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Benvenuto su “Scalaenne – NOTE SPARSE” che ha per tema treni e ferrovie, specie italiane, e la loro modellazione in Scala N.

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Modifiche recenti a post preesistenti:

I post su questo blog sono “vivi”, nel senso che vengono costantemente aggiornati qualora ci siano novità di qualche tipo relative ad argomenti già pubblicati. Qui vengono elencate le principali modifiche apportate ad articoli pre-esistenti nell’ultimo periodo:

Aggiornamenti meno recenti sono listati qui
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Pubblicato il 23 settembre 2017

Le Capitole” é uno dei treni che hanno un posto nella storia delle ferrovie, e che di conseguenza è piuttosto famoso. L’appellativo era attribuito ad un treno rapido delle SNCF che a partire dagli anni ’60 collegò le stazioni di Parigi Austerlitz e Tolosa Matabiau effettuando servizio di sola prima classe.

Le Capitole in corsa, da una cartolina

Lo abbiamo citato parlando delle UIC-Y francesi: qui ne approfondiamo storia e dettagli.

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Pubblicato il 9 settembre 2017

Nel 1937 FIAT riprese il progetto 026 del precedente anno (quello della Littorina ALn 56 di cui abbiamo parlato in un’altra nota) e lo rielaborò adattandolo allo scartamento ridotto per generare le automotrici omonime per Società Siciliana di Lavori pubblici esercente la “Ferrovia Circumetnea” (FCE). Fossero state FS, probabilmente avrebbero assunto la sigla di RALn 56, invece le automotrici del progetto FIAT 030 non fecero nella sigla alcuna menzione al fatto che lo scartamento non fosse quello standard, ma ridotto a 950 mm, e furono denominate FCE AL 56.

Due FCE AL 56 davanti al deposito appena entrate in servizio. Foto Centro Storico FIAT

Le rare foto d’epoca sono in bianco e nero, ma la livrea d’origine era assai vivace: rosso amaranto e crema. In anni successivi adotto il “colore delle ferrovie”: castano e isabella, con fascione rosso frontale.

Coppia di AL56, Foto da http://www.forum-duegieditrice.com/

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Doppio scartamento

Pubblicato il 2 settembre 2017

Di scartamento ridotto avevamo parlato molti anni fa in una delle prime note di questo blog. Riprendiamo l’argomento per discutere dei casi in cui scartamento normale e ridotto convivono, condividendo una delle rotaie come ad esempio avviene a nord di Trento dove la Ferrovia Elettrica Trento Malè a scartamento metrico ed il raccordo industriale a scartamento standard per la fabbrica della Whirpool (ora purtroppo chiusa) percorrono assieme una lunga tratta. (Anche di questa avevamo già scritto rievocando un viaggio circolare tra i capoluoghi della regione più a nord d’Italia passando per il passo della Mendola).

Il raccordo di Gardolo, con i binari a scartamento metrico della Trento-Malè e la terza rotaia per lo scartamento standard.

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UIC-Y francesi (SNCF)

Pubblicato il 26 agosto 2017

Le carrozze UIC-Y concepite nel 1957 in Italia da FIAT e adottate dalla UIC come standard con il bollettino 567 del 1961 non ebbero gran fortuna in patria (nemo profeta…), ma furono invece adottate in grande scala dai cugini transalpini, che ne fecero il corpo vetture degli anni ’60, e dalla Germania Est (DDR). L’Italia optò per le UIC-X di concezione tedesco-occidentale, definite nello stesso bollettino, delle quali invece i francesi non ebbero nemmeno un esemplare.

Delle poche UIC-Y italiane abbiamo parlato ampiamente in una nota dedicata: le francesi, pur con alcune differenze, sono assai simili, mentre quelle tedesco-orientali hanno varie differenze, tra cui un imperiale di foggia completamente diversa.

UIC-Y italiana (FIAT) di prima classe in livrea originaria, Dettaglio da Foto © Centro Ricerche Fiat, da http://www.drehscheibe-online.de

UIC-Y A9r francese di prima classe in livrea rossa- Foto © Georges Grenier

UIC-Y della DDR (Germania Est) – Foto da drehscheibe-online.de

Anche varie altre amministrazioni ferroviarie dell’Europa dell’Est adottarono le UIC-Y di costruzione tedesca (solidarietà socialista), mentre in Europa Occidentale l’unico altro caso di presenza di UIC-Y è in Lussemburgo, che aveva un piccolo numero di vetture provenienti dagli stessi lotti dei francesi, ed il Belgio che acquistò 15 carrozze di seconda classe ex SNCF.

Sebbene in queste noti ci interessino prevalentemente le ferrovie italiane, il fatto che Lima produsse varie UIC-Y francesi  in scala N ci motiva ad approfondire il tema.
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Pubblicato il 12 agosto 2017

Al termine della prima guerra mondiale, varie locomotive appartenute all’impero austroungarico e agli stati tedeschi entrarono nel parco FS. In parte vennero usate come parziale pagamento dei danni di guerra (le cosiddette “prede belliche”) ed in parte rimasero come ripartizione esistente nei territori annessi: Trentino, Alto Adige e Venezia Giulia. Ne abbiamo già incontrate diverse in altre note: pur non avendo avuto un ruolo importante nella storia ferroviaria della penisola, sono in genere ben note ai modellisti, poiché le case fermodellistiche del mondo germanico (Arnold, Fleischmann, Minitrix, Roco), avendo a catalogo varie motrici tedesche, con poca spesa riuscivano a realizzare versioni “internazionali” delle prede di guerra adatte ai mercati adiacenti: Italia, Francia, Olanda, Polonia…

Iniziamo ad esaminare le motrici con rodiggio 2C, o 2-3-0: questa volta ci concentriamo sulle P8 prussiane che in Italia divennero le 675.

FS Gr.675.007

FS Gr.675.007

In una prossima nota tratteremo e le non troppo dissimili S10 e S10-2, che dettero origine ai gruppi italiani 676 e 677, e considereremo anche le austriache 32f e 109, che divennero Gr.652 e 653. Ma iniziamo dunque con le più famose: le P8.

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Draisina FIAT

Pubblicato il 29 luglio 2017, ultimo aggiornamento 11 agosto 2017 

Qualche tempo fa su Brescia Today è apparsa una immagine quasi inquietante: una sbuffante Gr.625 sembra inseguire minacciosamente una piccola draisina.

La 625 insegue la draisina… (da Brescia Today)

Non c’è dramma però: la piccola FIAT è usata per trainare un carrellino sul quale siede un cineoperatore che riprende l’avanzare della vaporiera.

Il cineoperatore al lavoro, foto © Marco Rossi da Il Portale dei Treni (ipdt.it).

Si stava realizzando un cortometraggio di Pupi Avati: “Un viaggio di 100 anni“, commissionato dalla RAI al famoso regista in occasione di EXPO 2015. E’ solo uno degli svariati lavori affidati a queste simpatiche macchinette, delle quali ci occupiamo oggi.

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Pubblicato il 15 luglio 2017

Da bambino, la 940 era la mia locomotiva preferita. Era facilmente distinguibile da tutte le altre: era senza tender, ma era assai più grande di tutte le locotender da manovra: dunque formava una sorta di categoria a parte.

FS Gr.940 a Sulmona, foto ©MDS da Trainzitaliafoto.com

FS Gr.940 a Sulmona, foto ©MDS da Trainzitaliafoto.com

940.008, Foto © Daniele Neroni da leferrovie.it

940.008, Foto © Daniele Neroni da leferrovie.it

La sua linea era molto elegante, con le due ampie casse d’acqua laterali la cui inclinazione della parte anteriore conferiva grazia ed equilibrio al disegno complessivo. La ricordiamo oggi in questo articolo nel quale raccontiamo la storia di questa splendida macchina.
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Pubblicato l’8 luglio 2017

Le littorine erano state un gran successo, specie per la sostituzione di treni locali precedentemente condotti (antieconomicamente) a vapore su linee a scarso traffico. Avevano diminuito i costi di esercizio ed aumentato la velocità del servizio, semplificando anche la gestione: una motrice a vapore poteva in genere percorrere solo poco più di 200 km prima di dover rifornirsi di acqua e carbone, mentre le littorine avevano una autonomia quattro volte superiore, ed il rifornimento era più rapido. Inoltre non avevano i lunghi tempi morti di preparazione: una vaporiera prima di potersi avviare doveva entrare in pressione. Il limite delle littorine era nella limitata capacità: una cinquantina di passeggeri. La potenza non era sufficiente per aggiungere delle rimorchiate: per aumentare la capacità occorreva far viaggiare una coppia di littorine assieme. Lo si faceva, ma questo richiedeva una seconda coppia di agenti, con una crescita dei costi di esercizio.

Coppia di ALb64 a Villa Raverio, Immagine da una vecchia cartolina

FIAT aveva affrontato il problema dapprima producendo le littorine lunghe (ALb 80), ma poi si era orientata verso la possibilità di far viaggiare assieme una coppia di littorine senza dover raddoppiare il personale.

Nacque così nel 1937 quella che oggi chiameremmo la “Littorina due punto zero”: la ALn 556.1xxx, progetto FIAT 034.

ALn 556 di produzione FIAT – Foto FS

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Shiki-Shima

Pubblicato il 1 luglio 2017

Abbiamo chiuso il racconto del percorso del Gottardo facendo l’elogio dello Slow Train. Non siamo stati originali: i giapponesi, precursori dell’alta velocità di massa con lo Shinkansen, ne hanno già declinato il concetto nel  Train Suite Shiki-shima (四季島 , Toran Suiito Shikishima)  che ha preso servizio nel maggio 2017. Si tratta di un singolo convoglio di extra lusso per servizi-crociera della East Japan Railway Company (JR East) che scarrozza lentamente facoltosi passeggeri tra le meraviglie del paese del fior di loto. Si ispira implicitamente alla tradizione dei treni di lusso come da noi il Venice Simplon Orient Express, ma declina il concetto in una offerta turistica più completa: una specie di crociera sui binari.

Lo Shiki-shima in viaggio, da cnn.com

Non è l’unico caso di convoglio di lusso in Giappone, dove dal 2013 corre il  “Seven Stars” della, Kyushu Railway con piano bar e suites di lusso, e da quest’anno (2017) dovrebbe avviarsi anche il “Twilight Express Mizukaze” della West Japan Railway: nessuno dei due però si avvicina all’eleganza di design dello Shiki-shima. Il curatissimo treno é stato progettato da Ken Kiyoyuki Okuyama, già senior designer per Porsche e design director di Pininfarina. Nonostante l’aspetto ne faccia intuire prestazioni velocistiche, la sua velocità massima è limitata a 110 Km/h: non serve correre, il tempo a bordo va fatto scorrere con lussuosa lentezza.

Carrozza di testa dello Shika-shima (Foto © East Japan Railway Company)

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Terrazzini siciliani

Pubblicato il 24 giugno 2017

Queste note sono come le ciliegie: una tira l’altra… Nascono seguendo degli spunti che diventano delle storie ad episodi: storie che a volte si intersecano. Così questa nota si trova all’intersezione di due storie che vorremmo raccontare: quella delle affascinanti ferrovie a scartamento ridotto siciliane, e quella delle carrozze a terrazzini.

Come antipasto vediamo una immagine di Bernhard Studer da photorail che mostra, al seguito di una R302, un pezzettino di una carrozza FS a terrazzini: di che si tratta?

R302 a Menfi nel 1976, trainante una vettura a terrazzini. Dettaglio di una immagine di Benhard Studer da photorail

Proveremo a scoprirlo in questa nota.
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