Feeds:
Articoli
Commenti

Posts Tagged ‘Lima’

Mistero fiorentino

Pubblicato il 9 giugno 2018

Quando, nel 1966, uscirono i trenini Lima in scala N, a casa avevamo, da qualche tempo, dei modelli in H0: una locotender a vapore, forse Lima, una motrice diesel da manovra Fleischmann, un paio di Centoporte Rivarossi e qualche merci, ed il trasformatore giallo,  Rivarossi anch’esso. Papà aveva fatto tre moduli da un metro, che potevano essere liberamente interconnessi con binari sciolti dando spazio alla fantasia.  Erano belli e divertenti.

Un giorno però vedemmo nella vetrina di Ario Selenati in via Torino i primi Micromodels. Erano troppo belli! Ario, non più giovanissimo, era di Pola, e aveva dovuto lasciare la sua terra e trapiantarsi nella nostra città dove nel 1959 aveva aperto il suo negozio di ferramenta nel quale assieme alla moglie, una signora gentilissima, vendeva anche trenini Lima e Rivarossi.

Raccolsi varie monetine da dieci, fino a raggiungere l’astronomica somma di 400 Lire, ed acquistai un carro frigorifero, bianco.

Due monete da 10 lire. Venti di queste coppie facevano un carro merci Micromodels…

Seguirono alcuni binari, sui quali mi divertii a far correre il vagone (anche a letto durante un’influenza!), fino alla decisione di vendere a Paolo, un compagno di quinta elementare, figlio di un senatore, i modelli in H0 per sostituirli con quelli in N. Naturalmente avevo avuto l’approvazione di papà. Lui, entusiasta delle possibilità che la scala “piccola” permetteva, iniziò a progettare quello che, nel giro di un paio d’anni, si sarebbe concretizzato come il favoloso plastico di Querceto.

Giunse poi l’estate del 1968 (cinquant’anni fa!).

Eravamo in viaggio verso l’Umbria. Destinazione il paesino di nonno, sui monti spoletini.

Il paese di nonno

Fino a qualche anno prima il viaggio lo si faceva in treno, con cambio a Terontola, e poi col taxi da Foligno al paese. Ora invece si viaggiava lussuosamente a bordo della Fiat 850 carta da zucchero.

Fiat 850, da wikimedia

Passammo per Firenze, per una breve sosta per visitare la città. Parcheggiammo e girammo in centro, affascinati dalla bellezza della città toscana. Ad un angolo, poco lontano dal duomo, un piccolo negozio vendeva trenini. In vetrina, dei modelli in scala N. Incollai il naso alla vetrina, stupito: incredibile! Un’articolata in scala N! Lì vicino una targa “Rivarossi”

E.636 Cestaro – Foto e modello di Antonio Rampini

Doppia buona notizia! Rivarossi produce in scala N – e fa le articolate! Non osai chiedere di entrare – eravamo un po’ di fretta e il viaggio era ancora abbastanza lungo.

Tornati a casa dopo le vacanze, vado da Selenati e chiedo dei Rivarossi in scala N. Un giovane commesso, Albino Z., quasi sprezzante, mi dice che Rivarossi la N non la fa. Sarà colui che in futuro rileverà il negozio di Ario per gestirlo fino a poco tempo fa, ma credo che i trenini non li amasse e che non ci abbia mai capito nulla (qualche anno più tardi infatti tentò di vendermi un set di carrozze americane Observation di coda: ma non ce ne può stare più di una per treno! hanno persino il gancio su un solo lato…lui però voleva svuotare il magazzino).

Io ero certo di aver ragione. Di lì a poco uscì il primo catalogo Rivarossi in scala N (agli inizi si chiamava Atlas, in verità, ma il marchio con la doppia R era comunque in bella vista). Visto? avevo proprio ragione! Sfoglio il catalogo, ma la bella articolata non c’é. In realtà non arriverà mai: il catalogo Rivarossi in scala N resterà desolatamente corto per quanto riguarda le motrici FS: D.341 ed E.444 , dopo vari anni ripitturata in E.447.

Come si spiega? A tanti anni di distanza, sono certo di non aver sognato! Mah, probabilmente la E.636 era artigianale. Chissà:  Cestaro? Riviermodel? o forse solo ottenuta tagliando e attaccando due E.424 Lima, come faceva in quegli anni Giovanni Muzio?

E.636 Riviermodel – Foto e modello di Carlo Mercuri

E.636 di Muzio

E la targa Rivarossi? Probabilmente era lì per caso, e si riferiva a qualche modello in H0 là accanto. Non lo saprò mai: rimane un irrisolto Mistero Fiorentino.

Annunci

Read Full Post »

Pubblicato il 20 gennaio 2018

Eccoci tornati da Luigi Voltan, con l’intenzione di proseguire la visita che ripercorre la storia delle motrici elettriche FS. Nella prima puntata abbiamo seguito il percorso che ci ha portato dalle E.626 alle E.424. (Ricordiamo che in passato ne abbiamo visto anche le motrici a vapore e diesel). Oggi ci aspetta un piatto sostanzioso: le articolate, e qualcosa a seguire. Iniziamo ovviamente con la prima: E.636.

Parrebbe naturale ricavarla dalla E.636 di Del Prado, anche se quella… non è una E.636, ma una E .645 di prima serie etichettata erroneamente! Comunque come base va bene, anche se i lavori da fare sono molti. Non ne parleremo in dettaglio, perché lo abbiamo già fatto ampiamente nel 2013, e rimandiamo a quella nota, mostrando qui solo un paio di immagini del risultato finale.

La E.636 di Luigi Voltan, lato AT, quello con maggiori modifiche. Foto Voltan dal forum

La E.636 di Luigi Voltan, lato corridoio. Foto Voltan dal forum

(altro…)

Read Full Post »

Pubblicato il 2 dicembre 2017

Fare un giro virtuale a casa di Luigi Voltan è ripercorrere buona parte della storia delle ferrovie. In note precedenti abbiamo visto macchine a vapore e diesel. Oggi torniamo metaforicamente a prendere un caffè da lui, e diamo un’occhiata alle macchine a trazione elettrica.

La prima macchina elettrica a corrente continua delle FS è la  E.626, e dunque da questa dobbiamo iniziare. Quando Gigi se ne è occupato c’erano solo le Tibidabo o (per chi sa saldare, ed il nostro non si ritene appartenente a questo “club”) le lastrine Malinverno. La Tibidabo è una pietra miliare nella storia della N italiana, ma ha certo tantissimi limiti sia estetici che dinamici.

Porvi rimedio è stato un lavoro impegnativo. L’operazione effettuata è descritta in dettaglio sul forum di NParty (occorre iscriversi per poter leggere questa sezione) con dovizia di dettagli e di immagini catturate nel corso dei lavori. Qui ci limitiamo a riassumere dicendo che è stato cambiato… beh, tutto!

La cassa é stata lisciata, i finestrini chiusi e riaperti in posizione e dimensione corretta. Per inciso, è interessante la tecnica usata per chiuderli: si mette del nastro adesivo esternamente alla cassa, sul finestrino da tappare; da dentro si versa un goccio di cianoacrilato e si attende la sua asciugatura, poi si rimuove il nastro: il finestrino già  tappato e stuccato alla perfezione!.  Sono state applicate nuove visiere ai finestrini frontali, rifatte porte di accesso, portelli lato AT e prese d’aria. Sono stati modificati i portelloni degli avancorpi per rifletterne la diversa organizzazione sulle terze serie. Il telaio è stato rifatto ex-novo, e vi è stata posto un carrello motorizzato con motore G Lima. I carrelli sono stati corretti, e le prese di corrente rifatte. Lo avevamo detto: è stato cambiato tutto…

E’ quindi stata verniciata a pennello con colori puravest (tre mani), e sono state applicate decals di Danifer-Borzellino-Di Fabio.

E.626 terza serie di Gigi Voltan, derivata dalla Tibidabo

Vista dei due lati della E.626 di Gigi Voltan

Oggi avere un bel modello di E.626 è assai più semplice, visto che Locomodels propone una bella seconda serie. Anche la terza serie esiste, prodotta da Safer, ma averla è un’impresa, come ben sanno molti che l’hanno ordinata da anni e ancora devono riceverla.
(altro…)

Read Full Post »

Pubblicato l’8 novembre 2017

Nel giugno 2017 si è celebrato il cinquantenario della “Tartaruga”, la E.444 delle FS. Non vi sono stati grandi clamori, ma l’evento non è passato inosservato. TuttoTreno le ha dedicato uno speciale, che fa seguito a quello che le dedicò nel 1997 per il trentennale, ed è apparso un bellissimo libro di quasi 400 pagine, subito vendutissimo, autori Luigi Voltan e Mario Di Fabio, Tiziano Edizioni.

Il libro di Luigi Voltan e Mario Di Fabio

Un altro “mezzo secolo” si compie oggi, 8 novembre 2017: è il cinquantesimo della comparsa del primo modello in scala N della Tartaruga, ad opera della vicentina Lima che l’anno prima aveva dato il via, con la sua linea “Micromodels”, alla scala N italiana. Per inciso, fu un caso in cui il modello in scala N precedette quelli nelle altre scale.

Lima 206, prima versione con i ganci ad occhiello

Qui vogliamo celebrare questo compleanno, ripercorrendo la storia della Tartaruga in scala N.

(altro…)

Read Full Post »

Pubblicato il 23 settembre 2017

Le Capitole” é uno dei treni che hanno un posto nella storia delle ferrovie, e che di conseguenza è piuttosto famoso. L’appellativo era attribuito ad un treno rapido delle SNCF che a partire dagli anni ’60 collegò le stazioni di Parigi Austerlitz e Tolosa Matabiau effettuando servizio di sola prima classe.

Le Capitole in corsa, da una cartolina

Lo abbiamo citato parlando delle UIC-Y francesi: qui ne approfondiamo storia e dettagli.

(altro…)

Read Full Post »

Pubblicato il 26 agosto 2017

Le carrozze UIC-Y concepite nel 1957 in Italia da FIAT e adottate dalla UIC come standard con il bollettino 567 del 1961 non ebbero gran fortuna in patria (nemo profeta…), ma furono invece adottate in grande scala dai cugini transalpini, che ne fecero il corpo vetture degli anni ’60, e dalla Germania Est (DDR). L’Italia optò per le UIC-X di concezione tedesco-occidentale, definite nello stesso bollettino, delle quali invece i francesi non ebbero nemmeno un esemplare.

Delle poche UIC-Y italiane abbiamo parlato ampiamente in una nota dedicata: le francesi, pur con alcune differenze, sono assai simili, mentre quelle tedesco-orientali hanno varie differenze, tra cui un imperiale di foggia completamente diversa.

UIC-Y italiana (FIAT) di prima classe in livrea originaria, Dettaglio da Foto © Centro Ricerche Fiat, da http://www.drehscheibe-online.de

UIC-Y A9r francese di prima classe in livrea rossa- Foto © Georges Grenier

UIC-Y della DDR (Germania Est) – Foto da drehscheibe-online.de

Anche varie altre amministrazioni ferroviarie dell’Europa dell’Est adottarono le UIC-Y di costruzione tedesca (solidarietà socialista), mentre in Europa Occidentale l’unico altro caso di presenza di UIC-Y è in Lussemburgo, che aveva un piccolo numero di vetture provenienti dagli stessi lotti dei francesi, ed il Belgio che acquistò 15 carrozze di seconda classe ex SNCF.

Sebbene in queste noti ci interessino prevalentemente le ferrovie italiane, il fatto che Lima produsse varie UIC-Y francesi  in scala N ci motiva ad approfondire il tema.
(altro…)

Read Full Post »

Pubblicato il 25 febbraio 2017

Chissà se chi decise l’elegante livrea dellaE.444 Prototipo nel 1964, si ispirò al mitico “Treno Azzurro”? Certo, i toni di colore sono diversi, ma l’eleganza è la stessa.

E.444 prototipo al museo di Pietrarsa - Foto da wikipedia, originale da photorail.com

E.444 prototipo al museo di Pietrarsa – Foto da wikipedia, originale da photorail.com

Al posto del (mai ufficialmente codificato) Celeste vi è il “Grigio Perla”, anche se quasi chiunque sia chiamato a definire quel colore parlerebbe di una qualche tonalità di azzurro. Il blu intenso è “Blu Orientale”, e l’eleganza si riflette anche nei nomi dei colori, quasi poetici.

Fatto sta che si inaugurò allora una tradizione cromatica che sarebbe durata un trentennio circa e, per quanto in merito di gusti non vi siano verità assolute, per noi resta il periodo cromaticamente più interessante nella storia delle FS. Il vestito delle motrici si sposava perfettamente con i colori del TEE.

TEE con una E.444 baffoblu dal photobucket.com di Pierangelo Marchese

TEE con una E.444 baffoblu dal photobucket.com di Pierangelo Marchese

(altro…)

Read Full Post »

Pubblicato il 21 gennaio 2017

Tra gli ultimi modelli annunciati da Rivarossi in scala N vi fu la serie delle D.341 in versione da cantiere. Furono presentati nel catalogo novità del 1993, quando apparvero due pagine con ben sei diverse versioni della D.341 seconda serie.

D.341 da cantiere, Catalogo Novità Rivarossi 1993 pag.23

D.341 da cantiere, Catalogo Novità Rivarossi 1993 pag.23

D.341 da cantiere, Catalogo Novità Rivarossi 1993 pag.22

D.341 da cantiere, Catalogo Novità Rivarossi 1993 pag.22

Fu un irrefrenabile impulso di fantasia? Niente affatto, come documenteremo in questa nota, nella quale prendiamo spunto da questo episodio per ricordare il destino delle D.341 dopo la loro dismissione da parte delle FS. Iniziamo con un bellissimo scatto di Marcello La Penna che mostra le quattro macchine della “Salvatore Esposito” sullo stesso binario nel 1992.

Parata di D341 da cantiere ad Avellino nel 1991 - Foto © Marcello La Penna da flickr

Parata di D341 da cantiere ad Avellino nel 1991 – Foto © Marcello La Penna da flickr

Si tratta delle ex 1021 (gialla/blu), 1025 (grigio/arancio), 1027 (blu/bianco) e 1060 (bianco/arancio) re-immatricolate rispettivamente T.7226, T.7227, T7.278 e T.7241. Curioso come il profilo mostrato a catalogo coincida esattamente con quello esibito da questa foto, quasi fosse stata proprio questa l’ispirazione di Rivarossi! Delle quattro, solo la gialla è orientata con le quattro grate in alto sul lato sinistro, proprio come a catalogo…

(altro…)

Read Full Post »

Pubblicato il 3 dicembre 2016

Il periodo postbellico è tra i più affascinanti della storia recente. L’Italia usciva da 20 anni di dittatura che, anche se grazie alla propaganda e al controllo dei mezzi di comunicazione e dell’educazione aveva sollevato entusiasmo e speranze nelle masse uscite da una prima tragica esperienza della “Grande Guerra”, aveva poi fatto piombare la nazione nella nuova catastrofe del secondo conflitto mondiale.

Quasi l’intera nazione era stata un campo di battaglia, con un fronte mobile che l’aveva attraversata spostandosi dal sud al nord, ed era devastata dai bombardamenti dal cielo e da terra e dal passaggio di truppe straniere. Quella rete ferroviaria che era stata coltivata come simbolo e strumento di modernità e di progresso era stata martoriata: solo il 25 % dei binari era intatto, e metà dei ponti era danneggiata. Il 70% delle motrici elettriche che avevano modernizzato il trasporto su rotaia era distrutto o danneggiato, come pure il 78% di carrozze e bagagliai.

Firenze. Dettaglio di una foto tratta da marklinfan, originale probabilmente di Walter Hollnagel, fotografo ufficiale delle Ferrovie Tedesche.

Firenze. Dettaglio di una foto tratta da marklinfan, originale probabilmente di Walter Hollnagel, fotografo ufficiale delle Ferrovie Tedesche.

Ci sarebbe stato da piangersi addosso, eppure invece fu proprio in quegli anni che, per contrasto, esplose una voglia positiva di vita e di rinascita che diede impulso a quella che sarebbe diventata l’Italia moderna, e nel giro di pochissimo tempo (15 anni!) avrebbe miracolosamente portato al boom economico e a quel primo, generalizzato benessere materiale che avrebbe permesso a buona parte delle famiglie italiane di possedere un’automobile, una lavatrice ed un televisore.

E’ in questi anni (1957) che nasce il Treno Azzurro, nuovo simbolo di modernità, velocità e progresso.

Treno Azzurro a Milano Centrale - Foto tratta dal profilo Facebook del Centro Storico Fiat

Treno Azzurro a Milano Centrale – Foto tratta dal profilo Facebook del Centro Storico Fiat

(altro…)

Read Full Post »

Pubblicato il 23 luglio 2016

Le carrozze Gran Comfort (pre-sventramento IC 901) sono le più confortevoli ed eleganti della storia FS. In livrea giallo-rossa, hanno effettuato servizio TEE internazionale per un decennio circa. Sono state molto ben riprodotte in scala N da Pirata (anche se in molti rimpiangono la scelta di averle fatte con il logo inclinato invece che con quello a televisore…). Volendole far girare sul plastico (e chiudendo un occhio sul logo), da cosa le si possono far trainare? Vediamo cosa è avvenuto al vero, per poi esaminare le opzioni in scala N.

La prima motrice a trainarle, e quella più frequentemente usata, è stata la Tartaruga (E.444), in diverse versioni.

Innanzitutto abbiamo le “prototipo”, sia in epoca “logo a televisore” che nella successiva “logo inclinato”.

E.444 prototipo a Torino in testa a un rapido con carrozze TEE con logo a televisore - Foto © Johannes Smit da glockr

E.444 prototipo a Torino in testa a un rapido con carrozze TEE con logo a televisore – Foto © Johannes Smit da flickr

Convoglio di Gran Comfort in transito a Isola del Cantone, courtesy of Giorgio Stagni

IC “Tirreno” di Gran Comfort in transito a Isola del Cantone, courtesy of Giorgio Stagni. Aveva in composizione 5 TEE (2 compartimenti, due salone, furgone generatore), una self service e 6 UIX-X tipo 1970 climatizzate in livrea rosso fegato. Le TEE in foto hanno logo inclinato

(altro…)

Read Full Post »

Older Posts »