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Archive for the ‘I Maestri’ Category

pubblicato: 28 aprile 2012, ultimo aggiornamento 10 maggio 2012

Mario Malinverno è noto nel mondo della scala N per le sue accuratissime realizzazioni. Ci eravamo già  brevissimamente occupati di lui agli inizi di questo blog, con una piccolissima segnalazione, ma è tempo di tornare sull’argomento ed approfondire.

Già nel 2000, alla prima edizione Premio Muzio, Mario si era classificato terzo (nella categoria  b2b – Elaborazioni – Altro materiale trainante) realizzando la E.428 098 seconda serie. Era partito da una Arnold E118, derivando gli avancorpi da una E.626 Tibidabo ed autocostruendo in plasticard il resto della carrozzeria e carrelli. Il lavoro svolto è stato documentato su un bollettino FIMF reperibile in rete.

E.428.098 di Mario Malinverno

Successivamente, nel 2008 Mario ha vinto il primo premio assoluto del Muzio con la sua E.633, e all’edizione successiva (2010) ha bissato il successo con la E.652.007.

E.633 di Mario Malinverno, Premio Muzio 2008

E.652.007 di Mario Malinverno, Premio Muzio 2010

Lo scorso anno la sua E626 seconda serie ha addirittura vinto il primo premio nel concorso “Francesco Ogliari” della FIMF – Federazione Italiana Modellisti Ferroviari ed Amici della Ferrovia: una competizione aperta a tutte le scale…

E626 Seconda serie – vincitrice primo premio del concorso FIMF 2011

Le realizzazioni di Mario sono superbe anche al di fuori del campo dei rotabili. Quello che impressiona è l’estrema cura realistica del dettaglio. Un esempio è la realizzazione della Chiesetta di San Cristoforo presentata a Novegro nel 2010. Si confrontino, nelle foto in basso, l’originale ed il modello!

La chiesa di San Cristoforo

E’ dunque chiaro che stiamo parlando di un grande Maestro. Tuttavia, nella gestione di questo blog, non abbiamo sufficienti risorse (cioè tempo ed energie…) per occuparci delle realizzazioni di singoli modellisti, per stupefacenti che siano: in generale quindi ci occupiamo solo delle cose che vengono messe a disposizione degli altri.  Ebbene, Mario ha messo a disposizione della comunità la sua maestria realizzando delle lastrine in ottone fotoinciso che gli altri hobbysti possono acquistare per tentare di realizzare da sé delle piccole opere d’arte. Le lastrine comprendono macchine (E.626, E632/633/652) ed accessori vari. Di queste lastrine si parla anche nei forum giapponesi….

Volendo presentare sul blog i modelli che ha reso disponibili alla comunità, l’ho contattato e gli ho chiesto di parlarmi un pò di sè e delle sue realizzazioni.

Mario è nato a Milano nel 1941, ed è un appassionato modellista fin dall’adolescenza. Nel 2004 ha scoperto la fotoincisione e, grazie all’incoraggiamento dei Maestri incontrati, ha capito che era possibile partire da una una situazione di totale ignoranza ed inesperienza, anche da autodidatta. Da allora è stato tutto un susseguirsi di tentativi sino ad arrivare alla progettazione ed alla produzione, per sé e per i soci ASN (Amici Scala N), di vari modelli di motrici FS ed accessori utili per un plastico. Ha prodotto la E626 (in due diverse versioni:  seconda e terza serie), la E632/633/652, pantografi FS di vario tipo, una gru edile, un ponteggio di facciata, staccionata FS, ringhiere, parapetti, e dettagli architettonici vari. Facile immaginare che il plastico di Mario sia un vero spettacolo: di questo però parleremo un’altra volta.

Mi sono fatto raccontare come sia arrivato alla fotoincisione: “Ecco come è stato il mio approccio con questa tecnica: è il 2004, con Carlo Maldifassi stiamo viaggiando in treno per raggiungere Firenze, per partecipare alle Giornate Fiorentine e facciamo conoscenza con Aligi Losio, che diventerà poi un amico di tante trasferte, il quale ci mostra una lastrina di catenaria da lui realizzata e ci spiega come ha fatto partendo da suoi disegni eseguiti con un programma vettoriale. Per me era arabo…
– Ma no –  dice Aligi  – è semplice, si fa così e poi cosà, anche Corel Draw va bene  – Allora penso che io Corel ce l’ho, e poi Aligi la mette giù così semplice che mi viene voglia di provarci, appena sarò a casa.
Poi altrettanto casualmente partecipo al master di Giorgio Donzello sulla fotoincisione, il gioco era fatto. Per merito di questi maestri ho capito che si poteva provare anche partendo da una situazione di totale ignoranza ed inesperienza , anche da autodidatti. Lavorando si sbaglia, è vero, ma si impara.
Ecco, vorrei spronare a provarci coloro che pensano di essere molto lontani dalla possibilità di costruirsi qualsiasi pezzo che non si trovi in commercio. Assicuro che, una volta costruito, diventerà il più bello della collezione.

La prima realizzazione, del 2005, è la lastrina della E.626, terza serie. L’idea è di riutilizzare carrello e meccanica Tibidabo, rimpiazzandone la carrozzeria con una di fattura più fine. La lastrina permette di ricostruire – secondo Pauluzzi, sul forum ASN, le E.626 di terza e quarta serie (in particolare le E626.309, 343, 394, 397 di terza serie, le E626.410, 431, 432, 436, 442 di quarta serie e la 626.003 ricostruita come quarta serie).

Prima lastrina di Mario (2005): E.626 terza serie.

Visto il successo della prima edizione, nel 2009 seguirà una nuova versione della E.626, adatta, sempre secondo il già citato Pauluzzi, per le E626.185, 186, 187, 193, 194, 225, 229, 232, 238, 239 e la E626.015 dopo la sua ricostruzione. Questa versione semplifica alcuni passaggi del montaggio ed offre tre basi per poter montare il modello sul telaio Tibidabo, su quello di Bodo Fonfara oppure di rendere possibile la realizzazione di una versione folle, non motorizzata.

Lastrina della E.626, edizione 2009

Le fasi del montaggio del modello di questa seconda lastrina sono mostrate, passo passo ed in grande dettaglio, sul bellissimo sito di Giuseppe Risso “ferromodellista.it”. Il risultato finale è stupefacente, se uno ha idea di quanto sia grande un modello in scala N…

La E.626 terza serie, (edizione 2009) finita (montaggio di Giuseppe Risso)

Nel 2011, terza edizione della lastrina della E.626 – questa volta rappresentante la macchina di seconda serie (e come abbiamo già detto, vincitore del premio FIMF). Di questa realizzazione si parla ampiamente sul forum ASN, al quale rimandiamo.

La E.626 seconda serie (edizione 2011)

Lastrina E.626 II serie (2011)

Nel mezzo tra le prime due lastrine di E.626, nel 2006, Mario comincia a pensare con Carlo Maldifassi che sarebbe bello fare una 633. Si dividono i compiti: Carlo la meccanica e Mario la carrozzeria. Dopo un po’ Carlo scopre che i carrelli della DB 212 sarebbero perfetti: hanno il passo giusto. Il progetto viene annunciato a Stoccarda alla Convention della scala N, e una volta detto non ci si può più tirare indietro… L’entusiasmo è grande: nessuno l’aveva ancora mai realizzata in N! Poi, tra tante difficoltà,  si trova finalmente il sistema : si taglia a metà il telaio della 212 allungandolo fino ad ottenere la misura giusta, inserendo un elemento in ottone, con le pieghe. come  ha insegnato Giorgio Donzello nel master della fotoincisione. Poi bisogna trovare il motore: quello della DB BR 120 è un po’ corto ma Mario e Carlo non si spaventano: basta fresare un po’ il telaio e le viti senza fine del motore arrivano sulle corone; è fatta, anche la motorizzazione è possibile con una spesa di circa 70/80 euro. Inizia allora la caccia ad una buona documentazione fotografica, di treni veri, oggi facilmente reperibile su tanti  siti. Inizia uno scambio di disegni per vedere quali soluzioni adottare, più o meno tutte le settimane Mario manda a Carlo lo stato del progetto, per conoscere il suo parere e capire se così può andare, trovare le giuste tolleranze e magari trascurare dettagli inutili. Realizza  una lastra di prova e nonostante vari difetti il prototipo montato nel complesso non è male!
Arriva dicembre, e a complicare tutto, la ditta delle fotoincisioni  comunica che non fa più produzioni per il modellismo al di sotto di 500 euro! Fortunatamente, dopo qualche delusione, si trova un nuovo produttore e così dopo aver sistemato il disegno la trafila ricomincia: stampa delle pellicole e una nuova lastra di prova. A forza di prove ed eliminando un difetto dopo l’altro, la quinta versione è quella  definitiva!

Lastrina E632/633/652 di Mario Malinverno (2007)

Così a Stoccarda 2007 si può vedere il modello finito e funzionante, in grado di girare sul modulare del record (564 metri!) senza problemi. Per il primo modello sono state necessarie circa 50 ore di progettazione ed altrettante per l’assemblaggio e la verniciatura. Poi arriva il premio del Muzio 2008, ma soprattutto la grande soddisfazione di vedere altri riuscire a realizzare la macchina partendo dalla lastra…

Di nuovo, sul sito di Giuseppe Risso, tutte le fasi del montaggio di questa macchina. I modelli finiti ottenibili da questa lastrina li abbiamo mostrati in apertura di questo articolo.

Dicevamo che, oltre alle motrici, Mario ha applicato la tecnica della fotoincisione alla realizzazione di accessori vari. Ci sono tre pantografi FS: il tipo 32, il tipo 42LR il tipo 52.

Lastrine dei pantografi Tipo 32, 42LR, 52.

Dall’alto verso il basso: i pantografi Tipo 52 (2010), Tipo 42LR (2010) e Tipo 32 (2011) di Mario Malinverno.

Ci sono poi vari accessori scenici. Per il modello della stazione di San Cristoforo (suggerita in un vecchio articolo sul bollettino FIMF) Mario ha realizzato una lastrina con vari particolari architettonici per impreziosire le facciate.

Lastrina per la stazione di San Cristoforo (2011)

Modello della stazione di Milano San Cristoforo realizzata con i particolari fotoincisi

Per confronto, la stazione di Milano San Cristoforo al vero

Stazione di San Cristoforo sul plastico

L’ispirazione dalla realtà è, ormai lo abbiamo capito, il criterio guida di Mario. Questo avviene anche per le case lungo il Naviglio a San Cristoforo: ne vediamo prima la vista reale, poi il modello realizzato da Mario, ed infine la lastrina con particolari architettonici (prevalentemente finestre).

Scorcio del Naviglio a Milano San Cristoforo

Scorcio di San Cristoforo sul plastico

Lastrina con finestre, terrazzi e vetrine (2011)

Altre due realizzazioni, presentate a Novegro 2008, sono il modello di una impalcatura di facciata e di una gru a torre, a montaggio modulare, marca SAEZ (spagnola e partner dell’italiana RAIMONDI) modello S-41.  L’appoggio a terra può essere in versione incassata in lastra in cemento armato oppure appoggiata con livellatori (si è preferita la 2° versione).   La portata max in punta è di 2500 kg con due elementi di braccio e di 1700 kg con 3 elementi. Anche queste lastrine, come le altre, sono a disposizione degli appassionati.

La lastrina della gru di Mario (2008)

Gru e impalcatura di facciata di Mario Malinverno

Ancora un volta, il realismo è eccezionale: la seguente sembra la foto di una gru vera, ma è un modello in scala N…

gru e ponteggio visti da sotto

Un’ultima lastrina riguarda la classica staccionata FS di cemento, ringhiere, parapetti, cancelli, cassoni, tombini stradali.

Lastrina della staccionata (2009)

E.626 terza serie con in primo piano la staccionata FS

Come dicevo, la produzione di Mario può essere facilmente ottenuta (almeno fino a esaurimento scorte). Basta rivolgersi all’ennegozio (occorre però essere soci ASN). I costi sono 50€ per le lastrine delle motrici, e 5€ per quelle dei pantografi. La documentazione sui vari pezzi è disponibile on-line, e Mario è sempre disponibile a fornirla direttamente. Si tratta di descrizioni interessanti anche per chi avesse solo la curiosità di farsi un’idea, magari prima di acquistare le lastrine.  Pensiamo sia utile farne  qui un inventario, perchè  essendo i documenti un pò sparsi tra varie thread non sono facilissimi da individuare al primo colpo. Ecco quindi la lista:

Il grande pregio del lavoro di Mario è quello di aver messo a disposizione degli appassionati delle risorse stupende, e di aver incoraggiato tanti ad avventurarsi in un mondo nuovo e affascinante: quello dell’autocostruzione di modelli. Può sembrare difficile, e forse lo è, ma il grande insegnamento di Mario, in calce a tutti i suoi messaggi sul forum, è lo scherzoso ma serissimo “nessuno nasce imparato“.

Grazie a Mario per il suo aiuto che mi ha permesso di raccogliere la documentazione necessaria per questo post.

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pubblicato: 28 gennaio 2012

Angelo Pozzati è uno dei produttori artigianali che ha caratterizzato la fase a cavallo del cambio di millennio.

La passione di Angelo per “i trenini” inizia con uno start set H0 Lima avuta in regalo dai genitori a soli 3 anni, nel 1964. L’interesse per la scala N arriva vari anni dopo, nel 1981. Dopo alcuni altri anni, nel 1995, nasce l’idea di diventare un costruttore, cosa che si concretizza nel 1996 con un carro motorizzato tipo G destinato a far muovere una Gr685 non motorizzata che si era costruito sulla base di alcune “stampate” Tibidabo montate su un telaio di ottone.

Telaio del carro motorizzato di Angelo Pozzati

In quell’anno il carro G viene portato a Novegro, dove il mitico Cantarella volle esporre il carro nella sua vetrina tanto era “bello”. Incoraggiato da questa esperienza, Angelo si lancia in avventure più complesse, come la costruzione di una Aln 880 in ottone scavata dal pieno tramite fresatura. A seguire poi diverse esperienze con vari contatti nel mondo ennista, anche con collaborazioni con altri costruttori. Nel giro di 10 anni Angelo ha realizzato su richiesta ben 1096 pezzi tra modelli finiti e motorizzazioni: una media di due modelli a settimana! Erano commercializzati con il marchio Costruzioni Meccaniche Modellistiche.

CMM

Inizialmente i modelli erano lavorati dal pieno, scavando e fresando blocchi di ottone. In una seconda fase i modelli furono fotoincisi, e successivamente vennero stampati in resina. In alcuni casi le verniciature erano commissionate a  Giuseppe de Bernardinis di Roma, un amico abilissimo con i pennelli con il quale Pozzati stabilì una fruttuosa collaborazione.

Ci si può fare una idea della interessantissima produzione consultando il listino CMM del 2003, che Angelo mi ha passato assieme alle informazioni che qui riporto.

Doppia E.633 Pozzati

Le motorizzazioni erano basate quasi sempre su motori Fleischmann, ma in alcuni casi sono Graham Farish e Mashima. Quasi tutta la gamma di locomotori e automotrici montava 2 motori data l’elevata massa del modello. Ad esempio il Binato-Breda pesava oltre mezzo chilo, 250 grammi a pezzo: circa il doppio di un normale modello in scala N (per confronto, una Re 6/6 Minitrix pesa circa 130 grammi). Proprio la massa elevata e la doppia motorizzazione facevano delle macchine dei “muli” instancabili. Angelo sposava infatti la filosofia da plasticista, ispirandosi all’approccio stile Märklin: macchine robuste fatte per andare “sempre” e maneggiabili senza…paura di romperle.

Le Binato Breda appena "scavate" dal blocchetto di ottone che si vede sullo sfondo

Profilo della Binato-Breda

I musetti della Aln 442 + Aln 448.

Per quel che riguarda i locomotori elettrici la produzione nel 2003 comprendeva tre versioni di E.636 (061, 080, 111) una E.645 (101), la E.633.041 – tutte con telaio fresato in ottone con due motori e carrozzeria in resina, la E.428 e la E.400 (nelle versioni FS 002 e FCV, Ferrovia Casalecchio-Vignola) in resina con un solo motore, E.444.091 e E.447.041 su base Rivarossi, con telaio in ottone e doppia motorizzazione. L’elevato peso permetteva di trainare senza problemi convogli di composizioni significative, anche in assenza a  di anelli di aderenza.

Parata delle articolate Pozzati (oltre 110 esemplari venduti)

E.636.080 "treno Azzurro" di Angelo Pozzati

Nel forum Scala N ci sono immagini della E.636.111 vista dalle due fiancate, dall’alto e dal frontale. Le foto sono state inserite da Stefano Parisi, fortunato possessore del modello.

Vista lato corridoio della E.636.111 Pozzati - modello di Stefano Parisi

La E.428 era nella versione aerodinamica, terza serie (secondo la convenzione FS,, ma chiamata da alcuni quarta serie).

E.428 terza serie

Sulla E.400 fa bella mostra di sé il fischio, verniciato separatamente, a testimonianza di una buona cura dei dettagli.

E.400.002 Pozzati, dalla collezione Angioy

L'altro lato della E.400

A vapore c’era una elaborazione in metallo su base Graham Farish (la Gr.737 in versione 007 e 015).

La Gr.737. si possono notare il compressore a doppio stadio e il serbatoio, aggiuntivi prodotti da Angelo ed all'epoca acquistabili anche separatamente.

Le automotrici prodotte in massello di ottone erano la già vista Aln448 TEE dotata di ben 4 motori, e le Aln 772 e Aln 880 entrambe con doppia motorizzazione. La Aln.663 era invece in resina, con un solo motore.

Aln 772

Kit della Aln880 fotoincisa di Pozzati, in varie fasi del montaggio. 100 pezzi prodotti per Carminati.

Aln 663 di Angelo Pozzati

La Aln 663 aperta

C’erano poi tante motorizzazioni: per tutte le Bo’Bo’Bo’ (articolate e non), per le due versioni di E.402, per le E.454, E.626, E.400, D.341, Ale 601 e Ale 668.

Telaio con doppia motorizzazione per le articolate

Un telaio motorizzato BoBo

La splendida E.424 costruita da Paolo Marchese aveva un telaio motorizzato Pozzati. Foto dalla collezione Angioy

Angelo ha fatto escursioni anche in altre scale, come nel caso di questa bellissima R301.027 delle Ferrovie Sicule in scala 0. Il modello ha richiesto 1500 ore di lavoro!

R.301 delle Ferrovie Sicule in scala 0

L’avventura di Angelo come artigiano ferromodellista  si chiude quando il suo socio (suo suocero, un validissimo fresatore/tornitore) decide di andare in pensione ed Angelo non riesce a trovare qualcuno disposto a partecipare alla società. Anche se da allora si è un pò allontanato dal mondo ferromodellistico, ancora oggi Angelo frequenta l’annuale fiera del modellismo a Novegro.

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pubblicato: 7 gennaio 2012;  ultima modifica 11 febbraio 2013

Il nome di Achille Carminati è presente nella scala N da oltre un quarto di secolo. I suoi primi modelli risalgono al 1984, quando le carrozze tipo 1921 e relativo bagagliaio di Tibidabo vengono aggiornate con il gancio standard NEM (“Arnold Rapido”) ed arricchite con arredamento interno in metallo.  In precedenza le Tibidabo avevano il gancio ad occhiello, come le Lima. Le carrozze, in livrea grigio ardesia con logo FS a televisore, vengono commercializzate con il marchio “CDM Tibidabo N“. L’anno prima Achille aveva preso la rappresentanza per l’Italia della francese Jouef, e poco dopo aveva rilevato il magazzino di parti della vecchia Tibidabo.

Bagagliaio Dz95000 ACAR (ex Tibidabo), dalla Collezione Angioy

La collaborazione con Jouef termina dopo tre anni, ed è allora (1986) che nasce il marchio  “Acar Models” (da Achille CARminati) che focalizza sulla sola scala N.

Logo ACAR Models

Per i primi quattro anni (fino al 1990) l’attività si concentra solo sulla riproposizione dei prodotti Tibidabo aggiornati. Le carrozze 1921 escono in livrea castano/isabella e castano, e vengono affiancati dai vari carri merce ex Tibidabo (carri F, Ltm con carbone e senza, e cisterna).

Due carri F per trasporto banane, dalla Collezione Angioy

Nel 1991 arriva la E.626, anch’essa ex Tibidabo ma rimotorizzata, ma soprattutto arriva la prima vera novità originale: una ALn 663  in ottone fotoinciso motorizzata Tomix.

E.626 ACAR ex Tibidabo rimotorizzata, dalla Collezione Angioy

L’anno successivo è il momento di un’altra automotrice: la ALn 880 in ottone fotoinciso, sia singola che con rimorchiata.

ALn 880 Acar, dalla Collezione Angioy

ALn 880 Acar, dalla Collezione Angioy

Le fanno compagnia la Gr.835 folle (ex Tibidabo), un paio di derivazioni Graham Farish (La Gr.737 e un diesel da manovra industriale) e vari altri carri merce derivati da base Tibidabo: il carro cereali Ugkkls, una serie di carri pianali a due assi con stanti e senza (vuoti e con diversi carichi). Assieme a Transmondia Paris dà inzio alla realizzazione di vari carri merce SNCF: ne seguiranno altri negli anni successivi, e vi saranno anche dei carri SBB, ÖBB, MAV, FL (Ferrovie della Lorena).

Gr.835 folle ACAR, dalla Collezione Angioy

ACAR Gr.737

La Gr.737 c’è anche in versione con tender a nafta

Carro SNCF di ACAR

Il 1993 vede la realizzazione della E.424 motorizzata Graham Farish in quattro versioni (anni’50, anni ’60, anni ’80 castano/isabella e completamente castano). Di questa realizzazione non abbiamo reperito foto.

Nel 1995 viene realizzato un tram milanese, in versione verde ed arancione.

Tram ATM di ACAR, foto da freeforumzone.leonardo.it

Tra il 1996 e il 2001 è il turno di un pò di nuovi carri merce italiani: un carro cisterna a due assi con terrazzino “Ausiliare Milano” e 5 diverse versioni di carro tramoggia a carrelli FS.

Tre versioni del carro tramoggia di ACAR, dalla collezione Angioy

Nel 2003 nuova edizione della ALn 663,  ridisegnata in collaborazione con Lorenzo Colli (cassa in alpacca fotoincisa, tetto in metallo, telaio motore su base Greenmax).

Ale.663 ACAR sul plastico di Alex La Torre

Negli anni successivi, fino ad oggi, segue la versione folle della stessa, la elettromotrice E624 “Piacentina” (cassa in ottone fotoinciso, tetto in resina, pantografi Sommerfeldt, telaio motore Greenmax), in due versioni: castano/isabella e grigio ardesia. Arrivano anche dei nuovi merci FS: un carro pianale a carrelli trasporto acido FS (telaio in fotoincisione, carrelli in plastica, cisterna in resina) e un carro F con porta metallica.

E.624 “Piacentina” ACAR

Vista frontale della E.624

Tra la produzione recente vi sono alcuni carro merce: LT in due versioni, un carro trasporto cloro della Società Solvay,

AC3451- Carro trasporto cloro della Società Solvay

AC3451- Carro trasporto cloro della Società Solvay

Art3450 Carro della Soc. Chimica dell’Aniene

Art3450 Carro della Soc. Chimica dell’Aniene

AC3256 CarroLT -Cornigliano SpA

AC3256 CarroLT -Cornigliano SpA

Grazie al solito google, qualche tempo fa abbiano reperito un vecchio listino 2004: ACAR2004, nel quale si vede come oltre ai rotabili, Achille avesse ripreso anche degli accessori ex Pocher: torre dell’acqua, colonna idraulica, sagoma limite. Il listino 2011 è reperibile in rete, così come quello del 2012.

Fino a poco tempo fa Carminati non aveva una presenza stabile in rete, ma appare di tanto in tanto su ebay.it, dove vende i suoi modelli nel negozio Achi50.  Da qualche mese è diventato più facile contattarlo grazie al suo nuovo sito acarmodels.wordpress.com sul quale si possono trovare anche foto di vari suoi modelli.

A fine 2012 Carminati e Colli hanno collaborato alla realizzazione dello splendido Binato Breda del quale parliamo altrove.

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ultimo aggiornamento: 9 gennaio 2011

Carlo Mercuri, persona squisita e notissima nell’ambiente della Scala N, ha fatto a tutti gli appassionati un regalo: il suo nuovo sito, dal nome indovinatissimo: O.M. Officine Mercuri. Infatti proprio di officine si tratta: Carlo vi descrive il proprio lavoro di realizzazione di gioellini in scala N. Per il momenti vi sono alcuni bei video e degli interessanti articoli su autocostruzioni. Vale una visita, da ripetere poi regolarmente in futuro!

La testata contiene una foto che dà immediatamente una misura della qualità del lavoro di Carlo, con una D.245 da lui costruita e motorizzata. Guardando la foto si stenta a capire che si tratti di un modellino su un plastico.

Oltre a realizzare modelli e plastici e mantenere il nuovo sito Carlo modera il forum “Tutto sulla Scala N” su ferrovie.info ed è stato tra gli animatori del Museo della Scala N (che speriamo sia in procinto di rinascere dalle proprie ceneri).

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ultimo aggiornamento: 20 novembre 2010

Paolo ha recentemente scovato uno straordinario modellista marchigiano in N. Non è propriamente un artigiano, non produce in serie per vendere, non si fa pubblicità di alcun genere e addirittura non ne riveliamo l’identità dato che è tanto schivo e riservato da preferire l’anonimato. E’ un sessantenne colto, raffinato e documentato, con una manualità incredibile ed un’officina attrezzata, ma senza plastici, diorami e collezione, che produce esemplari unici o -su richiesta di pochi amici- serie limitatissime di rotabili “particolari”, motocarrelli, mezzi militari, agricoli e speciali. Tra questi, un motocarrello motorizzato su base Fiat 850 furgone (9mmx10mm) dotato di un sorprendente motore lungo 6mm e di diametro 3mm!

Su YouTube il suo canale “spisa2” contiene una trentina di filmati delle sue realizzazioni. Nei filmati i modelli viaggiano in genere ad alta velocità, ma “Spisa” dichiara una impressionante velocità di esercizio fino a un centimetro al secondo: lentissimo!

Parte delle sue realizzazioni sono illustrate nei post di Vettore60 sul forum di dueGiEditore (cliccando sulle foto nel forum è possibile ingrandirle). I lavori includono, tra l’altro:

  • 207
  • 208
  • 209 003 motorizzate(Badoni IV NLR)
  • Gr.806 (gru montata su una loco a vapore)
  • Aln 56
  • A21 (TIBB) delle Ferrovie Centrali Umbre
  • Gr835
  • Gr650
  • Gr660
  • FNM200

oltre a carri vari, e perfino un carrello per lavori sulla linea aerea motorizzato!

carrello (motorizzato!) per lavori sulla linea aereadi  "Spisa"

carrello (motorizzato!) per lavori sulla linea aerea di "Spisa"

Il seguente video mostra il carrello in azione:

Occasionalmente vende le sue realizzazioni su ebay con lo pseudonimo di “spisa”. Paolo ha acquistato alcuni pezzi, che mostriamo qui:

Badoni

Badoni Tipo 3 (precursore delle sogliole, non motorizzato)

Quando “spisa” realizza modelli su commissione, privilegia un’esasperata ricerca filologica e storica e invia al committente foto e filmati delle varie fasi realizzative. Che altro dire?

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ultimo aggiornamento: 27 ottobre 2010

Un modo per integrare la propria flotta di motrici italiane è di autocostruire dei modelli. E’ possibile farlo  usaando delle dettagliatissime lastrine fotoincise: occorre “ritagliare” i pezzi, piegarli opportunamente, saldarli o incollarli, ed infine verniciare il modello ottenuto. Sono disponibili lastrine di vari modelli e accessori. Cominciamo da quella realizzata qalche tempo fa da  Marco Camatarri: una lastrina in alpacca fotoincisa per il “piccolo” 216 Badoni.

216 da photorail.com

La motrice, una volta montata, è motorizzabile con il telaio di un Köf Arnold ed un motore Faulhaber (da Marco si può ottenere il kit completo).

Carlo Mercuri, che ringrazio, mi ha fornito fotografie del modello da lui montato. La prima mostra la lastrina e il materiale ricavabile dal Köf, la seconda mostra il telaio con la motorizzazione e la terza il modello montato e saldato. Mi ha passato anche una foto dell’autore della lastrina che mostra il proprio modello montato.

Lastrina e ingredienti per la motorizzazione

Telaio e motorizzazione

Modello montato da Carlo Mercuri

L'autore della lastrina, Marco Camatarri, con la sua creatura

Del modello motorizzato di Carlo c’è anche un bel video:

L’intera avventura del montaggio del modello (senza motorizzazone), passaggio per passaggio, è documentata da Giuseppe Risso sul suo sito.

Per chi volesse lanciarsi nell’avventura di costruire una 216, le lastrine sono ottenibili tramite la ASN, oppure direttamente da Marco (per indirizzo e-mail e telefono si veda un post su tuttoscalaN)

Per imparare come fare a realizzare o a montare delle lastrine, ci sono lezioni specifiche (fotoincisione) nei Master di Ferromodellismo raggiungibili a partire dal post su “Imparare il ferromodellismo” su questo blog.

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ultimo aggiornamento: 19 ottobre 2010

Tra i modelli statici disponibili, la E645 di CIL è decisamente tra le più complesse da motorizzare,

E645 prima serie CIL

E645 prima serie CIL

perchè il rodiggio Bo+Bo+Bo (tre carrelli da due ruote) è davvero inusuale fuori dalla penisola italica, e quindi non si trovano dei modelli “stranieri” a cui rubare il telaio.

C’è qualche BoBoBo giapponese, o qualche versione di Re6/6 svizzera con quel rodiggio, ma le lunghezze dei telai e passo sono incompatibili- e poi si tratta di telai non snodati: le BoBoBo italiane invece sono tutte – ad eccezione di E626 ed E633 – basate su due semitelai.

SBB-CFF-FFS Re6/6 BoBoBo

SBB-CFF-FFS Re6/6 BoBoBo

Quindi il lavoro da fare è serio… Questo non spaventa però certi Maestri. Fabrizio Mungai non solo lo ha fatto, ma lo ha anche ampiamente descritto in un articolo del Bollettino Amici Scala N che è disponible in rete. In un altro articolo, Ezio Mazzarella aveva descritto passo passo come smontare il modello CIL: mettendo assieme le due cosè si ottiene una bella guida su come motorizzare il modello statico!

Inoltre in rete si trovano, in un post di Carlo Mercuri nel forum di Ferrovie.info, immagini di una motorizzazione alternativa, ottenuta usando due motori di CD player.

Alessandro Chite in un post sul forum ASN mostra il suo telaio autocostruito

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Pubblicato il 26 aprile 2009, ultima modifica 28 febbraio 2015

Autoveicoli radiocomandati in scala N? Impossibile, avrei detto…

Invece… incredibile: esistono! Autocostruiti da Andreas Rackel e Marcus Christl, e doumentati (in tedesco) sul sito web di Andreas.
I veicoli hanno la possibilità di marcia avanti, indietro, sterzare (!), accendere e spegnere le luci (fari anteriori, luci posteriori e lampeggiante). A luci spente viaggiano per 5 minuti circa, poi la batteria va ricaricata. Non sono prodotti commerciali, ma un sistema autocostruito.
Ce ne sono due versioni:

  • un furgoncino VW
Il furgoncino VW di Andreas Rackel

Il furgoncino VW di Andreas Rackel

  • una VW Passat della polizia
La VW Passat di Andreas Rackel

La VW Passat di Andreas Rackel

La Passat a pancia aperta

La Passat a pancia aperta

Dettaglio dello sterzo della Passat

Dettaglio dello sterzo della Passat

Ulteriori particolari sono visibili su www.mzr-online.com

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Pubblicato il 25 marzo 2009

Michael Peters è un modellista tedesco, le cui realizzazioni più impressionanti sono i cambi di livrea, come nel caso del suo Mauszug (realmente esistente nelle Ferrovie Tedesche) o il  Mozart-Taurus.

Vagone del Mauszug, da www.jmpet.de

Vagone del Mauszug, da http://www.jmpet.de

I suoi sono tutti pezzi unici, non in vendita.
Alcune realizzazioni comportano anche varazioni strutturali, come nel caso del doppio Taurus svedese. Il processo di elaborazione è documentato sul suo sito (in tedesco…).

La doppia Taurus, da www.jmpet.de

La doppia Taurus delle Ferrovie Svedesi, da http://www.jmpet.de

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Tra i Maestri, ovvero coloro che con grande arte e abilità costruiscono, modificano e adattano modelli per creare pezzi nuovi ed unici, va sicuramente annoverato Giorgio Donzello, la cui attività spazia su varie scale. Il suo sito, rotaie.it,  è molto interessante, e merita una visita.Particolarmente interessante è la sezione tips and tricks che fornisce molti suggerimenti.

Tra le cose che vi si trovano c’è il diario che mostra passo a passo la creazione dal nulla di uno stupendo modellino della GR690. E’ una testimonianza di cosa sia possibile fare da soli (anche se io non ci riuscirei mai!).

la GR690 di Giorgio Donzello

la GR690 di Giorgio Donzello

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