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Archive for the ‘Plastici’ Category

Pubblicato il 28 settembre 2019

Fleischmann fu, se non andiamo errati, il primo produttore a introdurre la commercializzazione di “Scambi pensanti” (denkende Weichen in tedesco). Si tratta di una tecnica intesa a semplificare il cablaggio elettrico di un plastico, nata nell’epoca del comando analogico.

Ne parliamo qui, dopo una breve introduzione per ricordare la terminologia in uso per identificare le parti dei deviatoi (volgarmente noti come scambi).

Nomenclatura delle parti dello scambio

Lo scambio è una biforcazione di percorso, con una linea denominata “Corretto tracciato” e l’altra detta “Deviata“.  Il punto di intersezione dove le due rotaie interne dei due cammini si incontrano è denominata “cuore” (ma in inglese si chiama invece “frog“, ovvero “rana“, per via della forma triangolare).

Cuore o rana? Elaborazione di una foto tratta dal blog Ago e Contrago

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Pubblicato il 3 agosto 2019

In passato ci siamo occupati di vari aspetti di decorazione dei plastici, parlando di neve, mare, monti, aereoporti… Questa volta diamo uno rapido sguardo ai castelli sui plastici dei ferromodellisti.

Avevamo raccontato qualche tempo fa dello Schlossbach di Stefano Dalli.

Castello del plastico di Schlossbach, di Stefano Dalli

Vediamone questa volta anche qualche altro esempio.

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Pubblicato il 6 aprile 2019

Il digitale nel ferromodellismo ha ormai una lunga storia. Tra le pietre miliari c’è il 1979, anno in cui Hornby presentò il suo sistema Hornby Zero 1, e Märklin presentò a Norimberga il proprio sistema digitale, commercializzato poi dal 1985, ed il cui sistema venne subito adottato in scala N da Arnold Rapido. In N, quasi contemporaneamente apparvero Selectrix di Minitrix e FMZ di Fleischmann (1986).

Arnold Digital

Sono dunque oltre trent’anni che l’hobbista si trova di fronte al dilemma: plastico digitale o analogico?
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Pubblicato il 7 ottobre 2017

Del plastico che riproduce Stoccarda (la stazione principale e i suoi dintorni, ed alcune stazioni secondarie) abbiamo parlato per la prima volta nel lontano 2009, alle origini di questo blog. Segnalammo l’esistenza di un incredibile, gigantesco plastico che si trovava in uno scantinato di Stoccarda, opera di una singola persona. L’avevamo scoperto per caso nel magico mondo di Internet.

Scalo di Stoccarda in scala N, con un impressionante il numero di binari e di convogli. Immagine da http://www.stellwerk-s.de/

Aveva iniziato a costruirlo nel 1978, e vi aveva lavorato per tutta la vita. Essendo un plastico privato, era difficilissimo poter visitare quest’opera che rasentava la follia.

Aggiornammo la nota nel 2015, quando casualmente venimmo a sapere che l’autore e proprietario di questo megaimpianto, Wolfgang Frey, era prematuramente scomparso nel 2012: contestualmente avevamo trovato altre immagini, ed anche dei filmati. La nota è raggiungibile qui.

Ci chiedemmo che ne sarebbe stato del plastico e del parco rotabili: lo immaginavamo smontato e venduto a lotti su ebay. Invece…
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Pubblicato il 22 aprile 2017

Qualche anno fa Mario Malinverno (noto Maestro Modellista e della cui produzione abbiamo già avuto modo di parlare in un’altra nota) decise di disfare il suo plastico “storico” di Alturago e Pinerate (ovviamente per mettere in cantiere un plastico nuovo!).

Scorcio a tema inconfondibilmente italiano, con la stazione di Pinerate in primo piano e di Alturago sullo sfondo. Il fondale dipinto dà una realistica profondità all’insieme.

Gli chiedemmo delle immagini ed una descrizione, che lui cortesemente ci inviò. Il tutto però rimase nella nostra mail. Finalmente lo pubblichiamo: studiare i plastici degli altri è sempre stimolante e interessante per generare nuove idee, copiarne i pregi ed evitare i problemi che vi possono essere (quello che Mario in chiusura definisce “il senno di poi”). La parte in italico, nella descrizione che segue, è sua, come ovviamente le foto. Ricordiamo che naturalmente stiamo parlando di un plastico in scala N (1:160).
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Neve sui plastici 2

Pubblicato il 30 gennaio 2016

Il plastico innevato è una bella sfida per il modellista: ne abbiamo già parlato diverso tempo fa. Eppure ci sono dei modellisti a cui il tema riesce davvero benissimo, come dimostrano le seguenti immagini.

Neve su un plastco

Neve su un plastico

Neve su un plastico a tema svizzero

Neve su un plastico a tema svizzero

Eppure la tecnica usata è davvero semplicissima!

Dove sta il trucco?

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Pubblicato il 26 dicembre 2015

Segnalo questa volta un interessante sito, ricco di indicazioni sulla realizzazione di dettagli dei plastici: “La Bottega dei Plastici“.

Varie delle cose presentate hanno dei disegni scaricabili come pdf, e possono essere usati sia per realizzare oggetti in cartoncino, che come dime per costruirli in legno o plasticard.

Esempi di quel che viene offerto includono cabine del telefono FS, caselli ENEL, Tabelle dei ranghi di velocità.

Cabina ENEL realizzata con i disegni de La bottega dei plastici

Cabina ENEL realizzata con i disegni de La bottega dei plastici

Cabina telefonica realizzata con i disegni de La bottega dei plastici

Cabina telefonica realizzata con i disegni de La bottega dei plastici

Tabelle dei Ranghi di Velocità ottenibili da La bottega dei plastici

Tabelle dei Ranghi di Velocità ottenibili da La bottega dei plastici

Il sito é dedicato alla scala TT (1:120) ma basta ridurre immagini e misure di 3/4 (moltiplicare per 0,75) per ottenerli in scala N.

Contiene anche varie altre sezioni, con articoli interessanti. Trattano di realizzazione di vegetazione, di tecniche di invecchiamento dei rotabili, di aspetti elettrici. C’é molto da leggere (e da fare!).

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Pubblicato il 24 ottobre 2015

Da un po’ mi frulla per la testa un’idea: visto che lo spazio é sempre poco per un plastico, un modo per far circolare un convoglio in più é… metterlo sotto terra: una metropolitana!

La cosa é semplice: più o meno sotto la stazione principale, a bordo del plastico dovrebbero essere in vista una stazione sotterranea: due semplici binari di corsa sui quali far alternate (con un temporizzatore) due convogli della metropolitana. Mi sono quindi chiesto se qualcuno lo avesse fatto.

Ho trovato un esempio in scala H0, che rende l’idea:

Esempio di metropolitana in scala H0. Da un post di Phoebe Vet su cs.trains.com

Esempio di metropolitana in scala H0. Da un post di Phoebe Vet su cs.trains.com

La realizzazione é semplicissima e lo spazio richiesto minimo: un ovale a doppio binario con un rettilineo di una cinquantina di cm per la stazione, un temporizzatore per far restare i convogli nascosti per un poco, e per farli sostare per un altro po’ in stazione. Usando raggi di curvatura R2U e R3U il tutto occupa uno spazio di 110 x 55 cm.

Un problema c’é: come fare a raggiungere i binari interni e nascosti se per caso un convoglio deraglia o non riparte? come pulirli periodicamente?

La soluzione é semplice: in un caso come quello prospettato non ci sono interconnessioni con altri “pezzi”, dunque la “metropolitana” potrebbe stare in una mensola scorrevole, o estraibile: come un cassetto.

In alternativa, il metrò potrebbe essere collegato con il plastico soprastante (ma allora l’accessibilità dei recessi va ben progettata). Un esempio di una stazione sotterranea sotto la stazione principale si ha nel grande e bel plastico (in H0) di stayathome.ch. In questo caso l’idea é più o meno la stessa: la stazione mostra due binari paralleli. In realtà sono un raddoppio di una linea a binario singolo:

La stazione sotterranea della S-Bahn di stayathome.ch

La stazione sotterranea della S-Bahn di stayathome.ch

La parte alta del tracciato é un elicoidale che raggiunge il piano superiore, dove si trova il plastico vero e proprio:

La parte visibile (piano alto) del plastico di stayathome.ch

La parte visibile (piano alto) del plastico di stayathome.ch

Vi é poi un terzo piano contenente le stazioni nascoste, ma per questo rimandiamo al sito che lo descrive (in tedesco). Forse torneremo a parlarne però perché il design di questo plastico è interessante e merita una presentazione più accurata.

Per la realizzazione della stazione della metropolitana, la soluzione più semplice (ma meno bella) è di preparare un semplice fondale disegnato (se ne trovano in scala 0 ed H0, basta ristamparli ridotti, o farseli con un programma di disegno al computer). Un venditore su ebay ne ha diversi tipi, tutti in ambientazione USA.

Fondale per stazione Metro

Fondale per stazione Metro

Volendo, un produttore giapponese (Permil) nel 2012 ha realizzato delle stazioni della metropolitana in scala N in lasercut e plexyglass.

Stazione Permil con banchina centrale

Stazione Permil con banchina centrale

Stazione Permil con banchina laterale

Stazione Permil con banchina laterale

In realtà farsi da sé le cose é meno complicato che fare il plastico soprastante…

Si potrebbe poi miniaturizzare una scala mobile (magari funzionante?) per collegare la stazione della metropolitana con il piano superiore. Una bella sfida, no?

A questo punto… cosa farci girare? La scelta é ampia. Stayathome più che a una metropolitana pensa ad una stazione di S-bahn posta al piano inferiore, come e ne trovano tante all’estero: vado a memoria e cito (potrei sbagliare) per esempio la stazione di Monaco, o anche (mi pare) la Gare de Lyon a Parigi. Ci fa quindi circolare – essendo l’ambientazione elvetica – treni mossi dalla monocabina Re450.

Volendo fare davvero una “metropolitana” in scala N si possono trovare dei convogli Kato, come il Tokyo Metro Subway Series 02 Marunouchi Line (Kato 10-1126), che ha l’aspetto di una metropolitana classica che si potrebbe trovare un po’ ovunque:

Tokyo Metro Subway Series 02 Marunouchi Line - 6 Cars Set - Kato 10-1126

La vettura pilota del Tokyo Metro Subway Series 02 Marunouchi Line

Sempre da Kato, vi sono (almeno) altre due confezioni:  KA-10-877 ( Tokyo Metro Subway Series 16000 Chiyoda Line) e KA-10-1109 (Tokyo Metro Subway Series 500/300 Marunouchi Line). La prima é di un epoca più moderna:

La vettura pilota del Tokyo Metro Subway Series 16000 Chiyoda Line Kato 10-877

La vettura pilota del Tokyo Metro Subway Series 16000 Chiyoda Line Kato 10-877

La seconda invece ha un look più antico

La vettura pilota del Tokyo Metro Subway Series 500/300 Marunouchi Line 10-1109

La vettura pilota del Tokyo Metro Subway Series 500/300 Marunouchi Line 10-1109

Certo, si tratta di confezioni piuttosto abbondanti per l’uso che abbiamo prospettato: tre vetture sarebbero sufficienti, qui in tutti e tre i csai sono ben sei.

I tre set di metropolitana citati

I tre set di metropolitana citati

Chi fosse interessato ai modelli USA può fare riferimento alle stampe 3D Shapeways di islandmodelworks

Modello in scala N della metropolitana di Boston (solo chassis), da Island Modelworks

Modello in scala N della metropolitana di Boston (solo chassis), da Island Modelworks

Volendo restare in Europa, potrebbero andar bene anche la S-Bahn di Berlino che abbiamo lungamente descritto altrove, nella versione d’antan Arnold-Rivarossi, o in versione moderna con i modelli Kato-Hobbytrain della 481-482 attesi a breve.

Minitrain Rivarossi ET/ES 165, la S-Bahn berlinese

Minitrain Rivarossi ET/ES 165, la S-Bahn berlinese

L’ipotesi che più mi piace però é quella della bella S-Bahn/U-Bahn di Monaco, prodotta da Arnold Rapido in una varietà di livree, che é quella che ha ispirato l’idea iniziale di questo articolo. Si tratta del convoglio ET 420 chiamato in origine “Olympiazug” perché prese servizio nel 1972 in occasione delle (tragiche) Olimpiadi di Monaco. Il modello ha una bellissima illuminazione interna, e quindi si presta particolarmente bene allo scopo. Anche la sua lunghezza complessiva (420 mm) è perfetta per lo scopo indicato.

ET 420 Arnold

ET 420 Arnold

ET 420 Arnold in tre diverse livree, da hornby-deutschland.de

ET 420 Arnold in tre diverse livree 8con pubblicità AEG, Lavamat e Dornkaat), da hornby-deutschland.de/Arnold_Rapido_Club

Il modello, presentato nel 1972, a quaranta anno di distanza é ancora a catalogo, e di tanto in tanto appare con una nuova livrea. Credo che le versioni realizzate siano state oltre 10 – la seguente immagine ne mostra 6.

6 versioni dell'ET 420 Arnold, da hornby-deutschland.de

6 versioni dell’ET 420 Arnold, da hornby-deutschland.de/Arnold_Rapido_Club. Dall’alto: “Handelsblatt”, “Dornkaat”, S-Bahn Munchen blau, Airport München, “AEG”, S-Bahn München rot

Attualmente vi sono almeno in commercio almeno cinque versioni: HN2162 (arancio e bianco, senza pubblicità), HN2163 (Verkehrsrot), HN2164(blu e bianco, senza pubblicità), HN2192 (rosso vino e bianco), HN2193 (arancio-giallo-bianco), tutte con slot per il decoder, ma anche in versione già digitalizzata i in versione sound.

Arnold BR 420, HN2162

Arnold BR 420, HN2162

E volendo restare nel Bel Paese? Ci si può ispirare alla metropolitana di Napoli, che ha utilizzato materiale ordinario per quella che dal 1997 é chiamata “linea 2”. Nel 1925 fu infatti inaugurato il primo “passante ferroviario urbano” d’Italia, noto come “metropolitana FS di Napoli”. Collega la periferia ovest (Bagnoli) con quella est (San Giovanni – Barra) passando per il centro cittadino (Fuorigrotta, Mergellina, piazza Amedeo, Montesanto, piazza Cavour e piazza Garibaldi).

La Linea 2 di Napoli

La Linea 2 di Napoli

Inizialmente fu l’epoca di convogli trainati dalle E.321 a terza rotaia.

La E.321 conservata al Museo della Scienza e della Tecnica di Milano. Foto Cretaive Commons di Friedrichstrasse, da mediawiki

La E.321 conservata al Museo della Scienza e della Tecnica di Milano. Foto Creative Commons di Friedrichstrasse, da mediawiki

Poi, nel 1940, venne il tempo delle E.624

E.624

E.624

Nei primi anni sessanta fu la volta di 14 unità  automotrici ALe 803, dotate di gancio automatico. Saranno i treni che resteranno per il maggior numero di anni (oltre tre decenni) in funzione come “metropolitane” tra Pozzuoli e Gianturco.

Nel 1984 le ALe 724 sono a fianco delle ALe 803. Dettaglio da una foto © Francesco Capezza da photorail.com

Nel 1984 le ALe 724 sono a fianco delle ALe 803. Dettaglio da una foto © Francesco Capezza da photorail.com

Dal 1983 il servizio toccò alle ALe.724, ALe.582, ALe.642, come si vede anche in alcuni filmati youtube.

Circa dieci anni dopo furono affiancate dai TAF

TAF a Napoli

TAF a Napoli

In un plastico in scala N ad ambientazione italiana ci sarebbe quindi ampia scelta: per citare alcuni modelli si potrebbe quindi usare la E.624 di ACAR (Achille Carminati), l’ALe 803 di Danifer,  l’ALe 582 di Pirata, il TAF di Trenomodel (Stefano Depietri).

E allora, forza con al metropolitana nel plastico!

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Pubblicato il 4 luglio 2015

Uno degli aspetti interessanti del ferromodellismo é che ciascuno lo può intendere o vivere a suo piacere, in molti modi diversi. C’é chi privilegia l’aspetto filologico, e colleziona modelli dei quali cura i minimi dettagli, verificandone la fedele aderenza all’originale. Magari li tiene in vetrina, ma se li fa girare sicuramente verifica con cura e attenzione la composizione dei convogli. Ad altri invece piace vedere treni “belli e interessanti”, e non si schifa di mettere una bella carenata americana degli anni ’30  col suo convoglio colorato accanto a un ICE tedesco dei giorni nostri.

C’é poi chi i treni li vuol vedere correre, magari su lunghi paesaggi, a velocità realistica, e chi li preferisce far sfrecciare.

Qualcuno ama automatizzare il più possibile il plastico, altri vogliono effettuare manovre complesse.

Altri ancora amano dettagliare il paesaggio, ed il treno diventa solo uno degli elementi da vedere.

Probabilmente si potrebbe allungare questa bozza di catalogo, e poi ci sono approcci ibridi, che mescolano i diversi punti di vista.

Insomma, il mondo é bello perché é vario, ed, almeno sul plastico, ognuno ha il diritto di fare quel che più gli piace: tanto non fa del male a nessuno.

L’approccio di Stefano Dalli al ferromodellismo é molto personale ed abbastanza singolare. Se un approccio rigoroso alla fedeltà del modello ferroviario é diffuso abbastanza da aver generato la definizione di “contachiodi”, meno frequente nel ferromodellismo è il tentativo di riprodurre fedelmente un particolare paesaggio o degli specifici artefatti umani. Proprio da qui invece parte Stefano, che si autodefinisce “un fermodellista ‘sui generis'” ammettendo di sapere molto poco di tecnica e la tecnologia del mondo ferroviario – ed evidentemente non essendo interessato ad impararla. Subisce però la fascinazione del treno, forse perché legato al viaggio, alle vacanze, al paesaggio che cambia continuamente….

Costruisce plastici piccoli in scala N, ispirandosi prevalentemente a ferrovie secondarie di montagna, come nel caso che avevamo già segnalato relativamente al Landwasser e mettendo una cura quasi maniacale nel riprodurre i particolari:edifici, infrastrutture, alberi, ecc.. Queste caratteristiche sono esemplificate nel piccolo plastico di Schlossbach, che prende il nome da un ponte posto sulla bellissima linea Innsbruck-Mittewald e riprodotto dalla Noch.

Noch art. 62840 - Schlossbachbrücke in scala N

Noch art. 62840 – Schlossbachbrücke in scala N

La ferrovia collega il Karwendel bavarese di Garmisch-Partenkirchen con Innsbruck, la capitale del Tirolo. Il ponte Schlossbach è un punto di riferimento della ferrovia del Karwendel e si trova sopra la gola di Schlossbach.

Il ponte sulla fossa di Schlossbach - Foto Creative Commons di Alletto da wikimedia.it

Il ponte sulla fossa di Schlossbach – Foto Creative Commons di Alletto da wikimedia.it

Transito sullo Schlossbachgrabenbrücke - Foto © Verdi1 da Panoramio

Transito sullo Schlossbachgrabenbrücke – Foto © Verdi1 da Panoramio

DB Br.411 (ICE-T)  Innsbruck- Garmisch in transito sullo Schlossbach - Foto © MT da bahnbilder.de

DB Br.411 (ICE-T) Innsbruck- Garmisch in transito sullo Schlossbach – Foto © MT da bahnbilder.de

DB 111 sullo Schlossbach - foto © Rail66 dal forum www.bahnnews-austria.at

DB 111 sullo Schlossbach – foto © Rail66 dal forum http://www.bahnnews-austria.at

Il modello in scala N é lungo 36 cm, ed é un bell’esempio dell’eccellenza della moderna tecnologia di taglio laser. Il ponte, fatto di cartone laser speciale, é ricco di dettagli, e riproduce i rivetti della costruzione in acciaio e le superfici delle tavole sulla cima del ponte sono ben strutturate. Per contro, si tratta di un oggetto caro e delicato.

Comunque era il punto di partenza. A questo punto si tratta va di costruirvi intorno l’intero plastico, inserendo degli elementi realistici. Innanzitutto, per ambientare correttamente il ponte, Stefano ha persino contattato l’impresa “Teupe & Söhne Gerüstbau GmbH” incaricata dalla OBB austriaca di restaurare il ponte sulla fossa di Schlossbach in occasione del centenario nel 2012 per farsi mandare disegni di dettaglio!

Disegni originali dello Schlossbach, dal sito di Stefano Dalli

Disegni originali dello Schlossbach, dal sito di Stefano Dalli

Stefano ha poi cercato degli elementi che potessero corredare adeguatamente il soggetto principale, scegliendoli qua e là, ma unificati dalla scelta geografica del Tirolo (quello austriaco per il ponte, e quello italiano – un pochino allargato al bellunese – per gli altri elementi):

  1. Il Castello di Andraz Livinallongo
  2. Il rifugio Sass dla Crusc in val Badia
  3. Il mulino di Seres-Longiarù in val Badia
  4. Il ponte coperto di San Martino di Sebato (in Val Pusteria, alla confluenza della Val Badia)
  5. La cappella di San Giorgio a Tesido, in Val Pusteria
  6. I portici di Glorenza, in Val Venosta
  7. Fontana-lavatoio di Costalta di Cadore
Portici e mura di Glorenza

Portici e mura di Glorenza

Rifugio Sass Dla Crusc visto da dietro il Castello di Andraz

Rifugio Sass Dla Crusc visto da dietro il Castello di Andraz

Ponte coperto e mulino. Foto Dalli

Ponte coperto e mulino. Foto Dalli

Fontana-Lavatoio di Costalta di Cadore, qui ancora non inserita nel plastico - Foto Dalli

Fontana-Lavatoio di Costalta di Cadore, qui ancora non inserita nel plastico – Foto Dalli

Di questi elementi, alcuni sono riprodotti fedelmente (1, 2, 6), altri sono modificati (3 e 4): ad esempio il ponte coperto é sensibilmente accorciato rispetto all’originale, per ragioni di spazio. La cappella di San Giorgio é servita come ispirazione per una chiesetta, con riproduzione fedele degli affreschi, ma con struttura modificata.

Ogni singolo elemento é stato comunque oggetto di studio, modellazione 3D ed in qualche caso stampa in 3D di alcuni particolari. Non scendiamo nel dettaglio dei lavori, perché sono ben documentati altrove (sul sito di Stefano stefano.dalli.it, ove sono visibili anche immagini e filmati e in particolare in un pdf scaricabile dal sito stesso, che é ricco di descrizioni accurate e di immagini degli originali).

Questi elementi principali sono complementati da alcune componenti più di fantasia, anche se sempre ispirati al reale:

  • un belvedere con un tablà
  • una baita con delle scene di sfalcio e con un carro tirato da cavalli
  • la stazione, con zona di attesa ispirata a quelle della Ferrovia della Val Venosta, una moderna rimessa vetrata e una carbonaia con gru, e con una pista ciclo-pedonabile con un passaggio in un tunnel aperto lateralmente
Stazione con panchine in stile venostano - Foto Dalli

Stazione con panchine in stile venostano – Foto Dalli

Carboniera

Carboniera

Rimessa (vetrata) e sottopasso ciclopedonale - Foto Dalli

Rimessa (vetrata) e sottopasso ciclopedonale – Foto Dalli

Il layout é quanto di più elementare si possa immaginare, con un semplice, piccolo ovale e una zona stazione minima. L’ingombro totale é di soli 1050 x 720 mm.

Layout del plastico di Schlossbach, dal sito di Stefano Dalli

Layout del plastico di Schlossbach, dal sito di Stefano Dalli

Vista dall'alto del plastico

Vista dall’alto del plastico

Nonostante la semplicità ferroviaria, il plastico risulta estremamente interessante e affascinante, e non manca di catturare l’attenzione dei visitatori nelle varie mostre in cui capita venga esposto.

Qui ci limitiamo a presentare alcune immagini, in parte scattate al Model Expo di Verona 2015 ed in parte tratte dal sito di Stefano, al quale rimandiamo per approfondimenti.

Cappella ispirata alla chiesa di San Giorgio

Cappella ispirata alla chiesa di San Giorgio

Rifugio Sass Dla Crusc

Rifugio Sass Dla Crusc

Dettaglio delle travature a copertura del castello

Dettaglio delle travature a copertura del castello

Un GTW della Val Venosta transita sullo Schlossbach. In basso la cascata, in alto a destra la chiesa di San Giorgio. Foto Dalli.

Un GTW della Val Venosta transita sullo Schlossbach. In basso la cascata, in alto a destra la chiesa di San Giorgio. Foto Dalli.

Il Belvedere

Il Belvedere

Salita al Castello e Rifugio  - Foto Dalli

Salita al Castello e Rifugio – Foto Dalli

Una "hicker" sale verso l vigneto posto sopra la galleria

Una “hiker” sale verso l vigneto posto sopra la galleria

In primo piano, in basso, il mulino. In alto la scena dello sfalcio, con i tipici essicatoi di fieno nord-tirolesi. Foto Dalli

In primo piano, in basso, il mulino. In alto la scena dello sfalcio, con i tipici essicatoi di fieno nord-tirolesi. Foto Dalli

Merci in transito sul ponte - Foto Dalli

Merci in transito sul ponte – Foto Dalli

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Pubblicato il 18 aprile 2015

Abbiamo recentemente visto alcuni celebri ponti svizzeri RhB, tra cui il Landwasser ed il Wiesen. Si prestano assai bene come ispirazione modellistica, ed in vari vi hanno rivolto attenzione.  In particolare, sui forum tedeschi dedicati all’H0 vi sono varie discussioni e proposte di plastici che includano l’uno o l’altro. Purtroppo sono piuttosto vecchie (di una decina di anni fa circa), e le immagini sono ormai sparite nel Digital Oblivion. A riprova che la carta vive più a lungo, é invece ancora reperibile la proposta di plastico pubblicata sul n. 32 di Mondo Ferroviario del gennaio 1989, quando ancora c’era il muro di Berlino… Si tratta un bel tracciato che include, oltre al Landwasser, anche il Wiesener.

Plastico Landwasser-Wiesen - resa prospettica.

Plastico Landwasser-Wiesen – resa prospettica. Da Mondo Ferroviario del 1989

Plastico Landwasser-Wiesen In H0e

Plastico Landwasser-Wiesen in pianta (scala H0e). Da Mondo Ferroviario del 1989

Nel Novembre dello stesso anno, sul n. 40, fu pubblicato un altro studio che rimappava il tracciato in H0. Il plastico, disegnato da Rheinold Barkhoff, misura 6 m x 3,30: in N verrebbe 3,30 m x 1,80 m.

Plastico Landwasser-Wiesen ridisegnato per l'H0

Plastico Landwasser-Wiesen ridisegnato per l’H0. Da Mondo Ferroviario del 1989.

E’ un plastico molto interessante scenicamente, e molto ricco dal punto di vista delle possibilità di manovra. Il tracciato é davvero complesso, e non é facilissmo capire l’intreccio dei possibili percorsi . Per questo ne abbiamo disegnato uno schema topologicamente equivalente, ma ridotto ai minimi termini così da renderlo più semplice da seguire.

Topologia del plastico "Wasser-Wiesen" in uno schema semplificato.

Topologia del plastico “Landwasser-Wiesen” in uno schema semplificato.

Il corpo principale è l'”otto” rosso, che é il percorso dei ponti. Lì un treno può circolare indefinitamente. In basso, in verde chiaro, é schematizzata la stazione principale, dalla quale, sulla sinistra, si usa il raccordo blu per portarsi sull’otto. Il raccordo si biforca a triangolo (con le complicazioni elettriche del caso) e permette quindi di entrare od uscire dall’otto in entrambe le direzioni di marcia. Analoga funzione hanno i due raccordi sulla destra (giallo e arancio): entrambi raggiungono l’otto, ma per percorrerlo in direzioni opposte. Il raccordo arancio prima di raggiungere l’otto passa per la stazione nascosta (rappresentata in forma semplificata in verde scuro). Presi assieme, i raccordi giallo e arancio formano un cappio di ritorno.

Il plastico permette quindi di lasciar girare un treno mentre in stazione si fa manovra, di sostituire treni grazie alla stazione nascosta, di far uscire un convoglio dalla stazione principale e di farlo tornare dallo stesso lato della stessa (sequenze blu-rosso-blu, giallo-rosso arancio o viceversa) o da quello opposto (sequenze arancio-rosso-blu, giallo-rosso-blu o viceversa), e di combinare tra loro queste possibilità.

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