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Posts Tagged ‘Lima’

Pubblicato il 23 settembre 2017

Le Capitole” é uno dei treni che hanno un posto nella storia delle ferrovie, e che di conseguenza è piuttosto famoso. L’appellativo era attribuito ad un treno rapido delle SNCF che a partire dagli anni ’60 collegò le stazioni di Parigi Austerlitz e Tolosa Matabiau effettuando servizio di sola prima classe.

Le Capitole in corsa, da una cartolina

Lo abbiamo citato parlando delle UIC-Y francesi: qui ne approfondiamo storia e dettagli.

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Pubblicato il 26 agosto 2017

Le carrozze UIC-Y concepite nel 1957 in Italia da FIAT e adottate dalla UIC come standard con il bollettino 567 del 1961 non ebbero gran fortuna in patria (nemo profeta…), ma furono invece adottate in grande scala dai cugini transalpini, che ne fecero il corpo vetture degli anni ’60, e dalla Germania Est (DDR). L’Italia optò per le UIC-X di concezione tedesco-occidentale, definite nello stesso bollettino, delle quali invece i francesi non ebbero nemmeno un esemplare.

Delle poche UIC-Y italiane abbiamo parlato ampiamente in una nota dedicata: le francesi, pur con alcune differenze, sono assai simili, mentre quelle tedesco-orientali hanno varie differenze, tra cui un imperiale di foggia completamente diversa.

UIC-Y italiana (FIAT) di prima classe in livrea originaria, Dettaglio da Foto © Centro Ricerche Fiat, da http://www.drehscheibe-online.de

UIC-Y A9r francese di prima classe in livrea rossa- Foto © Georges Grenier

UIC-Y della DDR (Germania Est) – Foto da drehscheibe-online.de

Anche varie altre amministrazioni ferroviarie dell’Europa dell’Est adottarono le UIC-Y di costruzione tedesca (solidarietà socialista), mentre in Europa Occidentale l’unico altro caso di presenza di UIC-Y è in Lussemburgo, che aveva un piccolo numero di vetture provenienti dagli stessi lotti dei francesi, ed il Belgio che acquistò 15 carrozze di seconda classe ex SNCF.

Sebbene in queste noti ci interessino prevalentemente le ferrovie italiane, il fatto che Lima produsse varie UIC-Y francesi  in scala N ci motiva ad approfondire il tema.
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Pubblicato il 25 febbraio 2017

Chissà se chi decise l’elegante livrea dellaE.444 Prototipo nel 1964, si ispirò al mitico “Treno Azzurro”? Certo, i toni di colore sono diversi, ma l’eleganza è la stessa.

E.444 prototipo al museo di Pietrarsa - Foto da wikipedia, originale da photorail.com

E.444 prototipo al museo di Pietrarsa – Foto da wikipedia, originale da photorail.com

Al posto del (mai ufficialmente codificato) Celeste vi è il “Grigio Perla”, anche se quasi chiunque sia chiamato a definire quel colore parlerebbe di una qualche tonalità di azzurro. Il blu intenso è “Blu Orientale”, e l’eleganza si riflette anche nei nomi dei colori, quasi poetici.

Fatto sta che si inaugurò allora una tradizione cromatica che sarebbe durata un trentennio circa e, per quanto in merito di gusti non vi siano verità assolute, per noi resta il periodo cromaticamente più interessante nella storia delle FS. Il vestito delle motrici si sposava perfettamente con i colori del TEE.

TEE con una E.444 baffoblu dal photobucket.com di Pierangelo Marchese

TEE con una E.444 baffoblu dal photobucket.com di Pierangelo Marchese

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Pubblicato il 21 gennaio 2017

Tra gli ultimi modelli annunciati da Rivarossi in scala N vi fu la serie delle D.341 in versione da cantiere. Furono presentati nel catalogo novità del 1993, quando apparvero due pagine con ben sei diverse versioni della D.341 seconda serie.

D.341 da cantiere, Catalogo Novità Rivarossi 1993 pag.23

D.341 da cantiere, Catalogo Novità Rivarossi 1993 pag.23

D.341 da cantiere, Catalogo Novità Rivarossi 1993 pag.22

D.341 da cantiere, Catalogo Novità Rivarossi 1993 pag.22

Fu un irrefrenabile impulso di fantasia? Niente affatto, come documenteremo in questa nota, nella quale prendiamo spunto da questo episodio per ricordare il destino delle D.341 dopo la loro dismissione da parte delle FS. Iniziamo con un bellissimo scatto di Marcello La Penna che mostra le quattro macchine della “Salvatore Esposito” sullo stesso binario nel 1992.

Parata di D341 da cantiere ad Avellino nel 1991 - Foto © Marcello La Penna da flickr

Parata di D341 da cantiere ad Avellino nel 1991 – Foto © Marcello La Penna da flickr

Si tratta delle ex 1021 (gialla/blu), 1025 (grigio/arancio), 1027 (blu/bianco) e 1060 (bianco/arancio) re-immatricolate rispettivamente T.7226, T.7227, T7.278 e T.7241. Curioso come il profilo mostrato a catalogo coincida esattamente con quello esibito da questa foto, quasi fosse stata proprio questa l’ispirazione di Rivarossi! Delle quattro, solo la gialla è orientata con le quattro grate in alto sul lato sinistro, proprio come a catalogo…

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Pubblicato il 3 dicembre 2016

Il periodo postbellico è tra i più affascinanti della storia recente. L’Italia usciva da 20 anni di dittatura che, anche se grazie alla propaganda e al controllo dei mezzi di comunicazione e dell’educazione aveva sollevato entusiasmo e speranze nelle masse uscite da una prima tragica esperienza della “Grande Guerra”, aveva poi fatto piombare la nazione nella nuova catastrofe del secondo conflitto mondiale.

Quasi l’intera nazione era stata un campo di battaglia, con un fronte mobile che l’aveva attraversata spostandosi dal sud al nord, ed era devastata dai bombardamenti dal cielo e da terra e dal passaggio di truppe straniere. Quella rete ferroviaria che era stata coltivata come simbolo e strumento di modernità e di progresso era stata martoriata: solo il 25 % dei binari era intatto, e metà dei ponti era danneggiata. Il 70% delle motrici elettriche che avevano modernizzato il trasporto su rotaia era distrutto o danneggiato, come pure il 78% di carrozze e bagagliai.

Firenze. Dettaglio di una foto tratta da marklinfan, originale probabilmente di Walter Hollnagel, fotografo ufficiale delle Ferrovie Tedesche.

Firenze. Dettaglio di una foto tratta da marklinfan, originale probabilmente di Walter Hollnagel, fotografo ufficiale delle Ferrovie Tedesche.

Ci sarebbe stato da piangersi addosso, eppure invece fu proprio in quegli anni che, per contrasto, esplose una voglia positiva di vita e di rinascita che diede impulso a quella che sarebbe diventata l’Italia moderna, e nel giro di pochissimo tempo (15 anni!) avrebbe miracolosamente portato al boom economico e a quel primo, generalizzato benessere materiale che avrebbe permesso a buona parte delle famiglie italiane di possedere un’automobile, una lavatrice ed un televisore.

E’ in questi anni (1957) che nasce il Treno Azzurro, nuovo simbolo di modernità, velocità e progresso.

Treno Azzurro a Milano Centrale - Foto tratta dal profilo Facebook del Centro Storico Fiat

Treno Azzurro a Milano Centrale – Foto tratta dal profilo Facebook del Centro Storico Fiat

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Pubblicato il 23 luglio 2016

Le carrozze Gran Comfort (pre-sventramento IC 901) sono le più confortevoli ed eleganti della storia FS. In livrea giallo-rossa, hanno effettuato servizio TEE internazionale per un decennio circa. Sono state molto ben riprodotte in scala N da Pirata (anche se in molti rimpiangono la scelta di averle fatte con il logo inclinato invece che con quello a televisore…). Volendole far girare sul plastico (e chiudendo un occhio sul logo), da cosa le si possono far trainare? Vediamo cosa è avvenuto al vero, per poi esaminare le opzioni in scala N.

La prima motrice a trainarle, e quella più frequentemente usata, è stata la Tartaruga (E.444), in diverse versioni.

Innanzitutto abbiamo le “prototipo”, sia in epoca “logo a televisore” che nella successiva “logo inclinato”.

E.444 prototipo a Torino in testa a un rapido con carrozze TEE con logo a televisore - Foto © Johannes Smit da glockr

E.444 prototipo a Torino in testa a un rapido con carrozze TEE con logo a televisore – Foto © Johannes Smit da flickr

Convoglio di Gran Comfort in transito a Isola del Cantone, courtesy of Giorgio Stagni

IC “Tirreno” di Gran Comfort in transito a Isola del Cantone, courtesy of Giorgio Stagni. Aveva in composizione 5 TEE (2 compartimenti, due salone, furgone generatore), una self service e 6 UIX-X tipo 1970 climatizzate in livrea rosso fegato. Le TEE in foto hanno logo inclinato

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Pubblicato il 25 giugno 2016

A metà degli anni cinquanta le FS si proponevano un importante piano di modernizzazione che prevedeva la progressiva riduzione della trazione a vapore per i treni composti da materiale ordinario sostituendola con motrici Diesel. Non era ancora risolto in modo chiaro il problema della trasmissione che era aperto da decenni. Erano ormai scartate la soluzione meccanica, per le eccessive potenze in gioco, ed era tramontata l’ipotesi pneumatica sperimentata negli anni ’20. Restavano sul tavolo due alternative: la trasmissione idromeccanica, con massa ridotta ma a rendimento più basso e con il problema del raffreddamento del fluido presente nel convertitore idraulico, e la trasmissione elettrica, più pesante, ma con rendimento più alto e con la possibilità di sfruttare valori di potenza elevati per tempi più lunghi. Negli USA si stava affermando quella elettrica, mentre in Germania veniva privilegiata quella idraulica.

Le FS allora decisero pragmaticamente di metterle a confronto sul campo, e procedette alla progettazione di vari prototipi: sul fronte delle idrauliche furono schierate le D.342 che abbiamo ampiamente considerato in un’altra nota, mentre sul fronte opposto si predisposero le diesel-elettriche D.341. Tra le diesel-idrauliche vi era anche la D.442 “Baffone”, prototipo Ansaldo, che però non era direttamente confrontabile perchè di grande potenza, mentre le D.341 e D.342 avevano caratteristiche simili ed erano direttamente comparabili.

DUe contendenti ora a riposo fianco a fianco nel Museo di Pietrarsa: la D.341.1016 e la D.342.4011. Foto © L. Berardocco da modellismotropea.blogspot.it

Due ex contendenti ora a riposo fianco a fianco nel Museo di Pietrarsa: la D.341.1016 e la D.342.4011. Foto © L. Berardocco da modellismotropea.blogspot.it

La sfida fu giocata prevalentemente n Puglia, tra Bari e Taranto, il cui deposito venne appositamente attrezzato per accogliere le nuove Diesel. Le D.342 erano assegnate al capoluogo pugliese, e le D.341 sul Mar Piccolo. Pressoché contemporaneamente D341 e 342 furono utilizzate anche presso il deposito di Torino Sm.to.
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Pubblicato il 16 aprile 2016

Tra il 1999 e il 2011 il traffico ferroviario Italia-Francia è stato gestito da una società creata ad hoc e di proprietà di Trenitalia e di SNCF, ciascuna detentrice del 50% delle azioni. Gestiva 9 coppie di convogli giornalieri, 5 diurni e 4 notturni.

Logo Artesia

Logo Artesia

I diurni erano effettuati con materiale SNCF (i TGV da 4501 a 4506):

  • EC Mont Cenis. Milano C.le – Torino – Lyon
  • EC Frejus. Torino P.N – Lyon
  • EC Monginevro. Torino P.N -Lyon
  • EC Manzoni. Milano C.le – Torino – Paris G.Lyon
  • EC Dumas. Milano C.le – Torino – Paris G. Lyon
TGV 4593 a Modane, foto da Mediawiki, Creative Commons Florian Pépellin

TGV 4593 a Modane, foto da Mediawiki, Creative Commons Florian Pépellin

I notturni avevano carrozze Trenitalia, alle quali era stata data una speciale livrea, e motrici italiane sulla tratta cisalpina e francesi su quella transalpina.
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Pubblicato il 26 marzo 2016, ultima modifica 24 novembre 2016

Abbiamo recentemente discusso della livrea C1 che era nata assieme alle carrozze Eurofima. Qui approfondiamo il discorso sulle carrozze stesse.

Fin dai primi anni ’60 la UIC aveva proposto una standardizzazione delle carrozze ferroviarie, con le UIC-Y. Aveva poi proseguito con il tipo X, che in Italia era state adottato su larga scala. A metà anni ’70 venne definito un terzo standard, lo Z. Si trattava ad i carrozze aventi al stessa lunghezza delle X, ma una capacità minore, a vantaggio di un maggior comfort dei viaggiatori: nove compartimenti in prima classe e undici in seconda, per un totale di 54/66 passeggeri contro i 60/72 delle X. Sempre per migliorare il comfort, le carrozze avevano, sin dall’origine, aria condizionata.

L'inconfondibile interno di una Eurofima allo stato di origine: tessuti arancione con fintapelle marrone, Foto © Ferry Van Schagen da drehscheibe-online.de

L’inconfondibile interno di una Eurofima allo stato di origine: tessuti arancione con fintapelle marrone, Foto © Ferry Van Schagen da drehscheibe-online.de

Erano basate su una cassa in profilati d’acciaio e lamiera con finiture in vetroresina. Avevano porte scorrevoli azionate pneumaticamente e a tenuta ermetica, con chiusura a filo del bordo esterno della cassa, che presentavano il vantaggio di rendere le carrozze silenziose oltre che più aerodinamiche, e isolavano gli interni dalle onde di pressione generate all’ingresso nelle gallerie o nell’incrocio con altri convogli.
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Pubblicato il 27 febbraio 2016

Chi non ha presente le famose vetture tedesche del Rheingold con cupola panoramica? Non tutti però forse sanno che per un periodo furono abbastanza di casa anche sui nostri binari.

Rheingold Aussichtswagen (carrozza panoramica) . Foto © Marc Steiner da www.bahnbilder.de

Rheingold Aussichtswagen (carrozza panoramica) . Foto © Marc Steiner da http://www.bahnbilder.de

Lo vedremo in questa “nota sparsa”, nella quale  dapprima risaliamo alle origini americane dell’idea, e poi ne passiamo in rassegna le diverse  incarnazioni nella Vecchia Europa, esaminando le realizzazioni tedesche, appunto, ma anche francesi e perfino italiane!

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