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Archive for the ‘Rotabili italiani’ Category

Pubblicato il 29 agosto 2020

Abbiamo raccontato recentemente come in Cina il “Nuovo Pendolino”, alias ETR.600/610, abbia subito modifiche di varia natura, incluso un cambiamento di connotati che non lo rende riconoscibile. Mentre  la versione svizzera RABe 503 è sostanzialmente gemella dell’ETR.610, e quelle spagnola e polacca, così come anche le prime versioni cinesi (CRH5A, J e i primi G), pur introducendo importanti varianti, restano inconfondibilmente riconducibili alla famiglia grazie al “becco da papera”, gli elettrotreni più recenti del ramo sinico della famiglia (G di seconda serie e CRH5E) hanno decisamente cambiato aspetto del frontale.

Lo stesso avviene per un ulteriore versione del “Nuovo Pendolino”: e seguendo le varie versioni in giro per il mondo ecco che torniamo a casa, perché oggi si parla dell’ETR.675 che vediamo circolare sui nostri binari, e che è noto anche come Italo EVO.

ETR675 T.08 a Milano nel Giugno 19 – Foto © Michele Serrano da ilportaledeitreni

L’EVO fa parte della famiglia Avelia, la gamma di treni ad alta e altissima velocità di Alstom. La famiglia Avelia, che comprende più di 1050 treni in servizio nel mondo, si basa su quattro prodotti di punta –  il Pendolino, l’Euroduplex, l’AGV e Liberty.

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Pubblicato il 15 Agosto 2020

Come abbiamo annunciato al settimana scorsa, eccoci a listare i modelli ACME delle carrozze di Tipo 1946 e 1946T: possono essere un riferimento per realizzazioni in altre scale. Ove possibile riportiamo foto dei modelli, altrimenti ci rifacciamo alle immagini dei cataloghi ACME.

Ricordiamo che una panoramica delle carrozze a corridoio laterale dal Tipo 1940 al Tipo 1959 si trova su questo sito: parte 1 e parte 2.

Az 13.010

Tutti i modelli hanno aeratori singoli sui finestrini dei compartimenti, tetto con leggere chiodature trasversali, carrelli Tipo 27. La serie non inizia da 13.000, perché le prime dieci posizioni erano già state attribuite alle carrozze Piaggio “streamliner” di cui abbiamo già parlato. La numerazione delle Az Tipo 1946  inizia quindi da 13010.

Art. 50220/16220

50 83 18-38 040-1 A, Grigio ardesia, epoca IVb

ACME 50220

Art. 50221/16221

Az 13018 , Castano, epoca IIIb

ACME 50221

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Pubblicato l’8 agosto 2020

Lo spettro delle carrozze a corridoio laterale che vanno dal Tipo 1946 al TIpo 1959, con anche le trasformazioni degli anni successivi, è estremamente ampio. I produttori di modelli italiani in H0 avrebbero avuto ampio spazio per non pestarsi i piedi a vicenda, spartendosi il campo. Come vedremo non fu così, data la sovrapposizione nei primi anni 2000 dei modelli di OS.KAR e ACME. Ma andiamo con ordine.

A parte i modelli giocattoleschi della Lima del primo periodo, il primo tentativo serio di riprodurre carrozze di questo gruppo si deve ad Arnaldo Pocher, che aveva realizzato, con i limiti dell’epoca, delle Tipo 1946.

Carrozza ABz Tipo 1946 di Arnoldo Pocher

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Pubblicato il 25 luglio 2020

Abbiamo recentemente iniziato a discutere delle carrozze della famiglia che va dalle Tipo 1940 alle Tipo 1959. In questa seconda puntata ci occupiamo di un paio di questioni spesso dibattute, raccogliamo i figurini quotati dei tipi e dei carrelli e proponiamo dei criteri per distinguere le varie carrozze dei vari tipi. Come nella puntata precedente ignoriamo le carrozze a cuccetta, che saranno oggetto di un’altra nota.

Una prima questione riguarda gli imperiali, in particolare delle Tipo 1946: in scala H0 OsKar li ha riprodotti lisci, mentre le carrozze di ACME presentano delle nervature/saldature/chiodature trasversali. In foto a volte pare di vederne, a volte no.

Bz 33 TIpo 1946 in castano: si possono osservare delle leggere chiodature sul tetto

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Pubblicato il 20 giugno 2020

Nel dopoguerra si era posto il problema di ricostituire il parco rotabili della FS, severamente provato dal conflitto. Il Tipo 1940 (progettato nel 1940, con cassa simile a quella delle precedenti 32.000 Tipo 1937 ma consegnato solo a guerra finita nel 1946) aveva introdotto delle importanti innovazioni: era stata realizzata una struttura autoportante costituita da telaio, pareti ed imperiale saldati tra loro. Il conseguente irrigidimento e al tempo stesso alleggerimento aprì la strada alla futura costruzione di vetture di maggior lunghezza rispetto al passato. Un elemento innovativo caratteristico fu anche dato dagli ampi finestrini singoli, di larghezza superiore al metro (per le prime classi) – in precedenza la finestratura di ciascun compartimento era molto minore, ad eccezione delle carrozze sperimentali Piaggio in acciaio Inox del ’39. Seppur realizzate in pochi esemplari, le Tipo 1940 furono vetture importanti perché aprirono la strada per l’intera famiglia delle carrozze a compartimenti che arriva fino alle Tipo 1959. Qui passiamo in rassegna le vetture di questi vent’anni (quindici in realtà, visto che durante la guerra non ne vennero realizzate). Ringraziamo l’amico Luigi Voltan, che ha avuto un ruolo fondamentale nel risolvere i nostri dubbi, correggere i nostri errori e aiutarci a reperire immagini, ed anche Robert Kurmann, perché sono state le sue realizzazioni in scala N, delle quali abbiamo parlato di recente, a spingerci ad affrontare questo tema vasto che era in agenda da molto, ma che continuavamo a posporre per il timore che fosse troppo complesso, data anche la scarsità di documentazione fotografica disponibile in rete.

Tipo 1940

Il Tipo 1940 si concretizzò in 10 carrozze di terza classe, immatricolate Cz 33.000 – 009. Le loro più peculiarità più caratterizzanti erano date dalle nervature orizzontali sulle fiancate, e dalle estremità rastremate (l’ultimo finestrino del corridoio, su entrambi i lati, è obliquo). Tale rastrematura terminava con una carenatura che proteggeva gli intercomunicanti a mantice. Le carrozze avevano 10 compartimenti da 8 posti, erano dotate di riscaldamento a vapore ed elettrico FS a 3000 volt, e grazie ai carrelli di tipo 28 potevano viaggiare a 140 km/h. Restarono in servizio fino agli anni ’80, assumendo le livree castano-isabella di origine, castano, e grigio ardesia. Erano lunghe 22710 mm.

Cz 33.000, Tipo 1940 (foto FS)

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Pubblicato il 13 giugno 2020

Nel recente articolo sui carri trasportatori abbiamo citato il fatto che presso la Ferrovia Elettrica Trento Malè oltre ai carri Pnz erano in uso anche i carrelli trasportatori Casaralta di tipo “Langbein” (6 coppie) numerati da CT 01 a CT 12.

Dettaglio di un carro CT – Foto Trentino Trasporti

I carri trasportatori sono, come abbiamo visto, dei veri e propri carri merci, concettualmente un pianale sul quale sono montate due rotaie, e su queste ultime viene caricato il carro di altro scartamento da trasportare. I carrelli trasportatori invece, sono, come si vede bene nella foto sopra, dei carrelli (tipicamente a due assi) sui quali va caricato una sala (un asse)  del rotabile da trasportare. Nel caso dei Langbein questo avviene tramite una sorta di uncino a forma di U entro il quale va a posarsi la sala. Ne serve ovviamente una coppia per caricare un carro a due assi. Quelli della FETM, entrati in servizio nel 1963, avevano massa a vuoto di 1750 kg per ciascun carrello e portata massima 18t.

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Pubblicato il 23 maggio 2020

Immaginate un bambino svizzero che a cavallo tra gli anni ’50 e ’60 vada per diverse estati in vacanza in Liguria. In quegli anni ci si sposta prevalentemente in treno – la motorizzazione di massa è alle porte, ma non è ancora giunta. La famiglia parte dai pressi di Zurigo, salendo su un convoglio che in composizione ha carrozze provenienti da Scandinavia, Germania, Olanda e Francia, ma anche le vetture castano/isabella del paese verso cui il treno si dirige.

Treno internazionale a destinazione Italia sulla ferrovia del Gottardo (Wassen 1955, 11419 SBB Ae 6/6, Foto Brian Stephenson da railpictures.net)

Il viaggio sarà lungo e occuperà la giornata intera, ma il bimbo non si annoia. Il suo nasino è incollato al finestrino mentre il treno attraversa il meraviglioso scenario del Gottardo: i monte e i boschi sono belli, ma la cosa che più lo diverte è cercare di scorgere un altro convoglio giù in valle, sui binari su cui il suo treno è passato poco prima nel suo lento e sinuoso arrampicarsi. Intravvedere per un attimo un altrettanto sinuoso Coccodrillo prima che l’oscurità delle viscere della montagna spenga il panorama gli dà un sussulto.

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Pubblicato il 22 febbraio 2020, ultima modifica 24 febbraio 2020

La Camilla può essere definita come una fuoriserie FS (Il suo secondo soprannome fu peraltro “Testarossa“!): un modello unico sia come forme che come livrea, anche se sotto il vestito si trova un “banale” E.636.

FS E.636.284 “Camilla” – Foto © Maurizio Messa da flickr

È ben nota ed amata da modellisti e appassionati di ferrovie. Ha una storia interessante, che inizia con una tragedia.
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Pubblicato il 9 novembre 2019, ultima modifica 14 gennaio 2020

Abbiamo di recente discusso delle Siemens Vectron, alias E.193 ed E.191, ed in chiusura ci eravamo riproposti di elencare le realizzazioni in scala N adatte ad uno scenario italiano. Prima fra tutte ovviamente la Mercitalia, apparsa una prima volta (Verona 2018) nello stand dei Pirati come riverniciatura di un modello tedesco fatta, al solito magistralmente, da Maurizio Chivella.

E.193 Vectron di Maurizio Chivella (foto sua)

Successivamente (Novegro 2018) la stessa motrice apparve, di nuova nello stand Pirata, questa volta come prodotto ufficiale Hobbytrain, in due versioni con diversi numeri di serie.

Hobbytrain H2991 e H2992 – Vectron MRCE – FS Mercitalia E.193 venduta da Pirata – Immagine dal loro sito numeri di serie 641 e 642

Sono commercializzate da Pirata che ne ha chiesto a Hobbytrain la realizzazione, e sono ordinabili on line sul loro sito. Questo permette di aggiornare il Il parco delle motrici in livrea Mercitalia è a questo punto piuttosto ricco, con la E.652 di Colli e la E.483 che era stata già realizzata in piccoli numeri da Maurizio Chivella e che è ora anche disponibile da Arnold Rapido (HN2435).

Pagato questo tributo alla divisione Cargo di Trenitalia, iniziamo la rassegna degli altri modelli di Vectron in scala N.

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Pubblicato il 12 ottobre 2019

Nella tradizione FS hanno un posto assai importante gli ETR, iniziati con il mitico ETR.200. ETR sta per “ElettroTReno”. Meno diffusi gli ATR (AutoTReni, dotati di motori a combustione interna): in epoca “storica” solo l’ATR.100, mentre in anni recenti la sigla ATR è riapparsa.

Da quest’anno nasce una nuova sigla: BTR.  Alfabeticamente sta tra ATR ed ETR, e semanticamente pure: si tratta di Auto/Elettrotreni ibridi, o più precisamente “Bimodali”. Il primo (e per ora unico) esempio in Italia è la serie di treni Stadler per la Valle d’Aosta BTR 813.

BTR.813, foto dalla brochure Stadler

Come le chiameremo? Elettromotrici o automotrici sarebbe riduttivo: forse dovremmo denominarle “bimotrici”.

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