aveva mostrato una versione ancora non motorizzata a Novegro 2013. E’ però apparsa domenica: Alex La Torre ha fatto portare domenica la sua E.626.422 (dichiarata essere il primo modello consegnato ad un cliente) che ha circolato sul modulare ASN.I commenti sono positivi, le immagini testimoniano di un bel modello. La macchina ha mostrato una eccellente potenza di traino e un’ottima marcia alle varie velocità, come si può vedere in un video postato da Mario Malinverno.

Ricordiamo l’epopea di questa motrice: apparsa nel 2012 su amiciferroviact, é stata ampiamente ed entusiasticamente pubblicizzata a più riprese da Alex a partire dall’aprile 2013. Moltissimi l’avevano prenotata, ma la macchina é sempre rimasta un mistero che pareva dovesse concretizzarsi a brevissimo. Passata attraverso marchi diversi (SAFER, NNExt) ora pare appartenere al nuovo marchio Mondotreni (o Mondotreno). Molti sono in attesa di notizie dirette dal produttore, dopo la mail di SAFER dell’aprile 2013 che diceva “nel ringraziarla sentitamente per la prenotazione, le confermo che i suoi dati sono già inseriti in graduatoria di prelazione. (…) La invitiamo a visionare periodicamente il ns. sito www.safer.it per ulteriori info”.  Sul sito però non é mai apparso nulla… Due anni fa (Novegro 2013) la si era vista in una versione annunciata come “quasi finale”, poi più nulla, se non ogni tanto qualche “rumor” che continuava a darne la commercializzazione come imminente. Certo averla vista viaggiare sul modulare ASN è un bel passo avanti, e sembrerebbe che l’avventura sia finalmente arrivata in porto: si sa che almeno un altro cliente c’é stato – Giuseppe Petronio  ha recentemente postato un video del suo modello, e si dice che ci siano una cinquantina di macchine in spedizione. Ora vedremo se davvero le consegne si avviano (ma pare che ad alcuni le mail di Mondotreno stiano finalmente arrivando).

Dettaglio della E.626 Safer

Dettaglio della E.626 Safer – Foto © Alex La Torre – si intravedono le ruote a raggi

E.626 Safer, Foto © Alex La Torre

E.626 Safer, Foto © Alex La Torre

E.626 Safer, Foto © massimo Tironi dal forum NParty

E.626 Safer, Foto © Massimo Tironi dal forum NParty

E.626 Safer - Foto © Andrea Sottile

E.626 Safer – Foto © Andrea Sottile

La Safer vista da sotto - foto Alex La Torrre

La Safer vista da sotto – foto Alex La Torrre

La Safer é una quarta serie, la macchina di Colli é una seconda – entrambe sono allo stato di origine. Il modello Safer ha la carrozzeria in plastica ed é dotato di luci, quello LoCo é interamente in metallo – per le luci non so ma in genere Lorenzo offre versioni sia con che senza luci dei suoi modelli. I prezzi non sono ancora consolidati: Safer era annunciata a 130, ora pare costi 150 anche se Alex parla di 140 Euro. Lorenzo non ha ancora annunciato il costo del suo modello, ma l’attesa sarà assai breve vista l’imminente commercializzazione.

Lasciando le storiche motrici protagoniste della nascita all’elettrificazione a 3kV in Italia, troviamo un’altra nuova locomotiva (anche se l’annuncio era già noto già da un mese circa): la D.236 di Pirata. Si tratta di un modello realizzato in collaborazione con Hobbytrain: quest’ultima aveva messo a listino una nuova realizzazione della tedesca WR 360, ed i Pirati hanno colto al volo l’opportunità di customizzare il modello realizzando una delle macchine rimaste in Italia al termine del secondo conflitto mondiale. Il prezzo di listino é 144,90 €.

Due immagini della D236 Pirata

Due immagini della D.236 Pirata, dal loro sito

Ci si aspettava l’arrivo di altre livree (FS verde gialla, e poi Val Seriana, FSF, e le varie industriali), ed infatti per quella verde FS non c’é voluto molto: é arrivata in ritardo per la fiera, ma già una settimana dopo Novegro era a listino, al prezzo di 149,90 €.

FS D.236 verde con righe gialle di Pirata, arrivata qualche giorno dopo Novegro...

FS D.236 verde con righe gialle di Pirata, arrivata qualche giorno dopo Novegro…

Pirata ha così ora due dei tre gruppi Diesel che dopo la guerra entrarono nel parco FS: la Truman e quella appena vista. Manca ancora l’inglesina Ne.700 per completare il terzetto!

La coppia post-bellica di Pirata - Foto © Massimo Tironi

La coppia post-bellica di Pirata – Foto © Massimo Tironi

Si é anche visto il prototipo della Rhätische Bahn ABe4/4 in scala N (non Nm)

RhB ABe 4/4 di Pirata - © Massimo Tironi

RhB ABe 4/4 di Pirata – © Massimo Tironi

Erano attese (lo sono da molto) le Gran Comfort Bandiera annunciate da Pirata da molto, e viste come prototipo già tempo fa. Problemi con il produttore cinese fanno invece sì che occorrerà attendere ancora.

Le GC Bandiera però c’erano, anche se sui forum nessuno ne ha parlato: erano quelle prodotte da Fratix, riapparso dopo anni di assenza. Erano nel piccolo stand di Guido Fraticelli. Fratix aveva già prodotto le GC in livrea XMPR (art. 5001 e 5002): le ha presentate nella livrea forse più bella assieme a quella TEE.  Si tratta di una produzione esclusiva per il negozio Ottoperotto (fli2009 su ebay) di Susy Warger. La cassa é in metallo verniciato e serigrafato, con la riproduzione dei dettagli degli interni, incluse le bagagliere in fotoincisione, i sedili, con coloritura differente dalle pareti dell’arredo e il poggiatesta dipinto di bianco, il sottocassa fedele all’originale. Il prezzo visto su ebay é di 85 € a carrozza.

Le Gran Comfort Bandiera Fratix. In alto quella a salone, in basso quella a compartimenti. Foto Fratix da facebook

Le Gran Comfort Bandiera Fratix. In alto quella a salone, in basso quella a compartimenti. Foto Fratix da facebook

Se le GC sono stranamente passate inosservate, tutti hanno notato le cui MDVC (di nuova produzione rispetto a quelle realizzate in passato) che erano esposte, oltre che nello stand di Fraticelli, nella vetrina ASN. Le carrozze sono distribuite da Blackstar, azienda del gruppo ACME che così rimette piede nella scala N dopo il tentativo abortito qualche anno fa di produrre un Frecciargento e la fugace apparizione con i Tram de Milan. Interessante la presenza della semipilota passante e della mista AB. Il set di tre carrozze costa 225 €, e veniva offerto in occasione del lancio in fiera a 195 €. le carrozze circolano senza modifiche solo su raggi maggior di 300-320 mm (R5U secondo la nostra notazione).

La semipilota MDVC Fratix - Foto Cristian Cicognani

A destra la semipilota MDVC Fratix – Foto © Christian Cicognani

Due MDVC Fratix - Foto © Massimo Tironi

Due MDVC Fratix: una Bn e una ABn – Foto © Massimo Tironi

La semipilota presenta una (voluta) imprecisione: sull’imperiale, lato cabina di guida, c’é la cassa dell’acqua che al vero é assente, non essendoci una ritirata su quel lato.

Semipilota passante MDVC - non c'é cassa dell'acqua sull'imperiale, lato guida. Foto da trenitaliani.altervista.org

Semipilota passante MDVC – non c’é cassa dell’acqua sull’imperiale, lato guida. Foto da trenitaliani.altervista.org

Fraticelli ha spiegato che si tratta di un compromesso necessario per non dovere fare uno stampo separato per l’imperiale di questa carrozza, in quanto ne avrebbe sensibilmente aumentato il costo.

La nAB presenta una curiosità: lo schema di colore utilizzato é “raro”. Vi erano altri due diversi e apparentemente più diffusi schemi di colore per questa vettura: uno, applicato solo alla prima consegna, del 1982, differisce dallo schema delle Bn solo per una fascia viola di dimensione limitata tra finestrini centrali. L’altro presenta la zona finestrini tra le due porte interamente viola, mentre in tale zona la fascia arancio e viola sotto i finestrini é praticamente assente: vi è solo un righetta arancio che attraversa la campitura viola subito sotto i finestrini, mentre la parte sottostante é grigia. Queste sono le due versioni delle quali si trovano immagini in Internet, e che sono state riprodotte modellisticamente in passato sia in H0 che in N. Delle foto sono reperibili nel nostro post sulle MDVC, dove si possono vedere anche le precedenti realizzazioni in scala N: Colli ha recentemente realizzato la prima versione dello schema di colore, mentre Fratix aveva realizzato la seconda in passato. La nuova versione presentata da Fraticelli (fasce sotto i finestrini continue e campitura finestrini centrali interamente viola) é un ibrido tra le versioni “note”, così che inizialmente mi aveva fatto pensare ad un refuso. In realtà questa variante é documentata nella Bibbia di Gigi Voltan “Carrozze FS. Vol.2 Dalle UIC-Y al Progetto 901“, a pagina 121.

La vetrina ASN era come al solito interessante. Oltre alle citate MDVC, vi si potevano vedere i futuri prodotti di FGTrains: la cassa ormai definitiva della LDn.24 e quella ancora prototipale della ALn.663. La prima avrà cassa in metallo, la seconda in simil-ABS. Entrambe avranno finestrini tagliati al laser, dettagli in fotoincisione, appoggio isostatico. Per l’automotrice é previsto anche arredamento interno.

ALn.663 FGTrains - Foto © Antonio Rampini

ALn.663 FGTrains – Foto © Antonio Rampini

LDn.24 FGTrains - Foto © Antonio Rampini

LDn.24 FGTrains – Foto © Antonio Rampini

C’erano varie opere di Massimo Icardi. Da qualche tempo Massimo ha creato un marchio (ICH Models) che mescola le prime due lettere del suo cognome con le iniziali di Confederatio Helvetia, e si é lanciato nella produzione di Leichtstahlwagen svizzere – che sono anche di interesse italiano perché acquistate “di seconda mano” da varie ferrovie italiane (FNM, SNFT, FP, FSF, ACT). Le carrozze sono realizzate in taglio laser, e poi accuratamente dipinte e decal-izzate da Massimo. A Novegro presentava varie novità interessanti a tema svizzero: una carrozza porta centrale SBB “Jurail express”, una carrozza ristorante SBB “Buffet”, una pilota ABt e carrozza pilota BDt.

La ABt CHModels - Foto © Christian Cicognani

La ABt ICHModels – Foto © Christian Cicognani

La BDt CHModels - Foto © Christian Cicognani

La BDt ICHModels – Foto © Christian Cicognani

La carrozza Jurail di CHModels - Foto © Christian Cicognani

La carrozza Jurail di ICHModels – Foto © Christian Cicognani

La carrozza Buffet SBB CHModels - Foto © Christian Cicognani

La carrozza Buffet SBB ICHModels – Foto © Christian Cicognani

Le vetture hanno anche lasciato la vetrina per correre sul modulare ASN (la corsa é documentata anche su youtube).

Convoglio elvetico CHModels in corsa sul modulare ASN - Foto © Massimo Icardi

Convoglio elvetico ICHModels in corsa sul modulare ASN – Foto © Massimo Icardi

Era presente anche una versione italiana delle Leichtstahlwagen: due carrozze del convogli speciale SNFT “Il treno dei sapori”. Rispetto alle carrozze standard le differerenze riguardano le griglie dell’aria condizionata, l’eliminazione degli aeratori, vetri fumè dei finestrini

Carrozze del Treno dei Sapori di Massimo Icardi. Foto © Christian Cicognani

Carrozze del Treno dei Sapori di Massimo Icardi. Foto © Christian Cicognani

In vetrina c’erano anche le sempre bellissime locomotive trifase di Giorgio Donzello – credo fossero modelli già visti in altre occasioni.

Erano esposti i ben riusciti modelli in resina di auto FIAT (con una Alfa) degli anni ’60-’80 proposti da nscalecars: la 600 multipla, 127, Alfa Romeo Giulia Super della Stradale, 128, 850, 850T, 238, 238 ambulanza, 500 giardiniera e 500.

nscalecars - Foto © Christian Cicognani

nscalecars – Foto © Christian Cicognani

Per le infrastrutture ferroviarie, erano esposti il bellissimo segnale a portale fotoinciso prodotto da Alex La Torre (in moltissimi hanno acquistato le lastrine già prima di Novegro) e la linea aerea di Uteca.

Segnale a portale di Alex La Torre - Foto © Christian Cicognani

Segnale a portale di Alex La Torre – Foto © Christian Cicognani

LineaAereaUteca, foto © Christian Cicognani

Linea Aerea Uteca, foto © Christian Cicognani

Stefano Parisi ha segnalato la disponibilità di una nuova lastrina UTECA per un posto pesa FS.

Lastrina posto pesa di Uteca, fot e segnalazione di Stefano Parisi

Lastrina posto pesa di Uteca, foto e segnalazione di Stefano Parisi

A parte la linea aerea esposta presso ASN e la suddetta lastrina,  TriNacria-UTECA presentava nel suo stand vari bei modelli in scala N, alcuni commercializzati ed altri ancora allo studio, ma, a quanto sappiamo, senza particolari novità rispetto al passato. Era presente Salvatore Spinelli, autore di tante piccole meraviglie che spesso hanno trovato posto negli spazi UTECA.

Christian Corradi mi segnala che Fleischmann ha ripresentato le UIC-X in ardesia con qualche piccola miglioria: ha utilizzato il sottocassa (comprese le scalette) in nero, come per le X rosse, con particolari tampografati in bianco; l’effetto è abbastanza evidente e piacevole. Peccato il permanere del noto errore sul tetto (la presenza di evidentissime cannellature trasversali) che continua a compromettere seriamente il modello.

Infine ricordiamo i due modulari principali della Scala N, quello di ASN e quello di NParty, entrambi in costante evoluzione. Come sempre permettevano di veder correre lunghi convogli sia in analogico (il primo) che in digitale (il secondo). Ormai quasi non li citiamo più, tanto siamo abituati alla loro importante presenza, ma il loro ruolo nel catalizzare la comunità e nel presentare il ferromodellismo in questa scala così adatta al plasticismo resta fondamentale.


Ringrazio i già citati Massimo, Daniele, Alex, Mario, Giuseppe, Graziano, Antonio, Andrea, Stefano e i due Christian per aver postato sui forum le foto e i video e/o per avermi fatto avere notizie che mi hanno permesso di comporre questo breve riassunto.

Ricordo che quanto scritto deriva da informazioni tratte dai forum o ottenute da comunicazioni private. E’ possibile che ci siano errori ed omissioni, che sarò felice di correggere prontamente a fronte di segnalazioni.


Per chi vuole ricordare alcune edizioni precedenti:

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Pubblicato l’8 febbraio 2014, ultimo aggiornamento 10 gennaio 2015

UTE.CA (che sulle Pagine Gialle figura come “UTECA DI CASOLA GIACOMO 11, Via Stazzone – 95025 Aci Sant’Antonio (CT), tel: 081 7407976″) ha un ricco catalogo che in scala H0 include macchine come la Gr.740, Gr.625, E.326 (per menzionare solo solo di quelle che farebbero la gioia degli N-isti).

L’autopresentazione sul sito web UTECA recita:

Nata nel 1997 col marchio UTE.CA ed ospitati dal compianto Mario Luzzietti nel suo meraviglioso stand MFAL dell’HOBBY MODEL EXPO di Novegro, la nostra ditta si è subito distinta per la bellezza delle sue riproduzioni in resina di accessori e fabbricati per plastici in stile italiano ed in perfetta scala HO, tanto da meritare la copertina di una delle testate giornalistiche del settore, “MONDO FERROVIARIO” nonché la popolarità presso i modellisti di tutta Italia e d’Europa. Ma purtroppo dopo pochi mesi il destino ci ha privati dell’amico che ci aveva aiutato ad emergere. Da quel momento la storia UTECA si trasforma in una doppia storia: quella UTE.CA/MFAL nata da quel fatale destino, ma proprio per onorare la memoria di Mario continuata con ardore e convinzione oltre che da noi da Daniele Luzzietti, la fulgida mente di questi meravigliosi modelli in ottone, in un sodalizio che sforna anno dopo anno modelli che in esposizione ci hanno fatto meritare l’appellativo di “orefici”.

Giacomo Casola e Daniele Luzzietti allo stand UTECA a Verona 2013

Giacomo Casola e Daniele Luzzietti allo stand UTECA a Verona 2013

Ci si può fare un’idea della produzione consultando Il catalogo 2012 che è visibile su Calameo (ma chissà perché é stato scelto uno strumento che secondo me è antipaticissimo e poco pratico, quando basterebbe mettere a disposizione, magari sul sito, un semplice e comodo pdf?). A catalogo vi sono anche alcuni modelli in scala O, ma in tempi relativamente recenti UTECA, soprattutto sulla spinta di Daniele Luzzetti, ha iniziato ad occuparsi anche di scala N, dedicando ad essa un nuovo marchio “TriNacria“, come abbiamo già segnalato sia per le “carrozze di epoca III” che per le Corbellini. Ne abbiamo parlato anche in occasione di Verona 2013.

TriNacria realizza modelli di rotabili in materiali ibridi, ma prevalentemente in metallo, che possono essere acquistati sia montati che in kit. Alcuni modelli hanno avuto la preziosa consulenza del Mago Spinelli (noto anche come SpiSa). Anche il noto N-ista Alessandro Pone (uno dei soci della ex Alma Models) ha collaborato con TriNacria per la commercializzazione di alcuni modelli. Passiamo qui in rassegna la produzione in scala N di UTECA-TriNacria-MFAL.

Le automotrici

Libli

E’ poco noto, ma il primo assaggio della scala N per UTECA fu la Libli: la littorina blindata. Nacque quasi per scherzo, da una sflida: fu il frutto di una scommessa tra UTECA e Salvatore Spinelli. A catalogo UTECA c’erano, in H0 la Libli e la Ab41 di cui parliamo sotto. Salvatore punse l’orgoglio di Giacomo e Daniele asserendo che non erano in grado di realizzarli in N, ma che, se ci fossero riusciti , lui sarebbe stato in grado di motorizzarli.

Il risultato fu uno splendido pareggio: il modello nacque, e Salvatore risolse il serio busillis della motorizzazione, trovando una ingegnosa soluzione!

LiBli (Littorina Blindata) - Fot oda http://trenini.jimdo.com/

LiBli (Littorina Blindata) in scala N, non motorizzata – Foto da http://trenini.jimdo.com/

Esiste anche una lastrina della Libli in versione con contraerea che non presto’ servizio nel Regio Esercito ma fu preda bellica dei tedeschi – non ne ho però trovato foto.

Ancora più incredibile è il caso della AB41, che era in mostra presso lo stand UTECA (ad esempio ancora a Verona 2013), ma che non figura nei “cataloghi” che ho potuto reperire. Anche questa è “miracolosamente” motorizzata da Spinelli!.

AB41, autoblndo su rotaie, fotografata a Verona 2013 nello stand UTECA

AB41, autoblndo su rotaie, fotografata a Verona 2013 nello stand UTECA

ALn56

La soluzione “spinelliana” trovata per la Libli rese possibile, nel 2010, la realizzazione di un modello motorizzato di maggior interesse per il ferromodellista: la Aln 56 FIAT, ovvero la mitica “Littorina”. E’ con questo bel modello motorizzato che UTECA-TriNacria ha inizaito a farsi conoscere dal “popolo della N”. Giunto a maturazione nel febbraio 2011, il progetto è stato sviluppato tenendo conto delle caratteristiche della macchina, pur assumendo, come nel caso dei carrelli, delle “licenze poetiche” atte a permetterne la buona marcia anche su curve di 350mm di diametro. La motorizzazione, che come detto fu progettata da Salvatore, è basata su un motore MASHIMA a 5 poli dotato di due volani e trasmissione con vite senza fine. Il produttore dichiara velocità in scala e minimo perfetto. Il mantello è completamente in ottone, il tetto è in resina ed il telaio in nylon. I prezzi di vendita erano rispettivamente di 140€/180€ per il kit folle/motorizzato, e 240€/315€ per il modello montato e verniciato (folle/motorizzato). I soci ASN godono di sconti.

ALn 56 TriNacria

ALn 56 TriNacria

Per i carrelli è stato utilizzato un meccanismo basato su un asse fisso ed uno snodato.

Dettaglio del carrello della ALn56

Dettaglio del carrello della ALn56

Dettaglio di una ALn56 montata da Salvatore Spinelli, che ne ha ideato la motorizzazione

Dettaglio di una ALn56 montata da Salvatore Spinelli, che ne ha ideato la motorizzazione

La macchina sarebbe verniciabile anche nei bei colori della Circumetnea che abbiamo incontrato nel “Viaggio in seconda classe” – suona un pò strano che una ditta con sede ad Aci Sant’Antonio non lo abbia fatto, almeno per sfizio! E’ vero che quella è a scartamento ridotto, ma in fondo anche Kato ha fatto il Glacier Express sul binario da 9 mm…

La macchina della circumetnea - foto da sicilyweb.com

La macchina della circumetnea – foto da sicilyweb.com

In H0 UTECA ha realizzato anche varie altre versioni che (almeno per ora) in N non ci sono:

  • ALn 56 FIAT serie 1900 (versione Paola – Cosenza)
  • ALn 56 FIAT Automotrice Salone
  • ALDUn 32FIAT Automotrice bagagliaio
  • ALDb 101 BREDA autofurgone,
  • rimorchio (senza motore) LDn 32.

ALHb64

Una delle varianti presenti in H0 è stata prodotta anche in scala N: la littorina frigorifera a benzina per il trasporto rapido del pesce, ALHb64. Al vero le tre “Littorine frigorifere”, adattate a questa funzione nel 1949, furono impiegate in origine sulla linea Roma – Ancona ed in seguito sulla Rovigo – Chioggia. Nel 1964 furono smotorizzate e trasformate in rimorchi LHn 64.101 – 103, per essere poi alienate tra il 1968 ed il 1970.

ALHb64, foto dall'archivio FS

ALHb64, foto dall’archivio FS

AL56Hb64 - foto da  http://trenini.jimdo.com/

ALHb64 TriNacria – foto da http://trenini.jimdo.com/

ALHb64 montata da Giuseppe Petronio

ALHb64 TriNacria montata da Giuseppe Petronio

Le carrozze

ABi 65000 – Bi 35000 – Bt 46000 – DI 92000

Sempre nel 2010 apparve un set di quattro carrozze di epoca III, tra le quali anche una affascinante “carrozza a terrazzini”. Sono disponibili in kit (a 50 € l’una), oppure montate e verniciate (a 80 €). Gli arredamenti interni sono disponibili in un kit a parte (20 €).

Vetture di TriNacria

Dall’alto: ABi 65000, Bi 35000, Bt 46000, DI 92000 e pompa dell’acqua con lanterna

Le marcature mostrate non sono del tutto corrette: vediamo di riassumere qui alcune indicazioni di Gigi Voltan in proposito. Le vetture sono adatte a portare le seguenti marcature:

  • ABI 65.000 di 1^ e 2^ classe (grigio ardesia) o BCI 65.000 di 2^ e 3^ classe (castano-isabella prima del ’56).
  • BI 35.000 di 2^ classe (grigio ardesia) o CI 35.000 di 3^ classe (castano-isabella prima del ’56)
  • BT 46.000 di 2^ classe (grigio ardesia) o CT 46.000 di 3^ classe (castano-isabella prima del ’56)
  • DI 92.000 (castano-isabella o grigio ardesia) SENZA la scritta POSTE (è un bagagliaio, non un postale)

Dopo il 1956 le classi sulle castano isabella diventano quelle che abbiamo indicato per le grigio ardesia. Dal 1961 le carrozze hanno livrea castano, e verso la metà del decennio passano in grigio ardesia. I numeri di classe sono romani fino al termine della guerra, poi divengono arabi. I numeri romani delle classi non vanno posizionati tra i finestrini, ma in campo castano, “sotto” ai finestrini. Il logo FS va in basso a sinistra, mentre in basso a destra si trova la marcatura, con la parte letterale su una prima riga e quella numerica su una seconda.

Una parte delle Tipo 1936 ABI 65000, dotate di riscaldamento elettrico ed adibite ai treni navetta di prima generazione, ricevettero alla marcatura letterale la lettera n (nBCI poi nABI) sin dal 1940. Dal 1974 una parte di queste fu declassata e ricevette la marcatura UIC.

Giuseppe Risso mostra sul suo bel sito le fasi del montaggio della Bt 46000, per la quale ha anche aggiunto ulteriori piccoli dettagli migliorativi. Anche il montaggio del DI 92000 è documentato in gran dettaglio.

Corbellini

Nel 2012 sono state realizzate varie versioni di Corbellini riconducibili a 5 diverse strutture, la due assi Tipo 1947, e quattro differenti Tipo 1947T a carrelli (versione senza aeratori sull’imperiale): la mista con porte a battente, la “classe unica” con porte a battente, la “classe unica” con porta pneumatica e la semipilota con porta pneumatica (per un “ripasso” sulle varie versioni di Corbellini si veda il post ad esse dedicato). Grazie alle diverse livree e ambientazioni storiche, queste cinque strutture si articolano nei ben dieci diversi modelli presentati da UTECA:

Tipo 1947T con porta a battente:

  • ARTICOLO 9711  ABz 69.700 Grigio Ardesia
  • ARTICOLO 9712  BCz 69.700 Castano-Isabella
  • ARTICOLO 9713  Bz 34.100 Grigio Ardesia
  • ARTICOLO 9714  Cz 69.700 Castano-Isabella

Tipo 1947T con porta pneumatica:

  • ARTICOLO  9715     pBiz 734.850   semipilota, Grigio Ardesia
  • ARTICOLO  9716     pCiz 734.850   semipilota, Castano-Isabella
  • ARTICOLO  9717     eBz 734.800 Grigio Ardesia
  • ARTICOLO  9718     ECz 734.800 Castano-Isabella

Tipo 1947:

  • ARTICOLO  9719     BI 35.496
  • ARTICOLO  9720     BI 35.657
Corbellini Tipo 1947 semipilota UTECA

Corbellini Tipo 1947 semipilota UTECA-TriNacria

Corbellini Tipo 1947 Bz UTECA

Corbellini Tipo 1947 Bz UTECA-TriNacria

Una Corbellini Tipo 1947 Bz mostra l'arredamento interno

Una Corbellini Tipo 1947 Bz mostra l’arredamento interno

Corbellini Tipo 1947 ABz

Corbellini Tipo 1947 ABz UTECA-TriNacria

Gigi Voltan osserva però che la versione mista della Corbellini (art. 9711) in grigio ardesia non è coerente. Tali carrozze miste ABz furono declassate a seconde agli inizi degli anni ’60, ancora cioè in livrea castano o castano-isabella, quindi come miste non ricevettero la livrea grigia, al contrario delle Tipo 1951R.

Le carrozze sono dotate di arredamento interno, ed hanno ricevuto il premio ASN come terze classificate per l’anno 2012 nel Trofeo G.F: Bianco, categoria carrozze.

Premio ASN "Gianfranco Bianco" 2012 - terzo classificato

Premio ASN “Gianfranco Bianco” 2012 – terzo classificato

Dui 97000

Un altro bagagliaio, il Dui 97000, è stato presentato nel 2013 all’HobbyModelExpo di Verona. Le versioni dovrebbero essere due: una già montata (come in foto), ed una in kit differente da quella montata perché il portellone centrale è aperto con la barra di sicurezza abbassata e con gli interni a vista riprodotti

Il DUI 97000 di TriNacria su uno splendido mini diorama

Il DUI 97000 di TriNacria con la pompa dell’acqua

Draisina FS S95

Il carrello lavori FS S95 é  disponibile sia in versione folle, che con motorizzazione Arnold. Il prezzo è di 40 € in kit non motorizzato, 190€ montato e motorizzato.  C’è un video su youtube nel quale lo si vede correre.

Carrello FS S95 (ancora allo stato di disegno)

Carrello FS S95 (ancora allo stato di disegno)

Recentemente Giuseppe Petronio mi ha gentilmente fornito delle immagini di una draisina montata da lui.

Varie viste della Draisina di Giuseppe Petronio.

Varie viste della Draisina di Giuseppe Petronio.

Accessori

La produzione TriNacria include vari elementi di decorazione del plastico, con una certa predilezione per la zona “apparati tecnici e scalo merci”. Comprende infatti un magazzino FS, una cabina apparati idrodinamici, pompa dell’acqua e torre piezometrica per il carico di sabbia sulle vaporiere oltre a tre diversi tipi di gru (6 ton, 6 ton con contrappeso e 10 ton). La gru da 6 ton. è mostrata in dettaglio sul sito di Carlo Mercuri.

Da sinistra: Gru da 6 ton con contrappeso, cabina apparati idrodinamici e torre piezometrica per il carico di sabbia sulle vaporiere. Fotografati  a Verona 2013.

Da sinistra: Gru da 6 ton con contrappeso, cabina apparati idrodinamici e torre piezometrica per il carico di sabbia sulle vaporiere. Fotografati a Verona 2013.

Vi sono poi due diversi carretti per il trasporto bagagli, la classica recinzione FS, e semafori ad ala (singola e a sbalzo) – statici, oltre a un carrello di ispezione linea aerea.

Da sinistra: carretto trasporto posta e collettame, carretto trasporto bagagli, recinzione FS

Da sinistra: carretto trasporto posta e collettame, carretto trasporto bagagli, recinzione FS

Segnali a braccio e carrello ispezione linea UTECA in scala N

Segnali a braccio e carrello ispezione linea UTECA in scala N

Realizzazioni future

Nel giro di pochi anni sono dunque state condotte in porto alcune importanti realizzazioni in scala N. Cosa riserva il futuro? Alcune “dichiarazioni di intenti” sono presenti sul catalogo 2013: attendiamo la D.235 e la Gr.851 (ex R.A. 270): le vaporiere “veramente italiane” ( e non preda di guerra) in scala N sono sempre benvenute!

Il D.235, non ancora in produzione, era già visibile (e funzionante) a Verona 2013 in una versione prototipale realizzata da Mastro Spinelli (lo chiamerei Maestro, ma lui preferisce che non usi questo appellativo…). La si poteva vedere in due livree.

D.235 dal vero

D.235 dal vero

D.235 Trinacria in livrea verde

FS D.235 di Salvatore Spinelli in livrea verde presso lo stand UTECA di Verona 2013

D.235 Trinacria in livrea castano-isabella

FS D.235 di Salvatore Spinelli in livrea castano-isabella presso lo stand UTECA di Verona 2013

D.235 Trinacria in livrea castano-isabella

D.235 di Salvatore Spinelli in livrea castano-isabella presso lo stand UTECA di Verona 2013

Inoltre, a quanto si è appreso a Novegro 2013, UTECA dovrebbe, assieme a MondoTreni, dare man forte a SAFER e in una joint-venture chiamata N-Next che dovrebbe tra l’altro commercializzare la ormai attesissima E.626 con carrozzeria in plastica alla quale SAFER sta lavorando da oltre un anno. E’ poi confermata la voce che girava a Novegro: è in fase di preparazione un ALe 601, del quale al Verona Model Expo 2014 verrà presentato il primo prototipo.

Intanto, per prezzi e aggiornamenti sulla produzione TriNacria/UTECA/MFAL/ rimandiamo al sito web UTECA. Segnaliamo inoltre che in rete si trovano:

E poi, se le novità annunciate non bastano, si può sempre sognare che vengano realizzate anche in N i modelli UTECA H0: soprattutto i già citati Gr.740, Gr.625, ed E.326!

Aggiornamento Novembre 2014

A Novegro 2014 TriNacria ha presentato interessanti novità, diverse da quelle attese ma assai interessanti. Se dell’attesissima E.626 non c’era nemmeno notizia, e le ALe.601 non erano pronte, sono invece andate in produzione (inattese) le Inox Piaggio. Poco dopo Novegro, nuovi annunci per il 2015 ancor più interessanti: le Tipo 1921!

Finalmente poi, il catalogo (2015) in pdf, direttamente scaricabile. E nel catalogo, una piccola sorpresa per noi:un ringraziamento per questo blog! Grazie Giacomo!

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pubblicato il 30 giugno 2012

Alex La Torre si dichiara fermodellista  dalla nascita. Si vede che è di una generazione “recente” (essendo nato nella seconda metà degli anni anni ’70), quelli un po’ “meno giovani” preferiscono definirsi “ferromodellisti”…

Alex è ben conosciuto un po’ su tutti i forum del settore per la sua passione vulcanica e per l’ingegno che lo porta ad usare soluzioni non standard e materiali poveri per realizzare ogni sorta di accessori fermodellistici, in pieno spirito “Muzio” (Giovanni Muzio era conosciutissimo tra gli ennisti italiani per l’ingegnosità delle modalità riproduttive e i materiali poverissimi utilizzati fin dagli anni ’60/’70). Un esempio di materiali usati da Alex? Gli imballaggi del riso sottovuoto per ottenere le onde del mare.

Una delle cose di cui Alex va (giustamente) fiero è di aver portato la scala N sulla copertina di TuttoTreno Modellismo, con uno scorcio del suo plastico domestico nascosto in un armadio.

Copertina di TTM del dicembre 2010 dedicata al plastico di Alex

Il vantaggio della scala N: il plastico può essere nascosto in un mobile della sala!

La collaborazione con TTM è ormai abituale (così come lo è quella di Carlo Mercuri, altro fine modellista in N che tante volte ha dato preziosi contributi anche a questo blog e di cui abbiamo già avuto brevemente modo di parlare).

Alex non è un’artigiano del settore, anche se realizza dei pezzi per gli amici che glielo chiedono. Facendoli per pura passione, qualora l’oggetto non fosse gradito accetta la restituzione pagando perfino le spese postali. “Tanto” – dice – “fortunatamente mai nessuno si è lamentato di nulla”. Ha realizzato ad esempio  (per sè ma anche per altri) bagagliai UIC-X in diverse livree: rosso fegato, XMPR, MDVE, bigrigio, bandiera (grigio ardesia/crema) e verde salvia. Recentemente ha costruito per Paolo Angioy un bel deposito merci in perfetto stile FS.

Magazzino merci realizzato per Paolo Angioy. Si possono osservare anche la gru da 6 tonnellate realizzata da Alex e le varie erbacce, ben rese.

Altri oggetti realizzati inizialmente per sè ma poi forniti anche ad altri sono i segnali FS, sui quali ci soffermiamo.

Per realizzare i segnali a stante ha utilizzato un tubicino metallico, plastica, fili metallici, fili smaltati e led nelle giuste tonalità. Ecco come descrive il processo:

“Si comincia forando alla giusta altezza un tubicino cavo dove far passare i cavi.In alternativa i fili elettrici possono essere anche fissati sul retro del palo.Con una fustellatrice si ricavono i 2 cerchietti (bianco/nero) che costituiscono la vela tonda.Si forano al centro per permettere il passaggio della luce. Il materiale adoperato può variare dalla plastica sottile al cartoncino. Il cannocchiale lo si può ottenere sagomando un tubicino cavo di ottone, oppure utilizzando semplice cartoncino. Il plinto di fondazione si ricava sagomando un pezzettino di legno. Con altri pezzettini di plastica o metallo si crea il resto della struttura. I led utilizzati sono dei micro led SMD che riproducono le giuste tonalità di colore dei veri segnali FS, peculiarità che non è presente in nessun altro segnale in scala N attualmente in commercio (per il tipo di segnali che realizzo preferisco usare il verde puro FS, altrimenti utilizzando i comuni led bi-colore si otterrebbe un orribile verde giallognolo, spesso usato su prodotti commerciali anche molto costosi.”

Il risultato è il seguente:

Segnali a stante di Alex La Torre

Molto interessante anche il processo di produzione di segnali a portale a sbalzo. La tecnica è semplicissima, ma bisogna essere bravissimi a saldare: si tratta infatti di saldare assieme dei pezzetti di filo di ferro sagomato. Potrebbe sembrare che il risultato sia fragile (essendo solo sottile fil di ferro) ma le molte saldature irrobustiscono enormemente la struttura. Il tutto, naturalmente, deve risultare in perfetta scala 1:160, cioè dannatamente piccolo… Il modo migliore di capire come vengano costruiti questi modelli è di seguirne la storia guardando la sequenza fotografica delle fasi di realizzazione di un prototipo.

Del filo di ferro viene piegato e poi saldato…

…si ottengono così fronte e retro del portale. Il ferro sagomato a zig-zag andrà posizionato opportunamente.

Vengono realizzate le fiancate…

…e il tutto viene saldato assieme.

La maglia fine viene realizzata con del tulle incollato e verniciato.

Il segnale è completo e funzionante. Le vele però dovranno essere cambiate…

…infatti le vele a destra del binario devono essere quadrate, mentre quelle a sinistra sono tonde.

Basta sostituire le vele tonde con vele quadre (in questa configurazione entrambe le vele si trovano a destra del binario) ed il segnale è completato!

E finalmente il segnale può essere provato sul plastico.

In realtà questo prototipo aveva una piccola imprecisione. Un ingegnere, o fisico, si accorgerebbe che i longheroni diagonali devono essere ancorati al palo portante in alto (per reggere il peso) e non in basso (perché così non irrobustiscono la traversa). E infatti lo si può osservare guardano il segnale al vero. Poco male, come detto era la documentazione della realizzazione di un primo prototipo. In produzione l’errorino viene corretto, come mostrato dalla seguente foto.

Versione finale del segnale.

Ma lasciamo i segnali, perché  Alex non si occupa solo di questi. Anche su altri argomenti, i suoi interventi sui forum sono ricchi di suggerimenti. Elenchiamo qui quelli trovati sul forum ASN (magari qualcuno mi sarà sfuggito) raccogliendoli in categorie, così da avere un rapido indice per facilitare le ricerche. Riporto solo le cose in scala N, anche se Alex è molto attivo anche in H0 (ma questa non è la sede giusta per parlarne).

1) Accessori ferroviari in stile FS

Macaco di Alex, realizzato con un seme di sesamo (!).

2) modifica di carri merce FS

3) elementi di scenario naturale

4) elementi di scenario civile

In una sola foto casello, lampione a cetra, palo FS e vegetazione mediterranea:tutto autocostruito. Il realismo è impressionante.

Altri modi di trovare i suggerimenti di Alex sono il suo blog fermodellismo.over-blog.net (aggiornato però a bassa frequenza) oppure la lista delle (molte) topics a cui Alex a contribuito sul forum ScalaN (al quale però occorre iscriversi per vedere i contenuti).

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pubblicato il 26 maggio 2012

Il nome di Nino Rizzo Borrello evoca subito una immagine: segnali! anche se, come vedremo, si è occupato anche di tante altre cose.

Segnale in scala N di Nino Rizzo Borrello.

Altro segnale di Nino, sempre in scala N.

Nino è una persona con il mondo dei treni nel DNA: suo padre era operaio specializzato alle Officine Grandi Riparazioni di Messina e la passione per i treni gliel’ha comunicata da piccolo. A rinforzare il virus ci pensò la befana dei ferrovieri, che quand’era ragazzino gli portò in regalo una confezione base Rivarossi. Come molti virus, quello del ferromodellismo sa nascondersi per anni, per poi tornare prepotentemente alla ribalta prima o poi. Così negli anni del Politecnico a Torino Nino a treni e trenini non pensava proprio… ma poi, sempre a Torino, fu assunto come Capo Stazione e ricominciò a interessarsi anche dei treni “piccoli”.

Frequentando un noto negozio di modellismo del capoluogo piemontese (AMAR), per scommessa decise di  realizzare il suo primo “artefatto”: un segnale luminoso FS con luci a led. In quel periodo esistevano in commercio in H0 solo quello prodotto dalla Rivarossi e quello nuovissimo (ma molto fuori scala) della Lima. Sfidato da un cliente del negozio, Nino si mise all’opera e costruì il suo primo segnale. Dopo il primo… venne il secondo, e poi molti altri ancora (qualche esemplare di quella prima generazione lo conserva ancora). Erano realizzati  con pezzi in ottone, con la scaletta ricavata dal modellismo navale, e con il gruppo luminoso ottenuto tornendo col trapanino un tondino in plexiglas ed incastrandovi tre led (rosso, verde e giallo). Fu un successo, anche perché i led erano una novità assoluta mentre i segnali industriali menzionati montavano ancora le classiche lampadine con i vari aspetti negativi ad esse legati. La cosa, nata quasi per gioco, andò avanti per anni come collaborazione con il negozio suddetto.

Poi incontrò Renzo Dottori, personaggio molto conosciuto nel campo delle grandi scale (0 e 1), ed ebbe inizio una lunga e proficua collaborazione. Grazie a Renzo ed al suo continuo stimolo, Nino imparò a conoscere ed apprezzare la fotoincisione chimica, tecnica di cui ignorava completamente l’esistenza e le possibili applicazione nel campo del modellismo. Con la sua conoscenza del CAD, Nino trasformava le idee di Dottori in progetti operativi pronti per la fotoincisione. Furono così realizzati vari grandi modelli, come le vetture dell’Orient Express, ed alcuni dei carri che adesso sono distribuiti da Officina UNO. Qualche foto delle carrozze Orient Express di Dottori sono reperibili su galtran (i prezzi della scala 1 che si incontrano su quel sito sono da infarto…).

Acquisite nuove competenze, Nino tornò all’origine e riprese a occuparsi di segnali luminosi in H0. Partendo dai disegni originali Westinghouse (da cui ricava tutte le misure necessarie) ha prodotto segnali in tutte le possibili configurazioni:  su palo, a traliccio, a portale. Il tutto sempre come hobby, perché il suo lavoro è tuttora fare il Capo Stazione. Nino comunque è disponibile a vendere le sue realizzazioni agli appassionati (ed è contattabile per e-mail all’indirizzo nino51@libero.it).

Un indiscutibile riconoscimento della qualità del suo lavoro viene dal fatto che Mondotreno-Eisenbahnwelt (uno dei maggiori plastici in H0 sul suolo italiano, visitabile a Rablà presso Merano – Alto Adige-Südtirol) ha scelto proprio i suoi segnali per realizzare la propria opera colossale!

Lo Stadler GTW 2/6 della Val Venosta in H0 transita davanti a un segnale di Nino sul plastico di Rablà

Un segnale di Nino ha appena dato la via libera a un E.626 in H0 davanti all’inconfondibile torre della stazione di Bolzano. Ovviamente su Mondotreno.

Poi la nuova sfida, rifare tutto grande la metà, in scala N, ed i nuovi successi: la gamma dei segnali, ma anche la staccionata FS, un ponte a travata metallica superiore,  i lampioni a cetra ed anche dei carri merci di cui parleremo dopo.

Cominciamo con una panoramica dei segnali: singoli, doppi, tripli e a candeliere. Semafori a portale ne abbiamo già visti in apertura.

Segnali singoli a vela tonda e quadra. Si noti il dettaglio della scritta FS sul retro.

Segnali doppi, a vela quadra e tonda. Nel mezzo un segnale montato ma non ancora verniciato. In basso la dimensione delle pinzette aiuta a capire la ridotta dimensione  di questi oggetti.

Segnali tripli.

Segnali a candeliere

I semafori (finiti e verniciati) costano 20 € a una vela (tonda o quadrata), 30 € a due vele e 40 € a tre vele. Portali e tralicci ad una gabbia sospesa e con una vela costano 50€. Per ogni vela addizionale vanno aggiunti 20 € (es, un portale a due gabbie, con una vela su una gabbia e due sull’altra costa 50+20+20=90€. Possono essere ottenuti contattando direttamente Nino.

Passiamo poi alle altre realizzazioni: cominciamo con il ponte a travata metallica superiore.

Ponte in ferro. Fotoincisione di Nino Rizzo Borrello

Ponte in ferro. Fotoincisione di Nino

Bello eh? Tra gli accessori realizzati c’è anche la staccionata FS, che abbiamo visto riprodotta anche dal grande Mario Malinverno. Tre pezzi di staccionata da 10 cm ciascuno costano 5 €. In fase di progettazione ma non ancora realizzate ci sono anche le lampade a cetra.

Ma passiamo ai rotabili. La storia delle bisarche, i carri DDm, merita di essere raccontata. Le prime lastrine risalgono al 2008, e sono poi state migliorate per eliminare alcuni piccoli problemi e difetti. Una parte della storia e della discussione sulle lastrine si trova documentata sul forum ASN. Il post è anche ricco di dettagli e foto.

Lastrina del carro DDm

Distribuite tramite l’ennegozio (disponibili solo per i soci ASN, al prezzo – standard per le lastrine – di 40€, come le già citate lastrine di Mario Malinverno), hanno avuto grande successo tanto che l’edizione del settembre 2011 è stata esaurita rapidissimamente. Rifatte in nuova versione, erano nuovamente disponibili quest’anno a Verona (nel nostro report sul Model Expo 2012 ne avevamo parlato). Vale la pena di ricordare un passaggio della storia delle lastrine. Ad un certo punto Nino si accorse di un errore: la mancata incisione passante dei gradini di una delle scalette laterali di accesso al piano superiore di carico. Nonostante fosse poca cosa, le lastrine furono rifatte, e a chi acquistava una lastrina nuove ne veniva data in omaggio una vecchia (quelle col difetto) per poter fare delle prove. Facile immaginare che anche le vecchie siano in realtà diventate dei bei carri, sia pure col minuscolo difetto!

Schiera di carri DDm montati da Maurizio Chivella

Come al solito, Giuseppe Risso sul suo sito mostra in gran dettaglio le varie fasi del montaggio e molte foto assai dettagliate.

Dettaglio ravvicinato di un carro DDm

Luca Bossini ha pubblicato su youtube un video con una prova dinamica dei carri che, come si può vedere, marciano magnificamente.

Le lastrine del DDm sono esaurite: eventuali rifacimenti dipenderanno dalla domanda.

A maggio 2010 Nino ha iniziato un altro progetto: il carro VFaccs per il trasporto di pietrisco. I lavori sono stati rallentati dalle evoluzioni del DDm, ma recentemente (inizio 2012) è venuto a maturazione il prototipo. La lastrina era presente a Verona (anche se io non l’avevo vista!).

lastrina del VFaccs con prototipo realizzato a fianco

Non è ancora la lastrina definitiva, ma il modello montato è già molto bello.

Prototipo del carro VFcc montato da Nino

Giuseppe Risso ha fatto da “beta tester” e pare che le cose siano andare bene. Le foto del suo lavoro di montaggio a partire dalla lastrina di Nino lo testimoniano. Un giro di correzione di pochi dettagli e presto dovremmo esserci.

VFcc di Nino Rizzo Borrello montato da Giuseppe Risso. Vista delle due fiancate

Dettaglio del carro montato da Giuseppe Risso partendo dalla lastrina progettata e realizzata da Nino Rizzo Borrello

Una thread sul forum ASN permette di seguire l’evoluzione di questo nuovo modello.

In parallelo sta procedendo un altro carro merci – il CTC Transcereals, anch’esso molto vicino alla fase finale. Era già stato presentato a Novegro 2009

Lastrina del carro CTC a Novegro 2009

Prototipo del carro CTC

Altra vista del carro CTC di Nino Rizzo Borrello

Carro CTC completato e verniciato in livrea Monfer

I prezzi delle lastrine di CTT e VFaccs verranno stabiliti dall’ennegozio, che le renderà disponibili ai solo soci ASN se riterrà di dare seguito all’iniziativa.

E i prossimi passi quali saranno? Pare che da un po’ gli frulli per la testa l’idea di fare anche i segnali ad ala. Certo, sono più complessi perché c’è di mezzo la meccanica (l’ala si deve muovere…), ma chissà…

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pubblicato il 5 maggio 2012, ultima modifica il 19 dicembre 2012

La pubblicità è uno degli aspetti caratterizzanti dell’ultimo secolo. In un plastico qualche cartellone pubblicitario ci vuole, se si vuole imitare la realtà.

Pubblicità Agip alla stazione di Querceto (ritaglio di giornale)

Per procurarseli si può banalmente sfogliare una rivista qualunque per trovare nelle pagine di pubblicità qualche elemento adeguato. Lo facemmo ai tempi della costruzione del plastico di Querceto (primi anni ’70), ma in realtà non fu facile trovare delle immagini abbastanza piccole da avere senso su un plastico in scala N (e all’epoca uno scanner o una fotocopiatrice a colori non c’erano…): ora, al tempo di Internet, di Photoshop e delle stampanti a colori le cose sono molto più facili.

Vari ritagli di giornale usati come manifesti pubblicitari sul plastico di Querceto

Tabellone pubblicitario Kodak sotto la pensilina della stazione di Querceto (ritaglio di giornale)

In realtà poi i cartelloni dovrebbero essere coerenti con l’epoca di ambientazione del plastico, e questo complica un po’ le cose. Tuttavia, per aiutare i modellisti, Alfonso Scoppetta – il creatore di Railroad HiTech Modelling – ha realizzato una collezione di immagini raggruppate per periodo e le ha poi regalate alla comunità caricandole sui vari forum relativi alla scala N.

Un esempio dei cartelloni di Alfonso

Qui riportiamo links a quelli caricati sul Forum ASN, visto che è accessibile in lettura anche per chi non sia iscritto.

I cartelloni sono accessibili anche sul sito di Alfonso, raggruppati per epoca.

Altri cartelli e cartelloni sono venduti da Fine Scale Munchen. Ci si può fare un’idea scaricando il corposo documento pdf dal loro sito, solo in minima parte dedicato ai cartelli ma interessante nel suo complesso.

Alcuni cartelli (pubblicitari e non) di Fine Scale München.

Ancora, su scalaTT.it si trova una buona selezione di manifesti pubblicitari per la scala H0. Basta ridurli di circa la metà e vanno bene anche per la N.

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pubblicato: 21 aprile 2012, ultima modifica: 30 ottobre 2013

ACME, ben noto produttori in H0, aveva fatto sperare gli ennisti in occasione dell’annuncio del Frecciargento che però non ha mai raggiunto il mercato. Successivamente, sempre in N aveva commercializzato dei carri merce prodotti da Hobbytrain: non era tantissimo, ma almeno iniziavano a sondare il mercato. Ora a marchio ACME sono usciti dei modelli statici ma decisamente interessanti: una serie di otto tram di Milano della serie 1500.

I Tram de Milan di ACME

C’è un precedente illustre: Rivarossi, in H0, aveva prodotto nel 1962 dei tram milanesi in H0. Del tram c’era la versione gialla e verde, con e senza una rimorchiata. Si trattava di modelli degli “Edison”.

Il Tram di Milano di Rivarossi

“Edison” 218 al Deposito Vittoria negli anni ’60, foto © Stefano Paolini da photorail.com

Non era il primo modello “stradale” della casa di Como, che già in precedenza aveva realizzato dei filobus a inizio anni ’50: i “Minobus”.

Negli anni successivi il “tramway” fu realizzato anche in una versione più economica che poteva prendeva corrente anche solo dai binari, eliminando la necessità di acquistare la (costosa) linea aerea. Un’altra modifica fu la sostituzione dell’asta dotata di un manicotto cavo per la presa di corrente dal filo con un archetto, che allontanava il modello dal suo originale ma permetteva di utilizzare gli scambi più facilmente.

I binari erano affogati nell’asfalto, e il tram correva a centro carreggiata (così gli elementi di binario erano simmetrici e non si creavano complicazioni).

Sistema “Rivarossi Tramway”

Per quanto il sistema si basasse su solo 5 elementi circuitali a base quadrata (un rettilineo, una curva, incrocio a 90°, scambio sinistro e destro), le geometrie che si riuscivano a costruire erano interessanti. Il tutto era facilitato (nella versione dotata di linea aerea) dalla caratteristica di prendere una polarità di corrente da entrambi i binari, e l’altra dalla catenaria. Questo permetteva di costruire cappi di ritorno senza doversi preoccupare di problematiche elettriche.

Un’idea della semplice fantasiosità dei tracciati è resa dalla seguente immagine tratta da un catalogo Trix dell’epoca (tra Trix e Rivarossi c’era una proficua collaborazione commerciale, ed il tramway Rivarossi diventava in Germania uno Strassenbahn Trix con la semplice sostituzione delle scritte italiane con analoghe tedesche).

Esempi di geometrie per tracciati, dal catalogo Trix (clicca per ingrandire).

I tram li ricordo sui cataloghi d’epoca: l’idea di un plastico con ferrovia e tram a fianco era affascinante… Rivarossi aveva realizzato il bel dimostrativo “Plastico Tramway“, nel quale il tram viaggiava su due livelli percorrendo una strada in salita.

Il “plastico Tramway”, da Rivarossi Memories

Un filmato mostra il materiale Rivarossi (assieme a vetture autocostruite) in esercizio. Materiale e plastico sono descritti su Stagniweb.

Sempre in H0, del tram di Milano c’è la realizzazione in lastrina di ottone fotoinciso del modello della serie 1500, realizzato da Carlo Mezzanotte.

Modello del 1500 in fotoincisione, di Carlo Mezzanotte.

Scala N

Ma torniamo ai giorni nostri ed alla scala N. Questa è il dettaglio dei modelli disponibili da ACME:

  •  T001 – LINEA 20 – ANNO 1927 – Numero di serie 1501
  •  T002 – LINEA 1 – ANNO 1928 – Numero di serie 1508
  •  T003 – LINEA 23 – ANNO 1929 – Numero di serie 1636
  •  T004 – LINEA 24 – ANNO 1964 – Numero di serie 1651
  •  T005 – LINEA 8 – ANNO 1970 – Numero di serie 1853
  •  T006 – LINEA 5 – ANNO 2000 – Numero di serie 1978
  •  T007 – LINEA 13 – ANNO 1964 – Numero di serie 1758
  •  T008 – LINEA 9 – ANNO 2000 – Numero di serie indicato dal produttore 1853, numero di serie effettivamente sul modello 1951 (grazie a Marco Lambruschi per la segnalazione)

Riproducono tram della serie 1500 comunemente noti come Ventotto, anche se il primo prototipo, prodotto dalla Carminati & Toselli immatricolato con il numero 1501, risale ad un anno prima. Si tratta di tram ancor oggi in esercizio non solo a Milano: alcuni esemplari, dismessi dalla ATM, hanno varcato l’Atlantico e sono in servizio a San Francisco.

La caratteristica delle prime tre vetture, tutte ambientate alla fine degli anni ’20 con tre diverse livree, è la presenza di due solo porte laterali.

ACME T001: Linea 20, versione del 1927

ACME T002: Linea 1, versione del 1928

ACME T003: Linea 23, versione del 1929

Le due vetture del 1964 (in versione riproducenti due diverse linee) e quella del 1970 sono tra loro uguali, a parte la livrea che passa dal verde degli anno ’60 all’arancione dell’epoca successiva.

ACME T004 e T007: Linee 24 e 13, versione del 1964

ACME T007: Linea 8, versione del 1970

1909 a Piazza Reale nel 1973, foto © Reinhardt Studer, da photorail.com

Le vetture del 2000 sono caratterizzate dal pantografo a braccio:

ACME T006 e T0008: Linee 5 e 9, versione del 2000

Tutte le confezioni comprendono anche un cartello di fermata (ben visibile ad esempio nel modello del 1928).

In un video su youtube ci si può fare una idea anche migliore di quanto non lo permettano le foto. Per vederli bisogna andare al minuto 3:10.

Rimando inoltre al dettagliato post di Marco Lambruschi (uscito quasi in contemporanea a questo) con varie interessanti informazioni addizionali sui modelli e sulle linee.

I modelli sono disponibili presso i rivenditori ACME, come ad esempio Navitren a Milano (cha ha anche un negozio ebay), Tecnomodel o, per stare nella comunità degli ennisti, dai Pirati e Maurizio Casini Ropa. Costano 16 Euro l’uno, con sconto di un Euro a modello se si acquista l’intero set.

Segnalo una thread sul forum ASN che discute questi modelli. Ad un esame fatto da vari appassionati risulterebbero essere perfettamente in scala, un po’ strettini per permettere una facile motorizzazione. In vari hanno iniziato a smontarlo per vedere di poterlo mettere in movimento. Aggiornamenti in proposito sono attesi sul forum. Se poi, dopo averlo motorizzato, ci si ponesse il problema di come realizzarne i binari, c’è un’altra thread in proposito.

In realtà il tram di Milano in N c’era già, ed anche motorizzato. Si tratta di un prodotto da Lorenzo Colli e realizzato in collaborazione con Carminati. E’ tuttora in produzione  a marchio LO.CO con un prezzo al pubblico di € 160,00 nelle due livree verde e arancio. Ė  in fotoincisione, motorizzato e con il faro anteriore è illuminato.

Tram di Milano serie 1500, di Carminati-Colli (LoCo – ACAR) in scala N

Per chi invece fosse interessato a filobus e autobus (statici), segnalo di averi visti in fotoincisione (lastrine da montare) alla fiera di Verona 2012 presso lo stand di EuroTrainSL.

Filobus visto allo stand EuroTrains SL. Sullo sfondo si vede la lastrina.

Nel frattempo Eurotrain SL è sparita dal mercato – a Verona 2013 però gli stessi bus erano presenti nello stand di Stefano Depietri (Trenomodel), questa volta in versione dinamica, azionati con  un sistema analogo al Faller Car System. Nel seguente video si possono intravedere i bus in movimento tra i  Coradia Meridian (Minuetto e Malpensa Express) di Stefano Depietri.

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