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Archive for the ‘Ferrovie estere’ Category

Pubblicato il 27 giugno 2020

Quando, qualche anno fa, ci occupammo delle E.626 avevamo messo in programma di scrivere un articolo sui modelli in scala N di questa motrice. Poi, presi da altri temi, non l’abbiamo fatto. Recentemente Gianfranco Visentin ce lo ha ricordato – e per una buona ragione: la realizzazione di una sorprendente motorizzazione in scala Z della stessa motrice – ne parleremo presto.

Ci siamo allora messi all’opera, e strada facendo abbiamo chiesto a Achille Carminati (ACAR Models) di raccontarci di quando lui rilevò il magazzino di Gianfranco Bianco (anima di Tibidado). Ne è disceso tanto materiale che abbiamo deciso di dividere in due parti quel che volevamo fare: qui, nella prima, parliamo della E.626 Tibidabo, e poi continueremo in una prossima puntata con le altre realizzazioni.

E.626 Tibidabo

E.626 Tibidabo

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Pubblicato il 13 giugno 2020

Nel recente articolo sui carri trasportatori abbiamo citato il fatto che presso la Ferrovia Elettrica Trento Malè oltre ai carri Pnz erano in uso anche i carrelli trasportatori Casaralta di tipo “Langbein” (6 coppie) numerati da CT 01 a CT 12.

Dettaglio di un carro CT – Foto Trentino Trasporti

I carri trasportatori sono, come abbiamo visto, dei veri e propri carri merci, concettualmente un pianale sul quale sono montate due rotaie, e su queste ultime viene caricato il carro di altro scartamento da trasportare. I carrelli trasportatori invece, sono, come si vede bene nella foto sopra, dei carrelli (tipicamente a due assi) sui quali va caricato una sala (un asse)  del rotabile da trasportare. Nel caso dei Langbein questo avviene tramite una sorta di uncino a forma di U entro il quale va a posarsi la sala. Ne serve ovviamente una coppia per caricare un carro a due assi. Quelli della FETM, entrati in servizio nel 1963, avevano massa a vuoto di 1750 kg per ciascun carrello e portata massima 18t.

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Pubblicato il 30 maggio 2020

Abbiamo già discusso dei “Nuovo Pendolino” in ambito Trenitalia (ETR.600 ed ETR.610) ed in Svizzera (Cisalpino e SBB). In Europa vi furono però altre versioni estremamente simili, ed altre derivate. Qui ci occupiamo delle prime: la versione polacca e quella spagnola.

Polonia: PKP – Polskie Koleje Państwowe S.A. – ED250 

Il contratto tra PKP Intercity e Alstom per la consegna di 20 treni della famiglia “Nuovo Pendolino” ETR.600 è stato firmato nel maggio 2011, per importo totale di 420 milioni di euro, 93 dei quali  finanziati dal Fondo di coesione dell’UE. i convogli sono inquadrati nella serie ED250. Sono dei tricorrente, come gli ETR.610: 3 kV CC per il traffico sulle linee tradizionali polacche, 25 kV CA 50 Hz per le linee AV e 15 kV CA , 16,6 Hz per poter circolare in Germania , Austria e Repubblica Ceca. Per contenere i costi, sono privi del sistema di pendolamento, dato che il profilo di servizio previsto non avrebbe avuto alcun vantaggio significativo dalla tecnologia di inclinazione. 

PKP ED250 – Foto CC Hugh Llewelyn da mediawiki

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Pubblicato l’11 aprile 2020

Avendo ampiamente discusso degli ETR.610 nella puntata di apertura, non vi è molto da aggiungere riguardo ai Nuovi Pendolini svizzeri. Come abbiamo già visto, erano inquadrati inizialmente nella compagnia Cisalpino, dove vestivano una comune divisa, e mostrano entrambi i loghi di Trenitalia e SBB.

Loghi SBB e Trenitalia sull’ETR.610.02 – Foto © Ubaldo Fangucci

ETR.610 Cisalpino – Al centro della fiancata delle vetture il logo della compagnia – Foto © Georg Trüb da railpictures.net

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Pubblicato il 21 marzo 2020

L’ETR.600 e l’ETR.610 di Trenitalia, assieme alle versioni Svizzera, Spagnola, Polacca e Cinese sono frutto del progetto “New Pendolino” di Alstom.

ETR 600.01 a Suzzara nel 2016 -Foto © Antonio Patuzzo da Flickr

Il concetto di “Pendolino” nasce a fine anni ’60 in casa FIAT, con il prototipo Y0160 del 1971 del quale abbiamo già parlato, e si sviluppa con ETR.401 del 1974, che dal 1976 al 1983, svolse servizio passeggeri sulle linee Roma-Ancona e Roma-Rimini. Nel 1988 entrano in funzione i primi Pendolini di serie: gli ETR.450, Seguono negli anni ‘90 quelli di terza generazione, caratterizzati da linee squadrate frutto del design di Giugiaro: gli ETR 460, seguiti poi dagli ETR 470 e ETR 480 bicorrente (poi ridenominati ETR.485).

Il Nuovo Pendolino, la quarta generazione della famiglia, ha ancora design di Giugiaro, ma questa volta con un ritorno alle morbide linee arrotondate. Sviluppato a partire dal 2004, è entrato in servizio per le FS nel 2007 come ETR.600, mentre l’anno successivo sono giunti gli esemplari del gemello ETR.610 che aggiungeva la circolabilità anche in Svizzera e Germania. Ha una velocità massima di esercizio di 250 km/h.

ETR.610 sulla linea del Gottardo, foto © Nicolas Hoffman da flickr

A seguito di un concorso indetto fra le scuole elementari è stato battezzato “Ghepardo“.

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Pubblicato il 7 marzo 2020, ultima modifica 19 marzo 2020

Intermodalità è un concetto chiave per la modernizzazione del trasporto merci. Il caso più eclatante è quello dei containers, che possono essere caricati su navi, treni e camion per trasportare merci dall’origine alla destinazione. Nel caso del trasporto aereo abbiamo invece containers specializzati, ma almeno uno di questi (M6: venti piedi, o 6 metri circa) è usato anche in ambito stradale e ferroviario.

Spesso però parlando di intermodalità la prima cosa che viene in mente è il trasporto di autotreni carichi sui carri (ad esempio i Saadkms) come nella RoLa – Rollende Bahn tedesca.

Carro Saadkms – Foto © Mauro Rastello da Trenomania

Meno immediato è pensare al trasporto stradale di carri merci: ci questi ci siamo già occupati altrove (nota sui Culemayer).

Culemayer tra Milano e Limbiate, data imprecisata., probabilmente negli anni ’80. Marco Moerland da Flickr

Ancor meno intuitivo è il caso di rotabili ferroviari che trasportano rotabili ferroviari: ma proprio di questi discutiamo questa volta.

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Pubblicato il 23 novembre 2019

Per riconoscere la macchina presente in questa foto bisogna stropicciarsi un po’ gli occhi…

Una motrice misteriosa – Foto Bruno CIvidini da ilportaledeitreni

Eppure questo coso dall’aspetto tedesco (Bundesrepublik), con i loghi della fittizia società ferroviaria TTT (?!?) è proprio lei: una Tartaruga mascherata! Anzi, per la precisone la E.444.046 in un improbabile travestimento.

Ma vediamone la storia…

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Pubblicato il 9 novembre 2019, ultima modifica 14 gennaio 2020

Abbiamo di recente discusso delle Siemens Vectron, alias E.193 ed E.191, ed in chiusura ci eravamo riproposti di elencare le realizzazioni in scala N adatte ad uno scenario italiano. Prima fra tutte ovviamente la Mercitalia, apparsa una prima volta (Verona 2018) nello stand dei Pirati come riverniciatura di un modello tedesco fatta, al solito magistralmente, da Maurizio Chivella.

E.193 Vectron di Maurizio Chivella (foto sua)

Successivamente (Novegro 2018) la stessa motrice apparve, di nuova nello stand Pirata, questa volta come prodotto ufficiale Hobbytrain, in due versioni con diversi numeri di serie.

Hobbytrain H2991 e H2992 – Vectron MRCE – FS Mercitalia E.193 venduta da Pirata – Immagine dal loro sito numeri di serie 641 e 642

Sono commercializzate da Pirata che ne ha chiesto a Hobbytrain la realizzazione, e sono ordinabili on line sul loro sito. Questo permette di aggiornare il Il parco delle motrici in livrea Mercitalia è a questo punto piuttosto ricco, con la E.652 di Colli e la E.483 che era stata già realizzata in piccoli numeri da Maurizio Chivella e che è ora anche disponibile da Arnold Rapido (HN2435).

Pagato questo tributo alla divisione Cargo di Trenitalia, iniziamo la rassegna degli altri modelli di Vectron in scala N.

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Pubblicato il 26 ottobre 2019

La Ferrovia della Val Gardena (Ferata de Gherdëina nella lingua locale, il ladino) è una delle molte ferrovie dismesse. Tra di esse è una delle più affascinanti, un pò per le meravigliosa valle che attraversa, un po’ perché ne è rimasta una ricca documentazione, in termini di immagini e persino di filmati.

Il treno passa a Selva in un paesaggio incantato.

La vista del Sassolungo dalla Val Gardena è stupefacente, e la presenza della vaporiera riesce ad aggiungere ulteriore fascino.

Transito del treno nei pressi del cimitero di Santa Cristina attorno al 1920. Sullo sfondo il Sassolungo. Foto Arturo Demetz

Lo stesso posto visto oggi, con una ricostruzione dell’edificio della stazione di Santa Cristina (che però era altrove). Foto da facebook

Qui vogliamo ripercorrere brevemente la storia di questa ferrovia, che ci servirà come quadro di riferimento per parlarne in maggior dettaglio in prossime note: le motrici, il parco vetture e le stazioni.

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Pubblicato il 21 settembre 2019, ultima modifica 29 aprile 2020

Siemens aveva affrontato il nuovo millennio con una offerta basata sulle motrici della classe “Eurosprinter”, progettate per essere adattabile alle diverse esigenze del cliente, e permettendo di volta in volta di produrre macchine a corrente continua o alternata, o politensione e di adeguarne le caratteristiche alle richieste del committente.

Il livello di customizzabilità raggiunto non era però completamente soddisfacente, poiché più che essere un singolo progetto modulare si trattava di una base progettuale sulla quale sviluppare delle varianti. Si passò quindi ad un nuovo progetto, anche sulla spinta della necessità di potersi adeguare alla continua evoluzione delle normative europee in tema di trazione ferroviaria. Il prototipo fu presentato nel 2010.

Prototipo della Vectron. Foto Siemens

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