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Benvenuto su “Scalaenne – NOTE SPARSE” che ha per tema treni e ferrovie, specie italiane, e la loro modellazione in Scala N.

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Pubblicato il 15 maggio 2021

Da un paio di giorni è disponibile sul sito di Locomodels la seconda uscita della serie LocoMake: la E.636.080 nella splendida veste blu e grigia.

In occasione del “lancio” pensiamo sia utile fare un po’ di storia di questa macchina, anche per sapere come ambientarla correttamente nel plastico, e in quali composizioni metterla. E’ una delle due E.636 che vestirono la nobile livrea grigio perla – blu orientale: l’altra è la 117.

Anticipiamo che la si vide in buona parte di Italia: tutte le regioni del Nord, salvo forse il Friuli, e la parte ovest della penisola fino a Benevento: dunque Toscana, Lazio, Campania e probabilmente un po’ di Umbria. Trainò merci e viaggiatori in varie livree. Se poi facessimo finta che fosse una 117, potremmo vederla prima in Sicilia, poi in Lombardia per entrare in parco storico, e da allora la si può incontrare in varie occasioni e in varie combinazioni di rotabili.

Ma vediamone la storia, e le differenze tra le due numerazioni.

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Pubblicato l’8 maggio 2021

Abbiamo di recente visto come alcune concesse del Nord Italia (SNFT, FNM, AST, FP, FSF) abbiano per un periodo usato delle vetture dismesse dalle Ferrovie Federali Svizzere. Un po’ per saperne di più di queste carrozze usate sui binari italiani, un po’ perché le ferrovie elvetiche ci hanno sempre affascinato, eccoci allora a riassumere la storia di quelle che sono solitamente chiamate “Leichtstahlwagen“, ovvero carrozze leggere in acciaio (e non “carrozze in acciaio leggero” come talvolta viene malamente tradotto il termine).

Si tratta di un tipo di vettura innovativa che plasmò l’immagine delle Ferrovie Federali Svizzere (SBB-CFF-FFS) tra il 1935 e gli anni ’90.

Leichtstahlwagen alla stazione di Berna, da wikimedia

Ne vennero costruiti 1163 esemplari.

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Pubblicato il 1 maggio 2021

Precisiamo subito che il titolo di questo post è sbagliato: fatto sta che quasi tutti chiamano Köf queste piccole locomotive, ma che i 213 delle FS non erano dei Köf ma dei (ma non tutti: come vedremo c’era anche dell’altro).

Kö 213.905 a Merano nel luglio 1973, foto © Hans Wiskerke da flick’r

La K iniziale sta per Kleinlokomotive, piccola locomotiva. Si, ma quanto piccola? La prossima immagine rende l’idea…

FS Kö 213 905 a Merano Luglio 1973 – Fotoarchiev © Ben Wiskerke da flickr

La seconda lettera indica il tipo di motore: ö sta per Öl (nafta, e quindi motore Diesel), b per Benzol (benzina). La terza indica la trasmissione:  f indica Flüssigkeitsgetriebe (trasmissione idraulica), e trasmissione elettrica, mentre se la terza lettera è assente si sottintende m, trasmissione meccanica. Ecco il punto: nessuna delle K nel parco FS era a trasmissione idraulica, quindi erano delle e non delle Köf! Per la verità due facevano eccezione, poiché una era una Köe a l’altra una Kbe.

La classificazione era stata introdotta nel 1931 dalla Deutsche Reichsbahn. Ad essa si affiancava una sigla che, in modo analogo, ne specificava la tipologia: B-dm, B-bm, B-de, B-bf… Qui la  B indica il rodiggio (due assi motori), d e b indicano il tipo di motore, diesel o a benzina, e l’ultima lettera indica il tipo di trasmissione: m per meccanica (mechanisch), e per elettrica, f per idraulica.

Ma veniamo alla storia delle Kleinmaschinen giunte in Italia durante la guerra: in una prossima puntata proseguiremo con le molte altre acquistate dopo la dismissione da parte delle DB.

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Pubblicato il 24 aprile 2021

Abbiamo discusso nella prima puntata delle Carrozze svizzere Leichtstahlwagen in Lombardia. Questa volta vediamo carrozze analoghe in uso presso ferrovie concesse emiliane.

FSF Ferrovia Suzzara Ferrara

Nel 1987 la FSF decise di attivare un servizio Sermide-Ferrara per pendolari lavoratori e studenti. Poiché le automotrici non erano in grado di soddisfare tale servizio, si optò per l’impiego delle V.220, che avrebbero trainato delle carrozze. Le motrici erano state acquistate qualche anno prima dalle DB, con l’intento di usarle per il trasporto merci. Erano le 006, 011 e 049, e ne abbiamo parlato in una nota dedicata. Per comporre i treni furono acquisite dalle Ferrovie Federali Svizzere tredici carrozze a carrelli: quanto bastava per due convogli da 6 carrozze, ciascuno trainato da una V.220. La tredicesima vettura fu destinata a divenire donatrice di ricambi.

La SBB B 29-33 009 nel luglio 1988, appena giunta a Ferrara, parcheggiata su un tronchino dal Ln 372.3 “Tobruk” – Dovrebbe trattarsi della carrozza destinata a fornire pezzi di ricambio alle altre- Foto HJ Rohrer da http://www.hrohrer.ch

Erano delle Leichtstahlwagen (Carrozze leggere in acciaio) come quelle acquisite da SNFT e FNM, ma a differenza di quelle, che erano quasi tutte della più recente serie a vestibolo centrale, queste appartenevano tutte alla serie precedente a due vestiboli paracentrali.

Nelle foto di Hansjorg Rohrer si può vedere un convoglio avente in composizione la V220.011 con le carrozze 29-69 n.044, 022, 053, 037, 003 e 018.

Treno locale FSF 3003 Sermide-Ferrara a Felonica Po nel 1988 – Foto HJ Rohrer da http://www.hrohrer.ch

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Pubblicato il 17 aprile 2021

Abbiamo di recente parlato di intersezioni (incroci) ed abbiamo visto come in generale invece che intersezioni semplici si abbiano doppi scambi inglesi, che sono anche detti “scambi intersezione doppi” (in inglese “Double slip crossing“, in tedesco “Doppelkreuzungsweiche“).

Schema di uno Scambio Intersezione Doppio, dagli Appunti del corso di
Progettazione di Sistemi ed Infrastrutture di Trasporto a cura di
Sergio d’Elia. Demetrio Festa, Giuseppe Guido

Come si vede in figura, questi deviatoi hanno 8 aghi la cui posizione determina il percorso.

Con lo scambio inglese è possibile il passaggio da un binario all’altro (è quindi un’intersezione ed anche uno scambio). Ovviamente permette di risparmiare spazio e, quando usati in sequenza, anche di ridurre il numero di “curve” necessarie su un tracciati che si intersecano.

Sequenza di scambi inglesi (e scissors crossovers).

Questa volta entreremo in dettaglio su queste tipologie di deviatoi, e ne vedremo le istanziazioni in scala N, discutendone anche alcuni aspetti elettrici.

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Pubblicato il 10 aprile 2021

Le Leichtstahlwagen (carrozze leggere in acciaio) erano carrozze passeggeri a carrelli delle Ferrovie Federali Svizzere (SBB) note anche per aver fatto servizio nell’Italia del Nord sia presso alcune ferrovie concesse che in convogli internazionali. Erano infatti ammesse anche all’estero (in Italia alcune di esse solo nel periodo estivo perché le specifiche elettriche del riscaldamento non erano compatibili).

Presso le concesse italiane giunsero verso la metà degli anni ’80, quando furono dismesse dalla SBB-CFF-FFS. Spesso furono chiamate “svizzerette”. Gli impieghi furono ovviamente a carattere regionale. Le compagnie che si avvalsero di questa possibilità furono cinque: SNFT, FNM, FSF, FP e ACT. Ne suddividiamo l’esame in due puntate: in questa consideriamo le lombarde, nella prossima le emiliane.

Società Nazionale Ferrovie e Tramvie (SNFT)

La SNFT acquistò sette carrozze di costruzione SWP che immatricolò Bz.21 ÷ 26. Erano del tipo a porta centrale. La settima fu tenuta come donatrice di pezzi di ricambio. Erano tutte vetture a vestibolo centrale (ex FFS B 50 85 20-39 n. 011, 028, 074, 078, 089 e 140). La vettura tenuta come donatrice era la 20-39 026. Rohrer indica le 011 e 028 come ex 20-33, ma sarebbero a doppio vestibolo, mentre l’evidenza fotografica mostra in ogni caso carrozze a vestibolo unico.

ex SBB – B 20-39 026 nel deposito di Iseo nel 1990, montata su carrelli Breda, probabimente dopo aver donato i propri. Foto Hansjürg Rohrer

Furono verniciate nei colori sociali giallo e arancio. Non era raro vederne una sulla Brescia-Edolo come rimorchiata di una ALn.668 (ricordiamo che parte delle 668 di SNFT sono derivate dalle 663).

Bz25 al traino della 668.132 di SNFT nel 1991, foto © Franco Faglia da ilPortaleDeitreni

Erano trainate anche dalle CNE, o dalla V220 ex tedesca.

CNE 510 con due ex-svizzere nel 1989, foto © Franco Faglia da ilPortaleDeitreni

Una tedesca con due svizzere: V220 con le ex SBB in Val Camonica sull’Oglio. Foto Hansjürg Rohrer

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Pubblicato il 3 Aprile 2021

Di tanto in tanto segnaliamo delle collezioni di fotografie ferroviarie che ci paiono particolarmente interessanti e meritorie. Probabilmente il primo sito fotografico che abbiamo conosciuto è il mitico photorail di Stefano Paolini (peccato però le filigrane un po’ invadenti), ma poi ci siamo avventurati in molti altri siti preziosissimi, e ne abbiamo parlato in Orizzonte ferrovia ed altre gallerie di foto di ferrovie italiane.

Abbiamo così incontrato le opere di Johannes Smit su flickr quello dello scomparso Alessandro Albè sulla stessa piattaforma, e poi le tante, preziosissime immagini di Ernesto Imperato, Emiliani Maldini, Arnaldo Vescovo, Alessandro Muratori, Franco Pepe, Luca Catasta, Marco Minù, Giorgio Iannelli, Manuel Paa, Simone Aveta, Vincenzo Russo solo per citarne alcuni (e chiedo scusa ai non menzionati).

Abbiamo dedicato delle note a Werner Hardmeier, Bruno CividiniLuigi Iorio.

Oggi vogliamo porre l’attenzione su un altro fotografo: Hansjürg Rohrer. Si tratta di una persona proprio speciale, perché è autore di oltre 200.000 foto a tema ferroviario italiano. Ci è già capitato di includere delle foto sue o della sua collezione: esempi recenti sono quelle sulla Lana Postal e quella della “Saturno” della Rete Mediterranea.

La motrice della Lana Postal lungo la linea a fianco della carrozzabile. Foto Hansjürg Rohrer 1974

Locomotiva Saturno (Gruppo 103) della Rete Mediterranea – Foto dalla Collezione Ferroviaria Rohrer

Hansjürg è ingegnere e professore di elettrotecnica e trazione ferroviaria. Per pura passione, per oltre 40 anni ha fotografato ogni aspetto delle ferrovie italiane, da quelle statali a quelle private, senza trascurare le reti tramviarie e metropolitane delle città.

Hansjürg Rohrer in Calabria

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SBB Pneuwagen

Pubblicato il 27 marzo 2021

Di treni su gomma abbiamo parlato in passato, raccontando del trasporto “anfibio” con lo  StraSchiBus tedesco e focalizzando sulla “Michelina” che aveva viaggiato anche in Italia. Oggi vediamo una variante sperimentata in svizzera: proposta ancora dalla francese Michelin, ma questa volta non su mezzi automotori ma su rotabili trainati: le Pneuwagen svizzere.

SBB Pneuwagen – Werksfoto Schlieren – Wagimuseum Schlieren

Quella incredibile serie di ruote fa venire in mente la Tyrrell P34 con la quale Jody Scheckter vinse il Gran Premio di F1 di Svezia ad Anderstorp nel 1976.

F1 Tyrrell P34

Come la P34, le Pneuwagen furono solo un passaggio temporaneo, ma non per questo non interessante.

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Pubblicato il 20 marzo 2021

Di treni sanitari e treni ospedale abbiamo già parlato in passato. Vi avevamo menzionato il treno speciale per l’emergenza COVID19, e ne avevamo mostrato un paio di immagini.

Carrozza Bm nella speciale livrea Emergenza COVID19

Il tema purtroppo è rimasto attuale più a lungo di quanto avremmo sperato, e pochi giorni fa se ne è riparlato in occasione della presentazione ufficiale del convoglio (8 marzo 21).

Si tratta di un progetto nato in collaborazione tra il Gruppo FS Italiane, il Dipartimento della Protezione Civile e l’Agenzia Regionale Emergenza Urgenza della Lombardia (AREU), con la collaborazione della Fondazione Elisabetta Franchi ONLUS.

Convoglio AREU in arrivo a Roma Termini

Scopo del progetto è avere la possibilità di integrare il servizio sanitario territoriale per la gestione delle emergenze nazionali o internazionali con un Posto Medico Avanzato velocemente rilocabile ovunque nel paese vi siano dei binari. Il treno può rinforzare le strutture ospedaliere in caso di emergenze, alleggerendo la pressione su di esse o aumentandone la capacità. Può inoltre esser usato per trasportare pazienti verso altre zone (in Italia o all’estero). Il convoglio, che è  equipaggiato con specifiche attrezzature mediche, è dotato di personale sanitario dedicato.

 

Carrozza 1 del convoglio

L’idea pare buona, anche se, a parte i treni ospedale della prima guerra mondiale, analoghe iniziative previste per le emergenze in passato non sono mai state usate (forse per fortuna), e sono presto finite accantonate.

Vecchio treno sanitario in stato di abbandono a Bari

Diamo qui un occhiata al nuovo convoglio, soffermandoci più sugli aspetti ferroviari (tipologia delle carrozze, composizione e livrea) che medico.

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Pubblicato il 13 Marzo 2021, ultima modifica 16 marzo 2021

Abbiamo di recente raccontato la bella storia della donazione di locomotive diesel dallo Stato Italiano all’Eritrea. Tra le motrici vi erano due “Ranzi”: non sono macchine notissime, come non lo è il produttore. Eppure una Ranzi figura anche tra le motrici immatricolate FS: nel gruppo eterogeneo 213, noto soprattutto per i Köf, la n.920 è proprio una macchina prodotta da Ranzi, ed è l’unica non tedesca del gruppo a parte la 919 Ansaldo, e le serie 4000 di Fipem. Ne abbiamo reperito una immagine, che proponiamo qui.

FS 213.920, motrice Ranzi.

Si può notare il singolare allargamento della cabina più o meno all’altezza dei finestrini, caratteristica che ritroveremo in altre “Ranzi”.

L’unica Ranzi delle FS fu costruita nel 1957. Aveva un motore OM CH2D da 11.600 cc da 150 CV, ed un cambio meccanico a due marce, con la prima corrispondente a 6 km/h e la seconda a 17 km/h. La sua caratteristica principale era la trasmissione a “giunto fluidometallico” brevettato, per l’appunto, da Ranzi (ne parliamo dopo). Tra il 1969 ed il 1970 il motore fu sostituito da un Fiat 355C che erogava 75 CV, e il giunto idrometallico fu sostituito da un tradizionale giunto idraulico, mentre il cambio restava invariato. Le prestazioni decrebbero, ma la velocità massima fu innalzata a 19 km/h.

Figurino quotato della 213.920

Era a due assi, rodiggio B, con ruote da 620 mm, passo 2020 mm. La lunghezza totale era di 6050 mm e la massa di 14 t. Fu radiata nel 1987, e demolita l’anno dopo. I dati tecnici sono tratti da “Materiale a trazione termica, vol. 1” di Luca Vanni: in quel libro due immagini ne documentano la presenza a Verona e a Mezzocorona (TN)

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