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Posts Tagged ‘Stampa 3D’

Pubblicato il 15 luglio 2017

Da bambino, la 940 era la mia locomotiva preferita. Era facilmente distinguibile da tutte le altre: era senza tender, ma era assai più grande di tutte le locotender da manovra: dunque formava una sorta di categoria a parte.

FS Gr.940 a Sulmona, foto ©MDS da Trainzitaliafoto.com

FS Gr.940 a Sulmona, foto ©MDS da Trainzitaliafoto.com

940.008, Foto © Daniele Neroni da leferrovie.it

940.008, Foto © Daniele Neroni da leferrovie.it

La sua linea era molto elegante, con le due ampie casse d’acqua laterali la cui inclinazione della parte anteriore conferiva grazia ed equilibrio al disegno complessivo. La ricordiamo oggi in questo articolo nel quale raccontiamo la storia di questa splendida macchina.
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Pubblicato il 3 giugno 2017, ultima modifica 6 giugno 2017

“Pendolino” è un nome noto a tutti i trenofili italiani: è un importante tassello della lunga storia italiana dell’alta velocità. Non tutti però ne conoscono i suoi albori, che ebbero origine con gli esperimenti fatti da FIAT facendo percorrere al suo prototipo Y 0160 oltre cinquantamila chilometri. Raccontiamo qui come andò.

FIAT Y 0160 in una corsa di prova – Foto FIAT

L’idea alla base del Pendolino era di non creare linee speciali, ma di innalzare la velocità su quelle (spesso tortuose) esistenti. Semplificando un po’, diciamo che tecnicamente non sarebbe stato impossibile far viaggiare i treni a velocità maggiore su certi percorsi ma… il problema era di evitare il mal di mare ai passeggeri! L’idea fu di inclinare la cassa dei rotabili più di quanto già non facesse l’assetto delle rotaie in curva, cosicché la forza centrifuga fosse almeno in parte “scaricata” sulla verticale del corpo dei passeggeri, diminuendo l’effetto laterale sui labirinti degli stessi, e quindi riducendo quel disagio che provoca il “mal di mare” e il “mal d’auto”.
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Pubblicato il 14 gennaio 2017, ultima modifica 27 gennaio 2017

La necessità di aumentare la capacità delle automotrici è presente sin dalle origini: già le ALb.25 avevano dei rimorchi leggeri che potevano essere trainati in pianura, e varie serie ebbero le loro rimorchiate (es. LDn 32, Ln 55, Ln 880, Ln 990, e persino la Ln 60 per il Binato Breda).

Quando nel 1954 FIAT  Sezione Materiale Ferroviario progettatò le nuove ALn.668 serie 1400,  quasi contestualmente (1955) le FS ordinarono delle rimorchiate atte ad essere loro associate: le Ln.68, caratterizzate dalla loro leggerezza: peso a vuoto di sole 20 tonnellate. Il disegno della carrozza richiama chiaramente l’aspetto delle ALn.668.1400, con le porte pneumatiche e il “dente” inferiore in corripondenza delle stesse.

Offrivano 68 posti a sedere, cosicchè la denominazione di origine fu Ln 68.1401-1404.

L’arredamento interno, come per le automotrici ALn 668.1400, il più spartano di tutte le serie che seguirono, era caratterizzato da bagagliere trasversali poste sopra i sedili, che contribuivano rendere poco luminoso l’ambiente rischiarato da lampade a incandescenza. I sedili avevano imbottiture di gommapiume, ed erano privi dei poggiatesta: erano sormontati da una semplice paretina para-aria.

Interni delle 664: le strutture sono quelle di origine, i rivestimenti sono stati rifatti. Foto da dal forum trenoincasa.forumfree.it

Interni delle 664: le strutture sono quelle di origine, i rivestimenti sono stati rifatti. Foto da dal forum trenoincasa.forumfree.it

Avevano una semplice intercomunicazione di servizio sulle testate che era sprovvista di mantici.

Erano in origine in livrea castano-isabella e, consegnati nel ’57, furono affidati al DL di Bologna Centrale per la valutazione iniziale.

ALn668 1400+Ln68 prototipo castano-isabella

ALn668 1400+Ln68 prototipo castano-isabella

In mancanza di foto, per rendere l’idea della livrea mostriamo l’immagine di un modello della ALn. 668.

La livrea Castano-Isabella applicata ad una ALn.668 nell'interpretazione di Vitrains in H0.

La livrea Castano-Isabella applicata ad una ALn.668 nell’interpretazione di Vitrains in H0.

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Pubblicato il 1 ottobre 2016, ultimo aggiornamento 7 maggio 2017

Dopo la guerra si pose il problema di ripristinare i rotabili danneggiati durante il conflitto. C’era voglia di rinascita, di modernità, di lusso. Anche il mondo ferroviario fu investito dai mutamenti della domanda di mobilità. Si faceva strada l’esigenza di offrire ad un pubblico d’élite servizi ferroviari di qualità con livelli di comfort e di eleganza adeguati ai migliori standard internazionali. Così le FS colsero l’occasione per ripristinare una ALn.772 gravemente danneggiata, la 3240, dandole una veste e una finalità completamente innovative. Nel 1948 le Officine Meccaniche chiesero all’architetto Renzo Zavanella e all’ing.Guglielmo Carlevero di studiarne la trasformazione, destinandolo ad una clientela assai selezionata. Fu una operazione visionaria che anticipò, per molti aspetti, quanto sarebbe avvenuto negli anni successivi con la nascita del “Settebello” (1952) e dei Trans Europe Express con il Binato Breda (1957): treni che oltre ad essere funzionali a nuove esigenze, erano anche degli status symbol celebrati dai mass media.

Il lavoro di Zavanella fu probabilmente ispirato dai vista-dome americani: l’architetto aggiunse sull’imperiale un’estensione volumetrica realizzata quasi interamente in cristallo che divenne una sorta di belvedere panoramico con visuale a 360°.

ALtn.444.3001 nel 1948 a Milano (Prota Romana), Foto © OM da photorail.com

ALtn.444.3001 nel 1948 a Milano (Porta Romana), Foto © OM da photorail.com

La "Belvedere" in Riviera - Foto Fondazione FS

La “Belvedere” in Riviera – Foto Fondazione FS

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Pubblicato il 31 ottobre 2015

Che la stampa 3D sia promettente non c’é alcun dubbio. Ne abbiamo già parlato in un paio di occasioni: una era la realizzazione della FS 218.6098 in scala N, l’altra fu quando segnalammo la realizzazione del curioso rimorchio VB 141 ad un asse per gli Schienenbus tedeschi. In entrambi i casi si trattava di stampe ordinabili da shapeways, che ha molte cose (soprattutto americane) etichettate come “N Gauge”. Il carrello dello Schienenbus é prodotto da RailNScale. Dietro questo nome si trovano due giovani modellisti tedeschi, Maurice e Joris, che hanno iniziato la loro avventura nel 2009 lavorando al proprio plastico ambientato nella Germania del periodo 1920-1940.

Maurice e Joris di RailNScale

Maurice e Joris di RailNScale

Non riuscendo a trovare accessori adatti alle loro esigenze, hanno deciso di “fare da sé”, sperimentando con la stampa 3D. La loro prima creatura fu un bus della Reichspost.

Reichspostbus di RailNSCale

Reichspostbus di RailNSCale

Il risultato fu soddisfacente, e seguirono altri modelli, costruiti per se ma poi messi a disposizione degli altri nel loro store on line su  Shapeways. Evidentemente la cosa deve aver avuto successo, perché Maurice e Joris hanno proseguito per la loro strada fino ad avere una produzione tale da raccoglierla in un catalogo di quasi 80 pagine! Il catalogo è scaricabile on line dal loro sito. Già che ci siamo, diamogli un’occhiata.

Contiene una sezione di rotabili, per ora piccola: quello che viene fornito sono le carrozzerie da verniciare e montare su dei telai ricavati da altri modelli, come nel caso del tram di Basilea in scala NM (binari della scala Z) mostrato nel seguente video

I tram possono avere a complemento i pali della linea aerea.

Palo della linea aerea del tram.

Palo della linea aerea del tram.

Anche la pavimentazione che si vede é realizzata con un loro prodotto: una specie di timbro cilindrico che serve a dare la forma a del DAS, che lasciato asciugare e dipinto genera la  pavimentazione.

Stampo cilindrico per pavimentazione

Stampo cilindrico per pavimentazione

Il seguente video ne mostra il processo.

Un altro creativo marchingegno é uno stampino per produrre, sempre con il DAS, dei mattoni in scala N (!)

Stampo per i mattoni, e risultato del processo

Stampo per i mattoni, e risultato del processo

La produzione di automobili include una ricca scelta di modelli anteguerra, e vari interessanti macchine degli anni 60-70: NSU Prinz, Citroen 2CV, Zündapp Janus, Ford Transit, VW Maggiolino… Tra le autovetture a noi interessano in particolare quelle italiane: la Topolino e varie versioni di Fiat 600, presenti come “600”, “600 D” (più nota come “750”) e Abarth 850.

FIAT Topolino di RailNSCale

FIAT Topolino di RailNSCale

Le varie versioni di Fiat 600

Le varie versioni di Fiat 600

L’accessoristica include ponti pedonali, casotti vari, facciate di edifici, tende da esterno per edifici, panchine di varia foggia, cabine telefoniche (purtroppo solo estere), fondi stradali, stampi per segnaletica stradale orizzontale, materiale per scene di campeggio ed altro.

Fontanella cittadina

Fontanella cittadina

Ponticello pedonale

Ponticello pedonale

Ponte coperto

Ponte coperto

Pensiamo di aver reso l’idea… per approfondimenti, rimandiamo al sito di RailNScale ed al già citato catalogo.

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Pubblicato il 29 novembre 2014

La FS 218.6098 é una motrice da manovra – pezzo unico nel parco FS. Ne abbiamo già parlato in un articolo sulle Jenbacher in Italia, riprendiamo qui il discorso perché ho dato seguito all’idea accennata allora di realizzare un modello in scala N della motrice.

L’originale

Il gruppo 218 delle FS comprende 8 macchine: le 001-007 (Badoni) con motore Fiat a 6 cilindri in linea da 122 kW, e la 6098 con motore Jenbacher JW  200 a 4 cilindri a V da 140 kW.

Le 218.001 e 003 Badoni a Motta Sant'Anastasia nel giugno 1986. Foto © Bernhard Studer da photorail.com

Le 218.001 e 003 Badoni a Motta Sant’Anastasia nel giugno 1986. Foto © Bernhard Studer da photorail.com

La 6098, che é quella che ci interessa qui, era completamente diversa dalle Badoni, pur avendo caratteristiche analoghe. Aveva lunghezza di 6.700 mm e passo di 3.200 mm, con ruote del diametro di 910 mm. La velocità massima era di 30 km/h in manovra, 50 km/h in linea.

La 218.6098 a Udine nel Febbraio 1979, accantonata (davanti ad un ALe880). Foto © Cherubini da FS Trenitalia Locomotive Diesel, Duegi editore.

La 218.6098 a Udine nel Febbraio 1979, accantonata (davanti ad un ALe880). Foto © Cherubini da A.Nascimbene, L Vanni, “FS Trenitalia Locomotive Diesel”, Duegi editore.

L’esemplare acquisito dalle FS (numero di fabbrica 80.077) entrò in servizio nel 1956 venne classificato come 225.698, successivamente divenuto  225.6098. Il suo motore JW 200 raffreddato ad acqua prodotto dalla stessa Jenbacher Werke forniva una potenza che non fu considerata soddisfacente, e quindi la JW 200 FS rimase un esemplare unico,  assegnato al Deposito locomotive di Verona. Nel 1971 le FS ne sostituirono il motore con uno più potente motore e contestualmente ne cambiarono la classificazione, che divenne 218.6098. Con tale matricola svolse servizio fino al 1979 al Deposito locomotive di Udine: venne quindi accantonata e poi demolita.

Il modello in H0

In H0 é stata realizzata da Liliput – alcune differenze con la foto di Cherubini si notano: il fischio sull’imperiale pare un po’ grande, e sul frontale dell’originale le barre bianche non sono interrotte.

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Liliput 218.6098 in H0

Liliput 218.6098 in H0

Liliput 218.6098 in H0

Liliput 218.6098 in H0

Liliput 218.6098 in H0

Liliput 218.6098 in H0

Realizzazone del modello in scala N

Nell’articolo sulle Jenbacher avevamo suggerito che se ne potesse ricavare una dalla stampa 3D di una ÖBB 2060 che si può acquistare da Shapeways e da un Kof Arnold o Minitrix. Ho deciso di provarci…

Da Shapeways si riceve una bustina contenente due pezzi: la parte inferiore e superiore della macchina.

I due pezzi prodotti da Shapeways: la barra che unisce i lati opposti va tranciata

I due pezzi prodotti da Shapeways: la barra che unisce i lati opposti va tranciata

Come prima cosa, occorre lavare i pezzi (detersivo da piatti va bene) per rimuovere una patina oleosa che potrebbe disturbare la verniciatura. Va poi eliminata la barra trasversale che unisce le fiancate opposte, su entrambi i pezzi: altrimenti non c’é modo di infilarci il telaio motorizzato ricavato dal Kof (nel mio caso un Arnold).

Il Kof Arnold, agnello sacrificale...

Il Kof Arnold, agnello sacrificale…

Il pancone va un po’ tagliato sulla parte bassa del pancone, per accomodare il gancio del Kof.

I due pezzi della 218 pronti per la verniciatura

I due pezzi della 218 pronti per la verniciatura.

Il Kof viene preparato effettuando una radicale fresatura, prendendo le misure in modo che il pezzo inferiore della stampa 3d (praticabile, panconi, respingenti) si possa incastrare esattamente.

Il Kof Arnold dopo la drasca fresatura

Il Kof Arnold dopo la drastica fresatura

E’ importante mantenere il tetto della cabina del Kof, perché ha la funzione di tener fermo il motore, come si può vedere dalla vista dal retro.

Altra vista del Kof fresato

Altra vista del Kof fresato

Ho poi preferito dare una mano di colore neutro al Kof stesso, per evitare che dai finestrini del 218 (nel quale il Kof va incastrato) potesse risaltare qualche pezzo del Kof.

Il kof verniciato con  un colore neutro dopo la fresatura

Il kof verniciato con una veloce mano di colore neutro (grigio) dopo la fresatura, e con il pezzo inferiore della stampa 3D già dipinta di nero ed incastrata.

Ho dato lo stesso colore alle pareti interne del 218, ed ho proceduto a verniciare di verde il pezzo superiore. Avevo qualche dubbio perché a disposizione avevo il Puravest verde muschio e non il verde vagone. Potremo poi valutare il risultato… Sul frontale, con un pennellino si riesce a dipingere di bianco le barre orizzontali del radiatore. Restano da simulare i mancorrenti (avrei potuto realizzarli con del filo di rame ed applicarli, ma non mi sono avventurato a seguire questa idea, anche perché ho pensato che questo avrebbe reso il modello più delicato da maneggiare). In prima battuta ho dato un filo di giallo con un pennellino sottile, ma il risultato non mi ha soddisfatto. Allora le ho rifatte con delle decals: trovare una riga gialla non é stato difficile. Ho realizzato i finestrini con il Micro Crystal Clear, dopodiché é bastato incastrare la carrozzeria nel blocco inferiore (semplicemente a pressione) ed ecco il modello pronto!

FS D.218.6098 in scala N!

FS D.218.6098 in scala N!

Tempo di realizzazione? Davvero poco. Difficoltà? Trovare il coraggio di distruggere il Kof… Costo? 21 € per la carrozzeria shapeways (ma spedizione dagli USA, altri 8€), più il costo di un Kof (preso usato ma in buono stato su ebay.de).

Ingrandendo molto l’immagine si vedono le righe di deposizione della stampa 3D. Un confronto del particolare con la moneta visibile nella foto sopra dà un’idea delle dimensioni.

Dettaglio dei portelloni sulla fiancata della 218: si vedono gli strati di deposizione della stampa 3D.

Dettaglio dei portelloni sulla fiancata della 218: si vedono gli strati di deposizione della stampa 3D.

Quanto al verde usato, può andare o no? Da un confronto con la Truman dei Pirati, direi che non c’é problema.

La 218 a confronto con un Kof e una Truman

Una terna da manovra: la 218 a confronto con un Kof e una Truman

Altra immagine dela 218 a fianco di Kof e Truman

Altra immagine della 218 a fianco di Kof e Truman

Soddisfatto? Non completamente. Il “naso” é troppo alto rispetto al modello Liliput e alla foto reale.

La 218 di tre quarti, con il suo "nasone" alto. Un po' di rinoplastica si impone!

La 218 di tre quarti, con il suo “nasone” alto. Un po’ di rinoplastica si impone!

Allora, via di lima, e poi nuovo un colpetto di verde (a saperlo, sarebbe stato meglio farlo all’inizio, ma non é stato un gran problema).

E allora, subito in servizio (a Querceto, naturalmente…)

La 218 a Querceto dopo lo "spinocchiamento"

La 218 a Querceto dopo lo “spinocchiamento”

La 218 al lavoro

La 218 al lavoro

Certo che quando il plastico fu fatto, nel 1969, chi avrebbe mai immaginato che un giorno ci sarebbe transitata sopra una piccola motrice stampata in 3D? Forse ne avrebbe potuto parlare qualche libro di Isaac Asimov…

La 218 al lavoro

La 218 al lavoro

Vista dall'elicottero...

Vista dall’elicottero…

Eccola in uscita dalla stazione

Eccola in uscita dalla stazione

Quali difetti? uno dei mancorrenti a fianco delle porte é un po’ corto, mancano le due aste gialle sul frontale per facilitare la salita a bordo, manca il fischio sul tetto (ne avrei uno da applicare), mancano le targhe e le scritte bianche sul pancone. Chissà, magari un giorno arrivano.

Per intanto vederla girare é una bella soddisfazione.

Forse l’ho fatta viaggiare un po’ troppo veloce rispetto ai 50 Km/h massimi dell’originale…

In sommario, penso di possa dire che la proof of concept ha avuto successo: in 3d si può! Certo, con qualche limite, ma forse si aprono sterminate praterie…


Un grazie ai ferromodellisti appartenenti ai vari forum, per aver nel tempo mostrato con il loro esempio come sia possibile pensare di realizzare da sé un modello: senza la loro ispirazione non mi sarebbe mai venuto in mente di provare questa divertente avventura.

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Pubblicato il 25 ottobre 2014, ultima modifica 2 giugno 2017

Proseguiamo con la carrellata sui rotabili che scherzosamente chiamiamo “streamliners” italiani, poiché riecheggiano le famose carrozze che dominarono le ferrovie americane a partire da metà degli anni trenta. E’ la volta di due interessanti automotrici della Società Italiana Strade Ferrate del Mediterraneo, poi divenuta Ferrovie Calabro Lucane:  le M1c terza serie e le M2 50DE.

L’automotrice M1, simile ad un autobus su rotaia, nasce intorno agli anni trenta allo scopo di abbattere le spese e i tempi di esercizio della trazione a vapore sulle linee secondarie a scartamento ridotto. Il concetto era simile a quello dei più famosi Schienenbus tedeschi. Erano veicoli monomotore e monodirezionali, basati su un telaio di lunghezza inferiore ai 10 m poggiante su due assi, di cui uno solo motore, su cui era montata una carrozzeria leggera con porte di accesso a battente e posto di guida unico. Il motore diesel aveva poco più di un centinaio di cavalli. Il cambio era meccanico a 4 o 5 marce con trasmissione ad albero cardanico sul ponte posteriore. I posti a sedere erano tra 29 e 35, secondo il modello, con costruzione molto spartana e con poco spazio per bagagli. Per la loro piccola dimensione, e poichè la loro sigla era M, vennero chiamate “Emmine“.

L’allora Società Italiana Strade Ferrate del Mediterraneo (successivamente Ferrovie Calabro Lucane) le sperimentò all’inizio degli anni ’30. Mise in esercizio 22 vetture, suddivise in due serie, la prima (14 elementi) prodotta da Carminati e Toselli, e la seconda (8 elementi) realizzata da OM. Una delle macchine di prima serie  aveva anche una trasmissione a ruota dentata per cremagliera di tipo Strub, ed era quindi immatricolata M1c (c per cremagliera).

Dovendo mettere in esercizio altre macchine dotate anche della trasmissione a ruota dentata per l’esercizio a cremagliera, si rivolse alla Piaggio per ottenere veicoli più leggeri.  Furono così realizzate nel 1937 le 10 M1c di terza serie.

Schema della M1c Piaggio, © Ing. Mario De Prisco, da "la stagione dei treni", http://www.t-i-m-o-n-e.it/

Schema della M1c Piaggio, © Costantino Panza, da “la stagione dei treni”, www.t-i-m-o-n-e.it dell’Ing. Mario De Prisco

Avevano carrozzeria autoportante in acciaio inossidabile, lunga di poco meno di 9 m di lunghezza, con passo di 4200 mm.  Non avevano gancio di trazione o respingenti. Fornivano 29 posti a sedere e avevano il solo posto di guida anteriore. Raggiungevano la velocità di 70 km/h (20 km/h sulle tratte a cremagliera). Avevano un motore OM, diesel a 4 tempi a 6 cilindri raffreddato ad acqua, che forniva circa 130 CV a 1800 g/m. Erano dotate di un cambio meccanico a 4 marce, con retromarcia. L’impianto frenante era a ceppi sulle quattro ruote comandato ad aria compressa di tipo diretto Westinghouse; il freno a mano agiva su tutte e quattro ruote per assicurare lo stazionamento del rotabile anche sulle elevate pendenze. C’era anche un ulteriore freno a nastro sulla ruota dentata.

Una M1c, probabilmente in una foto di fabbrica. Da webalice.it/robertotroiano

Una M1c, probabilmente in una foto di fabbrica. Da webalice.it/robertotroiano

Fecero il loro lavoro per lungo tempo, passando quasi indenni dalla guerra. Alcune M1c in esercizio sulla tratta a cremagliera Catanzaro Lido-Catanzaro città sopravvissero fino agli anni ottanta, altre furono dismesse, mentre qualcuna fu utilizzata come mezzo di servizio.

Come per tutte le macchine dismesse prima degli anni ’80, non é facile trovarne immagini in rete. Roberto Troiano su webalice.it ha alcune immagini del ’53 che trovo bellissime. Documentano il passaggio di una M1c 80 alla stazione di Castrovillari, con sosta ed incrocio con la M1c 90 (che non é una Inox). Le ho “rimontate” come in un Super8 (dal quale sembrerebbero provenire).

L M1c 80 arriva, nel 1953, alla stazione di Castrovillari. Si avvicina, ci passa davanti e va a fermarsi in stazione dove incrocia la M1c 90. Poi riparte. Immagini tratte dal sito di Roberto Troiano.

La M1c 80 arriva, nel 1953, alla stazione di Castrovillari. Si avvicina, ci passa davanti e va a fermarsi in stazione dove incrocia la M1c 90. Poi riparte. Immagini tratte dal sito di Roberto Troiano.

Fortunatamente poi alcune foto delle “Emmine d’argento” si trovano grazie ai meravigliosi report di Werner Hardmeier su www.drehscheibe-online.de. Nell’aprile ’74 Werner scovò la M1c 87 ancora nello stato originale del 1937 accantonata a Cosenza.

La M1c 87 a Cosenza nel '74, Foto © Werner Hardmeier da http://www.drehscheibe-online.de/

La FCL M1c 87 a Cosenza nel ’74, Foto © Werner Hardmeier da http://www.drehscheibe-online.de/

La M1c 84 invece era stata trasformata in automotrice di servizio, e verniciata in due toni di marrone.

La M1c84: si legge distintamente "carro attrezzi". Foto © Werner Hardmeier da http://www.drehscheibe-online.de/

La M1c84: si legge distintamente “carro attrezzi”. Foto © Werner Hardmeier da http://www.drehscheibe-online.de/

La M1c 80 a Cosenza nel 1999. Da webalice.it/robertotroiano

La M1c 80 a Cosenza nel 1999. Da webalice.it/robertotroiano

La 88 e la 90 ebbero la carrozzeria risanata, e nel 1977 circolavano con le pareti lisce: dall’imperiale e dal frontale era però facile riconoscerle come una Piaggio Inox. Finirono a Selva di Paliano – ne parliamo tra poco.

La M1c Piaggio dopo il rifacimento delle fiancate - Foto © Giancarlo Giacobbo da forum.duegieditrice.it

La M1c Piaggio dopo il rifacimento delle fiancate – Foto © Giancarlo Giacobbo da forum.duegieditrice.it

Più o meno contestualmente la Società Italiana Strade Ferrate del Mediterraneo commissionò alla Piaggio anche le automotrici a carrelli M2 serie 50 DE.

Schema della M2 serie 50. Disegno Cornolò. Un grazie speciale a Giacomo Spinelli che mi ha procurato questo introvabile schema!

Schema della M2DE serie 50. Disegno Cornolò. Un grazie speciale a Giacomo Spinelli che mi ha procurato questo introvabile schema!

FCL M2-59 a Cosenza nel '74 - Foto © Werner Hardmeier da http://www.drehscheibe-online.de/

FCL M2DE-59 a Cosenza nel ’74 – Foto © Werner Hardmeier da http://www.drehscheibe-online.de/

Si trattava di 10 unità con la caratteristica cassa nervata e saldata in acciaio inossidabile.  Furono immatricolate come M2.51-60 e consegnate il 21 aprile 1937. Erano divise in due sezioni: prima e terza classe, che disponevano rispettivamente di 8 e 36 posti. Vennero assegnate alle direzioni di Catanzaro (unità 51-52 e 59-60) e di Bari (unità 53..58). Le automotrici erano diesel-elettriche: 2 motori diesel OM/Saurer agivano su generatori a corrente continua, la quale azionava motori elettrici di trazione sulle ruote; il rodiggio era 1A  A1. Era possibilie recuperare energia anche tramite la frenatura elettrica. Le macchine spuntavano velocità discrete anche in salite che potevano arrivare fino al 60 per mille. La velocità massima era di 80km/h anche se venne limitata a 70km/h per problemi di armamento e tortuosità delle linee percorse. Lunghe 16300 mm fuori respingenti, avevano interasse di 9680 mm. I carrelli erano di tipo Görlitz, ed erano incernierati in maniera asimmetrica, con il perno a 800 mm dall’asse interno e a 1300 mm da quello esterno.

Le domensioni relative della M1c e della M5 sono evidenti in questa foto di N.Molino, da Mondo Ferroviario 108

Le dimensioni relative della M1c e della M2DE sono evidenti in questa foto di N.Molino, da Mondo Ferroviario 108

Portavano con sé un’immagine di modernità e progresso, tanto che vennero usate per i manifesti pubblicitari degli accumulatori Heisemberger di cui erano dotate.

Manifesto pubblicitario degli Accumulatori Heisemberger - Opera di C. ANDREONI;

Manifesto pubblicitario degli Accumulatori Heisemberger – Opera di C. ANDREONI;

Durante la guerra (1943) fu demolita l’unità 58 dopo l’incendio appiccatole dalle truppe tedesche in ritirata.

A partire dal 1950 i motori OM vennero sostituiti con i Breda AEC tipo D.24 di uguale potenza. Nello stesso periodo la trasmissione fu modificata da elettrica a meccanica, e le macchine vennero dotate di un cambio a 5 marce. Nel 1964 venne modificato l’impianto di frenatura e nel 1970 venne soppressa la parete divisoria fra 1^ e 3^ classe, con la creazione di un ambiente unico per la sola 2^ classe.

Con l’arrivo di rotabili più moderni, le M2 vennero accantonate a partire negli degli anni settanta. La 53 e la 56 furono demolite nel ’73.

Werner Hardmeier ha documentato anche le M2 serie 50. La 51, 52 e 60 erano (nel ’74) accantonate in pessimo stato a Pedace.

FCL M2-51-52-60 - Foto © Werner Hardmeier da http://www.drehscheibe-online.de/

FCL M2DE -51-52-60 – Foto © Werner Hardmeier da http://www.drehscheibe-online.de/

Un poco meglio sembrava stare, sempre nello stesso anno, la M2-59 a Cosenza. Fu infatti conservata in discrete condizioni fino al 1999, quando venne improvvidamente demolita.

Altra vista della FCL M2-59 a Cosenza nel '74 - Foto © Werner Hardmeier da

Altra vista della FCL M2DE 59 a Cosenza nel ’74 – Foto © Werner Hardmeier

Nel '78 la 50 aveva cambiato tronchino... Foto © Werner Hardmeier da

Nel ’78 la 59 aveva cambiato tronchino… Foto © Werner Hardmeier da http://www.drehscheibe.de

Due M2 (la 55 e la 57) furono trasferite nel 1983 alla ferrovia Selva di Paliano, nei pressi di Fiuggi: un circuito di oltre 4 km a scartamento 950mm, raggio minimo 80m, armato con binari provenienti dalla centrale Umbra e dalla FCL. Avrebbe dovuto diventare un bellissimo museo all’aria aperta: era dotato di una stazione con deposito e una d’incrocio a metà percorso. Tra i rotabili,  oltre alle M2, c’erano le M1c 88 e 90 di cui abbiamo parlato sopra, la SLM 14 della Sardegna con una carrozza storica, un paio di vaporiere della FCL, alcuni vagoni merci della Spoleto Norcia… Un elenco dei rotabili presenti si trova su www.forum-duegieditrice.com.

La M2 a Paliano. Foto © Stefano Paolini da photorail.com

La M2DE55 a Paliano nel 2004. Foto © Stefano Paolini da photorail.com

Purtroppo il tracollo economico del defunto principe Ruffo di Calabria mise fine al bel sogno. Varie foto delle M2 a Paliano si trovano sul forum di trainsimitalia. Sono sconsigliate a persone impressionabili 🙂 , ma vi é ben documentato l’allestimento interno del vano di seconda classe .

La M2.54 riacquisita negli anni ’80 dalla Piaggio che l’aveva costruita è stata ben restaurata ed esposta nel piazzale antistante il Museo Piaggio Giovanni Alberto Agnelli di Pontedera.

La M2 presso il Museo Piaggio. Foto © da albegor.smugmug.com/Vespatour2006

La M2 presso il Museo Piaggio. Foto © da albegor.smugmug.com/Vespatour2006

Targa identificativa della M2 DE 55, con caratteri metallici in rilievo - dettaglio da una foto di ShayParkman, da www.trainsimitalia.net

Targa identificativa della M2 DE 55, con caratteri metallici in rilievo – dettaglio da una foto di ShayParkman, da http://www.trainsimitalia.net

Le informazioni qui presentate derivano da varie sorgenti in rete, e da un articolo del 1995 di Nino Molino apparso su Mondo Ferroviario n. 108, procuratomi da Giacomo Spinelli, che ringrazio.

In Scala N

Emmine in scala 1:160 sono state prodotte nel 2011 da “Red Model” (Domenico Bochicchio). Erano  presenti a Verona al Model Expo, presso lo stand ASN. Essendo a scartamento ridotto, sono state prodotte in Nm (binario da 6 mm, quello della scala Z).  Non si tratta però delle Inox.

Emmine presso lo stand ASN a Verona 2011

Emmine presso lo stand ASN a Verona 2011

Paolo Pacini le ha rimotorizzate per farle girare sui binari standard (9mm). Se ne parla in una thread sul forum ASN.

Varie viste delle Emmine sul plastico di Paolo Pacini (foto sue)

Varie viste delle Emmine sul plastico di Paolo Pacini (foto sue)

Recentemente sono apparse su shapeways le bellissime Emmine (sia Inox che non) in stampa 3D realizzate da Gianfranco Visentin.

Emmina M2 DE in scala N

Emmina M2 DE in scala N

La M1c è stata anche “animata” modificando opportunamente uno chassis motorizzato Kato adattandolo allo scartamento da 6 mm (binari in scala Z, o Nm).

Emmina M1c Inox in scala N

Emmina M1c Inox in scala N motorizzata

Per le altre si potrebbe seguire la stessa strada. Una possibile alternativa sarebbe di usare i telai degli Schienenbus Märklin in scala Z, non fosse che sono costosissimi!

Emmina M1c07 Carminati e Toselli

FCL M2 serie 120



In questa serie:
1) Gli streamliners americani
2) Gli streamliners italiani. Parte 1: Le carrozze Inox FS
3) Gli streamliners italiani. Parte 2: I Tolloni FNM
4) Gli streamliners italiani. Parte 3: Le Emmine Inox FCL (questo articolo)
5) Gli streamliners italiani. Parte 4: I binati FCV – LFI 
6) Gli streamliners italiani. Parte 5: Le ALe 056 (SATTI/GTT, LFI/TFT, FAS)
7) Gli streamliners italiani. Parte 6: Hüttenfiltzer (SATTI D.51)
8) Gli streamliners italiani. Parte 7: Altre carrozze in acciaio Inox 
9) Gli streamliners italiani. Parte 8: SNFT An 70.231 Faruk (non ancora pubblicato)


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