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Archive for the ‘Infrastruttura ferroviaria’ Category

Pubblicato il 6 giugno 2020

Abbiamo di recente esaminato le geometria dell’armamento in scala N di Arnold, Minitrix e Roco – quest’ultimo ora commercializzato da Fleischmann come serie di binari senza massicciata. L’offerta originale di Fleischmann, quella dei binari con massicciata tuttora presenti a catalogo, è oggetto di questa nota.

Si tratta di una proposta apparentemente molto semplice e razionale. Già una rapida occhiata all’esempio che da anni viene mostrato sui cataloghi fa cogliere al volo la razionalità cartesiana del disegno.

L’eleganza modulare delle geometria Fleischmann

Ma entriamo nei dettagli.

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Pubblicato il 16 maggio 2020

Già nel 1959 l’azienda tedesca Trix fornisce modelli in scala 1:180 non motorizzati (Schiebetrix: “schieben” significa “spingere”), ma senza un corrispondente sistema di binari. Nel 1964, seconda dopo Arnold e a pari merito con Piko, inizia a produrre trenini elettrici in scala N. Il sistema di binari offerto all’epoca non ha tante pretese ma ha già una sua articolazione interessante: comprende due raggi di curvatura, due scambi basati sul raggio R1 con angolo di 24º e interasse di 33,6 mm.

Aggiungendo una curva di 6º e compensando con una controcurva R1 di 30º si ha un interasse di 52,1 mm, utile per realizzare la banchina di una stazione.

SIstema di binari Minitrix originale, dal catalogo Minitrix del 1967.

Il sistema esordisce quindi in modo semplice e razionale.

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Pubblicato il 2 maggio 2020, ultima modifica 15 maggio 2020

Abbiamo di recente visto come la geometria Roco fosse “pasticciata”, con una molteplicità di lunghezze non facilmente rapportabili tra loro. Ora esaminiamo un caso che possiamo definire opposto: una geometria razionale e semplice, basata su pochi elementi e ben fondata: quella di Arnold.

Ne seguiamo la storia, fino alla relativamente recente uscita di produzione dei binari Arnold, avvenuta  quando l’attuale proprietario Hornby ha deciso di concentrarsi solo sui rotabili. E’ una storia che risale agli albori della scala N, con i primi cataloghi Arnold che già contengono i necessari elementi di base.

Binari Arnold, dal catalogo 1963/64

Troviamo lo scambio con deviata a 15º, un binario diritto di uguale lunghezza (111 mm), uno lungo il doppio (222 mm) e uno da 57,5 mm. Può sembrare un numero strano, ma se lo moltiplichiamo per il coseno di 15º otteniamo 55,5, che è la metà di 111. Questo significa che se il binario è inclinato di 15º, la sua proiezione sull’asse orizzontale è pari a metà dell’elemento base, il che ci permette di fare costruzioni nelle quali due binari paralleli connessi tra loro sono perfettamente allineati.

Arnold, Semplice combinazione con gli elementi base originali.

Il “mezzo binario”, cioè quello da 55,5 mm, non c’è: non apparirà mai a catalogo, nemmeno in futuro. Strano, perché sarebbe davvero utile in alcuni casi.

Altra combinazione di binari Arnold (qui il “mezzo binario” sarebbe comodo…)

Gli altri elementi presenti a catalogo sono curve di vario tipo. Vi sono quelle denominate “Normalkreis“(cerchio normale) di diametro 384 mm (quello che poi diverrà noto come “Raggio R1”) in elementi da 15º (ventiquattresimi di cerchio), 45º (ottavi di cerchio) e 90º (quarti di cerchio). A differenza di quel che faranno poi gli altri costruttori, notiamo che Arnold parla (nei suoi primi cataloghi) di diametri invece che di raggi: in fondo ha un senso, perché il diametro fornisce una immediata indicazione della dimensione del plastico minimo.

Oltre ai “Normalkreis” troviamo i “Parallelkreis“(cerchio parallelo) di diametro 444 mm (il futuro R2) per fare il doppio binario, inizialmente prodotto solo come ampie curve da 45º. Infine, c’era lo “Spezialkreis“(cerchio speciale) di diametro dichiarato pari a 784 mm e da 15º, che serviva per compensare lo scambio.

Arnold, Combinazione degli elementi base originali, con curva “Spezialkreis” (in rosso)

Nei cataloghi dell’epoca vi era un errore: d=784 mm significa r=392 mm, e se questo fosse il raggio usato per la deviata dello scambio, la lunghezza del ramo di corretto tracciato (ottenibile come r sin 15º, ripetendo i ragionamenti già fatti nel caso della geometria Roco) dovrebbe essere di 101 mm, e non di 111…

Per ottenere 111 mm il raggio della curva dovrebbe essere di 430 mm. Ma aspettiamo un poco e vedremo: la storia ci darà ragione…

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Pubblicato il 7 marzo 2020, ultima modifica 19 marzo 2020

Intermodalità è un concetto chiave per la modernizzazione del trasporto merci. Il caso più eclatante è quello dei containers, che possono essere caricati su navi, treni e camion per trasportare merci dall’origine alla destinazione. Nel caso del trasporto aereo abbiamo invece containers specializzati, ma almeno uno di questi (M6: venti piedi, o 6 metri circa) è usato anche in ambito stradale e ferroviario.

Spesso però parlando di intermodalità la prima cosa che viene in mente è il trasporto di autotreni carichi sui carri (ad esempio i Saadkms) come nella RoLa – Rollende Bahn tedesca.

Carro Saadkms – Foto © Mauro Rastello da Trenomania

Meno immediato è pensare al trasporto stradale di carri merci: ci questi ci siamo già occupati altrove (nota sui Culemayer).

Culemayer tra Milano e Limbiate, data imprecisata., probabilmente negli anni ’80. Marco Moerland da Flickr

Ancor meno intuitivo è il caso di rotabili ferroviari che trasportano rotabili ferroviari: ma proprio di questi discutiamo questa volta.

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Pubblicato il 29 febbraio 2020

Per realizzare automatismi su un plastico ferroviario occorre rilevare la posizione dei rotabili. Potremo allora prevedere degli effetti legati al transito di un treno, come ad esempio abbassare le sbarre, far scattare un segnale o commutare uno scambio, rallentare o fermare il treno stesso o farne partire un altro.

La rilevazione di posizione è basata su sensori, che possono essere di varia natura: meccanici, ottici, magnetici. Qui ci concentriamo su quelli magnetici:  i reed (piuttosto diffusi in ambito ferromodellistico) e quelli ad effetto Hall (usatissimi i molti contesti, che vanno dal controllo di chiusura delle finestre al blocco del portello della lavatrice).

Cerchiamo di esaminarli entrambi, e di confrontarli tra loro.

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Pubblicato il 1 febbraio 2020

Abbiamo di recente discusso degli incroci (intersezioni), ed abbiamo sostenuto che nelle ferrovie reali la loro presenza sia piuttosto limita. Abbiamo visto che c’è pero una configurazione nella quale l’incrocio è immancabile: il cosiddetto “scissors crossover” (incrocio a forbice, detto anche “scissors crossing“, “double crossover” o “overlapping crossover with diamond crossing“).

Scissor crossover alla stazione di Madrid Atocha

Si tratta di una conformazione di binari che, date due linee parallele, permette di passare dall’una all’altra e viceversa.

Anmazione che mostra uno scissors crossing, tratta da https://dccwiki.com/

 

Scissor crossover in costruzione in Austria nel 1926 – da http://www.voestalpine.com/

Spesso al posto di uno o più scambi semplici si trovano degli scambi inglesi: questi possono anche diventare parte di una “forbice”. La seguente immagine mostra una interessante configurazione dove si contano ben nove scissors crossings (tutti con scambi inglesi), ed un singolo incrocio non riconducibile a tale configurazione (in altro a destra). Vista la presenza di un TGV supponiamo che sia in Francia, anche se quei convogli viaggiano un po’ in tutta l’Europa occidentale.

Sequenza di scambi inglesi e scissors crossovers – da Pinterest.

La stessa funzionalità della “forbice”si può ottenere con il “cappello del prete”(cosi chiamato per la forma che l’insieme dei quattro scambi assume, che richiama appunto i copricapi usati dai sacerdoti nel secolo scorso – ricordate don Camillo ad esempio?), ma la configurazione a forbice riesce ad offrirla riducendo lo spazio necessario di circa il 50%.

Cappello del prete (in alto) confrontato con lo scissors crossing.

Don Camillo con il "cappello del prete", da wikimedia

Don Camillo con il “cappello del prete”, da wikimedia

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Pubblicato il 18 gennaio 2020

Quelli che di solito sono chiamati “incroci” andrebbero più correttamente detti “intersezioni”. Si hanno quando due binari si incrociano a raso senza possibilità di cambiare binario di percorrenza. Tutti i sistemi commerciali di binari modellistici ne presentano almeno uno, ma spesso anche più, a diversi angoli di incrocio (tipicamente 15º, 30º e 90º). Nei plastici sono spesso presenti, specie quando due linee con correnti diverse si incontrano. Nella realtà sono invece molto più rari: fateci caso! Al vero, infatti, quando due binari si incrociano, lo fanno nella gran maggioranza dei casi con uno scambio inglese che permette di cambiare linea.

Incroci e doppi scambi inglesi, Foto © SBB

Anche nell’immagine sopra, gli incroci “semplici” che si vedono sono riconducibili ad una “forbice”: tipica configurazione applicata a due binari paralleli che permette, in uno spazio limitato, di spostarsi da sinistra a destra o viceversa.

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Pubblicato il 28 settembre 2019, ultima modifica 11 dicembre 2019

Fleischmann fu, se non andiamo errati, il primo produttore a introdurre la commercializzazione di “Scambi pensanti” (denkende Weichen in tedesco). Si tratta di una tecnica intesa a semplificare il cablaggio elettrico di un plastico, nata nell’epoca del comando analogico.

Ne parliamo qui, dopo una breve introduzione per ricordare la terminologia in uso per identificare le parti dei deviatoi (volgarmente noti come scambi).

Nomenclatura delle parti dello scambio

Lo scambio è una biforcazione di percorso, con una linea denominata “Corretto tracciato” e l’altra detta “Deviata“.  Il punto di intersezione dove le due rotaie interne dei due cammini si incontrano è denominata “cuore” (ma in inglese si chiama invece “frog“, ovvero “rana“, per via della forma triangolare).

Cuore o rana? Elaborazione di una foto tratta dal blog Ago e Contrago

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Pubblicato il 10 agosto 2019

Nel secolo scorso, le compagnie ferroviarie italiane possedevano sia l’infrastruttura (binari, rete elettrica di alimentazione, sistemi di segnalazione,  edifici ferroviari…) che i rotabili. Questo faceva sì che si creassero delle situazioni di monopolio, nelle quali il proprietario poteva fare il bello e il cattivo tempo.

Infrastruttura ferroviaria Foto © SBB

In passato altrove era stato anche peggio: negli Stati Uniti agli albori dell’epopea ferroviaria ad esempio le compagnie si sceglievano anche lo scartamento, a volte apposta per impedire l’interoperabilità. Intervenne lo stato federale, imponendo uno scartamento unificato, che permise di costruire una rete nazionale, e diede la possibilità per una compagnia ferroviaria di operare anche sui binari di un’altra.

Le direttive europee hanno imposto lo scorporo dei due “asset”: la proprietà dell’infrastruttura da un lato, e quella dei treni dall’altro. Così nel 2000 le FS si sono scisse in diverse compagnie: RFI (Rete Ferroviaria Italiana) che possiede l’infrastruttura e Trenitalia S.p.A. che possiede i treni ex FS. Proprio questo ha permesso, ad esempio, la nascita di NTV (Nuovo Trasporto Viaggiatori), nota per gli Italo, ma anche una serie di compagnie ferroviari minori delle quali parleremo presto.

NTV Italo

E’ meno evidente che RFI non è l’unico gestore di infrastrutture ferroviarie: ci sono anche tutte quelle che un tempo erano chiamate le Ferrovie in Concessione: compagnie ferroviarie minori, di carattere locale. Oggi ci occupiamo proprio di queste.

RFI, con i suoi 16751 km di rete, è di gran lunga il maggior operatore nazionale, ma non è l’unico gestore di infrastruttura nell’ambito della holding Ferrovie dello Stato S.p.A., che dal 2016 possiede anche Ferrovie del Sud Est, gestore di 474 km ferrovia nella Puglia meridionale (province di Bari, Lecce, Brindisi e Taranto).

Due ferrovie fanno capo direttamente allo stato, e precisamente al Ministero delle Infrastrutture e dei trasporti: la siciliana Ferrovia Circumetnea (111 km) e le FAL-Ferrovia Appulo Lucane (184 km): entrambe sono a scartamento ridotto.

Nove sono quelle che appartengono a una Regione:

Sigla Nome km Note
ARST Azienda Regionale Sarda Trasporti 606 169 km per le linee di trasporto pubblico e 438 km per il servizio turistico Trenino Verde
FER Ferrovie Emilia Romagna 349 Ha assorbito:

  • Ferrovie Padane
  • Ferrovia Suzzara-Ferrara
  • Ferrovia Bologna-Portomaggiore
  • Ferrovia Parma-Suzzara
  • Ferrovia Bologna-Vignola
  • ACT (Reggio Emilia)
  • ATCM (Modena)
FerrovieNord 319 Gruppo FNM, Lombardia

Ha unificato:

  • Ferrovie Nord Milano
  • SNFT Brescia
EAV Ente Autonomo Volturno 277,85 Campania:

  • Ferrovie Cumana,
  • Circumflegrea,
  • Circumvesuviana,
  • Benevento-Cancello
  • Alifana
FAS Ferrovia Adriatico Sangritana 186 Abruzzo
Umbria TPL e Mobilità 157 Ferrovia Centrale Umbra
Ferrovie della Calabria 83,4 Rete a scartamento ridotto della Calabria
Sistemi Territoriali 57 Veneto:

Ferrovia Adria-Mestre

FUC Ferrovia Udine-Cividale 15 Friuli Venezia Giulia

Due sono di proprietà di Province a statuto speciale

Sigla Nome km Note
STA Strutture Trasporto Alto Adige 64,64
  • Ferrovia del Renon (scartamento ridotto)
  • Ferrovia della Val Venosta
TT Trentino Trasporti 66 Ferrovia Elettrica Trento-Malė-Marilleva, scartamento ridotto

Tre appartengono a dei Comuni

Sigla Nome km Note
ATAC ATAC-Roma 139
Ferrovie:
  • Roma-Viterbo
  • Roma-Ostia
  • Roma-Giardinetti
GTT Gruppo Torinese Trasporti 116,5

Ferrovia Canavesana  Ferrovia Torino-Ceres

AMT Azienda Mobilità  e Trasporti di Genova 25,4

Ferrovie Genova-Caselle e Principe-Granarolo

Le restanti quatto sono a capitale privato o misto

Sigla Nome km Note
Ferrovie del Gargano 97
Ferrovie Garganica e Foggia-Lucera
Ferrotramviaria  87 Ferrovie Bari-Barletta e Bari-San Paolo
TFT Rete Ferroviaria Italiana 84

Ferrovie Arezzo-Stia e Arezzo-Sinalunga

SSIF

Società Subalpina Imprese Ferroviarie

52,183 Domodossola-Locarno

In totale fanno 3077 km di ferrovia: una porzione non trascurabile dei circa 20.000 km totali, pari al 15,5%.

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Pubblicato il 20 aprile 2019

Lindau è una graziosa cittadina tedesca su un isola sul lato nord del lago di Costanza (Bodensee).

Lindau vista dall’aereo, foto di Christian Henning da wikipedia

E’ interessante da un punto di vista ferroviario perché la parte occidentale dell’isola è occupata dalla stazione ferroviaria che confina a sud con il porto, dove in passato venivano imbarcati carri ferroviari su dei ferry boat.

Ferry Boat con cari merce a bordo al porto di Lindau, da una cartolina postale di Stephan Beständig, tratta da bahnhof-lindau.de

La vista dall’alto degli anni 30 è deliziosamente ferromodellistica, e pare quasi un diorama

Vista aerea della stazione e del porto di Lindau nel 1930. Si può norate il ferry in fase di carico/scarico. Da bahnhof-lindau.de

Avendone scoperto per caso queste caratteristiche, abbiamo deciso di saperne qualcosa in più, e lo raccontiamo nel seguito.
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