Feeds:
Articoli
Commenti

Posts Tagged ‘ACAR’

Catalogo Tibidabo 1966

Pubblicato il 9 aprile 2022

Poche parole in questa nota…

Qualche tempo fa abbiamo avuto in regalo da Achille Carminati (sì, quello di ACAR models in scala N!) il catalogo Tibidabo del 1966: una piccola perla che ora abbiamo il piacere di condividere con gli appassionati della piccola scala.

Eccolo dunque riprodotto elettronicamente.

(altro…)

Read Full Post »

Pubblicato il 13 marzo 2022, ultimo aggiornamento 15 marzo 2022

Eccoci con la solita cronaca di veroNa Model Expo (In N, ovviamente…). Premessa: come sempre, è probabile che vi siano mancanze o imprecisioni: saremo grati a chi ci aiuterà a completare e correggere questa nota.

A detta di tutti, è stata un’edizione di ritorno alla normalità, anche se tuttora con mezzo viso nascosto dietro la mascherina. Certo, non affollata come un’edizione pre 2020, ma con un bel via vai di persone. Piccoli affollamenti davanti a Pirata, la cui vetrina è sempre un magnete irresistibile per gli ennisti, e la coda per poter incontrare Lorenzo Colli, grazie soprattutto al continuo (e meritato) successo dei suoi kit.

Però la cosa che piú ci ha colpito è che ora si vede N dappertutto! Almrose aveva un microplastico con le RhB di Kato che giravano, SircamElettronica mostrava i propri automatismo sfruttando un doppio ovale in N, DLF Fermodellismo Mantova aveva i suo bel plastico in H0 con una fedele riproduzione della stazione della città, ma in un angolo mostrava anche “Raddoppio Stablini”, un piccolo plastico in scala N a tema RhB.

Realistico modello della stazione di Mantova. Purtroppo in H0!

Raddoppio Stablini

Negli stand dei rivenditori vari (come ad esempio Artuffo) facevano capolino anche modelli nella scala piccola.

D.341 serie 4000 di Fratix nello stand Artuffo.

Del resto, che la scala 1:160 stia vivendo un momento di rifioritura non vi è dubbio. Non si sono ancora spenti gli echi per il clamoroso annuncio dei nuovi modelli italiani di Arnold (le Aln 668!) anche se non vi era ancora traccia dei relativi prototipi, ma siamo certi che si farà un gran parlare del nuovo catalogo Pirata.

Catalogo Pirata ’22

(altro…)

Read Full Post »

Pubblicato il 4 settembre 2021

Finalmente si torna a una parvenza di normalità: ricomiciano le fiere. Se riusciamo a superare questa follia dei “novax per principio” ce la possiamo fare, e tornare alla normalità vera. Mi scuso per la mia “strong opinion” in merito con chi la pensa diversamente, ma consiglio di cuore di leggere l’interessantissimo punto di vista di Samantha Cristoforetti – alias Astrosamantha, ed il relativo commento di Riccardo Luna (brevissima lettura, istruttiva).

Dunque oggi e domani (4 e 5 /9) Hobbymodel a Verona. Dicevo una parvenza di normalità, perché non è proprio tutto normale. A parte le mascherine, alle quali siamo ormai abituati, i parcheggi erano problematici per via delle  indicazioni carenti (due giri dell’isolato sul lato dei soliti parcheggi – regolarmente indicati come al solito, ma chiusi!) prima di chiedere ad un addetto e scoprire che era aperto solo il P7. Pazienza. Biglietto solo on-line, green pass per entrare, ma tutto fluido e senza problemi. C’era anche una postazione per i tamponi, per chi non aveva un green pass valido.

Una volta entrati, erano aperti solo quatto padiglioni, tutti piuttosto fiacchetti (quello di elettronica quasi inesistente). Chi si difendeva meglio era il numero 11: ferromodellismo, che in fondo è quello che ci interessa. In un altro padiglione ancora treni, al mercatino dell’usato, piuttosto popolato e frequentato: Dunque treni vicino al 50% della fiera.

Prima di entrare nel padiglione 11, si incontrano due bellissimi, giganteschi modelli in scala 5″ interamente costruiti a mano da Carlo Ginelli, un anziano signore con una evidente gran passione ferroviaria.

E428 in scala 5″ di Carlo Ginelli

Era proprio un bel benvenuto! (Comunque Gigi Voltan ha trovato subito una piccola inconguenza:  il cancelletto antinfortunistico sugli avancorpi non va d’accordo con la livrea grigio pietra; è stato introdotti dal 1938 quando la livrea era già mutata in Isabella. Mitico Gigi!).

(altro…)

Read Full Post »

Pubblicato il 13 luglio 2019

La guerra, che tante distruzioni aveva portato alle Ferrovie, oltre che al Paese tutto, portò anche dei rotabili singolari, alcuni dei quali permasero a lungo sulle rotaie nostrane nella delicata fase della ricostruzione del sistema ferroviario italiano. Alcune riuscirono anche a varcare la soglia del nuovo millennio, come nel caso delle americane Whitcomb 65 DE 14, divenute D.143 “Truman”, mentre altre passarono più o meno fugacemente. Ricordiamo le D.236 (in origine WR 360 C 14 tedesche) e le Ne.700 (ex LMS D 3/7 inglesi) alle quali abbiamo già dedicato delle note.

Vita ovviamente più breve dei diesel la ebbero le vaporiere, che presto raggiunsero il confine ultimo della loro epoca storica. Anche qui troviamo macchine tedesche: Br. 52, anche se non acquisirono mai una matricola FS.

BR52.3281 in Italia nel primissimo dopoguerra, con la scritta “D.to VER” (Desposito di Verona) sul portellone frontale della camera da fumo – Foto Archivio F. Guberti

Vi erano poi motrici americane (divenute in FS  Gr.736, Gr.747, Gr.831 ) ed inglesi, che da noi furono le Gr.293 e le Gr.737. Proprio quest’ultimo gruppo è l’oggetto della nota di oggi.

Stanier 8F, analoga alle FS 737. Foto Andrew da http://www.flickr.com CC BY 2.0

(altro…)

Read Full Post »

Pubblicato il 15 dicembre 2018

Tra il 1983 e il 1993 FIAT Ferroviaria Savigliano decise di realizzare un’ulteriore evoluzione della fortunata serie ALn 668.

Bellissima immagine di profilo di due FS ALn 663: quella si sinistra vista lato ritirata, quella destra dal lato opposto. Foto © Franco Pepe da littorina.net

Coppia di ALn 663 su un ponte. Foto © Franco Pepe da littorina.net

Questo diede origine alla nuova serie ALn 663, da cui discesero anche le quasi identiche  ALn 776 di FCU e le ALn 668 serie 1200 e 1300 di SNFT, poi divenuta Trenord. Vi fu anche una “edizione speciale” per il trasferimento di detenuti (ALn DAP), ed una versione a scartamento ridotto per le Calabro-Lucane: la M4. Negli anni ’90 seguirono delle ulteriori derivazioni per le ferrovie turche (TCDD MT 5700), e delle ulteriori varianti per alcune concesse italiane: le  ACT ALn 067-082 e FSE Ad 81-88.

Qui ci occupiamo delle 663 elle FS, lasciando le concesse e le derivate a prossime note.
(altro…)

Read Full Post »

Pubblicato il 24 ottobre 2015

Da un po’ mi frulla per la testa un’idea: visto che lo spazio é sempre poco per un plastico, un modo per far circolare un convoglio in più é… metterlo sotto terra: una metropolitana!

La cosa é semplice: più o meno sotto la stazione principale, a bordo del plastico dovrebbero essere in vista una stazione sotterranea: due semplici binari di corsa sui quali far alternate (con un temporizzatore) due convogli della metropolitana. Mi sono quindi chiesto se qualcuno lo avesse fatto.

Ho trovato un esempio in scala H0, che rende l’idea:

Esempio di metropolitana in scala H0. Da un post di Phoebe Vet su cs.trains.com

Esempio di metropolitana in scala H0. Da un post di Phoebe Vet su cs.trains.com

La realizzazione é semplicissima e lo spazio richiesto minimo: un ovale a doppio binario con un rettilineo di una cinquantina di cm per la stazione, un temporizzatore per far restare i convogli nascosti per un poco, e per farli sostare per un altro po’ in stazione. Usando raggi di curvatura R2U e R3U il tutto occupa uno spazio di 110 x 55 cm.

Un problema c’é: come fare a raggiungere i binari interni e nascosti se per caso un convoglio deraglia o non riparte? come pulirli periodicamente?

La soluzione é semplice: in un caso come quello prospettato non ci sono interconnessioni con altri “pezzi”, dunque la “metropolitana” potrebbe stare in una mensola scorrevole, o estraibile: come un cassetto.

In alternativa, il metrò potrebbe essere collegato con il plastico soprastante (ma allora l’accessibilità dei recessi va ben progettata). Un esempio di una stazione sotterranea sotto la stazione principale si ha nel grande e bel plastico (in H0) di stayathome.ch. In questo caso l’idea é più o meno la stessa: la stazione mostra due binari paralleli. In realtà sono un raddoppio di una linea a binario singolo:

La stazione sotterranea della S-Bahn di stayathome.ch

La stazione sotterranea della S-Bahn di stayathome.ch

La parte alta del tracciato é un elicoidale che raggiunge il piano superiore, dove si trova il plastico vero e proprio:

La parte visibile (piano alto) del plastico di stayathome.ch

La parte visibile (piano alto) del plastico di stayathome.ch

Vi é poi un terzo piano contenente le stazioni nascoste, ma per questo rimandiamo al sito che lo descrive (in tedesco). Forse torneremo a parlarne però perché il design di questo plastico è interessante e merita una presentazione più accurata.

Per la realizzazione della stazione della metropolitana, la soluzione più semplice (ma meno bella) è di preparare un semplice fondale disegnato (se ne trovano in scala 0 ed H0, basta ristamparli ridotti, o farseli con un programma di disegno al computer). Un venditore su ebay ne ha diversi tipi, tutti in ambientazione USA.

Fondale per stazione Metro

Fondale per stazione Metro

Volendo, un produttore giapponese (Permil) nel 2012 ha realizzato delle stazioni della metropolitana in scala N in lasercut e plexyglass.

Stazione Permil con banchina centrale

Stazione Permil con banchina centrale

Stazione Permil con banchina laterale

Stazione Permil con banchina laterale

In realtà farsi da sé le cose é meno complicato che fare il plastico soprastante…

Si potrebbe poi miniaturizzare una scala mobile (magari funzionante?) per collegare la stazione della metropolitana con il piano superiore. Una bella sfida, no?

A questo punto… cosa farci girare? La scelta é ampia. Stayathome più che a una metropolitana pensa ad una stazione di S-bahn posta al piano inferiore, come e ne trovano tante all’estero: vado a memoria e cito (potrei sbagliare) per esempio la stazione di Monaco, o anche (mi pare) la Gare de Lyon a Parigi. Ci fa quindi circolare – essendo l’ambientazione elvetica – treni mossi dalla monocabina Re450.

Volendo fare davvero una “metropolitana” in scala N si possono trovare dei convogli Kato, come il Tokyo Metro Subway Series 02 Marunouchi Line (Kato 10-1126), che ha l’aspetto di una metropolitana classica che si potrebbe trovare un po’ ovunque:

Tokyo Metro Subway Series 02 Marunouchi Line - 6 Cars Set - Kato 10-1126

La vettura pilota del Tokyo Metro Subway Series 02 Marunouchi Line

Sempre da Kato, vi sono (almeno) altre due confezioni:  KA-10-877 ( Tokyo Metro Subway Series 16000 Chiyoda Line) e KA-10-1109 (Tokyo Metro Subway Series 500/300 Marunouchi Line). La prima é di un epoca più moderna:

La vettura pilota del Tokyo Metro Subway Series 16000 Chiyoda Line Kato 10-877

La vettura pilota del Tokyo Metro Subway Series 16000 Chiyoda Line Kato 10-877

La seconda invece ha un look più antico

La vettura pilota del Tokyo Metro Subway Series 500/300 Marunouchi Line 10-1109

La vettura pilota del Tokyo Metro Subway Series 500/300 Marunouchi Line 10-1109

Certo, si tratta di confezioni piuttosto abbondanti per l’uso che abbiamo prospettato: tre vetture sarebbero sufficienti, qui in tutti e tre i csai sono ben sei.

I tre set di metropolitana citati

I tre set di metropolitana citati

Chi fosse interessato ai modelli USA può fare riferimento alle stampe 3D Shapeways di islandmodelworks

Modello in scala N della metropolitana di Boston (solo chassis), da Island Modelworks

Modello in scala N della metropolitana di Boston (solo chassis), da Island Modelworks

Volendo restare in Europa, potrebbero andar bene anche la S-Bahn di Berlino che abbiamo lungamente descritto altrove, nella versione d’antan Arnold-Rivarossi, o in versione moderna con i modelli Kato-Hobbytrain della 481-482 attesi a breve.

Minitrain Rivarossi ET/ES 165, la S-Bahn berlinese

Minitrain Rivarossi ET/ES 165, la S-Bahn berlinese

L’ipotesi che più mi piace però é quella della bella S-Bahn/U-Bahn di Monaco, prodotta da Arnold Rapido in una varietà di livree, che é quella che ha ispirato l’idea iniziale di questo articolo. Si tratta del convoglio ET 420 chiamato in origine “Olympiazug” perché prese servizio nel 1972 in occasione delle (tragiche) Olimpiadi di Monaco. Il modello ha una bellissima illuminazione interna, e quindi si presta particolarmente bene allo scopo. Anche la sua lunghezza complessiva (420 mm) è perfetta per lo scopo indicato.

ET 420 Arnold

ET 420 Arnold

ET 420 Arnold in tre diverse livree, da hornby-deutschland.de

ET 420 Arnold in tre diverse livree 8con pubblicità AEG, Lavamat e Dornkaat), da hornby-deutschland.de/Arnold_Rapido_Club

Il modello, presentato nel 1972, a quaranta anno di distanza é ancora a catalogo, e di tanto in tanto appare con una nuova livrea. Credo che le versioni realizzate siano state oltre 10 – la seguente immagine ne mostra 6.

6 versioni dell'ET 420 Arnold, da hornby-deutschland.de

6 versioni dell’ET 420 Arnold, da hornby-deutschland.de/Arnold_Rapido_Club. Dall’alto: “Handelsblatt”, “Dornkaat”, S-Bahn Munchen blau, Airport München, “AEG”, S-Bahn München rot

Attualmente vi sono almeno in commercio almeno cinque versioni: HN2162 (arancio e bianco, senza pubblicità), HN2163 (Verkehrsrot), HN2164(blu e bianco, senza pubblicità), HN2192 (rosso vino e bianco), HN2193 (arancio-giallo-bianco), tutte con slot per il decoder, ma anche in versione già digitalizzata i in versione sound.

Arnold BR 420, HN2162

Arnold BR 420, HN2162

E volendo restare nel Bel Paese? Ci si può ispirare alla metropolitana di Napoli, che ha utilizzato materiale ordinario per quella che dal 1997 é chiamata “linea 2”. Nel 1925 fu infatti inaugurato il primo “passante ferroviario urbano” d’Italia, noto come “metropolitana FS di Napoli”. Collega la periferia ovest (Bagnoli) con quella est (San Giovanni – Barra) passando per il centro cittadino (Fuorigrotta, Mergellina, piazza Amedeo, Montesanto, piazza Cavour e piazza Garibaldi).

La Linea 2 di Napoli

La Linea 2 di Napoli

Inizialmente fu l’epoca di convogli trainati dalle E.321 a terza rotaia.

La E.321 conservata al Museo della Scienza e della Tecnica di Milano. Foto Cretaive Commons di Friedrichstrasse, da mediawiki

La E.321 conservata al Museo della Scienza e della Tecnica di Milano. Foto Creative Commons di Friedrichstrasse, da mediawiki

Poi, nel 1940, venne il tempo delle E.624

E.624

E.624

Nei primi anni sessanta fu la volta di 14 unità  automotrici ALe 803, dotate di gancio automatico. Saranno i treni che resteranno per il maggior numero di anni (oltre tre decenni) in funzione come “metropolitane” tra Pozzuoli e Gianturco.

Nel 1984 le ALe 724 sono a fianco delle ALe 803. Dettaglio da una foto © Francesco Capezza da photorail.com

Nel 1984 le ALe 724 sono a fianco delle ALe 803. Dettaglio da una foto © Francesco Capezza da photorail.com

Dal 1983 il servizio toccò alle ALe.724, ALe.582, ALe.642, come si vede anche in alcuni filmati youtube.

Circa dieci anni dopo furono affiancate dai TAF

TAF a Napoli

TAF a Napoli

In un plastico in scala N ad ambientazione italiana ci sarebbe quindi ampia scelta: per citare alcuni modelli si potrebbe quindi usare la E.624 di ACAR (Achille Carminati), l’ALe 803 di Danifer,  l’ALe 582 di Pirata, il TAF di Trenomodel (Stefano Depietri).

E allora, forza con al metropolitana nel plastico!

Read Full Post »

pubblicato: 21 aprile 2012, ultima modifica: 30 ottobre 2013

ACME, ben noto produttori in H0, aveva fatto sperare gli ennisti in occasione dell’annuncio del Frecciargento che però non ha mai raggiunto il mercato. Successivamente, sempre in N aveva commercializzato dei carri merce prodotti da Hobbytrain: non era tantissimo, ma almeno iniziavano a sondare il mercato. Ora a marchio ACME sono usciti dei modelli statici ma decisamente interessanti: una serie di otto tram di Milano della serie 1500.

I Tram de Milan di ACME

C’è un precedente illustre: Rivarossi, in H0, aveva prodotto nel 1962 dei tram milanesi in H0. Del tram c’era la versione gialla e verde, con e senza una rimorchiata. Si trattava di modelli degli “Edison”.

Il Tram di Milano di Rivarossi

“Edison” 218 al Deposito Vittoria negli anni ’60, foto © Stefano Paolini da photorail.com

Non era il primo modello “stradale” della casa di Como, che già in precedenza aveva realizzato dei filobus a inizio anni ’50: i “Minobus”.

Negli anni successivi il “tramway” fu realizzato anche in una versione più economica che poteva prendeva corrente anche solo dai binari, eliminando la necessità di acquistare la (costosa) linea aerea. Un’altra modifica fu la sostituzione dell’asta dotata di un manicotto cavo per la presa di corrente dal filo con un archetto, che allontanava il modello dal suo originale ma permetteva di utilizzare gli scambi più facilmente.

I binari erano affogati nell’asfalto, e il tram correva a centro carreggiata (così gli elementi di binario erano simmetrici e non si creavano complicazioni).

Sistema “Rivarossi Tramway”

Per quanto il sistema si basasse su solo 5 elementi circuitali a base quadrata (un rettilineo, una curva, incrocio a 90°, scambio sinistro e destro), le geometrie che si riuscivano a costruire erano interessanti. Il tutto era facilitato (nella versione dotata di linea aerea) dalla caratteristica di prendere una polarità di corrente da entrambi i binari, e l’altra dalla catenaria. Questo permetteva di costruire cappi di ritorno senza doversi preoccupare di problematiche elettriche.

Un’idea della semplice fantasiosità dei tracciati è resa dalla seguente immagine tratta da un catalogo Trix dell’epoca (tra Trix e Rivarossi c’era una proficua collaborazione commerciale, ed il tramway Rivarossi diventava in Germania uno Strassenbahn Trix con la semplice sostituzione delle scritte italiane con analoghe tedesche).

Esempi di geometrie per tracciati, dal catalogo Trix (clicca per ingrandire).

I tram li ricordo sui cataloghi d’epoca: l’idea di un plastico con ferrovia e tram a fianco era affascinante… Rivarossi aveva realizzato il bel dimostrativo “Plastico Tramway“, nel quale il tram viaggiava su due livelli percorrendo una strada in salita.

Il “plastico Tramway”, da Rivarossi Memories

Un filmato mostra il materiale Rivarossi (assieme a vetture autocostruite) in esercizio. Materiale e plastico sono descritti su Stagniweb.

Sempre in H0, del tram di Milano c’è la realizzazione in lastrina di ottone fotoinciso del modello della serie 1500, realizzato da Carlo Mezzanotte.

Modello del 1500 in fotoincisione, di Carlo Mezzanotte.

Scala N

Ma torniamo ai giorni nostri ed alla scala N. Questa è il dettaglio dei modelli disponibili da ACME:

  •  T001 – LINEA 20 – ANNO 1927 – Numero di serie 1501
  •  T002 – LINEA 1 – ANNO 1928 – Numero di serie 1508
  •  T003 – LINEA 23 – ANNO 1929 – Numero di serie 1636
  •  T004 – LINEA 24 – ANNO 1964 – Numero di serie 1651
  •  T005 – LINEA 8 – ANNO 1970 – Numero di serie 1853
  •  T006 – LINEA 5 – ANNO 2000 – Numero di serie 1978
  •  T007 – LINEA 13 – ANNO 1964 – Numero di serie 1758
  •  T008 – LINEA 9 – ANNO 2000 – Numero di serie indicato dal produttore 1853, numero di serie effettivamente sul modello 1951 (grazie a Marco Lambruschi per la segnalazione)

Riproducono tram della serie 1500 comunemente noti come Ventotto, anche se il primo prototipo, prodotto dalla Carminati & Toselli immatricolato con il numero 1501, risale ad un anno prima. Si tratta di tram ancor oggi in esercizio non solo a Milano: alcuni esemplari, dismessi dalla ATM, hanno varcato l’Atlantico e sono in servizio a San Francisco.

La caratteristica delle prime tre vetture, tutte ambientate alla fine degli anni ’20 con tre diverse livree, è la presenza di due solo porte laterali.

ACME T001: Linea 20, versione del 1927

ACME T002: Linea 1, versione del 1928

ACME T003: Linea 23, versione del 1929

Le due vetture del 1964 (in versione riproducenti due diverse linee) e quella del 1970 sono tra loro uguali, a parte la livrea che passa dal verde degli anno ’60 all’arancione dell’epoca successiva.

ACME T004 e T007: Linee 24 e 13, versione del 1964

ACME T007: Linea 8, versione del 1970

1909 a Piazza Reale nel 1973, foto © Reinhardt Studer, da photorail.com

Le vetture del 2000 sono caratterizzate dal pantografo a braccio:

ACME T006 e T0008: Linee 5 e 9, versione del 2000

Tutte le confezioni comprendono anche un cartello di fermata (ben visibile ad esempio nel modello del 1928).

In un video su youtube ci si può fare una idea anche migliore di quanto non lo permettano le foto. Per vederli bisogna andare al minuto 3:10.

Rimando inoltre al dettagliato post di Marco Lambruschi (uscito quasi in contemporanea a questo) con varie interessanti informazioni addizionali sui modelli e sulle linee.

I modelli sono disponibili presso i rivenditori ACME, come ad esempio Navitren a Milano (cha ha anche un negozio ebay), Tecnomodel o, per stare nella comunità degli ennisti, dai Pirati e Maurizio Casini Ropa. Costano 16 Euro l’uno, con sconto di un Euro a modello se si acquista l’intero set.

Segnalo una thread sul forum ASN che discute questi modelli. Ad un esame fatto da vari appassionati risulterebbero essere perfettamente in scala, un po’ strettini per permettere una facile motorizzazione. In vari hanno iniziato a smontarlo per vedere di poterlo mettere in movimento. Aggiornamenti in proposito sono attesi sul forum. Se poi, dopo averlo motorizzato, ci si ponesse il problema di come realizzarne i binari, c’è un’altra thread in proposito.

In realtà il tram di Milano in N c’era già, ed anche motorizzato. Si tratta di un prodotto da Lorenzo Colli e realizzato in collaborazione con Carminati. E’ tuttora in produzione  a marchio LO.CO con un prezzo al pubblico di € 160,00 nelle due livree verde e arancio. Ė  in fotoincisione, motorizzato e con il faro anteriore è illuminato.

Tram di Milano serie 1500, di Carminati-Colli (LoCo – ACAR) in scala N

Per chi invece fosse interessato a filobus e autobus (statici), segnalo di averi visti in fotoincisione (lastrine da montare) alla fiera di Verona 2012 presso lo stand di EuroTrainSL.

Filobus visto allo stand EuroTrains SL. Sullo sfondo si vede la lastrina.

Nel frattempo Eurotrain SL è sparita dal mercato – a Verona 2013 però gli stessi bus erano presenti nello stand di Stefano Depietri (Trenomodel), questa volta in versione dinamica, azionati con  un sistema analogo al Faller Car System. Nel seguente video si possono intravedere i bus in movimento tra i  Coradia Meridian (Minuetto e Malpensa Express) di Stefano Depietri.

Read Full Post »

pubblicato il 3 marzo 2012, ultima modifica 14 marzo 2012

Il Model Expo di Verona è come sempre interessante. Il padiglione del ferromodellismo è il 4, e la scala N non passa inosservata, con ben due modulari di ampie dimensioni. Oltre a quello storico di ASN, lo scorso anno era nato anche quello del Forum Scala N, e i progressi fatti in quest’anno sono impressionanti. Ne parleremo in un post dedicato (ma comunque ci ha pensato Massimo Tironi a mettere un bel numero di foto del modulare sul forum Scala N).

Le novità ormai arrivano in rete e sui forum prima di apparire alle fiere, quindi di quasi tutto già si sapeva e si erano viste le foto sui forum. Le foto che ho fatto in fiera hanno come sempre un problema di luce, riflessi sulle vetrine ecc. – quindi la qualità lascia a desiderare, ma meglio che niente…

Cominciamo dalla vetrina di ASN, che esponeva le Aln668  di Carlo Maldifassi (una coppia verniciata a spruzzo da Mario Malinverno, ed una verniciata a mano). Tantissimi dettagli nei post sul forum ASN. Io aggiungo solo che viste dal vivo, e verniciate con maestria, sono davvero stupende. Cinquanta kit di realizzazione sono stati venduti, e pare che le prenotazioni per la seconda serie fiocchino…

Le Aln 668 in vetrina

C’era poi le E.636 di N-kit (Fabrizio Mungai). Sul forum ASN se ne è ampiamente parlato, ed altrettanto sul forum Scala N – peccato che non mi riesca più di trovare il post relativo, visto che il sito non è indicizzato dai motori di ricerca.

La E.636 N-kit

Sempre nella vetrina ASN c’erano i bellissimi carri DDm di Nino Rizzo Borriello. Si tratta di una riedizione migliorata di un modello (molto richiesto, pare) di cui sul forum ASN si parla da oltre un’anno, e al quale Giuseppe Risso ha dedicato pagine molto dettagliate sul suo sito, con anche le istruzioni per il montaggio a partire dalla lastrina.

Nuovi carri DDM di Nino Rizzo Borriello

Anche se non è italiana. la DRG-91-3 di Giorgio Donzello merita una foto perchè è uno spettacolo…

DRG-91-3

Anche Pirata aveva cose già viste in rete, anche se la Ne120 in versione giallo-verde non l’avevo ancora vista. Peraltro della Ne120 abbiamo già parlato ampiamente di recente.

Ne.120 in livrea giallo-verde di Pirata

Lineamodel ha portato le varie motorizzazioni annunciate e presenti sul suo sito.

Lorenzo Colli aveva la E.428 – per adesso quella con carrozzeria Del Prado, che credo si sia già vista a Norimberga. Anche di questa si sono già viste delle preview sul forum ASN.

E.428 di Lorenzo Colli

Nello stesso stand c’erano Achille Carminati e Alfonso Scoppetta,: fa piacere vedere i tre mettere assieme le forze, pur mantenendo ciascuno la propria individualità. Carminati aveva le nuove realizzazioni dei bagagliai 1934 derivati dai Tibidabo, ma fatti in nuovi stampi con moderne tecniche, e vari carri merce: carri botte di varie fatture, tra cui il fortunato carro Osborne di grande successo in Spagna, che avevo già visto in rete. Bel colpo Achille! Certo, la cosa ha un retrogusto  un po’ amaro: un bravissimo artigiano italiano fa dei pezzi soprattutto FS, ma quello di maggior successo commerciale è un carro RENFE (oltre 300 pezzi venduti sul mercato spagnolo) e non, ad esempio, il carro della “Soc. Chimica dell’Aniene”…

Carro RENFE di Acar

Nello stand ho trovato quella che per me era una novità non annunciata (nel senso che non ne sapevo nulla): la 444R di Alfonso, ancora in versione pre-prototipale. La mostro da più punti di vista proprio perchè (almeno per me) è proprio nuova.

La "ribollita" con Alfonso e Caterina fuori fuoco sullo sfondo

E.444R

E.444.081 (R)

Alfonso non ha ancora deciso se farà nell’immediato un’altra locomotiva a vapore – ora sta pensando alla possibilità di un cofanetto con una terna di tartarughe: prototipo, seconda serie e ribollita.

Altre novità (per me) assolute arrivano da Eurotrain SL. Le loro  Casaralta doppio piano erano già state presentate a Novegro, ma a Verona la produzione è stata completata presentando la semipilota e la testa-convoglio (che in Italia non c’è, ma nelle SNCF è la prima carrozza a ridosso della motrice, ed è un pò rastremata).

Confezione con convoglio di doppio piano SNCF: in alto la semipilota e in basso la "téte du train".

Semipilota delle Ferrovie Nord Milano di Eurotrain SL

In versione italiana le semipilota sono disponibili in due livree FS-Trenitalia e in due livree FNM. Anche le Centoporte 1949R erano già state presentate anche se io le vedevo per la prima volta (l’anno scorso c’erano solo le 1928R). Idem per le Centoporte in livrea straniera (che saranno oggetto di un prossimo articolo).

Altra novità di Eurotrain SL la E444 seconda serie, già fatta da Rivarossi ma ricercatissima sul mercato dell’usato. Il modello è in resina (i pantografi verranno rifatti). In verità a guardare bene bene il modello grezzo ci si legge E.447.

E.444 di Eurotrain SL

Sempre Eurotrain SL aveva in vetrina dei carri merce G in preproduzione.

A Verona sono stato dalle 10 alle 17, e il tempo mi è a malapena bastato per un giro, un pò di foto, il piacere di stringere la  mano a tante persone conosciute nei forum ma mai incontrate fin’ora. Sono praticamenete sicuro che qualcosa di bello da vedere mi sia scappato, non ho avuto tempo di guardare le meraviglie delle scale maggiori, nè di mettere il naso fuori dal Padiglione 4 (se non per un caffè).

Un grande grazie al gruppo del Forum Scala N raccolto attorno a Marco Gallo per l’ospitalità, il clima di amicizia e il pranzo assieme, con ottimi affettati vari e del buon vino (anche tutto questo è documentato nelle già citate foto di Massimo Tironi). Peccato che alla fine non sono nemmeno riuscito a fotografare i modelli che Paolo Angioy aveva portato, ma che comunque sono sempre ben documentati nello spazio dedicato sul fianco di questo blog.

Read Full Post »

pubblicato: 7 gennaio 2012;  ultima modifica 11 febbraio 2013

Il nome di Achille Carminati è presente nella scala N da oltre un quarto di secolo. I suoi primi modelli risalgono al 1984, quando le carrozze tipo 1921 e relativo bagagliaio di Tibidabo vengono aggiornate con il gancio standard NEM (“Arnold Rapido”) ed arricchite con arredamento interno in metallo.  In precedenza le Tibidabo avevano il gancio ad occhiello, come le Lima. Le carrozze, in livrea grigio ardesia con logo FS a televisore, vengono commercializzate con il marchio “CDM Tibidabo N“. L’anno prima Achille aveva preso la rappresentanza per l’Italia della francese Jouef, e poco dopo aveva rilevato il magazzino di parti della vecchia Tibidabo.

Bagagliaio Dz95000 ACAR (ex Tibidabo), dalla Collezione Angioy

La collaborazione con Jouef termina dopo tre anni, ed è allora (1986) che nasce il marchio  “Acar Models” (da Achille CARminati) che focalizza sulla sola scala N.

Logo ACAR Models

Per i primi quattro anni (fino al 1990) l’attività si concentra solo sulla riproposizione dei prodotti Tibidabo aggiornati. Le carrozze 1921 escono in livrea castano/isabella e castano, e vengono affiancati dai vari carri merce ex Tibidabo (carri F, Ltm con carbone e senza, e cisterna).

Due carri F per trasporto banane, dalla Collezione Angioy

Nel 1991 arriva la E.626, anch’essa ex Tibidabo ma rimotorizzata, ma soprattutto arriva la prima vera novità originale: una ALn 663  in ottone fotoinciso motorizzata Tomix.

E.626 ACAR ex Tibidabo rimotorizzata, dalla Collezione Angioy

L’anno successivo è il momento di un’altra automotrice: la ALn 880 in ottone fotoinciso, sia singola che con rimorchiata.

ALn 880 Acar, dalla Collezione Angioy

ALn 880 Acar, dalla Collezione Angioy

Le fanno compagnia la Gr.835 folle (ex Tibidabo), un paio di derivazioni Graham Farish (La Gr.737 e un diesel da manovra industriale) e vari altri carri merce derivati da base Tibidabo: il carro cereali Ugkkls, una serie di carri pianali a due assi con stanti e senza (vuoti e con diversi carichi). Assieme a Transmondia Paris dà inzio alla realizzazione di vari carri merce SNCF: ne seguiranno altri negli anni successivi, e vi saranno anche dei carri SBB, ÖBB, MAV, FL (Ferrovie della Lorena).

Gr.835 folle ACAR, dalla Collezione Angioy

ACAR Gr.737

La Gr.737 c’è anche in versione con tender a nafta

Carro SNCF di ACAR

Il 1993 vede la realizzazione della E.424 motorizzata Graham Farish in quattro versioni (anni’50, anni ’60, anni ’80 castano/isabella e completamente castano). Di questa realizzazione non abbiamo reperito foto.

Nel 1995 viene realizzato un tram milanese, in versione verde ed arancione.

Tram ATM di ACAR, foto da freeforumzone.leonardo.it

Tra il 1996 e il 2001 è il turno di un pò di nuovi carri merce italiani: un carro cisterna a due assi con terrazzino “Ausiliare Milano” e 5 diverse versioni di carro tramoggia a carrelli FS.

Tre versioni del carro tramoggia di ACAR, dalla collezione Angioy

Nel 2003 nuova edizione della ALn 663,  ridisegnata in collaborazione con Lorenzo Colli (cassa in alpacca fotoincisa, tetto in metallo, telaio motore su base Greenmax).

Ale.663 ACAR sul plastico di Alex La Torre

Negli anni successivi, fino ad oggi, segue la versione folle della stessa, la elettromotrice E624 “Piacentina” (cassa in ottone fotoinciso, tetto in resina, pantografi Sommerfeldt, telaio motore Greenmax), in due versioni: castano/isabella e grigio ardesia. Arrivano anche dei nuovi merci FS: un carro pianale a carrelli trasporto acido FS (telaio in fotoincisione, carrelli in plastica, cisterna in resina) e un carro F con porta metallica.

E.624 “Piacentina” ACAR

Vista frontale della E.624

Tra la produzione recente vi sono alcuni carro merce: LT in due versioni, un carro trasporto cloro della Società Solvay,

AC3451- Carro trasporto cloro della Società Solvay

AC3451- Carro trasporto cloro della Società Solvay

Art3450 Carro della Soc. Chimica dell’Aniene

Art3450 Carro della Soc. Chimica dell’Aniene

AC3256 CarroLT -Cornigliano SpA

AC3256 CarroLT -Cornigliano SpA

Grazie al solito google, qualche tempo fa abbiano reperito un vecchio listino 2004: ACAR2004, nel quale si vede come oltre ai rotabili, Achille avesse ripreso anche degli accessori ex Pocher: torre dell’acqua, colonna idraulica, sagoma limite. Il listino 2011 è reperibile in rete, così come quello del 2012.

Fino a poco tempo fa Carminati non aveva una presenza stabile in rete, ma appare di tanto in tanto su ebay.it, dove vende i suoi modelli nel negozio Achi50.  Da qualche mese è diventato più facile contattarlo grazie al suo nuovo sito acarmodels.wordpress.com sul quale si possono trovare anche foto di vari suoi modelli.

A fine 2012 Carminati e Colli hanno collaborato alla realizzazione dello splendido Binato Breda del quale parliamo altrove.

Read Full Post »

pubblicato il 16 luglio 2011, ultima modifica 23 settembre 2011

I carri FS di MW-Modell in scala N (il cui annuncio era stato riportato su questo blog qualche mese fa) sono ora disponibili. La notizia è un buon pretesto per parlare di carri F, e per vedere cosa sia stato realizzati in proposito in scala N.

Prima del 25 gennaio 1965, la marcatura dei carri FS prevedeva una sigla letterale ed un numero di sei o sette cifre. Le sigle definivano la tipologia del carro, così come la prima cifra del numero (o la seconda per alcune famiglie).  Tutti i carri con centinaia pari erano dotati di freno a vite e di garitta del frenatore, quelli con le centinaia dispari ne erano sprovvisti o erano dotati del solo freno a mano di stazionamento.  I carri chiusi avevano lettera F, G o H. Gli F erano i carri per derrate, avevano sportellini o grigliette, i G avevano sportelli un pò più grandi ed erano adibiti a trasporto bestiame, mentre gli H (completamente chiusi) erano carri isotermici o frigo.

I carri F sono (stati) molto diffusi: nel periodo tra le due guerre (e nei primissimi anni del secondo dopoguerra) ne sono stati costruiti più di 10.000 esemplari in diverse versioni: con e senza un frenatore, con passo lungo e corto, e con 2+2 o 1+1 fori di ventilazione per ogni lato della vettura.

A seguito della la standardizzazione europea di denominazione avvenuta nel 1965, presero il nome di  Ghms (per la versione standard) o Ghkkms, mentre  la sigla Ghkrs è per la versione allungata (precedentemente FF). Nota: sigle e immagini sono desunte da “I nostri carri per le vostre merci (ed. 1972)“.

Carro F (Ghms) a cassa metallica

Carro FF (Ghkrs)

Schema del carro F (Ghms)

Schema del carro FF (Ghkrs)

La sigla Ghms sta per: G = carro coperto di tipo corrente, h  = munito di apposite aperture di aerazione poste a livello del pavimento,  m = munito di piano di carico di lunghezza inferiore ai 9 m, s = atto al regime di circolazione a 100 Km/h. L’aggiunta del kk indica  “limite di carico compreso tra le 20 e le 25 tonnellate”, quindi il carro corto ma con maggior capacità di carico diventa Ghkkms.

I primi carri avevano struttura a doghe di legno, che dapprima erano orizzontali, poi furono verticali. Successivamente furono realizzati in metallo.

Carro F 1924 a doghe orizzontali, foto Stefano Paolini da photorail.com

Carro F 1925 a doghe verticali, foto Stefano Paolini da photorail.com

Confrontando i Ghms a cassa metallica come quello mostrato all’inizio (foto in bianco e nero) con i carri a cassa in legno riportati qui sopra si può osservare come nel passaggio dalle strutture in legno a quelle in metallo il passo si sia allungato (anche se esistono carri in metallo costruiti su telai di carri in legno, oltre a prede di guerra per cui l’eterogeneità di passi e forme non manca…)

Circa la metà dei carri era dotato di garitta per il frenatore, come nelle immagini seguenti. Anche qui si può notare la differenza di passo tra carri in legno e carri in metallo.

Carro F in legno con garitta (foto Stefano Paolini)

Carro F (Ghkkms) in metallo con garitta (foto Stefano Paolini)

Per quanto i carri F siano in genere identificati con quelli con il tetto a 2 falde, vi erano dei carri F anche di forma diversa, come il cosiddetto “Cupolone” o “a monta alta” del 1925. Un esemplare è preservato a Milano Smistamento, un altro è in corso di recupero presso l’Associazione Carrozza Matta.

Carro F a monta alta preservato a Milano Smistamento, foto Stefano Paolini

Schema di Carro F a monta alta (Fma), poi classificato Ghms

Altri carri F con monta non a falde sono quelli costruiti nel 1957, come nell’esempio mostrato in foto.

carro F serie 1957 2183 160 0 024, dal fotostream flick’r di fmd40

Con l’avvento della marcatura UIC, la parte letterale dei carri a monta classica a 2 falde divenne Gh(kk)(m)s, e quella dei carri a tetto tondo Gs. Ma dei carri Gs parleremo un’altra volta.

Carri F con monta a falde in Scala N

In scala N la lunghezza fuori respingenti di questi carri dovrebbe andare dai 57,4 mm del Ghms ai 72,4 mm del Ghkrs. Le versioni con garitta sono di circa 4.5 mm più lunghe.
La produzione industriale di modelli si è occupata in passato di questi carri, e successivamente vari artigiani e piccoli produttori hanno affrontato il tema, per cui la varietà è tanta.

Arnold negli anni ha realizzato varie versioni senza garitta: cat.0375, 0429, 0443 (“Motta”), 4431, 4685, 4689… Alcuni hanno porte bloccate in posizione semiaperta. Come osserva Gigi Voltan “il carro F Arnold è fuori misura, allungato artificiosamente per sfruttare qualche telaio già esistente” – in effetti la lunghezza eccede del 10% la misura in scala dell’F, ma è del 15% troppo corta per essere un FF. Quelli con porta chiusa sembrerebbero un pò meglio, ma dalla foto che ho non si riesce a prendere le misure per controllare.

Arnold 4685

Carro F di Arnold (cat.0408)

Arnold 4689 a porte semiaperte (dalla collezione di Cristian Cicognani)

Carro F 1925 di Arnold (cat.4431)

Anche Minitrix ne ha realizzate varie versioni, che sono in una scala più esatta. Ci sono sia in classica livrea rosso vagone (cassa in legno e cassa in ferro, ad es. cat.3526, ma tutti a passo corto) che nei colori di varie aziende: Martini, Cinzano…

carro F Minitrix cassa in legno (ce ne sono versioni varie, con iscrizioni di altre epoche)

Carro F “Cinzano” di Minitrix (cat.13603), cassa in metallo

Carro F Minitrix “Martini”, cassa in metallo

Tibidabo ne aveva a catalogo in livrea rosso vagone, e in colore giallo per trasporto banane. I modelli Tibidabo, che riproducono carri a cassa in legno, sono poi stati ripresi da Acar.

Carri F Tibidabo da un catalogo d’epoca

Carro F Trasporto Banane – ACAR da stampo Tibidabo – Foto dalla Collezione Angioy

F Tibidabo rosso vagone – dalla collezione Carlo Mercuri

Riviermodel, negozio genovese e noto produttore artigianale agli albori della N, modificava i carri Tibidabo aggiungendo la garitta.

Rarissimo carro F Riviermodel su base Tibidabo, dalla collezione Mercuri

Una piccola curiosità: si osservi come il numero di serie dei due Tibidabo e del Riviermodel sia lo stesso (F 102031) nonostante le diverse livree del carro rosso e di quello per le banane. Il numero permane uguale nel Riviermodel a cui è stata aggiunta la garitta: ma in questo caso la cifra delle centinaia non potrebbe essere “0” dovendo essere dispari!

Il piccolo produttore svizzero Swisstoys (Romeo Pianezzi) aveva prodotto negli anni ’70 tre versioni del carro F FS a doghe in legno: rosso vagone, bianco e grigio. A catalogo avevano numero 51, 52 e 53.

Carri F SwissToys rosso vagone e bianco

Carro F SwissToys grigio

Euromodellismo (di F. Vescovo), un negozio di Milano ormai scomparso, in anni ora lontani e per un breve periodo aveva proposto modelli del carro in cassa metallica a passo lungo con e senza garitta nelle versioni rosso vagone, giallo con bande blu (soccorso), grigio postale  e  grigio di servizio.

Carro F di servizio (saldature) – Euromodellismo – dalla collezione Angioy

Carro F con garitta – Euromodellismo, dalla collezione di Carlo Mercuri

Sottocassa di un F senza garitta – Euromodellismo, dalla collezione di Carlo Mercuri. I ganci (Roco invece che NEM) sono stati sostituiti da Carlo

La leggera imbarcatura del tetto che si nota nel carro con garitta di Euromodellismo la si ritrova in vari dei modelli dello stesso produttore posseduti da Paolo Angioy e visibili nel suo fotostream su Flick’r.

HiTech Railroad Modelling ha carri F (tutti senza garitta) bianchi con loghi pubblicitari Cinzano, Alemagna e Motta (varie versioni) a 25 €, e un carro rosso vagone con luci fine convoglio a 40 €. Anche questi sono modelli rappresentanti carri con cassa in legno.

Carro F “Motta” di HiTech RR Modelling

Assoenne produce lastrine per tre diversi carri F: versione 1912, 1925 e 1942 (tutte senza garitta) a prezzi tra gli 8 e i 10 € (ma gli acquisiti sono riservati ai soci).

Carro F 1912 (cassa in legno)  di Assoenne – passo corto

Carro F 1925 (cassa in legno)  di Assoenne – passo corto

Carro F 1942 di Assoenne – passo lungo

Bellissimi poi i carri prodotti in alpacca e ottone da Sagi. A guardare le foto si stenta a credere siano oggetti in scala N… Sono stati realizzati sia con che senza garitta, a prezzi tra i 50 e i 60€ (ma con forti riduzioni per i possessori di SagiCard).

Carro F senza garitta – Sagi 

Carro F con garitta – Sagi

Carro FFI di Sagi – dalla collezione Angioy

Veniamo quindi ai carri di MW Modell, appena giunti sul mercato (ma verranno prodotti in piccola quantità: 200 esemplari per pezzo). Un set di due carri (con numeri di serie diversi) costa 50 €.

Carro F senza garitta di MW Modell (foto Sven Franz, clicca sull’immagine per ingrandire)

Davvero notevole l’agganciamento ravvicinatissimo! Sono disponibili sia con che senza garitta (lunghezze rispettivamente 62 mm e 57,5 mm), in varianti epoca 3 ed epoca 4.

Le tre versioni (corrispondenti a tre diverse epoche) del carro F con garitta di MW Modell (foto Sven Franz)

Ricordo infine che a Verona sono stati presentati dei carri F di Pirata ancora non completi. Ora sono a catalogo. Anche questi sono venduti a 50 € la coppia, e ci sono tre versioni con Garitta e tre senza, consegna 2011… insomma, sono proprio un “rebranding” dei carri di MW Modell! (Coincidono anche i numeri di catalogo: N-IT-401a/b/c e N-IT-402a/b/c, che seguono lo standard di numerazione di MW Modell).

Carro F di Pi.r.a.t.a. (ancora senza respingenti e decals) assieme alla d341 in esposizione al ModelExpo 2011 a verona

Anche se abbiamo detto che dei carri Gs parleremo in futuro, citiamo qui il carro offerto da Fine Scale München perchè esplicitamente dichiarato come “carro F”. si tratta di una elaborazione di un carro Minitrix a cui sono state aggiunte delle lanterne di fine convoglio lampeggianti e molto curate: 96 € per averlo… Peccato il tipo di logo FS scelto, piuttosto improbabile su un carro a doghe in legno di questo tipo che sarebbe certamente più “a tono” con logo di altra epoca. Sotto, un filmato del carro in azione.

Elaborazione su base Minitrix di Fine Scale München.

Grazie a Paolo Angioy, Carlo Mercuri e Cristian Cicognani per le loro foto, a Carlo Mercuri e a Gigi Voltan per commenti e correzioni, e a tutti i partecipanti alla menzionata thread sul forum ScalaN per le informazioni senza le quali questo post sarebbe stato molto meno ricco.

Read Full Post »

Older Posts »

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: