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Posts Tagged ‘ACME’

Pubblicato il 5 ottobre 2019, ultima modifica 11 ottobre 2019

Quest’anno ci pare che Novegro sia stato “col botto”: in N davvero molte le novità viste, come testimonia la lunghezza di questa nota, anche se vi sono opinioni che la fase di decadimento rispetto agli anni d’oro non sia finita, come parrebbe dalla riduzione del numero di  espositori, a vantaggio delle associazioni che hanno potuto espandere i loro spazi per i plastici. Beh, verrebbe da dire che se c’è una contrazione questa non riguarda certo la scala N!

Apriamo il racconto con il consueto disclaimer, e i dovuti ringraziamenti:

Il disclaimer: a Novegro non c’ero – non ci sono mai stato – e questa nota quindi può contenere errori ed omissioni: me ne scuso e prego come sempre di mandarmi segnalazioni per poter correggere o integrare.

I ringraziamenti: in primo luogo a Paolo Imperiali, che con grande gentilezza e tempismo mi ha inviato, già il giorno di apertura della fiera, un ampio set di fotografie dalle quali ho potuto evincere quali fossero le principali novità, e ritagliare la maggior parte delle immagini qui riportate (tutte quelle senza autore specificato sono sue). Grazie Paolo!

Poi a Luca Di Pinto: anche lui mi ha inviato a fiera appena chiusa molte foto, ed un utilissimo testo nel quale ho potuto ottenere varie informazioni addizionali qui riportate.

Infine a coloro che hanno postato sui soliti forum (NParty e ASN) immagini e informazioni che ho potuto “saccheggiare”: grazie!

Veniamo quindi alla fiera, iniziando dai produttori ormai consolidati, e iniziando dal più prolifico: il solito Lorenzo Colli (nomen omen: “LoCo“).

E.428 Aerodinamiche di Lorenzo Colli – LoCo

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Pubblicato il 26 gennaio 2019, ultimo aggiornamento 28 marzo 2019

Abbiamo visto di recente quali “trucchi” si dovessero adottare per mettere in marcia e poi regolare le velocità delle locomotive elettriche a trazione continua: combinazioni serie/parallelo, gradi di shunt o di indebolimento di campo, dissipazione reostatica.

Tutto questo è stato drammaticamente semplificato dall’avvento dell’elettronica di potenza a metà anni ’70, che ha avuto da noi la sua palestra in casa delle motrici di punta dell’epoca: le E.444. Si è così aperta la strada per una nuova generazioni di motrici, sempre basate su alimentazione e motori a corrente continua. La prima incarnazione di questo nuovo paradigma furono le E.632/633 del 1983 e le successive E.652. Seguendo ancora questa strada, si giunse poi nel 1994 alle prime locomotive veramente moderne: le E.402 che abbandonarono il motore a corrente continua per tornare… al trifase! (ovviamente migliorato e modificato).

Vediamo di seguire qui i primi passi di questa evoluzione: le sperimentazioni con le E.444.

E.444.005 Foto © Ciancio da Tranzitalia.it

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Pubblicato il 1 dicembre 2018

A partire dal 1931, le FS costruirono dei particolari grandi carri merci: gli FDIz 149 (000-249), detti anche Tipo 1931T perché ottenuti da trasformazioni di carri esistenti. Erano particolari per varie ragioni: avevano una velocità massima ammessa elevatissima per un merci (120 Km/h secondo i dati riportati da Fondazione FS), ed erano in realtà degli ibridi tra i carri merci (infatti sono di tipo F, carro merci coperto) e dei bagagliai (D). Le altre due lettere della sigla ci dicono che erano dotati di mantici di intercomunicazione (I) e che erano a carrelli (z).

Carro FDIz restaurato e fotografato a La Spezia Migliarina. L’esemplare ha carrelli di tipo AM e AB in luogo degli AA ed è dotato di REC (foto Sturla – 20 agosto 2016, da http://www.binariedintorni.it/)

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Scala N sul catalogo ACME

Pubblicato il 25 novembre 2018

Per anni si sono susseguiti annunci e speranze che ACME rivolgesse un po’ della sua attenzione alla scala N. Nel 2010 apparve a catalogo un bel Frecciargento.

Sembrava fatta, anche perché sembrava qualcosa di più di un annuncio, o di un preprototipo presentato con grandi promesse: il modello finito esisteva, come mostravano le foto su 1zu160, ed era incluso nel catalogo! Ok, non era proprio il catalogo ufficiale, ma il listino di eyro.ch. Comunque c’era il logo ufficiale, e venivano  l’ ETR.600 di Trenitalia in livrea Frecciargento, e l’ETR.610 sia in versione SBB che in quella della defunta CISALPINO.

Frecciargento ACME in scala N, mai giunto in produzione, dal forum http://forum.spur-n-schweiz.ch

Invece il progetto non giunse in porto, e l’ETR 600 di ACME non circolò mai sui plastici degli ennisti.

Successivamente vi furono altri avvicinamenti tra ACME e la scala N. Nel 2011 apparvero a catalogo e sul sito dei carri Remms 663 FS. In realtà  si trattava solo della commercializzazione in Italia di prodotti Lemke, ma era comunque un segnale positivo.

Nel 2012 il Tram de Milan, serie di modelli statici, sembra essere stato un successo: è stato abbastanza rapidamente pressoché impossibile trovarne perché esauriti.

I Tram de Milan di ACME

Successivamente Guido Fraticelli (Fratix) iniziò a distribuire i suoi nuovi modelli con il marchio Blackstar (che appartiene ad ACME), e più recentemente proprio con il marchio ACME, pur mantenendo anche il logo Fratix, come nel caso della D.341.

La D.341 con la sua scatola Fratix-ACME

Non abbiamo quindi nascosto un certo disappunto quando in occasione di Novegro 2018 abbiamo constatato come i nuovi prodotti di Fraticelli, apparsi a marchio ACME, non avevano ricevuto (secondo noi) sufficiente risonanza da parte di ACME: non ve ne era traccia ad esempio sul sito web della casa modellistica, contrariamente a quanto era avvenuto a suo tempo nel caso della commercializzazione dei carri merci prodotti da Lemke. Ci è stato detto che i modelli erano presenti nello stand ACME (oltre che in quello Fratix). Di sicuro (lo abbiamo scoperto da poco) si possono vedere negli ultimi cinque o sei secondi di un video su youtube dedicato alla presenza ACME a Novegro (lo stand ripreso ci sembrerebbe quello di Fratix).

Siamo quindi ora felici di poter segnalare che è stato posto rimedio a questa che a noi pareva una scarsa attenzione: il catalogo ACME ufficiale 2018 (come sempre ricchissimo per quanto riguarda la H0) riporta a pagina 111 anche la scala N, presentando parte della produzione Fratix-ACME. In realtà il catalogo dovrebbe essere uscito a inizio 2018: fatto sta che solo ora abbiamo per caso avuto notizia della presenza di questa sia pur piccola appendice sulla scala minore, e volentieri le diamo eco, anche se con ritardo.

Pagina 111 del Catalogo ACME 2018

Complimenti quindi a Guido Fraticelli non solo per essere riuscito a condurre in porto l’operazione di aggancio di questa grossa realtà del modellismo italiano, cosa che era in realtà avvenuta già da qualche anno, ma anche per l’implicito riconoscimento dato da questo piccolo ma secondo noi importante passo ufficiale, anche in termini di maggior visibilità per la scala N.

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Pubblicato il 3 dicembre 2016, ultima modifica 18 giugno 2019

Il periodo postbellico è tra i più affascinanti della storia recente. L’Italia usciva da 20 anni di dittatura che, anche se grazie alla propaganda e al controllo dei mezzi di comunicazione e dell’educazione aveva sollevato entusiasmo e speranze nelle masse uscite da una prima tragica esperienza della “Grande Guerra”, aveva poi fatto piombare la nazione nella nuova catastrofe del secondo conflitto mondiale.

Quasi l’intera nazione era stata un campo di battaglia, con un fronte mobile che l’aveva attraversata spostandosi dal sud al nord, ed era devastata dai bombardamenti dal cielo e da terra e dal passaggio di truppe straniere. Quella rete ferroviaria che era stata coltivata come simbolo e strumento di modernità e di progresso era stata martoriata: solo il 25 % dei binari era intatto, e metà dei ponti era danneggiata. Il 70% delle motrici elettriche che avevano modernizzato il trasporto su rotaia era distrutto o danneggiato, come pure il 78% di carrozze e bagagliai.

Firenze. Dettaglio di una foto tratta da marklinfan, originale probabilmente di Walter Hollnagel, fotografo ufficiale delle Ferrovie Tedesche.

Firenze. Dettaglio di una foto tratta da marklinfan, originale probabilmente di Walter Hollnagel, fotografo ufficiale delle Ferrovie Tedesche.

Ci sarebbe stato da piangersi addosso, eppure invece fu proprio in quegli anni che, per contrasto, esplose una voglia positiva di vita e di rinascita che diede impulso a quella che sarebbe diventata l’Italia moderna, e nel giro di pochissimo tempo (15 anni!) avrebbe miracolosamente portato al boom economico e a quel primo, generalizzato benessere materiale che avrebbe permesso a buona parte delle famiglie italiane di possedere un’automobile, una lavatrice ed un televisore.

E’ in questi anni (1957) che nasce il Treno Azzurro, nuovo simbolo di modernità, velocità e progresso.

Treno Azzurro a Milano Centrale - Foto tratta dal profilo Facebook del Centro Storico Fiat

Treno Azzurro a Milano Centrale – Foto tratta dal profilo Facebook del Centro Storico Fiat

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Pubblicato il 27 agosto 2016, ultima modifica 16 dicembre 2016 

All’Expo di Milano 2015 eravamo riusciti a trovare qualche piccolo spunto di carattere ferroviario. 76 anni prima, all’Expo di New York del 1939, le ferrovie avevano invece avuto un ruolo di primo piano.

Nel parco di Flushing Meadows che ospitava l’Expo (quello dove si trovano i campi da tennis sui quali si giocano gli US Open) vi era un’ampia zona dedicata ai trasporti, al cui interno si trovavano il Railroad Building nel quale si svolgeva anche un’opera teatrale in cinque atti (Railroads on parade) che, di fronte a 3000 spettatori alla volta, celebrava l’epopea delle ferrovie, con musiche di Kurt Weill.

Locandina dello spettacolo teatrale

Locandina dello spettacolo teatrale

Protagonisti a teatro erano proprio i treni, con una mostra di locomotive a vapore che ne ripercorreva l’epopea, a partire dal Tom Thumb, la prima macchina a vapore ad uso ferroviario costruita in USA, fino alle macchine più recenti e prestigiose.

Scena finale di Railroad on Parade, Foto Library of Congress

Scena finale di Railroad on Parade, Foto Library of Congress

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Pubblicato l’11 giugno 2016, ultima modifica 31 marzo 2018

Parlando delle UIC-Z1 italiane, abbiamo visto come nell’aprile 1988 le FS abbiano ordinato 80 vetture di seconda con allestimento a salone (mentre tutte la altre Z italiane erano a compartimenti), attrezzate per il trasporto sedie a rotelle (marcatura 61 83 28-90 000-079 BH). Erano in origine divise in due zone: fumatori con 28 posti, e non fumatori con 42. A una estremità presentavano un vano bagagli con una cabina telefonica, che però al momento dell’immissione in servizio (nel 1990) non era attiva.

Confrontiamo il figurino di una BH con quello di una B.

Tavola FS delle carrozze Z1 di seconda classe BH attrezzate per sedie a rotelle- da rotaie.it

Tavola FS delle carrozze Z1 di seconda classe BH attrezzate per sedie a rotelle- da rotaie.it

Tavola FS delle carrozze Z1 di prima classe - da rotaie.it

Tavola FS delle carrozze Z1 di seconda classe – da rotaie.it

Per inciso, notiamo che  nel disegno della BH l’imperiale é errato perché corrisponde a quello delle Eurofima invece che quello della Z1 (così come anche i finestrini delle porte).
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pubblicato: 21 aprile 2012, ultima modifica: 30 ottobre 2013

ACME, ben noto produttori in H0, aveva fatto sperare gli ennisti in occasione dell’annuncio del Frecciargento che però non ha mai raggiunto il mercato. Successivamente, sempre in N aveva commercializzato dei carri merce prodotti da Hobbytrain: non era tantissimo, ma almeno iniziavano a sondare il mercato. Ora a marchio ACME sono usciti dei modelli statici ma decisamente interessanti: una serie di otto tram di Milano della serie 1500.

I Tram de Milan di ACME

C’è un precedente illustre: Rivarossi, in H0, aveva prodotto nel 1962 dei tram milanesi in H0. Del tram c’era la versione gialla e verde, con e senza una rimorchiata. Si trattava di modelli degli “Edison”.

Il Tram di Milano di Rivarossi

“Edison” 218 al Deposito Vittoria negli anni ’60, foto © Stefano Paolini da photorail.com

Non era il primo modello “stradale” della casa di Como, che già in precedenza aveva realizzato dei filobus a inizio anni ’50: i “Minobus”.

Negli anni successivi il “tramway” fu realizzato anche in una versione più economica che poteva prendeva corrente anche solo dai binari, eliminando la necessità di acquistare la (costosa) linea aerea. Un’altra modifica fu la sostituzione dell’asta dotata di un manicotto cavo per la presa di corrente dal filo con un archetto, che allontanava il modello dal suo originale ma permetteva di utilizzare gli scambi più facilmente.

I binari erano affogati nell’asfalto, e il tram correva a centro carreggiata (così gli elementi di binario erano simmetrici e non si creavano complicazioni).

Sistema “Rivarossi Tramway”

Per quanto il sistema si basasse su solo 5 elementi circuitali a base quadrata (un rettilineo, una curva, incrocio a 90°, scambio sinistro e destro), le geometrie che si riuscivano a costruire erano interessanti. Il tutto era facilitato (nella versione dotata di linea aerea) dalla caratteristica di prendere una polarità di corrente da entrambi i binari, e l’altra dalla catenaria. Questo permetteva di costruire cappi di ritorno senza doversi preoccupare di problematiche elettriche.

Un’idea della semplice fantasiosità dei tracciati è resa dalla seguente immagine tratta da un catalogo Trix dell’epoca (tra Trix e Rivarossi c’era una proficua collaborazione commerciale, ed il tramway Rivarossi diventava in Germania uno Strassenbahn Trix con la semplice sostituzione delle scritte italiane con analoghe tedesche).

Esempi di geometrie per tracciati, dal catalogo Trix (clicca per ingrandire).

I tram li ricordo sui cataloghi d’epoca: l’idea di un plastico con ferrovia e tram a fianco era affascinante… Rivarossi aveva realizzato il bel dimostrativo “Plastico Tramway“, nel quale il tram viaggiava su due livelli percorrendo una strada in salita.

Il “plastico Tramway”, da Rivarossi Memories

Un filmato mostra il materiale Rivarossi (assieme a vetture autocostruite) in esercizio. Materiale e plastico sono descritti su Stagniweb.

Sempre in H0, del tram di Milano c’è la realizzazione in lastrina di ottone fotoinciso del modello della serie 1500, realizzato da Carlo Mezzanotte.

Modello del 1500 in fotoincisione, di Carlo Mezzanotte.

Scala N

Ma torniamo ai giorni nostri ed alla scala N. Questa è il dettaglio dei modelli disponibili da ACME:

  •  T001 – LINEA 20 – ANNO 1927 – Numero di serie 1501
  •  T002 – LINEA 1 – ANNO 1928 – Numero di serie 1508
  •  T003 – LINEA 23 – ANNO 1929 – Numero di serie 1636
  •  T004 – LINEA 24 – ANNO 1964 – Numero di serie 1651
  •  T005 – LINEA 8 – ANNO 1970 – Numero di serie 1853
  •  T006 – LINEA 5 – ANNO 2000 – Numero di serie 1978
  •  T007 – LINEA 13 – ANNO 1964 – Numero di serie 1758
  •  T008 – LINEA 9 – ANNO 2000 – Numero di serie indicato dal produttore 1853, numero di serie effettivamente sul modello 1951 (grazie a Marco Lambruschi per la segnalazione)

Riproducono tram della serie 1500 comunemente noti come Ventotto, anche se il primo prototipo, prodotto dalla Carminati & Toselli immatricolato con il numero 1501, risale ad un anno prima. Si tratta di tram ancor oggi in esercizio non solo a Milano: alcuni esemplari, dismessi dalla ATM, hanno varcato l’Atlantico e sono in servizio a San Francisco.

La caratteristica delle prime tre vetture, tutte ambientate alla fine degli anni ’20 con tre diverse livree, è la presenza di due solo porte laterali.

ACME T001: Linea 20, versione del 1927

ACME T002: Linea 1, versione del 1928

ACME T003: Linea 23, versione del 1929

Le due vetture del 1964 (in versione riproducenti due diverse linee) e quella del 1970 sono tra loro uguali, a parte la livrea che passa dal verde degli anno ’60 all’arancione dell’epoca successiva.

ACME T004 e T007: Linee 24 e 13, versione del 1964

ACME T007: Linea 8, versione del 1970

1909 a Piazza Reale nel 1973, foto © Reinhardt Studer, da photorail.com

Le vetture del 2000 sono caratterizzate dal pantografo a braccio:

ACME T006 e T0008: Linee 5 e 9, versione del 2000

Tutte le confezioni comprendono anche un cartello di fermata (ben visibile ad esempio nel modello del 1928).

In un video su youtube ci si può fare una idea anche migliore di quanto non lo permettano le foto. Per vederli bisogna andare al minuto 3:10.

Rimando inoltre al dettagliato post di Marco Lambruschi (uscito quasi in contemporanea a questo) con varie interessanti informazioni addizionali sui modelli e sulle linee.

I modelli sono disponibili presso i rivenditori ACME, come ad esempio Navitren a Milano (cha ha anche un negozio ebay), Tecnomodel o, per stare nella comunità degli ennisti, dai Pirati e Maurizio Casini Ropa. Costano 16 Euro l’uno, con sconto di un Euro a modello se si acquista l’intero set.

Segnalo una thread sul forum ASN che discute questi modelli. Ad un esame fatto da vari appassionati risulterebbero essere perfettamente in scala, un po’ strettini per permettere una facile motorizzazione. In vari hanno iniziato a smontarlo per vedere di poterlo mettere in movimento. Aggiornamenti in proposito sono attesi sul forum. Se poi, dopo averlo motorizzato, ci si ponesse il problema di come realizzarne i binari, c’è un’altra thread in proposito.

In realtà il tram di Milano in N c’era già, ed anche motorizzato. Si tratta di un prodotto da Lorenzo Colli e realizzato in collaborazione con Carminati. E’ tuttora in produzione  a marchio LO.CO con un prezzo al pubblico di € 160,00 nelle due livree verde e arancio. Ė  in fotoincisione, motorizzato e con il faro anteriore è illuminato.

Tram di Milano serie 1500, di Carminati-Colli (LoCo – ACAR) in scala N

Per chi invece fosse interessato a filobus e autobus (statici), segnalo di averi visti in fotoincisione (lastrine da montare) alla fiera di Verona 2012 presso lo stand di EuroTrainSL.

Filobus visto allo stand EuroTrains SL. Sullo sfondo si vede la lastrina.

Nel frattempo Eurotrain SL è sparita dal mercato – a Verona 2013 però gli stessi bus erano presenti nello stand di Stefano Depietri (Trenomodel), questa volta in versione dinamica, azionati con  un sistema analogo al Faller Car System. Nel seguente video si possono intravedere i bus in movimento tra i  Coradia Meridian (Minuetto e Malpensa Express) di Stefano Depietri.

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pubblicato il 17 dicembre 2011, ultimo aggiornamento 20 dicembre 2011

I carri pianale, che in epoca pre-uic erano denominati P, si dividono in tre famiglie: i K (a due assi), gli R (a carrelli) e gli S (a carrelli, di tipo “speciale”).

Qui ci occupiamo degli “R”. In mancanza di ulteriore specificazione sono assunti avere spondine di testa ribaltabili, stanti (le “aste verticali” lungo la fiancata), lunghezza utile tra 18 e 22m, limite di carico tra 50 e 60t. Varianti rispetto alla versione standard (“corrente”) sono indicate delle specifiche marcature. Alcune riguardano lunghezza e capacità di carico:

  • b: lunghezza utile maggiore di 22 m
  • k: carico utile minore di 40 t
  • kk: carico utile tra 40 e 50 t
  • m: lunghezza di carico tra 15 e 18 metri
  • mm: lunghezza di carico inferiore a 15 metri
  • n: carico utile maggiore di 60 t

Altre indicano caratteristiche fisiche dei carri, ad esempio la presenta e il tipo di sponde e di stanti:

  • e: presenza di sponde laterali
  • i: con copertura mobile e pareti di testa fisse
  • l: senza stanti
  • o: con pareti di testa fisse di altezza inferiore a 2 m
  • oo: con pareti di testa fisse di altezza uguale o superiore a 2 m
  • p: senza spondine di testa
  • pp: con sponde ribaltabili

Altre indicano la predisposizione per particolari tipi di carico:

  • g: presenza di dispositivi per il trasporto di “grandi containers
  • h: attrezzato per il trasporto di rotoli di lamiera ad asse orizzontale
  • hh: attrezzato per il trasporto di rotoli di lamiera ad asse verticale

Altre caratteristiche sono:

  • j: con dispositivi ammortizzatori d’urto
  • s: velocità massima di 100 km

Le pubblicazioni “I nostri carri per le vostre merci” di Trenitalia ed.1979, ed.1991, ed.2005 ed il tool interattivo di Trenitalia sul web menzionano i seguenti carri pianali a carrelli di tipo corrente:

  • Rs, di tipo standard, con piano di carico lungo m. 18,50, muniti di stanti.
  • Rgs di notevole lunghezza (m. 19,900 fra i respingenti), muniti di sponde di testa e 8 stanti ribaltabili per lato, adibiti al trasporto di grandi containers.
  • Rgmms, con sponde di testa e anch’essi con dispositivi per il fissaggio di “grandi containers”.
  • Rhmss con selle per l’alloggiamento di rotoli
  • Rhlmms con selle per l’alloggiamento di rotoli senza stanti e con barre fisse ai lati per il contenimento degli stessi
  • Rils, con telone scorrevole sostenuto da centine per la protezione del carico
  • Rmms, di tipo standard, con piano di carico più corto (m. 12,64), ma con possibilità di carichi più elevati, provvisti di sponde di testa e di 6 stanti su ciascun lato. (su heckmann.modellbahn.de si trova un confronto, in tedesco, tra tre sottotipi:663, 664 e 665)
  • Roos, con pareti di testa fisse

Rs

Rgs

Rgmms (R1F)

Altro tipo di Rgmms (R1B)

Rmms

Rhmms

Rhlmms

Rils

Roos

Nelle DB si trovano anche altri tipi di carri R. Nella maggioranza dei casi le varianti, rispetto a quelli illustrati per Trenitalia, riguardano una maggiore capacità di carico (lettera n), o particolari arrangiamenti di sponde (e,p). Si tratta di carri Rps, Res, Rns, Rens, Rbns, Remms, Rilns, Rimmnps, Rimmps, Rijmmns, Rnoos. Un dizionario fotografico è reperibile su dybas.

In scala N

Per il momento ci occupiamo solo della novità di questi giorni: in futuro aggiorneremo questo post aggiungendo altri carri R esistenti in R (segnalazioni in proposito sono gradite!).

Il recente annuncio di ACME di prodotti in scala N sembrerebbe e una bella notizia:  vista la loro notevole produzione in H0, se iniziassero a produrre nella scala minore sarebbe una gran cosa. In realtà  gli appassioNati  erano già stati illusi quasi due anni fa, quando fu annunciato un Frecciargento che non però raggiunse mai la produzione. Questa volta i carri, dei merci dichiarati Remms e marcati FS, ci sono davvero, hanno un prezzo e possono essere ordinati: 46 € per due carri, altri 20 per un set di 6 container (4 da 20 piedi e 2 da 40). Sono disponibili da subito. La notizia però è buona a metà, perchè in realtà non è ACME a produrli: si limita ad importare un prodotto Lemke-Hobbytrain (€ 47,98 sul sito di Lemke per una coppia di carri).

A me sembra che la classificazione sia sbagliata: se fossero Remms dovrebbero avere spondine laterali, quindi direi che si tratta piuttosto di carri Rmms (di tipo R1F). Se invece trasportano containers dovrebbero piuttosto essere classificati Rgmms.

Il carro "Remms 663" FS di Hobbytrain-Lemke (cat. 23866) - in realtà Rmms

Altra vista del "Remms" di Lemke

Coppia di carri "Remms" con containers, dal sito ACME (dovrebbe essere Rgmms)

Che le forme fossero in lavorazione si sapeva da febbraio 2010, ma ora al produzione è finalizzata. Erano previste versioni con due tipi di carrello: Minden 661 und Y25. I primo erano quelli montati originariamente, attorno al 1970. I secondi li hanno sostituiti negli anno ’90.

Carrello Minden-Siegen 661, foto da drehgestell.de

Carrello Y25, foto Pasquale Nicolardi da amicitreni.net

Prototipi pre-produzione di tre tipi di carro R Hobbytrain con carrelli Minden-Siegen 661

In produzione un carro è indicato come Remms 664 (anche qui, mi pare piuttosto trattarsi di Rmms 664) con marcatura estera (ma non trovo specificato quale, forse DB?). E’ il num. H23870  a catalogo, e costa €29.98, con carico.

Rmms 664 con carico

Quelli che erano stati anticipati come Remms 665, in produzione sono indicati come 669: sono in arrivo questo mese (dicembre 2011) due coppie di Remms 669 con marcature SNCB (art. H23864) e SNCF (art. H23865).

Remms 669 SNCF

Anche RCR (sempre della famiglia di Pi.R.A.T.A.) ha annunciato la commercializzazione dei carri Hobbytrain (dichiarandoli correttamente dei Rgmms) e personalizzando le scelte per il carico, che oltre ai container può essere un crico di legname o dei furgoni AVIS.

Volantino RCR Rgmms (clicca sull'immagine per ingrandire)

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 Pubblicato il  6 febbraio 2010, ultimo aggiornamento 13 gennaio 2012
Il 2010, anno del cinquantenario del binario a 9 millimetri, inizia con buone notizie. Liliput, noto produttore tedesco che finora aveva fatto solo H0 e H0e, apre alla N e a catalogo 2010 mette i FLIRT, che sono italianizzabili ridipingendo la livrea.

I FLIRT di Liliput dovrebbero essere disponibili in composizione a 5 vetture in livrea DB verso fine anno, al prezzo di 219 Euro. Successivamente è prevista la disponibilità in composizione a 4 vetture nelle livree Eurobahn e SBB-CFF-FFS attorno ai 200 Euro.
In Italia il FLIRT c’e’ presso:

FLIRT della Provincia Autonoma di Bolzano

Ma Liliput non è il solo produttore ad entrare nel mercato della N: anche l’italiana ACME, anch’essa produttrice finora di H0, ha messo il piede in questa scala. In realtà già in passato aveva commercializzato modelli Fratix, ma ora inizia una produzione propria, andando a riempire un vuoto importante nel parco rotabili: gli ETR di nuova generazione: l’alta velocità insomma. A catalogo 2010 ha messo ETR600 di Trenitalia in livrea Frecciargento, e l’ETR610 della defunta CISALPINO (gli ETR610, entrati in servizio il 20 luglio 2009, hanno giusto fatto in tempo a fare qualche corsa, e poi CISALPINO (a dicembre 2009) si è sciolta ripartendo a metà il parco macchine (tra cui i 14 nuovi ETR.610 destinati al Sempione ed all’asse del Lötschberg) tra i due soci Trenitalia e SBB-CFF-FFS. E infatti ACME produce l’ETR610 anche in livrea svizzera (il treno così vestito arriva fino a Milano).

ETR600 Frecciargento di ACME)

ETR600 Frecciargento di ACME

ACME ETR610 © Ismael Sailer, 1zu160.net

ACME ETR610 © Ismael Sailer, 1zu160.net

L’ingresso di ACME in scala N non si limita a questo: è a listino anche un set di tre carri trasporto vetro (art. A 5502). Speriamo che le intenzioni di Liliput e ACME abbiano un seguito, e non rimangano un episodio.

Nota del 13/1/2012: A distanza di due anni la commercializzazione del prodotto non è ancora iniziata. Pare proprio che il progetto sia stato abortito.

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