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Archive for the ‘Armamento’ Category

Pubblicato il 22 agosto 2020

Dopo avere recentemente esaminato i binari di Kato, passiamo a vedere quelli del suo concorrente nipponico, Tomy.

La Tomy Company, Ltd.(株式会社タカラトミーKabushikigaisha takaratomī, Takara Tomy; o semplicemente Tomy fuori dall’Asia) si occupa della produzione di giocattoli e articoli per bambini, e nasce nel 2006 dalla fusione di Tomy (fondata nel 1924 come Tomiyama, nome abbreviato in Tomy nel 1963) e la rivale Takara (fondata nel 1955). La divisione che si occupa della produzione di materiale ferromodellistico usa il marchio Tomix, ma a volte anche TomyTec. Noi useremo indifferentemente l’una o l’altra denominazione.

Il distributore di TomyTec per l’Europa è la tedesca Faller.

I binari di TomyTec includono la massicciata, come Fleischmann e Kato, e come abbiamo visto parlando di quest’ultima con un ingombro intermedio tra i concorrenti tedesco e giapponese.

Confronto tra binari Fleischmann Profi (sx), Tomix (centro) e Kato (dx), da http://quinntopia.blogspot.com/2009/09/fleischmann-tomix-and-kato-roadbed.html

Una rapida occhiata alla foto sopra permette di notare subito un paio di peculiarità: in primo luogo come per Kato la massicciata nasconde una sistema di aggancio meccanico che dà solidità e stabilità agli accoppiamenti tra gli elementi. In secondo luogo, notiamo come accoppiamento e scarpetta siano a sinistra guardando il binario, e non a destra come avviene per Kato (e per tutti i produttori tradizionali, che hanno la scarpetta a destra). Dunque Tomix è un caso unico.

I binari, che sono in codice 80, presentano cinque possibili diversi aspetti: traversine marroni (legno) oppure grigie (cemento) su massicciata di pietrisco grigio, binario su viadotto, binario annegato nel cemento o binario su prato (questi ultimi per i tram).

Binari Tomytec su viadotto

Binari Tomix per tram

Binari Tomix su prato, con guard-rail

Dopo questa breve introduzione passiamo all’esame della geometria del sistema di binari.

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Pubblicato il 18 luglio 2020

Proseguiamo la rassegna sulle geometrie degli armamenti disponibili in scala N: dopo i tedeschi (Fleischmann senza massicciata (ex Roco) e con massicciata, Arnold e Minitrix) passiamo ai giapponesi, iniziando con Kato.

Il sistema Kato, chiamato Unitrack, presenta varie peculiarità, che discuteremo via via. In primo luogo, i binari sono dotati di una massicciata “importante” che ricorda un poco i binari C di Märklin.

Profilo del binario Kato

E’ molto più voluminosa di quella minimale Fleischmann e di quella intermedia Tomix. La massicciata di  Fleischmann ha una larghezza di circa 16mm, quella di Tomix raggiunge i 18mm, mentre Kato presenta ben 25mm.

Confronto tra binari Fleischmann Profi (sx), Tomix (centro) e Kato (dx), da http://quinntopia.blogspot.com

Quale dovrebbe essere il valore “giusto”? Stando a una dispensa dell’Università di Reggio Calabria (di autore ignoto, manca l’attribuzione sulla dispensa stessa!) la larghezza minima dovrebbe essere di 490 cm per binario singolo (pari a 30 mm in scala N) mentre per un doppio binario è di 864 cm (pari a 54 mm in scala N). Dunque la scelta di Kato è ragionevole. Per gli altri binari la massicciata presente dovrebbe essere complementata da ulteriore massicciata posta sul plastico.

In stazione però la distanza tra binario e marciapiede è prevista essere 73 cm, mentre nel caso del binario Kato la distanza tra binario e bordo della massicciata è di 8 mm, che al vero sarebbero 128 cm: una misura dunque abbondante rispetto al vero, ma coerente con la norma NEM 102, che prevede proprio uno spazio minimo di 25 mm per il letto del binario.

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Pubblicato il 16 maggio 2020

Già nel 1959 l’azienda tedesca Trix fornisce modelli in scala 1:180 non motorizzati (Schiebetrix: “schieben” significa “spingere”), ma senza un corrispondente sistema di binari. Nel 1964, seconda dopo Arnold e a pari merito con Piko, inizia a produrre trenini elettrici in scala N. Il sistema di binari offerto all’epoca non ha tante pretese ma ha già una sua articolazione interessante: comprende due raggi di curvatura, due scambi basati sul raggio R1 con angolo di 24º e interasse di 33,6 mm.

Aggiungendo una curva di 6º e compensando con una controcurva R1 di 30º si ha un interasse di 52,1 mm, utile per realizzare la banchina di una stazione.

SIstema di binari Minitrix originale, dal catalogo Minitrix del 1967.

Il sistema esordisce quindi in modo semplice e razionale.

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Pubblicato il 2 maggio 2020, ultima modifica 15 maggio 2020

Abbiamo di recente visto come la geometria Roco fosse “pasticciata”, con una molteplicità di lunghezze non facilmente rapportabili tra loro. Ora esaminiamo un caso che possiamo definire opposto: una geometria razionale e semplice, basata su pochi elementi e ben fondata: quella di Arnold.

Ne seguiamo la storia, fino alla relativamente recente uscita di produzione dei binari Arnold, avvenuta  quando l’attuale proprietario Hornby ha deciso di concentrarsi solo sui rotabili. E’ una storia che risale agli albori della scala N, con i primi cataloghi Arnold che già contengono i necessari elementi di base.

Binari Arnold, dal catalogo 1963/64

Troviamo lo scambio con deviata a 15º, un binario diritto di uguale lunghezza (111 mm), uno lungo il doppio (222 mm) e uno da 57,5 mm. Può sembrare un numero strano, ma se lo moltiplichiamo per il coseno di 15º otteniamo 55,5, che è la metà di 111. Questo significa che se il binario è inclinato di 15º, la sua proiezione sull’asse orizzontale è pari a metà dell’elemento base, il che ci permette di fare costruzioni nelle quali due binari paralleli connessi tra loro sono perfettamente allineati.

Arnold, Semplice combinazione con gli elementi base originali.

Il “mezzo binario”, cioè quello da 55,5 mm, non c’è: non apparirà mai a catalogo, nemmeno in futuro. Strano, perché sarebbe davvero utile in alcuni casi.

Altra combinazione di binari Arnold (qui il “mezzo binario” sarebbe comodo…)

Gli altri elementi presenti a catalogo sono curve di vario tipo. Vi sono quelle denominate “Normalkreis“(cerchio normale) di diametro 384 mm (quello che poi diverrà noto come “Raggio R1”) in elementi da 15º (ventiquattresimi di cerchio), 45º (ottavi di cerchio) e 90º (quarti di cerchio). A differenza di quel che faranno poi gli altri costruttori, notiamo che Arnold parla (nei suoi primi cataloghi) di diametri invece che di raggi: in fondo ha un senso, perché il diametro fornisce una immediata indicazione della dimensione del plastico minimo.

Oltre ai “Normalkreis” troviamo i “Parallelkreis“(cerchio parallelo) di diametro 444 mm (il futuro R2) per fare il doppio binario, inizialmente prodotto solo come ampie curve da 45º. Infine, c’era lo “Spezialkreis“(cerchio speciale) di diametro dichiarato pari a 784 mm e da 15º, che serviva per compensare lo scambio.

Arnold, Combinazione degli elementi base originali, con curva “Spezialkreis” (in rosso)

Nei cataloghi dell’epoca vi era un errore: d=784 mm significa r=392 mm, e se questo fosse il raggio usato per la deviata dello scambio, la lunghezza del ramo di corretto tracciato (ottenibile come r sin 15º, ripetendo i ragionamenti già fatti nel caso della geometria Roco) dovrebbe essere di 101 mm, e non di 111…

Per ottenere 111 mm il raggio della curva dovrebbe essere di 430 mm. Ma aspettiamo un poco e vedremo: la storia ci darà ragione…

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Pubblicato il 4 aprile 2020

La geometria dei binari Roco (in scala N) somiglia a uno zoo: ci si trova di tutto. E’ difficile individuare un razionale in un set di binari che offre dei segmenti di varie misure incommensurabili tra loro, né, almeno apparentemente, legate da relazioni trigonometriche intuitive. Con numeri di catalogo cha vanno da 22202 a 22207 troviamo infatti binari diritti da 312,6. 104,2 54,2, 50, 33,6 e 17,2 mm.

Lo “zoo” dei binari rettilinei Roco, dal catalogo 2005/06

Le relazioni semplici identificabili al volo sono il fatto che il 22202 è equivalente a tre 22203, e che quest’ultimo è pari alla somma di 22204 e 22205, nulla di più.

17,2 è quasi un sesto di 104,2 (manca più di un decimo millimetro: per esserlo dovrebbe essere 17,37) e quasi la metà di 33,6 (dovrebbe essere 16,8, e qui siamo fuori di 4 decimi). Tre elementi da 33,6 fanno 100,8, 8 decimi più di una coppia di elementi da 50 mm.

Quale contorto ragionamento può averli generati? E’ quel che cercheremo di ricostruire qui (con qualche fatica). Non solo capiremo come sono nati gli elementi, ma avremo anche una guida su come comporli senza andare per tentativi, cosa che con la varietà di elementi disponibili può facilmente degenerare in un incubo…

Prima di iniziare ricordiamo però che Roco non produce più in scala N, dopo la razionalizzazione operata in casa Modelleisenbahn Muenchen Holding che ha lasciato a Roco la scala H0 e a Fleischmann la N. Da allora i binari Roco, di cui ci occupiamo qui, continuano ad essere prodotti, ma a marchio Fleischmann. Quest’ultima da allora si trova ad avere due linee di binari: quelli originariamente suoi, e gli ex Roco. Vengono distinti dicendo che i primi sono con massicciata, e i secondi senza. A parte l’aspetto, hanno geometrie completamente diverse per cui è comunque sconsigliato mescolarli tra loro, anche se sono funzionalmente compatibili.

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Pubblicato il 18 gennaio 2020

Quelli che di solito sono chiamati “incroci” andrebbero più correttamente detti “intersezioni”. Si hanno quando due binari si incrociano a raso senza possibilità di cambiare binario di percorrenza. Tutti i sistemi commerciali di binari modellistici ne presentano almeno uno, ma spesso anche più, a diversi angoli di incrocio (tipicamente 15º, 30º e 90º). Nei plastici sono spesso presenti, specie quando due linee con correnti diverse si incontrano. Nella realtà sono invece molto più rari: fateci caso! Al vero, infatti, quando due binari si incrociano, lo fanno nella gran maggioranza dei casi con uno scambio inglese che permette di cambiare linea.

Incroci e doppi scambi inglesi, Foto © SBB

Anche nell’immagine sopra, gli incroci “semplici” che si vedono sono riconducibili ad una “forbice”: tipica configurazione applicata a due binari paralleli che permette, in uno spazio limitato, di spostarsi da sinistra a destra o viceversa.

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Pubblicato il 4 gennaio 2020

Proseguiamo nella discussione relativa agli scambi usati come elemento di controllo nei plastici. Nella prima parte ne abbiamo discusso l’idea, nella seconda abbiamo esaminato gli scambi Peco, nella terza abbiamo introdotto i relé (relais, relay) come strumento per modificare il comportamento dei Peco ed applicare il concetto di scambio “pensante” anche a quelli che non lo sono, nella quarta abbiamo visto come ottimizzarne il controllo di accesso usando sensori. Questa volta generalizziamo il concetto, introducendo il controllo delle rotaie esterne invece di quelle interne, e vediamo come questa generalizzazione sia utile per gestire binari con blocco bidirezionale, applicandolo al caso di raddoppi in stazione nei quali effettuare raddoppi e sorpassi.

Raddoppio in stazione per effettuare incroci e sorpassi

Il tutto verrà controllato semplicemente attraverso il “routing“o instradamento dei convogli, ma in maniera più sofisticata e soddisfacente di quanto non fosse possibile fare con la soluzione standard discussa nella prima puntata.

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Pubblicato il 14 dicembre 2019

Nelle precedenti puntate ([1], [2] e [3]) abbiamo visto come tramite gli scambi cosiddetti “pensanti” (o “power routing“) sia possibile semplificare la gestione elettrica, facendo sì che lo scambio diventi un elemento elettricamente attivo che decide dove di deve essere corrente. Il meccanismo può essere usato sia in analogico che in digitale per fare delle semplici automazioni, che possono semplificare la gestione del traffico su un plastico.

Questa volta ci occupiamo del problema della protezione di uno scambio a via impedita.

Scambio disposto secondo il corretto tracciato.

Vogliamo cioè evitare che un treno proveniente dal ramo deviato, nell’immagine sopra, possa procedere forzando lo scambio (tallonandolo), ma vogliamo che si fermi ordinatamente, magari davanti ad un segnale di via impedita, e che lo faccia automaticamente.

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Pubblicato il 16 Novembre 2019

Abbiamo discusso di recente degli scambi “pensanti” di Fleischmann, e della versione Peco. Come abbiamo auto modo di osservare, gli scambi Peco sono molto più “belli” per il loro realismo (cuore senza plastica, geometrie varie, possibilità di averli in Code 55) ma, specie se li si vuole utilizzare in digitale, più complessi perché occorre metterci mano e prendere varie precauzioni. In analogico si può evitare di modificarli, ma comunque il loro comportamento elettrico non è privo di grattacapi.

Come combinare la loro eleganza con un comportamento “tipo Fleischmann”? Indichiamo qui una semplice soluzione che ci permetterà di dare quel tipo di comportamento anche a scambi di altre marche (come Roco, Minitrix o altro). Per farlo discuteremo di relè bistabili, e già che ci siamo parliamo anche di un altro utile accessorio per ottimizzare il comportamento degli scambi, e prolungarne la vita: le CDU.

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Pubblicato il 28 settembre 2019, ultima modifica 11 dicembre 2019

Fleischmann fu, se non andiamo errati, il primo produttore a introdurre la commercializzazione di “Scambi pensanti” (denkende Weichen in tedesco). Si tratta di una tecnica intesa a semplificare il cablaggio elettrico di un plastico, nata nell’epoca del comando analogico.

Ne parliamo qui, dopo una breve introduzione per ricordare la terminologia in uso per identificare le parti dei deviatoi (volgarmente noti come scambi).

Nomenclatura delle parti dello scambio

Lo scambio è una biforcazione di percorso, con una linea denominata “Corretto tracciato” e l’altra detta “Deviata“.  Il punto di intersezione dove le due rotaie interne dei due cammini si incontrano è denominata “cuore” (ma in inglese si chiama invece “frog“, ovvero “rana“, per via della forma triangolare).

Cuore o rana? Elaborazione di una foto tratta dal blog Ago e Contrago

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