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Archive for the ‘I Maestri’ Category

Pubblicato il 22 aprile 2017

Qualche anno fa Mario Malinverno (noto Maestro Modellista e della cui produzione abbiamo già avuto modo di parlare in un’altra nota) decise di disfare il suo plastico “storico” di Alturago e Pinerate (ovviamente per mettere in cantiere un plastico nuovo!).

Scorcio a tema inconfondibilmente italiano, con la stazione di Pinerate in primo piano e di Alturago sullo sfondo. Il fondale dipinto dà una realistica profondità all’insieme.

Gli chiedemmo delle immagini ed una descrizione, che lui cortesemente ci inviò. Il tutto però rimase nella nostra mail. Finalmente lo pubblichiamo: studiare i plastici degli altri è sempre stimolante e interessante per generare nuove idee, copiarne i pregi ed evitare i problemi che vi possono essere (quello che Mario in chiusura definisce “il senno di poi”). La parte in italico, nella descrizione che segue, è sua, come ovviamente le foto. Ricordiamo che naturalmente stiamo parlando di un plastico in scala N (1:160).
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Pubblicato il 20 agosto 2016

Se non ci avesse lasciato 17 anni fa, oggi, 20 agosto 2016, Giovanni Muzio compirebbe 85 anni. Giovanni, celebrato dalla ASN con il premio che porta il suo nome, fu un antesignano per la scala N dell’autocostruzione di modelli funzionanti. Ne abbiamo parlato in una nota dedicata, nella quale abbiamo accennato ai vari esemplari costruiti, e che sostanzialmente coprivano l’intero parco di quella favolosa era delle ferrovie a cavallo tra gli anni ’60 e ’70 nella quale moltissime vaporiere, assieme alle ultime trifase, affiancavano sui binari gli albori dell’alta velocità incarnata da Tartarughe e ALe.601.

Oggi celebriamo il genetliaco di Giovanni pubblicando una serie di immagini delle locomotive a vapore da lui create, gentilmente fotografate su nostra richiesta dal figlio Pino che desideriamo nuovamente ringraziare. Le presentiamo ricordando che sono modelli di un epoca lontana, quando era possibile farsi in casa le decals, non c’era il dremel, le basi su cui lavorare erano i primi modelli industriali in scala N, e nessuno immaginava che un giorno ci sarebbe stata la stampa 3D o il lasercut. Per esempio, la caldaia veniva realizzata con un rocchetto di filo. Dunque non possono presentare l’elevato grado di raffinatezza che nei casi migliori possiamo incontrare oggi, con alcuni modelli che “reggono” l’ingrandimento e che, fotografati, sembrano in H0.

Prima di mostrare le immagini, ricordiamo che la peggior ingiustizia che si possa fare ad un modello in N è fotografarlo in macro: esemplari che sul plastico sono bellissimi, e che si ammirano con piacere in vetrina, possono rivelare difetti piccolissimi che, ingranditi, possono farle sembrare degli sgorbi. Del resto lo raccontava già nel ‘700 Jonathan Swift nei viaggi di Gulliver. Quest’ultimo, nel suo secondo viaggio, quello a Brobdignag (terra dei giganti) era disgustato dalle pur belle “gigantesse” perché viste da vicino, con il suo occhio di essere minuscolo rispetto a loro, ne vedeva tutti i pori e da questi ultimi percepiva  mefitiche esalazioni…

Ricordiamo che tutti i modelli che vedremo sono dinamici, ovvero giravano sul plastico, e che lo fanno tuttora.

Iniziamo con “la Regina”, la Gr.685.

FS Gr.685

FS Gr.685

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Pubblicato il 5 marzo 2016, ultima modifica 8 marzo 2016

I segnali ferroviari luminosi vanno di norma collocati alla sinistra del binario a cui si riferiscono. In tal caso il loro aspetto è “a vela tonda”:  un disco nero con bordo bianco, ed al centro la zona luminosa. In genere sono posti su un palo (detto anche “stante”). Talvolta però non c’è lo spazio per collocare lo stante: in tal caso si può porre lo stesso sulla destra del binario, ed il segnale assume la “vela quadra”, con la zona luminosa al centro di un quadrato nero con bordo bianco.

Vla tonda e vela quadra

Vla tonda e vela quadra

Segnali a detra e sinistra dei binari, da www.segnalifs.it

Segnali a detra e sinistra dei binari, da http://www.segnalifs.it

Quando possibile, si preferisce però non far ricorso alle vele quadre. Per poter porre il segnale a sinistra  anche quando non c’è lo spazio sufficiente per uno stante, si ricorre dunque all’ancoraggio del segnale dall’alto invece che dal basso tramite il  “portale a sbalzo”. Un esempio è all’uscita della piccola  stazione di Lomello, sulla Pavia-Alessandria. (Giorgio Stagni ne discute degli aspetti economici sul suo interessantissimo sito Stagniweb).

Segnali a Lomello -Foto © Giorgio Stagno da Stagniweb

Segnali a Lomello -Foto © Giorgio Stagno da Stagniweb

Per inciso, notiamo come in foto il segnale più a sinistra soprasti un triangolo bianco su sfondo nero, indicatore di velocità di percorrenza limitata a 30 Km/h poiché la linea è deviata.
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Pubblicato il 5 dicembre 2015, ultima modifica 6 dicembre 2015

La Gr.685 é una delle principali motrici a vapore delle FS.

LA Gr.585.393, Foto FS da marklinfan.net

La Gr.685.393, Foto FS da marklinfan.net

Tra gli N-isti é abbastanza noto che già nel 1966 Tibidabo aveva presentato alla Fiera di Norimberga il master pre-serie in ottone di una Gr. 685, al quale putroppo non fece mai seguito una produzione di serie. Sarebbe stata la prima locomotiva a vapore FS in N (a parte il locotender Gr.835 sempre di Tibidabo), ed é un modello cha ancora manca.

Il master in ottone della Gr.685 di Tibdabo, dal sito ASN

Il master in ottone della Gr.685 di Tibdabo, dal sito ASN

In realtà un seguito vi fu: furono rese disponibili alcune stampate in plastica che riproducevano alcuni “pezzi” della motrice, che alcuni fortunati riuscirono ad ottenere.

Le stampate Tibidabo della Gr. 685

Le stampate Tibidabo della Gr. 685

Il modello era probabilmente ispirato a quello che Rivarossi realizzava in Ho. Come quest’ultimo, si basava infatti alle ex-680 che presentavano il duomo presa vapore centrato sul secondo asse motore, e la sabbiera tra camino e duomo leggermente arretrata verso quest’ultimo.

Gr.685 Caprotti Rivarossi in H0

Gr. S 685 Caprotti Rivarossi in H0

Vari modellisti si sono cimentati con la costruzione della motrice a partire da queste prove di stampate, reperite in qualche modo. Un paio di anni fa Achille Carminati (ACAR Models), che aveva rilevato il magazzino Tibidabo, aveva reso nuovamente disponibili alcuni kit, comprendenti:

n. 1 telaio in metallo
n. 1 caldaia
n. 1 cabina
n. 1 sportello camera fumo
n. 1 gruppo cilindri/pancone
n. 1 cassa tender
n. 4 fari tipo FS
n. 4 respingenti

Il Kit Tibidabo

Il Kit Tibidabo

Gli stampi Tibidabo permetterebbero di realizzare senza grosse modifiche il gruppo delle S 685 serie 500, con i 2 duomi, i cilindri per la distribuzione a valvole Caprotti, il pancone lungo, anche se la sabbiera (la scatola tra duono e camino) non è in posizione proprio corretta –  andrebbe arretrato un pò verso il vero duomo. Vanno aggiunti sui praticabili la pompa Nielebock del preriscaldatore ed il grosso corpo cilindrico orizzontale che è il preriscaldatore stesso, a destra o a sinistra a seconda dell’esemplare (alcune avevano guida a destra, altre a sinistra). Si possono però fare anche altre varianti: si può ricavare la Gr.680 (con tender a tre assi), o uno degli altri gruppi di Gr.685 (ad esempio la terza serie,  modificando duomo e sabbiera), oppure ancora una delle varianti intermedie (Gr.681 o 682). La storia dell’evoluzione da Gr.680 a 685 é lunga e molto articolata: il Cornolò nel suo libro “Locomotive a vapore” presenta addirittura una “genealogia”. Non intendiamo ripercorrerla qui, non ora almeno. Ci limitiamo a presentare brevemente alcune delle realizzazioni opera di hobbisty particolarmente appassionati ed abili, per poi passare alla “cronaca” di una realizzazione di Salvatori Spinelli, ben noto a molti e del quale avevamo parlato quando si “nascondeva” dietro lo preudonimo Spisa, e nuovamente citando le sue collaborazioni con TriNacria, anche in occasione di Verona 2013.

Giovanni Seregni ha documentato la parte iniziale del suo bel lavoro sul forum ASN. Era partito da un telaio Atlas-Rivarossi. L’obiettivo è di riprodurre una S 685 serie 500 con distribuzione Caprotti. Si tratta di una scelta complessa, perchè ad esempio volendo usare come base per fare la versione S.685 Caprotti si deve eliminare tutta la parte del biellismo che parte dal cilindro a bassa pressione.Ad un certo punto i lavori sono hanno subito un rallentamento, ma sono tuttora “in progress”. Rimandiamo al forum per futuri aggiornamenti.

La Gr.685 di Giovanni Seregni in lavorazione

La Gr.685 di Giovanni Seregni in lavorazione

Due realizzazioni completate sono quelle di Gigi Voltan e di Salvatore Spinelli per Paolo Angioy, entrambe basate su un telaio Fleischmann 7126 (DB Br 023) che ha il rodiggio giusto. Ha il pregio di non avere il motore in cabina: infatti la parte motorizzata é il tender, che però è troppo alto rispetto a quello italiano, per montare il quale occorre sostituire il motore elettrico con uno meno ingombrante.

DB Br 023, Fleischmann art.7126

DB Br 023, Fleischmann art.7126

La scelta di Voltan é stata di modificare lo stampo Tibidabo per riprodurre la 685 terza serie nella quale duomo e sabbiera sono in un unica cupola. Il complesso processo di realizzazione é ben descritto da Gigi su vari forum sui quali sono riportati dettagli della costruzione del modello: ASN, GasTT, mentre diverse immagini del modello finito si trovano (con una piccola e divertente “fotostoria”) su  Nparty.

La Gr.685 realizzata da Luigi Voltan.

La Gr.685 realizzata da Luigi Voltan.

La realizzazione di Salvatore per Paolo mantiene invece il doppio duomo, ma arricchisce lo stampo Tibidabo di vari particolari. Riproduce la Gr.680, ed ha il tender a tre assi.

La Gr.685 di Paolo Angioy, opera di Salvatore Spinell

La Gr.680 di Paolo Angioy, opera di Salvatore Spinelli

Abbiamo avuto la fortuna di poter chiedere a Salvatore la costruzione di un altro esemplare: si tratta di una versione intermedia che mantiene inalterati duomo e sabbiera come si presentano nelle stampate Tibidabo, non ha il preriscaldatore ed ha un tender a quattro assi. E’ ispirata alla Gr.682, una evoluzione della 680 che ha preceduto la 685. Foto non se ne trovano, ed il lavoro è basato su un figurino reperibile sul Cornolò.A posteriori abbiamo scoperto che un figurino assai dettagliato della 682 si trovava sul numero 50 di gennaio 1993 di tuttotreno, in scala 1:30!

Figurino dell 682 a quattro pagine su tuttotreno n.50

Figurino della 682 a quattro pagine su tuttotreno n.50

Gigi Voltan ha recentemente scovato che sul libro di Erminio Mascherpa e Gian Guido Turchi “La regina delle locomotive – Storia del GR. 685”  edito nel 1984 (seconda edizione 1986) da Editrice Trasporti su Rotaie, Salò vi sono un paio di rare immagini della 682.

Vista frontale della Gr.682 010 a Riccione tra il 1924 e 1927, dettaglio da foto di autore ignoto, dal libro di Mascherpa-Turchi

Vista frontale della Gr.682 010 a Riccione tra il 1924 e 1927, dettaglio da foto di autore ignoto, dal libro di Mascherpa-Turchi

Gr.682.035 ad Alessandria nel 1955. usata come generatore di vapore, poi demolita, ultima del suo gruppo, nel 1957 – Foto  © Sartori

Gr.682.035 ad Alessandria nel 1955, senza fanali, usata come generatore di vapore, poi demolita, ultima del suo gruppo, nel 1957 – Foto © Sartori

La 682 è stata al Deposito di Verona, e magari ha fatto allora qualche capatina in Val d’Adige, mentre la 685 non dovrebbe esserci venuta (la ferrovia del Brennero è quella che più mi interessa).

Riportiamo qui l’evoluzione della costruzione del modello, passo passo.

Le operazioni prevedevano la modifica telaio della loco Fleischmann per alloggiare la nuova cassa,  con accorciamento del bissel posteriore. La giunzione (troppo grossa) della cabina Tibidabo andava modificata. Dovevano essere assemblati caldaia, zavorra, pancone, lanterne, mancorrenti e tienti bene. I respingenti andavano fatti in ottone (il kit non era di quelli disponibili da Carminati con anche i respingenti). La cassa del tender sarebbe stata rifatta in ottone, con una lieve modifica sulla parte superiore della carbonaia per alloggiare un nuovo motore. La meccanica andava modificata sostituendo la vite senza fine ed il troppo ingombrante motore Fleischmann con un motore con alimentazione  a 10 Volt.

Il primo passo é stata la realizzazione in microfusione del tender

IL tender appena arrivato dalla fonderia

IL tender appena arrivato dalla fonderia

E’ stata poi tolta la gigantesca guarnitura sulla cabina per poterla alzare, e fatta la zavorra.

Cabina dopo la riduzione della giuntura. In primo piano parte della zavorra.

Cabina dopo la riduzione della giuntura. In primo piano parte della zavorra.

E’ quindi stato modificato fumaiolo,e sono stati fatti i perni su cui successivamente verranno saldati i mancorrenti.

La caldaia con fumaiolo aumentato e i perni per i mancorrenti.

La caldaia con fumaiolo aumentato e i perni per i mancorrenti.

In seguito sono stati realizzati vari piccoli dettagli che poi andranno montati: valvole del forno, valvola del duomo(!), leva inversione condotte ai cilindri, copristeli stantuffi , tientibene,  pancone…

Alcuni degli elementi menzionati saldati sulla caldaia

Alcuni degli elementi menzionati saldati sulla caldaia

E’ poi fatto uno di quelli che Salvatore chiama i “lavori invisibili”: la trafilatura di un tondino ottone da 1mm a 0,35mm per ricavarne i vari mancorrenti e tienti bene

Il tondino di ottone prima e dopo la trafilatura

Il tondino di ottone prima e dopo la trafilatura

A questo punto sono stati saldati i 4 pezzi della valvola duomo, sono state costruite le condotte ai cilindri e la leva inversione marcia.

Particolare della valvola del duomo

Particolare della valvola del duomo

La caldaia dopo l'aggiunta della valvola del duomo

La caldaia dopo l’aggiunta della valvola del duomo e la leva di inversione marcia

particolare del rovescio di una condotta ai cilindri. Ricavata dal pieno 5x3x1,5 mm :

particolare del rovescio di una condotta ai cilindri. Ricavata dal pieno, 5 x 3 x 1,5 mm

Si passa quindi a modifiche al telaio Fleischmann, e a prove di assemblaggio. E’ stato accorciato al massimo  il passo del bissel posteriore; oltre interferirebbe in curva con i ceppi dei freni della ruota motrice.
Confronto tra la BR023 di origine ed il risultato dopo l'accorciamento del bissel

Confronto tra la BR023 di origine (in alto)  ed il risultato dopo l’accorciamento del bissel. (Purtroppo ruota posteriore non poggiata sul binario al momento della foto)

Prima prova di assemblaggio

Prima prova di assemblaggio

Sono stati torniti i foderi degli stantuffi (in foto ancora con il tondino di partenza)
Foderi

Foderi degli stantuffi, con ancora il tondino di partenza.

E’ quindi stato realizzato il piano calpestio del pancone. Sono stati predisposti i fori le per lanterne. C’é il carter dei cilindri ed è stata realizzata la sella di sostegno della caldaia.
Il piano calpestio del pancone ed altri dettagli

Il piano calpestio del pancone ed altri dettagli

Sono state quindi clonate le fiancate dei carrelli, che poi vengono dipinte e incollate.
Fiancata di un carrello

Fiancata di un carrello

Fiancate dei carrelli del tender dipinte

Fiancate dei carrelli del tender dipinte

E’ ora di passare alla meccanica. E’ stata sostituita la vite senza fine, di diametro troppo grande per l’altezza disponibile, con una più piccola costruita in poliossimetilene.
Il poliossimetilene è una resina acetalica  formata da un polimero cristallino  che fornisce una materia plastica di alta resistenza e a costo relativamente basso. Tali resine acetaliche sono molto rigide e possiedono inoltre buona resistenza meccanica e durezza, nonché stabilità dimensionale in quanto assorbono poca umidità. Sono quindi particolarmente adatte a prendere il posto di parti metalliche di precisione (ingranaggi per orologi), leve, cuscinetti, viti, raccorderie per tubi, cerniere. Tra gli svantaggi vi è la facile combustione, con la produzione di fumi tossici. Il poliossimetilene è noto  con i nomi commerciali di Zellamid 900, Delrin, Tecaform, Kepital, Kematal, Ertacetal e Berlin.

Salvatore ottiene le viti senza fine partendo da delle verghe di Delrin che porta al diametro necessario. Poi, in base al modulo degli ingranaggi presenti nel modello, sempre con il tornio costruisce la vite. Infine esegue il foro del diametro adatto per inserirla nell’albero del motore da usare. In questo modo riesce a realizzare le viti con il materiale, il modulo, il diametro, la lunghezza, il passo destro o sinistro, ed il foro che gli occorrono al momento.

Costruzione della vite senza fine in Delrin

Costruzione della vite senza fine in Delrin

Il motore poggia su una base triangolare in ottone e questa a sua volta sul telaio del tender. Il tutto è incollato con colla epossidica bicomponente.
Il nuovo motore montato nel tender.

Il nuovo motore montato nel tender.

Si può quindi di provare la dinamica! Il modello anche senza alcuna zavorra si muove senza slittamenti e il biellismo non ha problemi.

Si passa al montaggio del tender, che viene prima fresato e poi montato. Occorre ricavare una nicchia sulla carbonaia al limite dello spessore  per alloggiare  la parte superiore del motore  e la libera rotazione della vite senza fine.

Tender fresato...

Tender fresato…

... e montato

… e montato

Purtroppo all’interno non c’e’ spazio per il decoder. Volendolo montare successivamente, si potranno far uscire i fili del motore e delle prese di corrente dal foro praticato sulla carbonaia per lo sfogo del rivestimento della fusione.Il decoder potrà essere alloggiato nella carbonaia, alzando i bordi di quest’ultima con striscia di plasticard verniciata color legno. Un foglio di plasticard di 10×15 mm con sopra incollato del carbone farebbe poi da coperchio.
Si può ora provare il funzionamento con il tender installato

A 3V cammina piu’ lentamente

Sul pancone sono quindi stati montati i fari

Fari montati sul pancone

Fari montati sul pancone

Dopo due uscite male, sono finalmente giunte le fusioni delle scalette di accesso alla cabina. Sono state saldate al pavimento cabina, operazione difficile perché a rischio di deformazione delle parti in plastica.
Scaletta saldata al corpo

Scaletta saldata al corpo

Altra vista delle scalette. Si intravvede anche la zavorra all'interno della caldaia

Altra vista delle scalette. Si intravvede anche la zavorra all’interno della caldaia

Delle viste di insieme del corpo caldaia-cabina da varie prospettive permettono di osservare i vari elementi di metallo che sono andati a completare la base Tibidado.

Visione d'insieme - 1

Visione d’insieme – 1

Visione d'insieme - 2

Visione d’insieme – 2

Visione d'insieme - 3

Visione d’insieme – 3

Dopo aver aggiunto altri elementi (ad esempio la pompa Knorr) il corpo caldaia-cabina viene poggiato provvisoriamente sul telaio.

Carrozzeria montata sul telaio - vista 1

Carrozzeria montata sul telaio – vista 1

Carrozzeria montata sul telaio - vista 2

Carrozzeria montata sul telaio – vista 2

Vengono aggiunti ancora il fischio ed il tubo della sabbiera

Fischio e tubo sabbiera -1

Fischio e tubo sabbiera -1

Fischio e tubo sabbiera -2

Fischio e tubo sabbiera -2

Arriva il momento della verniciatura. Alcuni particolari sono stati mascherati per lasciarli in ottone.

Carrozzeria verniciata - lato sinistro

Carrozzeria verniciata – lato sinistro

Carrozzeria verniciata - lato destro

Carrozzeria verniciata – lato destro

Sul tender, nella carbonaia, si può accedere ai fili per eventuale futuro montaggio di decoder.
Tender da sopra. Si vedono i fili per un eventuale futuro montaggio di un decoder

Tender da sopra. Si vedono i fili per un eventuale futuro montaggio di un decoder

Resta poco al termine: montaggio del gancio traino tender, piatti dei respingenti, ritocco di vernice ai fianchi carrelli tender e infine forare i cilindri per inserire i foderi stantuffi. Quest’ultima operazione è delicata, forando troppo si bloccherebbe tutto il biellismo, ma occorre metterli comunque perché danno un tocco di classe… Fortunatamente tutto va bene, così  finalmente si può rimontare la caldaia.

Ed eccola in marcia!

e ancora:

Ed ecco quindi il prodotto finito, visto da vari angoli
La Gr. 682 di Salvatore Spinelli in Scala N - vista 1

La Gr. 682 di Salvatore Spinelli in Scala N – vista 1

La Gr. 682 di Salvatore Spinelli in Scala N - vista 2

La Gr. 682 di Salvatore Spinelli in Scala N – vista 2

La Gr. 682 di Salvatore Spinelli in Scala N - dettagli

La Gr. 682 di Salvatore Spinelli in Scala N – dettagli

La Gr. 682 di Salvatore Spinelli in Scala N - frontale

La Gr. 682 di Salvatore Spinelli in Scala N – frontale

La Gr. 682 di Salvatore Spinelli in Scala N - vista dall'alto

La Gr. 682 di Salvatore Spinelli in Scala N – vista dall’alto

La Gr. 682 di Salvatore Spinelli in Scala N - vista dall'alto dall'altro lato

La Gr. 682 di Salvatore Spinelli in Scala N – vista dall’alto dall’altro lato

La Gr. 682 di Salvatore Spinelli in Scala N - Vista laterale con tre diverse illuminazioni

La Gr. 682 di Salvatore Spinelli in Scala N – Vista laterale con tre diverse illuminazioni per evidenziare i diversi particolari

La Gr. 682 in servizio

La Gr. 682 in servizio

Che dire… Un grazie a Mastro Salvatore per il suo eccellente lavoro. Chi fosse interessato a mettere a frutto la sua passione e la sua eccellente abilità può contattarlo tramite i forum, oppure possiamo volentieri fare da tramite noi: basta scriverci.

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