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Archive for the ‘Motorizzazioni’ Category

pubblicato: 28 gennaio 2012

Angelo Pozzati è uno dei produttori artigianali che ha caratterizzato la fase a cavallo del cambio di millennio.

La passione di Angelo per “i trenini” inizia con uno start set H0 Lima avuta in regalo dai genitori a soli 3 anni, nel 1964. L’interesse per la scala N arriva vari anni dopo, nel 1981. Dopo alcuni altri anni, nel 1995, nasce l’idea di diventare un costruttore, cosa che si concretizza nel 1996 con un carro motorizzato tipo G destinato a far muovere una Gr685 non motorizzata che si era costruito sulla base di alcune “stampate” Tibidabo montate su un telaio di ottone.

Telaio del carro motorizzato di Angelo Pozzati

In quell’anno il carro G viene portato a Novegro, dove il mitico Cantarella volle esporre il carro nella sua vetrina tanto era “bello”. Incoraggiato da questa esperienza, Angelo si lancia in avventure più complesse, come la costruzione di una Aln 880 in ottone scavata dal pieno tramite fresatura. A seguire poi diverse esperienze con vari contatti nel mondo ennista, anche con collaborazioni con altri costruttori. Nel giro di 10 anni Angelo ha realizzato su richiesta ben 1096 pezzi tra modelli finiti e motorizzazioni: una media di due modelli a settimana! Erano commercializzati con il marchio Costruzioni Meccaniche Modellistiche.

CMM

Inizialmente i modelli erano lavorati dal pieno, scavando e fresando blocchi di ottone. In una seconda fase i modelli furono fotoincisi, e successivamente vennero stampati in resina. In alcuni casi le verniciature erano commissionate a  Giuseppe de Bernardinis di Roma, un amico abilissimo con i pennelli con il quale Pozzati stabilì una fruttuosa collaborazione.

Ci si può fare una idea della interessantissima produzione consultando il listino CMM del 2003, che Angelo mi ha passato assieme alle informazioni che qui riporto.

Doppia E.633 Pozzati

Le motorizzazioni erano basate quasi sempre su motori Fleischmann, ma in alcuni casi sono Graham Farish e Mashima. Quasi tutta la gamma di locomotori e automotrici montava 2 motori data l’elevata massa del modello. Ad esempio il Binato-Breda pesava oltre mezzo chilo, 250 grammi a pezzo: circa il doppio di un normale modello in scala N (per confronto, una Re 6/6 Minitrix pesa circa 130 grammi). Proprio la massa elevata e la doppia motorizzazione facevano delle macchine dei “muli” instancabili. Angelo sposava infatti la filosofia da plasticista, ispirandosi all’approccio stile Märklin: macchine robuste fatte per andare “sempre” e maneggiabili senza…paura di romperle.

Le Binato Breda appena "scavate" dal blocchetto di ottone che si vede sullo sfondo

Profilo della Binato-Breda

I musetti della Aln 442 + Aln 448.

Per quel che riguarda i locomotori elettrici la produzione nel 2003 comprendeva tre versioni di E.636 (061, 080, 111) una E.645 (101), la E.633.041 – tutte con telaio fresato in ottone con due motori e carrozzeria in resina, la E.428 e la E.400 (nelle versioni FS 002 e FCV, Ferrovia Casalecchio-Vignola) in resina con un solo motore, E.444.091 e E.447.041 su base Rivarossi, con telaio in ottone e doppia motorizzazione. L’elevato peso permetteva di trainare senza problemi convogli di composizioni significative, anche in assenza a  di anelli di aderenza.

Parata delle articolate Pozzati (oltre 110 esemplari venduti)

E.636.080 "treno Azzurro" di Angelo Pozzati

Nel forum Scala N ci sono immagini della E.636.111 vista dalle due fiancate, dall’alto e dal frontale. Le foto sono state inserite da Stefano Parisi, fortunato possessore del modello.

Vista lato corridoio della E.636.111 Pozzati - modello di Stefano Parisi

La E.428 era nella versione aerodinamica, terza serie (secondo la convenzione FS,, ma chiamata da alcuni quarta serie).

E.428 terza serie

Sulla E.400 fa bella mostra di sé il fischio, verniciato separatamente, a testimonianza di una buona cura dei dettagli.

E.400.002 Pozzati, dalla collezione Angioy

L'altro lato della E.400

A vapore c’era una elaborazione in metallo su base Graham Farish (la Gr.737 in versione 007 e 015).

La Gr.737. si possono notare il compressore a doppio stadio e il serbatoio, aggiuntivi prodotti da Angelo ed all'epoca acquistabili anche separatamente.

Le automotrici prodotte in massello di ottone erano la già vista Aln448 TEE dotata di ben 4 motori, e le Aln 772 e Aln 880 entrambe con doppia motorizzazione. La Aln.663 era invece in resina, con un solo motore.

Aln 772

Kit della Aln880 fotoincisa di Pozzati, in varie fasi del montaggio. 100 pezzi prodotti per Carminati.

Aln 663 di Angelo Pozzati

La Aln 663 aperta

C’erano poi tante motorizzazioni: per tutte le Bo’Bo’Bo’ (articolate e non), per le due versioni di E.402, per le E.454, E.626, E.400, D.341, Ale 601 e Ale 668.

Telaio con doppia motorizzazione per le articolate

Un telaio motorizzato BoBo

La splendida E.424 costruita da Paolo Marchese aveva un telaio motorizzato Pozzati. Foto dalla collezione Angioy

Angelo ha fatto escursioni anche in altre scale, come nel caso di questa bellissima R301.027 delle Ferrovie Sicule in scala 0. Il modello ha richiesto 1500 ore di lavoro!

R.301 delle Ferrovie Sicule in scala 0

L’avventura di Angelo come artigiano ferromodellista  si chiude quando il suo socio (suo suocero, un validissimo fresatore/tornitore) decide di andare in pensione ed Angelo non riesce a trovare qualcuno disposto a partecipare alla società. Anche se da allora si è un pò allontanato dal mondo ferromodellistico, ancora oggi Angelo frequenta l’annuale fiera del modellismo a Novegro.

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pubblicato il 26 dicembre 2010, ultimo aggiornamento: 10 settembre 2012

Terminiano la miniserie su come procurarsi a costo contenuto modelli italiani. Dopo aver trattato merci, viaggiatori, motrici nuove ed usate affrontiamo il tema di materiale hobbystico prodotto in piccolissima scala. Alcuni hobbisty evoluti (in passato Ilario Baccari, oggi Gianni Prin Derre) mettono a disposizione delle casse verniciate di motrici italiane. Modelli statici di motrici italiane sono stati realizzati anche da Del Prado e CIL: erano oggetti venduti in edicola assieme a fascicoli, e sono ancora reperibili su ebay. Come nel resto di questa serie non ci occupiamo di oggetti da autocostruire (come le lastrine) o da elaborare prima di poterli mettere a girare sul plastico.


I modelli statici possono decorare pregevolmente il plastico. Fino al 2009 era possibile ottenere i modelli direttamente dalla Del Prado a circa 13€, ora si deve ricorrere ad ebay dove li si trova a prezzi variabili: da un paio di Euro a prezzi abbastanza alti (anche oltre i 20 €) a seconda del periodo e del modello.


Sulla base di modelli statici o di carrozzerie hobbistico-artigianali, su ebay si trovano vari modelli unici o realizzati in piccolissima serie da amatori.. Con un pò di attenzione si possono trovare cose interessanti. Le cose a cui fare attenzione sono soprattutto:

  • la qualità della motorizzazione;
  • l’esattezza del passo;
  • l’altezza sul ferro.

Riguardo alla motorizzazione, ci sono principalmente tre famiglie di realizzazioni:

  • realizzazione di telaio e motorizzazione ad hoc;
  • l’utilizzazione di un carrello motorizzato giapponese;
  • l’adattamento di un telaio di motrice industriale.

La prima scelta, un tempo rarissima, è diventata accessibile grazie al lavoro di Lineamodel, che tra i 75 e i 110€ propone telai motorizzati in ottone fresato completi carrelli per dare vita alle D345, E402, ALn556 Del Prado, la E645 CIL e la E.404/414 NewRay, e per rimotorizzare vari altri modelli. E’ quindi possibile, realizzare i modelli finiti a costi tra i 100 e i 140 €, anche se occorre metterci un po’ di lavoro. E’ possibile rivolgersi ad esempio anche ad Assonne o a Nino Martire per delle motorizzazioni alternative. La motorizzazione per la E.428 è proposta da Lorenzo Colli, ma sfora il limite di budget che abbiamo proposto.

La seconda opzione è quella nettamente più comune, ma lascia in genere a desiderare. I carrelli motorizzati sono generalmente molto veloci, e non riescono a viaggiare a velocità bassa, insomma finiscono per essere più giocattoli che modelli. Inoltre spesso le soluzioni offerte sono ottenute con grandissima approssimazione, e con scarsissima considerazione del passo corretto, prendendo uno dei carrelli disponibili e letteralmente “ficcandoci sopra” una carrozzeria DelPrado o CIL. Addirittura si sono viste delle E645 motorizzate BoBo, cioè con due carrelli invece di tre! (e senza nemmeno curarsi di creare almeno un falso carrello centrale …). Con un pò di frequentazione di ebay.it, è facile individuare i prolifici venditori piuttosto approssimativi, e starne alla larga…

La terza scelta è generalmente meglio, anche se più cara e assai meno frequente della seconda: in primo luogo le motrici realizzate utilizzando telai e motori Fleischmann, Minitrix o Hobbytrain hanno una qualità di marcia incomparabilmente superiore a quella dei carrelli giapponesi, e poi in genere i modelli sono frutto di una ricerca più accurata di telai che abbiano passo e distanza tra i carrelli adeguati.

L’altezza sul ferro è (un pò in tutti i casi) poco esatta: a volte è sbagliata di di poco, altre volte esageratamente. Come sempre, si tratta di capire quanto si sia tolleranti con le inevitabili imprecisioni.

Infine, qualche rara volta è anche possibile trovare modelli riverniciati. Anche qui, si va da pezzi interessanti a oggetti inguardabili (qualche tempo fa c’era su ebay una tartaruga in castano e isabella!).

Si tratta quindi di verificare accuratamente come stiano le cose prima di acquistare.


Presentiamo qui alcuni esempi del secondo tipo (motorizzazioni “giapponesi”)

  • D.345 Il modello (che ho acquistato circa un anno fa per 70€) ha un passo è chiaramente sbagliato, ed è montato su un carrello motorizzato Kato con trazione su due assi dalle prestazioni non esaltanti. Ha alcune cose pregevoli (luci bianche e rosse) ed altri guai imperdonabili: era sostanzialmente in grado di viaggiare solo in rettilineo e in assenza di scambi, se no deragliava! E’ stato necessario intervenire pesantemente per renderlo usabile. Una volta messo a girare sul plastico i suoi difetti estetici finiscono con l’essere tollerabili, mentre quelli dinamici sono – almeno per me – più gravi.
Una discutibile realizzazione di un D.345

Una discutibile realizzazione di un D.345

  • Aln.556 su carrello giapponese. Costo 110€, altezza sul ferro spaventosa. Va detto che la motorizzazione di questo modello è una sfida, soprattutto perchè la cassa stretta non dà gioco sufficiente ai carrelli (che dovrebbero essere incassati) negli irrealistici raggi di curva di plastici. E’ quindi necessario decidere se tagliare la carrozzeria i corrispondenza dei carrelli, o tenere il modello alto sul ferro. Certo che questa realizzazione sembra proprio stare sui trampoli. Dovrebbe essere possibile tenere la carrozzeria di qualche mm più i basso senza interferire con i carrelli.
Una Aln 556 piuttosto alta sul ferro.

Una Aln 556 piuttosto alta sul ferro.

  • E.402B su carrello giapponese. Venduto su ebay a 155€! Si tratta di un esempio indecente: i carrelli dovrebbero stare nell’incavo che si vede nella carrozzeria, invece sono sotto le cabina. Il tutto è molto alto sul ferro. Insomma, ne starei ben lontano…
Una E.402B piuttosto approssimativa!

Una E.402B piuttosto approssimativa!


Per contrasto, vediamo alcune realizzazioni del terzo tipo.

  • E.402B Francia. Versione della motrice cargo con tre pantografi, uno per la marcia in Italia e due per la Francia, motorizzato Fleischmann o Minitrix, e quindi con proprietà dinamiche eccellenti. A differenze del modello precedente, qui i carrelli sono posizionati correttamente (anche se andrebbero sostituite le fiancate degli stessi!). Si è vista su ebay.de a 100€
E.402B Francia con motorizzazione Fleischmann

E.402B Francia con motorizzazione Fleischmann

  • D.424 in livrea navetta, motorizzato Hobbytrain. Anche qui, la marcia è perfetta. In questi caso, le fiancate dei carrelli sono state modificate per riprodurre quelle originali. E’ apparsa su ebay attorno ai 100€.

E.424 motorizzato Hobbytrain


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ultimo aggiornamento: 6 novembre 2010

Nel post sulla motorizzazione di modelli statici abbiamo discusso come sia possibile intervenire anche in casi in cui non si trovi un telaio motorizzato adatto.

L’esercizio sarà lavorare su una NS1100, una motrice olandese basata sulla francese BB 8100. La particolarità di questa macchina è che i carrelli occupano interamente il sottocassa, ed è difficile trovare modelli prodotti industrialmente che le somiglino come rodiggio e carrelli, e che abbiano una motorizzazione decente.

La motrice statica esiste in due versioni: la Del Prado (con numero di esercizio 1113) e della CIL (con numero di esercizio 1142).

NS1100 di Del Prado

L’idea che mi è venuta è di individuare una motrice che avesse un telaio di lunghezza abbastanza simile, anche se i carrelli hanno un passo sono completamente diverso (sono molto più corti).

Fleischmann BR212

Presa una BR212 Fleischmann, ho smontato la carrozzeria e i carrelli e lavorato con il dremel levando tutto il sottocassa al centro della motrice. Per fortuna il motore è montato un pò alto, e il sottocassa è un blocco di metallo pressofuso utile a fare massa. Poi ho limato le fiancate dei carrelli del 212 e vi ho incollato quelle dell’NS1100. Nella foto seguente si vedono a confronto il telaio e i carrelli originali (sopra) con quelli modificati (sotto).

Il lavoro sul telaio

Come si può notare guardando la macchina da sotto, gli assi non non si trovano (ovviamente) al punto giusto.

Vista da sotto

Tuttavia, una volta montata la carrozzeria e messa sui binari, il fatto che le ruote non siano al posto giusto si nota poco (specie quando la motrice è al lavoro sul plastico) perchè sono quasi completamente nascoste dalle fiancate dei carrelli.

Vista di fianco

Il lavoro con il Dremel sulle fiancate ha permesso alla nuova carrozzeria di entrare con un pò di sforzo, cosicchè anche prendendo la motrice dalla carrozzeria non vi è pericolo che il telaio si sfili, mentre esercitando una certa forza si può levare il telaio per effettuare eventuali interventi d manutenzione futura. L’ultima operazione è stata la sostituzione dei falsi pantografi del modello CIL (che comunque non sono brutti come i Del Prado) con dei pantografi mobili ricavati da un’altra motrice.

Vista dell'imperiale

Il risultato finale è soddisfacente: un modello di locomotore non prodotto industrialmente può girare sul plastico. Nonostante la massa tolta al sottocassa, le proprietà dinamiche rimangono buone (Fleischmann è una buona base). Le luci in cabina sono rimaste (volendo si potrebbe intervenire sui fari, illuminandoli grazie a una fibra di vetro).

Nel complesso, l’esercizio (che voleva mostrare come anche in assenza di una perfetta combinazione passo – interasse si possano trovare soluzioni accettabili) mi pare riuscito. Non è certo una realizzazione pensata per la vetrina e da ammirare con la lente di ingrandimento, ma per arricchire un eventuale plastico a tema olandese (con pochissime motrici acquistabili sul mercato) va benissimo.

Questo brevissimo filmato (9 sec.) mostra il passaggio (a velocità troppo elevata!) in stazione sul plastico.

La motrice marcia benissimo anche a velocità molto minore.

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ultimo aggiornamento: 6 novembre 2010

La motorizzazione di modelli statici è una attività che può essere molto più semplice di quanto non si possa pensare. E’ anche molto utile, specie per i modellisti di paesi, come l’Italia, le cui ferrovie non sono oggetto di particolare attenzione da parte dei produttori industriali: è possibile costruirsi un discreto parco macchine spendendo poco. L’operazione è sicuramente assai più semplice per motrici diesel ed elettriche, ma non impossibile anche per loco a vapore.

I modelli statici includono l’intera produzione Del Prado (un centinaio di pezzi) e CIL (una trentina di modelli), ma l’interesse si estende a vecchi modelli aventi motorizzazioni inadeguate (come i Lima) o guaste, oppure giocattoli come i New Ray la cui carrozzeria è comunque non terribile. Una lista del materiale statico italiano è riportata in un altro post.

Il primo passo è l’individuazione di un modello sufficientemente simile al modello statico che si vuole motorizzare. Lo chiameremo “il donatore”. La similitudine della carrozzeria è relativamente poco importante: quello che conta sono il telaio ed i carrelli. Occorrerebbe trovare corrispondenza di rodiggio, passo del carrello e interasse. In termini meno tecnici, i carrelli dei due modelli devono avere lo stesso numero di assi, le ruote dovrebbero avere lo stesso diametro, la distanza tra gli assi deve corrispondere, ed anche il la distanza tra i perni che sostengono i carrelli deve essere la stessa. Se così non è, si può rimediare ed adattare le cose, ma ovviamente il lavoro si complica un poco.
Nel caso più fortunato, ovvero quando la corrispondenza di rodiggio, passo ed interasse è abbastanza buona, le operazioni da fare sono molto semplici. Si smonta il telaio dei due modelli (statico e motorizzato) e si adegua lo chassis del secondo al telaio del primo. Spesso si tratta di limare il corpo quanto basta ad adattarvi la carrozzeria del modello statico. Le carrozzeria dovrebbe entrare sul telaio con un po’ di sforzo, cosicché prendendo il modello in mano il telaio questo non si sfili, ma al tempo stesso senza che la carrozzeria si deformi. Un Dremel con testina con carta vetrata ruvida permette di sagomare il telaio velocemente senza sforzo.

Il Dremel

Il Dremel

Una volta fatto, ci siamo! Almeno per chi si accontenta… Spesso accade che l’altezza sul ferro rimanga un pò eccessiva. Detto in altri termini: se si accosta una vettura, è probabile che i respingenti siano disallineati. Idealmente l’altezza sul piano del ferro dovrebbe essere corretta, ma se partiamo dal principio che stiamo motorizzando la motrice per farla circolare su un plastico e non per la vetrina, un disallineamento di uno o due millimetri può essere tollerabile: si tratta comunque di una valutazione individuale.

Per migliorare le cose, occorre in genere, per le motrici elettriche, sostituire i pantografi. Si staccano quelli del modello statico, e si fa un forellino sul tetto per far passare la vitina. Io uso preferibilmente un vecchio trapano a mano, che permette di effettuare il lavoro piano e con precisione.

Trapano a mano


In qualche caso, come per i pantografi Kato, invece che fissarli con una vitina li si deve incollare sull’imperiale (cioè sul tetto).

Dove procurarsi i pantografi l’abbiamo già indicato in un altro post, anche se la cosa più semplice ed economica può essere ricavarli dal modello che si sta smotorizzando (ammesso che siano adeguati). Quanto ai modelli motorizzati da usare come “donatori”, ebay è una eccellente sorgente (specie ebay.de): si riescono a trovare oggetti usati ma in ottimo stato a prezzi interessanti.

L’ultimo passaggio, opzionale, è la sistemazione delle fiancate dei carrelli. Opzionale perché quando i modelli girano sul plastico è ben difficile notare che il carrello non è quello giusto… dopotutto per anni molti di noi hanno fatto circolare la D341 Lima con il coperchio del serbatoio sul tetto dal lato sbagliato senza saperlo… ma certo che sistemare anche questo particolare rende il modello migliore!
E poi non è troppo difficile, anche se le prime volte l’operazione può dare un pò di ansia. Non so come facciano gli altri: la mia tecnica è molto semplice. Col solito Dremel “piallo” la fiancata della motrice motorizzata, assottigliandola quanto possibile senza però minarne la robustezza, e cercando di mantenere la superficie limata la più piatta possibile. Taglio le fiancate dei carrelli del modello statico, e poi assottigli anche quelle “piallandole” sul retro. Una passatina con una lima sulle parti passate con il Dremel per renderle più uniformi e levigate possibile. Poi con dell’adesivo incollo le nuove fiancate sul carrello della motrice motorizzata.

Se la corrispondenza di rodiggio non c’è, è comunque possibile trovare soluzioni che richiedono più lavoro, ma rimangono tra le cose fattibili. Un esempio interessante è la motorizzazione dell’E.428 (rodiggio 2′ Bo – Bo 2′) a partire da una Arnold DRG-Baureihe E 18 (rodiggio 1′ Bo – Bo 1′) come riportato da Pietro Merlo.

E.428 motorizzata da Pietro Merlo modificando i carrelli anteriori della E18

E.428 motorizzata da Pietro Merlo modificando i carrelli anteriori della E18


Luigi Voltan ha dato la sua interessante interpretazione del problema, effettuando alcune variazioni al lavoro di Pietro Merlo e lo ha documentato su TuttoScalaN. Il risultato ottenuto è davvero notevole! La foto documenta il modello prima che fossero applicati i trasparenti e le scalette.
E.428 realizzata da Luigi Voltan

E.428 realizzata da Luigi Voltan


Un’adattamento simile è quello di Rolando Caleffi descritto sul forum di ASN (ma lui ha anche modificato il telaio trasformandolo da II a III serie).

Un altro esempio è la motorizzazione di una E645 (cassa prodotta di Ferrovie del Caimano) a partire da una GP38 LifeLike, riportata da Pietro del “Brennero in Danimarca”. Anche qui, abbiamo una mancata corrispondenza di rodiggio: BoBoBo contro un BoBo del donatore! Però i carrelli all’estremo hanno interperno e passo accettabili, quindi Pietro ha aggiunto un carrello al centro. Certo, qui la lavorazione è più complessa. e’ stato necessario ruotare il motore, aggiungere un carrello, irrobustire il telaio con del plasticard. Inoltre la motrice risultante non è articolata. Pietro però dice: “il telaio non è snodato ma il carrello centrale può muoversi di lato, come su una 633. Nel mio impianto 3 curve su 4 sono in galleria, quindi l’ effetto della mancanza dello snodo è trascurabile”. Insomma, ancora una volta i puristi storceranno il naso, ma immagino la grande soddisfazione di Pietro nel veder correre una E645 senza aver dovuto fare un mutuo in banca!

I due telai a confronto: originale dietro, e modificato in primo piano.

Motorizzazione della E.645. I due telai a confronto: originale dietro, e modificato in primo piano.

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Ovviamente ci sono altre possibilità di motorizzare una E.645: un pò ne abbiamo già parlato altrove: qui ci interessava piuttosto discutere delle tecniche di adattamento di modelli esistenti a nuove carrozzerie. Riprenderemo presto l’argomento con altri esempi.

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