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Archive for the ‘Plastici’ Category

Pubblicato il 22 aprile 2017

Qualche anno fa Mario Malinverno (noto Maestro Modellista e della cui produzione abbiamo già avuto modo di parlare in un’altra nota) decise di disfare il suo plastico “storico” di Alturago e Pinerate (ovviamente per mettere in cantiere un plastico nuovo!).

Scorcio a tema inconfondibilmente italiano, con la stazione di Pinerate in primo piano e di Alturago sullo sfondo. Il fondale dipinto dà una realistica profondità all’insieme.

Gli chiedemmo delle immagini ed una descrizione, che lui cortesemente ci inviò. Il tutto però rimase nella nostra mail. Finalmente lo pubblichiamo: studiare i plastici degli altri è sempre stimolante e interessante per generare nuove idee, copiarne i pregi ed evitare i problemi che vi possono essere (quello che Mario in chiusura definisce “il senno di poi”). La parte in italico, nella descrizione che segue, è sua, come ovviamente le foto. Ricordiamo che naturalmente stiamo parlando di un plastico in scala N (1:160).
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Neve sui plastici 2

Pubblicato il 30 gennaio 2016

Il plastico innevato è una bella sfida per il modellista: ne abbiamo già parlato diverso tempo fa. Eppure ci sono dei modellisti a cui il tema riesce davvero benissimo, come dimostrano le seguenti immagini.

Neve su un plastco

Neve su un plastico

Neve su un plastico a tema svizzero

Neve su un plastico a tema svizzero

Eppure la tecnica usata è davvero semplicissima!

Dove sta il trucco?

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Pubblicato il 26 dicembre 2015

Segnalo questa volta un interessante sito, ricco di indicazioni sulla realizzazione di dettagli dei plastici: “La Bottega dei Plastici“.

Varie delle cose presentate hanno dei disegni scaricabili come pdf, e possono essere usati sia per realizzare oggetti in cartoncino, che come dime per costruirli in legno o plasticard.

Esempi di quel che viene offerto includono cabine del telefono FS, caselli ENEL, Tabelle dei ranghi di velocità.

Cabina ENEL realizzata con i disegni de La bottega dei plastici

Cabina ENEL realizzata con i disegni de La bottega dei plastici

Cabina telefonica realizzata con i disegni de La bottega dei plastici

Cabina telefonica realizzata con i disegni de La bottega dei plastici

Tabelle dei Ranghi di Velocità ottenibili da La bottega dei plastici

Tabelle dei Ranghi di Velocità ottenibili da La bottega dei plastici

Il sito é dedicato alla scala TT (1:120) ma basta ridurre immagini e misure di 3/4 (moltiplicare per 0,75) per ottenerli in scala N.

Contiene anche varie altre sezioni, con articoli interessanti. Trattano di realizzazione di vegetazione, di tecniche di invecchiamento dei rotabili, di aspetti elettrici. C’é molto da leggere (e da fare!).

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Pubblicato il 24 ottobre 2015

Da un po’ mi frulla per la testa un’idea: visto che lo spazio é sempre poco per un plastico, un modo per far circolare un convoglio in più é… metterlo sotto terra: una metropolitana!

La cosa é semplice: più o meno sotto la stazione principale, a bordo del plastico dovrebbero essere in vista una stazione sotterranea: due semplici binari di corsa sui quali far alternate (con un temporizzatore) due convogli della metropolitana. Mi sono quindi chiesto se qualcuno lo avesse fatto.

Ho trovato un esempio in scala H0, che rende l’idea:

Esempio di metropolitana in scala H0. Da un post di Phoebe Vet su cs.trains.com

Esempio di metropolitana in scala H0. Da un post di Phoebe Vet su cs.trains.com

La realizzazione é semplicissima e lo spazio richiesto minimo: un ovale a doppio binario con un rettilineo di una cinquantina di cm per la stazione, un temporizzatore per far restare i convogli nascosti per un poco, e per farli sostare per un altro po’ in stazione. Usando raggi di curvatura R2U e R3U il tutto occupa uno spazio di 110 x 55 cm.

Un problema c’é: come fare a raggiungere i binari interni e nascosti se per caso un convoglio deraglia o non riparte? come pulirli periodicamente?

La soluzione é semplice: in un caso come quello prospettato non ci sono interconnessioni con altri “pezzi”, dunque la “metropolitana” potrebbe stare in una mensola scorrevole, o estraibile: come un cassetto.

In alternativa, il metrò potrebbe essere collegato con il plastico soprastante (ma allora l’accessibilità dei recessi va ben progettata). Un esempio di una stazione sotterranea sotto la stazione principale si ha nel grande e bel plastico (in H0) di stayathome.ch. In questo caso l’idea é più o meno la stessa: la stazione mostra due binari paralleli. In realtà sono un raddoppio di una linea a binario singolo:

La stazione sotterranea della S-Bahn di stayathome.ch

La stazione sotterranea della S-Bahn di stayathome.ch

La parte alta del tracciato é un elicoidale che raggiunge il piano superiore, dove si trova il plastico vero e proprio:

La parte visibile (piano alto) del plastico di stayathome.ch

La parte visibile (piano alto) del plastico di stayathome.ch

Vi é poi un terzo piano contenente le stazioni nascoste, ma per questo rimandiamo al sito che lo descrive (in tedesco). Forse torneremo a parlarne però perché il design di questo plastico è interessante e merita una presentazione più accurata.

Per la realizzazione della stazione della metropolitana, la soluzione più semplice (ma meno bella) è di preparare un semplice fondale disegnato (se ne trovano in scala 0 ed H0, basta ristamparli ridotti, o farseli con un programma di disegno al computer). Un venditore su ebay ne ha diversi tipi, tutti in ambientazione USA.

Fondale per stazione Metro

Fondale per stazione Metro

Volendo, un produttore giapponese (Permil) nel 2012 ha realizzato delle stazioni della metropolitana in scala N in lasercut e plexyglass.

Stazione Permil con banchina centrale

Stazione Permil con banchina centrale

Stazione Permil con banchina laterale

Stazione Permil con banchina laterale

In realtà farsi da sé le cose é meno complicato che fare il plastico soprastante…

Si potrebbe poi miniaturizzare una scala mobile (magari funzionante?) per collegare la stazione della metropolitana con il piano superiore. Una bella sfida, no?

A questo punto… cosa farci girare? La scelta é ampia. Stayathome più che a una metropolitana pensa ad una stazione di S-bahn posta al piano inferiore, come e ne trovano tante all’estero: vado a memoria e cito (potrei sbagliare) per esempio la stazione di Monaco, o anche (mi pare) la Gare de Lyon a Parigi. Ci fa quindi circolare – essendo l’ambientazione elvetica – treni mossi dalla monocabina Re450.

Volendo fare davvero una “metropolitana” in scala N si possono trovare dei convogli Kato, come il Tokyo Metro Subway Series 02 Marunouchi Line (Kato 10-1126), che ha l’aspetto di una metropolitana classica che si potrebbe trovare un po’ ovunque:

Tokyo Metro Subway Series 02 Marunouchi Line - 6 Cars Set - Kato 10-1126

La vettura pilota del Tokyo Metro Subway Series 02 Marunouchi Line

Sempre da Kato, vi sono (almeno) altre due confezioni:  KA-10-877 ( Tokyo Metro Subway Series 16000 Chiyoda Line) e KA-10-1109 (Tokyo Metro Subway Series 500/300 Marunouchi Line). La prima é di un epoca più moderna:

La vettura pilota del Tokyo Metro Subway Series 16000 Chiyoda Line Kato 10-877

La vettura pilota del Tokyo Metro Subway Series 16000 Chiyoda Line Kato 10-877

La seconda invece ha un look più antico

La vettura pilota del Tokyo Metro Subway Series 500/300 Marunouchi Line 10-1109

La vettura pilota del Tokyo Metro Subway Series 500/300 Marunouchi Line 10-1109

Certo, si tratta di confezioni piuttosto abbondanti per l’uso che abbiamo prospettato: tre vetture sarebbero sufficienti, qui in tutti e tre i csai sono ben sei.

I tre set di metropolitana citati

I tre set di metropolitana citati

Chi fosse interessato ai modelli USA può fare riferimento alle stampe 3D Shapeways di islandmodelworks

Modello in scala N della metropolitana di Boston (solo chassis), da Island Modelworks

Modello in scala N della metropolitana di Boston (solo chassis), da Island Modelworks

Volendo restare in Europa, potrebbero andar bene anche la S-Bahn di Berlino che abbiamo lungamente descritto altrove, nella versione d’antan Arnold-Rivarossi, o in versione moderna con i modelli Kato-Hobbytrain della 481-482 attesi a breve.

Minitrain Rivarossi ET/ES 165, la S-Bahn berlinese

Minitrain Rivarossi ET/ES 165, la S-Bahn berlinese

L’ipotesi che più mi piace però é quella della bella S-Bahn/U-Bahn di Monaco, prodotta da Arnold Rapido in una varietà di livree, che é quella che ha ispirato l’idea iniziale di questo articolo. Si tratta del convoglio ET 420 chiamato in origine “Olympiazug” perché prese servizio nel 1972 in occasione delle (tragiche) Olimpiadi di Monaco. Il modello ha una bellissima illuminazione interna, e quindi si presta particolarmente bene allo scopo. Anche la sua lunghezza complessiva (420 mm) è perfetta per lo scopo indicato.

ET 420 Arnold

ET 420 Arnold

ET 420 Arnold in tre diverse livree, da hornby-deutschland.de

ET 420 Arnold in tre diverse livree 8con pubblicità AEG, Lavamat e Dornkaat), da hornby-deutschland.de/Arnold_Rapido_Club

Il modello, presentato nel 1972, a quaranta anno di distanza é ancora a catalogo, e di tanto in tanto appare con una nuova livrea. Credo che le versioni realizzate siano state oltre 10 – la seguente immagine ne mostra 6.

6 versioni dell'ET 420 Arnold, da hornby-deutschland.de

6 versioni dell’ET 420 Arnold, da hornby-deutschland.de/Arnold_Rapido_Club. Dall’alto: “Handelsblatt”, “Dornkaat”, S-Bahn Munchen blau, Airport München, “AEG”, S-Bahn München rot

Attualmente vi sono almeno in commercio almeno cinque versioni: HN2162 (arancio e bianco, senza pubblicità), HN2163 (Verkehrsrot), HN2164(blu e bianco, senza pubblicità), HN2192 (rosso vino e bianco), HN2193 (arancio-giallo-bianco), tutte con slot per il decoder, ma anche in versione già digitalizzata i in versione sound.

Arnold BR 420, HN2162

Arnold BR 420, HN2162

E volendo restare nel Bel Paese? Ci si può ispirare alla metropolitana di Napoli, che ha utilizzato materiale ordinario per quella che dal 1997 é chiamata “linea 2”. Nel 1925 fu infatti inaugurato il primo “passante ferroviario urbano” d’Italia, noto come “metropolitana FS di Napoli”. Collega la periferia ovest (Bagnoli) con quella est (San Giovanni – Barra) passando per il centro cittadino (Fuorigrotta, Mergellina, piazza Amedeo, Montesanto, piazza Cavour e piazza Garibaldi).

La Linea 2 di Napoli

La Linea 2 di Napoli

Inizialmente fu l’epoca di convogli trainati dalle E.321 a terza rotaia.

La E.321 conservata al Museo della Scienza e della Tecnica di Milano. Foto Cretaive Commons di Friedrichstrasse, da mediawiki

La E.321 conservata al Museo della Scienza e della Tecnica di Milano. Foto Creative Commons di Friedrichstrasse, da mediawiki

Poi, nel 1940, venne il tempo delle E.624

E.624

E.624

Nei primi anni sessanta fu la volta di 14 unità  automotrici ALe 803, dotate di gancio automatico. Saranno i treni che resteranno per il maggior numero di anni (oltre tre decenni) in funzione come “metropolitane” tra Pozzuoli e Gianturco.

Nel 1984 le ALe 724 sono a fianco delle ALe 803. Dettaglio da una foto © Francesco Capezza da photorail.com

Nel 1984 le ALe 724 sono a fianco delle ALe 803. Dettaglio da una foto © Francesco Capezza da photorail.com

Dal 1983 il servizio toccò alle ALe.724, ALe.582, ALe.642, come si vede anche in alcuni filmati youtube.

Circa dieci anni dopo furono affiancate dai TAF

TAF a Napoli

TAF a Napoli

In un plastico in scala N ad ambientazione italiana ci sarebbe quindi ampia scelta: per citare alcuni modelli si potrebbe quindi usare la E.624 di ACAR (Achille Carminati), l’ALe 803 di Danifer,  l’ALe 582 di Pirata, il TAF di Trenomodel (Stefano Depietri).

E allora, forza con al metropolitana nel plastico!

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Pubblicato il 4 luglio 2015

Uno degli aspetti interessanti del ferromodellismo é che ciascuno lo può intendere o vivere a suo piacere, in molti modi diversi. C’é chi privilegia l’aspetto filologico, e colleziona modelli dei quali cura i minimi dettagli, verificandone la fedele aderenza all’originale. Magari li tiene in vetrina, ma se li fa girare sicuramente verifica con cura e attenzione la composizione dei convogli. Ad altri invece piace vedere treni “belli e interessanti”, e non si schifa di mettere una bella carenata americana degli anni ’30  col suo convoglio colorato accanto a un ICE tedesco dei giorni nostri.

C’é poi chi i treni li vuol vedere correre, magari su lunghi paesaggi, a velocità realistica, e chi li preferisce far sfrecciare.

Qualcuno ama automatizzare il più possibile il plastico, altri vogliono effettuare manovre complesse.

Altri ancora amano dettagliare il paesaggio, ed il treno diventa solo uno degli elementi da vedere.

Probabilmente si potrebbe allungare questa bozza di catalogo, e poi ci sono approcci ibridi, che mescolano i diversi punti di vista.

Insomma, il mondo é bello perché é vario, ed, almeno sul plastico, ognuno ha il diritto di fare quel che più gli piace: tanto non fa del male a nessuno.

L’approccio di Stefano Dalli al ferromodellismo é molto personale ed abbastanza singolare. Se un approccio rigoroso alla fedeltà del modello ferroviario é diffuso abbastanza da aver generato la definizione di “contachiodi”, meno frequente nel ferromodellismo è il tentativo di riprodurre fedelmente un particolare paesaggio o degli specifici artefatti umani. Proprio da qui invece parte Stefano, che si autodefinisce “un fermodellista ‘sui generis'” ammettendo di sapere molto poco di tecnica e la tecnologia del mondo ferroviario – ed evidentemente non essendo interessato ad impararla. Subisce però la fascinazione del treno, forse perché legato al viaggio, alle vacanze, al paesaggio che cambia continuamente….

Costruisce plastici piccoli in scala N, ispirandosi prevalentemente a ferrovie secondarie di montagna, come nel caso che avevamo già segnalato relativamente al Landwasser e mettendo una cura quasi maniacale nel riprodurre i particolari:edifici, infrastrutture, alberi, ecc.. Queste caratteristiche sono esemplificate nel piccolo plastico di Schlossbach, che prende il nome da un ponte posto sulla bellissima linea Innsbruck-Mittewald e riprodotto dalla Noch.

Noch art. 62840 - Schlossbachbrücke in scala N

Noch art. 62840 – Schlossbachbrücke in scala N

La ferrovia collega il Karwendel bavarese di Garmisch-Partenkirchen con Innsbruck, la capitale del Tirolo. Il ponte Schlossbach è un punto di riferimento della ferrovia del Karwendel e si trova sopra la gola di Schlossbach.

Il ponte sulla fossa di Schlossbach - Foto Creative Commons di Alletto da wikimedia.it

Il ponte sulla fossa di Schlossbach – Foto Creative Commons di Alletto da wikimedia.it

Transito sullo Schlossbachgrabenbrücke - Foto © Verdi1 da Panoramio

Transito sullo Schlossbachgrabenbrücke – Foto © Verdi1 da Panoramio

DB Br.411 (ICE-T)  Innsbruck- Garmisch in transito sullo Schlossbach - Foto © MT da bahnbilder.de

DB Br.411 (ICE-T) Innsbruck- Garmisch in transito sullo Schlossbach – Foto © MT da bahnbilder.de

DB 111 sullo Schlossbach - foto © Rail66 dal forum www.bahnnews-austria.at

DB 111 sullo Schlossbach – foto © Rail66 dal forum http://www.bahnnews-austria.at

Il modello in scala N é lungo 36 cm, ed é un bell’esempio dell’eccellenza della moderna tecnologia di taglio laser. Il ponte, fatto di cartone laser speciale, é ricco di dettagli, e riproduce i rivetti della costruzione in acciaio e le superfici delle tavole sulla cima del ponte sono ben strutturate. Per contro, si tratta di un oggetto caro e delicato.

Comunque era il punto di partenza. A questo punto si tratta va di costruirvi intorno l’intero plastico, inserendo degli elementi realistici. Innanzitutto, per ambientare correttamente il ponte, Stefano ha persino contattato l’impresa “Teupe & Söhne Gerüstbau GmbH” incaricata dalla OBB austriaca di restaurare il ponte sulla fossa di Schlossbach in occasione del centenario nel 2012 per farsi mandare disegni di dettaglio!

Disegni originali dello Schlossbach, dal sito di Stefano Dalli

Disegni originali dello Schlossbach, dal sito di Stefano Dalli

Stefano ha poi cercato degli elementi che potessero corredare adeguatamente il soggetto principale, scegliendoli qua e là, ma unificati dalla scelta geografica del Tirolo (quello austriaco per il ponte, e quello italiano – un pochino allargato al bellunese – per gli altri elementi):

  1. Il Castello di Andraz Livinallongo
  2. Il rifugio Sass dla Crusc in val Badia
  3. Il mulino di Seres-Longiarù in val Badia
  4. Il ponte coperto di San Martino di Sebato (in Val Pusteria, alla confluenza della Val Badia)
  5. La cappella di San Giorgio a Tesido, in Val Pusteria
  6. I portici di Glorenza, in Val Venosta
  7. Fontana-lavatoio di Costalta di Cadore
Portici e mura di Glorenza

Portici e mura di Glorenza

Rifugio Sass Dla Crusc visto da dietro il Castello di Andraz

Rifugio Sass Dla Crusc visto da dietro il Castello di Andraz

Ponte coperto e mulino. Foto Dalli

Ponte coperto e mulino. Foto Dalli

Fontana-Lavatoio di Costalta di Cadore, qui ancora non inserita nel plastico - Foto Dalli

Fontana-Lavatoio di Costalta di Cadore, qui ancora non inserita nel plastico – Foto Dalli

Di questi elementi, alcuni sono riprodotti fedelmente (1, 2, 6), altri sono modificati (3 e 4): ad esempio il ponte coperto é sensibilmente accorciato rispetto all’originale, per ragioni di spazio. La cappella di San Giorgio é servita come ispirazione per una chiesetta, con riproduzione fedele degli affreschi, ma con struttura modificata.

Ogni singolo elemento é stato comunque oggetto di studio, modellazione 3D ed in qualche caso stampa in 3D di alcuni particolari. Non scendiamo nel dettaglio dei lavori, perché sono ben documentati altrove (sul sito di Stefano stefano.dalli.it, ove sono visibili anche immagini e filmati e in particolare in un pdf scaricabile dal sito stesso, che é ricco di descrizioni accurate e di immagini degli originali).

Questi elementi principali sono complementati da alcune componenti più di fantasia, anche se sempre ispirati al reale:

  • un belvedere con un tablà
  • una baita con delle scene di sfalcio e con un carro tirato da cavalli
  • la stazione, con zona di attesa ispirata a quelle della Ferrovia della Val Venosta, una moderna rimessa vetrata e una carbonaia con gru, e con una pista ciclo-pedonabile con un passaggio in un tunnel aperto lateralmente
Stazione con panchine in stile venostano - Foto Dalli

Stazione con panchine in stile venostano – Foto Dalli

Carboniera

Carboniera

Rimessa (vetrata) e sottopasso ciclopedonale - Foto Dalli

Rimessa (vetrata) e sottopasso ciclopedonale – Foto Dalli

Il layout é quanto di più elementare si possa immaginare, con un semplice, piccolo ovale e una zona stazione minima. L’ingombro totale é di soli 1050 x 720 mm.

Layout del plastico di Schlossbach, dal sito di Stefano Dalli

Layout del plastico di Schlossbach, dal sito di Stefano Dalli

Vista dall'alto del plastico

Vista dall’alto del plastico

Nonostante la semplicità ferroviaria, il plastico risulta estremamente interessante e affascinante, e non manca di catturare l’attenzione dei visitatori nelle varie mostre in cui capita venga esposto.

Qui ci limitiamo a presentare alcune immagini, in parte scattate al Model Expo di Verona 2015 ed in parte tratte dal sito di Stefano, al quale rimandiamo per approfondimenti.

Cappella ispirata alla chiesa di San Giorgio

Cappella ispirata alla chiesa di San Giorgio

Rifugio Sass Dla Crusc

Rifugio Sass Dla Crusc

Dettaglio delle travature a copertura del castello

Dettaglio delle travature a copertura del castello

Un GTW della Val Venosta transita sullo Schlossbach. In basso la cascata, in alto a destra la chiesa di San Giorgio. Foto Dalli.

Un GTW della Val Venosta transita sullo Schlossbach. In basso la cascata, in alto a destra la chiesa di San Giorgio. Foto Dalli.

Il Belvedere

Il Belvedere

Salita al Castello e Rifugio  - Foto Dalli

Salita al Castello e Rifugio – Foto Dalli

Una "hicker" sale verso l vigneto posto sopra la galleria

Una “hiker” sale verso l vigneto posto sopra la galleria

In primo piano, in basso, il mulino. In alto la scena dello sfalcio, con i tipici essicatoi di fieno nord-tirolesi. Foto Dalli

In primo piano, in basso, il mulino. In alto la scena dello sfalcio, con i tipici essicatoi di fieno nord-tirolesi. Foto Dalli

Merci in transito sul ponte - Foto Dalli

Merci in transito sul ponte – Foto Dalli

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Pubblicato il 18 aprile 2015

Abbiamo recentemente visto alcuni celebri ponti svizzeri RhB, tra cui il Landwasser ed il Wiesen. Si prestano assai bene come ispirazione modellistica, ed in vari vi hanno rivolto attenzione.  In particolare, sui forum tedeschi dedicati all’H0 vi sono varie discussioni e proposte di plastici che includano l’uno o l’altro. Purtroppo sono piuttosto vecchie (di una decina di anni fa circa), e le immagini sono ormai sparite nel Digital Oblivion. A riprova che la carta vive più a lungo, é invece ancora reperibile la proposta di plastico pubblicata sul n. 32 di Mondo Ferroviario del gennaio 1989, quando ancora c’era il muro di Berlino… Si tratta un bel tracciato che include, oltre al Landwasser, anche il Wiesener.

Plastico Landwasser-Wiesen - resa prospettica.

Plastico Landwasser-Wiesen – resa prospettica. Da Mondo Ferroviario del 1989

Plastico Landwasser-Wiesen In H0e

Plastico Landwasser-Wiesen in pianta (scala H0e). Da Mondo Ferroviario del 1989

Nel Novembre dello stesso anno, sul n. 40, fu pubblicato un altro studio che rimappava il tracciato in H0. Il plastico, disegnato da Rheinold Barkhoff, misura 6 m x 3,30: in N verrebbe 3,30 m x 1,80 m.

Plastico Landwasser-Wiesen ridisegnato per l'H0

Plastico Landwasser-Wiesen ridisegnato per l’H0. Da Mondo Ferroviario del 1989.

E’ un plastico molto interessante scenicamente, e molto ricco dal punto di vista delle possibilità di manovra. Il tracciato é davvero complesso, e non é facilissmo capire l’intreccio dei possibili percorsi . Per questo ne abbiamo disegnato uno schema topologicamente equivalente, ma ridotto ai minimi termini così da renderlo più semplice da seguire.

Topologia del plastico "Wasser-Wiesen" in uno schema semplificato.

Topologia del plastico “Landwasser-Wiesen” in uno schema semplificato.

Il corpo principale è l'”otto” rosso, che é il percorso dei ponti. Lì un treno può circolare indefinitamente. In basso, in verde chiaro, é schematizzata la stazione principale, dalla quale, sulla sinistra, si usa il raccordo blu per portarsi sull’otto. Il raccordo si biforca a triangolo (con le complicazioni elettriche del caso) e permette quindi di entrare od uscire dall’otto in entrambe le direzioni di marcia. Analoga funzione hanno i due raccordi sulla destra (giallo e arancio): entrambi raggiungono l’otto, ma per percorrerlo in direzioni opposte. Il raccordo arancio prima di raggiungere l’otto passa per la stazione nascosta (rappresentata in forma semplificata in verde scuro). Presi assieme, i raccordi giallo e arancio formano un cappio di ritorno.

Il plastico permette quindi di lasciar girare un treno mentre in stazione si fa manovra, di sostituire treni grazie alla stazione nascosta, di far uscire un convoglio dalla stazione principale e di farlo tornare dallo stesso lato della stessa (sequenze blu-rosso-blu, giallo-rosso arancio o viceversa) o da quello opposto (sequenze arancio-rosso-blu, giallo-rosso-blu o viceversa), e di combinare tra loro queste possibilità.

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Uno a mille!

Pubblicato il 28 febbraio 2015

Se la scala N (1:160) vi sembra troppo grossa, e neppure la Z (1:220) o la T (1:480) vi soddisfano, ecco quello che fa per voi: scala 1:1000!

La storia ha inizio nel 2007, quando viene depositato il brevetto (Patent US7623013) di un sistema elettromagnetico per muovere corpi meccanici lungo delle traiettorie predefinite, su superfici rettilinee o curve, e che ne prefigura il possibile utilizzo per il movimento di giocattoli quali treni e veicoli ferroviari, ma non solo.

Il brevetto viene implementato dalla IDL motors (Industrial Design Laboratories) di San Diego, California, che lancia i MINI MOtion trains e racing cars.

IDL vende i Nano Express trains, in versione “Ghost Castle” e “Christmas”. Si tratta di piccoli diorami con convogli in scala 1:1000: un millimetro per metro. Per dare una sensazione concreta di quello che stiamo considerando, si pensi che una UIC-X misurerebbe di 2,6 cm!

Ghost Castel Train

Ghost Castel Train

A questo punto IDL mette in piedi un’altra compagnia per commercializzare il prodotto in modo più mirato: teenytrains, che letteralmente significa “treni piccolini”.

Teenytrain produce degli ovali su cui corrono treni e/o automobili (i binari sono soltanto “disegnati” sulla guida elettromagnetica), pilotati da un alimentatore (o eventualmente a batteria).

Un ovale teenytrain, dal costo di circa 60 US$.

Un ovale teenytrain, dal costo di circa 60 US$.

Poi arriva la svolta, con elementi combinabili come i tradizionali binari del modellismo ferroviario, Secondo i produttori, si tratta di un  sistema modulare completamente configurabile con dimensioni del layout virtualmente illimitate – la dimensione minima della lunghezza complessiva di un cerchio é di 32 cm, dunque un raggio di 5 cm circa.

Il sistema modulare di teenytrain

Il sistema modulare di teenytrain

Attualmente é possibile regolare la velocità dei “treni”, ma non la direzione (possono andare avanti, ma non tornare indietro). Mi par di capire che al momento si stiano studiando ulteriori possibilità di controllo, per le quali bisognerà però attendere ancora un poco.

Un dimostrativo del sistema era presente alla fiera di Norimberga (28/1-2/2 ’15). Insomma, si tratta di un prodotto non ancora maturo, ma che già presenta delle possibilità interessanti. Ad esempio, il seguente filmato(a partire dal min. 0:50) mostra la combinazione di un modello ferroviario in scala T (1:480, binario di 3 mm) e di traffico automobilistico realizzato con teenytrain.

Ci vorrebbe un po’ di sperimentazione per verificare se sia possibile “rivestire” un oggetto mobile teenytrain con una automobilina in scala N facendola muovere, ottenendo una sorta di “Faller Car System” con qualche limite, ma con la possibilità di muovere auto (invece dei camion o bus che il sistema tedesco permette in scala N). Tra l’altro, la scala N é sei volte più grande di quella qui considerata, il che significa che la velocità apparente degli oggetti in moto sarebbe sei volte minore di quella percepita nel filmato mostrato sopra, e quindi probabilmente piuttosto realistica.

Forse sarebbe possibile muovere addirittura delle moto in scala N, che potrebbero avere un bell’effetto. Oppure, sempre in scala N, si potrebbe forse realizzare una pista di go kart. Insomma, si é aperta una opportunità. Con un po’ di fantasia ne possono uscire delle cosette interessanti.

Quanto ai treni 1:1000, voglio davvero vederli i contachiodi qui… Ci vuole il microscopio!


Per i veicoli in movimento in scala N, vedi anche

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Pubblicato il 31 gennaio 2015, ultima modifica 2 febbraio 2015

Fin dalle origini del ferromodellismo, vi sono un paio di cose che non mancano mai in un plastico: ponti e gallerie. Visti i limitati spazi disponibili, raramente si resiste alla tentazione di aumentare la densità di binari per unità di superficie, e quindi assai spesso si realizzano più livelli. Per evitare la monotonia questi si intersecano – se in vista su viadotti-, e per evitare di mostrare la banalità dei tracciati e rendere più credibili gli scenari, parte dei binari si nascondono nella pancia dei rilievi, formando gallerie.

Il prim plastico Arnold, su una copertina di MiBa (Miniaturbahnen) del 1960

Il primo plastico Arnold, con ponti e gallerie, su una copertina di MiBa del 1960

E non c’é nulla di più modellistico, fino al limite del poco credibile, della concomitanza ponte-galleria…

Cominciamo dunque un piccola serie di articoli su viadotti reali che potrebbero essere di ispirazione o stimolo per il modellista proprio da quella che probabilmente é la più famosa sequenza ponte-galleria in assoluto: il Landwasserviadukt della Viafer Retica (Rhätische Bahn), la ferrovia svizzera a scartamento metrico tanto illustre da essere entrata a far parte del patrimonio dell’Unamità dell’Unesco. E’ la ferrovia su cui corre il Glacier Express, anche se il ramo che ci interessa qui non é quello che attraversa il Bernina.

Vapore sul Landwasser - Foto © RhB da Flickr

Vapore sul Landwasser – Foto © RhB da Flickr

Il Landwasser Viadukt. Foto ©  Marek da http://www.vlaki.info/

Il Landwasser Viadukt. Foto © Marek da http://www.vlaki.info/

Il Landwasserviadukt è alto 65 m e lungo 136 metri. Ha due caratteristiche peculiari: é  in curva (raggio 100 m), e su un lato é a ridosso di un tunnel, su una parete rocciosa verticale. Si trova in prossimità della stazione ferroviaria di Filisur ed è considerato un simbolo della società ferroviaria. Circa 22.000 treni all’anno lo attraversano: circa 60 al giorno, ovvero uno ogni quarto d’ora circa, con una pausa notturna. Prende il nome dal fiume Landwasser, emissario del lago di Davos, e lungo la cui valle, a monte del viadotto di cui ci occupiamo qui, corre un’altro ramo della Rhb: il Filisur-Davos. Su questa tratta il fiume, più a monte, é scavalcato da un altro ponte assai famoso: il Wiesener.

Wiesener Viadukt - foto © Stefan Rechsteiner da flickr

Wiesener Viadukt – foto © Stefan Rechsteiner da flickr

La seguente cartina mostra la posizione del Landwasserviadukt.

La posizione del ponte all'interno della rete RhB é indicata dalla freccia rossa.

La posizione del ponte all’interno della rete RhB é indicata dalla freccia rossa.

Una webcam permette di vederlo in tempo reale. Un archivio di immagini della webcam si trova su www.schmalspurbahn.ch (L’immagine qui sotto dovrebbe essere costantemente aggiornata con l’ultima disponibile, ma per ragioni non chiarissime qualcosa non sempre funziona, e l’immagine non cambia più: lo si può notare anche dal timestamp in alto a destra. Cliccando sulla foto però dovrebbe apparire quella attuale).

Immagine dalla webcam

La costruzione

La costruzione del ponte iniziò nel marzo 1901 ad opera della società Müller & Zeerleder, sotto la direzione dell’ingegner Alessandro Acatos. Come tutte le opere di qualche tempo fa, i tempi realizzativi lasciano sbalorditi, se confontati con quanto avviene oggi a dispetto delle più potenti tecnologie disponibili: i primi treni percorsero la linea già nell’ottobre dell’anno successivo. La tecnica costruttiva fu particolare. Come abbiamo già detto, il ponte si stacca, in corrispondenza dell’imbocco della galleria, direttamente da una parete rocciosa verticale, per cui tecniche tradizionali di realizzazione non erano proponibili, anche per via dell’altezza del ponte stesso. Fu inoltre necessario trasportare sul posto (una remota valletta tra i monti ad oltre 1000 m di quota) tutto il materiale necessario alla costruzione prima dell’inizio della stessa.

Disegno dai piani di costruzione originali . Achivio RhB

Disegno dai piani di costruzione originali . Achivio RhB

Si cominciò costruendo delle torri di metallo. Queste assolsero una doppia funzione: costituirono l’anima dei piloni, che furono eretti in pietra attorno ad esse, ed al tempo stesso servirono a sorreggere delle gru a ponte dalle quali, tramite argani elettrici, venivano issati lavoratori e materiale. Su www.technologystudent.com una animazione rende l’idea del funzionamento.

Fase iniziale della costruzione. Cartolina tratta dal bellissimo sito di foto storiche della RhB http://modellbahnen.cadosch.org/jos/historische-dokumente

Fase iniziale della costruzione. Cartolina tratta dal bellissimo sito di foto storiche della RhB http://modellbahnen.cadosch.org/jos/historische-dokumente

Costruzione del viadotto - foto da Archivio storico RhB

Costruzione del viadotto – foto da Archivio storico RhB

Man mano che il ponte sia alzava, anche torri metalliche ed il carroponte venivano innalzati. Una volta raggiunta la sommità dei piloni, si procedette alla realizzazione degli archi, che sono sei ed hanno una corda di circa 20 m ciascuno.

Costruzione della prima arcata -  Achivio RhB

Costruzione della prima arcata – Achivio RhB

Costruzione degli archi - immagine da Archivio RhB

Si procede con la seconda… – immagine da Archivio RhB

Costruzione delle arcate -  Achivio RhB

Siamo arrivati alla quarta… – Achivio RhB

Costruzione del Viadotto, Settembre 1902 (da Wikipedia)

Ci siamo quasi! Settembre 1902 (da Wikipedia)

RhB G 4/5 104 poco oltre il Landwasser, da una cartolina d'epoca tratta da modellbahnen.cadosch.org

RhB G 4/5 104 poco oltre il Landwasser, da una cartolina d’epoca tratta da modellbahnen.cadosch.org

Più o meno dallo stesso punto di vista, un merci si dirige verso il Landwasser. La linea non é ancora elettrificata. Foto storica dalla copertina del libro  "Aus den Anfängen der Rhätischen Bahn"  di Iso Camartin, Peter Pfeiffer

Dallo stesso punto di vista, un merci si dirige verso il Landwasser. La linea non é ancora elettrificata. Foto storica dalla copertina del libro
“Aus den Anfängen der Rhätischen Bahn” di Iso Camartin, Peter Pfeiffer

La ristrutturazione

Dopo 106 anni di esercizio, nel 2009 fu necessario provvedere ad una ristrutturazione del ponte, mantenendone però l’aspetto originario, anche perché dal luglio 2008  la Ferrovia é inclusa nel Patrimonio dell’Umanità UNESCO e deve essere preservata immutata. Anche se la muratura, nonostante il secolo passato, era ancora in ottimo stato, si procedette ad iniezioni di calcestruzzo tra i giunti della stessa. Fu stesa una nuova base di cemento sulla quale poggiare i binari, rinnovati, e vennero installate nuove apparecchiature. Sono state necessarie 24.000 ore di lavoro, con turnazioni diurne e notturne, per un costo complessivo di 4,6 milioni di Franchi. I treni hanno potuto circolare liberamente, anche se con velocità ridotta a 10 km/h. Circa un quarto dei lavori però era incompatibile con la circolazione: questi sono pertanto stati effettuati durante le notti. I lavori, iniziati il 9 marzo, si sono protratti per 8 mesi. Durante i lavori, il viadotto é stato coperto con un drappo rosso.

Il ponte é stato interamente rivestito da una impalcatura

Il ponte é stato interamente rivestito da una impalcatura nelle prime fasi dei lavori. foto da http://www.layher.com

Durante i lavori il ponte é stato nascosto da un drappo rosso. Foto di Oliver Cossalter da wikimedia

Durante i lavori il ponte é stato nascosto da un drappo rosso. Foto di Oliver Cossalter da wikimedia

Rassegna di immagini

Il Landwasser Viaduct é  probabilmente del ponte ferroviario più fotografato al mondo… Raccogliamo qui una serie di immagini che lo mostrano da varie angolature, ma con un giretto su internet se ne possono trovare tante altre. Dimostrano che il ponte merita un viaggio!

Iniziamo dal satellite: in basso a destra si vede la stazione di Filisur, uscendo dalla quale sulla sinistra la linea si biforca, entrando in due tunnel dall’imbocco parallelo: quello di più a valle porta al ponte, situato in alto al centro dell’immagine: sul ponte la linea piega a sinistra e prosegue in una diagonale verso il basso lungo la costa della montagna. Il tunnel più a monte nasconde in parte una lunga curva ad U che porta a risalire la valle in direzione di Davos. Sembra proprio un plastico!

Il Landwasser dal satellite (ggogle maps)

Il Landwasser dal satellite (google maps). Il ponte é in alto, a centro immagine. In basso sulla destra la stazione di Filisur (clicca sulle immagini per ingrandirle).

Guardiamo ora il viadotto da lontano, incastonato nel paesaggio svizzero, avvicinandoci progressivamente.

Il Viadotto visto da lontano. Particolare da una foto di Friedrich Böhringer

Il Viadotto visto da lontano. Particolare da una foto di Friedrich Böhringer

Avvicinandosi... particolare da una foto tratta da www.afar.com

Avvicinandosi… particolare da una foto tratta da http://www.afar.com

Il teleobbiettivo lo avvicina.Immagine da flickr, Adrian Michael - CC Sharealike

Il teleobbiettivo lo avvicina ulteriormente. Immagine da flickr, Adrian Michael – CC Sharealike

Poi guardiamo progressivamente verso sinistra, fino ad incontrare una cortissima galleria.

Il viadotto fotografato da Thomas Barothy  (da Flickr)  - si può notare sulla sinistra la piccola galleria che precedi il tunnel

Il viadotto fotografato da Thomas Barothy (da Flickr) – si può notare sulla sinistra la piccola galleria che precede il viadotto (clicca per ingrandire la foto)

Arrivo al Landwasser - Foto © RhB da Flickr

Arrivo al Landwasser – Foto © RhB da Flickr

Vediamolo poi dall’alto, da varie inquadrature.

Il viadotto dall'alto, da m.spoorpro.nl

Il viadotto dall’alto, da m.spoorpro.nl

Vista aerea, tratta da un filmato RhB  (linkato sotto)

Altra vista aerea, tratta da un filmato RhB (linkato sotto)

Il viadotto fotografato da un drone - immagine di Romeoch da www.dronestagr.am/

Il viadotto fotografato da un drone – immagine di Romeoch da http://www.dronestagr.am/

Insolita vista dall'alto - Foto © Andreas Tschumi da flickr

Insolita vista dall’alto, dal lato concavo – Foto © Andreas Tschumi da flickr

Altra vista dall'alto... - Foto © RhB da Flickr

Altra vista: la parte convessa vista da sopra il tunnel – Foto © RhB da Flickr

Un doppio Glacier Express transita sul viadotto - foto © 2013 Andreas Preibisch

Un doppio Glacier Express transita sul viadotto – foto © 2013 Andreas Preibisch

La maggior parte delle inquadrature lo riprende dal lato convesso.

Un merci sul viadotto - Foto © Matthias Greinwald da flickr

Un merci sul viadotto – Foto © Matthias Greinwald da flickr

Foto tratta da mariaxhe.blogspot.com - autore originale non dichiarato

Foto tratta da mariaxhe.blogspot.com – autore originale non dichiarato

Convoglio comprendente il Charterwagen Gourmino sul ponte - Foto © RhB da Flickr

Convoglio comprendente il Charterwagen Gourmino sul ponte – Foto © RhB da Flickr

Immagine tratta da un filmato RhB (linkato sotto)

Immagine tratta da un filmato RhB (linkato sotto)

Vista invernale del viadotto © RhB, Andrea Badrutt da flickr

Vista invernale del viadotto © RhB, Andrea Badrutt da flickr

Altra vista invernale, ©  Jan Geerk da www.fotocommunity.de

Altra vista invernale, © Jan Geerk da http://www.fotocommunity.de

Ancora una bella immagine con la neve - foto da www.dnv-tours.de

Ancora una bella immagine con la neve – foto da http://www.dnv-tours.de

Transito dFoto © Herbert Graf-www.modelrailroad.ch.vu da www.bahnbilder.de

Transito del Glacier Express – Foto © Herbert Graf-www.modelrailroad.ch.vu da http://www.bahnbilder.de

Prospettiva inusuale... - Foto © RhB da Flickr

Prospettiva inusuale… – Foto © RhB da Flickr

Visto dal lato opposto, non si vede il punto più caratteristico: lo stacco tra galleria e viadotto. Si vede invece l’imbocco della brevissima galleria non adiacente al ponte. E’ estremamente affascinante anche visto da qui.

Foto © da tywkiwdbi.blogspot.com

Foto © da tywkiwdbi.blogspot.com

Foto © Bahnfreund da panoramio.com

Foto © Bahnfreund da panoramio.com

Foto © Rhaetische Bahn: swiss-image.ch/Christof Sonderegger

Foto © Rhaetische Bahn: swiss-image.ch/Christof Sonderegger – inclusa secondo la licenza a fini di stimolo del turismo.

Glacier Express sul ponte - Fig. Sonderegger Christof / News Oriente tratta da wyborcza.pl

Glacier Express sul ponte – Fig. Sonderegger Christof / News Oriente tratta da wyborcza.pl

Anche la prospettiva dal basso offre delle inquadrature interessanti.

Landwasser - Foto © RhB

Landwasser – Foto © RhB

Insolita vista dal basso... - Foto © RhB da Flickr

Insolita vista dal basso… – Foto © RhB da Flickr

Altra vista da sotto - Foto © RhB da Flickr

Vista da sotto, dal lato concavo – Foto © RhB da Flickr

Foto © Jan-Victor Krille da flickr

Foto © Jan-Victor Krille da flickr

Foto © ignazw da flickr

Foto © ignazw da flickr

Ancora qualche dettaglio di transiti interessanti sul ponte.

Nagy Albert da panoramio - www.albertbahn.hu

Foto © Nagy Albert da panoramio – http://www.albertbahn.hu

Ge 6/6 sul Landwasser - Foto © -Herbert Graf-www.modelrailroad.ch.vu da www.bahnbilder.de

Ge 6/6 sul Landwasser – Foto © Herbert Graf-www.modelrailroad.ch.vu da http://www.bahnbilder.de – Si noti quanto é bassa la catenaria sul ponte!

Vapore sul Landwasser - Foto © RhB

Vapore sul Landwasser – Foto © RhB

Un altro transito d'eccezione: l'Alpine Classic Pullman Express! Foto da un sito SBB

Un altro transito d’eccezione: l’Alpine Classic Pullman Express! Foto da un sito SBB

Il seguente video mostra un passaggio a vapore sul viadotto

mentre questo mostra l’avvicinamento al ponte ed il suo superamento

Infine, una immagine di quel che vede il macchinista nel percorrerlo.

Il Landwasser visto dal macchinista. Immagine da Google Street View.

Il Landwasser visto dal macchinista. Immagine da Google Street View.

Nel Modellismo

Il disegno del ponte si presta benissimo ad ispirare un tratto di plastico, con la sua sequenza “galleria – ponte – breve tratto in costa – altro imbocco di galleria” (anche se nella realtà questa seconda é brevissima). In particolare in scala N la lunghezza del ponte é di 85 cm, e la sua altezza 40 cm. Stefano Dalli ha realizzato un modello in scala N del Landwasserviaduct. Per il momento é stato realizzato solo il ponte, ma é allo studio il suo inserimento in un plastico dedicato.

Il ponte realizzato da Stefano Dalli a Verona 2014

Il ponte in scala N realizzato da Stefano Dalli: ancora in lavorazione, era esposto a Verona 2014 presso NParty

La progettazione ha incluso un accurato studio della morfologia del terreno, ed é documentata sul web site di Stefano.

Morfologia del terreno nei pressi del ponte

Morfologia del terreno nei pressi del ponte

L’ipotesi é di realizzare un plastico che includa una realistica riproduzione del ponte ed una piccola stazione nascosta grazie alla quale poter alternare due treni. Forse varrebbe la pena di ampliare la stazione nascosta aumentandone il numero dei binari, così da poter avere più varietà di transiti.

Progetto di un plastico che include una copia realistica del Landwasser - Stefano Dalli

Progetto di un plastico che include una copia realistica del Landwasser – Stefano Dalli

In realtà la RhB é a scartamento metrico, e quindi andrebbe riprodotta col binario da 6 mm (Nm, lo stesso della scala Z) anziché con quello da 9 mm. Il materiale rotabile però é disponibile da Kato per i binari da 9mm: quello in scala Nm esiste, ma é dannatamente più costoso.

Kato, oltre ai vagoni panoramici del Glacier Express (prima, seconda e bar) ha realizzato in N la Ge 4/4 III in tre differenti livree: quella rossa standard, quella “Glacier Express” e quella speciale che celebra l’ingresso di RhB nel patrimonio UNESCO: quest’ultima sulla fiancata presenta proprio il viadotto di Landwasser stilizzato.

Le tre Ge 4/4 III di Kato - immagine da www.rhb-nm.ch

Le tre Ge 4/4 III di Kato – immagine da http://www.rhb-nm.ch

In H0 il Landwasser ha ispirato un viadotto della sezione svizzera del Miniatur Wunderland

Parte della sezione svizzera del Miniatur Wunderland. Si può identificare un viadotto chiaramente (e liberamente) ispirato al Landwasser.

Parte della sezione svizzera del Miniatur Wunderland. Si può identificare un viadotto chiaramente (e liberamente) ispirato al Landwasser.

Durante i lavori di ristrutturazione del ponte, anche Miniatur Wunderland aveva adattato la sua riproduzione alla realtà!

Il viadotto in miniatura vestito di rosso in occasine della ristrutturazione.

Il viadotto in miniatura vestito di rosso in occasione della ristrutturazione.

Altri esempi in H0:

Il modello del ponte su un enorme plastico a tema RhB (8x11 metri!), da http://www.modell-bahn.ch/

Il modello del ponte su un enorme plastico a tema RhB (8×11 metri!), da http://www.modell-bahn.ch/

Landwasserviadukt come decorazione nella vetrina della ditta Pfanner a Hohenems, Vorarlberg (Austria)  da http://adler-schmalspurbahnen.de/

Modello del Landwasserviadukt come decorazione nella vetrina della ditta Pfanner a Hohenems, Vorarlberg (Austria) da http://adler-schmalspurbahnen.de/

Meno cerdibile questo viadotto a ridosso delle rocce, da http://www.modellbahn-tv.de/

Meno credibile questo viadotto a ridosso delle rocce, da http://www.modellbahn-tv.de/

In alcuni prossimi articoli riprenderemo il tema dei ponti della RhB, perché ve ne sono altri di interessanti, e riesumeremo un vecchio ma interessante progetto di plastico che ne include un paio: uno naturalmente sarà proprio il Landwasser.

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Pubblicato il 13 dicembre 2014

Fino agli anni ’80 la scala N italiana non offriva certo la ricchezza di modelli di buona qualità disponibili oggi: c’era pochissimo di industriale, e qualcosina di artigianale – non noto o non raggiungibile ai più. La produzione industriale si riduceva a tre motrici Lima (di cui una sbagliata, una con uno sproprzionato sottocassa ed una un po’ fuori scala, e tutte con motorizzazioni approssimative, ma con il pregio di essere poco costose e facili da reperire: si trovavano anche all’UPIM! ) e due Rivarossi (ma un modello, la D.341, era fatto da entrambi i produttori), le UIC-X Rivarossi, due carrozze accorciate di Lima (un postale e una UIC-Y) e qualche merci…

In questo panorama si inserisce la figura di Giovanni Muzio, classe 1931, modellista/plasticista che di necessità fece virtù, e data la scarsezza di materiale disponibile diede spazio ad estro e fantasia, ed usando materiali poveri e basi di modelli stranieri riuscì a crearsi un ricco panorama ferroviario italiano. Fu tra i pionieri della scala N, e già negli anni ’60 aveva realizzato il suo primo plastico – nel magazzino della ditta milanese in cui lavorava.

Giovanni Muzio tra i suoi treni, foto di Antonio Rampini

Giovanni Muzio tra i suoi treni, foto di Antonio Rampini

Talvolta ricorreva anche ad incollare fotografie delle fiancate su carri merci e/o passeggeri: insomma qualunque mezzo era lecito pur di riuscire a riprodurre sul plastico modelli non disponibili altrimenti. Il modellismo é insieme un’arte e un gioco, e ciascuno deve essere libero di scatenare la propria creatività per esprimersi e per raggiungere i risultati che vuole. C’è chi ama contare i chiodi, chi fa correre treni della Santa Fe accanto a ICE tedeschi, chi tenta di riprodurre la varietà di una ferrovia reale (che in quegli anni era tanta davvero!) accettando qualche compromesso. Giovanni doveva avere la passione per l’eterogeneità del reale, probabilmente unita a un’attenzione filologica, e non si spaventava davanti a soluzioni che oggi potremmo considerare approssimate, se queste portavano ricchezza. Il meglio é nemico del bene: quindi accettare qualche inevitabile compromesso gli permise di realizzare un dei plastici magistrali, sui quali correvano un po’ tutti i rotabili FS dell’epoca. Nelle foto che li mostrano, sorprende la ricchezza e l’eterogeneità dei mezzi presenti, non raggiunta neppure oggi: la ricchezza di locomotive a vapore e la presenza di trifase sono ad esempio elementi oggi difficilmente visibili nelle collezioni e nei plastici degli eNnisti odierni (di vapore italiano c’é pochissimo, e le trifase sono prodotti di gioellieria o autocostuzioni).

Tre diverse trifase e varie vaporiere sul plastico milanese di Giovanni. Foto Giuseppe Muzio

Tre diverse trifase e varie vaporiere sul plastico milanese di Giovanni. Foto Giuseppe Muzio

L’inventiva di Giovanni emerge da ogni dettaglio: come modo semplice per realizzare la massicciata sul plastico usò della carta vetrata!

Il plastico

Aveva realizzato a Milano un plastico ragguardevole. Dopo il trasferimento ad Arese ne realizzò un secondo, più grande. Fortunatamente questo fu descritto sul numero 6 di Fermodel News (novembre-dicembre 1981), così é rimasta traccia del grande tracciato ad U.

Tracciato del plastico di Garbagbate (?), da Fermodel News

Tracciato del plastico di Giovanni ad Arese, da Fermodel News

Il disegno (fatto apposta per la pubblicazione) pare essere piuttosto schematico e approssimativo: difficile far coincidere le foto disponibili con il tracciato disegnato, ma comunque rende l’idea. Un doppio binario correva perimetralmente ed attraversava una stazione ed un grande scalo che permetteva di esporre la ricca collezione di rotabili. Ampio spazio era lasciato, sui lati più lontani dall’osservatore, ad una linea di parata sulla quale guardare i treni che corrono. Un secondo percorso, centrale, era completamente separato dal primo, presentava un falso doppio binario ed aveva un piccolo scalo. I fondali alpini della Faller, anche se più bavaresi che cisalpini, aggiungevano una nota di realismo. I circuiti erano gestiti con due trasformatori, ed i deviatoi sulle linee di corsa erano ridotti al minimo, per evitare deragliamenti, vista la qualità degli scambi disponibili all’epoca!

Foto di Giuseppe Muzio

Foto di Giuseppe Muzio, figlio di Giovanni

Foto di Giuseppe Muzio

Foto di Giuseppe Muzio

Foto del plastico da Fermodel news

Foto del plastico da Fermodel news. Si vede il grande scalo.

Affollatissimo deposito lcocomotoe a vapore sul plastico di Giovanni Muzio - Foto Carlo Maldifassi

Affollatissimo deposito lcocomotive a vapore sul plastico di Giovanni Muzio – Foto Carlo Maldifassi

Era quindi possibile far circolare treni lunghissimi, come quelli che si possono osservare nel filmato ‘anni 80 pubblicato su youtube

Altri filmati interessanti sono disponibili sul canale youtube di Pino Muzio (figlio di Giovanni).

Le vaporiere

Giovanni doveva avere una vera passione per il vapore. Aveva realizzato vari tipi di locomotive diverse, coprendo probabilmente il grosso dei tipi di motrici superstiti negli anni del boom economico. Il totale delle vaporiere realizzate era di circa trenta.

Alcune foto di Antonio Rampini mostrano dettagli della zona “deposito locomotive”. Le foto sono vecchie e la macchina aveva avuto qualche problema all’esposimetro, ma danno un’idea della varietà di locomotive che Giovanni era riuscito a realizzare.

Deposito Locomotive - Foto A.Rampini

Deposito Locomotive – Foto A.Rampini

Deposito Locomotive - Foto A.Rampini

Deposito Locomotive – Foto A.Rampini

Deposito Locomotive - Foto A.Rampini

Deposito Locomotive – Foto A.Rampini

Le motrici non se ne stavano statiche in deposito, ma correvano sul plastico.

Una locomotiva in testa ad un espresso durante la sua corsa. Foto Giuseppe Muzio

Una locomotiva in testa ad un espresso durante la sua corsa. Foto Giuseppe Muzio

La 743 in attesa sul plastico, in testa ad un merci.

La 743 in attesa sul plastico, in testa ad un merci.

A tanti anni dalla scomparsa di Giovanni, che ci ha lasciato nel 1999 all’età di 68 anni, le sue opere sono ancora vive: vediamo qui le sue locomotive trasferite in un altro deposito: quello sul plastico del figlio Pino (Giuseppe), che dal padre ha ereditato la passione.

Le vaporiere di Giovanni sul plastico del figlio Giuseppe in una sua foto

Le vaporiere di Giovanni sul plastico del figlio Giuseppe in una sua foto

Altra vista del deposito locomotive di Giuseppe

Altra vista del deposito locomotive di Giuseppe

due vaporiere di profilo nel deposito. Foto Giuseppe Muzio

Due vaporiere di profilo nel deposito. Foto Giuseppe Muzio

Le trifase

Come abbiamo già detto, anche le trifase furono oggetto di studio e attenzione da parte di Giovanni, che ne realizzò diverse. Quando la motorizzazione era complicata, lasciava la motrice folle ed usava un carro motorizzato per animare il convoglio.

Una trifase in transito sul primo plastico di Giovanni

Una trifase in transito sul primo plastico di Giovanni

Ancora una volta, le vecchie foto di Rampini, seppure con colori falsati, danno la possibilità di esaminare in modo più ravvicinati alcuni modelli di Giovanni.

... l'altra metà, ed una terza trifase

.Una trifase e mezza…

Una trifase e mezza...

… l’altra metà, ed una terza trifase

Altre macchine

Anche il resto del parco FS era ben rappresentato nell’interessante collezione autocostruita di Giovanni Muzio. Una collezione, però dinamica, con i due aspetti del modellismo (collezionismo e cura del dettaglio sui singoli rotabili) e plasticismo (riproduzione dell’ambiente, ma con lo scopo primario di far correre i treni) che si sposano in un’unione perfetta: il sogno di ogni ferromodellista!

Ecco dunque che nella collezione troviamo le macchine a corrente continua (articolate e non), automotrici ed elettromotrici. Alcuni diesel da manovra (D.245, Truman) sono visibili in un angolo del deposito locomotive a vapore visto sopra.

Sul primo plastico (quello anni '70) già circolava una vairetà di motrici elettriche. Qui si vedono una doppia trazione di E.626, una E.428, e delle motrici commerciali Lima e Rivarossi

Sul primo plastico (quello anni ’70) già circolava una varietà di motrici elettriche CC.  Qui si vedono una doppia trazione di E.626, una E.428, e delle motrici commerciali Lima e Rivarossi. Si notano anche i deviatoi Lima dell’epoca…

Non mancavano nemmeno le articolate: qui E.636 ed e.646 assieme ad una E.428 prima serie

Non mancavano nemmeno le articolate: qui E.636 ed e.646 assieme ad una E.636 e ad una E.428 prima serie

La E.636 visibile nella foto sopra era realizzata con due semicasse ottenute dagli E.424 Lima, con un falso carrello centrale. Il mantice di interconnessione tra le semicasse era realizzato con stoffa elastica nera.

Ecco le automotrici... (Foto Antonio Rampini)

Ecco le automotrici… (Foto Antonio Rampini)

... e le elettromotrici nello scalo: so vedono le ALe 840 e le ALe 880

… e le elettromotrici nello scalo: si vedono le ALe 840 e le ALe 880

Vi si trovavano pure i tram!

Sul plastico c'erano perfino i tram!

I tram sul plastico

Interessante una precisazione fatta da Pino: Giovanni aveva l’abitudine di modificare e/o migliorare nel tempo un modello, sostituendone parti piccole o grosse, oppure distruggendolo per cannibalizzare le parti necessarie alla costruzione di uno nuovo. Dunque un modello è, almeno potenzialmente,  in evoluzione permanente: così come per il plastico, non finiscono mai le modifiche e/o migliorie da apportare.

Il premio Muzio

Negli anni successivi alla scomparsa di Giovanni (avenuta nel 1999 a 68 anni), la sua figura assunse un valore simbolico di guida per altri che ne seguirono la filosofia operativa, che in molti avrebbero poi chiamato il “Metodo Muzio“.  Il suo lavoro é riconosciuto e celebrato in ambito ASN, che sin dal 2000 propone, con cadenza biennale, un premio ai migliori modellisti autocostruttori intitolato proprio alla memoria di Giovanni.

Ma dove sono i modelli di Giovanni oggi? Come abbiamo già avuto modo di dire, il figlio Pino ha realizzato un suo plastico: proprio su di esso possono ancora sgranchirsi le ruote le trifase di Giovanni, correndo a fianco dei più moderni mezzi che Pino ha collezionato e/o realizzato.

Una doppia trazione di trifase di Giovanni sul plastico di Giuseppe. Le motrici non hanno motore, e la trazione é fornita da un carro spinta motorizzato.

Una doppia trazione di trifase di Giovanni sul plastico di Giuseppe. Le motrici non hanno motore, e la trazione é fornita da un carro spinta motorizzato.

Il plastico di Giuseppe ospita anche scorci più contemporanei. A Giovanni sarebbe certamente piaciuto moltissimo!

Il plastico di Giuseppe ospita anche scorci più contemporanei. A Giovanni sarebbe certamente piaciuto moltissimo!

Ulteriori immagini dei frutti del lavoro di Giovanni Muzio sono reperibili in un thread sul forum ASN dal quale le foto presenti qui sono tratte.

Ringrazio Pino Muzio per avermi fornito informazioni di prima mano, ad integrazione di quanto avevo trovato sul forum citato. Un grazie anche agli autori delle varie foto pubblicate sul forum ASN e qui riprodotte.

 

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Pubblicato il 26 luglio 2014

Le stazioni di testa hanno un loro fascino. Lo hanno quelle piccolissime, come San Marino, o piccole, come Tirano, che é pensabile di riprodurre modellisticamente anche in un plastico di dimensioni ragionevoli.

Vecchia immagine della stazione della Repubblica di San Marino.

Vecchia immagine della stazione della Repubblica di San Marino.

Schema della stazione RhB di Tirano

Schema della stazione RhB di Tirano

A maggior ragione sono affascinanti le grandi stazioni metropolitane di testa, con i loro immensi fasci di binari paralleli.

Hauptbahnhof München - foto da staticflickr.com

Hauptbahnhof München – foto da staticflickr.com

Purtroppo nel modellismo non sono un tema frequente, perché tipicamente richiedono molto spazio. Ad esempio, il plastico di Biglietti ha una grande stazione di testa: ma stiamo parlando di qualcosa che, in scala H0, fa 176×500 cm per la sola stazione: In N sarebbero approssimativamente 1 x 2.5 m.

Layout del plastico di Biglietti, come si presentava qualche tempo fa. Oggi é ulteriormente ingrandito rispetto a questo schema.

Layout del plastico di Biglietti, come si presentava qualche tempo fa. Oggi é ulteriormente ingrandito rispetto a questo schema.

Dunque nessuna speranza di poter realizzare su un plastichetto piccolino, riuscendo anche ad avere una decente movimentazione dei treni, una stazione di testa che ricordi quelle con grandi tettoie con volta a botte in vetro ed acciaio come Milano Centrale.

Interno di Milano Centrale, da una vecchia cartolina

Interno di Milano Centrale, da una vecchia cartolina

Milano Centrale, da una vecchia cartolina

Milano Centrale, da una vecchia cartolina

E invece, sorpendentemente, no: si può fare! Dieter Buehler é riuscito a fare una magia, realizzando un plastico di 2 metri quadri (un rettangolo 2m x 1m) con una stazione di testa con ben 7 binari: “Der gemogelte Kopfbahnhof” (la stazione di testa con l’imbroglio). Sul plastico possono correre anche dei merci che passano vicino alla stazione, senza impegnarla. Si riescono a  gestire simultaneamente fino a 5 convogli, dei quali tre sostano in stazione e due corrono. E c’é anche spazio per un paesaggio urbano ed uno rurale. Ma come ha fatto?

Prima di discuterne val la pena di guardare il risultato. Lo facciamo grazie ad alcune foto scelte dal sito di Dieter, sul quale se ne trovano molte altre.

La stazione di testa di Dieter - foto da www.modellbahn-traumanlagen.de

La stazione di testa di Dieter – foto da http://www.modellbahn-traumanlagen.de

Come si può vedere, la stazione presenta un rispettabile fascio di binari. Davanti, ben tre binari corrono diagonalmente di fronte alla stazione.

La copertura in vetro e acciaio della stazione di testa, affiancata da una strada. Foto da www.modellbahn-traumanlagen.de

La copertura in vetro e acciaio della stazione di testa, affiancata da una strada. Foto da http://www.modellbahn-traumanlagen.de

Lungo l'altro lato della stazione corre un binario di servizio. Foto da www.modellbahn-traumanlagen.de

Lungo l’altro lato della stazione corre un binario di servizio. Foto da http://www.modellbahn-traumanlagen.de

Un breve filmato mostra il plastico in esercizio. Nel video si vede come la stazione si “ingoi” un treno composto di motrice e 6 carrozze passeggeri! Sembra un mangiatore di spade…

Altri filmati si trovano sul sito di Dieter. Sul sito (che é in tedesco) vi sono anche varie immagini della città e della campagna. C’é anche una versione inglese (un po’ ridotta).

Ma cerchiamo di capire qualcosa di più. Diamo un’occhiata a come si presenta il plastico nel suo insieme, ed alla parte visibile del tracciato.

Vista di insieme del plastico. Foto da www.modellbahn-traumanlagen.de

Vista di insieme del plastico. Foto da http://www.modellbahn-traumanlagen.de

Si può notare come la ferrovia sia al piano “zero”, mentre il piano superiore é dedicato al paesaggio, ed é tagliato in diagonale da una strada extraurbana che separa la parte destra (agreste) da quella sinistra (urbanizzata). Un ponte stradale scavalca i binari della stazione, e dà unità al paesaggio, congiungendo città e campagna.

A destra cinque binari paralleli entrano in un sottopasso/tunnel offrendo uno scenario assai comune in Germania.

Il sottopasso/tunnel sulla destra. Foto da www.modellbahn-traumanlagen.de

Il sottopasso/tunnel sulla destra. Foto da http://www.modellbahn-traumanlagen.de

Sulla sinistra tre binari descrivono un’ampia curva che li porta ad entrare in un tunnel. Buona parte del tracciato ferroviario é nascosto all’occhio.

Schema della parte visibile del tracciato. Immagine da www.modellbahn-traumanlagen.de

Schema della parte visibile del tracciato. Immagine da http://www.modellbahn-traumanlagen.de

Per scoprire il trucco non ci resta che scoperchiare il tutto.

Schema completo dei binari. immagine da www.modellbahn-traumanlagen.de

Schema completo dei binari. immagine da http://www.modellbahn-traumanlagen.de

Si tratta di un plastico basato su due tradizionali anelli concentrici elettricamente indipendenti a parte due punti di interscambio tra di essi. Il trucco é che quattro dei sei binari che entrano in stazione non sono tronchi, ma si trovano su un anello nascosto. Con un sapiente gioco di attese, l’effetto é assolutamente realistico!

Il plastico é realizzato con armamento Fleischmann. L’impiego di alcuni binari raggio R1 permette il contenimento delle dimensioni, e comunque é molto limitato ed avviene nella zona invisibile. L’uso di “denkende Weichen” (scambi pensanti) rende facile la movimentazione di più convogli, grazie all’isolamento elettrico delle sezioni comprese tra coppie di scambi.

Ciascuno giudicherà se trova l’idea buona o meno. Certo é che che il disegno conta già almeno cinque imitazioni, con varianti come nel caso di Bernhard  che al piano superiore ha messo un anello tramviario.

La variante d iBernhad, in lavorazione: il piano superiore é dedicato a una linea tramviaria. Foto da www.modellbahn-traumanlagen.de

La variante di Bernhard, in lavorazione: il piano superiore é dedicato a una linea tramviaria. Foto da http://www.modellbahn-traumanlagen.de

Come dice Dieter, in generale ogni plastico riflette gusto, interessi e preferenze individuali del suo realizzatore. “Der gemogelte Kopfbahnhof” é pensato come un’occasione di relax guardando treni che corrono, e sorseggiando una birra (per forza: Dieter é un tedesco!).


Vedi anche “Magia su un plastico 80×160“.

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