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Posts Tagged ‘Arnold Rapido’

Pubblicato il 25 settembre 2022

Diamo seguito alla tradizione di report degli Hobbymodel Expo: l’ultima volta che abbiamo parlato di Novegro era il 2019, poco prima dell’arrivo del malefico virus. Tre anni dopo, rieccoci finalmente senza mascherina alla fiera milanese. Beh, non noi, che come al solito non c’eravamo ma che comunque proviamo a raccontare cosa ha potuto vedere chi c’era…

Lo facciamo come al solito grazie a chi ne ha pubblicato immagini, un po’ sui soliti forum, un po’ sui social. In particolare questa volta ringraziamo con piacere in primo luogo Angelo Favoriti: ove non diversamente indicato, le foto riportate nel seguito sono sue.

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Pubblicato il 18 settembre 2022

Questa volta vogliamo raccontare di uno splendido plastico (in scala N) dal quale, magari in dimensione ridotta, è possibile prendere spunto: la “Mannis-N-Bahn“.

Planimetria della zona visibile della Mannibahn, da https://www.mannis-n-bahn.de

Si tratta di un plastico di dimensioni importanti (una L con lunghezza dei due lati pari a 3,8 x 3,2 metri) realizzato da Manfred Rüger nei primi anni ’90. Il seguente video ne mostra alcuni scorci.

A parte la notevole cura dei dettagli, ci pare esemplare per alcune implicite lezioni di ferromodellismo che se ne possono trarre, anche non avendo a disposizione uno spazio così rilevante (una stanza, non piccola, interamente dedicata).

Cercheremo qui di descriverlo, riassumendo in italiano quanto ottimamente descritto (in tedesco) sul sito dedicato, e di esplicitare quel che a nostro avviso se ne può imparare.

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Pubblicato il 20 agosto 2022

Abbiamo recentemente discusso dei vari aspetti del trasporto autovetture sui treni. Questa volta focalizziamo sulle riproduzioni dei carri in questione (prevalentemente bisarche) nella N-ostra scala.

Iniziamo con i carri italiani, prima di esaminare i modelli esteri. In 1:160 fin dagli anni ’60 i carri Pay delle FS sono stati riprodotti in scala N da Lima.

Carro Pay al vero

Lima n.481, poi 320481 da lima-n-scale-freight-cars.webnode.cz

Carro Pay Lima n.481, poi 320481 da lima-n-scale-freight-cars.webnode.cz

Carro Pay SITFA in versione arancio, Lima 320481, da lima-n-scale-freight-cars.webnode.cz

Come da tradizione Lima, ne fece versioni “spacciate” per carri di diverse compagnie ferroviarie: DB, SBB, RENFE, BR, SJ. L’intera collezione è visibile su lima-n-scale-freight-cars.webnode.cz.

Carro “britannico” di Lima (Art. 792)

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Pubblicato l’11 giugno 2022, ultima modifica 20 agosto 2022

Tra le motrici giunte in Italia con le truppe Alleate a partire dal 1943 e incorporate nel parco FS al termine del conflitto, alcune, come le Whitcomb 65DE14 (divenute Ne.120, poi D.143, note come “Truman”) ebbero vita lunga e restarono in servizio anche nel nuovo millennio (ne abbiamo parlato in una nota dedicata). Altre, come le Ne.700 ebbero vita più breve ma giunsero comunque a vivere gli anni ’80. Ovviamente più breve fu quella delle macchine a vapore, dato che l’intera categoria fu dismessa nel decennio precedente. Le 736, probabilmente le vaporiere più note e diffuse tra quelle lasciate dagli americani nella penisola, durarono fino ai primi anni ’60. Più effimere furono invece quelle inquadrate nel gruppo 831, anche se il record negativo resta ad appannaggio delle obsolete inglesine che costituirono il gruppo 293 (del quale parleremo un’altra volta – grazie a Orlando Rei per la puntualizzazione).

Una 831 accantonata a Livorno

Ma vediamo la storia delle 831.

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Pubblicato il 13 marzo 2022, ultimo aggiornamento 15 marzo 2022

Eccoci con la solita cronaca di veroNa Model Expo (In N, ovviamente…). Premessa: come sempre, è probabile che vi siano mancanze o imprecisioni: saremo grati a chi ci aiuterà a completare e correggere questa nota.

A detta di tutti, è stata un’edizione di ritorno alla normalità, anche se tuttora con mezzo viso nascosto dietro la mascherina. Certo, non affollata come un’edizione pre 2020, ma con un bel via vai di persone. Piccoli affollamenti davanti a Pirata, la cui vetrina è sempre un magnete irresistibile per gli ennisti, e la coda per poter incontrare Lorenzo Colli, grazie soprattutto al continuo (e meritato) successo dei suoi kit.

Però la cosa che piú ci ha colpito è che ora si vede N dappertutto! Almrose aveva un microplastico con le RhB di Kato che giravano, SircamElettronica mostrava i propri automatismo sfruttando un doppio ovale in N, DLF Fermodellismo Mantova aveva i suo bel plastico in H0 con una fedele riproduzione della stazione della città, ma in un angolo mostrava anche “Raddoppio Stablini”, un piccolo plastico in scala N a tema RhB.

Realistico modello della stazione di Mantova. Purtroppo in H0!

Raddoppio Stablini

Negli stand dei rivenditori vari (come ad esempio Artuffo) facevano capolino anche modelli nella scala piccola.

D.341 serie 4000 di Fratix nello stand Artuffo.

Del resto, che la scala 1:160 stia vivendo un momento di rifioritura non vi è dubbio. Non si sono ancora spenti gli echi per il clamoroso annuncio dei nuovi modelli italiani di Arnold (le Aln 668!) anche se non vi era ancora traccia dei relativi prototipi, ma siamo certi che si farà un gran parlare del nuovo catalogo Pirata.

Catalogo Pirata ’22

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Pubblicato il 4 settembre 2021

Finalmente si torna a una parvenza di normalità: ricomiciano le fiere. Se riusciamo a superare questa follia dei “novax per principio” ce la possiamo fare, e tornare alla normalità vera. Mi scuso per la mia “strong opinion” in merito con chi la pensa diversamente, ma consiglio di cuore di leggere l’interessantissimo punto di vista di Samantha Cristoforetti – alias Astrosamantha, ed il relativo commento di Riccardo Luna (brevissima lettura, istruttiva).

Dunque oggi e domani (4 e 5 /9) Hobbymodel a Verona. Dicevo una parvenza di normalità, perché non è proprio tutto normale. A parte le mascherine, alle quali siamo ormai abituati, i parcheggi erano problematici per via delle  indicazioni carenti (due giri dell’isolato sul lato dei soliti parcheggi – regolarmente indicati come al solito, ma chiusi!) prima di chiedere ad un addetto e scoprire che era aperto solo il P7. Pazienza. Biglietto solo on-line, green pass per entrare, ma tutto fluido e senza problemi. C’era anche una postazione per i tamponi, per chi non aveva un green pass valido.

Una volta entrati, erano aperti solo quatto padiglioni, tutti piuttosto fiacchetti (quello di elettronica quasi inesistente). Chi si difendeva meglio era il numero 11: ferromodellismo, che in fondo è quello che ci interessa. In un altro padiglione ancora treni, al mercatino dell’usato, piuttosto popolato e frequentato: Dunque treni vicino al 50% della fiera.

Prima di entrare nel padiglione 11, si incontrano due bellissimi, giganteschi modelli in scala 5″ interamente costruiti a mano da Carlo Ginelli, un anziano signore con una evidente gran passione ferroviaria.

E428 in scala 5″ di Carlo Ginelli

Era proprio un bel benvenuto! (Comunque Gigi Voltan ha trovato subito una piccola inconguenza:  il cancelletto antinfortunistico sugli avancorpi non va d’accordo con la livrea grigio pietra; è stato introdotti dal 1938 quando la livrea era già mutata in Isabella. Mitico Gigi!).

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Pubblicato il 21 agosto 2021

Abbiamo di recente riepilogato la storia dei TEE sui binari italiani e ci eravamo ripromessi di fare una simile riassunto per quel che riguarda i loro modelli in scala N: di questo ci occupiamo questa volta. Tutti i TEE che hanno corso in Italia sono ora possibili in questa scala.

La recente uscita dei francesi RGP-1 ad opera di Mikadotrain ha  infatti completato il panorama dei TEE che hanno circolato sui binari italiani. Ripercorriamo quindi nuovamente a storia dei TEE in Italia elencandone i modelli, ed iniziamo proprio dall’automotrice francese.

RGP-1

Il modello francese che riproduce il TEE che aprì la storia dei Trans Europe Express nella Penisola è stato recentemente prodotto in piccole quantità, e con un po’ di fortuna lo si può ancora (al momento) trovare (scontato per fine serie) presso qualche negozio on-line tedesco: è forse l’ultima occasione per non lasciarselo scappare, a meno di ripensamenti del produttore. In una nota ad-hoc abbiamo visto in dettaglio le varie versioni di RGP1 di REE Models/Mikadotrain. Qui riepiloghiamo quel che riguarda la versione TEE.

Il modello comprende due elementi, motrice e rimorchiata. Realizzato in plastica, la prima impressione che dà non è di particolare solidità, ma poi, messo sui binari, il modello, ben dettagliato, si comporta bene.

NW-131 visto dai sue lati, da http://www.referencement-n.com/

NW-131 rimorchiarta vista dai due lati, da http://www.referencement-n.com/

Interessante il gancio magnetico conduttivo tra le due unità.

Dettaglio dei ganci dei modelli di REE di RGP 1 – Foto © piston93 da https://le-forum-du-n.1fr1.net/

L’idea pare buona e interessante, ma non ci è chiarissima l’utilità. Comunque a bordo della rimorchiata occorre mettere un decoder, se di vogliono avere le luci in digitale, e allora perché non prendere direttamente l’alimentazione dalle rotaie? Diverso sarebbe il discorso se almeno questo servisse ad evitare di aggiungere il decoder in rimorchiata. Tanto più che, contrariamente a quanto riportato su vari forum francesi,  nella nostra esperienza  la conduzione del gancio magnetico non è perfetta: già su curve di raggio R3U (ovvero nella fascia 240-260 mm) il contatto si interrompe occasionalmente per poi riprendere a fine curva.

La versione più corretta per il servizio TEE in Italia è il modello NW-162, il livrea TEE e senza il faro centrale che fu aggiunto solo in un secondo tempo: tutti i filmati e le immagini che abbiamo reperito mostrano infatti i TEE RPG-1 senza faro centrale. E’ possibile che poco prima della sostituzione  con il Binato Breda, l’ultimo periodo abbia visto arrivare a Milano degli RPG-1 modificati con il terzo faro, nel quel caso andrebbero bene anche i modelli NW-130 e NW-131.

Il prezzo di listino era di 250 Euro, quello di saldo a fine disponibilità fatto da DM-Toys era di 200 Euro.

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Pubblicato il 17 luglio 2021

Dopo aver visto nelle due precedenti puntate la storia dei Kö(f) II in Italia, sia in ambito FS che presso concesse ed imprese, diamo un’occhiata alle riproduzioni modellistiche di queste macchine. Passiamo rapidamente in rassegna varie scale, per soffermarci poi al solito sulla N.

Nelle scale più grandi (si trovano del Köf sia industriali che autocostruiti. Tra quelli industriali citiamo per la scala 0 Lenz, per la 1 Märklin e per la G LGB.  Quanto a quellli autocostruiti, diversi modellisti delle scali maggiori hanno realizzato versioni del Köf II, ed in rete si trovano dei disegni che possono essere riutilizzati (magari riscalandoli per scale più piccole), come ad esempio

Del resto è una motrice con un unica superficie curva, l’imperiale, per cui è più facile da realizzare di altre.

In H0 ce ne sono varie versioni: d’altra parte nel mercato fermodellistico europeo il mondo tedesco fa la parte del leone, e quindi di quasi ogni motrice DR/DB ci sono modelli: le Kleinlokomotiven non fanno eccezione. Noi qui focalizziamo solo sui Kö II, ignorando le serie I e III, dato che questi sono quelli più rilevanti per la storia ferroviaria italiana.

Il video seguente mostra un FS 213 in H0  dotato di gancio digitale, da BlackStar+Lenz.

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Pubblicato il 17 aprile 2021

Abbiamo di recente parlato di intersezioni (incroci) ed abbiamo visto come in generale invece che intersezioni semplici si abbiano doppi scambi inglesi, che sono anche detti “scambi intersezione doppi” (in inglese “Double slip crossing“, in tedesco “Doppelkreuzungsweiche“).

Schema di uno Scambio Intersezione Doppio, dagli Appunti del corso di
Progettazione di Sistemi ed Infrastrutture di Trasporto a cura di
Sergio d’Elia. Demetrio Festa, Giuseppe Guido

Come si vede in figura, questi deviatoi hanno 8 aghi la cui posizione determina il percorso.

Con lo scambio inglese è possibile il passaggio da un binario all’altro (è quindi un’intersezione ed anche uno scambio). Ovviamente permette di risparmiare spazio e, quando usati in sequenza, anche di ridurre il numero di “curve” necessarie su un tracciati che si intersecano.

Sequenza di scambi inglesi (e scissors crossovers).

Questa volta entreremo in dettaglio su queste tipologie di deviatoi, e ne vedremo le istanziazioni in scala N, discutendone anche alcuni aspetti elettrici.

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Pubblicato il 10 aprile 2021

Le Leichtstahlwagen (carrozze leggere in acciaio) erano carrozze passeggeri a carrelli delle Ferrovie Federali Svizzere (SBB) note anche per aver fatto servizio nell’Italia del Nord sia presso alcune ferrovie concesse che in convogli internazionali. Erano infatti ammesse anche all’estero (in Italia alcune di esse solo nel periodo estivo perché le specifiche elettriche del riscaldamento non erano compatibili).

Presso le concesse italiane giunsero verso la metà degli anni ’80, quando furono dismesse dalla SBB-CFF-FFS. Spesso furono chiamate “svizzerette”. Gli impieghi furono ovviamente a carattere regionale. Le compagnie che si avvalsero di questa possibilità furono cinque: SNFT, FNM, FSF, FP e ACT. Ne suddividiamo l’esame in due puntate: in questa consideriamo le lombarde, nella prossima le emiliane.

Società Nazionale Ferrovie e Tramvie (SNFT)

La SNFT acquistò sette carrozze di costruzione SWP che immatricolò Bz.21 ÷ 26. Erano del tipo a porta centrale. La settima fu tenuta come donatrice di pezzi di ricambio. Erano tutte vetture a vestibolo centrale (ex FFS B 50 85 20-39 n. 011, 028, 074, 078, 089 e 140). La vettura tenuta come donatrice era la 20-39 026. Rohrer indica le 011 e 028 come ex 20-33, ma sarebbero a doppio vestibolo, mentre l’evidenza fotografica mostra in ogni caso carrozze a vestibolo unico.

ex SBB – B 20-39 026 nel deposito di Iseo nel 1990, montata su carrelli Breda, probabimente dopo aver donato i propri. Foto Hansjürg Rohrer

Furono verniciate nei colori sociali giallo e arancio. Non era raro vederne una sulla Brescia-Edolo come rimorchiata di una ALn.668 (ricordiamo che parte delle 668 di SNFT sono derivate dalle 663).

Bz25 al traino della 668.132 di SNFT nel 1991, foto © Franco Faglia da ilPortaleDeitreni

Erano trainate anche dalle CNE, o dalla V220 ex tedesca.

CNE 510 con due ex-svizzere nel 1989, foto © Franco Faglia da ilPortaleDeitreni

Una tedesca con due svizzere: V220 con le ex SBB in Val Camonica sull’Oglio. Foto Hansjürg Rohrer

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