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Archive for the ‘Tracciati per plastici’ Category

Pubblicato il 4 luglio 2015

Uno degli aspetti interessanti del ferromodellismo é che ciascuno lo può intendere o vivere a suo piacere, in molti modi diversi. C’é chi privilegia l’aspetto filologico, e colleziona modelli dei quali cura i minimi dettagli, verificandone la fedele aderenza all’originale. Magari li tiene in vetrina, ma se li fa girare sicuramente verifica con cura e attenzione la composizione dei convogli. Ad altri invece piace vedere treni “belli e interessanti”, e non si schifa di mettere una bella carenata americana degli anni ’30  col suo convoglio colorato accanto a un ICE tedesco dei giorni nostri.

C’é poi chi i treni li vuol vedere correre, magari su lunghi paesaggi, a velocità realistica, e chi li preferisce far sfrecciare.

Qualcuno ama automatizzare il più possibile il plastico, altri vogliono effettuare manovre complesse.

Altri ancora amano dettagliare il paesaggio, ed il treno diventa solo uno degli elementi da vedere.

Probabilmente si potrebbe allungare questa bozza di catalogo, e poi ci sono approcci ibridi, che mescolano i diversi punti di vista.

Insomma, il mondo é bello perché é vario, ed, almeno sul plastico, ognuno ha il diritto di fare quel che più gli piace: tanto non fa del male a nessuno.

L’approccio di Stefano Dalli al ferromodellismo é molto personale ed abbastanza singolare. Se un approccio rigoroso alla fedeltà del modello ferroviario é diffuso abbastanza da aver generato la definizione di “contachiodi”, meno frequente nel ferromodellismo è il tentativo di riprodurre fedelmente un particolare paesaggio o degli specifici artefatti umani. Proprio da qui invece parte Stefano, che si autodefinisce “un fermodellista ‘sui generis'” ammettendo di sapere molto poco di tecnica e la tecnologia del mondo ferroviario – ed evidentemente non essendo interessato ad impararla. Subisce però la fascinazione del treno, forse perché legato al viaggio, alle vacanze, al paesaggio che cambia continuamente….

Costruisce plastici piccoli in scala N, ispirandosi prevalentemente a ferrovie secondarie di montagna, come nel caso che avevamo già segnalato relativamente al Landwasser e mettendo una cura quasi maniacale nel riprodurre i particolari:edifici, infrastrutture, alberi, ecc.. Queste caratteristiche sono esemplificate nel piccolo plastico di Schlossbach, che prende il nome da un ponte posto sulla bellissima linea Innsbruck-Mittewald e riprodotto dalla Noch.

Noch art. 62840 - Schlossbachbrücke in scala N

Noch art. 62840 – Schlossbachbrücke in scala N

La ferrovia collega il Karwendel bavarese di Garmisch-Partenkirchen con Innsbruck, la capitale del Tirolo. Il ponte Schlossbach è un punto di riferimento della ferrovia del Karwendel e si trova sopra la gola di Schlossbach.

Il ponte sulla fossa di Schlossbach - Foto Creative Commons di Alletto da wikimedia.it

Il ponte sulla fossa di Schlossbach – Foto Creative Commons di Alletto da wikimedia.it

Transito sullo Schlossbachgrabenbrücke - Foto © Verdi1 da Panoramio

Transito sullo Schlossbachgrabenbrücke – Foto © Verdi1 da Panoramio

DB Br.411 (ICE-T)  Innsbruck- Garmisch in transito sullo Schlossbach - Foto © MT da bahnbilder.de

DB Br.411 (ICE-T) Innsbruck- Garmisch in transito sullo Schlossbach – Foto © MT da bahnbilder.de

DB 111 sullo Schlossbach - foto © Rail66 dal forum www.bahnnews-austria.at

DB 111 sullo Schlossbach – foto © Rail66 dal forum http://www.bahnnews-austria.at

Il modello in scala N é lungo 36 cm, ed é un bell’esempio dell’eccellenza della moderna tecnologia di taglio laser. Il ponte, fatto di cartone laser speciale, é ricco di dettagli, e riproduce i rivetti della costruzione in acciaio e le superfici delle tavole sulla cima del ponte sono ben strutturate. Per contro, si tratta di un oggetto caro e delicato.

Comunque era il punto di partenza. A questo punto si tratta va di costruirvi intorno l’intero plastico, inserendo degli elementi realistici. Innanzitutto, per ambientare correttamente il ponte, Stefano ha persino contattato l’impresa “Teupe & Söhne Gerüstbau GmbH” incaricata dalla OBB austriaca di restaurare il ponte sulla fossa di Schlossbach in occasione del centenario nel 2012 per farsi mandare disegni di dettaglio!

Disegni originali dello Schlossbach, dal sito di Stefano Dalli

Disegni originali dello Schlossbach, dal sito di Stefano Dalli

Stefano ha poi cercato degli elementi che potessero corredare adeguatamente il soggetto principale, scegliendoli qua e là, ma unificati dalla scelta geografica del Tirolo (quello austriaco per il ponte, e quello italiano – un pochino allargato al bellunese – per gli altri elementi):

  1. Il Castello di Andraz Livinallongo
  2. Il rifugio Sass dla Crusc in val Badia
  3. Il mulino di Seres-Longiarù in val Badia
  4. Il ponte coperto di San Martino di Sebato (in Val Pusteria, alla confluenza della Val Badia)
  5. La cappella di San Giorgio a Tesido, in Val Pusteria
  6. I portici di Glorenza, in Val Venosta
  7. Fontana-lavatoio di Costalta di Cadore
Portici e mura di Glorenza

Portici e mura di Glorenza

Rifugio Sass Dla Crusc visto da dietro il Castello di Andraz

Rifugio Sass Dla Crusc visto da dietro il Castello di Andraz

Ponte coperto e mulino. Foto Dalli

Ponte coperto e mulino. Foto Dalli

Fontana-Lavatoio di Costalta di Cadore, qui ancora non inserita nel plastico - Foto Dalli

Fontana-Lavatoio di Costalta di Cadore, qui ancora non inserita nel plastico – Foto Dalli

Di questi elementi, alcuni sono riprodotti fedelmente (1, 2, 6), altri sono modificati (3 e 4): ad esempio il ponte coperto é sensibilmente accorciato rispetto all’originale, per ragioni di spazio. La cappella di San Giorgio é servita come ispirazione per una chiesetta, con riproduzione fedele degli affreschi, ma con struttura modificata.

Ogni singolo elemento é stato comunque oggetto di studio, modellazione 3D ed in qualche caso stampa in 3D di alcuni particolari. Non scendiamo nel dettaglio dei lavori, perché sono ben documentati altrove (sul sito di Stefano stefano.dalli.it, ove sono visibili anche immagini e filmati e in particolare in un pdf scaricabile dal sito stesso, che é ricco di descrizioni accurate e di immagini degli originali).

Questi elementi principali sono complementati da alcune componenti più di fantasia, anche se sempre ispirati al reale:

  • un belvedere con un tablà
  • una baita con delle scene di sfalcio e con un carro tirato da cavalli
  • la stazione, con zona di attesa ispirata a quelle della Ferrovia della Val Venosta, una moderna rimessa vetrata e una carbonaia con gru, e con una pista ciclo-pedonabile con un passaggio in un tunnel aperto lateralmente
Stazione con panchine in stile venostano - Foto Dalli

Stazione con panchine in stile venostano – Foto Dalli

Carboniera

Carboniera

Rimessa (vetrata) e sottopasso ciclopedonale - Foto Dalli

Rimessa (vetrata) e sottopasso ciclopedonale – Foto Dalli

Il layout é quanto di più elementare si possa immaginare, con un semplice, piccolo ovale e una zona stazione minima. L’ingombro totale é di soli 1050 x 720 mm.

Layout del plastico di Schlossbach, dal sito di Stefano Dalli

Layout del plastico di Schlossbach, dal sito di Stefano Dalli

Vista dall'alto del plastico

Vista dall’alto del plastico

Nonostante la semplicità ferroviaria, il plastico risulta estremamente interessante e affascinante, e non manca di catturare l’attenzione dei visitatori nelle varie mostre in cui capita venga esposto.

Qui ci limitiamo a presentare alcune immagini, in parte scattate al Model Expo di Verona 2015 ed in parte tratte dal sito di Stefano, al quale rimandiamo per approfondimenti.

Cappella ispirata alla chiesa di San Giorgio

Cappella ispirata alla chiesa di San Giorgio

Rifugio Sass Dla Crusc

Rifugio Sass Dla Crusc

Dettaglio delle travature a copertura del castello

Dettaglio delle travature a copertura del castello

Un GTW della Val Venosta transita sullo Schlossbach. In basso la cascata, in alto a destra la chiesa di San Giorgio. Foto Dalli.

Un GTW della Val Venosta transita sullo Schlossbach. In basso la cascata, in alto a destra la chiesa di San Giorgio. Foto Dalli.

Il Belvedere

Il Belvedere

Salita al Castello e Rifugio  - Foto Dalli

Salita al Castello e Rifugio – Foto Dalli

Una "hicker" sale verso l vigneto posto sopra la galleria

Una “hiker” sale verso l vigneto posto sopra la galleria

In primo piano, in basso, il mulino. In alto la scena dello sfalcio, con i tipici essicatoi di fieno nord-tirolesi. Foto Dalli

In primo piano, in basso, il mulino. In alto la scena dello sfalcio, con i tipici essicatoi di fieno nord-tirolesi. Foto Dalli

Merci in transito sul ponte - Foto Dalli

Merci in transito sul ponte – Foto Dalli

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Pubblicato il 18 aprile 2015

Abbiamo recentemente visto alcuni celebri ponti svizzeri RhB, tra cui il Landwasser ed il Wiesen. Si prestano assai bene come ispirazione modellistica, ed in vari vi hanno rivolto attenzione.  In particolare, sui forum tedeschi dedicati all’H0 vi sono varie discussioni e proposte di plastici che includano l’uno o l’altro. Purtroppo sono piuttosto vecchie (di una decina di anni fa circa), e le immagini sono ormai sparite nel Digital Oblivion. A riprova che la carta vive più a lungo, é invece ancora reperibile la proposta di plastico pubblicata sul n. 32 di Mondo Ferroviario del gennaio 1989, quando ancora c’era il muro di Berlino… Si tratta un bel tracciato che include, oltre al Landwasser, anche il Wiesener.

Plastico Landwasser-Wiesen - resa prospettica.

Plastico Landwasser-Wiesen – resa prospettica. Da Mondo Ferroviario del 1989

Plastico Landwasser-Wiesen In H0e

Plastico Landwasser-Wiesen in pianta (scala H0e). Da Mondo Ferroviario del 1989

Nel Novembre dello stesso anno, sul n. 40, fu pubblicato un altro studio che rimappava il tracciato in H0. Il plastico, disegnato da Rheinold Barkhoff, misura 6 m x 3,30: in N verrebbe 3,30 m x 1,80 m.

Plastico Landwasser-Wiesen ridisegnato per l'H0

Plastico Landwasser-Wiesen ridisegnato per l’H0. Da Mondo Ferroviario del 1989.

E’ un plastico molto interessante scenicamente, e molto ricco dal punto di vista delle possibilità di manovra. Il tracciato é davvero complesso, e non é facilissmo capire l’intreccio dei possibili percorsi . Per questo ne abbiamo disegnato uno schema topologicamente equivalente, ma ridotto ai minimi termini così da renderlo più semplice da seguire.

Topologia del plastico "Wasser-Wiesen" in uno schema semplificato.

Topologia del plastico “Landwasser-Wiesen” in uno schema semplificato.

Il corpo principale è l'”otto” rosso, che é il percorso dei ponti. Lì un treno può circolare indefinitamente. In basso, in verde chiaro, é schematizzata la stazione principale, dalla quale, sulla sinistra, si usa il raccordo blu per portarsi sull’otto. Il raccordo si biforca a triangolo (con le complicazioni elettriche del caso) e permette quindi di entrare od uscire dall’otto in entrambe le direzioni di marcia. Analoga funzione hanno i due raccordi sulla destra (giallo e arancio): entrambi raggiungono l’otto, ma per percorrerlo in direzioni opposte. Il raccordo arancio prima di raggiungere l’otto passa per la stazione nascosta (rappresentata in forma semplificata in verde scuro). Presi assieme, i raccordi giallo e arancio formano un cappio di ritorno.

Il plastico permette quindi di lasciar girare un treno mentre in stazione si fa manovra, di sostituire treni grazie alla stazione nascosta, di far uscire un convoglio dalla stazione principale e di farlo tornare dallo stesso lato della stessa (sequenze blu-rosso-blu, giallo-rosso arancio o viceversa) o da quello opposto (sequenze arancio-rosso-blu, giallo-rosso-blu o viceversa), e di combinare tra loro queste possibilità.

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Pubblicato il 13 dicembre 2014

Fino agli anni ’80 la scala N italiana non offriva certo la ricchezza di modelli di buona qualità disponibili oggi: c’era pochissimo di industriale, e qualcosina di artigianale – non noto o non raggiungibile ai più. La produzione industriale si riduceva a tre motrici Lima (di cui una sbagliata, una con uno sproprzionato sottocassa ed una un po’ fuori scala, e tutte con motorizzazioni approssimative, ma con il pregio di essere poco costose e facili da reperire: si trovavano anche all’UPIM! ) e due Rivarossi (ma un modello, la D.341, era fatto da entrambi i produttori), le UIC-X Rivarossi, due carrozze accorciate di Lima (un postale e una UIC-Y) e qualche merci…

In questo panorama si inserisce la figura di Giovanni Muzio, classe 1931, modellista/plasticista che di necessità fece virtù, e data la scarsezza di materiale disponibile diede spazio ad estro e fantasia, ed usando materiali poveri e basi di modelli stranieri riuscì a crearsi un ricco panorama ferroviario italiano. Fu tra i pionieri della scala N, e già negli anni ’60 aveva realizzato il suo primo plastico – nel magazzino della ditta milanese in cui lavorava.

Giovanni Muzio tra i suoi treni, foto di Antonio Rampini

Giovanni Muzio tra i suoi treni, foto di Antonio Rampini

Talvolta ricorreva anche ad incollare fotografie delle fiancate su carri merci e/o passeggeri: insomma qualunque mezzo era lecito pur di riuscire a riprodurre sul plastico modelli non disponibili altrimenti. Il modellismo é insieme un’arte e un gioco, e ciascuno deve essere libero di scatenare la propria creatività per esprimersi e per raggiungere i risultati che vuole. C’è chi ama contare i chiodi, chi fa correre treni della Santa Fe accanto a ICE tedeschi, chi tenta di riprodurre la varietà di una ferrovia reale (che in quegli anni era tanta davvero!) accettando qualche compromesso. Giovanni doveva avere la passione per l’eterogeneità del reale, probabilmente unita a un’attenzione filologica, e non si spaventava davanti a soluzioni che oggi potremmo considerare approssimate, se queste portavano ricchezza. Il meglio é nemico del bene: quindi accettare qualche inevitabile compromesso gli permise di realizzare un dei plastici magistrali, sui quali correvano un po’ tutti i rotabili FS dell’epoca. Nelle foto che li mostrano, sorprende la ricchezza e l’eterogeneità dei mezzi presenti, non raggiunta neppure oggi: la ricchezza di locomotive a vapore e la presenza di trifase sono ad esempio elementi oggi difficilmente visibili nelle collezioni e nei plastici degli eNnisti odierni (di vapore italiano c’é pochissimo, e le trifase sono prodotti di gioellieria o autocostuzioni).

Tre diverse trifase e varie vaporiere sul plastico milanese di Giovanni. Foto Giuseppe Muzio

Tre diverse trifase e varie vaporiere sul plastico milanese di Giovanni. Foto Giuseppe Muzio

L’inventiva di Giovanni emerge da ogni dettaglio: come modo semplice per realizzare la massicciata sul plastico usò della carta vetrata!

Il plastico

Aveva realizzato a Milano un plastico ragguardevole. Dopo il trasferimento ad Arese ne realizzò un secondo, più grande. Fortunatamente questo fu descritto sul numero 6 di Fermodel News (novembre-dicembre 1981), così é rimasta traccia del grande tracciato ad U.

Tracciato del plastico di Garbagbate (?), da Fermodel News

Tracciato del plastico di Giovanni ad Arese, da Fermodel News

Il disegno (fatto apposta per la pubblicazione) pare essere piuttosto schematico e approssimativo: difficile far coincidere le foto disponibili con il tracciato disegnato, ma comunque rende l’idea. Un doppio binario correva perimetralmente ed attraversava una stazione ed un grande scalo che permetteva di esporre la ricca collezione di rotabili. Ampio spazio era lasciato, sui lati più lontani dall’osservatore, ad una linea di parata sulla quale guardare i treni che corrono. Un secondo percorso, centrale, era completamente separato dal primo, presentava un falso doppio binario ed aveva un piccolo scalo. I fondali alpini della Faller, anche se più bavaresi che cisalpini, aggiungevano una nota di realismo. I circuiti erano gestiti con due trasformatori, ed i deviatoi sulle linee di corsa erano ridotti al minimo, per evitare deragliamenti, vista la qualità degli scambi disponibili all’epoca!

Foto di Giuseppe Muzio

Foto di Giuseppe Muzio, figlio di Giovanni

Foto di Giuseppe Muzio

Foto di Giuseppe Muzio

Foto del plastico da Fermodel news

Foto del plastico da Fermodel news. Si vede il grande scalo.

Affollatissimo deposito lcocomotoe a vapore sul plastico di Giovanni Muzio - Foto Carlo Maldifassi

Affollatissimo deposito lcocomotive a vapore sul plastico di Giovanni Muzio – Foto Carlo Maldifassi

Era quindi possibile far circolare treni lunghissimi, come quelli che si possono osservare nel filmato ‘anni 80 pubblicato su youtube

Altri filmati interessanti sono disponibili sul canale youtube di Pino Muzio (figlio di Giovanni).

Le vaporiere

Giovanni doveva avere una vera passione per il vapore. Aveva realizzato vari tipi di locomotive diverse, coprendo probabilmente il grosso dei tipi di motrici superstiti negli anni del boom economico. Il totale delle vaporiere realizzate era di circa trenta.

Alcune foto di Antonio Rampini mostrano dettagli della zona “deposito locomotive”. Le foto sono vecchie e la macchina aveva avuto qualche problema all’esposimetro, ma danno un’idea della varietà di locomotive che Giovanni era riuscito a realizzare.

Deposito Locomotive - Foto A.Rampini

Deposito Locomotive – Foto A.Rampini

Deposito Locomotive - Foto A.Rampini

Deposito Locomotive – Foto A.Rampini

Deposito Locomotive - Foto A.Rampini

Deposito Locomotive – Foto A.Rampini

Le motrici non se ne stavano statiche in deposito, ma correvano sul plastico.

Una locomotiva in testa ad un espresso durante la sua corsa. Foto Giuseppe Muzio

Una locomotiva in testa ad un espresso durante la sua corsa. Foto Giuseppe Muzio

La 743 in attesa sul plastico, in testa ad un merci.

La 743 in attesa sul plastico, in testa ad un merci.

A tanti anni dalla scomparsa di Giovanni, che ci ha lasciato nel 1999 all’età di 68 anni, le sue opere sono ancora vive: vediamo qui le sue locomotive trasferite in un altro deposito: quello sul plastico del figlio Pino (Giuseppe), che dal padre ha ereditato la passione.

Le vaporiere di Giovanni sul plastico del figlio Giuseppe in una sua foto

Le vaporiere di Giovanni sul plastico del figlio Giuseppe in una sua foto

Altra vista del deposito locomotive di Giuseppe

Altra vista del deposito locomotive di Giuseppe

due vaporiere di profilo nel deposito. Foto Giuseppe Muzio

Due vaporiere di profilo nel deposito. Foto Giuseppe Muzio

Le trifase

Come abbiamo già detto, anche le trifase furono oggetto di studio e attenzione da parte di Giovanni, che ne realizzò diverse. Quando la motorizzazione era complicata, lasciava la motrice folle ed usava un carro motorizzato per animare il convoglio.

Una trifase in transito sul primo plastico di Giovanni

Una trifase in transito sul primo plastico di Giovanni

Ancora una volta, le vecchie foto di Rampini, seppure con colori falsati, danno la possibilità di esaminare in modo più ravvicinati alcuni modelli di Giovanni.

... l'altra metà, ed una terza trifase

.Una trifase e mezza…

Una trifase e mezza...

… l’altra metà, ed una terza trifase

Altre macchine

Anche il resto del parco FS era ben rappresentato nell’interessante collezione autocostruita di Giovanni Muzio. Una collezione, però dinamica, con i due aspetti del modellismo (collezionismo e cura del dettaglio sui singoli rotabili) e plasticismo (riproduzione dell’ambiente, ma con lo scopo primario di far correre i treni) che si sposano in un’unione perfetta: il sogno di ogni ferromodellista!

Ecco dunque che nella collezione troviamo le macchine a corrente continua (articolate e non), automotrici ed elettromotrici. Alcuni diesel da manovra (D.245, Truman) sono visibili in un angolo del deposito locomotive a vapore visto sopra.

Sul primo plastico (quello anni '70) già circolava una vairetà di motrici elettriche. Qui si vedono una doppia trazione di E.626, una E.428, e delle motrici commerciali Lima e Rivarossi

Sul primo plastico (quello anni ’70) già circolava una varietà di motrici elettriche CC.  Qui si vedono una doppia trazione di E.626, una E.428, e delle motrici commerciali Lima e Rivarossi. Si notano anche i deviatoi Lima dell’epoca…

Non mancavano nemmeno le articolate: qui E.636 ed e.646 assieme ad una E.428 prima serie

Non mancavano nemmeno le articolate: qui E.636 ed e.646 assieme ad una E.636 e ad una E.428 prima serie

La E.636 visibile nella foto sopra era realizzata con due semicasse ottenute dagli E.424 Lima, con un falso carrello centrale. Il mantice di interconnessione tra le semicasse era realizzato con stoffa elastica nera.

Ecco le automotrici... (Foto Antonio Rampini)

Ecco le automotrici… (Foto Antonio Rampini)

... e le elettromotrici nello scalo: so vedono le ALe 840 e le ALe 880

… e le elettromotrici nello scalo: si vedono le ALe 840 e le ALe 880

Vi si trovavano pure i tram!

Sul plastico c'erano perfino i tram!

I tram sul plastico

Interessante una precisazione fatta da Pino: Giovanni aveva l’abitudine di modificare e/o migliorare nel tempo un modello, sostituendone parti piccole o grosse, oppure distruggendolo per cannibalizzare le parti necessarie alla costruzione di uno nuovo. Dunque un modello è, almeno potenzialmente,  in evoluzione permanente: così come per il plastico, non finiscono mai le modifiche e/o migliorie da apportare.

Il premio Muzio

Negli anni successivi alla scomparsa di Giovanni (avenuta nel 1999 a 68 anni), la sua figura assunse un valore simbolico di guida per altri che ne seguirono la filosofia operativa, che in molti avrebbero poi chiamato il “Metodo Muzio“.  Il suo lavoro é riconosciuto e celebrato in ambito ASN, che sin dal 2000 propone, con cadenza biennale, un premio ai migliori modellisti autocostruttori intitolato proprio alla memoria di Giovanni.

Ma dove sono i modelli di Giovanni oggi? Come abbiamo già avuto modo di dire, il figlio Pino ha realizzato un suo plastico: proprio su di esso possono ancora sgranchirsi le ruote le trifase di Giovanni, correndo a fianco dei più moderni mezzi che Pino ha collezionato e/o realizzato.

Una doppia trazione di trifase di Giovanni sul plastico di Giuseppe. Le motrici non hanno motore, e la trazione é fornita da un carro spinta motorizzato.

Una doppia trazione di trifase di Giovanni sul plastico di Giuseppe. Le motrici non hanno motore, e la trazione é fornita da un carro spinta motorizzato.

Il plastico di Giuseppe ospita anche scorci più contemporanei. A Giovanni sarebbe certamente piaciuto moltissimo!

Il plastico di Giuseppe ospita anche scorci più contemporanei. A Giovanni sarebbe certamente piaciuto moltissimo!

Ulteriori immagini dei frutti del lavoro di Giovanni Muzio sono reperibili in un thread sul forum ASN dal quale le foto presenti qui sono tratte.

Ringrazio Pino Muzio per avermi fornito informazioni di prima mano, ad integrazione di quanto avevo trovato sul forum citato. Un grazie anche agli autori delle varie foto pubblicate sul forum ASN e qui riprodotte.

 

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Pubblicato il 26 luglio 2014

Le stazioni di testa hanno un loro fascino. Lo hanno quelle piccolissime, come San Marino, o piccole, come Tirano, che é pensabile di riprodurre modellisticamente anche in un plastico di dimensioni ragionevoli.

Vecchia immagine della stazione della Repubblica di San Marino.

Vecchia immagine della stazione della Repubblica di San Marino.

Schema della stazione RhB di Tirano

Schema della stazione RhB di Tirano

A maggior ragione sono affascinanti le grandi stazioni metropolitane di testa, con i loro immensi fasci di binari paralleli.

Hauptbahnhof München - foto da staticflickr.com

Hauptbahnhof München – foto da staticflickr.com

Purtroppo nel modellismo non sono un tema frequente, perché tipicamente richiedono molto spazio. Ad esempio, il plastico di Biglietti ha una grande stazione di testa: ma stiamo parlando di qualcosa che, in scala H0, fa 176×500 cm per la sola stazione: In N sarebbero approssimativamente 1 x 2.5 m.

Layout del plastico di Biglietti, come si presentava qualche tempo fa. Oggi é ulteriormente ingrandito rispetto a questo schema.

Layout del plastico di Biglietti, come si presentava qualche tempo fa. Oggi é ulteriormente ingrandito rispetto a questo schema.

Dunque nessuna speranza di poter realizzare su un plastichetto piccolino, riuscendo anche ad avere una decente movimentazione dei treni, una stazione di testa che ricordi quelle con grandi tettoie con volta a botte in vetro ed acciaio come Milano Centrale.

Interno di Milano Centrale, da una vecchia cartolina

Interno di Milano Centrale, da una vecchia cartolina

Milano Centrale, da una vecchia cartolina

Milano Centrale, da una vecchia cartolina

E invece, sorpendentemente, no: si può fare! Dieter Buehler é riuscito a fare una magia, realizzando un plastico di 2 metri quadri (un rettangolo 2m x 1m) con una stazione di testa con ben 7 binari: “Der gemogelte Kopfbahnhof” (la stazione di testa con l’imbroglio). Sul plastico possono correre anche dei merci che passano vicino alla stazione, senza impegnarla. Si riescono a  gestire simultaneamente fino a 5 convogli, dei quali tre sostano in stazione e due corrono. E c’é anche spazio per un paesaggio urbano ed uno rurale. Ma come ha fatto?

Prima di discuterne val la pena di guardare il risultato. Lo facciamo grazie ad alcune foto scelte dal sito di Dieter, sul quale se ne trovano molte altre.

La stazione di testa di Dieter - foto da www.modellbahn-traumanlagen.de

La stazione di testa di Dieter – foto da http://www.modellbahn-traumanlagen.de

Come si può vedere, la stazione presenta un rispettabile fascio di binari. Davanti, ben tre binari corrono diagonalmente di fronte alla stazione.

La copertura in vetro e acciaio della stazione di testa, affiancata da una strada. Foto da www.modellbahn-traumanlagen.de

La copertura in vetro e acciaio della stazione di testa, affiancata da una strada. Foto da http://www.modellbahn-traumanlagen.de

Lungo l'altro lato della stazione corre un binario di servizio. Foto da www.modellbahn-traumanlagen.de

Lungo l’altro lato della stazione corre un binario di servizio. Foto da http://www.modellbahn-traumanlagen.de

Un breve filmato mostra il plastico in esercizio. Nel video si vede come la stazione si “ingoi” un treno composto di motrice e 6 carrozze passeggeri! Sembra un mangiatore di spade…

Altri filmati si trovano sul sito di Dieter. Sul sito (che é in tedesco) vi sono anche varie immagini della città e della campagna. C’é anche una versione inglese (un po’ ridotta).

Ma cerchiamo di capire qualcosa di più. Diamo un’occhiata a come si presenta il plastico nel suo insieme, ed alla parte visibile del tracciato.

Vista di insieme del plastico. Foto da www.modellbahn-traumanlagen.de

Vista di insieme del plastico. Foto da http://www.modellbahn-traumanlagen.de

Si può notare come la ferrovia sia al piano “zero”, mentre il piano superiore é dedicato al paesaggio, ed é tagliato in diagonale da una strada extraurbana che separa la parte destra (agreste) da quella sinistra (urbanizzata). Un ponte stradale scavalca i binari della stazione, e dà unità al paesaggio, congiungendo città e campagna.

A destra cinque binari paralleli entrano in un sottopasso/tunnel offrendo uno scenario assai comune in Germania.

Il sottopasso/tunnel sulla destra. Foto da www.modellbahn-traumanlagen.de

Il sottopasso/tunnel sulla destra. Foto da http://www.modellbahn-traumanlagen.de

Sulla sinistra tre binari descrivono un’ampia curva che li porta ad entrare in un tunnel. Buona parte del tracciato ferroviario é nascosto all’occhio.

Schema della parte visibile del tracciato. Immagine da www.modellbahn-traumanlagen.de

Schema della parte visibile del tracciato. Immagine da http://www.modellbahn-traumanlagen.de

Per scoprire il trucco non ci resta che scoperchiare il tutto.

Schema completo dei binari. immagine da www.modellbahn-traumanlagen.de

Schema completo dei binari. immagine da http://www.modellbahn-traumanlagen.de

Si tratta di un plastico basato su due tradizionali anelli concentrici elettricamente indipendenti a parte due punti di interscambio tra di essi. Il trucco é che quattro dei sei binari che entrano in stazione non sono tronchi, ma si trovano su un anello nascosto. Con un sapiente gioco di attese, l’effetto é assolutamente realistico!

Il plastico é realizzato con armamento Fleischmann. L’impiego di alcuni binari raggio R1 permette il contenimento delle dimensioni, e comunque é molto limitato ed avviene nella zona invisibile. L’uso di “denkende Weichen” (scambi pensanti) rende facile la movimentazione di più convogli, grazie all’isolamento elettrico delle sezioni comprese tra coppie di scambi.

Ciascuno giudicherà se trova l’idea buona o meno. Certo é che che il disegno conta già almeno cinque imitazioni, con varianti come nel caso di Bernhard  che al piano superiore ha messo un anello tramviario.

La variante d iBernhad, in lavorazione: il piano superiore é dedicato a una linea tramviaria. Foto da www.modellbahn-traumanlagen.de

La variante di Bernhard, in lavorazione: il piano superiore é dedicato a una linea tramviaria. Foto da http://www.modellbahn-traumanlagen.de

Come dice Dieter, in generale ogni plastico riflette gusto, interessi e preferenze individuali del suo realizzatore. “Der gemogelte Kopfbahnhof” é pensato come un’occasione di relax guardando treni che corrono, e sorseggiando una birra (per forza: Dieter é un tedesco!).


Vedi anche “Magia su un plastico 80×160“.

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