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Archive for the ‘Ferrovie estere’ Category

Pubblicato il 23 giugno 2018, ultima modifica 13 luglio 2018

L’Austria giace quasi interamente nel bacino del Danubio, ad eccezione della sua “provincia” più occidentale: il Vorarlberg che, adiacente alla Svizzera, si trova nel bacino del Reno. Il massiccio dell’Arlberg, che è poco distante dall’altoatesino Passo Resia, é all’origine della divisoria tra i due bacini, e separa il Tirolo dal Vorarlberg. Su di esso sono situate rinomate stazioni sciistiche come Lech e St. Anton.

Quando nella seconda metà dell’800 l’Impero di Austria e Ungheria diede un forte impulso alla costruzione delle ferrovie, una delle linee progettate era la Arlbergbahn, connessione est-ovest tra Innsbruck in Tirolo e Bludenz nel Vorarlberg, che era la porta verso la Svizzera.

Arlbergbahn, CC Pechristener, da wikipedia. Clicca sull’immagine per ingrandire.

Poiché il passo si trova a 1793 m.s.l.m., venne concepita un opera per l’epoca mirabile: un tunnel ferroviario di oltre 10 km posto a quota 1300 m.s.l.m. Due giorni prima di Natale 1880 il contratto di affidamento lavori fu firmato, e il 19 novembre 1883 (due anni dopo) l’ultimo frammento fu fatto brillare, con ben 13 mesi di anticipo sul termine previsto. Per confronto, il tunnel del Gottardo aveva richiesto dieci anni di lavoro terminati nel 1881, anche se è vero che è più lungo di 5 km, mentre il primo grande tunnel ferroviario, quello del Moncenisio o del Frejus, aperto nel 1871, aveva richiesto 9 anni di lavoro per 13,6 km. Il tunnel dell’Arlberg fu dunque il terzo grande traforo ferroviario alpino sia in ordine di tempo che di lunghezza.

I lavori erano stati assegnati a due diverse ditte, una per l’accesso da ovest ed un per quello da est. I due semitrafori, una volta ultimati, risultarono disallineati di solo 4 cm.

Ingresso dei minatori dal portale ovest durante i lavori di scavo, da wikipedia

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Pubblicato il 16 giugno 2018

E’ curioso e divertente notare che a volte anche al vero si vengano a realizzare situazioni che potrebbero sembrare irreali. Ne segnalammo ad esempio una quando ci capitò, a bordo di un ICE tedesco, di doverci fermare al comando di un segnale ad ala, trovandoci così proiettati in uno strano ibrido temporale.

Qui ne raccontiamo un’altra, esemplificata da un accostamento di rotabili non esattamente canonico.

Spesso gli acquisti dei ferromodellisti non seguono un rigore filologico, e così i parchi dei rotabili finiscono col non avere una coerenza storica. A volte si acquistano dei modelli solo perché piacciono e affascinano, anche se non sono aderenti al tema che un plastico o una collezione dovrebbe avere. Così ci si può trovare a creare composizioni o accostamenti improbabili. Ad esempio, può accadere che a un modellista che ha scelto di farsi un plastico a tema italiano piaccia l’eleganza delle carrozze blu e crema di Arnold Rapido che riproducono le vetture anteguerra del Rheingold, e che poi le faccia circolare, magari al traino di una E.428 di Colli.

Arnold Rapido 3390

Che pasticcio!, direbbe un purista. Eppure…

A chi dica: “quella composizione è impossibile, e fa storcere il naso” suggeriamo di proseguire nella lettura di questa nota…
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Pubblicato il 2 giugno 2018

Dopo aver esaminato i Coccodrilli del Gottardo, i Seetal e quelli Retici, eccoci a parlare di quello del Bernina. Al singolare, perché ve ne fu uno solo. E che si meriti l’appellativo di Coccodrillo è materia contesa: non è una macchina articolata, nè azionata da stanghe. Ma comunque è noto così, come Berninakrokodil, e non ci metteremo noi a discutere la legittimità dell’appellativo.

Ge 4/4 182 nel suo ambiente: presso l’ospizio del Bernina nel 2015. Foto © Matti Moretti da Bahnbilder.de

Di sicuro è una macchina molto particolare, per molti versi, e vale davvero la pena di raccontarne storia e caratteristiche.
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Pubblicato il 5 maggio 2018

L’appellativo “Coccodrillo” non è usato solo per le notissime Be-Ce 6/8 IIeIII famose soprattutto per il loro pluridecennale esercizio sulla ferrovia del Gottardo, ma è esteso a varie motrici ad avancorpi, prevalentemente operanti nell’arco alpino: Svizzera, Austria e Germania. In particolare sia applica anche ad alcune motrici a scartamento ridotto, che costituiscono il tema odierno. Tra queste, il Coccodrillo Retico (Ge 6/6) e quello del Bernina (Ge 4/4), ma non solo.

Ge 6/6 sul Landwasser – Foto © -Herbert Graf-www.modelrailroad.ch.vu da http://www.bahnbilder.de

Ge 4/4 a Brusio. Foto © matthias da http://forum.hunsrueckquerbahn.de/

Oggi esaminiamo quello retico, ed iniziamo con una immagine che lo mette fianco a fianco con il Coccodrillo del Gottardo.

RhB Ge 6/6 402 a fianco del Ce 6/8 II 13254 nella Verkehrshaus der Schweiz a Lucerna – Foto © Ralf Gunkel da bahnbilder.de

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Pubblicato il 7 aprile 2018

Negli articoli precedenti di questa serie abbiamo discusso dei Coccodrilli Svizzeri a scartamento normale, individuandone tre categorie: Gottardo, Seetal, Rangier. Qui ci occupiamo dei loro modelli in scala N.


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Pubblicato il 31 marzo 2018

Flixbus nasce nel 2013 come startup dall’idea di tre giovani imprenditori bavaresi (André Schwämmlein, Jochen Engert e Daniel Krauss), è oggi leader europeo del trasporto tramite bus, ed ha annunciato l’espansione al mercato USA. Dopo l’enorme successo che ha profondamente rivoluzionato il trasporto europeo su gomma di passeggeri a lunga distanza, la compagnia ha annunciato il suo ingresso nel mondo ferroviario, per ora solo in Germania, ma in futuro chissà…

Viaggio inaugurale del Flixtrain, 23 marzo 2018 – Foto © Jens Rohde da https://bahnblogstelle.net

Vediamo come si è giunti a questo punto.
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Pubblicato il 3 marzo 2018

Oltre al notissimo Coccodrillo del Gottardo, del quale abbiamo ampiamente parlato in un’altra nota, le SBB ebbero due altri “Coccodrilli” minori: macchine articolate con rodiggio C’C’, con due lunghi avancorpi ed un corpo centrale ospitante le cabine di guida e ad azionamento tramite una stanga collegata ad un asse cieco. Si tratta del Ee 6/6I chiamato “Rangierkrokodil” (coccodrillo da manovra) e del De 6/6, noto come Coccodrillo della Seetal.

Quest’ultimo è considerato il “fratello minore” del Coccodrillo del Gottardo. Li vediamo assieme in una foto di Kurt Greul, in un treno rievocativo del 2016.

I due coccodrilli assieme, Foto © Kurt Greul, 2016

Anche in passato poteva capitare di vedere, sia pur raramente, i due coccodrilli appaiati: su Schweizer Eisenbahn Revue n.3 del 1979 si trova una analoga foto scattata nel 1941. In questa nota facciamo una conoscenza un po’ più approfondita con le cinque macchine complessive appartenenti alle due classi citate.
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Pubblicato il 3 febbraio 2017

Che cosa accomuna le quattro locomotive mostrate in foto?

DB DR 194 e 193, ÖBB 1189 e SBB Ce 6/8 II – Foto da http://www.voba-medien.de/

Facile: il nomignolo. Sono quattro diversi Coccodrilli. Non sono però tutti i rettili diapsidi ferroviari. Ce ne sono molti altri.

Di quello del Gottardo abbiamo già parlato in un’altra nota. Qui ci proponiamo di fare una panoramica più completa possibile, elencandone i diversi tipi (anche se, come vedremo, l’appartenenza alla categoria non è universalmente condivisa) e dando qualche dettaglio addizionale per i “minori”, mentre alle principali famiglie dedicheremo esami più approfondito in altre note.
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Pubblicato il 6 gennaio 2018

Conoscete una locomotiva elettrica più affascinante del Coccodrillo Svizzero?

Ce 6/8 III 14305 + Ce 6/8 II 14253 alla testa di un treno celebrativo nel 2011. Foto © Thomas Stuzt da eisenbahnfotos.ch

Oggi ci occupiamo proprio di questo.
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Natale 2017

Pubblicato il 23 dicembre 2017

Ecco che arriva un altro Natale. Dickens aveva parlato dello “Spirito del Natale” nella sua bellissima “Christmas Carol”, realizzata poi al cinema in varie versioni tra cui quella di Disney con i suoi paperi – e di fatto in inglese zio Paperone si chiama proprio “Uncle Scroodge”, che è il nome del protagonista del racconto di Dickens.

Lo Spirito del Natale, che rende tutti buoni.: in suo nome c’è chi ha pensato di far passare un giorno speciale alle famiglie con bambini affetti da malattie serie o incurabili, ed ha fondato l'”Operation North Pole” – perché si sa che Babbo Natale, a.k.a. Santa Claus, vive al Polo Nord.

Vabbè, che c’entra questo con i treni? C’entra, c’entra. Fidatevi…

Il treno di Operation North Pole

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