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Archive for the ‘Curiosità’ Category

Pubblicato il 30 dicembre 2017

Contenti di quanto trovato sotto l’albero? Facciamo un salto indietro di cinquantasette anni, e vediamo cosa trovò qualche fortunato bimbo dell’epoca.

Ogni tanto ci divertiamo a fare un po’ di archeologia ferromodellistica, e così oggi ripercorriamo un particolare della paleostoria della scala N.

L’immagine della copertina della rivista Miniaturbahnen del novembre ’60 é ben nota, ed é una pietra miliare, in quanto segna il preannuncio della scala 1:160. Si trattava della “Arnold Rapido 200”, che ancora non era proprio la vera scala N: aveva uno scartamento da 8 mm invece che da 9 mm, e la scala dichiarata era 1:200, ma era il seme dal quale, meno di due anni dopo, sarebbero arrivati gli Arnold Rapido “Neun”, nove millimiteri.

Il prim plastico Arnold, su una copertina di MiBa (Miniaturbahnen) del 1960

Il primo plastico Arnold, su una copertina di MiBa (Miniaturbahnen) del 1960

Quel vecchio plastichetto, archetipo di quelli che lo avrebbero seguito, era indubbiamente affascinante. Ebbe vita breve, poiché fu commercializzato solo per un anno e mezzo, fino al cambio di scartamento, ma fu in grado di dare un’impronta al futuro che lo avrebbe seguito.
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Pubblicato il 16 dicembre 2017

Mio padre (classe ’24, autore del Plastico di Querceto e Pian Ginestra) mi raccontava della “stazione in galleria”. Era nella “Grande Galleria dell’Appennino” tra Bologna e Firenze, inaugurata quando lui aveva più o meno la mia età di allora: dieci anni. Così quando passavo nel lunghissimo tunnel tra Bologna e Firenze stavo per lunghi minuti incollato al finestrino, con gli occhi fissi nel buio, ipnotizzato dallo zig-zag delle strisce bianche che salgono e scendono sulla fiancata della galleria, attendendo il breve attimo in cui il tunnel si sarebbe illuminato, mostrando i marciapiedi della “Stazione in Galleria”. Poi si ripiombava nel buio, ma io, la mitica stazione, l’avevo vista!

Un ETR.200 transita in stazione, nella Grande Galleria dell’Appennino

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Pubblicato il 25 novembre 2017

Questa volta ci occupiamo di un rotabile davvero curioso. Era immatricolato presso le DB come carro Sgmss 700 (ex Sggoorrss 700), ed il suo aspetto è davvero singolare.

Cargo Sprinter DB Sgmss 700 nel 1997. Foto © Hans Ulrich Diener, da http://dybas.de/

Cargo Sprinter DB Sgmss 700 nel 1998
. Foto © Hans Ulrich Diener, da http://dybas.de/ Foto: 7.11.2003, Anselm F. Daniel

Cargo Sprinter DB Sgmss 700 nel 1997. Foto © Hans Ulrich Diener, da http://dybas.de/

Lo si direbbe un carro merci… semipilota! Vediamo di scoprirne qualcosa in più.
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Pubblicato il 7 ottobre 2017

Del plastico che riproduce Stoccarda (la stazione principale e i suoi dintorni, ed alcune stazioni secondarie) abbiamo parlato per la prima volta nel lontano 2009, alle origini di questo blog. Segnalammo l’esistenza di un incredibile, gigantesco plastico che si trovava in uno scantinato di Stoccarda, opera di una singola persona. L’avevamo scoperto per caso nel magico mondo di Internet.

Scalo di Stoccarda in scala N, con un impressionante il numero di binari e di convogli. Immagine da http://www.stellwerk-s.de/

Aveva iniziato a costruirlo nel 1978, e vi aveva lavorato per tutta la vita. Essendo un plastico privato, era difficilissimo poter visitare quest’opera che rasentava la follia.

Aggiornammo la nota nel 2015, quando casualmente venimmo a sapere che l’autore e proprietario di questo megaimpianto, Wolfgang Frey, era prematuramente scomparso nel 2012: contestualmente avevamo trovato altre immagini, ed anche dei filmati. La nota è raggiungibile qui.

Ci chiedemmo che ne sarebbe stato del plastico e del parco rotabili: lo immaginavamo smontato e venduto a lotti su ebay. Invece…
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Pubblicato il 29 luglio 2017, ultimo aggiornamento 11 agosto 2017 

Qualche tempo fa su Brescia Today è apparsa una immagine quasi inquietante: una sbuffante Gr.625 sembra inseguire minacciosamente una piccola draisina.

La 625 insegue la draisina… (da Brescia Today)

Non c’è dramma però: la piccola FIAT è usata per trainare un carrellino sul quale siede un cineoperatore che riprende l’avanzare della vaporiera.

Il cineoperatore al lavoro, foto © Marco Rossi da Il Portale dei Treni (ipdt.it).

Si stava realizzando un cortometraggio di Pupi Avati: “Un viaggio di 100 anni“, commissionato dalla RAI al famoso regista in occasione di EXPO 2015. E’ solo uno degli svariati lavori affidati a queste simpatiche macchinette, delle quali ci occupiamo oggi.

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Pubblicato il 1 luglio 2017

Abbiamo chiuso il racconto del percorso del Gottardo facendo l’elogio dello Slow Train. Non siamo stati originali: i giapponesi, precursori dell’alta velocità di massa con lo Shinkansen, ne hanno già declinato il concetto nel  Train Suite Shiki-shima (四季島 , Toran Suiito Shikishima)  che ha preso servizio nel maggio 2017. Si tratta di un singolo convoglio di extra lusso per servizi-crociera della East Japan Railway Company (JR East) che scarrozza lentamente facoltosi passeggeri tra le meraviglie del paese del fior di loto. Si ispira implicitamente alla tradizione dei treni di lusso come da noi il Venice Simplon Orient Express, ma declina il concetto in una offerta turistica più completa: una specie di crociera sui binari.

Lo Shiki-shima in viaggio, da cnn.com

Non è l’unico caso di convoglio di lusso in Giappone, dove dal 2013 corre il  “Seven Stars” della, Kyushu Railway con piano bar e suites di lusso, e da quest’anno (2017) dovrebbe avviarsi anche il “Twilight Express Mizukaze” della West Japan Railway: nessuno dei due però si avvicina all’eleganza di design dello Shiki-shima. Il curatissimo treno é stato progettato da Ken Kiyoyuki Okuyama, già senior designer per Porsche e design director di Pininfarina. Nonostante l’aspetto ne faccia intuire prestazioni velocistiche, la sua velocità massima è limitata a 110 Km/h: non serve correre, il tempo a bordo va fatto scorrere con lussuosa lentezza.

Carrozza di testa dello Shika-shima (Foto © East Japan Railway Company)

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Pubblicato il 3 giugno 2017, ultima modifica 6 giugno 2017

“Pendolino” è un nome noto a tutti i trenofili italiani: è un importante tassello della lunga storia italiana dell’alta velocità. Non tutti però ne conoscono i suoi albori, che ebbero origine con gli esperimenti fatti da FIAT facendo percorrere al suo prototipo Y 0160 oltre cinquantamila chilometri. Raccontiamo qui come andò.

FIAT Y 0160 in una corsa di prova – Foto FIAT

L’idea alla base del Pendolino era di non creare linee speciali, ma di innalzare la velocità su quelle (spesso tortuose) esistenti. Semplificando un po’, diciamo che tecnicamente non sarebbe stato impossibile far viaggiare i treni a velocità maggiore su certi percorsi ma… il problema era di evitare il mal di mare ai passeggeri! L’idea fu di inclinare la cassa dei rotabili più di quanto già non facesse l’assetto delle rotaie in curva, cosicché la forza centrifuga fosse almeno in parte “scaricata” sulla verticale del corpo dei passeggeri, diminuendo l’effetto laterale sui labirinti degli stessi, e quindi riducendo quel disagio che provoca il “mal di mare” e il “mal d’auto”.
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Pubblicato il 28 gennaio 2017, ultima modifica 22 giugno 2017

Pare che ci siamo: il servizio Intercity è arrivato al momento del nuovo rilancio. L’Amministratore Delegato di Trenitalia, Barbara Morgante, ha parlato in conferenza stampa del “nuovo contratto che ridà vita agli Intercity“. Lo si “festeggia”  abbandonando la livrea XMPR e passando ad un nuovo disegno, piuttosto sobrio, che è stato presentato il 19 gennaio 2017.

Convoglio composto da una E.402B nella nuova livrea IC, con due carrozze IC Sun e a seguire IC Notte

Convoglio composto da una E.402B nella nuova livrea IC, con due carrozze IC Sun e a seguire IC Notte

Per vari mesi si erano viste “indiscrezioni” sulla nuova livrea per i treni diurni, ora chiamati Intercity Sun, e quelli notturni (Intercity Notte). Erano state riportate sul blog di tuttotreno a luglio. Ora quella definitiva, che era stata anticipata sullo stesso blog a dicembre (anche per la versione notte), è stata ufficialmente presentata: tetto grigio piuttosto chiaro, fiancate bianche con una riga rossa orizzontale interrotta dai loghi “Trenitalia” e “Intercity SUN”, sottocassa grigio scuro.

La nuova livrea IC Sun, disegno FS

La nuova livrea IC Sun applicata a una ex GC compartimenti, disegno FS

Logo IC Sun

Logo IC Sun

Logo Trenitalia nella nuova livrea

Logo Trenitalia nella nuova livrea

 

Il nuovo vestito ricorda moltissimo le carrozze IC tedesche di qualche anno fa.

La livrea IC delle DB. Foto © Hugh Llewelyn da wikimedia

La livrea IC delle DB. Foto © Hugh Llewelyn da wikimedia

Se ne distacca per le vistose porte rosse che danno una nota che richiama alla mente la Svizzera, i crociati, la Croce Rossa e perfino la vecchia Balena Bianca: la Democrazia Cristiana. Nonostante queste evocazioni, pare non dispiacciano…

Anche le motrici adeguano il loro aspetto – ne discuteremo sotto.
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Pubblicato il 3 settembre 2016

La scrittura di queste note è almeno in parte motivata da vari ricordi più o meno di infanzia a carattere ferroviario. Tra questi c’e n’è uno con una curiosa dinamica: sul ponte che traversa l’Isarco, e che è parte integrante della stazione di Bolzano, si vedeva frequentemente una 245 da manovra andare avanti e dietro con un convoglio merci che si accorciava progressivamente. Quando tornava verso la stazione si poteva sentire il motore andare rapidamente su di giri: accelerava violentemente per poi rallentare, e a questo punto uno o più carri si staccavano dal convoglio e procedevano autonomamente per inerzia, fino a cozzare, a volte piuttosto violentemente, con carri fermi su uno dei”binari di direzione” del fascio merci che si snodava a fianco di quello di corsa con le pensiline.

Dei carri si muovono a gruppi durante una fase di smistamento effettuato a spinta.

Dei carri si muovono a gruppi durante una fase di smistamento, immagine da un filmato Luce

In questi casi si sentiva un gran botto metallico di respingenti che attutivano l’urto. Nella maggior parte dei casi però l’accostamento dei carri avveniva con meno violenza, e meno fragore.

Imparai presto che si chiamava “manovra a spinta”, e che era un modo efficiente per smistare i carri riorganizzando i convogli per prepararli per le nuove destinazioni.

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Pubblicato il 27 agosto 2016, ultima modifica 16 dicembre 2016 

All’Expo di Milano 2015 eravamo riusciti a trovare qualche piccolo spunto di carattere ferroviario. 76 anni prima, all’Expo di New York del 1939, le ferrovie avevano invece avuto un ruolo di primo piano.

Nel parco di Flushing Meadows che ospitava l’Expo (quello dove si trovano i campi da tennis sui quali si giocano gli US Open) vi era un’ampia zona dedicata ai trasporti, al cui interno si trovavano il Railroad Building nel quale si svolgeva anche un’opera teatrale in cinque atti (Railroads on parade) che, di fronte a 3000 spettatori alla volta, celebrava l’epopea delle ferrovie, con musiche di Kurt Weill.

Locandina dello spettacolo teatrale

Locandina dello spettacolo teatrale

Protagonisti a teatro erano proprio i treni, con una mostra di locomotive a vapore che ne ripercorreva l’epopea, a partire dal Tom Thumb, la prima macchina a vapore ad uso ferroviario costruita in USA, fino alle macchine più recenti e prestigiose.

Scena finale di Railroad on Parade, Foto Library of Congress

Scena finale di Railroad on Parade, Foto Library of Congress

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