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Archive for the ‘Tracciati per plastici’ Category

pubblicato il 8 settembre 2012

Della storia del plastico di Querceto e Pian Ginestra abbiamo parlato qualche tempo fa. Abbiamo visto come abbia tre linee indipendenti, ciascuna comandata dal suo trasformatore. Qui esaminiamo in maggior dettaglio l’articolazione della stazione principale, quella di Querceto, nella quale le tre linee confluiscono e i treni possono essere rediretti da una linea all’altra.

Il fascio di binari della stazione di Querceto (clicca sulla foto per ingrandire)

La stazione permette il traffico passante simultaneo delle tre linee senza intersezioni. Elettricamente è suddivisa in tre zone (verde, gialla e viola nello schema riportato sotto) che sono “naturalmente” associate alle tre linee, ma che possono essere controllate anche in altro modo (come mostreremo tra poco). Ciascuna delle tre linee ha uno o due binari a disposizione indipendentemente dagli altri circuiti elettrici, quindi la circolazione di tre treni simultanei avviene in modo semplice.

Schema della stazione di Querceto. Dei tre incroci due sono in realtà doppi scambi inglesi, solo quello sulla linea gialla è effettivamente un incrocio. ( (clicca sullo schema per ingrandire)

Ci si può spingere a 4 convogli simultanei facendone correre due sulla linea A (viola) che è a binario unico. La linea A ha infatti a disposizione due binari in stazione, quindi è possibile effettuare degli incroci (un secondo incrocio è possibile su questa linea nella piccola stazione di Pian Ginestra). Per far correre simultaneamente due treni in direzioni opposte occorre però usare un locomotore con polarità invertite (in genere basta estrarre il motore, e ri-inserirlo dopo averlo ruotato di 180 gradi sul suo asse).

Anche la linea C ha due binari a disposizione, e quindi è possibile alternare due treni (viaggianti nella stessa direzione) su questo circuito. Il plastico è ad ambiente italiano, quindi è pensato per far correre i treni sulla sinistra (nel doppio binario) ma niente vieta di usarlo alla “tedesca”, facendo tenere la destra ai convogli. Tutti i binari di stazione possono essere usati in modo bidirezionale. Hanno infatti un segnale in uscita su entrambe le direzioni, con controllo della percorribilità della tratta solo nella direzione controllata dal semaforo. Quindi se sul binario 3 entrambi i semafori sono rossi, il treno proveniente da Est passerà indenne la prima interruzione per fermarsi sulla seconda fino a quando verrà data la via libera che lo interessa. Questo comportamento è ottenuto tramite lo schema elettrico descritto  nel post “controllo semaforico bidirezionale su un binario”.

Gli scambi sono disposti in modo da permettere varie possibilità di interscambio tra le tre linee:

  • Ai binari 1 e 2 si accede da da tutte le linee, sia provenendo da Est che da Ovest.
  • Al binario 3 si accede delle linee B e C (verde e gialla) sia da Est che da Ovest
  • Ai binari 4 e 5 si accede delle linee B e C (verde e gialla) sia da Est che da Ovest, e dalla linea A (viola) solo provenendo da Est.
Per permettere l’interscambio tra le linee tuttavia non basta curare la topologia dei binari, ma serve anche predisporre uno schema elettrico di supporto.
Lo schema è semplice: ogni sezione della stazione (viola, gialla e verde) non è collegata in modo fisso con il relativo circuito di percorrenza (A, B e C). L’accoppiamento è fatto tramite dei selettori multipolari che abbiamo descritto altrove. A ciascuna sezione si può quindi dare la corrente di uno qualunque dei tre circuiti. Volendo quindi far entrare un treno dal circuito B – lato Est sul binario 1 si predisporranno le alimentazioni in modo che sia la zona gialla che quella viola abbiano la corrente del circuito B posizionando i selettori in modo opportuno. I binari 4 e 5 potranno continuare ad essere alimentati con la corrente del circuito C: così un altro treno potrà simultaneamente arrivare da Ovest sul circuito C.

Alimentazione della stazione avendo posto il selettore dei binari 2-3 in corrispondenza della corrente del circuito B

Sul pannello di controllo ci sono tre selettori rotanti – uno per ogni zona.

Il difetto principale nella progettazione di questo plastico sta nell’assenza di binari di corsa che permettano di bypassare la stazione. Mentre si fa manovra in stazione eventuali treni in arrivo potrebbero interferire con le operazioni, e se il binario è occupato il treno in arrivo si ferma in ingresso. Non che la cosa non sia realistica – quante volte mi è capitato di “friggere” su un treno vero perché arrivato a qualche centinaio di metri dalla destinazione (magari con una coincidenza stretta da prendere) il convoglio si è bloccato per lunghissimi minuti in ingresso alla stazione per ragioni incomprensibili a me ignaro viaggiatore!

In realtà sarebbe assai meglio (nel caso del plastico) avere una via che permetta di “saltare” la stazione, cosicché il treno possa continuare a correre mentre le manovre vengono effettuate. Beh, un po’ non ci avevamo pensato, ed un po’ i limiti di spazio non avrebbero consentito una facile progettazione della “via di fuga”. Ma magari questa lezione può tornare utile a chi stia studiando il proprio “layout”.

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pubblicato: 30 dicembre 2011, ultima modifica  20 dicembre  2012

Consideriamo un plastico analogico nel quale ci siano tre linee elettricamente indipendenti che confluiscono in una singola stazione.  Vediamo come si può gestire l’impianto elettrico della stazione in modo da permettere  interscambi tra le linee.

Semplifichiamo lo schema mostrando i soli binari di corsa con scambi che permettono il passaggio tra le linee. La presenza di raddoppi, scali, depositi non cambierà la sostanza. Le tre linee (A, B e C) sono rappresentate in giallo, verde e rosso. In nero sono indicati i sezionamenti che servono a far sostare il treno in stazione. Su ciascun binario ve ne sono due perchè tutti i binari possono essere percorsi in entrambe le direzioni, secondo lo schema descritto nel post “controllo semaforico bidirezionale su un binario“. In viola sono rappresentati i sezionamenti di protezione per l’ingresso in stazione (li commenteremo più estesamente sotto).

Schema della stazione (gli incroci sul binario 2 sono scambi inglesi). Cliccando sulle immagini è possibile ingrandirle.

Nel plastico possono circolare simultaneamente e indipendentemente tre treni (uno per linea) senza alcuna interferenza. Ma che succede se vogliamo far transitare un convoglio da una linea all’altra, ad esempio da B ad A? La soluzione che viene proposta di solito è “allineate i trasformatori delle due linee A e B, facendo in modo che siano nella stessa direzione e velocità e fate transitare il treno sulla interruzione che separa le due linee”. In realtà questa opzione non è il massimo. Innanzitutto quando una motrice o una carrozza illuminata si trovano a cavallo della interruzione, i circuiti dei due trasfomatori vengono messi a contatto (cosa non ideale). Ma c’è anche un altro fatto spiacevole. Il treno che sta transitando da B a A impegna due trasformatori – il che impedisce di avere sul circuito A (fuori stazione) un treno in corsa simultanea indipendente. Insomma, prima di far transitare un treno da B ad A, dovrò aver preventivamente “eliminato” il treno che correva su A.

Esiste un soluzione semplice al problema, rendendo dinamico il collegamento di ciascuna delle tre sezioni della stazione (rossa, gialla e verde) con il trasformatori che alimentano i tre circuiti esterni. In altre parole, grazie al collegamento dinamico sarà possibile associare tutta la zona del binario 1 con la corrente del circuito B-rosso invece che con quella del circuito A-verde. Il treno viaggiante sul circuito B potrà quindi accedere al binario 1 e lì sostare, mentre il treno viaggiante sul circuito verde proseguirà indisturbato la sua marcia lungo il proprio circuito fuori stazione.

Al binario 1 è ora associato il trasformatore B (circuito rosso)

Successivamente (mentre il primo treno è fermo in stazione) daremo ai binari 1 e 2 la corrente del circuito A-verde, e quando il treno viaggiante su quel circuito giungerà in stazione lo faremo accedere al binario 2. Nel frattempo sul binario 3 (che per tutto il tempo è rimasto associato al suo “naturale” circuito C-giallo) il terzo convoglio ha potuto transitare liberamente.

I binari 1 e 2 sono ora associati con il trasformatore del circuito A, verde

Ovviamente le geometrie più complicate (passaggio da C al binario 1, o da A al binario 3) richiederanno che l’intera stazione abbia la stessa alimentazione.

Tutti i binari di stazione sono alimentati dal trasformatore C per permettere a un treno proveniente dal circuito C di accedere al binario 1

Ma che succede se un treno arriva in stazione e non trova la corrente giusta sul suo binario? Nulla di drammatico: si fermerà nel sezionamento viola di protezione della stazione. Infatti le sezioni viola sono alimentate se e solo se sui due lati del sezionamento si ha lo stesso tipo di corrente. In più, un semaforo di protezione indica correttamente lo stato del sezionamento, dando via impedita se il sezionamento bloccherà il treno, e segnalando un “avanti a velocità ridotta” se invece l’accesso in stazione è consentito.

Potrebbe apparire complicato ottenere questi effetti, ma in realtà realizzare gli schemi elettrici corrispondenti è molto semplice. E’ sufficiente usare tre selettori rotanti (Rotary Switch) a 4 poli e 3 posizioni: si tratta di commutatori che costano pochi euro ciascuno. Sarà compito del selettore dare la corrente giusta al binario, abilitare o disabilitare l’accesso in stazione sul sezionamento viola e comandare il semaforo di protezione ed una spia che sul quadro comandi ci dia il “polso” della situazione, mostrando con chiarezza quale trasformatore stia controllando ciascun binario.

La figura seguente mostra un selettore rotante (Rotary Switch) a 4 poli e 24 posizioni, che permetterebbe di attribuire ad un binario una corrente scelta tra un massimo di ben 24 trasformatori…

Selettore rotante (Rotary Switch) a 4 poli, 24 posizioni

Il selettore ha 4 “piani”, e per ognuni di essi vi è un pin di ingresso, che viene messo in contatto con una delle varie uscite disponibili. Ad esempio, in posizione 2, l’ingresso di ciascun piano viene messo in contatto con l’uscita n. 2 dello stesso piano, mentre tutte le altre uscite sono isolate. Collegando i vari trasformatori alle uscite ed il binario all’ingresso si ha quindi la possibilità di scegliere l’alimentazione voluta per la nostra tratta.

Ci sono dei selettori rotanti più compatti (a meno vie): per il nostro esempio il seguente (a 4 poli e 3 posizioni) sarebbe perfetto. A differenza del precedente opera su un solo piano, ma il principio di funzionamento è lo stesso. I 4 pin centrali sono gli ingressi, i 12 sulla circonferenza le uscite (tre per ogni ingresso).

Rotary Switch 4 poli 3 posizioni

Selettori multipolari di questi tipi si trovano con facilità su ebay, con ricerche mirate come “Rotary Switch” “4 Pole”.

Ora siamo pronti a descrivere in dettaglio lo schema elettrico. Ognuno dei tre binari (1, 2 e 3) sarà alimentato tramite il suo selettore rotante, secondo lo schema mostrato nella prossima immagine.

Schema collegamenti elettrici del selettore rotante (clicca sull’immagine per ingrandire). I sezionamenti sul binario sono indicati in rosso. Le tratte di binario in giallo sono i sezionamenti di protezione accesso.

Consideriamo il caso del binario 2. Il suo trasformatore “naturale” è  il B, e quindi la sua posizione standard è quella centrale: i due piani più alti del selettore portano la corrente scelta al binario. Il terzo piano dall’alto porta la corrente del trasformatore B anche alle interruzioni di protezione di accesso alla stazione del circuito B, ma le alimenta solo quando il selettore è in posizione centrale: un treno in arrivo potrà entrare in stazione. Quando invece il selettore è  in posizione 1 (o 3, come mostrato in figura), il tratto in stazione viene alimentato dai trasformatori A (o C) e il sezionamento di protezione considerato non riceve corrente. Il treno in arrivo sulla tratta alimentata con trasformatore B si fermerebbe quindi nel sezionamento di protezione, potendo procedere solo quando il selettore sia riportato in posizione centrale.

Il quarto polo sul selettore serve a dare un ritorno visivo. E’ utilizzato “a rovescio” rispetto agli altri 3. Un polo di alternata, in ingresso, viene distribuito dal selettore a delle lampadine. Tre lampadine (A verde, B rossa e C gialla) in corrispondenza della rappresentazione del binario sul quadro comandi della stazione mostrano tramite il loro colore  quale sia la corrente utilizzata (solo una delle tre è accesa per ciascun binario). In posizione centrale inoltre il selettore alimenta la luce gialla del semaforo di protezione di accesso alla stazione. Su questo semaforo una luce rossa è sempre accesa. Quando è accesa anche la luce gialla il semaforo indica “accesso a velocità ridotta” (si veda per dettagli il sito segnalifs).

Segnale di accesso a velocità ridotta – max 60 Km/h

Ciascuno dei tre binari di stazione dovrà essere dotato del suo selettore rotante. In questo modo sarà possibile gestire in maniera semplice e sicura la stazione. L’uso dei selettori è immediato, grazie alle lampadine colorate sul pannello di comando  della stazione che permettono di capire immediatamente quale sia la situazione.

Lo schema elettrico qui descritto è stato effettivamente usato nella realizzazione del plastico di Querceto. E’ possibile effettuare una modifica che rende più semplice (ma un poco più limitata) l’operatività. Ma di questo argomento parliamo in un altro post.

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pubblicato il 26 novembre 2011

Gli elementi di elettrotecnica di base per un plastico analogico sono ben descritti in pubblicazioni varie (da ragazzino avevo letto con interesse e passione “L’elettricità nei plastici” di Ranio Lobita, pseudonimo del grande Italo Briano). Oggi in rete si trovano spiegazioni su come fare le cose fondamentali: ad esempio sul sito di Flavio Capra ci sono schemi e descrizioni essenziali. Tra le altre cose vi si trova descritto come creare un blocco semaforico che influenzi la marcia del treno.

Controllo di un posto di blocco con segnale, dal sito di Flavio Capra

Quello che è indicato come interruttore, e che più propriamente andrebbe chiamato deviatore,  ha una levetta o un pulsante che in una posizione mette in contatto il polo centrale con quello alla sua destra, e nell’altra il polo centrale con quello alla sua sinistra, e lo fa simultaneamente su due diversi “canali”: quello superiore e quello inferiore. Nello schema riportato, il “canale superiore” è dedicato alla alimentazione del binario sezionato (corrente continua), e quello inferiore alla alimentazione del semaforo (in alternata). In posizione sinistra si dà corrente alla lampadina verde e simultaneamente si alimenta al binario, in posizione destra dà corrente alla lampadina rossa e il binario non viene alimentato: il treno che sopraggiunge si ferma.

Questo va benissimo se i treni provengono da una sola direzione (come avviene nelle tratte a doppio binario, nelle quali ciascun binario è unidirezionale). Non va bene invece nelle tratte a binario unico.

Transito presso un segnale in tratta a binario unico (foto da http://www.n-bahn-bs.de)

Infatti, nel caso in foto, se il treno proviene da sinistra dovrà rispettare il segnale, ma se viene da destra lo stato del segnale non deve influenzare il movimento (il macchinista non vede il semaforo, che è rivolto nella direzione opposta!). Questo problema può essere facilmente risolto dando una seconda alimentazione al binario sezionato tramite un diodo, il quale farà passare la corrente di una polarità ma non dell’altra.

Con l'aggiunta di un diodo, il nostro blocco diventa unidirezionale e fermerà solo i treni provenenti da un lato.

La soluzione funziona benissimo nel caso del semaforo di linea che abbiamo discusso, ma in una piccola stazione che possa servire per incroci e sorpassi le cose si fanno un pochino più complicate. Cominciamo considerando la possibiltà di usare due blocchi standard, come nell’esempio seguente. Ogni tratto rosso è controllato assieme al vicino semaforo.

Semplice stazione per effettuare incroci

I treni provenienti da sinistra dovranno sempre impegnare il tratto deviato, quelli provenenti da destra il tratto diritto. Questa situazione non è realistica. In assenza di incrocio, anche il treno provenente da sinistra dovrebbe usare il binario principale, che quindi dovrebbe essere bidirezionale. Analogamente potrebbe essere bidirezionale anche il deviato (un locale che venga da destra e debba farsi sorpassare da un espresso dovrebbe fermarsi sul deviato, lasciando il principale al treno in transito). Quindi di semafori e di posti di blocco ne servono quattro, come nello schema seguente, e devono essere tutti del tipo unidirezionale sopra descritto.

Stazione semplice con binari e blocchi bidirezionali

A prima vista tutto sembrerebbe funzionare, ma in realtà abbiamo un problema, come possiamo vedere esaminando un paio di scenari.

Il primo scenario è quello di un sorpasso. Un locale accede al ramo deviato da destra, raggiunge il primo blocco, e lo passa (perchè, data la polarità,  il diodo permette l’alimentazione del binario). Raggiunge poi il secondo blocco e qui si ferma (il relativo diodo è rovesciato rispetto al precedente). Provenendo dalla stessa direzione sopraggiunge l’espresso che transita sul binario principale. Il semaforo in uscita a sinistra sul binario principale è verde, e l’espresso “salta” il primo blocco ed ha via libera sul secondo. Tutto regolare.

Secondo scenario: incrocio. Il solito locale come prima proviene da destra e va a fermarsi sul ramo deviato. A questo punto vogliamo fare entrare in stazione da sinistra il treno che incrocia, ma appena diamo corrente con la polarità per l’accesso da sinistra… il nostro locale parte in retromarcia!  Già, il diodo permette il movimento sui sezionamenti di sinistra se la direzione del movimento è verso destra!

Per fortuna sistemare le cose è facile: basta aggiungere (per ciascun binario) un interruttore che tagli la corrente sui diodi, e che dovremo azionare manualmente prima di invertire la corrente.

Due blocchi unidirezionali opposti accoppiati, con possibilità di taglio dei diodi

I due sezionamenti sono mostrati in giallo. Gli interruttori A e B danno la via libera sui sezionamenti sinistro e destro, rispettivamente. Per rendere lo schema più semplice non sono mostrati i collegamenti con i segnali, che sono comunque analoghi a quelli visti prima. I diodi D1 e D2 rendono i due sezionamenti unidirezionali (in direzioni opposte). L’interruttore C abilita o disabilita l’effetto dei diodi.

Rivediamo ora il nostro incrocio alla luce di questo schema. Inizialmente gli interruttori A e B sono aperti, rendendo la via impedita. L’interruttore C è chiuso, ed abilita l’effetto dei diodi. Il nostro treno locale provenente da destra quindi si fermerà sul sezionamento di sinistra (o viceversa). A treno fermo, apriamo l’interruttore C disabilitando l’effetto dei diodi. Quando invertiamo la corrente quindi per fare entrare dal lato opposto il treno incrociante, il nostro treno fermo non subirà alcun effetto (proprio perchè il nostro blocco non è più unidirezionale). Quando vorremo far ripartire  il nostro locale, dopo aver dato la polarità giusta dovremo dare la via libera aprendo l’interruttore A. Rimettendo il nostro semaforo a rosso con la nuova chiusura dell’interruttore A, sarà bene ricordare di ripristinare lo stato originale (aperto) per l’interruttore C. Eventuamente una lucetta sul quadro comandi potrà ricordarci quale sia lo stato dell’interruttore C. Ovviamente tutto sarebbe poi automatizzabile, al prezzo di un aumento di complessità.

Nel  caso di una stazione semplice come quella descritta sono possibili soluzioni diverse, ad esempio basate su “scambi pensanti” o elettrofrog che non trattiamo qui. Vi sono però casi più complessi nei quali una soluzione basata sulla posizione dei deviatoi non è fattibile, e quindi la soluzione qui descritta ha il pregio di una maggiore generalità.
La soluzione illustrata qui è usata nel plastico di Querceto.

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pubblicato l’11/11/11 alle 11:11

Il plastico di Querceto e Pian Ginestra è stato realizzato nel 1969 da mio padre Pietro, ed a distanza di 42 anni è ancora funzionante. Considerato che Lima iniziò a produrre trenini in scala N solo nel 1966, seguita ad un anno di distanza da Rivarossi, si tratta certamente di uno dei primi plastici in N d’Italia, e tra quelli attualmente esistenti è probabile che sia il più vecchio.

Pannello con le date di costruzione e ristrutturazione del plastico

Di dimensione 180×160 cm, contiene tre linee indipendenti: un doppio binario ed un binario unico che congiunge la stazione principale (Querceto) con la minore Pian Ginestra.

Vista dall’alto, dalla parte di Querceto (clicca sull’immagine per ingrandire)

Vista dall’alto, dal lato di Pian Ginestra (clicca sull’immagine per ingrandire)

Lo sviluppo dei binari raggiunge un totale di circa i 25 metri. Le curve hanno raggio minimo equivalente a R3, con la sola eccezione dell’accesso da destra alla stazione secondaria che, realizzato con uno scambio in curva, è equivalente nella parte più stretta a un R1. Tre trasformatori alimentano indipendentemente i diversi circuiti, ma la stazione principale è gestita in modo da permettere l’interscambio dei convogli tra le diverse linee. Ne parleremo in dettaglio altrove, perchè la stazione merita un esame un po’ più approfondito.

Schema del plastico (clicca sull’immagine per ingrandire)

Fattore probabilmente importante per la longevità del plastico è la sua struttura. E’ un plastico “a ribalta”: incernierato su un lato alla parete, può essere appoggiato verticalmente su di essa e in posizione di riposo scompare assumendo l’aspetto di un armadio a muro. I pannelli esterni sono decorati da disegni fatti all’epoca da Pietro ed intonati al tema “stanza dei ragazzi”, e sono rimasti tali anche se ormai  “i ragazzi” hanno passato la cinquantina…

Plastico chiuso in posizione di riposo

La soluzione ha il vantaggio di occupare pochissimo spazio e di ridurre al minimo la sua presenza nel quotidiano. Inoltre il plastico è ben protetto dalla polvere, che in ogni caso non si deposita sui binari, facilitandone la manutenzione. Il plastico ha quindi sopportato periodi di scarso interesse senza dare fastidio, tornando in auge quando l’estro del momento o la presenza di nuove generazioni lo richiedessero. La manutenzione è facilitata da una buona documentazione: sotto i pannelli corrono i fili, la cui funzione è ben documentata da note e disegni del solito Pietro: utilissimi per raccapezzarci qualcosa nel caso di piccoli interventi di riparazione a distanza di tanti anni!

Tolti i pannelli, il plastico rivela la sua struttura interna

Dettaglio del “sottopancia”: i vari contatti sono etichettati con simboli e note

Storia del plastico

Il primo plastico con cui ho giocato – parliamo dei primi anni ’60 – era in H0. Papà Pietro si era inventato il modulare ante litteram: aveva fatto tre piccoli moduli (saranno stati di un metro quadrato ciascuno) che potevano facilmente essere riposti sotto un armadio. Ogni modulo aveva ingressi e uscite che potevano essere raccordati con dei binari sciolti (erano dei Fleischmann in ottone, gialli!), cambiando ogni volta configurazione secondo la fantasia del momento.

Nel 1966 avevo visto i primi “micromodels” nella vetrina di un ferramenta, Ario Selenati in via Torino a Bolzano, e ne ero rimasto affascinato. Comperai il primo vagone (un merci Lima isotermico) con i soldi delle piccole mancette. Costava 400 lire, come 40 pacchetti di figurine Panini, e lo pagai con un mucchietto composto prevalentemente di monetine da 10.

Il primo carro merci, l’isotermico Lima, fa ancora bella mostra di se sul plastico accanto all’edificio dello scalo (realizzato in legno). Si notano anche i semafori (di seconda generazione) realizzati da Pietro nel 1986.

Mio padre mi assecondò, e mi diede il permesso di vendere gli H0 che avevamo (un Fleischmann diesel idraulico rosso e un locotender, assieme a una centoporte e un vagone passeggeri bianco e rosso) a un compagno di scuola (ero in quinta elementare) per comperare qualche altro pezzo Lima in scala N: una E424 con le le UIC-Y e qualche carro merci.

Il Fleischmann Diesel Idraulico in H0, art.1305 da un catalogo Fleischmann del 1963

A far crescere la collezione ci pensò negli anni successivi Gesù Bambino. Poco a poco arrivarono E444.001, D341, le CIWL, alcune carrozze inglesi perchè somigliavano un pò alle centoporte, oltre a qualche divagazioni “estera”: SBB RB4/4 con un paio di carrozze svizzere, qualche carrozza DB e perfino un Santa Fe (tutto materiale Lima).

Nel 1969, nel giro di qualche mese nacque il plastico. Ebbe da subito anche i semafori. All’epoca li vendeva solo Arnold: a Bolzano non si trovavano e comunque sarebbero costati troppo, così Pietro li costruì usando dei morsetti neri nei quali nascondeva delle lampadine rosse e verdi degli alberi di natale,  fissando il tutto su dei tondini di ottone. Vedere i treni fermarsi al rosso e ripartire con la via libera lasciava a bocca aperta grandi e piccini… Gli edifici erano fatti di legno lavorato al traforo (non c’era plasticard, o non la conoscevamo), il paesaggio di cartapesta con polveri Faller. Non c’erano ancora computer e stampanti, e quindi tutti i cartelli erano scritti e colorati a mano.

I binari erano prevalentemente degli Atlas-Rivarossi flessibili. Atlas anche quasi tutti gli scambi (un paio di Lima erano confinati nella zona del deposito locomotive: erano davvero disastrosi). Nonostante il prezzo, arrivarono anche un paio di motrici Rivarossi: la E444, finalmente una sognata locomotiva a vapore con tender, (USA, italiane non ce n’erano)  e una motrice diesel americana il cui aspetto poteva vagamente somigliare a qualche diesel da manovra nostrano, oltre a un locotender, le UIC-X italiane e non, e anche qualche colorata vettura USA.

Negli anni successivi  (al tempo del liceo, e poi negli anni dello studio universitario) l’interesse per il ferromodellismo calò notevolmente. Le poche volte che si usava il plastico (magari per mostrarlo a un parente in visita) le cose non funzionavano più tanto bene: i binari erano un pò ossidati, alcuni automatismi degli scambi si erano bruciati, e il tempo necessario alla manutenzione superava quello che si dedicava all’uso.

Vari anni dopo, nel 1986, mi trovai per lavoro in Germania (a Garmisch) e passando per caso davanti ad un’altra vetrina vidi esposti i Fleischmann piccolo. Incuriosito presi il catalogo, e scoprii le motrici pulisci-binari.

Fleischmann puliscibinari. I due dischi rotanti centrali, equipaggiato con carta abrasiva, puliscono il binario mentre il locomotore circola

Ne acquistai subito una, con i relativi vagoncini, nella speranza che potesse semplificare la manutenzione e quindi dare nuova vita al plastico. In effetti le cose andavano meglio (anche per la migliore qualità della motrice) e questo diede l’impulso per una revisione del plastico. Durante un altro viaggio, a Innsbruck mi capitò di trovare un negozio che vendeva materiale Roco: presi binari flessibili e scambi, che sostituirono gli Atlas. L’impianto delle stazioni ebbe alcune modifiche visto che gli scambi curvi ora disponibili permettevano nuove geometrie.

Pietro rifece tutti i semafori, realizzandoli in ferro, e costruì un pilone di illuminazione per la stazione di Querceto. Aggiunse vari edifici – realizzati questa volta in cartone, come nel caso di un bellissimo casello di linea.

Il casello realizzato in cartone.

Aveva anche provato a fare i pali della catenaria con chiodi e graffette: erano molto carini ma farne in numero sufficiente sarebbe stata un’opera lunga e noiosa, quindi non si andò oltre la realizzazione di qualche il prototipo.

Gli anni successivi videro il pensionamento delle vecchie motrici Lima e la loro sostituzione con una locomotiva BR38 Fleischmann (da cui derivava l’italiana Gr. 675, ma al momento dell’acquisto a Monaco non lo sapevo!) e un Arnold E63 Simplex con il quale poter fare le manovre. Soprattutto videro però l’arrivo della terza generazione di utenti, pronta ad ammirare ancora il meraviglioso plastico di nonno Pietro, mentre nonna Noemi dovette continuare a portare pazienza…

La ricetta del plastico, immortalata nel “sottopancia”

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ultimo aggiornamento: 21 febbraio 2011

Ripendiamo il discorso del grande plastico di La Spezia progettato da Paolo Angioy. Facciamo il punto della situazione, e passiamo poi a descrivere la composizione dei treni che transiteranno sul plastico, ambientati in 4 epoche diverse che si estendono su mezzo secolo: dal 1937 al 1985. Alla definizione filologica delle composizioni hanno lavorato Paolo e Gigi Voltan, autore di vari libri sulla storia delle carrozze italiane.

Abbiamo già descritto altrove lo scenario (ricordiamo che si tratta del tratto di ferrovia tirrenica che passa per La Spezia attraversando le sue tre stazioni, e dello sviluppo ferroviario nel porto) e la collezione dei pezzi (i relativi articoli sono stati recentemente aggiornati). L’evoluzione recente ha portato la collezione da 600 ad 800 pezzi, e il progetto da una dimensione 4×6 metri ad una 4×10 metri . La progettazione con Wintrack è ultimata, e ne diamo qui un piccolo assaggio. Entrando nello stanzone, sulla parete di sinistra (lunga 4 metri) si troverà la stazione di La Spezia Centrale (cliccando sulle immagini è possibile ingrandirle).

La stazione di "La Spezia Centrale"

All’estremità opposta, sulla parete di destra, vi sarà la zona del deposito locomotive, che comprende una piattaforma girevole per l’epoca del vapore, ed un ponte trasbordatore per le motrici più moderne.

La zona dei due depositi locomotive

Un’idea dell’intero tracciato la si può avere dall’immagine seguente, cliccando la quale verrà scaricato un file pdf ingrandibile in modo da poter esaminare i minimi dettagli della progettazione.

L'intero tracciato

Le composizioni dei convogli

Sulla Roma –Genova negli anni ’70 ed ‘80 circolavano giornalmente due coppie di rapidi, 8 coppie di espressi, 8 coppie di diretti e dodici coppie di locali. Da e verso Parma, una coppia di espressi, una di diretti ed dieci coppie di locali. L’elevato numero di locali al vero si spiega col fatto che tra Aulla e Deiva Marina le FS svolgono un vero e proprio servizio urbano con 14 fermate e stazioni. Per il traffico merci, otto coppie di intermodali pesanti e dieci di merci generici, due coppie sulla pontremolese da e verso Parma, oltre al merci raccoglitore. Il traffico straordinario ricorrente prevede le composizioni merci in partenza od in arrivo da Migliarina. Il quadro si completa con le tradotte da Migliarina alla Stazione marittima, le quattro coppie giornaliere di treni passeggeri militari (i treni operai ed impiegati di buona memoria, con loco tender a tre assi e tre carrozze in legno a terrazzini). Nel 1959 e ancor di più nel 1937 il traffico era più limitato.

a.-1937 ( 17: 11 composizioni passeggeri, 5 merci 1 speciale)

Gr 740 (tutta in metallo, Euromodell FP)

  • Passeggeri.
    • Un rapido internazionale (Gr691.026) con 2 bagagliai, 2 carrozze di servizio e 6 Pullman CIWL;
    • 4 Direttissimi, 2 con e626, bagagliaio e 5 carrozze 1921 verde vagone e WL CIWL, e due con Gr677 e 5 carrozze 1937 verde vagone;
    • 3 diretti (E400 e Gr675) con materiale centoporte verde vagone e bagagliai a 2 assi e carrozze Uteca a due assi;
    • 3 Accelerati, ALn56, 556, e 990.
  • Merci
    • 4 medio-pesanti con 2 E326, E428 e Gr 460 e 12-14 carri corti misti
    • un raccoglitore con Gr897 bagagliaio collettame e 4-5 carri corti misti;
  • Speciali
    • Treno armato Regia Marina, con Gr740, carrozza serventi, 2 carri cannone antinave 152/40, 3 carri munizioni e carro scudo con armi A/A, colorazione grigio nave

b.-1959 ( 20: 12 composizioni passeggeri, 6 merci e due speciali)

ALe 840 (produzione Lo.Co.)

  • Passeggeri:
    • 2 rapidi (ETR201 e 211);
    • 3 Direttissimi, 2 con E636 e materiale 1921 grigio ardesia e WL, uno con Gr691 e materiale 1937 grigio ardesia e WL;
    • 3 Diretti, E400 con Corbellini castano/isabella, ALe632 con Corbellini ardesia e Corbellini semipilota, D341 I serie con riscaldo e centoporte;
    • 4 Accelerati , ALe840, Aln880 e 2 ALn772.
  • Merci:
    • 5 composizioni medie o pesanti, con E626, Gr737, Gr736 e 14-16 carri vari;
    • un raccoglitore con D342 2000, bagagliaio collettame e 5 carri.
  • Speciali
    • treno ospedale, D342, carro acqua, bagagliaio medicinali, 5 carrozze cento porte ricovero, una carrozza alloggi personale 20000/1921, carrozza chirurgica;
    • Merci militare con D461 e 10 carri speciali Marina Militare Italiana.

c. -1975 (23: 15 composizioni passeggeri, 6 merci e due speciali)

E 645 Euromodell F.P.

  • Passeggeri:
    • 3 Rapidi, ETR250, E444 con 6 carrozze bandiera e TEE Gottardo;
    • 4 Espressi con E646 e carrozze UIC-X (2), EUROFIMA e 1959 grigio ardesia,
    • un Espresso Notte con E428 III serie e 8 carrozze CIWL e TEN;
    • 3 Diretti: uno con E424 e 5 vetture  Tipo 1937 grigio ardesia, e due con E424, 3 Piano Ribassato grigio ardesia e semipilota;
    • 4 Locali: 3 Aln663, e un D341 con carro riscaldo e centoporte ardesia;
  • Merci:
    • 4 composizioni intermodali con E428 e 14-16 carri a carrelli stessa tipologia
    • 2 medie con E626 e 12 carri misti;
  • Speciali:
    • Postale con E424 e 5-7 carrozze postali;
    • Treno cantiere con V200, carro saldature, 2 carri officina, carrozza riparazioni, 2 carri rotaie, 1 carro traversine, 2 tramogge pietrisco massicciata;

d.- 1985 ( 20 :10 passeggeri, 7 merci e 3 speciali)

E656 Cestaro

  • Passeggeri:
    • 2  Intercity con E444 e carrozze bigrigio,
    • 4 Espressi, 2 con E656 e 2 con E633 e materiale rosso fegato (UIC-X, UIC-Y e Tipo 1959),
    • 4 locali: ALe804, ALe601, ALn668 in tre elementi, E424 navetta e relative Piano Ribassato;
  • Merci;
    • 7 intermodali con E645 e composizioni pesanti a carrelli;
  • Speciali:
    • Treno soccorso prima classe giallo/blu, con doppia di D341, 4 carri, due carrozze, GRUx con relativo carro scudo
    • Tradotta OTO Melara composta da V200 con 10 carri a carrelli trasporto M113 e Carri Leopard e una carrozza corta scorta
    • Treno prove e collaudi con E633, carrozza prove elettriche, 2 carrozze prove meccaniche, E444

e.- Composizioni varie (4):

    • treno militare operai/impiegati, loco tender a 2/3 assi e tre carrozze a terrazzini (solo su linee Marina Militare Italiana);
    • treno controllo linea aerea (elettromotrice speciale)
    • treno pulizia binari, con motrice speciale con spazzole e due carri, pulente e detergente
    • Matisa e rincalzatrice con i loro carri F.

f – Deposito Locomotive

Gr736 Ex-US Army, immatricolata FS al termine della II G.M. Elaborazione (da terminare) del modello Rivarossi "Indiana Harbour Belt".

  • zona piattaforma girevole
    • Gr691, Gr740, Gr736, 8 tedesche, carri carbone e scorie, Gr835, Materiale accantonato attesa demolizione
  • zona ponte trasbordatore:
    • 2 E444, 3 articolate, 1 E 424, 1 E400, 1 E428, 2 E626, 2 D341, 1 D342

g.- Scali e smistamenti.

    • D143, 2 D245, D214, 2 D213, Gr897, 2 industriali, 3 Gr835, circa 160 carri, una ventina di carrozze.
    • Possibilità di 2-4 tradotte tra le stazioni

h.- Linee militari:

    • 2 T3, 2 T2, Diesel mimetica, 12 carri speciali, 10 carri

Carro Leopard su pianale a carrelli

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ultimo aggiornamento: 30 gennaio 2011

Uno dei problemi del ferromodellismo, ed in particolare del plastico, è che occupa spazio, e con le case dei giorni nostri il problema non è da poco. Tuttavia un piccolo plastico di 80×160 cm può essere riposto sotto un letto quando non lo si usa, e alla peggio sopra di esso quando lo si vuole utilizzare… Già, ma in 80×160 che ci faccio stare? Un ovalino con qualche scambio…
Eppure, con un pizzico di magia, è possibile farci viaggiare anche sei bei convogli. Vediamo lo scenario.

Parte visibile del tracciato

Il nostro plastico è quasi interamente occupato da una piccola stazione dalla quale, a destra e sinistra, un singolo binario di ingresso (giallo) sparisce in galleria. Per metà la stazione è occupata da un piccolo scalo merci (zona D, rossa), e nonostante sia piccola comprende una rimessa per tre motrici (zona C, arancione).  Su questo plastico l’attenzione è ovviamente centrata sulla stazione stessa, nella quale nel corso della giornata passano diversi convogli, e si effettuano delle manovre. Non è dunque un plastico per “veder correre i treni”, ma piuttosto per manovrarli. La zona E (marrone) non appartiene alla stazione: è un binario di transito dove ogni tanto passa un treno (ma non tutti quelli che attraversano la stazione poi passeranno lì).

Iniziamo una ipotetica “sessione”. Su uno dei binari (gialli) di corsa un E.424 con il suo “accelerato” composto di tre centoporte attende pazientemente. Intanto nello scalo merci (zona rossa) un locotender sta lentamente componendo un merci. Un “rapido” (siamo negli anni 70) transita da sinistra a destra trainato da una Tartaruga. Ovviamente non ferma e sparisce nella galleria adiacente. Finalmente l’accelerato, che ha dato la precedenza al rapido, può rimettersi in movimento. Poco dopo che è sparito nella galleria  di destra, ecco che dalla stessa proviene un merci trainato da una locomotiva a vapore. Si ferma in stazione, perchè deve attendere che da sinistra giunga un’altro locale, trainato da una D.341. Questo viene deviato su uno dei due lunghi tronchini verdi, dove termina la sua corsa.  Già, la nostra piccola stazione ha anche una sezione di testa.  La locomotiva a vapore riparte con il suo merci, entra nella galleria di sinistra e poi si fa brevemente vedere ancora sul tratto marrone, per scomparire nuovamente. Dal deposito locomotori (zona arancione), una D.342 va a prelevare il locale sul tronchino verde, e dopo una breve pausa lo fa ripartire verso sinistra. Nel frattempo il locotender ha terminato il suo lavoro di composizione, e ha trainato il nuovo  merci nella zona gialla, lasciandolo lì. La D341 che era rimasta nella sezione verde va a mettersi in testa al merci, e lo avvia verso una remota destinazione.

Ben cinque treni sono transitati sul nostro piccolo plastico, e inoltre un’altra motrice (il locotender) ha lavorato nella “zona rossa”. Non male, per un tracciato che sta sotto un letto! E volendo potrei aggiungerne ancora un paio…

Ma come è possibile? Riveliamo la piccola “magia”.  La zona in galleria comprende una stazione nascosta ed un anello di inversione. Questo ci permette di  tenere lì, dietro le quinte ma pronti all’intervento, i nostri treni, che potranno avere l’onore del palcoscenico per un pò, per poi cedere il passo ad altri.

Sveliamo quindi l’intero tracciato, mostrando tutta la parte (blu) nascosta alla vista:

Le zone G ed F sono destinate prevalentemente ad ospitare treni reversibili (automotrici o composizioni push-pull) destinate primariamente ad essere ricevute nei tronchini B, ma anche percorrenze che da F vadano a G e viceversa, o pure da F ad F (sempre transitando per a nostra stazione). Dei 4 binari della zona H, tre sono occupati da convogli, ed uno (a rotazione) è sempre libero per ospitare il prossimo treno in arrivo.

Il raccordo di inversione E va ovviamente trattato correttamente dal punto di vista elettrico per evitare di generare un corto circuito.

Il progetto è composto con binari Fleischmann Piccolo, ma può essere adattato all’armamento di altre marche. Usando materiale Fleischmann, é necessario ricorrere a binari segati alla giusta dimensione solo in due punti (per permettere il cappio di ritorno). I treni possono avere una lunghezza massima di 80 cm, che permette delle composizioni abbastanza rispettabili (ad esempio una motrice e 4 vetture UIC-X, o una motrice e una decina di carri merci). Il progetto non è stato istanziato in un plastico vero, ma se a qualcuno piace l’idea…


Vedi anche stazione di testa col trucco (plastico 100×200)

(Questo post appartiene alla sezione “Plastici)

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Pubblicato il 18 settembre 2009 – ultimo aggiornamento: 1 febbraio 2020

Da ragazzino avevo un libro (credo della Fleischmann) che conteneva alcune decine di progetti – il tracciato ed un disegno prospettico che dava l’idea di come potesse risultare il plastico finito. Mi divertivo molto a studiarne i percorsi ed immaginare i possibili incroci di convogli. Ancor oggi mi piace guardare dei progetti, o immaginarne io. Il disegno del progetto si poteva fare con foglio e matita, ma meglio era dotarsi di una dima (“Schablone” in tedesco, “stencil” in inglese), come quella mostrata in figura (oggi si può fare lo stesso in modo più agevolmente con vari software su PC).

Schablone della Arnold

Schablone della Arnold

La progettazione di un nuovo plastico è infatti forse più divertente che non la fase di uso. Non a caso spesso capita che i plastici vengano fatti, e poi disfatti per passare a uno nuovo. E’ quanto accaduto ad esempio ad un bellissimo plastico punto a punto a tema austriaco realizzato da Denny Turani (si chiamava  Kopfbergbahn: per un po’ gli è sopravvissuta della documentazione sul web, oggi anch’essa sparita). A volte invece un plastico può durare a lungo, come nel caso di quello di Querceto e Pian Ginestra, che ha attraversato tre generazioni…

Schema del plastico

Schema del plastico

Il plastico di Querceto e Pian Ginestra (160×180) dimostra che in scala N si può fare molto anche in spazi non enormi (per dettagli si veda l’articolo raggiungibile cliccando sull’immagine). Ma anche se lo spazio a disposizione è ancor meno, però possibile fare delle cose non banali, come nel seguente caso:

In alternativa, si può pensare di costruire un piccolo modulo da agganciare a quelli fatti da tanti altri recandosi a manifestazioni dedicate: si tratta dei plastici chiamati “modulari“:

Per aiutarsi nella progettazione, si può fare ricorso dei libri di tracciati, come quello che ho citato. Su e-bay (specie ebay.de) se ne trovano con una certa facilità. Vi sono però anche vari siti web dedicati a progetti di plastici! Ok, spesso non sono in italiano, ma le immagini sono universali. Ad esempio c’è modellplan.de che ha due sezioni dedicate alla N: 64 progetti con binari Fleischmann e 55 progetti con binari Minitrix. In realtà loro i progetti li vendono, ma ci sono comunque delle immagini di dimensione ragionevole da poter essere studiate anche senza comperarne  la versione più grande e dettagliata.

Progetto tratto dalla galleria Fleischmann di modellplan.de

Senza pretesa di esaustività, elenco qui una serie di siti che offrono molti altri schemi per plastici. Alcuni sono in H0, ma basta dividere per due le misure per averli in N (a esssere precisi, dividere per 1,83). Spesso purtroppo non sono in Italiano, ma a volte basa guardare le figure.

Vari anni sono passati da quando abbiamo raccolto queste indicazioni. Purtroppo nel tempo vari siti che avevamo raccolto qui non sono più attivi o sono in ristrutturazione. Li teniamo comunque elencato per eventuali ricerche con la wayback machine

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