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Archive for the ‘Tecnica modellistica’ Category

Pubblicato il 15 febbraio 2020

Abbiamo di recente affrontato la discussione degli scambi a forbice (“Scissors crossover”) in scala N, ed abbiamo avuto modo di constatare come i Peco, con i loro cuori metallici, siano interessanti modellisticamente, sia dal punto di vista estetico che da quello funzionale, quest’ultimo per per quanto riguarda la continuità di alimentazione elettrica dei rotabili che li percorrono.

Peco Crossover

Al tempo stesso, proprio la continuità elettrica va gestita, il che non è del tutto banale. Abbiamo visto come, usando lo scambio così come è fornito dalla fabbrica, sia suddiviso in diverse zone elettriche:

Zona centrale delle “forbici” Peco

  • due “V” orizzontali: una blu scuro a sinistra, ed una viola a destra.
  • il rombo centrale, suddiviso in una zona gialla in alto ed una arancio in basso.

Queste quattro zone sono connesse con quattro fili metallici di alimentazione elettrica che fuoriescono dalla sua parte inferiore.

Le otto rotaie che fuoriescono dal blocco (quattro binari) sono elettricamente separate tra loro, ma noi consideriamo che i due binari paralleli in cui la “forbice” si inserisce abbiamo la stessa corrente, che riassumiamo in due polarità che denominiamo “rossa”e “verde”.

Vi sono poi altre quattro “V” asimmetriche, che abbiamo colorato in turchese ed in marrone: sono i cuori dei quattro scambi. I cuori sono alimentati “meccanicamente”dagli aghi quando questi vanno a contatto con rispettivi i contraghi.

Qui vedremo dapprima come gestire in modo semplice ed efficace la “forbice”. Lasceremo ad una prossima nota la discussione di come fare se i due binari paralleli non hanno la stessa corrente.

Infine, ci occuperemo qui anche di rendere “digital-friendly” la forbice stessa.

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Pubblicato il 1 febbraio 2020

Abbiamo di recente discusso degli incroci (intersezioni), ed abbiamo sostenuto che nelle ferrovie reali la loro presenza sia piuttosto limita. Abbiamo visto che c’è pero una configurazione nella quale l’incrocio è immancabile: il cosiddetto “scissors crossover” (incrocio a forbice, detto anche “scissors crossing“, “double crossover” o “overlapping crossover with diamond crossing“).

Scissor crossover alla stazione di Madrid Atocha

Si tratta di una conformazione di binari che, date due linee parallele, permette di passare dall’una all’altra e viceversa.

Anmazione che mostra uno scissors crossing, tratta da https://dccwiki.com/

 

Scissor crossover in costruzione in Austria nel 1926 – da http://www.voestalpine.com/

Spesso al posto di uno o più scambi semplici si trovano degli scambi inglesi: questi possono anche diventare parte di una “forbice”. La seguente immagine mostra una interessante configurazione dove si contano ben nove scissors crossings (tutti con scambi inglesi), ed un singolo incrocio non riconducibile a tale configurazione (in altro a destra). Vista la presenza di un TGV supponiamo che sia in Francia, anche se quei convogli viaggiano un po’ in tutta l’Europa occidentale.

Sequenza di scambi inglesi e scissors crossovers – da Pinterest.

La stessa funzionalità della “forbice”si può ottenere con il “cappello del prete”(cosi chiamato per la forma che l’insieme dei quattro scambi assume, che richiama appunto i copricapi usati dai sacerdoti nel secolo scorso – ricordate don Camillo ad esempio?), ma la configurazione a forbice riesce ad offrirla riducendo lo spazio necessario di circa il 50%.

Cappello del prete (in alto) confrontato con lo scissors crossing.

Don Camillo con il "cappello del prete", da wikimedia

Don Camillo con il “cappello del prete”, da wikimedia

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Pubblicato il 4 gennaio 2020

Proseguiamo nella discussione relativa agli scambi usati come elemento di controllo nei plastici. Nella prima parte ne abbiamo discusso l’idea, nella seconda abbiamo esaminato gli scambi Peco, nella terza abbiamo introdotto i relé (relais, relay) come strumento per modificare il comportamento dei Peco ed applicare il concetto di scambio “pensante” anche a quelli che non lo sono, nella quarta abbiamo visto come ottimizzarne il controllo di accesso usando sensori. Questa volta generalizziamo il concetto, introducendo il controllo delle rotaie esterne invece di quelle interne, e vediamo come questa generalizzazione sia utile per gestire binari con blocco bidirezionale, applicandolo al caso di raddoppi in stazione nei quali effettuare raddoppi e sorpassi.

Raddoppio in stazione per effettuare incroci e sorpassi

Il tutto verrà controllato semplicemente attraverso il “routing“o instradamento dei convogli, ma in maniera più sofisticata e soddisfacente di quanto non fosse possibile fare con la soluzione standard discussa nella prima puntata.

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Pubblicato il 14 dicembre 2019

Nelle precedenti puntate ([1], [2] e [3]) abbiamo visto come tramite gli scambi cosiddetti “pensanti” (o “power routing“) sia possibile semplificare la gestione elettrica, facendo sì che lo scambio diventi un elemento elettricamente attivo che decide dove di deve essere corrente. Il meccanismo può essere usato sia in analogico che in digitale per fare delle semplici automazioni, che possono semplificare la gestione del traffico su un plastico.

Questa volta ci occupiamo del problema della protezione di uno scambio a via impedita.

Scambio disposto secondo il corretto tracciato.

Vogliamo cioè evitare che un treno proveniente dal ramo deviato, nell’immagine sopra, possa procedere forzando lo scambio (tallonandolo), ma vogliamo che si fermi ordinatamente, magari davanti ad un segnale di via impedita, e che lo faccia automaticamente.

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Pubblicato il 16 Novembre 2019

Abbiamo discusso di recente degli scambi “pensanti” di Fleischmann, e della versione Peco. Come abbiamo auto modo di osservare, gli scambi Peco sono molto più “belli” per il loro realismo (cuore senza plastica, geometrie varie, possibilità di averli in Code 55) ma, specie se li si vuole utilizzare in digitale, più complessi perché occorre metterci mano e prendere varie precauzioni. In analogico si può evitare di modificarli, ma comunque il loro comportamento elettrico non è privo di grattacapi.

Come combinare la loro eleganza con un comportamento “tipo Fleischmann”? Indichiamo qui una semplice soluzione che ci permetterà di dare quel tipo di comportamento anche a scambi di altre marche (come Roco, Minitrix o altro). Per farlo discuteremo di relè bistabili, e già che ci siamo parliamo anche di un altro utile accessorio per ottimizzare il comportamento degli scambi, e prolungarne la vita: le CDU.

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Pubblicato il 19 ottobre 2019

Abbiamo recentemente iniziato una discussione sugli “scambi intelligenti” o “pensanti” nel ferromodellismo, e l’abbiamo sospesa appena giunti a discutere dei deviatoi con cuore metallico. Ripendiamo ora da qui, discutendo cosa avviene con questo tipo di cuore, ed esaminando l’armamento Peco. La casa inglese ha a catalogo scambi con il cuore in plastica: è la linea Insulfrog, come lo scambio SL-395 in codice 80. Questi scambi si comportano come gli scambi “normali” (es. Rivarossi o Roco), e non esibiscono il comportamento “pensante”dei Fleischmann. Attenzione però: quasi tutta la documentazione reperibile in rete sugli Insulfrog parla di quelli in H0, che rispetto a quelli in scala N hanno un elemento in più: un microswitch posto tra gli aghi che permette di scegliere tra il comportamento “normale” e quello “pensante” a la Fleischmann, e che Peco chiama “Power routing”. Ribadiamo che gli insulfrog in N non hanno questa opzione, e si comportano sempre come scambi “normali”.

Peco SL-395, scambio insulfrog

Peco ha però anche un’altra linea di prodotti: gli Electrofrog, come lo scambio SL-E395F con il cuore metallico (e in codice 55).

Peco SL-E395F, scambio electrofrog

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Pubblicato il 28 settembre 2019, ultima modifica 11 dicembre 2019

Fleischmann fu, se non andiamo errati, il primo produttore a introdurre la commercializzazione di “Scambi pensanti” (denkende Weichen in tedesco). Si tratta di una tecnica intesa a semplificare il cablaggio elettrico di un plastico, nata nell’epoca del comando analogico.

Ne parliamo qui, dopo una breve introduzione per ricordare la terminologia in uso per identificare le parti dei deviatoi (volgarmente noti come scambi).

Nomenclatura delle parti dello scambio

Lo scambio è una biforcazione di percorso, con una linea denominata “Corretto tracciato” e l’altra detta “Deviata“.  Il punto di intersezione dove le due rotaie interne dei due cammini si incontrano è denominata “cuore” (ma in inglese si chiama invece “frog“, ovvero “rana“, per via della forma triangolare).

Cuore o rana? Elaborazione di una foto tratta dal blog Ago e Contrago

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Pubblicato il 6 aprile 2019

Il digitale nel ferromodellismo ha ormai una lunga storia. Tra le pietre miliari c’è il 1979, anno in cui Hornby presentò il suo sistema Hornby Zero 1, e Märklin presentò a Norimberga il proprio sistema digitale, commercializzato poi dal 1985, ed il cui sistema venne subito adottato in scala N da Arnold Rapido. In N, quasi contemporaneamente apparvero Selectrix di Minitrix e FMZ di Fleischmann (1986).

Arnold Digital

Sono dunque oltre trent’anni che l’hobbista si trova di fronte al dilemma: plastico digitale o analogico?
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Pubblicato il 4 agosto 2018

Recentemente si é sviluppata sul forum ASN una discussione riguardante la scelta fatte da Fratix di produrre delle articolate in scala N caratterizzate dal fatto di… non essere articolate, ovvero di avere le due semicasse realizzate in un unico pezzo rigido.

Cassa (rigida) di un caimano, preproduzione Fratix, foto Fraticelli

Ne sono nate obiezioni fortissime “ma come, un articolata che non articola?”, e repliche quasi offese: “ma quando mai si è vista una articolata articolare veramente?”, con tanto di evidenza fotografica.

E.656.607 in curva in spinta, Foto © Alessandro Ruelè da flickr

E.656.607 in curva, Foto © Michele Sacco da flickr

Dopo una prima reazione istintiva, abbiamo pensato di affrontare la questione in modo razionale: facendo due conti. Le risposte ci sembrano piuttosto interessanti, anche se lasciano comunque spazio ad interpretazioni personali. Vediamole.

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Pubblicato il 21 aprile 2018

Questo blog è nato, alcuni anni fa, dalla curiosità di vedere cosa la scala N potesse offrire ai ferromodellisti interessati alle Ferrovie della Penisola. Strada facendo l’interesse si è spostato più sulla storia delle ferrovie italiane, pur tenendo sempre ben d’occhio il modellismo in scala N. Quello che davvero non ci saremmo aspettati, è di arrivare un giorno a raccontare cosa c’è di italiano in scala Z: e invece il momento è giunto.

FS E.424 in scala Z accanto al “grande” fratello in scala N – Foto e modello di Gianfranco Visentin

Non è un caso che iniziamo con un E.424: fu la motrice il cui modello diede origine alla scala N italiana, dunque ci pare un buon inizio anche per un discorso sulla Z. Ma quanto è ricca la scala Z italiana? Davvero non poco, per chi abbia voglia di giocare a costruirsi i modelli. Lo scopriremo nel corso di questa nota.
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