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Archive for the ‘Armamento’ Category

Pubblicato il 16 maggio 2020

Già nel 1959 l’azienda tedesca Trix fornisce modelli in scala 1:180 non motorizzati (Schiebetrix: “schieben” significa “spingere”), ma senza un corrispondente sistema di binari. Nel 1964, seconda dopo Arnold e a pari merito con Piko, inizia a produrre trenini elettrici in scala N. Il sistema di binari offerto all’epoca non ha tante pretese ma ha già una sua articolazione interessante: comprende due raggi di curvatura, due scambi basati sul raggio R1 con angolo di 24º e interasse di 33,6 mm.

Aggiungendo una curva di 6º e compensando con una controcurva R1 di 30º si ha un interasse di 52,1 mm, utile per realizzare la banchina di una stazione.

SIstema di binari Minitrix originale, dal catalogo Minitrix del 1967.

Il sistema esordisce quindi in modo semplice e razionale.

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Pubblicato il 2 maggio 2020, ultima modifica 15 maggio 2020

Abbiamo di recente visto come la geometria Roco fosse “pasticciata”, con una molteplicità di lunghezze non facilmente rapportabili tra loro. Ora esaminiamo un caso che possiamo definire opposto: una geometria razionale e semplice, basata su pochi elementi e ben fondata: quella di Arnold.

Ne seguiamo la storia, fino alla relativamente recente uscita di produzione dei binari Arnold, avvenuta  quando l’attuale proprietario Hornby ha deciso di concentrarsi solo sui rotabili. E’ una storia che risale agli albori della scala N, con i primi cataloghi Arnold che già contengono i necessari elementi di base.

Binari Arnold, dal catalogo 1963/64

Troviamo lo scambio con deviata a 15º, un binario diritto di uguale lunghezza (111 mm), uno lungo il doppio (222 mm) e uno da 57,5 mm. Può sembrare un numero strano, ma se lo moltiplichiamo per il coseno di 15º otteniamo 55,5, che è la metà di 111. Questo significa che se il binario è inclinato di 15º, la sua proiezione sull’asse orizzontale è pari a metà dell’elemento base, il che ci permette di fare costruzioni nelle quali due binari paralleli connessi tra loro sono perfettamente allineati.

Arnold, Semplice combinazione con gli elementi base originali.

Il “mezzo binario”, cioè quello da 55,5 mm, non c’è: non apparirà mai a catalogo, nemmeno in futuro. Strano, perché sarebbe davvero utile in alcuni casi.

Altra combinazione di binari Arnold (qui il “mezzo binario” sarebbe comodo…)

Gli altri elementi presenti a catalogo sono curve di vario tipo. Vi sono quelle denominate “Normalkreis“(cerchio normale) di diametro 384 mm (quello che poi diverrà noto come “Raggio R1”) in elementi da 15º (ventiquattresimi di cerchio), 45º (ottavi di cerchio) e 90º (quarti di cerchio). A differenza di quel che faranno poi gli altri costruttori, notiamo che Arnold parla (nei suoi primi cataloghi) di diametri invece che di raggi: in fondo ha un senso, perché il diametro fornisce una immediata indicazione della dimensione del plastico minimo.

Oltre ai “Normalkreis” troviamo i “Parallelkreis“(cerchio parallelo) di diametro 444 mm (il futuro R2) per fare il doppio binario, inizialmente prodotto solo come ampie curve da 45º. Infine, c’era lo “Spezialkreis“(cerchio speciale) di diametro dichiarato pari a 784 mm e da 15º, che serviva per compensare lo scambio.

Arnold, Combinazione degli elementi base originali, con curva “Spezialkreis” (in rosso)

Nei cataloghi dell’epoca vi era un errore: d=784 mm significa r=392 mm, e se questo fosse il raggio usato per la deviata dello scambio, la lunghezza del ramo di corretto tracciato (ottenibile come r sin 15º, ripetendo i ragionamenti già fatti nel caso della geometria Roco) dovrebbe essere di 101 mm, e non di 111…

Per ottenere 111 mm il raggio della curva dovrebbe essere di 430 mm. Ma aspettiamo un poco e vedremo: la storia ci darà ragione…

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Pubblicato il 4 aprile 2020

La geometria dei binari Roco (in scala N) somiglia a uno zoo: ci si trova di tutto. E’ difficile individuare un razionale in un set di binari che offre dei segmenti di varie misure incommensurabili tra loro, né, almeno apparentemente, legate da relazioni trigonometriche intuitive. Con numeri di catalogo cha vanno da 22202 a 22207 troviamo infatti binari diritti da 312,6. 104,2 54,2, 50, 33,6 e 17,2 mm.

Lo “zoo” dei binari rettilinei Roco, dal catalogo 2005/06

Le relazioni semplici identificabili al volo sono il fatto che il 22202 è equivalente a tre 22203, e che quest’ultimo è pari alla somma di 22204 e 22205, nulla di più.

17,2 è quasi un sesto di 104,2 (manca più di un decimo millimetro: per esserlo dovrebbe essere 17,37) e quasi la metà di 33,6 (dovrebbe essere 16,8, e qui siamo fuori di 4 decimi). Tre elementi da 33,6 fanno 100,8, 8 decimi più di una coppia di elementi da 50 mm.

Quale contorto ragionamento può averli generati? E’ quel che cercheremo di ricostruire qui (con qualche fatica). Non solo capiremo come sono nati gli elementi, ma avremo anche una guida su come comporli senza andare per tentativi, cosa che con la varietà di elementi disponibili può facilmente degenerare in un incubo…

Prima di iniziare ricordiamo però che Roco non produce più in scala N, dopo la razionalizzazione operata in casa Modelleisenbahn Muenchen Holding che ha lasciato a Roco la scala H0 e a Fleischmann la N. Da allora i binari Roco, di cui ci occupiamo qui, continuano ad essere prodotti, ma a marchio Fleischmann. Quest’ultima da allora si trova ad avere due linee di binari: quelli originariamente suoi, e gli ex Roco. Vengono distinti dicendo che i primi sono con massicciata, e i secondi senza. A parte l’aspetto, hanno geometrie completamente diverse per cui è comunque sconsigliato mescolarli tra loro, anche se sono funzionalmente compatibili.

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Pubblicato il 18 gennaio 2020

Quelli che di solito sono chiamati “incroci” andrebbero più correttamente detti “intersezioni”. Si hanno quando due binari si incrociano a raso senza possibilità di cambiare binario di percorrenza. Tutti i sistemi commerciali di binari modellistici ne presentano almeno uno, ma spesso anche più, a diversi angoli di incrocio (tipicamente 15º, 30º e 90º). Nei plastici sono spesso presenti, specie quando due linee con correnti diverse si incontrano. Nella realtà sono invece molto più rari: fateci caso! Al vero, infatti, quando due binari si incrociano, lo fanno nella gran maggioranza dei casi con uno scambio inglese che permette di cambiare linea.

Incroci e doppi scambi inglesi, Foto © SBB

Anche nell’immagine sopra, gli incroci “semplici” che si vedono sono riconducibili ad una “forbice”: tipica configurazione applicata a due binari paralleli che permette, in uno spazio limitato, di spostarsi da sinistra a destra o viceversa.

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Pubblicato il 4 gennaio 2020

Proseguiamo nella discussione relativa agli scambi usati come elemento di controllo nei plastici. Nella prima parte ne abbiamo discusso l’idea, nella seconda abbiamo esaminato gli scambi Peco, nella terza abbiamo introdotto i relé (relais, relay) come strumento per modificare il comportamento dei Peco ed applicare il concetto di scambio “pensante” anche a quelli che non lo sono, nella quarta abbiamo visto come ottimizzarne il controllo di accesso usando sensori. Questa volta generalizziamo il concetto, introducendo il controllo delle rotaie esterne invece di quelle interne, e vediamo come questa generalizzazione sia utile per gestire binari con blocco bidirezionale, applicandolo al caso di raddoppi in stazione nei quali effettuare raddoppi e sorpassi.

Raddoppio in stazione per effettuare incroci e sorpassi

Il tutto verrà controllato semplicemente attraverso il “routing“o instradamento dei convogli, ma in maniera più sofisticata e soddisfacente di quanto non fosse possibile fare con la soluzione standard discussa nella prima puntata.

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Pubblicato il 14 dicembre 2019

Nelle precedenti puntate ([1], [2] e [3]) abbiamo visto come tramite gli scambi cosiddetti “pensanti” (o “power routing“) sia possibile semplificare la gestione elettrica, facendo sì che lo scambio diventi un elemento elettricamente attivo che decide dove di deve essere corrente. Il meccanismo può essere usato sia in analogico che in digitale per fare delle semplici automazioni, che possono semplificare la gestione del traffico su un plastico.

Questa volta ci occupiamo del problema della protezione di uno scambio a via impedita.

Scambio disposto secondo il corretto tracciato.

Vogliamo cioè evitare che un treno proveniente dal ramo deviato, nell’immagine sopra, possa procedere forzando lo scambio (tallonandolo), ma vogliamo che si fermi ordinatamente, magari davanti ad un segnale di via impedita, e che lo faccia automaticamente.

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Pubblicato il 16 Novembre 2019

Abbiamo discusso di recente degli scambi “pensanti” di Fleischmann, e della versione Peco. Come abbiamo auto modo di osservare, gli scambi Peco sono molto più “belli” per il loro realismo (cuore senza plastica, geometrie varie, possibilità di averli in Code 55) ma, specie se li si vuole utilizzare in digitale, più complessi perché occorre metterci mano e prendere varie precauzioni. In analogico si può evitare di modificarli, ma comunque il loro comportamento elettrico non è privo di grattacapi.

Come combinare la loro eleganza con un comportamento “tipo Fleischmann”? Indichiamo qui una semplice soluzione che ci permetterà di dare quel tipo di comportamento anche a scambi di altre marche (come Roco, Minitrix o altro). Per farlo discuteremo di relè bistabili, e già che ci siamo parliamo anche di un altro utile accessorio per ottimizzare il comportamento degli scambi, e prolungarne la vita: le CDU.

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Pubblicato il 28 settembre 2019, ultima modifica 11 dicembre 2019

Fleischmann fu, se non andiamo errati, il primo produttore a introdurre la commercializzazione di “Scambi pensanti” (denkende Weichen in tedesco). Si tratta di una tecnica intesa a semplificare il cablaggio elettrico di un plastico, nata nell’epoca del comando analogico.

Ne parliamo qui, dopo una breve introduzione per ricordare la terminologia in uso per identificare le parti dei deviatoi (volgarmente noti come scambi).

Nomenclatura delle parti dello scambio

Lo scambio è una biforcazione di percorso, con una linea denominata “Corretto tracciato” e l’altra detta “Deviata“.  Il punto di intersezione dove le due rotaie interne dei due cammini si incontrano è denominata “cuore” (ma in inglese si chiama invece “frog“, ovvero “rana“, per via della forma triangolare).

Cuore o rana? Elaborazione di una foto tratta dal blog Ago e Contrago

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Pubblicato il 2 settembre 2017, ultima modifica 29 settembre 2017

Di scartamento ridotto avevamo parlato molti anni fa in una delle prime note di questo blog. Riprendiamo l’argomento per discutere dei casi in cui scartamento normale e ridotto convivono, condividendo una delle rotaie come ad esempio avviene a nord di Trento dove la Ferrovia Elettrica Trento Malè a scartamento metrico ed il raccordo industriale a scartamento standard per la fabbrica della Whirpool (ora purtroppo chiusa) percorrono assieme una lunga tratta. (Anche di questa avevamo già scritto rievocando un viaggio circolare tra i capoluoghi della regione più a nord d’Italia passando per il passo della Mendola).

Il raccordo di Gardolo, con i binari a scartamento metrico della Trento-Malè e la terza rotaia per lo scartamento standard.

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Pubblicato il 9 agosto 2014, ultima modifica 18 dicembre 2014

Millequattrocentotrentacinque. Un po’ strano scegliere un numero così per lo scartamento ferroviario standard, no? Chiunque lo abbia definito, già che c’era, non poteva arrotondare a 1500, che é di poco differente? Per le ferrovie a scartamento ridotto ad esempio, la razionale brurocrazia austroungarica aveva scelto quel 1000 tondo tondo che dette origine allo scartamento metrico. Ah, forse ci sono: le ferrovie nascono in Inghilterra, e lì non usano il sistema metrico decimale: misurano in pollici. Infatti il 1435 deriva dalla scelta fatta da George Stephenson che lo scelse per la linea ferroviaria StocktonDarlington. Dunque in pollici sarà un numero tondo… Vediamo un po’. Quanto fa? Quattro piedi, otto pollici e mezzo… Accidenti, pure peggio di 1435! Ma perché mai questa strana misura? Il prof. Tom O’Hare, della University of Texas, ha una sua teoria, e l’ha descritta in una e-mail a un collega. Questa e-mail é stata da allora pubblicata in vari siti, come ad esempio su sdrm.org. La traduciamo qui in italiano.

Da: Il professor Tom O’Hare, University of Texas 
Oggetto: Specifiche militari, ovvero come le specifiche militari vivano per sempre

 Lo scartamento ferroviario standard negli Stati Uniti  è di 4 piedi, 8 pollici e mezzo. Questo è un numero estremamente strano. Perché é così? Perché questa è la misura che si decise in Inghilterra, e le prime ferrovie americane furono costruite da espatriati inglesi.

Immagine della Stockton-Darlington,  da www.stocktonteesside.co.uk

Immagine della Stockton-Darlington, da http://www.stocktonteesside.co.uk

Ma perché gli inglesi fecero questa scelta? Perché le prime linee ferroviarie furono costruite dalle stesse persone che avevano costruito i tram trainati da cavallo, ed usarono lo stesso scartamento.

Tram a cavalli, da wikipedia

Tram a cavalli, da wikipedia

Ma allora, cosa determinò lo scartamento dei tram inglesi? Fu il fatto che le persone che ne costrurono le linee usarono le stesse maschere e e gli strumenti che usavano per la costruzione di carri, e quindi da questi ereditarono la distanza tra le ruote.

immagine tratta da museumvictoria.com.au

immagine tratta da museumvictoria.com.au

Okay! Perché allora perché i carri usavano questa strana spaziatura tra le ruote? Beh, nel vecchio continente se avessero tentato di utilizzare qualsiasi altro spaziatura, avrebbero corso il rischio di spezzare gli assi dei carri su alcune delle vecchie strade che attraversano il continente, e che presentano questa spaziatura tra i vecchi solchi delle ruote.

Solchi dei carri a Pompei. Foto da nomadiccosmopolitan.com

Solchi dei carri a Pompei. Foto da nomadiccosmopolitan.com

Ma chi aveva fatto questi solchi sulle vecchie strade? Le prime strade a lunga distanza in Europa furono costruite da Roma imperiale a beneficio delle sue legioni. Le strade sono state utilizzate da allora. E i solchi? I solchi iniziali, che in seguito tutti hanno dovuto prendere a misura dei loro carri pena il rischio di distruggerne gli assi, furono scavati dai carri da guerra romani, che avevano tutti la stessa distanza tra le ruote perché erano costruiti secondo un modello arbitrariamente prefissato. 

Biga romana alla “Fano dei Cesari”. Foto da www.agriturismiurbino.com

Biga romana alla “Fano dei Cesari”. Foto da http://www.agriturismiurbino.com

Così abbiamo la risposta alle domande iniziali: la ferrovia a scartamento normale negli Stati Uniti misura 4 piedi 8 pollici e mezzo perché deriva indirettamente dalle specifiche militari originali dei carri da guerra dell’esercito dell’Impero romano! Le specifiche militari vivono per sempre. 

Così, la prossima volta che vi viene data una specifica, e vi meravigliate di quale “horse’s ass” (letteralmente: culo di cavallo) se l’é inventata, potreste essere sulla traccia giusta. Perché le bighe dell’Impero romano sono state fatte proprio per essere abbastanza ampie per accogliere i sederi di due cavalli da guerra.

Immagine tratta da blog.ilgiornale.it/casadeilucchi

Immagine tratta da purplecowideas.wordpress.com

Vari blog (ad esempio purplecowideasPearlsofprofundity e the-daryl) riprendono l’argomento di Tom O’Hare e lo estendono, sostenendo che il diametro dei razzi (bootsters) che portavano in orbita lo shuttle é determinato dal fatto che i bootsters, prodotti in Ohio, dovevano raggiungere la Florida in treno, e quindi la loro dimensione era limitata da quella delle gallerie ferroviarie, che indirettamente discende dai soliti sederi di cavallo.

Per la verità le cose sono più complesse della divertente teoria di O’Hare. Negli USA le ferrovie agli inizi usavano una varietà di scartamenti diversi, che giungevano fino ai 6 piedi (183 cm!) della Erie: ciascuna decideva il suo, e l’interoperabilità era considerata un bug e non una feature. La standardizzazione avvenne quando venne scelto lo scartamento per la transcontinentale: a quel punto fu chiaro a tutti che interconnettersi era un vantaggio, e tutte le compagnie si adeguarono allo standard. L’effetto più spettacolare si ebbe tra il 31 maggio e il 1 giugno 1886, quando, nel giro di 36 oredecine di migliaia di operai spostarono una rotaia lungo 13.000 miglia di binari in tutte le ferrovie degli stati del sud, che fino ad allora avevano usato in grandissima parte uno scartamento da 5 pollici. La complessa storia degli scartamenti americani é uno degli argomenti trattati nel bellissimo libro “The great railroad revolution – The history of trains in America” di Christian Wolmar – una lettura appassionante!

E in scala N?

Lo scartamento standard in scala 1:160 farebbe 8,96875 mm. Ma qui sì che usiamo numeri tondi: 9 mm, e basta!

Carro con cavallo in scala N, prodotto da Fleetline.

Carro con cavallo in scala N, prodotto da Fleetline.

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