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Benvenuto su “Scalaenne – NOTE SPARSE” che ha per tema treni e ferrovie, specie italiane, e la loro modellazione in Scala N.

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Modifiche recenti a post preesistenti:

I post su questo blog sono “vivi”, nel senso che vengono costantemente aggiornati qualora ci siano novità di qualche tipo relative ad argomenti già pubblicati. Qui vengono elencate le principali modifiche apportate ad articoli pre-esistenti nell’ultimo periodo:

    • 17 luglio, aggiunta immagine del Binato Breda trainato da una ÖBB 1020
    • 17 luglio, aggiunta immagine di una coppia di E.464 nella nuova livrea DTR
    • 13 luglio, aggiunto riferimento all’incidente di Ferrotramviaria nel Barese (Coradia
Aggiornamenti meno recenti sono listati qui

Pubblicato il 27 agosto 2016

All’Expo di Milano 2015 eravamo riusciti a trovare qualche piccolo spunto di carattere ferroviario. 76 anni prima, all’Expo di New York del 1939, le ferrovie avevano invece avuto un ruolo di primo piano.

Nel parco di Flushing Meadows che ospitava l’Expo (quello dove si trovano i campi da tennis sui quali si giocano gli US Open) vi era un’ampia zona dedicata ai trasporti, al cui interno si trovavano il Railroad Building nel quale si svolgeva anche un’opera teatrale in cinque atti (Railroads on parade) che, di fronte a 3000 spettatori alla volta, celebrava l’epopea delle ferrovie, con musiche di Kurt Weill.

Locandina dello spettacolo teatrale

Locandina dello spettacolo teatrale

Protagonisti a teatro erano proprio i treni, con una mostra di locomotive a vapore che ne ripercorreva l’epopea, a partire dal Tom Thumb, la prima macchina a vapore ad uso ferroviario costruita in USA, fino alle macchine più recenti e prestigiose.

Scena finale di Railroad on Parade, Foto Library of Congress

Scena finale di Railroad on Parade, Foto Library of Congress

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Pubblicato il 20 agosto 2016

Se non ci avesse lasciato 17 anni fa, oggi, 20 agosto 2016, Giovanni Muzio compirebbe 85 anni. Giovanni, celebrato dalla ASN con il premio che porta il suo nome, fu un antesignano per la scala N dell’autocostruzione di modelli funzionanti. Ne abbiamo parlato in una nota dedicata, nella quale abbiamo accennato ai vari esemplari costruiti, e che sostanzialmente coprivano l’intero parco di quella favolosa era delle ferrovie a cavallo tra gli anni ’60 e ’70 nella quale moltissime vaporiere, assieme alle ultime trifase, affiancavano sui binari gli albori dell’alta velocità incarnata da Tartarughe e ALe.601.

Oggi celebriamo il genetliaco di Giovanni pubblicando una serie di immagini delle locomotive a vapore da lui create, gentilmente fotografate su nostra richiesta dal figlio Pino che desideriamo nuovamente ringraziare. Le presentiamo ricordando che sono modelli di un epoca lontana, quando era possibile farsi in casa le decals, non c’era il dremel, le basi su cui lavorare erano i primi modelli industriali in scala N, e nessuno immaginava che un giorno ci sarebbe stata la stampa 3D o il lasercut. Per esempio, la caldaia veniva realizzata con un rocchetto di filo. Dunque non possono presentare l’elevato grado di raffinatezza che nei casi migliori possiamo incontrare oggi, con alcuni modelli che “reggono” l’ingrandimento e che, fotografati, sembrano in H0.

Prima di mostrare le immagini, ricordiamo che la peggior ingiustizia che si possa fare ad un modello in N è fotografarlo in macro: esemplari che sul plastico sono bellissimi, e che si ammirano con piacere in vetrina, possono rivelare difetti piccolissimi che, ingranditi, possono farle sembrare degli sgorbi. Del resto lo raccontava già nel ‘700 Jonathan Swift nei viaggi di Gulliver. Quest’ultimo, nel suo secondo viaggio, quello a Brobdignag (terra dei giganti) era disgustato dalle pur belle “gigantesse” perché viste da vicino, con il suo occhio di essere minuscolo rispetto a loro, ne vedeva tutti i pori e da questi ultimi percepiva  mefitiche esalazioni…

Ricordiamo che tutti i modelli che vedremo sono dinamici, ovvero giravano sul plastico, e che lo fanno tuttora.

Iniziamo con “la Regina”, la Gr.685.

FS Gr.685

FS Gr.685

FS Gr.685

FS Gr.685

FS Gr.685

FS Gr.685

Tra le locomotive più classiche troviamo anche la Gr.640

FS Gr.640

FS Gr.640

FS Gr.640

FS Gr.640

FS Gr.640

FS Gr.640

Il controluce permette di individuare su cosa l’elaborazione si è basata: si intravedono infatti sul tender i caratteri “LMS” che denunciano l’origine inglese del modello di base.

Un’altra macchina assai popolare era “La Signorina”: la Gr.625

FS Gr.625

FS Gr.625

FS Gr.625

FS Gr.625

FS Gr.625

FS Gr.625

Estremamente caratteristiche erano poi le locomotive basate sui preriscaldatori Franco-Crosti. Tra queste c’erano le Gr.623 “Caprotti”.

FS Gr.623 "Caprotti"

FS Gr.623 “Caprotti”

FS Gr.623 "Caprotti"

FS Gr.623 “Caprotti”

FS Gr.623 "Caprotti"

FS Gr.623 “Caprotti”

Altre “Franco-Crosti” illustri furono le 741 e le 743.

FS Gr.741

FS Gr.741

FS Gr.741

FS Gr.741

FS Gr.741

FS Gr.743

FS Gr.743

FS Gr.743

FS Gr.743

FS Gr.743

Non manca la potente e veloce “Pacific”: Gr.691

FS Gr.691

FS Gr.691

FS Gr.691

FS Gr.691

Tra i locotender, troviamo la Gr.880.

FS Gr.880

FS Gr.880

FS Gr.880

FS Gr.880

Per concludere, il locotender più elegante e caratteristico: la FS Gr.940

FS Gr.940

FS Gr.940

FS Gr.940

FS Gr.940

Si tratta di una bellissima parata di modelli, sicuramente invidiata dagli appassionati di modelli italiani in scala N. Ricordiamo infatti che le vaporiere nostrane sono state assi trascurate dal modellismo. Ne vennero realizzate varie da Cantarella, anch’egli prematuramente scomparso (ne parliamo in un’altra nota), ma per il resto vi sono varie “prede di guerra” e qualche prodotto artigianale, generalmente dai costi inarrivabili per il modellista medio. Le abbiamo elencate altrove.

Quindi, ancora oggi distanza di tanti anni, una simile collezione di locomotive a vapore FS è un vanto per pochissimi fortunati: la strada maestra da percorrere rimane quindi quella tracciata molti anni fa da Giovanni. Giuseppe Muzio, oltre a mantenere in vita la preziosa collezione del padre, lungo quella strada cammina, come dimostra una sua opera realizzata con le stesse tecniche paterne: la Gr.746.

FS Gr.746

FS Gr.746

FS Gr.746

FS Gr.746

La Provvida

Pubblicato il 13 agosto 2016

Il Regio Decreto Legge 5 Marzo 1925, n. 342 “Istituzione e gestione del Servizio Rifornimento Viveri a Pagamento al Personale Dipendente dal Ministero aelle Comunicazioni” (Pubblicato Nella Gazzetta Ufficiale N.80 Del 6 Aprile 1925) stabiliva la nascita di un ente che faceva opera di sussistenza alimentare a favore delle numerose famiglie di ferrovieri, nonché dei circoli, dei dopolavori, delle mense e dei dormitori. Inoltre dava  supporto alle famiglia dei reduci e degli orfani di ferrovieri caduti in guerra che venivano assunti per diritto nell’amministrazione.

Qualche anno dopo, il Regio Decreto 4 febbraio 1932, n. 125, assegnò la denominazione «La Provvida» alla gestione stessa.

“La Provvida” era presente con alcuni spacci posti in grandi scali (come ad esempio Milano Porta Romana), ma aveva spacci un po’ in tutte le città principali, non necessariamente nei pressi delle stazioni. A Bolzano per esempio si trovava in via Dalmazia, in un nuovo quartiere popolare, mentre la stazione era nel centro storico.

Per accedere agli spacci occorreva avere un tesserino ministeriale

Tessera de La Provvida (1937)

Tessera de La Provvida (1937)

La vita non era facile, era il periodo delle sanzioni, e di lì a poco sarebbe scoppiata la guerra.  I benefici della Provvida vennero estesi anche ad altri dipendenti statali. Chi ha vissuto quegli anni complicati sicuramente la ricorda.
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Bamboo train

Pubblicato il 6 agosto 2016

Le ferrovie cambogiane… ma esistono davvero?

La tormentata storia cambogiana, passata attraverso la dittatura sanguinosa dei Khmer Kraham di Pol Pot (Khmer rossi) che in soli quattro anni ha sterminato un terzo della popolazione (due milioni di morti), ha tra le altre cose ridotto al lumicino le ferrovie.

Treno in Cambogia negli anni '50. Foto cinnead da wikimedia

Treno in Cambogia negli anni ’50. Foto cinnead da wikimedia

La linea (266 Km) che connette Phnom Penh con il porto di Sihanoukville a sud è stat riaperta al traffico merci solo nel 2013, ed il 16 aprile 2016 è ri-iniziato quello viaggiatori. La linea di 386 Km che connette Phnom Penh a Poipet City sul confine thailandese a nord non è ancora ristrutturata, con lunghe tratte tra la capitale e Battambang City ancora disastrate.

La gente però si è organizzata, e da anni lungo i binari abbandonati corrono dei mezzi minimali autocostruiti: i norry, chiamati anche “Bamboo trains” perché sono sostanzialmente costituiti di un telaio di circa 4 metri per due, poggiato su due piccoli assi e con un tavolato di bamboo. Sono mossi da un motore per piccoli mezzi agricoli collegato ad una cinghia che trasmette il moto ad un solo asse.

Per quanto sia illegale, è pratica comune per chiunque possieda uno di questi mezzi spostarsi sulle rotaie abbandonate, che sono a scartamento metrico. Viste le precarie condizioni delle strade e dei mezzi pubblici in genere, per molti abitanti della vasta campagna cambogiana è il mezzo di trasporto più comodo e veloce. La velocità può arrivare fino a circa 50 km/h. Il sistema frenante è manuale e agisce sulla cinghia di trasmissione.

Bamboo train, foto da www.dailygreen.it

Bamboo train, foto da http://www.dailygreen.it

Non essendo il traffico regolato, come è possibile muoversi sull’unico binario? Che succede quando si incontra un bamboo train preveniente in direzione opposta? Facilissimo: si scarica, con la collaborazione di tutti,  il mezzo meno carico per fare passare l’altro, lo si leva dai binari (letteralmente smontandolo), si fa passare l’altro e si rimonta il tutto.

Smontaggio di un norry. Foto da www.slate.com

Smontaggio di un norry. Foto da http://www.slate.com

Come ciò avvenga può essere visto su un filmato su youtube.

E in scala N? Mah, magari realizzare il modellino non è difficile. Motorizzarlo è un’altra cosa….

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