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Pubblicato il 25 giugno 2016

A metà degli anni cinquanta le FS si proponevano un importante piano di modernizzazione che prevedeva la progressiva riduzione della trazione a vapore per i treni composti da materiale ordinario sostituendola con motrici Diesel. Non era ancora risolto in modo chiaro il problema della trasmissione che era aperto da decenni. Erano ormai scartate la soluzione meccanica, per le eccessive potenze in gioco, ed era tramontata l’ipotesi pneumatica sperimentata negli anni ’20. Restavano sul tavolo due alternative: la trasmissione idromeccanica, con massa ridotta ma a rendimento più basso e con il problema del raffreddamento del fluido presente nel convertitore idraulico, e la trasmissione elettrica, più pesante, ma con rendimento più alto e con la possibilità di sfruttare valori di potenza elevati per tempi più lunghi. Negli USA si stava affermando quella elettrica, mentre in Germania veniva privilegiata quella idraulica.

Le FS allora decisero pragmaticamente di metterle a confronto sul campo, e procedette alla progettazione di vari prototipi: sul fronte delle idrauliche furono schierate le D.342 che abbiamo ampiamente considerato in un’altra nota, mentre sul fronte opposto si predisposero le diesel-elettriche D.341. Tra le diesel-idrauliche vi era anche la D.442 “Baffone”, prototipo Ansaldo, che però non era direttamente confrontabile perchè di grande potenza, mentre le D.341 e D.342 avevano caratteristiche simili ed erano direttamente comparabili.

DUe contendenti ora a riposo fianco a fianco nel Museo di Pietrarsa: la D.341.1016 e la D.342.4011. Foto © L. Berardocco da modellismotropea.blogspot.it

Due ex contendenti ora a riposo fianco a fianco nel Museo di Pietrarsa: la D.341.1016 e la D.342.4011. Foto © L. Berardocco da modellismotropea.blogspot.it

La sfida fu giocata prevalentemente n Puglia, tra Bari e Taranto, il cui deposito venne appositamente attrezzato per accogliere le nuove Diesel. Le D.342 erano assegnate al capoluogo pugliese, e le D.341 sul Mar Piccolo. Pressoché contemporaneamente D341 e 342 furono utilizzate anche presso il deposito di Torino Sm.to.
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Pubblicato il 12 luglio 2014

Spesso nella descrizione dei modelli di rotabili in scala N, si sente dire “circola solo a partire dal raggio R2”, o affermazioni simili., che in realtà hanno poco significato. Infatti in genere si pensa che vi sia un raggio minimo ben definito (R1) e che poi in progressione vi siano raggi di misura via via crescente: R2, R3, R4… Le cose non stanno esattamente in questi termini. L’equivoco  deriva dal fatto che sui cataloghi dei produttori industriali storici si faceva (e si fa tuttora) riferimento per l’appunto a questi raggi, che però non hanno una definizione precisa, e per la verità nemmeno approssimata, se non nello specifico contesto di ciascun produttore che faceva (e fa) di testa sua, talvolta anche con episodi di schizofrenia come quello della Fleischmann attuale. Di conseguenza, non essendoci una definizione “condivisa”,  parlare di R1, R2, e peggio dei raggi maggiori, é quantomeno piuttosto approssimativo e fuorviante.

Insomma,  questi raggi sono “più famosi che conosciuti” per usare le parole del Manzoni.  Ci proponiamo quindi di conoscerli meglio, facendo un po’ di ordine, passando in rassegna e confrontando le scelte fatte dai diversi produttori di binari nella scala che ci interessa.

Iniziamo con un’occhiata al mondo reale. Nell’ambito delle ferrovie con velocità tradizionali  160 km/h), il raggio minimo delle curve planimetriche è dello stesso ordine di grandezza di quello autostradale (1.200 m – si veda Leonardi 2009): in scala N saremmo a 7,5 m di raggio… Nell’alta velocità e nei tratti acclivi questi valori crescono ulteriormente. Per la AV si va dai 2.800 metri delle linee inglesi ai 15.000 metri sul “tratto da record” LGV francesi. Sulle linee AV italiane il raggio minimo è di 5.450 metri, in quelle tedesche è  di 3.350 metri, mentre le linee Shinkansen giapponesi e le AVE spagnole sono calibrate sui 4.000 metri (anche se inizialmente per le tratte giapponesi era previsto un raggio di “soli” 2.500 metri).

Nella realtà anche nel caso di raccordi industriali, il raggio di curvatura delle ferrovie raramente scende sotto i 150 m : in scala N farebbe comunque ben 93,75 cm, ed in H0 1,72 m. Per inciso, nella realtà per favorire la circolazione su raggi così piccoli si allarga lo scartamento di ben 3 cm.

Strettamente legata al raggio di curvatura é la distanza minima tra binari paralleli: nel caso di una curva a doppio binario, il raggio del binario esterno è dato da quello interno più tale distanza. Nelle linee a doppio binario si definisce per l’appunto l’intervia (a volte chiamato interbinario) come la distanza che separa i bordi interni delle rotaie adiacenti, e l’interasse come la distanza tra gli assi dei due binari (per questa e molte delle altre cose riferite ai treni “veri” che diciamo qui, facciamo riferimento a “La sovrastruttura ferroviaria” dell’Università di Pavia, e a “Il tracciato. Appunti del corso di Progettazione di sistemi e infrastrutture di trasporto” dell’Università della Calabria.  Segnaliamo anche un interessante articolo su ostigliatreviso.altervista.org).

Interbinario, dal Manuale del tecnico del binario 4 Parte I , C.I.F.I. 1977

Interbinario, dal Manuale del tecnico del binario 4 Parte I , C.I.F.I. 1977

Al vero l’interasse previsto dalla rete FS in rettifilo per le linee da 160 Km/h era di 3,555 m (in scala N fa 22,2 mm, e in H0 40,8 mm), ma nelle linee Alta Velocità/Alta Capacità in Italia diventa di 5 m (31,25 mm in scala N, 57,4 mm in H0), anche se talvolta viene ridotto a 4,5 m (28,1 mm in scala N, 51,7 mm in H0). L’interasse in curva si allarga progressivamente allo stringersi del raggio: per raggi di circa 400m cresce di 1,5 cm, mentre per raggi stretti (da 150 a 160 m) aumenta di 34 cm.

Nel modellismo in scala N i raggi dei binari ferroviari prodotti industrialmente presentano raggi che variano dal minimo di 192 mm del R1 di Arnold e Fleischmann (pari al vero a 30,7 m). Abbiamo specificato “binari ferroviari” perché in N vi sono prodotti industriali (Tomix e Kato) con raggi minori (fino a 103 mm) che sono però atti solo alla circolazione tranviaria. Quanto al massimo, lo si raggiunge (tra i produttori europei) con R6 di Trix che misura 526,2 mm (84,16 m al vero). Si arriva in realtà anche fino al massimo assoluto dei 765 mm del R7 di Roco (122,4 m al vero), ma si tratta di un binario pensato come compensazione di uno scambio, e non proprio come un binario da usarsi per percorsi in curva.

In H0 il raggio per binari commerciali europei va dal minimo di 358 mm (al vero 31,1 m),  fino al massimo di 604 mm (52,5 m). Questi valori sono tratti (senza ulteriore verifica) da una tabella nella sezione 4 di un buon articolo che tratta vari aspetti del binario in H0 su trenoincasa.

Dunque mentre se riportati al vero i valori dei raggi minimi in N e H0 sono sostanzialmente equivalenti, la scala N si può permettere un raggio massimo “reale” di ben il 60% superiore di quello della sorella maggiore (84 contro 52 metri), il che contribuisce a renderla amata dai “plasticisti”.

Abbiamo visto come, al vero, l’interasse vari con il raggio di curvature. Nel modellismo invece é costante e non cambia con il raggio di curva. Naturalmente stiamo parlando delle geometrie fisse dettate dai binari commerciali preformati: con i binari flessibili ciascuno può fare quel che crede.

L’interasse in N dipende dal costruttore dei binari, e va dal minimo di 30 mm (al vero 4,8 m) di Arnold e Piko al massimo di 37,5 mm di Tomix. La misura minima dunque corrisponde a quella della AV, ed é abbondantemente superiore (del 35%) a quello delle ferrovie ordinarie. I 38,1 mm (1,50″) dell’estremo superiore (Bachmann) sono una vera esagerazione, perché danno ben 6,1 m al vero .

In H0 le cose non sono molto diverse: l’interasse dei binari di Hornby é attualmente di 60 mm (5,2 m), ma può arrivare fino ai 77,5 mm di Trix (6,74 m, perfino oltre quello di Bachmann in N). Ancora una volta, i plastici in N sono più vicini alla realtà di quelli in H0.

Ricordiamo en passant che per la scala N il tema dell’interoperabilità dei binari di costruttori differenti é già stato trattato qui, assieme alla definizione del “codice” della rotaia.

Raggi di curvatura in scala N

Cominciamo dove la scala N é nata mezzo secolo fa, cioè in Germania, ed esaminiamo la produzione delle fabbriche del mondo tedescofono.

Arnold Rapido nei suoi cataloghi dette le prime definizioni dei raggi di curvatura R1…R4:

  • (Arnold) R1 =192 mm (pari al vero a 30,7 m)
  • (Arnold) R2 =222 mm (al vero 35,5 m)
  • (Arnold) R3 =400 mm (al vero 64,0 m)
  • (Arnold) R4 =430 mm (al vero 68,8 m)

In sostanza, un doppio binario a “raggio stretto”, ed uno a “raggio largo”.  In fondo il pregio della scala N é la riduzione degli spazi necessari per i plastici, quindi l’esistenza dei raggi stretti deriva da questo. I modelli di carrozze “lunghe” riprodotte correttamente in scala però sono brutte a vedersi su raggi così stretti, ed ecco quindi per chi può permettersi spazi più agevoli la coppia di binari a “raggio largo”. Il raggio R4 é usato anche per definire la geometria degli scambi, e serve quindi anche come raggio di compensazione per il ramo deviato degli stessi. Le coppie di raggi di Arnold (R1-R2 ed R3-R4) fissano ovviamente l’interasse, che come abbiamo anticipato é di 30 mm. Questo a cascata pone dei vincoli su come debbano essere fatti scambi, incroci, ecc., cioè in sostanza la geometria dei binari. Di geometrie parleremo però in dettaglio un’altra volta: qui ci limitiamo a considerare le curve.

La geometria di Arnold era ricca e razionale, ed é stata praticamente copiata in tutto e per tutto da Fleischmann nei suoi binari con massicciata, con una variazione: un interasse accresciuto. L’interasse di Fleischmann é di 33,6 mm. Fleischmann mantiene le misure di raggio minimo e massimo di Arnold, ma per via dell’interasse cambiato deve modificare i raggi R2 ed R3, aumentando il primo e diminuendo il secondo. Si ha così:

  • (Fleischmann) R1 =192 mm
  • (Fleischmann) R2 =225,6 mm
  • (Fleischmann) R3 =396,4 mm
  • (Fleischmann) R4 =430 mm
La geometria dei Fleischmann Piccolo

La geometria dei Fleischmann Piccolo

Il “competitor” della Germania Est, Piko, realizzò una geometria impoverita rispetto a quella di Arnold, ma mantenne interasse (30 mm) e raggi simili:

  • (Piko) R1 =193 mm
  • (Piko) R2 =223 mm
  • (Piko) R4 =425 mm

La presenza del solo R4 deriva dal fatto che, come già detto, questo é necessario per compensare gli scambi. Non era invece previsto il doppio binario a raggio largo.

Curve Peko

Curve Piko

Trix ha un interasse uguale a quello di Fleischmann (33,6), e valori simili (ma un filino maggiorati) per R1 ed R2. Propone dei raggi R3 ed R4 più piccoli di quelli di Fleischmann, ma poi integra offrendo due ulteriori raggi (R5 ed R6) ampliati. Abbiamo così:

  • (Trix) R1 =194,6 mm
  • (Trix) R2 =228,2 mm
  • (Trix) R3 =329,0 mm
  • (Trix) R4 =362,6 mm
  • (Trix) R5 =492,6 mm
  • (Trix) R6 =526,2 mm
Geometria delle curve Minitrix

Geometria delle curve Minitrix

Roco sembra basarsi sulle scelte di Trix, ma le interpreta in modo originale, riempiendo il gap tra R2 e R3 di Trix ed arrivando poi solo fino al raggio pari a 362,6mm, integrando poi con due ulteriori raggi ampi (R6 ed R7) che servono come compensazione degli scambi:

  • (Roco) R1 =194,6 mm
  • (Roco) R2 =228,2 mm
  • (Roco) R3 =261,8 mm
  • (Roco) R3a =295,4 mm
  • (Roco) R4 = 329 mm
  • (Roco) R5 =362,6 mm
  • (Roco) R6 =480 mm
  • (Roco) R7 =765 mm
Curve Roco

Curve Roco

Si viene quindi ad avere un continuo di 6 raggi tra R1 e R5 nel quale é possibile prendere una qualunque coppia adiacente per realizzare un doppio binario in curva con interasse di 33,6 mm. Curiosamente, la denominazione dei raggi non presenta una progressione aritmetica, per la presenza di un raggio chiamato R3a: presumiamo si tratti di un raggio aggiunto in un secondo tempo, quando gli altri nomi erano ormai stabiliti.

Da quando Roco ha cessato la commercializzazione in scala N con il suo nome, la sua linea di binari é stata rilevata da Fleischmann, che ora ha una doppia offerta: i suoi binari originali (con massicciata), e gli ex-Roco (senza massicciata).

Da questo primo excursus sui binari dei produttori tedeschi ed italiani si vede come R5 di Roco corrisponda a R6 di Trix, e sia minore di R3 di Arnold e di Fleischmann! La cosa paradossale é che Fleischmann ha a catalogo binari che chiama “R3” ma che corrispondono a due raggi molto diversi: con massicciata 396,4 mm, e senza massicciata (ex Roco) 261,8 mm! Idem per gli R4. Ecco perché dicevamo che parlare di curve in termini di Rx é una scorciatoia che non costituisce una buona pratica…

La spagnola Ibertren riprende le scelte di Roco e offre lo stesso assortimento – escluso i due raggi più ampi. Cambiano però i nomi: invece che avere l’anomalo R3a, usa nomi da R1 a R6 (si veda spurweite-n.de).

  • (Ibertren) R1 =194,6 mm
  • (Ibertren) R2 =228,2 mm
  • (Ibertren) R3 =261,8 mm
  • (Ibertren) R4 =295,4 mm
  • (Ibertren) R5 = 329 mm
  • (Ibertren) R6 =362,6 mm

Veniamo finalmente in Italia. Come Piko, anche Lima e Rivarossi presentavano geometrie semplificate rispetto alla “baseline” Arnold Rapido.

Originariamente Lima offriva il solo raggio R1 di 192 mm, corrispondente all’Arnold, e lo usava inizialmente anche per i suoi (orribili) scambi.

Curva e scambio Lima, dal catalogo del 1966/67

Curva e scambio Lima, dal catalogo del 1966/67

Successivamente, attorno a metà degli anni ’70, come documentato dai cataloghi d’epoca, abolì il raggio stretto e si presentò con la seguente scelta:

  • (Lima da metà anni ’70) R1 =203 mm
  • (Lima da metà anni ’70) R2 =236 mm
  • (Lima da metà anni ’70) R4 =481 mm

Anche gli scambi divennero più simili a quelli dei concorrenti. L’interasse era di 33 mm.

Geometria  Lima dagli anni '70

Geometria Lima dagli anni ’70

Rivarossi aveva a catalogo solo vetture lunghe, alle quali i raggi stretti non si addicevano, e quindi esordì con una scelta ibrida, a metà strada tra i raggi stretti e larghi di Arnold. Curiosamente a catalogo li chiamava R1, R2 ed R5. Forse pensava di introdurre successivamente R3 ed 34, cosa che non avvenne mai. L’interasse era uguale a quello Lima: 33 mm.

  • (Rivarossi) R1 =249 mm
  • (Rivarossi) R2 =282 mm
  • (Rivarossi) R5 =481 mm
Le curve Rivarossi

Le curve Rivarossi

Passiamo Oltremanica, e ci toccherà di iniziare a ragionare anche in inches (pollici).

Peco offre binari in codice 55 (Cos’é il codice? guarda qui). Produce curve preformate di quattro raggi, con interasse di 34,9 mm (1 3/8″).

  • (Peco) R1 =228,6 mm (9″)
  • (Peco) R2 =263,5 mm (10 3/8″)
  • (Peco) R3= 298,5 (11 3/4″)
  • (Peco) R4 = 333,4 (13 1/8″)

La divisione UK di Bachmann presenta una scelta simile, con uguali interasse , ma é limitata ad R1 ed R2.

  • (Bachmann-UK) R1 =228,6 mm (9″)
  • (Bachmann-UK) R2 =263,5 mm (10 3/8″)

La casa madre americana (Bachmann-USA) nella serie E-Z Track ha un’offerta differente, che inizia con un raggio minimo che non si discosta molto dal R3a di Roco: si vede che i modellisti americani hanno spazi più grandi a loro disposizione! Nel presentare le rotaie dei “gringos”, e poi quelle dei “giap”, effettueremo una scelta arbitraria, introducendo una denominazione RnU (nelle nostre intenzioni la “U” sta per Unificato) dove accorperemo raggi simili anche se non uguali, per facilitare un confronto intuitivo tra le gamme. Al termine riprenderemo questa notazione unificata, applicandola anche ai produttori europei che abbiamo già visto per poter fare un confronto globale.

Ma torniamo a Bachmann- USA, che con i suoi E-Z Track effettua una scelta un po’ strana, adottando un interasse di 1,25″ (31,75 mm)  per la coppia più stretta (quella che noi chiameremo R4U e R5U), mentre l’interasse cresce a ben 38,1 mm (1,50″) per la sequenza successiva (R5U- R6U, R6U-R7U e R9U-R10U).

  • (Bachmann-USA) R4U =285,7 mm (11,25″)
  • (Bachmann-USA) R5U =317,5 mm (12,50″)
  • (Bachmann-USA) R6U =355,6 mm (14,00″)
  • (Bachmann-USA) R7U =393,7 mm (15,50″)
  • (Bachmann-USA) R9U = 444,5 mm (17,50″)
  • (Bachmann-USA) R10U =482,6 mm (19,00″)

L’altro grande protagonista USA, Atlas, ha una tripla offerta: codice 55, 65 e codice 80. Per le rotaie col profilo standard, quello più alto (cod. 80), presenta scelte simili a quelle di Rivarossi, con la quale aveva una partnership, con interasse leggermente differente (31,75  mm, 1,25″ per Atlas, 33 mm per la casa comasca)):

  • (Atlas cod.80) R3U =247,6 mm (9,75″)
  • (Atlas cod.80) R4U =279,4 mm (11,00″)
  • (Atlas cod.80) R10U =482,6 mm (19,00″)

In codice 65 (N-True Track, con massicciata) presenta quattro raggi con interasse di 1,5″ (38,1 mm)

  • (Atlas cod.65) R4U =279,4 mm (11,00″)
  • (Atlas cod.65) R5U =317,5 mm (12,5″)
  • (Atlas cod.65) R6U =355,6 mm (14,00″)
  • (Atlas cod.65) R7U =393,7 mm (15,50″)

In codice 55 presenta interasse di 1,25″ (31,75 mm) e valori non troppo dissimili dai Bachmann, con una scala più ricca e completa

  • (Atlas cod.55) R3U =254 mm (10,00″)
  • (Atlas cod.55) R4U =285,7  mm (11,25″)
  • (Atlas cod.55) R5U =317,5 mm (12,5″)
  • (Atlas cod.55) R6U =349,5 mm (13,75″)
  • (Atlas cod.55) R7U =381 mm (15,00″)
  • (Atlas cod.55) R8U = 412.8 mm (16,25″)
  • (Atlas cod.55) R9U =444,5  mm (17,50″)
  • (Atlas cod.55) R10U =476,3 mm (18,75″)
  • (Atlas cod.55) R11U =508 mm (20,00″)
  • Atlas cod.55) R12U =539,8 mm (21,25″)
Il più ricco assortimento di binari curvi: Atlas Code 55, ben 10 diversi raggi.

Il più ricco assortimento di binari curvi: Atlas Code 55, ben 10 diversi raggi.

Atlas consente dunque la realizzazione di fasci consistenti di ben 10 binari paralleli concentrici ed equispaziati!

Abbiamo infine i produttori giapponesi.

Kato presenta un interasse nella media (33 mm) ed offre nella serie UNITRACK i seguenti raggi:

  • (Kato) R2U =216 mm
  • (Kato) R3U =249 mm
  • (Kato) R4U =282 mm
  • (Kato) R5U = 315 mm
  • (Kato) R6U =348 mm
  • (Kato) R7U =381 mm
  • (Kato) R10U=481 mm
  • (Kato) RXLarge=718 mm

Anche qui a dicitura R2U…RXLarge non é di Kato, l’abbiamo usata noi a titolo indicativo. R10U e RXLarge sono previste come curve di compensazione scambi.

Curve Kato

Curve Kato UNITRACK

L’altro produttore giapponese, Tomix, ha il seguente assortimento:

  • (Tomix) R3U =243 mm
  • (Tomix) R4U =280 mm
  • (Tomix) R5U = 317 mm
  • (Tomix) R6U =354 mm
  • (Tomix) R7U =391 mm
  • (Tomix) R8U= 541 mm
  • (Tomix) RXLARGE= 605 mm

L’interasse é piuttosto abbondante: 37 mm. Di nuovo, la notazione R3U…RXLarge é nostra ed é puramente indicativa. I giapponesi presentano anche raggi ridotti ad uso tranviario. Tomix ha binari di tre raggi, che identifichiamo con la notazione RT1…3, dove la T sta per “tranviario”:

  • (Tomix) RT1 =103 mm
  • (Tomix) RT2 =140 mm
  • (Tomix) RT3 = 177 mm
I Tram Tomix con il loro stretto raggio (immagine da sunny-life.net)

I Tram Tomix con il loro stretto raggio (immagine da sunny-life.net)

Kato offre invece nella serie UNITRAM dei binari accoppiati in doppio binario, con raggio del binario interno pari a 180 mm (RT3) ed interasse variabile (25 mm su un lato, 33 mm sull’altro).

Curva Kato Unitram

Curva Kato UNITRAM

Tabella riassuntiva

Passiamo ora a compilare una tabella complessiva, nella quale estendiamo le nostre categorie a tutto i binari prodotti. I vari RT e RU non vanno considerati come raggi precisi, ma piuttosto come famiglie di raggi simili compresi all’interno di certe fasce. I valori minimo e massimo riscontrati nelle fasce sono riportati in seconda colonna.

  raggio min-max Marca e raggio
RT1 103-103

Tomix 103

RT2 140-140

Tomix 140

RT3 177-180

Tomix 177; Kato UNITRAM 180

R1U 192-203

Arnold R1, Lima anni 60 e Fleischmann R1=192; Piko R1=193; Trix R1, Roco R1, Ibertren R1=194,6; Lima R1=203;

R2U 216-236

Kato 216; Arnold R2=222; Piko R2=223; Fleischmann R2=225,6; Trix R2, Roco R2, Ibertren R2=228,2: Peco R1 e Bachmann-UK R1=228,6; Lima R2=236;

R3U 243-264

Tomix 243; Atlas C80 247,6; Kato e Rivarossi R1=249; Atlas C55 254; Roco R3 e Ibertren R3=261,8; Peco R2 e Bachmann UK R2=263,5;

R4U 279-298

Atlas C65 e Atlas C80 279,4; Tomix 280; Kato e Rivarossi R2=282; Atlas C55 e Bachmann USA 285,7; Roco R3a e Ibertren R4=295,4; Peco R3=298,5

R5U 315-334

Kato 315; Tomix 317; Bachmann USA, Atlas C65, Atlas C55 317,5; Trix R3, Roco R4 e Ibertren R5=329; Peco R4=333,4

R6U 348-363

Kato 348; Atlas C55 349,5; Tomix 354, Bachmann USA, Atlas C65 355,6 ;Trix R4, Roco R5 e Ibertren R6=362,6;

R7U 381-400

Kato e Atlas C55 381; Tomix 391; Bachmann USA, Atlas C65 393,7; Fleischmann R3=396,4; Arnold R3=400;

R8U 412-430

Atlas C55 412,8; Piko R4=425; Fleischmann R4 e Arnold R4=430;

R9U 444-445

Atlas C55 e Bachmann USA 444,5;

R10U 476-493

Atlas C55 476,3; Roco R6=480; Kato, Lima e Rivarossi R5=481; Atlas C80 e Bachmann USA 482,6, Trix R5=492,6;

R11U 508-526

Atlas C55 508; Trix R6=526,2

R12U 538-541

Atlas C55 539,8; Tomix 541

RXLarge >600

Tomix 605; Kato 718; Roco R7=765

Potremmo sintetizzare notando che i raggi per i quali vi sono più prodotti disponibili sono R2U e R4U, entrambi con ben 10 scelte possibili.

Potremmo anche dire che R1U e R2U sono raggi pensati principalmente per la versione “giocattolo” e per plastici particolarmente ridotti, e che la versione “modellistica” inizia a partire dal raggio R3U: é infatti da qui che parte la scala più ricca, la Atlas in codice 55 che, tra le tre gamme offerte dal produttore statunitense, é considerata la versione “professionale” del binario in N.

Osserviamo infine che confronti operati con la notazione qui proposta risultano immediatamente più intuitivi: ad esempio dire che i due raggi stretti di Arnold sono R1U e R2U mentre i due raggi larghi sono R7U e R8U  esprime assai meglio i rapporti relativi piuttosto che la dicitura commerciale del produttore “R1-R2” e “R3-R4”.

Curve paraboliche

Prima di chiudere, menzioniamo un’altro aspetto riguardante la geometria delle curve. Per semplicità, tutti i costruttori producono elementi che sono degli archi di cerchio, in vari possibili angoli (con particolare presenza di elementi curvi di 15°). Nelle ferrovie reali invece le curve non sono riconducibili solo a degli archi di cerchio di raggio fisso. Nell’ingegneria ferroviaria si evita il brusco passaggio da una curvatura nulla (rettifilo, matematicamente equivalente a un curva con raggio infinito) ad una curvatura data (arco di cerchio con raggio assegnato). Questo infatti comporterebbe una variazione istantanea dell’accelerazione centripeta, dannosa per i cerchioni a contatto con le rotaie, per le rotaie stesse e per il comfort dei passeggeri nei vagoni. Si interpone dunque tra il rettifilo e la curva vera e propria una sezione intermedia (una clotoide o un raccordo parabolico) nella quale il raggio di curvatura cambia con una progressione continua fino a raggiungere quello del “cuore” della curva. 

il tratto rosso mostra il raccordo parabolico che unisce il rettifilo blu con la curva circolare verde.

Il tratto rosso mostra il raccordo parabolico che unisce il rettifilo blu con la curva circolare verde.

Nel modellismo curve di questo tipo possono essere realizzate con binari flessibili. E’ possibile simularle approssimativamente usando curve di diverso raggio, come mostrato nella seguente immagine composta utilizzando la geometria dei binari Fleischmann.

Curva a raggio fisso (in alto) e curva pseudo-parabolica (in basso), ottenuta inteponendo a inizio curva due elementi di raggio maggiore (evidenziati in rosso).

Curva a raggio fisso (in alto) e curva pseudo-parabolica (in basso), ottenuta interponendo a inizio curva due elementi di raggio maggiore (evidenziati in rosso).

 

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ultimo aggiornamento: 26 marzo 2011

Beh, forse non proprio – l’Empire State Building in scala N avrebbe un lato di 56 cm e un altezza di 275, difficile metterlo su un plastico in casa… Al Museum of Science and Industries di Chicago però dei bei grattacieli ci sono. L’exhibit “The Great Train Story” ha un gran plastico in scala H0, con più di 30 treni che circolano simultaneamente su quasi 500 metri di rotaie, simulando il percorso di tra Chicago e Seattle. Proprio nella riproduzione di Chicago svetta la riproduzione della nera Willis Tower, che però è ridotta (in H0 sarebbero 5 metri) e sarebbe quindi forse più vicina alla scala N.

Uno scorcio di Chicago sul plastico, con la nera Willis Tower che svetta sullo sfondo

C’è chi dei grattacieli (skyscrapers) in N, e degli edifici in generale, fa la sua passione. E’ il caso di thegreatscaper.  La sua vasta collezione, segnalatami da Paolo Angioy, è pubblicata su flickr. Suddivisa in gruppi, comprende modelli di tantissimi produttori, per lo più americani o giapponesi, con qualche incursione tedesca: Aoshima, Arnold, Atlas, CMR, DPM, Faller, Greenamx, Heljan, Herpa, Kato, Kibri, Luetke, Lunde, Model Power, Tomix, Tomitec, Vollmer, Walther’s.

Un migliaio di foto documenta la collezione. Se il risultato non è the Big Apple, ci va vicino, come mostra la seguente immagine.

New York, New York

Una curiosità: Atlas aveva prodotto un grattacielo – in tre versioni con diverse piante. Tre le foto di thegreatscaper il modello di Atlas c’è, ma quello documentato nel ricco blog quinntopia di Jerry è una versione più affascinante, in cui luci e dettagli sono molto curati, e vi si intravede anche una cattedrale sovrastata dai palazzoni: propro come a New York.

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Pubblicato il 27 settembre 2009, ultimo aggiornamento 24 gennaio 2015

In varie pagine ho raccolto informazioni sui modelli prodotti. Penso sia utile centralizzare qui la lista dei riferimenti ai produttori (artigianali e industriali) con indicazione del sito web se disponibile o altre informazioni di contatto.

NOTA: la presente lista cerca di raccogliere tutti i produttori, ma quasi certamente non è completa. Siamo felici di ricevere segnalazioni di eventuali assenze per integrarla.

Produttori artigianali attivi

A rischio di qualche omissione, la lista comprende sia piccole aziende registrate con una importante presenza sul mercato della scala N ed una significativa produzione che hobbisti evoluti che producono modelli (ed eventualmente anche accessori per plastico) prevalentemente per uso personale, ma che ne cedono esemplari a terzi.

nome descrizione ne parliamo qui
ACAR Models di Achille Carminati, Milano.  acarmi@libero.it  –  Tel 335 6266009 – per maggiori dettagli vedi il loro sito web. Alcuni modelli sono commercializzati assieme a LoCo. ACAR models: i modelli di Achille Carminati
Borrello di Nino Rizzo Borrello I segnali (e alto) di Nino Rizzo-Borrello
Brennero Models di Pietro Sanguini Brenneromodels (Pietro Sanguini)
DANIfer di Giuseppe Borzellino. Non ha un sito, ma varie informazioni e indirizzo sono reperibili qui. DANfer di Giuseppe Borzellino
DecalEnne di Blaine Bachmann. Decals per la modifica di rotabili.  Articoli taggati decalenne
Euromodell FP di Bodo Fonfara, produttore tedesco. Modelli (principalmente italiani) realizzati a mano in piccola serie
Fine Scale Muenchen di Helmuth Schwinghammer – Modelli di precisione in ottone in serie limitate (da 5 a 50 pezzi).
Fratix di Guido Andrea Fraticelli. Attivo in scala N vari anni fa, ha di recente (2015) ripreso a produrre modelli di carrozze italiane in scala N. Articoli taggati Fratix 
Hitech-rr-modelling di Alfonso Scoppetta e Caterina Mancuso. – Via Bolognese Nord, 63/A 59024 Vernio, località Sasseta (Prato). In N produce alcune locomotive (con cassa in resina), una ventina di carri merci, oltre ad accessori vari. Nasce un nuovo produttore: Hitech-RR-Modelling (Alfonso Scoppetta)
Irmodel di Nino Iraci. Irmodel si autodefinisce “nè un produttore nè di un artigiano ma una sigla creata da un semplice appassionato di modellismo ferroviario.” E’ comunque un  piccolo produttore hobbistico “disposto a condividere con un ristretto numero di amici la propria collezione  a fronte di una partcipazione alle spese”.  In passato ha realizzato casse in resina di motrici, attualmente (febbraio 2013) il sito riporta motrici, carrozze e accessori come decals. Articoli taggati Irmodel 
La Torre di Alex La Torre Alex La Torre: segnali ma non solo
Lineamodel di Vincenzo Pisano. Piazza IV Novembre N°39 – 51015 – Monsummano Terme – Pistoia. Modelli  e accesori in kit di montaggio in ottone – disponibili anche montati in serie limitata. Attivo dal 1994.
LoCo di Lorenzo Colli – nata nel 1989 come “Riproduzioni Artigianali.” – modelli realizzati principalmente in metallo in un numero limitato di copie.  I modelli di Lorenzo Colli (LoCo)
Locomodel di Giorgio Donzello – costruzioni esclusive in piccolissime tirature di modelli ferroviari costruiti a mano, in tutto metallo, per collezionisti
N-Kit N-Kit – di Fabrizio Mungai – Luca Petruzzo N-kit (Fabrizio Mungai – Luca Petruzzo)
Malinverno di Mario Malinverno Le lastrine di Mario Malinverno
naldinivittorio di Vittorio Naldini. Artigiano romano, offre modelli di treni e tram sia in scatola di montaggio, sia completati e verniciati  Articoli taggati Naldini
Pirata Models PIccole Riproduzioni Artigianali di Treni e Affini – Modelli ferroviari italiani in scala N
Prin Derre di Gianni Prin Derre gianni.prinderre@fastwebnet.it  I modelli di Gianni Prin-Derre
RCR di Stefano Ramunno e Maurizio Casini Ropa (mcr160@libero.it)
Via Montonale Basso 25015 DESENZANO D/G – Brescia – elaborazioni su base di modelli industriali (Minitrix, Fleischmann, Arnold) rcrmodels@msn.com mcr160@libero.it – non ha sito web
Randgust di Randall D. Gustafson. Piccolo produttore USA che tra vari modelli americani produce la versione italiana della 65-ton Withcomb, arrivata nella seconda guerra mondiale e rimasta qui come D143.  Le Truman
SAGI Fa principalmente H0, ma ha degli splendidi carri anche in scala N
Tecnomodel Principalmente si occupa di commercializzazione, ma c’è anche un modello (D143) prodotto con il suo marchio.
Trenomodel di Stefano Depietri. trenomodel@libero.it  Il Minuetto
Uteca – TriNacria Principalmente H0, ma nella linea TriNacria anche vari bei modelli in N  Trinacria-Uteca

Sempre senza pretesa di completezza, la seguente lista riguarda produttori di soli accessori per plastico (a tema italiano in scala N), ma non rotabili.

nome descrizione ne parliamo qui
Il Treno Segnali, palificazioni ed altri acccessori per plastici
Stefano Mencaroni Palificazioni ed altri acccessori per plastici
Ninive Accessori vari per plastici
Simplonmodel Accessori vari per plastici

Produttori artigianali non più attivi

Abbiamo dedicato un articolo ai produttori di un tempo. Produttori attivi nel recente passato sono listati nel seguente elenco:

nome descrizione ne parliamo qui
ALMA Models di Alessandro Pone c/o MCAuto SRL Via del Gelso 11 59100 Prato – Realizzazione di modelli ferroviari ed accessori in scala N. Alma Models nasce dalla fusione di Digitaltrain ed Ennemodelli. Da qualche anno però non esiste più, ed il sito http://www.almamodels.it/ è scomparso.
CLMHitech Articolate FS realizzate con carrozzeria in fusione metallica. Non più attivo. Il loro sito http://www.clmhitech.com ora appartiene a una compagnia giapponese che si occupa di … perdita di capelli! (2013)
Eurorail Models di Lidia Santi – dal sett. 09 ha terminato la produzione e si è trasformata in “Eurotrain SL”. Il sito web www.eurorailmodels.eu non è più attivo dal 6/9/9. Vedi qui per approfondimenti.  Articoli su Eurorail Models
Eurotrain SL di Lidia Santi e Alberto Casiraghi.
Via Adolfo Venturi, 17, 41041-Formigine Fraz. Casinalbo (MO) / Telefono: +39 327 1776645 vecchia sede: Via Vignali, 138 27010-Miradolo Terme (PV). Nuovo nome di Eurorail Models di cui aveva ripreso la produzione di alcuni modelli migliorando la qualità dei prodotti ed adeguando (in alto) i prezzi. Dall’inizio del 2013 non più attivi nella produzione di modelli in scala N, il loro dominio web http://www.eurotrainsl.eu non è più registrat
Che succede a Eurotrain SL?Articoli su Eurotrain SL
Ferrovia del Caimano di Ilario Baccari. A fine ottobre 09 il suo sito è sparito, ingoiato dal naufragio di geocities. Un anno dopo è stato recuperato da oocities (ma non è più mantenuto da Ilario) Ilario baccari e la Ferrovia del Caimano

Produttori industriali

ACME S.r.l. Via Lombardia 27 – 20131 Milano. Produttore di modelli in H0, dopo aver commercializzato dei modelli di Fratix, nel 2010 ha iniziato a mettere a catalogo modelli in scala N, che però non sono mai arrivati in produzione. Nel 2013 ha collaborato con Pirata per la realizzazione delle Gran Confort.
Arnold Rapido Inventore della scala N commerciale, ora assorbito da Hornby International per conto del quale concentra tutta la produzione in N
Atlas Produttore USA, negli anni 70-90 ha prodotto modelli italiani ed europei in collaborazione con Rivarossi. Ora fa solo modelli USA.
CIL “Compañia International del Libro”, editore. Ha prodotto una serie di locomotive in scala N vendute in edicola in Spagna, Germania e Portogallo. Due modelli erano italiani.
Del Prado Produttore spagnolo di materiale da hobby venduto prevalentemente in edicola. Ha pubblicato la collezione “Trains of the world” comprendente 100 modelli in scala N, di cui una decina italiani.
Fleischmann Un pilastro della storia della scala N internazionale, ora appartenente alla Modelleisenbahn-Holding
Lematec Prestige Models Produttore svizzero, ha ripreso il cammino di Lemaco dal 2006. Quest’ultima, dopo un’attività ventennale, ha cessato la produzione, ed è ora presente solo come importatore di giocattoli.
Hobbytrain Produttore austriaco, negli anni ha collaborato con Lima e Kato prima di diventare nel 2002 una divisione di Lemke.
Ibertren Produttore spagnolo, vari anni fa ha prodotto un modello di una loco industriale (ex DB) di una ditta italiana,
Kato Produttore giapponese, di interesse perchè ha prodotto dei treni europei (SBB RAe e SNFC TGV) che hanno circolato in Italia.
Lima Marchio storico e primo produttore di scala N in Italia, ora assorbito da Hornby International produce ormai solo H0
Mehano Produttore sloveno, ha prodotto materiale italiano usando anche il marchio Tibidabo.
Minitrix Uno dei grandi produttori tedeschi, dal 1998 è parte di Märklin
NewRay Produttore di giocattoli di Hong Kong. Nella produzione passata anche alcuni treni a batteria in plastica in scala N, usabili come base per elaborare modelli. Sul sito non c’è traccia dei modelli ferroviari, che tuttavia ancora si trovano occasionalmente in grandi magazzini o supermercati.
Rivarossi Marchio storico del modellismo italiano, ha prodotto in scala N negli anni 70-90 anche con il marchio Atlas. Ora il marchio Rivarossi fa parte della collezione Hornby International e produce solo H0
Roco Marchio austriaco, acquisito da Modelleisenbahn-Holding dopo un fallimento. Dopo l’acquisto di Fleischmann da parte di Modelleisenbahn-Holding nel 2009 produce solo H0
Tibidabo Storico marchio torinese, poi rilevato dallo scomparso Gianfranco Bianco e usato da Mehano per parte della sua produzione. Non ha sito web.
Tomytec Produttore giapponese, interessante per la produzione di carrelli motorizzati usabili per motorizzare modelli statici

Vedi anche la lista di Modellismo ferroviario (comprende anche produttori in scale diverse dalla N)

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Catalogo Atlas

Atlas era, negli anni 70 e 80, il nome con cui la prestigiosa Rivarossi si presentava agli appassionati di Scala N. La produzione includeva molte motrici americane ma anche poche ma sognatissime europee (Le Chapelon francesi, una locomotiva tedesca con carena aerodinamica, e soprattutto alcune macchine italiane: D341, E444, e una approssimazione della Gr835). Inoltre produceva vetture passeggeri FS grigio ardesia nella scala giusta (prima c’erano solo le Lima “accorciate”). Binari e scambi decenti, per gli italiani erano solo Atlas, eccetto forse che nelle grandi città in cui si poteva trovare produzione tedesca (Arnold, Fleischmann piccolo e Minitrix).

Atlas ancora è viva e vegeta – ma ormai restringe la sua produzione a rotabili USA. Binari e accessori invece restano interessanti anche su questo lato dell’Atlantico. Può quindi essere interessante sapere che è disponibile il rete il Catalogo Atlas 2009 per binari e accessori.

Catalogo Atlas All scales track & accessories

Catalogo Atlas "All scales track & accessories"

E’ disponibile anche il Catalogo estivo dei modelli (viene pubblicato un nuovo catalogo ogni tre mesi…)

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Pubblicato il 23 giugno 2009, ultimo aggiornamento: 3o gennaio 2016

Posso mescolare rotaie di produttori diversi? No, non sempre. Dipende da vari fattori, quindi occorre fare delle scelte iniziali che poi saranno abbastanza vincolanti.  Innanzitutto salta all’occhio che alcune (Fleischmann ad esempio) hanno la massicciata ed altre (la maggioranza) no.

Poi, il colore: ricordo le orribili rotaie gialle di Fleischmann in H0 negli anni’60: avranno avuto una buona conduttività elettrica ma erano davvero brutte! In scala N, la maggior parte sono color argento, ma Arnold ad esempio le produce brunite.

La tendenza a ossidarsi (e quindi a non condurre più bene la corrente): le rotaie Lima erano più economiche, ma davvero cattive da questo punto di vista. Tra l’altro era difficilissimo saldarle a stagno.

Giunzioni: possono essere simmetriche o asimmetriche (uno dei due binari è più lungo dell’altro su un estremità, e più corto sull’estremità opposta). Arnold, ancora una volta, si distingue dagli altri, essendo asimmetrico, tanto che occorre uno speciale binario di compensazione per unire un binario Arnold ad uno di altra marca.

Geometria: dimensioni dei pezzi e raggi di curvatura differiscono da marca a marca – mescolare elementi di marche diverse in genere introduce complicazioni nella stesura del tracciato. Si veda in proposito anche l’articolo sui raggi di curvatura.

Il profilo: quelle “vere” hanno un profilo ad I (o a fungo). In scala N la maggioranza sono ad I, ma alcune hanno profili diversi (ancora Arnold, ad esempio ha la testa arrotondata). In realtà i profili sono “normati”, ovvero esiste una norma internazionale (NEM 120) che definisce come dovrebbero essere fatti i binari. Per la verità la norma raccomanda alcune possibili combinazioni di parametri, e le specifiche si applicano poi alle varie scale. Per la scala N le specifiche raccomandate sono la CODE 70 e la CODE 55. (il “code number” è l’altezza del profilo espressa in millesimi di pollice, quindi 70=1,8 mm e 55=1,4 mm), Curiosamente il codice 70 – che corrisponde ad una delle due raccomandazioni NEM- è disponibile solo da un paio di produttori minori. ATLAS perà ha introdotto quest’anno (2009) un CODE 65 con massicciata (vedi il loro catalogo). La maggior parte di produttori usa il codice 80 (altezza 2,1 mm). Atlas e Peco producono anche il Code 55, che risulta più leggero alla vista ed in fin dei conti più realistico. Si trova anche (in genere a prezzi da gioeilleria) il codice 40. Attenzione però – alcuni modellini più vecchi (vagoni e locomotori) potrebbero avere difficoltà su binari con codice minore di 80, a causa del diametro del coltello delle ruote (il coltello è la parte interna della ruota che incontrando il fianco della rotaia impedisce alla vettura di scivolare fuori dal binario). In genere il problema può essere risolto (facilmente per i vagoni, meno per le motrici) sostituendo le ruote.

Sul sito della Atlas c’era – in inglese – la storia dei loro code 55 (purtroppo sparita…).

Scambi Atlas Codice 55

Deviatoi (scambi) Atlas Codice 55

Binari di codice uguali e di produttori diversi possono in genere essere accoppiati, fatte salve le dfferenze di aspetto, pià raramente, e di giunzione.

Il sito tedesco spur-n.com presenta una bella rassegna dei tipi di binario dei vari produttori. Un traduzione in italiano aggiornata al luglio 2009 è disponibile in una pagina del sito ASN.

A proposito: un’altra norma (la NEM 112) specifica quale debba essere la distanza tra binari che corrono paralleli (interbinario). In realtà questa distanza è in genere per il modellista una distanza obbligata dalla geometria degli scambi – la norma è utile però perchè produttori diversi devono (o dovrebbero) usare la stessa geometria.

Per i deviatoi  (scambi): la meccanica per lo spostamento (manuale o elettrico) può essere negli (orribili) cassoni neri a fianco dello scambio, oppure nascosta sottoplancia. La seconda opzione, disponibile solo da alcuni costruttori, è più costosa e logisticamente più complicata perchè occorre ricavare gli spazi necessari sotto la massicciata, ma è infinitamente più bella e realistica. Tra le meccaniche sottoplancia, le più raffinate permettono un movimento lento dello scambio (azionato da un micromotorino invece che da una elettrocalamita che provoca lo spostamento a scatto degli aghi). Un esempio di quest’ultimo tipo per la scala N è quella a catalogo Conrad (426c112 Universal-Weichenantrieb meno di 10 euro Euro a pezzo).

Scambi Roco con meccanica elettromagnetica per comando remoto

Scambi Roco con meccanica elettromagnetica per comando remoto

Conrad, comando sottoplancia (Unterflur-Weichenantrieb), esempio in H0

Conrad, comando sottoplancia (Unterflur-Weichenantrieb), esempio in H0

Gli scambi possono essere destri o sinistri, diritti o curvi o a Y. Importante l’angolo di deviazione: la maggior parte dei produttori ne offre due, uno ampio per chi ha poco spazio (come i Minitrix a 30 gradi, che però sono bruttissimi da vedere), ed uno con angolo minore (15 o 10 gradi, già molto più realistici). Recentemente si sono visti anche scambi con angolo ancora minore, per emulare quelli per treni ad alta velocità.
Poi ci sono i doppi scambi inglesi, una specie di incroci che permettono di muoversi anche sul ramo deviato. Interessanti certe geometrie speciali, come il double crossover prodotto da Peco in codice 55 che combina quattro scambi e un incrocio in un singolo pezzo (anche Kato e Tomix hanno elementi simili, in codice 80)

Peco Double Crossover (scissor) SLE383F

Peco Double Crossover (scissor) SLE383F

Per finire, alcune segnalazioni:

  • una lettura interessante: una guida scritta per l’H0 (Scelta dei binari per principianti), ma che ha una parte generale che introduce alcuni termini e concetti indipendenti dalla scala  (interbinario, griglia, scambio pensante ecc.).
  • un sito americano ove reperire i binari Code70, 55 e 40 di Micro Engine
  • un sito tedesco che vende binari codice 80. Sono prodotti dalla italiana GT (che non vende direttamente), e come tipo di materiali si accostano bene alla famiglia Atlas-Roco-Minitix.
  • le sagome di ingombro dei binari Peco (dal sito di Massimo di Giulio) per simulare (in dimensione reale) la posa dei suddetti binari prima di acquistarli.
  • Curiosi i binari Tomix MiniRail e SuperMiniRail: hanno raggi di curvatura ridottissimi (103, 140 e 177 mm) che possono risultari interessanti per qualche tratto di ferrovia industriale – attenzione però che la maggior parte dei rotabili non riesce a circolare su questi raggi!. I binari sono reperibili su Plaza-Japan.
I ridottissimi raggi di curvatura Tomix (immagine da sunny-life.net)

I ridottissimi raggi di curvatura Tomix (immagine da sunny-life.net)

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