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Archive for the ‘Automotrici’ Category

Pubblicato l’8 luglio 2017

Le littorine erano state un gran successo, specie per la sostituzione di treni locali precedentemente condotti (antieconomicamente) a vapore su linee a scarso traffico. Avevano diminuito i costi di esercizio ed aumentato la velocità del servizio, semplificando anche la gestione: una motrice a vapore poteva in genere percorrere solo poco più di 200 km prima di dover rifornirsi di acqua e carbone, mentre le littorine avevano una autonomia quattro volte superiore, ed il rifornimento era più rapido. Inoltre non avevano i lunghi tempi morti di preparazione: una vaporiera prima di potersi avviare doveva entrare in pressione. Il limite delle littorine era nella limitata capacità: una cinquantina di passeggeri. La potenza non era sufficiente per aggiungere delle rimorchiate: per aumentare la capacità occorreva far viaggiare una coppia di littorine assieme. Lo si faceva, ma questo richiedeva una seconda coppia di agenti, con una crescita dei costi di esercizio.

Coppia di ALb64 a Villa Raverio, Immagine da una vecchia cartolina

FIAT aveva affrontato il problema dapprima producendo le littorine lunghe (ALb 80), ma poi si era orientata verso la possibilità di far viaggiare assieme una coppia di littorine senza dover raddoppiare il personale.

Nacque così nel 1937 quella che oggi chiameremmo la “Littorina due punto zero”: la ALn 556.1xxx, progetto FIAT 034.

ALn 556 di produzione FIAT – Foto FS

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Pubblicato il 10 giugno 2017

Abbiamo recentemente discusso delle littorine a scartamento largo (URSS, Spagna e Brasile). Passiamo questa volta a quelle a scartamento ridotto: ve ne furono in Sardegna, Sicilia, e incidentalmente qualcosina finì anche in Trentino (ma ricordiamo che anche quelle coloniali erano a scartamento di 950 mm). Qui ci occupiamo di quelle sarde.

Il 1935 fu un anno assai prolifico in casa FIAT. Per le FS furono eseguiti i progetti 010 e 015 corrispondenti alle ALb 56 e ALn 40, e lo 016 che riguardava l’ATR 100, compagno endotermico del ben più famoso e fortunato  elettrotreno ETR 200. Vennero inoltre costruite le prime littorine Eritree: prog. 011 e 025A corrispondenti alle A 60 e A 62. Sempre dello stesso anno sono i primi due progetti a scartamento largo: 023 (littorina russa) e 024 (Ferrovia del Norte Espana). Tra i tanti progetti, uno (il prog.19) ebbe per oggetto una ferrovia concessa: le Ferrovie Meridionali Sarde (FMS). Introdusse una innovazione estetica: il muso completamente ridisegnato, che si sarebbe poi ritrovato nelle coeve littorine spagnole ed in alcuni altri progetti degli anni successivi: le littorine brasiliane ed altre sarde (FCS), entrambe del 1937.

Ferrovie Meridionali Sarde

Le automotrici prodotte per FMS erano quattro, e furono denominate ALn 201-204. Forse la produzione fu influenzata, o decisa, dal fatto che FIAT aveva in programma di entrare nel capitale sociale di FMS, cosa che avvenne nel 1936.

Manifesto pubblicitario FIAT della “Littorina del Sulcis”

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Pubblicato il 20 maggio 2017

La nostra narrazione della storia delle Littorine FIAT non può mancare menzionare quelle destinate all’estero per ferrovie a scartamento maggiorato rispetto allo standard.

Abbiamo già raccontato che un’automotrice FIAT a benzina si spinse in un viaggio dimostrativo di 12.000 km fino e attraverso la Russia toccando Mosca, Leningrado (San Pietroburgo) e Sochi sul Mar Nero.

Percorso del viaggio in Russia della Littorina

Dopo questo viaggio di propaganda, automotrici FIAT del 1935 (Progetto FIAT 023) furono acquistate dall’URSS. Ovviamente nel viaggio dimostrativo la Littorina dovette essere adattata al più largo scartamento sovietico, ed altrettanto dovette essere per quelle poi vendute all’URSS. Purtroppo di queste non sembra esserci alcuna documentazione, né fotografica né tecnica. Si sa che erano assai simili alle ALb80: stessa lunghezza e stessi motori, ma con numero di posti ridotto a 72 ed ovviamente con scartamento da 1524 mm.

Quelle “russe” però non furono le uniche littorine a scartamento “grande”, perché alcune furono vendute anche alla Spagna e al Brasile: di queste parliamo in questa nota.

Una Littorina FIAT Spagnola

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Pubblicato il 29 aprile 2017, ultimo aggiornamento 23 maggio 2017

Nel 1870 il porto eritreo di Assab, presso l’entrata meridionale del Mar Rosso, fu acquistato da una compagnia italiana, come cessione di un sultano locale, ponendo le basi per la fondazione di una colonia italiana in Eritrea. Di lì a poco gli italiani costruirono, per ragioni militari, la prima ferrovia in Eritrea (vi era stata una iniziativa inglese precedente, tra il 1867 e il 1868, di costruire una breve strada ferrata di 12 Km, sempre per ragioni militari, ma che non venne mai ultimata). La via ferrata italiana era a scartamento ridotto (950 mm), e partiva da Massaua per arrivare alle fortificazioni di Saati (poco dopo Dogali). La ferrovia, completata il 15 marzo 1888, era lunga 26 km. Questa breve tratta fu prolungata a inizio ‘900, raggiungendo nel settembre 1904 Ghinda, nel marzo 1910 Nefasit ed il 6 dicembre 1911 la capitale Asmara (a 118 Km da Massaua). I prolungamenti ulteriori si ebbero nel decennio successivo: Cheren nel 1922 , Agordat nel 1928 e  finalmente, il 7 marzo del 1932, Biscia, a 351 km di distanza da Massaua. La linea venne posta sotto la gestione delle Ferrovie Eritree (FE), dipendenti dal Ministero delle Colonie italiano che effettuarono i treni con trazione a vapore, principalmente con le locomotive Mallet di costruzione Ansaldo. A chi volesse approfondire il tema delle ferrovie Eritree e del resto dell'”Impero” segnaliamo il bel sito FerroviaEritrea ed il saggio di Stefano Maggi Le ferrovie nell’Africa italiana: aspetti economici, sociali e strategici

Qui ci occupiamo dei rotabili FIAT usati nelle colonie: le littorine bianche.

Littorina Eritrea, Foto © da www.ferroviaeritrea.it

Littorina Eritrea (della serie A62-A67), Foto © da http://www.ferroviaeritrea.it

Discuteremo dapprima di quelle eritree, chiare discendenti delle ALb 48, e poi di quelle etiopi e libiche, le quali essendo derivate dalla serie successiva delle ALn (le 56.1900) non hanno il tipico frontale dei prototipi che, trasportando il duce a Littoria, si guadagnarono l’appellativo di “littorine”.

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Pubblicato il 18 febbraio 2017, ultimo aggiornamento 20 maggio 2017

Il 18 ottobre 1932 Mussolini si recò a Littoria (oggi Latina) per inaugurare la nuova stazione.

Stazione di Littoria

Stazione di Littoria

La città era sorta sul terreno dell’Agro Pontino, ove prima vi erano solo zanzare e malaria: la bonifica della zona fu un vanto del regime. Il viaggio da Roma fu effettuato su una nelle nuove automotrici FIAT, una ALb.48 prototipo. L’evento è brevemente documentato in un filmato Luce.

Una ALb 40 a Littoria

Una ALb 40 prototipo (ancora senza fascio frontale) a Littoria

In una articolo celebrativo dell’occasione apparso pare sul Popolo d’Italia, un giornalista celebrò la futuristica automotrice dandole il nome di “Littorina”, in virtù della destinazione di quel viaggio. L’articolo piacque molto, si dice, al Senatore Agnelli che adotto il termine per  le sue “nuove” automotrici. Il nome divenne popolare, e sopravvisse per decenni alla fine del regime.

Una "Littorina" FIAT

Una “Littorina” (ALb 80) FIAT

Altra immagine di una Littorina

Altra immagine di una Littorina

Vediamo qui di esaminare la storia delle Littorine, la cui nascita rivoluzionò le ferrovie italiane dell’anteguerra. Qui ci occuperemo delle FS FIAT di prima generazione, rimandando a future note per le altre.
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Pubblicato il 14 gennaio 2017, ultima modifica 27 gennaio 2017

La necessità di aumentare la capacità delle automotrici è presente sin dalle origini: già le ALb.25 avevano dei rimorchi leggeri che potevano essere trainati in pianura, e varie serie ebbero le loro rimorchiate (es. LDn 32, Ln 55, Ln 880, Ln 990, e persino la Ln 60 per il Binato Breda).

Quando nel 1954 FIAT  Sezione Materiale Ferroviario progettatò le nuove ALn.668 serie 1400,  quasi contestualmente (1955) le FS ordinarono delle rimorchiate atte ad essere loro associate: le Ln.68, caratterizzate dalla loro leggerezza: peso a vuoto di sole 20 tonnellate. Il disegno della carrozza richiama chiaramente l’aspetto delle ALn.668.1400, con le porte pneumatiche e il “dente” inferiore in corripondenza delle stesse.

Offrivano 68 posti a sedere, cosicchè la denominazione di origine fu Ln 68.1401-1404.

L’arredamento interno, come per le automotrici ALn 668.1400, il più spartano di tutte le serie che seguirono, era caratterizzato da bagagliere trasversali poste sopra i sedili, che contribuivano rendere poco luminoso l’ambiente rischiarato da lampade a incandescenza. I sedili avevano imbottiture di gommapiume, ed erano privi dei poggiatesta: erano sormontati da una semplice paretina para-aria.

Interni delle 664: le strutture sono quelle di origine, i rivestimenti sono stati rifatti. Foto da dal forum trenoincasa.forumfree.it

Interni delle 664: le strutture sono quelle di origine, i rivestimenti sono stati rifatti. Foto da dal forum trenoincasa.forumfree.it

Avevano una semplice intercomunicazione di servizio sulle testate che era sprovvista di mantici.

Erano in origine in livrea castano-isabella e, consegnati nel ’57, furono affidati al DL di Bologna Centrale per la valutazione iniziale.

ALn668 1400+Ln68 prototipo castano-isabella

ALn668 1400+Ln68 prototipo castano-isabella

In mancanza di foto, per rendere l’idea della livrea mostriamo l’immagine di un modello della ALn. 668.

La livrea Castano-Isabella applicata ad una ALn.668 nell'interpretazione di Vitrains in H0.

La livrea Castano-Isabella applicata ad una ALn.668 nell’interpretazione di Vitrains in H0.

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Pubblicato il 5 novembre 2016, ultimo aggiornamento 11 maggio 2017

La seconda generazione di “Littorine”, dopo le ALn 56 e 556, era costituita dalle ALn 772, più veloci e confortevoli delle progenitrici e divenute loro sostitute nei servizi di maggior prestigio: Direttissimo e Rapido. Erano state ideate negli anni immediatamente precedenti la guerra, ed erano entrate in servizio a partire dal 1937, ma le consegne erano proseguite fino al 1957, per un totale di oltre 300 esemplari realizzati in diverse serie da OM e Fiat. A metà anni ’50 si sentiva però il bisogno di modernizzare il servizio, sostituendo, almeno nei servizi di punta, le 772 con macchine nuove, Nacque così il progetto delle ALn 773: concepite per servizi a medio e lungo raggio, ed in grado di offrire una buon confortevolezza (oggi forse diremmo “travel experience“) al passeggero.

Coppia di ALn 773 in Val d'Orcia. Foto tratta da http://www.lifegate.it/

Coppia di ALn 773 in Val d’Orcia. Foto tratta da http://www.lifegate.it/

Progettazione e realizzazione furono affidati a OM, che aveva costruito i 2/3 delle 772. Vennero ordinati due prototipi, in sostituzione di due delle 772 ancora da consegnare: la prima (la 3501) fu collaudata da sola a Treviso a partire dal 1956, e venne poi accoppiata con la gemella 3502, con intercalato un rimorchio progettato ad hoc: Ln 664.3500.

ALn 773.3501 in una foto OM appena uscita di fabbrica, in livrea originale. Si possono notare la posizione della tromba, e la palpebra superiore che caratteizzava questo prototipo, e che scomparve a partine dalla 3502. Foto tratta da photorail.com

ALn 773.3501 in una foto OM appena uscita di fabbrica, in livrea originale. Si possono notare la posizione della tromba, e l’assenza del faro centrale e la palpebra superiore che caratterizzava questo prototipo, e che scomparve a partire dalla 3502. Anche i finestrini frontali, sulle porte dell’intercomunicante, sono più piccoli che nella versione definitiva. Foto tratta da photorail.com

ALn.773.3501 prototipo. Si nota la palpebra superiore. Foto © Masino Coll., Fabio Marzorati da photorail.com

ALn.773.3501 prototipo. Si nota la palpebra superiore. Foto © Masino Coll., Fabio Marzorati da photorail.com

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Pubblicato il 10 settembre 2016

Non sappiamo se il prototipo di automotrice L103 progettato dalla FIAT durante la guerra si sia avvalso dei brevetti Budd: di sicuro però come le carrozze Budd aveva una cassa in alluminio corrugato, e quindi pensiamo di poterlo inserire nella pattuglia italiana di rotabili in qualche modo appartenenti all famiglia degli streamliners, che come abbiamo visto comprende alcune Emmine, i Tolloni, lo Hüttenflitzer, le ALe 56, i binati e le carrozze Piaggio  e la MDVE Inox CNR.

A questi è accomunato dal fatto di essere rimasto “figlio unico”: un prototipo che, pur avendo avuto un suo fascino , non ha avuto seguito. E’ noto per aver prestato servizio sulla S.N.F.T., e per il nomignolo di “Faruk”.

Faruk-16/2/57 - Foto © Collez. Carmine Imonti, da stagniweb

Faruk-16/2/57 – Foto © Collez. Carmine Imonti, da stagniweb

Ripercorriamone la storia, che inizia con il progetto delle innovatrice automotrice FIAT L101.
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Pubblicato il 2 luglio 2016, ultima modifica 7 settembre 2016

Negli anni trenta le Ferrovie dello Stato si erano poste ambiziosi obiettivi di modernizzazione, che interessavano sia  le linee che parco di rotabili. Dopo la felice sperimentazione del 1927 con l’elettrificazione a 3000 V in continua della Benevento-Foggia e le nuove macchine E.626, si decise di estendere alle dorsali principali la nuova elettrificazione, iniziando dalla Milano–Bologna–Firenze–Roma–Napoli–Reggio Calabria, e si progettarono le nuove motrici atte al servizio: la E.326 del 1931 e la E.428 del 1934. I nuovi treni leggeri, le Littorine, sostituivano il vapore per  sbrigare il traffico non pesante (e prevalentemente locale) sulle restanti linee non elettrificate. In questo contesto, nacque l’idea dell’Alta Velocità dell’epoca, basata sul ETR.200 progettato nel 1934, entrato in servizio nel 1936 e capace di stabilire, nel 1939, il record di velocità media sulla lunga distanza.

ETR.209 a Milano nel 1938 - Foto Breda

ETR.209 a Milano nel 1938 – Foto Breda

Alcune direttrici importanti restavano però non elettrificate a 3000 Volt: tra queste la Torino-Milano-Venezia e la Milano-Genova. Per queste linee si progettò un treno che avrebbe dovuto essere l’analogo dell’ETR.200, ma a propulsione diesel: l’ATR.100.

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Pubblicato il 7 maggio 2016

Nella prima “nota sparsa” sugli albori della trazione endotermica in Italia abbiamo accennato a come FIAT abbia, ad un certo punto, tentato nel 1931 con le sue ALb25 di mettere su rotaie qualcosa di molto simile ad un bus.

Non era stata la prima, e molti altri esempi simili ci sono stati, alcuni prima e molti dopo, in Italia e nel mondo. Il concetto prende il nome di “railbus”, o di “autobus su rotaia”. Somiglia al tram, che però è in generale a trazione elettrica (anche se vi sono stati quelli trainati da cavalli e quelli a vapore) e a “missione urbana”, mentre i railbus hanno motori termici ed una vocazione suburbana. La più ectatante declinazione del concetto furono probabilmente gli Schienenbus tedeschi (letteralmente “bus su binari”)  che negli anni ’50 ebbero anche una incarnazione italiana nei Macchifer di cui abbiamo parlato in un’altra nota.

Macchifer R.222 a Maglie nel 1983 - foto di Roberto Cocchi da photorail.com

Macchifer R.222 a Maglie nel 1983 – foto di Roberto Cocchi da photorail.com

Qui intendiamo esplorare le origini dei railbus italiani, portando i pochi esempi di cui siamo riusciti a raccogliere documentazione.
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