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Posts Tagged ‘Rivarossi’

Pubblicato l’11 giugno 2022, ultima modifica 17 luglio 2022

Tra le motrici giunte in Italia con le truppe Alleate a partire dal 1943 e incorporate nel parco FS al termine del conflitto, alcune, come le Whitcomb 65DE14 (divenute Ne.120, poi D.143, note come “Truman”) ebbero vita lunga e restarono in servizio anche nel nuovo millennio (ne abbiamo parlato in una nota dedicata). Altre, come le Ne.700 ebbero vita più breve ma giunsero comunque a vivere gli anni ’80. Ovviamente più breve fu quella delle macchine a vapore, dato che l’intera categoria fu dismessa nel decennio precedente. Le 736, probabilmente le vaporiere più note e diffuse tra quelle lasciate dagli americani nella penisola, durarono fino ai primi anni ’60. Più effimere furono invece quelle inquadrate nel gruppo 831, anche se il record negativo resta ad appannaggio delle obsolete inglesine che costituirono il gruppo 293 (del quale parleremo un’altra volta – grazie a Orlando Rei per la puntualizzazione).

Una 831 accantonata a Livorno

Ma vediamo la storia delle 831.

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Pubblicato il 28 agosto 2021

Siamo stati di recente bonariamente “rimproverati” per non aver mai dedicato un articolo a Claudio Cestaro. Imperdonabile, vero, ma il problema è che è assi difficile trovare materiale in proposito. Comunque, con qualche aiutino, ce l’abbiamo fatta, ed ecco qui il (poco) che siamo in grado di raccontare.

Si tratta del primo artigiano della scala N italiana: un vero pioniere, che ha aperto la strada. Dimostrando che era possibile creare dei modelli a mano, ha ispirato chi è venuto dopo di lui, e quindi probabilmente l’intera comunità della scala N italiana gli deve molto. I produttori industriali, infatti, hanno sempre un po’ snobbato il mercato italiano, asfittico se confrontato con quello di oltralpe. Certo, Lima e Rivarossi avevano realizzato dei modelli italiani, ma poca cosa: E.424, E.444 (sia prototipo, Lima, che di serie, Rivarossi), e la D.341 (incomprensibilmente fatta da entrambi!). Poi le E.626 e Gr.835 di Tibidabo, qualche carrozza (accorciate le Lima), e qualche carro merci. Gli N-isti più audaci ritagliavano due E.424 per ottenere una articolata, ma ci volevano fegato e passione (ne aveva sicuramente Giovanni Muzio, al quale abbiamo dedicato una nota). ma se qualcuno avesse voluto comperarsi una articolata, così caratteristica delle ferrovie italiane? Beh, negli anni ’70, qualcosina si trovava: Riviermodel, Comfer. Ne abbiamo già accennato parlando dei pionieri della scala N italiana. Però si trattava di cose di non facile reperibilità, e soprattutto, senza facebook &C, non era neppure facile sapere che esistevano!. Ma ecco poi che, esattamente 40 anni fa, sul numero di Aprile 1981 de “i Treni” (ancora non erano nati TuttoTreno e Mondo Ferroviario) appare per la prima volta una pubblicità che deve aver fatto saltare sulla sedia gli ennisti.

Annuncio pubblicitario sul numero di Aprile 1981 de “I Treni”

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Pubblicato il 21 agosto 2021

Abbiamo di recente riepilogato la storia dei TEE sui binari italiani e ci eravamo ripromessi di fare una simile riassunto per quel che riguarda i loro modelli in scala N: di questo ci occupiamo questa volta. Tutti i TEE che hanno corso in Italia sono ora possibili in questa scala.

La recente uscita dei francesi RGP-1 ad opera di Mikadotrain ha  infatti completato il panorama dei TEE che hanno circolato sui binari italiani. Ripercorriamo quindi nuovamente a storia dei TEE in Italia elencandone i modelli, ed iniziamo proprio dall’automotrice francese.

RGP-1

Il modello francese che riproduce il TEE che aprì la storia dei Trans Europe Express nella Penisola è stato recentemente prodotto in piccole quantità, e con un po’ di fortuna lo si può ancora (al momento) trovare (scontato per fine serie) presso qualche negozio on-line tedesco: è forse l’ultima occasione per non lasciarselo scappare, a meno di ripensamenti del produttore. In una nota ad-hoc abbiamo visto in dettaglio le varie versioni di RGP1 di REE Models/Mikadotrain. Qui riepiloghiamo quel che riguarda la versione TEE.

Il modello comprende due elementi, motrice e rimorchiata. Realizzato in plastica, la prima impressione che dà non è di particolare solidità, ma poi, messo sui binari, il modello, ben dettagliato, si comporta bene.

NW-131 visto dai sue lati, da http://www.referencement-n.com/

NW-131 rimorchiarta vista dai due lati, da http://www.referencement-n.com/

Interessante il gancio magnetico conduttivo tra le due unità.

Dettaglio dei ganci dei modelli di REE di RGP 1 – Foto © piston93 da https://le-forum-du-n.1fr1.net/

L’idea pare buona e interessante, ma non ci è chiarissima l’utilità. Comunque a bordo della rimorchiata occorre mettere un decoder, se di vogliono avere le luci in digitale, e allora perché non prendere direttamente l’alimentazione dalle rotaie? Diverso sarebbe il discorso se almeno questo servisse ad evitare di aggiungere il decoder in rimorchiata. Tanto più che, contrariamente a quanto riportato su vari forum francesi,  nella nostra esperienza  la conduzione del gancio magnetico non è perfetta: già su curve di raggio R3U (ovvero nella fascia 240-260 mm) il contatto si interrompe occasionalmente per poi riprendere a fine curva.

La versione più corretta per il servizio TEE in Italia è il modello NW-162, il livrea TEE e senza il faro centrale che fu aggiunto solo in un secondo tempo: tutti i filmati e le immagini che abbiamo reperito mostrano infatti i TEE RPG-1 senza faro centrale. E’ possibile che poco prima della sostituzione  con il Binato Breda, l’ultimo periodo abbia visto arrivare a Milano degli RPG-1 modificati con il terzo faro, nel quel caso andrebbero bene anche i modelli NW-130 e NW-131.

Il prezzo di listino era di 250 Euro, quello di saldo a fine disponibilità fatto da DM-Toys era di 200 Euro.

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Pubblicato il 17 aprile 2021

Abbiamo di recente parlato di intersezioni (incroci) ed abbiamo visto come in generale invece che intersezioni semplici si abbiano doppi scambi inglesi, che sono anche detti “scambi intersezione doppi” (in inglese “Double slip crossing“, in tedesco “Doppelkreuzungsweiche“).

Schema di uno Scambio Intersezione Doppio, dagli Appunti del corso di
Progettazione di Sistemi ed Infrastrutture di Trasporto a cura di
Sergio d’Elia. Demetrio Festa, Giuseppe Guido

Come si vede in figura, questi deviatoi hanno 8 aghi la cui posizione determina il percorso.

Con lo scambio inglese è possibile il passaggio da un binario all’altro (è quindi un’intersezione ed anche uno scambio). Ovviamente permette di risparmiare spazio e, quando usati in sequenza, anche di ridurre il numero di “curve” necessarie su un tracciati che si intersecano.

Sequenza di scambi inglesi (e scissors crossovers).

Questa volta entreremo in dettaglio su queste tipologie di deviatoi, e ne vedremo le istanziazioni in scala N, discutendone anche alcuni aspetti elettrici.

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Pubblicato il 6 febbraio 2021

La storia delle E.626 in scala N inizia a metà anni ’60 con il modello Tibidabo di una terza serie del quale abbiamo diffusamente parlato in precedenza. Abbiamo di recente visto come sia poi stato ripreso prima come C.S.M.-Tibidabo,, poi come CDM-Tibidabo, quindi Acar Models e poi nuovamente Tibidabo agli albori del millennio in collaborazione con Mehano.

E626 Tibidabo

Qui vedremo come prosegue la storia delle E.626 in scala N, e daremo in chiusura qualche rapido cenno sulle altre scale.

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Pubblicato l’8 agosto 2020

Lo spettro delle carrozze a corridoio laterale che vanno dal Tipo 1946 al TIpo 1959, con anche le trasformazioni degli anni successivi, è estremamente ampio. I produttori di modelli italiani in H0 avrebbero avuto ampio spazio per non pestarsi i piedi a vicenda, spartendosi il campo. Come vedremo non fu così, data la sovrapposizione nei primi anni 2000 dei modelli di OS.KAR e ACME. Ma andiamo con ordine.

A parte i modelli giocattoleschi della Lima del primo periodo, il primo tentativo serio di riprodurre carrozze di questo gruppo si deve ad Arnaldo Pocher, che aveva realizzato, con i limiti dell’epoca, delle Tipo 1946.

Carrozza ABz Tipo 1946 di Arnoldo Pocher

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Pubblicato il 23 novembre 2019

Per riconoscere la macchina presente in questa foto bisogna stropicciarsi un po’ gli occhi…

Una motrice misteriosa – Foto Bruno CIvidini da ilportaledeitreni

Eppure questo coso dall’aspetto tedesco (Bundesrepublik), con i loghi della fittizia società ferroviaria TTT (?!?) è proprio lei: una Tartaruga mascherata! Anzi, per la precisone la E.444.046 in un improbabile travestimento.

Ma vediamone la storia…

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Pubblicato il 6 ottobre 2018, ultima modifica 15 gennaio 2021

In due precedenti puntate abbiamo visto le evoluzione del progetto E.402, dal simulacro ai prototipi, fino alla versione di serie E402A. Lo stadio successivo fu la versione “B”.

FS E.402B in livrea d’origine, foto CC LHOON da wikimedia

Non somiglia neanche un pò alle precedenti “A”, né ai prototipi, e presenta anche differenze interne davvero importanti, al punto che è un mistero perché la FS abbiano insistito nel catalogare queste motrici nel gruppo 402, anche se in una sottoserie diversa (queste infatti iniziano da 101, mentre le A andavano da 006 a 045, ed i prototipi occupano le prime 5 posizioni della sequenza).
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Mistero fiorentino

Pubblicato il 9 giugno 2018

Quando, nel 1966, uscirono i trenini Lima in scala N, a casa avevamo, da qualche tempo, dei modelli in H0: una locotender a vapore, forse Lima, una motrice diesel da manovra Fleischmann, un paio di Centoporte Rivarossi e qualche merci, ed il trasformatore giallo,  Rivarossi anch’esso. Papà aveva fatto tre moduli da un metro, che potevano essere liberamente interconnessi con binari sciolti dando spazio alla fantasia.  Erano belli e divertenti.

Un giorno però vedemmo nella vetrina di Ario Selenati in via Torino i primi Micromodels. Erano troppo belli! Ario, non più giovanissimo, era di Pola, e aveva dovuto lasciare la sua terra e trapiantarsi nella nostra città dove nel 1959 aveva aperto il suo negozio di ferramenta nel quale assieme alla moglie, una signora gentilissima, vendeva anche trenini Lima e Rivarossi.

Raccolsi varie monetine da dieci, fino a raggiungere l’astronomica somma di 400 Lire, ed acquistai un carro frigorifero, bianco.

Due monete da 10 lire. Venti di queste coppie facevano un carro merci Micromodels…

Seguirono alcuni binari, sui quali mi divertii a far correre il vagone (anche a letto durante un’influenza!), fino alla decisione di vendere a Paolo, un compagno di quinta elementare, figlio di un senatore, i modelli in H0 per sostituirli con quelli in N. Naturalmente avevo avuto l’approvazione di papà. Lui, entusiasta delle possibilità che la scala “piccola” permetteva, iniziò a progettare quello che, nel giro di un paio d’anni, si sarebbe concretizzato come il favoloso plastico di Querceto.

Giunse poi l’estate del 1968 (cinquant’anni fa!).

Eravamo in viaggio verso l’Umbria. Destinazione il paesino di nonno, sui monti spoletini.

Il paese di nonno

Fino a qualche anno prima il viaggio lo si faceva in treno, con cambio a Terontola, e poi col taxi da Foligno al paese. Ora invece si viaggiava lussuosamente a bordo della Fiat 850 carta da zucchero.

Fiat 850, da wikimedia

Passammo per Firenze, per una breve sosta per visitare la città. Parcheggiammo e girammo in centro, affascinati dalla bellezza della città toscana. Ad un angolo, poco lontano dal duomo, un piccolo negozio vendeva trenini. In vetrina, dei modelli in scala N. Incollai il naso alla vetrina, stupito: incredibile! Un’articolata in scala N! Lì vicino una targa “Rivarossi”

E.636 Cestaro – Foto e modello di Antonio Rampini

Doppia buona notizia! Rivarossi produce in scala N – e fa le articolate! Non osai chiedere di entrare – eravamo un po’ di fretta e il viaggio era ancora abbastanza lungo.

Tornati a casa dopo le vacanze, vado da Selenati e chiedo dei Rivarossi in scala N. Un giovane commesso, Albino Z., quasi sprezzante, mi dice che Rivarossi la N non la fa. Sarà colui che in futuro rileverà il negozio di Ario per gestirlo fino a poco tempo fa, ma credo che i trenini non li amasse e che non ci abbia mai capito nulla (qualche anno più tardi infatti tentò di vendermi un set di carrozze americane Observation di coda: ma non ce ne può stare più di una per treno! hanno persino il gancio su un solo lato…lui però voleva svuotare il magazzino).

Io ero certo di aver ragione. Di lì a poco uscì il primo catalogo Rivarossi in scala N (agli inizi si chiamava Atlas, in verità, ma il marchio con la doppia R era comunque in bella vista). Visto? avevo proprio ragione! Sfoglio il catalogo, ma la bella articolata non c’é. In realtà non arriverà mai: il catalogo Rivarossi in scala N resterà desolatamente corto per quanto riguarda le motrici FS: D.341 ed E.444 , dopo vari anni ripitturata in E.447.

Come si spiega? A tanti anni di distanza, sono certo di non aver sognato! Mah, probabilmente la E.636 era artigianale. Chissà:  Cestaro? Riviermodel? o forse solo ottenuta tagliando e attaccando due E.424 Lima, come faceva in quegli anni Giovanni Muzio?

E.636 Riviermodel – Foto e modello di Carlo Mercuri

E.636 di Muzio

E la targa Rivarossi? Probabilmente era lì per caso, e si riferiva a qualche modello in H0 là accanto. Non lo saprò mai: rimane un irrisolto Mistero Fiorentino.

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Pubblicato l’8 novembre 2017

Nel giugno 2017 si è celebrato il cinquantenario della “Tartaruga”, la E.444 delle FS. Non vi sono stati grandi clamori, ma l’evento non è passato inosservato. TuttoTreno le ha dedicato uno speciale, che fa seguito a quello che le dedicò nel 1997 per il trentennale, ed è apparso un bellissimo libro di quasi 400 pagine, subito vendutissimo, autori Luigi Voltan e Mario Di Fabio, Tiziano Edizioni.

Il libro di Luigi Voltan e Mario Di Fabio

Un altro “mezzo secolo” si compie oggi, 8 novembre 2017: è il cinquantesimo della comparsa del primo modello in scala N della Tartaruga, ad opera della vicentina Lima che l’anno prima aveva dato il via, con la sua linea “Micromodels”, alla scala N italiana. Per inciso, fu un caso in cui il modello in scala N precedette quelli nelle altre scale.

Lima 206, prima versione con i ganci ad occhiello

Qui vogliamo celebrare questo compleanno, ripercorrendo la storia della Tartaruga in scala N.

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