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Benvenuto su “Scalaenne – NOTE SPARSE” che ha per tema treni e ferrovie, specie italiane, e la loro modellazione in Scala N.

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Pubblicato il 22 settembre 2018

Tra le varie versioni di Pendolino che hanno circolato in Italia, una è meno nota delle altre. Pur essendo stretto parente di ETR460/680/485, è di questi assai più corto, essendo composto di tre sole vetture. Ha circolato in Italia tra Venezia e Villa Opicina, pur non appartenendo al parco FS/Trenitalia.

Indovinato di cosa stiamo parlando? E’ lo Slovenske Železnice 310, che tra il 15 Dicembre 2003 e il 31 marzo 2008 effettuò l’EuroCity Casanova tra Ljubljana e Venezia.

Pendolino SŽ 310-002 in “piega” a Dolga-Gora, dettaglio da una Foto © K O da flickr

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Pubblicato il 15 settembre 2018

Nel parco FS sono stati presenti vari gruppi di imponenti locomotive a cinque assi accoppiati: quelli tra 470 e 482, oltre alle locotender 897. Solo alcune di esse (470, 471, 472 e 480) sono di concezione italiana.

Gr.480 al museo di Pietrarsa, Foto © Stefano Paolini da photorail.com

Tutte le altre sono motrici ex austriache o tedesche ottenute a seguito della prima guerra mondiale, sia come riparazione dei danni che come prede di guerra. Ricordiamo che la prima categoria comprende quelle assegnate all’Italia a seguito dei trattati di pace, proprio come contributo a rimborsare il danno subito nel conflitto dal vincitore, mentre la seconda si riferisce alle motrici presenti nel territorio al momento della conquista militare dello stesso.

Tra queste vi è la Südbahn 530, divenuta poi FS 482, della quale parleremo in futuro. Delle FS 473 (G10 Prussiane) abbiamo invece già detto in un’altra nota, nella quale abbiamo anche brevemente raccontato della solitaria FS 474.001 (Sächsische XI HV). Abbiamo dedicato un articolo pure alle locotender 879 “Pierina”.

Le restanti motrici a cinque assi, da 475 a 479, risalgono tutte ad un comune ceppo austriaco: le kkStB 180, e le sue evoluzioni 280, 380 ed 80.

kkStB 280 in testa a un convoglio – da marklinfan

In una nota precedente abbiamo raccontato l’origine e la parte austriaca della storia, in questa vediamo queste stesse motrici sui binari italiani.  Continua a leggere »

Pubblicato l’8 settembre 2018

Tra i tantissimi musei presenti a Berlino, non ce n’è uno ferroviario. Tuttavia l’enorme Deutsches Technikmuseum ha una sezione molto ampia dedicata ai treni, al punto da essere comparabile con i maggiori musei ferroviari continentali. Forse non potrebbe essere altrimenti, visto che lo spazio del Technikmuseum era occupato prima della guerra dalla Anhalter Bahnhof, bombardata durante il secondo conflitto mondiale e definitivamente dismessa nel 1952 (mappe dei binari in varie epoche si trovano su bahnstatistik.de). Lo abbiamo visitato di recente (agosto 2018) e lo raccontiamo qui.

La parte ferroviaria del museo occupa gli spazi delle due grandi rimesse circolari di locomotive (Ringlokschuppen) con le rispettive piattaforme girevoli (Drehscheiben) che facevano parte della stazione.

Vista aerea della Anhalter Bahnhof di Berlino prima della guerra.

Vista aerea della Museo della Tecnica oggi

Si tratta di spazi ragguardevoli, giacché ciascuna rimessa offre spazio per una ventina di binari di ricovero.

Vista della prima rimessa

Vista della seconda rimessa – spunta una carrozza ristorante “Kakadu”

A nord dal museo, una certa distanza e oltre un canale, si trova quel che resta del fabbricato viaggiatori della Anhalter Bahnhof.

Il rudere della Anhalter Bahnhof

Il rudere è conservato in memoria dei circa 15000 ebrei che lì furono caricati su carri merci tra il 1943 e il 1945 per essere inviati ai campi di concentramento nazisti.
Ma torniamo nel museo.
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Pubblicato il 1 settembre 2018

In una nota precedente abbiamo parlato dell’inizio dell’avventura delle nuove motrici della serie E.402, macchine veloci (220 km/h) e potenti (6 MW erogabili per 20 minuti, e 5200 kW di potenza continuativa) con alimentazione classica a 3 kV in continua ma con motori trifase.  Abbiamo raccontato del simulacro E.402.000 e dei cinque prototipi, noti come E.402P ma immatricolati come E.402.001-005. Avevamo visto come a partire dal giugno 1994, e quindi dopo una sperimentazione assai lunga (ben 9 anni dall’arrivo sui binari del simulacro, e quasi 6 dopo l’entrata in funzione del primo prototipo), fossero iniziate le consegne delle macchine di serie E.402.006-045, in genere note come E.402A. In effetti la durata della sperimentazione aveva sollevato non poche polemiche da parte di chi sosteneva che la macchina di serie sarebbe nata già vecchia. Altri pensavano che l’innovazione era talmente grande, che tempi di sperimentazione così lunghi fossero giustificati. Comunque sia, le 40 macchine ordinate vennero consegnate tra il 1994 e il 1996.

E402A a Firenze (lato sinistro) – Foto © Sanmarco Bartolomeo da trenomania

Le prime assegnazioni andarono al deposito di Firenze. Vennero fatte varie prove, incluso avviamento e slittamento sulla linea del Brennero, e poi si iniziò ad usarle affiancandole alle E.444R sulla Direttissima, in testa ad IC impostati a 200 km/h.
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Pubblicato il 25 agosto 2018

Abbiamo già visto come le FS avessero intenzione, negli anni immediatamente precedenti allo sciagurato ingresso in guerra, di replicare in versione elettrificata l’enorme successo ottenuto con le littorine. Ne ricalcarono quindi tutti i tratti fondamentali. La versione diesel o a benzina era eclettica, e andava dal trasporto locale su linee secondarie all’effettuazione di lussuosi rapidi: quella elettrica non sarebbe stata da meno. In particolare, abbiamo visto come tra le diesel vi fosse la ALn 40 del 1936: lussuosa e confortevole automotrice a 40 posti (17 posti in prima classe e 23 in seconda), organizzate su  moduli da sei posti (quattro su un lato e due su quello opposto, con corridoio paracentrale) come ancor oggi nelle prime classi, e con generosa dimensione longitudinale dei moduli (1.700 mm in prima e 1.620 mm in seconda). Tali automotrici erano poi caratterizzate da una zona centrale che ospitava una cucina, con l’idea che il rotabile venisse usato per treni rapidi a lunga percorrenza.

In versione elettrica dunque alle primissime ALe 792/882 di cui abbiamo parlato nella prima nota di questa serie venne affiancata una versione elettrica della ALn40: la ALe 40.200x (successivamente rimarcata come ALe 402.00x)

FS ALe 40.2001, lato corridoio e ritirata – Foto Breda

FS ALe 402.001, lato cucina

Realizzate in due soli esemplari, furono seguite dalle simili ALe 400.
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Pubblicato il 18 agosto 2018

Alcune delle motrici a cinque assi accoppiati del parco FS hanno origine austriaca o tedesca. Furono ottenute a seguito della prima guerra mondiale, sia come riparazione dei danni che come prede di guerra. Tra queste figurano le motrici  che in casa FS furono classificate nei gruppi da 475 a 479, e che risalgono tutte ad un comune ceppo austriaco: le kkStB 180, e le sue evoluzioni 280, 380 ed 80 che abbiamo già incontrato nella nota che trattava della Ferrovia dell’Arlberg.

Un rapido trainato da una 380 nel 1935, foto da ebay

In questa “puntata” raccontiamo l’origine e la parte austriaca della storia di queste macchine, mentre in una prossima ne seguiremo le vicende italiane.  Continua a leggere »

Pubblicato l’11 agosto 2018

Argomento curioso, no? Le stelle sono legate alla navigazione, che c’entrano i treni? Beh, i due temi si incrociano più volte.

1) Dal 1936, la velocità massima delle fu limitata a 105 km/h, a causa dei serpeggiamenti dei due semitelai. Su alcune macchine  vennero allora installati due smorzatori ad attrito che collegavano i semitelai, e la loro velocità massima fu ripristinata a 120 Km/h. Per distinguere rapidamente a quale delle due categorie di velocità la motrice era abilitata, dal 1938 vennero disegnate dalle Officine una o due stelle bianche sul pancone, corrispondenti rispettivamente a 105 km/h e 120 km/h. Questi simboli riecheggiavano quelli apposte in quel periodo sulle carrozze atte ai 120 Km/h: tali carrozze, appartenenti a varie serie (Tipo 1921, T.1931, T.1933, T.1937), erano contrassegnate con una “stella bianca” sui longheroni, e venivano per l’appunto chiamate “Carrozze Stella”.

E.428.096 l’ultima delle 6 unità costruite da FIAT (091-096). Immagine da marklinfan – Foto originale Collezione Nico Molino da Mondo Ferroviario 77

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Pubblicato il 4 agosto 2018

Recentemente si é sviluppata sul forum ASN una discussione riguardante la scelta fatte da Fratix di produrre delle articolate in scala N caratterizzate dal fatto di… non essere articolate, ovvero di avere le due semicasse realizzate in un unico pezzo rigido.

Cassa (rigida) di un caimano, preproduzione Fratix, foto Fraticelli

Ne sono nate obiezioni fortissime “ma come, un articolata che non articola?”, e repliche quasi offese: “ma quando mai si è vista una articolata articolare veramente?”, con tanto di evidenza fotografica.

E.656.607 in curva in spinta, Foto © Alessandro Ruelè da flickr

E.656.607 in curva, Foto © Michele Sacco da flickr

Dopo una prima reazione istintiva, abbiamo pensato di affrontare la questione in modo razionale: facendo due conti. Le risposte ci sembrano piuttosto interessanti, anche se lasciano comunque spazio ad interpretazioni personali. Vediamole.

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Pubblicato il 28 luglio 2018

In una precedente nota abbiamo già discusso delle principali locomotive tedesche con rodiggio 2C che al termine della prima guerra mondiale entrarono nel parco FS come preda di guerra o risarcimento di danni bellici: le P8, divenute da noi Gr.675. Ve ne furono anche altre, di importanza minore, se non altro perché mentre le P8 giunsero in una pattuglia consistente ed omogenea (25 esemplari), le altre giunsero in un totale 29 esemplari, suddivisi però in 4 diversi tipi: sedici SB 32f e tredici SB 109, entrambe dalla Südbahngesellschaft del dissolto impero austroungarico, una S10-1 ed una S10-2, queste ultime entrambe prussiane. Furono inquadrate in 4 diversi gruppi FS: rispettivamente 652, 653, 676 e 677. Di queste locomotive discuteremo in questa nota.

SB 109.13, preservata in Austria. Foto CC Moschitz da wikimedia

Iniziamo dalle prussiane.

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Pubblicato il 21 luglio 2018

Mussolini amava i treni, o almeno pensava che fossero un tassello importante nella modernizzazione del Paese, e che il loro progresso potesse essere anche un veicolo di propaganda interno e all’estero: una sorta di reificazione del “genio italico”. Non era un caso se ogni motrice ed automotrice presentava un fascio sul frontale. In questo scenario, non può sorprendere che il dittatore abbia voluto anche avere un suo convoglio personale per muoversi efficientemente nel Paese.

Tra i treni più in vista vi era l’ETR 200 di nuovissima concezione, e protagonista di performance velocistiche da primato.  Il convoglio privato del duce fu quindi un parente prossimo di quel treno: stessa filante linea aerodinamica, capacità di prestazioni elevate, il tutto coniugato con il comfort adeguato ad un capo di governo. Fu così che nacque l’Automotrice Leggera Salone elettrica: ALSe 10.

ALSe 10 – Foto Centro Storico FIAT

Ce ne occupiamo in questa nota.

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