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Posts Tagged ‘ACME’

Pubblicato il 14 maggio 2022

Come abbiamo già fatto per le Tipo 1921 e, per le carrozze dal Tipo 1940 al Tipo 1959, usiamo qui i modelli industriali in H0 per ripercorrere la storia delle Tipo 1931 e Tipo 1937 (delle quali abbiamo parlato altrove [1] [2]). Il produttore che ha realizzato questi modelli in H0 è ACME. Non citiamo qui le carrozze incorporate in amministrazioni estere (prede di guerra), delle quali abbiamo già discusso in una nota precedente.

Tipo 1931

Iniziamo con le Tipo 1931. Per ciascuna delle tre classi di origine, vengono prodotti un modello nella livrea verde di origine, ed uno in Castano successiva al 1958. Non sono riprodotti i passaggi in castano-isabella, né la fase in cui alcune Az erano divenute miste, ABz.

ACME 50370 –  Az 11 008

ACME 50371 –  Az 51052 ex ABz, ex Az 11000 – foto da littorina.it

ACME 50380 –  Bz 21 030

ACME 50381 –  Bz 31207 ex Bz 21000- foto da littorina.it

ACME 50390 –  Cz 31 027

ACME 50391 –  Bz 31068 ex Cz 31000 – foto da littorina.it

In livrea verde le tre carrozze sono riprodotte anche con numeri di serie diversi (Az 11.003 + Bz 21.039 + Cz 31.022) nel set “Diretto 479 Venezia-Bologna-Roma”, art. 55059.

N.catalogo Marcatura Descrizione Epoca Anno produzione
50370 Az 11 008 Az 11000 prima classe, livrea verde vagone II 2013
50371 Az 51052 Az 51000 ex ABz, ex Az 11000, prima classe, livrea castano IIIb 2011
50380 Bz 21 030 Bz 21000 seconda classe, livrea verde vagone II 2013
50381 Bz 31207 Bz 31200 ex 21000, seconda classe, livrea castano IIIb 2011
50390 Cz 31 027 Cz 31000 terza classe, livrea verde vagone II 2013
50391 Bz 31068 Bz 31000 seconda classe, livrea castano IIIb 2011
55059 Az 11.003 + Bz 21.039 +
Cz 31.022
Set “Diretto 479” Venezia-Bologna-Roma, 3 carrozze Tipo ’31 livrea verde vagone, Az 11000 1a classe + Bz 21000 2a classe + Cz 31000 3a classe II 2010

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Pubblicato il 2 aprile 2022

 Alle vetture dei tipi da 1921 a 1937 abbiamo dedicato varie note (Tipo 1921: [1][2], 1931: [3], 1933 e 1937: [4], alcuni modelli in scala H0 [5] e N [6]). Qui ci occupiamo di quelle che durante la la seconda guerra mondiale passarono le Alpi, ed in gran parte non fecero più ritorno.

Varie carrozze infatti andarono all’estero, vuoi per il trasporto di soldati verso il fronte russo, vuoi perché usate dai tedeschi, e non fecero più ritorno, specie quelle finite oltre quella che allora si chiamava “la cortina di ferro”, ovvero nell’Europa dell’Est che era sotto il controllo dell’Unione Sovietica.  Furono incorporate nelle amministrazioni locali: Jugoslavia, Polonia, Romania, DDR (Germania Est).

Di quelle rumene (e di una polacca) abbiamo trovato immagini, mentre per quelle finite altrove alcune immagini erano reperibili in rete fino a qualche anno fa, ma ora sono scomparse, per cui per ricostruirne almeno in parte la storia dobbiamo rifarci ai modelli in H0.

CFR – Romania

Iniziamo con le Tipo 1921 presso le CFR, in Romania. Presentano delle modifiche, come i doppi corrimano agli accessi, e la chiusura dei vetri sulle pareti di fondo.

CFR A 50 53 17-22 092-7 a Timisoara nel 1990. E’ una ex FS Bz 20.000, Foto Hubert G. Königer da drehscheibe-online.de

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Pubblicato il 15 gennaio 2022

Nell’epoca del vapore, quello prodotto dalla locomotiva serviva a far muovere il treno, ma in parte minore veniva usato anche per riscaldare le vetture. Una condotta ad hoc lo distribuiva alle vetture trainate, nelle quali veniva convogliato nei termosifoni. Dal 1907, tale funzione fu sussidiata da un carro apposito, detto carro riscaldo. Era anch’esso dotato di una caldaia, e presidiato da un fuochista. Il vapore prodotto serviva, appunto, solo per il riscaldamento. Questo si rendeva necessario quando la motrice non poteva fornire vapore alle vetture, in genere perché era una locomotiva di dimensioni ridotte e tutto il vapore prodotto andava usato per lo scopo primario. Divenne poi particolarmente importante quando la trazione divenne elettrica (sia con le locomotive trifase, che con le prime motrici a corrente continua).

Il primo posto nel convoglio trainato da una E.428 è per il carro riscaldo. Foto da forum-duegieditrice.com

Una E.646 con due carri riscaldo in composizione. Foto dal forum-duegieditrice.com

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Pubblicato il 9 ottobre 2021

Parlando della frenatura elettrica, abbiamo visto come un ruolo importante lo abbia giocato un esemplare di E.636 , la 082, che venne adibita a laboratorio viaggiante per sperimentare la frenatura reostatica nell’ambito della alimentazione a 3kV in continua.

E.636.082 a frenatura reostatica. Foto Piero Baritello da ilportaledeitreni

Questo ne fece un esemplare unico, immediatamente riconoscibile per le modifiche estetiche apportate, che certo non la abbellirono. Assieme ad altre motrici dello stesso gruppo, anch’esse “uniche” per una ragione o per l’altra scrisse un pezzo della storia di questo gruppo così importante nella storia delle FS. Gli altri esemplari “unici” sono le 080 e 117 per la loro livrea, la 284 “Camilla” per la sua carrozzeria e la 385 la sperimentazione fotovoltaica. Di tutte abbiamo già parlato: ci resta da raccontare qualche dettaglio in più della storia di questa.

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Pubblicato il 15 maggio 2021, ultimo aggiornamento 11 giugno 2021

Da un paio di giorni è disponibile sul sito di Locomodels la seconda uscita della serie LocoMake: la E.636.080 nella splendida veste blu e grigia.

In occasione del “lancio” pensiamo sia utile fare un po’ di storia di questa macchina, anche per sapere come ambientarla correttamente nel plastico, e in quali composizioni metterla. E’ una delle due E.636 che vestirono la nobile livrea grigio perla – blu orientale: l’altra è la 117.

Anticipiamo che la si vide in buona parte di Italia: tutte le regioni del Nord, salvo forse il Friuli, e la parte ovest della penisola fino a Benevento: dunque Toscana, Lazio, Campania e probabilmente un po’ di Umbria. Trainò merci e viaggiatori in varie livree. Se poi facessimo finta che fosse una 117, potremmo vederla prima in Sicilia, poi in Lombardia per entrare in parco storico, e da allora la si può incontrare in varie occasioni e in varie combinazioni di rotabili.

Ma vediamone la storia, e le differenze tra le due numerazioni.

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Pubblicato il 6 febbraio 2021

La storia delle E.626 in scala N inizia a metà anni ’60 con il modello Tibidabo di una terza serie del quale abbiamo diffusamente parlato in precedenza. Abbiamo di recente visto come sia poi stato ripreso prima come C.S.M.-Tibidabo,, poi come CDM-Tibidabo, quindi Acar Models e poi nuovamente Tibidabo agli albori del millennio in collaborazione con Mehano.

E626 Tibidabo

Qui vedremo come prosegue la storia delle E.626 in scala N, e daremo in chiusura qualche rapido cenno sulle altre scale.

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Pubblicato il 10 ottobre 2020

Verso la fine del millennio si pose, in prospettiva, il problema di rinnovare la flotta delle vetture ad alta capacità destinate al servizio locale in aree di grande affollamento: le Doppio Piano Casaralta del 1980. Scelta non ovvia, visto che invece le MDVC, di dieci anni più vecchie, hanno avuto un revamping nel 2009 (e quelle di Trenord nel 2020) e quindi, nonostante il mezzo secolo di vita passato sui binari, le vedremo circolare ancora per un bel po’.  Invece a partire dal 2020 le Casaralta, giunte a “soli” quarant’anni di vita, ricevettero il benservito.

Sia come sia, vennero ordinate delle carrozze a doppio piano di nuova progettazione, che furono denominate NCDP (Nuove Carrozze Doppio Piano), ma che sono note anche come “Doppio Piano Tipo 2004”. Il primo ordine fu di 450 vetture, che entrarono in servizio nel 2005. Avrebbero dovuto essere 90 semipilota, 90 carrozze di prima classe e 270 di seconda, pari a  90 convogli da 5 carrozze ciascuno. Nel dettaglio poi la suddivisione tra i tipi cambiò, riducendo il numero delle prime classi (che alla fine furono solo 26) senza modificare il totale.

Vivalto semipilota 50 83 86-78 xxx npBH -Foto Daniele Neroni da trenomania

50 83 26-78 156-6 nB, Vivalto – Foto Daniele Neroni da trenomania

nA 50 83 16-78 008-1, Vivalto – Foto L.Bergamini da trenomania

Il nome di queste carrozze si in inquadra nella “moda” di attribuire ai treni dedicato al trasporto locale dei nomi “musicali”: Minuetto, Swing, Pop, Rock… Fu scelto tramite un concorso, e nasce dall’unione di Vivaldi (per l’appunto, a tema musicale) e alto (con riferimento alla struttura a doppio piano).

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Pubblicato il 19 settembre 2020

Tra le livree FS-Trenitalia ve ne è stata una “marginale”, attribuita quasi solo ad un tipo di vettura: le doppio piano di nuova generazione NCDP e CDPTR, generalmente note come “Vivalto”.

Treno composto di carrozze NCDP in livrea Vivalto, visto lato semipilota – da http://www.carpenteriametallicagt.com

Treno in livrea Vivalto, visto lato motrice – Foto Ernesto Imperato da Trenomania

Il nome scelto per le carrozze in questione si in inquadra nell’attuale “moda” di attribuire ai treni dedicato al trasporto locale dei nomi “musicali”: Minuetto, Swing, Pop, Rock… Fu scelto tramite un concorso, e nasce dall’unione di Vivaldi (per l’appunto, a tema musicale) e alto (con riferimento alla struttura a doppio piano).

Logo Vivalto sulla fiancata delle carrozze – Foto Manuel 2001 da trenomania

La livrea, che prende lo stesso nome, può esser considerata una sorta di variante della XMPR, in quanto ne usa i colori tipici: bianco, verde e blu. Attribuita inizialmente alle sole nuove vetture a doppio piano, che possono essere intermedie di prima o seconda classe, e alle relative semipilota, fu poi  applicata anche ad un certo numero di motrici di tipo E.464 così da poter ottenere convogli cromaticamente omogenei.

E.464.263 Vivalto – Foto © E.Imperato da Trenomania

E.464.241 Vivalto accoppiata però a una carrozza XMPR non Vivalto- Foto © Gracampar da Trenomania

Nonostante che almeno un sessantina di E.464 siano state ordinate appositamente per trainare carrozze doppio piano del tipo detto, solo nove motrici ebbero la livrea Vivalto. Si tratta delle 229, 241, 262, 263, 282, 284, 291, 324 e 326. La 326 fu successivamente ripellicolate in livrea TreNord, e dunque sono solo otto le motrici rimaste in livrea Vivalto.

Particolare è anche il caso degli unici altri due rotabili che ricevettero questa livrea: i bagagliai UIC-X Tipo 1970 nDU 50 83 91-78 110-3 e nDU 50 83 91 78 118-6, entrambi trasformati per il trasporto biciclette. E’ curioso, perché tali bagagliai ebbero una ibridizzazione della livrea, assumendo sull’imperiale il disegno policromatico “Südtirol” che la Provincia Autonoma di Bolzano adotta per i suoi Flirt e GTW.

50 83 91-78 118-6 nDU – FOto © Gigi Voltan

nDU 50 83 91-78 110-3 – Foto ©robby53 da trenomania

Il GTW della Val Venosta, nei colori “Südtirol”.

Non siamo riusciti a trovare notizie in merito, ma l’unica spiegazione che ci pare plausibile è che i bagagliai siano stati ripellicolati inizialmente prevedendo un loro impiego con le carrozze Vivalto (che già sono dotate, nella semipilota, di un limitato numero di portabici) e successivamente “passati” alla Provincia di Bolzano che, prima di metterli in esercizio negli anni attorno al 2007 sulle linee Bolzano-Merano e della Pusteria per trasporto biciclette durante la stagione estiva, ne abbia “aggiornato” l’imperiale. Osservando le foto sopra, si può notare come i bagagliai fossero posti a ridosso delle E.464 (che anch’esse avrebbero uno scomodo e piccolo comparto bici, mai utilizzato) e di una MDVC, entrambe in XMPR. Dunque la scelta della livrea per tali bagagliai appare davvero “strana”.

Di certo l’operazione non deve aver riscontrato un grandissimo successo, visto che nel 2018 i due bagagliai risultavano entrambi accantonati a Bari, componendo un singolare convoglio in livrea Vivalto.

I due bagagliai accantonati a Bari nel 2018, Foto Stefano Maremonti da flickr

Nel modellismo

Rotabili in livrea Vivalto sono stati riprodotti in H0 da Vitrains (sia le carrozze, nei tre tipi di prima e seconda classe, e semipilota) che la E.464, quest’ultima realizzata anche da Navitren su base ACME. Non ci risultano invece riprodotti i bagagliai.

Carrozza semipilota ViTrains in H0

E.464 Vivalto Navitren in H0

A nostra conoscenza, nessun rotabile in livrea Vivalto risulta presente in scala N.

Altre note sulle livree di Trenitalia

  1. Verde Magnolia e Grigio Nebbia
  2. Livrea TEE
  3. Livrea Bandiera
  4. Grigio Perla e Blu Orientale
  5. LIvrea C1 (Eurofima)
  6. Livrea Bigrigio
  7. MDVC
  8. MDVE
  9. Le livree del progetto IC 901 e dintorni
    1. Livrea ECI
    2. Eurostar Italia e EuroStar City Italia (ESCI)
    3. Frecciabianca
    4. Thello
    5. IC Sun
  10. Le nuove livree Trenitalia
    1. 2014: Nuova livrea DTR
    2. 2017: Nuova livrea IC Sun e Notte
      1. 2017: Livrea IC Sun (dettaglio)
      2. 2017: Livrea IC Notte (dettaglio)
    3. 2017: Livrea Mercitalia
  11. Livree delle Joint ventures con Francia e Svizzera
    1. Livrea Cisalpino
    2. Livrea Artesia
    3. Thello
  12. Allestimenti speciali: Treno Verde, Treno dell’Eroe, Calabria in Movimento, TrenoExpo

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Pubblicato l’8 agosto 2020

Lo spettro delle carrozze a corridoio laterale che vanno dal Tipo 1946 al TIpo 1959, con anche le trasformazioni degli anni successivi, è estremamente ampio. I produttori di modelli italiani in H0 avrebbero avuto ampio spazio per non pestarsi i piedi a vicenda, spartendosi il campo. Come vedremo non fu così, data la sovrapposizione nei primi anni 2000 dei modelli di OS.KAR e ACME. Ma andiamo con ordine.

A parte i modelli giocattoleschi della Lima del primo periodo, il primo tentativo serio di riprodurre carrozze di questo gruppo si deve ad Arnaldo Pocher, che aveva realizzato, con i limiti dell’epoca, delle Tipo 1946.

Carrozza ABz Tipo 1946 di Arnoldo Pocher

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Pubblicato il 25 luglio 2020

Abbiamo recentemente iniziato a discutere delle carrozze della famiglia che va dalle Tipo 1940 alle Tipo 1959. In questa seconda puntata ci occupiamo di un paio di questioni spesso dibattute, raccogliamo i figurini quotati dei tipi e dei carrelli e proponiamo dei criteri per distinguere le varie carrozze dei vari tipi. Come nella puntata precedente ignoriamo le carrozze a cuccetta, che saranno oggetto di un’altra nota.

Una prima questione riguarda gli imperiali, in particolare delle Tipo 1946: in scala H0 OsKar li ha riprodotti lisci, mentre le carrozze di ACME presentano delle nervature/saldature/chiodature trasversali. In foto a volte pare di vederne, a volte no.

Bz 33 TIpo 1946 in castano: si possono osservare delle leggere chiodature sul tetto

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