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Pubblicato il 3 agosto 2019

In passato ci siamo occupati di vari aspetti di decorazione dei plastici, parlando di neve, mare, monti, aereoporti… Questa volta diamo uno rapido sguardo ai castelli sui plastici dei ferromodellisti.

Avevamo raccontato qualche tempo fa dello Schlossbach di Stefano Dalli.

Castello del plastico di Schlossbach, di Stefano Dalli

Vediamone questa volta anche qualche altro esempio.

(altro…)

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Pubblicato il 4 luglio 2015

Uno degli aspetti interessanti del ferromodellismo é che ciascuno lo può intendere o vivere a suo piacere, in molti modi diversi. C’é chi privilegia l’aspetto filologico, e colleziona modelli dei quali cura i minimi dettagli, verificandone la fedele aderenza all’originale. Magari li tiene in vetrina, ma se li fa girare sicuramente verifica con cura e attenzione la composizione dei convogli. Ad altri invece piace vedere treni “belli e interessanti”, e non si schifa di mettere una bella carenata americana degli anni ’30  col suo convoglio colorato accanto a un ICE tedesco dei giorni nostri.

C’é poi chi i treni li vuol vedere correre, magari su lunghi paesaggi, a velocità realistica, e chi li preferisce far sfrecciare.

Qualcuno ama automatizzare il più possibile il plastico, altri vogliono effettuare manovre complesse.

Altri ancora amano dettagliare il paesaggio, ed il treno diventa solo uno degli elementi da vedere.

Probabilmente si potrebbe allungare questa bozza di catalogo, e poi ci sono approcci ibridi, che mescolano i diversi punti di vista.

Insomma, il mondo é bello perché é vario, ed, almeno sul plastico, ognuno ha il diritto di fare quel che più gli piace: tanto non fa del male a nessuno.

L’approccio di Stefano Dalli al ferromodellismo é molto personale ed abbastanza singolare. Se un approccio rigoroso alla fedeltà del modello ferroviario é diffuso abbastanza da aver generato la definizione di “contachiodi”, meno frequente nel ferromodellismo è il tentativo di riprodurre fedelmente un particolare paesaggio o degli specifici artefatti umani. Proprio da qui invece parte Stefano, che si autodefinisce “un fermodellista ‘sui generis'” ammettendo di sapere molto poco di tecnica e la tecnologia del mondo ferroviario – ed evidentemente non essendo interessato ad impararla. Subisce però la fascinazione del treno, forse perché legato al viaggio, alle vacanze, al paesaggio che cambia continuamente….

Costruisce plastici piccoli in scala N, ispirandosi prevalentemente a ferrovie secondarie di montagna, come nel caso che avevamo già segnalato relativamente al Landwasser e mettendo una cura quasi maniacale nel riprodurre i particolari:edifici, infrastrutture, alberi, ecc.. Queste caratteristiche sono esemplificate nel piccolo plastico di Schlossbach, che prende il nome da un ponte posto sulla bellissima linea Innsbruck-Mittewald e riprodotto dalla Noch.

Noch art. 62840 - Schlossbachbrücke in scala N

Noch art. 62840 – Schlossbachbrücke in scala N

La ferrovia collega il Karwendel bavarese di Garmisch-Partenkirchen con Innsbruck, la capitale del Tirolo. Il ponte Schlossbach è un punto di riferimento della ferrovia del Karwendel e si trova sopra la gola di Schlossbach.

Il ponte sulla fossa di Schlossbach - Foto Creative Commons di Alletto da wikimedia.it

Il ponte sulla fossa di Schlossbach – Foto Creative Commons di Alletto da wikimedia.it

Transito sullo Schlossbachgrabenbrücke - Foto © Verdi1 da Panoramio

Transito sullo Schlossbachgrabenbrücke – Foto © Verdi1 da Panoramio

DB Br.411 (ICE-T)  Innsbruck- Garmisch in transito sullo Schlossbach - Foto © MT da bahnbilder.de

DB Br.411 (ICE-T) Innsbruck- Garmisch in transito sullo Schlossbach – Foto © MT da bahnbilder.de

DB 111 sullo Schlossbach - foto © Rail66 dal forum www.bahnnews-austria.at

DB 111 sullo Schlossbach – foto © Rail66 dal forum http://www.bahnnews-austria.at

Il modello in scala N é lungo 36 cm, ed é un bell’esempio dell’eccellenza della moderna tecnologia di taglio laser. Il ponte, fatto di cartone laser speciale, é ricco di dettagli, e riproduce i rivetti della costruzione in acciaio e le superfici delle tavole sulla cima del ponte sono ben strutturate. Per contro, si tratta di un oggetto caro e delicato.

Comunque era il punto di partenza. A questo punto si tratta va di costruirvi intorno l’intero plastico, inserendo degli elementi realistici. Innanzitutto, per ambientare correttamente il ponte, Stefano ha persino contattato l’impresa “Teupe & Söhne Gerüstbau GmbH” incaricata dalla OBB austriaca di restaurare il ponte sulla fossa di Schlossbach in occasione del centenario nel 2012 per farsi mandare disegni di dettaglio!

Disegni originali dello Schlossbach, dal sito di Stefano Dalli

Disegni originali dello Schlossbach, dal sito di Stefano Dalli

Stefano ha poi cercato degli elementi che potessero corredare adeguatamente il soggetto principale, scegliendoli qua e là, ma unificati dalla scelta geografica del Tirolo (quello austriaco per il ponte, e quello italiano – un pochino allargato al bellunese – per gli altri elementi):

  1. Il Castello di Andraz Livinallongo
  2. Il rifugio Sass dla Crusc in val Badia
  3. Il mulino di Seres-Longiarù in val Badia
  4. Il ponte coperto di San Martino di Sebato (in Val Pusteria, alla confluenza della Val Badia)
  5. La cappella di San Giorgio a Tesido, in Val Pusteria
  6. I portici di Glorenza, in Val Venosta
  7. Fontana-lavatoio di Costalta di Cadore
Portici e mura di Glorenza

Portici e mura di Glorenza

Rifugio Sass Dla Crusc visto da dietro il Castello di Andraz

Rifugio Sass Dla Crusc visto da dietro il Castello di Andraz

Ponte coperto e mulino. Foto Dalli

Ponte coperto e mulino. Foto Dalli

Fontana-Lavatoio di Costalta di Cadore, qui ancora non inserita nel plastico - Foto Dalli

Fontana-Lavatoio di Costalta di Cadore, qui ancora non inserita nel plastico – Foto Dalli

Di questi elementi, alcuni sono riprodotti fedelmente (1, 2, 6), altri sono modificati (3 e 4): ad esempio il ponte coperto é sensibilmente accorciato rispetto all’originale, per ragioni di spazio. La cappella di San Giorgio é servita come ispirazione per una chiesetta, con riproduzione fedele degli affreschi, ma con struttura modificata.

Ogni singolo elemento é stato comunque oggetto di studio, modellazione 3D ed in qualche caso stampa in 3D di alcuni particolari. Non scendiamo nel dettaglio dei lavori, perché sono ben documentati altrove (sul sito di Stefano stefano.dalli.it, ove sono visibili anche immagini e filmati e in particolare in un pdf scaricabile dal sito stesso, che é ricco di descrizioni accurate e di immagini degli originali).

Questi elementi principali sono complementati da alcune componenti più di fantasia, anche se sempre ispirati al reale:

  • un belvedere con un tablà
  • una baita con delle scene di sfalcio e con un carro tirato da cavalli
  • la stazione, con zona di attesa ispirata a quelle della Ferrovia della Val Venosta, una moderna rimessa vetrata e una carbonaia con gru, e con una pista ciclo-pedonabile con un passaggio in un tunnel aperto lateralmente
Stazione con panchine in stile venostano - Foto Dalli

Stazione con panchine in stile venostano – Foto Dalli

Carboniera

Carboniera

Rimessa (vetrata) e sottopasso ciclopedonale - Foto Dalli

Rimessa (vetrata) e sottopasso ciclopedonale – Foto Dalli

Il layout é quanto di più elementare si possa immaginare, con un semplice, piccolo ovale e una zona stazione minima. L’ingombro totale é di soli 1050 x 720 mm.

Layout del plastico di Schlossbach, dal sito di Stefano Dalli

Layout del plastico di Schlossbach, dal sito di Stefano Dalli

Vista dall'alto del plastico

Vista dall’alto del plastico

Nonostante la semplicità ferroviaria, il plastico risulta estremamente interessante e affascinante, e non manca di catturare l’attenzione dei visitatori nelle varie mostre in cui capita venga esposto.

Qui ci limitiamo a presentare alcune immagini, in parte scattate al Model Expo di Verona 2015 ed in parte tratte dal sito di Stefano, al quale rimandiamo per approfondimenti.

Cappella ispirata alla chiesa di San Giorgio

Cappella ispirata alla chiesa di San Giorgio

Rifugio Sass Dla Crusc

Rifugio Sass Dla Crusc

Dettaglio delle travature a copertura del castello

Dettaglio delle travature a copertura del castello

Un GTW della Val Venosta transita sullo Schlossbach. In basso la cascata, in alto a destra la chiesa di San Giorgio. Foto Dalli.

Un GTW della Val Venosta transita sullo Schlossbach. In basso la cascata, in alto a destra la chiesa di San Giorgio. Foto Dalli.

Il Belvedere

Il Belvedere

Salita al Castello e Rifugio  - Foto Dalli

Salita al Castello e Rifugio – Foto Dalli

Una "hicker" sale verso l vigneto posto sopra la galleria

Una “hiker” sale verso l vigneto posto sopra la galleria

In primo piano, in basso, il mulino. In alto la scena dello sfalcio, con i tipici essicatoi di fieno nord-tirolesi. Foto Dalli

In primo piano, in basso, il mulino. In alto la scena dello sfalcio, con i tipici essicatoi di fieno nord-tirolesi. Foto Dalli

Merci in transito sul ponte - Foto Dalli

Merci in transito sul ponte – Foto Dalli

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Neve sul plastico

pubblicato il 25 gennaio 2010, ultimo aggiornamento: 30 novembre 2015

Il bianco paesaggio invernale è affascinante. Esempi di plastici bianchi si trovano facilmente con una ricerca su google.

Su Mobablog si trovano scorci notevoli (1) (2) (3), in particolare il laghetto ghiacciato con i pattinatori e la scena con l’albero di Natale (i pattinatori, così come dei ragazzini che giocano con la neve, sono reperibili sul catalogo Noch).

Il campetto di pattinaggio, da mobablog

Mercatino di Natale, con Tannenbaum, da mobablog.

Il seguente video mostra un paesaggio svedese (clicca sull’immagine per avviare il video)

Un altro video mostra uno scenario invernale con un bus che viaggia (faller car system) su una strada ghiacciata. La neve non è molto realistica, ma l’insieme è interessante,

Chi invece volesse modellare tristi paesaggi invernali senza neve può trarre ispirazione dai magistrali alberi di Ed Kapuscinski su Conrail 1285.

Già, come realizzare della neve convincente? Il n. 21 di Mondo Ferroviario di gennaio 1988 conteneva un articolo su “Come fare la neve sui Vostri plastici ferroviari o diorami”. Il numero di Gennaio-Febbraio 2007 di N Scale Railroading si è occupato dello stesso tema.

Copertina del numero di Gen.-Feb. 97 di N Scale Railroading

Purtroppo non ho nessuna delle due riviste, nè sono riuscito a trovare on-line delle comparazioni tra i vari materiali commerciali esistenti: riporto qui comunque quello che ho trovato finora.

PRODOTTI COMMERCIALI

Per realizzare la neve sembra che i migliori siano dei prodotti NOCH (gli stessi che in USA sono venduti da Woodland Scenics): la “Strukturschnee” è una pasta spalmabile che può essere deposta su terreni, tetti, alberi… Si asciuga in 4-5 ore e – secondo il produttore – ha un aspetto realistico e brillante.

Strukturschee di noch

Strukturschnee di noch

Un secondo prodotto (la “Pulverschnee”) è sotto forma di “polvere bianca”. La si lascia cadere sul plastico con un colino. A questo punto ci sono due opzioni: o (finito l’inverno) la si rimuove (con un aspirapolvere), oppure la si fissa con un altro prodotto (uno spray fissante).

Nel 2013 è stata commercializzata una nuova versione dei tre prodotti Noch – si veda l’annuncio su 1zu160.

Sempre di Noch, si trovano Alberi di Natale illuminati: vedi ad es. da Lippe.

Il “Faller 170735 – Winter-Set” è un altro prodotto contiene materiale per coprire circa con neve circa un metro quadro di plastico. oltre a sei alberi.

In alternativa, ancora da Noch si trovano abeti già imbiancati e sacchetti di neve artificiale – non ho però testimonianze di quale sia il risultato. Occorre ricordare che, grazie alla invarianza di scala, alberi in H0 vanno bene anche in scala N, anzi spesso le loro dimensioni sono anche più realistiche! Un abete bianco è alto in media 30 metri (che in scala N fanno ben 19 cm!), ed arriva a anche a 45 m.

Altri prodotti (di cui però non ho scoperto molto: sembrano entrambi polveri bianche mescolate con vetro tritato finissimo per dare i riflessi) sono Busch Schneepulver Wintertraum e Auhagen Schneepulver mit Glitter.

Linea Secondaria commercializza “neveflok” che dalle foto sembra avere una buona resa, mentre la neve in microsfere sembra più adatta a modellare residui di neve che si sta sciogliendo.

Su microsfere si basa anche l’“Effetto neve” della Prochima. Quest’ultima ha anche realizzato un video per mostrare “how to”.

TECNICHE ARTIGIANALI

Volendo andare sull’artigianale, pare che l’ossido di zinco (noto come cicatrizzatore di ferite e favoritore della… ricrescita di capelli!) possa essere utilmente usato come polvere di neve. Non è però proprio economico: un Kg di ossido di zinco costa 27 Euro su campustore – anche se probabilmente basta per una superficie piuttosto ampia…

In alternativa, c’e’ chi suggerisce di usare del colore bianco (lucido per le zone al sole, opaco per quelle all’ombra) e mescolarlo con vetro tritato finissimo, come quello a catalogo Heki (3343 Glasdiamantin Schneeglitzer) disponibile per esempio da modellbahnwelt24. Volendo simulare dello spessore della neve, si potrà procedere dapprima modellando del gesso che una volta asciutto sarà verniciato.

Una procedura alternativa è proposta da Luca William Lucarelli sul vecchio forum di ASN :
Innanzitutto gli ingredienti: le “materie prime” sono bicarbonato da cucina, vinavil, acqua, sale fino, gessetto azzurro; gli “attrezzi” sono spatole di varia foggia, stecchini, cotton fioc, cucchiaini, barattoli vari, una pipetta, tamponi di spugna per découpage, un carrello o vecchio vagone.

Ho versato circa 10-15 cucchiaini di bicarbonato in un barattolo, a cui ho aggiunto del vinavil sufficientemente diluito. L’impasto deve essere mescolato ed eventualmente corretto fino a diventare né troppo fluido né troppo viscoso. Si aggiunge una manciata di sale fino; il motivo non lo so spiegare, ma nei vari esperimenti tutte le prove fatte col sale avevano una resa finale migliore, più “morbida” una volta asciugato l’impasto. È necessario mescolare fin quando non scompaiono grumi o bolle d’aria, pericolosissimi! Infine si aggiunge un pizzico di polvere di gessetto azzurro, che serve a dare un tono più freddo alla futura neve.

Una volta pronto l’impasto lo si stende sulle superfici scelte con un cucchiaino, agendo veloci perché su certe superfici si asciuga molto rapidamente: bisogna riuscire a rendere omogenee le passate, evitando di lasciare “colpi di spatola”, goccioloni, colate. Se necessario ci si aiuta inumidendo l’area con acqua tramite una pipetta. Per tutti i dettagli o le correzioni oppure gli angoli più inaccessibili si usano le spatole, se serve anche degli stecchini: ad esempio i cornicioni delle gallerie sono coperti usando le spatole, mentre con una punta di impasto su uno stecchino ho ripassato in alcuni punti le incisioni del portale. Un cotton fioc è sufficiente a rimuovere gocce “fuggite” dove non servono.

La strada si realizza tamponando con la spugnetta per découpage e con passate di dita, infine solcando quello che resta con una macchinina.

Di positivo c’è l’aspetto, che grazie ai sali di bicarbonato rende davvero brillante il manto nevoso! Il metodo mi sembra buono per i particolari, ovvero sulle rocce isolate, sui portali, sulle assi del ponte di legno. Alla fine il tutto appare molto resistente.
Di negativo noto che è difficile ottenere un manto del tutto uniforme a causa del rapido essiccamento. Se l’impasto è sbagliato si rischia di vedere una superficie lunare a causa delle bolle d’aria!

Attenzione però: a causa dei sali (la cui eliminazione però sembra compromettere l’effetto estetico) l’impasto ossida e corrode i binari, quindi meglio usarlo lontano dagli stessi, e per le zone vicino alle rotaie usare invece un prodotto commerciale.

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