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Cataloghi Arnold

ultimo aggiornamento: 10 febbraio 2010

E così Arnold ha raggiunto il mezzi secolo di vita, e con lei la scala N – almeno definita come treni elettrici su binari a scartamento Nove mm. Auguri Arnold!

Ho trovato in rete i cataloghi Arnold più recenti in pdf nel sito di una azienda che commercializza pezzi di ricambio Arnold: ctnmuc. Ci sono:

Cercando un pò in giro, ho trovato su un sito olandese (vdweerdt.nl) delle vere chicche: vecchissimi cataloghi Arnold! (Clicca sulle immagini per accedere).

1963-4

1964-5

1965-6

1966-7

1967-8

1968-9

Sempre su vdweerdt.nl ci sono un paio di cataloghi “novità”:

Novità 1999

e il Catalogo Novità 2008 in pdf.
Di alcuni cataloghi invece ho trovato le alcune copertine: le riporto qui. I corrispondenti cataloghi cartacei sono acquistabili su us-trains.com (ma solo alcuni sono ancora disponibili, e a prezzi da amatore…)

1961

1971-2

1973

1975-6

1976-7

1978-9

1979-80

1980-1

1982-83

1988-9

1989-90

ultimo aggiornamento: 6 febbraio 2010
Il 2010, anno del cinquantenario del binario a 9 millimetri, inizia con buone notizie. Liliput, noto produttore tedesco che finora aveva fatto solo H0 e H0e, apre alla N e a catalogo 2010 mette i FLIRT, che sono italianizzabili ridipingendo la livrea.

In Italia il FLIRT c’e’ presso:

FLIRT della Provincia Autonoma di Bolzano


Ma Liliput non è il solo produttore ad entrare nel mercato della N: anche l’italiana ACME, anch’essa produttrice finora di H0, ha messo il piede in questa scala. In realtà già in passato aveva commercializzato modelli Fratix, ma ora inizia una produzione propria, andando a riempire un vuoto importante nel parco rotabili: gli ETR di nuova generazione: l’alta velocità insomma. A catalogo 2010 ha messo ETR600 di Trenitalia in livrea Frecciargento, e l’ETR610 della defunta CISALPINO (gli ETR610, entrati in servizio il 20 luglio 2009, hanno giusto fatto in tempo a fare qualche corsa, e poi CISALPINO (a dicembre 2009) si è sciolta ripartendo a metà il parco macchine (tra cui i 14 nuovi ETR.610 destinati al Sempione ed all’asse del Lötschberg) tra i due soci Trenitalia e SBB-CFF-FFS. E infatti ACME produce l’ETR610 anche in livrea svizzera (il treno così vestito arriva fino a Milano).

ETR600 Frecciargento di ACME)

ETR600 Frecciargento di ACME


ACME ETR610 (c) Ismael Sailer, 1zu160.net


ACME ETR610 (c) Ismael Sailer, 1zu160.net

L’ingresso di ACME in scala N non si limita a questo: è a listino anche un set di tre carri trasporto vetro (art. A 5502). Speriamo che le intenzioni di Liliput e ACME abbiano un seguito, e non rimangano un episodio.

Cataloghi Fleischmann

ultimo aggiornamento: 3 febbraio 2010

lokshop.de è un negozio on-line, e il suo sito è una miniera di infomazioni. Cliccando su “Neuheiten 2009″ nella sua home page si accede ad una lista di cataloghi di moltissime marche (nella maggior parte dei casi scannerizzati pagina per pagina!).
Con un pò di fantasia si scoprono anche i link dei cataloghi degli anni passati.
Un altro sito interessante è www.vdweerdt.nl, dove ho reperito i cataloghi “d’epoca”.
Ecco il frutto delle mie esplorazioni per quanto riguarda i Cataloghi Fleischmann (Clicca sulle immagini per accedere ai cataloghi).

Questi sono cataloghi interi relativi alla sola scala N:

1969 (solo la parte 'Piccolo')

Catalogo Fleischmann 1970

Catalogo Fleischmann 1971

2004-2005

2005-2006

2006-2007

Questi invece sono cataloghi delle novità annuali, e in alcuni casi mescolano scala H0 e scala N:

Catalogo Novità 1969 - sezione 'Piccolo'

Novità 2001

Novità 2003

Novità 2004

Novità 2005

Novità 2006

Novità 2007

Novità 2008

Novità 2009

Novità 2010

Di alcuni dei cataloghi mancanti ho trovato solo le copertine, come nei seguenti casi;

Catalogo 2007-8

Catalogo 2009-10

Partendo dal link www.lokshop.de/Prd/FLE.htm si trova anche il listino prezzi corrente, ed una serie di altri cataloghi Fleischmann (ad esempio H0, o alcuni dei cataloghi sopra indicati anche in altre lingue – inglese e francese, mentre quelli indicati qui sono in tedesco).

Per chiudere, una vera chicca dalla Finlandia: il catalogo Fleischmann (solo H0) del 1963-64! Vi ho ritrovato il primo trenino che mi comprò mio padre, e che poco dopo vendetti ad un compagno di classe per passare alla scala N!

Catalogo Fleischmann 1963/64

Catalogo Fleischmann 1963/64

Inoltre, a pagina 16 c’e’ una Gr685, a pag 31 un E428, e a partire da pagina 71 delle vere macchine a vapore funzionanti (non locomotive) con accessori vari.

Figure in movimento

ultimo aggiornamento: 30 gennaio 2010

Premetto che questa volta si tratta una segnalazione di H0 – e quindi siamo fuori tema per questo blog… Però l’idea è, almeno potenzialmente e parzialmente, esportabile alla scala N.

L’introduzione del movimento di personaggi nei plastici è un classico dei presepi. Certo, lì la cosa è facilitata dalla dimensione delle figure (direi che la scala va tipicamente da 1:10 a 1:40). Viessmann ha presentato a Norimberga nel 2009 dei personaggi mobili per la H0. Il seguente filmato mostra un diorama in cui varie di queste figure sono presenti (clicca sull’immagine per avviare il video):

Analizzando i movimenti, si osserva facilmente che vi sono due categorie: movimenti dell’intera figura attorno ad un asse verticale, e movimenti di parte della figura (rotazioni attorno alla vita, alla spalla, al collo). Le seconde sono ovviamente complicate da realizzare, ma le prime possono essere facilmente ottenute anche in scala N semplicemente muovendo una base circolare su cui l’oggetto sia incollato. Occorre individuare, nelle varie collezioni di piccole figure reperibili, dei personaggi la cui postura si presti bene al movimento. Forse tra i personaggi di Microlife, che possono essere piegati e modificati, è più facile trovare i candidati giusti.

E poi chissà se tra i maghi dell’autocostruzone qualcuno riesce a immaginare movimenti più complessi anche per le esili figure della scala N?

(Altre animazioni -di natura differente ma stavolta in scala N – su trovano su scenicedandundecided.)

Neve sul plastico

ultimo aggiornamento: 26 gennaio 2010

Il bianco paesaggio invernale è affascinante. Esempi di plastici bianchi si trovano su questo forum (è in tedesco, ma basta cliccare sui links per arrivare alle immagini). Su Mobablog si trovano scorci notevoli (1) (2) (3), in particolare il laghetto ghiacciato con i pattinatori e la scena con l’albero di Natale (i pattinatori, così come dei ragazzini che giocano con la neve, sono reperibili sul catalogo Noch).

Il campetto di pattinaggio, da mobablog

L

Il seguente video mostra un paesaggio svedese (clicca sull’immagine per avviare il video)

Un altro video mostra uno scenario invernale con un bus che viaggia (faller car system) su una strada ghiacciata. La neve non è molto realistica, ma l’insieme è interessante,

Chi invece volesse modellare tristi paesaggi invernali senza neve può trarre ispirazione dai magistrali alberi di Ed Kapuscinski su Conrail 1285.

Già, come realizzare della neve convincente? Il n. 21 di Mondo Ferroviario di gennaio 1988 conteneva un articolo su “Come fare la neve sui Vostri plastici ferroviari o diorami”. Il numero di Gennaio-Febbraio 2007 di N Scale Railroading si è occupato dello stesso tema.

Copertina del numero di Gen.-Feb. 97 di N Scale Railroading

Purtroppo non ho nessuna delle due riviste, nè sono riuscito a trovare on-line delle comparazioni tra i vari materiali commerciali esistenti: riporto qui comunque quello che ho trovato finora.

PRODOTTI COMMERCIALI

Per realizzare la neve sembra che i migliori siano dei prodotti NOCH (gli stessi che in USA sono venduti da Woodland Scenics): la “Strukturschnee” è una pasta spalmabile che può essere deposta su terreni, tetti, alberi… Si asciuga in 4-5 ore e – secondo il produttore – ha un aspetto realistico e brillante.

Neve della Noch

Un secondo prodotto (la “Pulverschnee”) è sotto forma di “polvere bianca”. La si lascia cadere sul plastico con un colino. A questo punto ci sono due opzioni: o (finito l’inverno) la si rimuove (con un aspirapolvere), oppure la si fissa con un altro prodotto (uno spray fissante). I tre prodotti si trovano a pagina 92 del catalogo Noch 2010.

Sempre di Noch, si trovano Alberi di Natale illuminati: vedi ad es. da ontracks in UK.

Il “Faller 170735 – Winter-Set” è un altro prodotto contiene materiale per coprire circa con neve circa un metro quadro di plastico. oltre a sei alberi.

In alternativa, da modelleisenbahn-haertner si trovano abeti già imbiancati e sacchetti di neve artificiale – non ho però testimonianze di quale sia il risultato. Occorre ricordare che, grazie alla invarianza di scala, alberi in H0 vanno bene anche in scala N, anzi spesso le loro dimensioni sono anche più realistiche! Un abete bianco è alto in media 30 metri (che in scala N fanno ben 19 cm!), ed arriva a anche a 45 m.

Altri prodotti (di cui però non ho scoperto molto: sembrano entrambi polveri bianche mescolate con vetro tritato finissimo per dare i riflessi) sono Busch Schneepulver Wintertraum e Auhagen Schneepulver mit Glitter.

Linea Secondaria commercializza “neveflok” che dalle foto sembra avere una buona resa, mentre la neve in microsfere sembra più adatta a modellare residui di neve che si sta sciogliendo.

Su microsfere si basa anche l’“Effetto neve” della Prochima.

TECNICHE ARTIGIANALI

Volendo andare sull’artigianale, pare che l’ossido di zinco (noto come cicatrizzatore di ferite e favoritore della… ricrescita di capelli!) possa essere utimente usato come polvere di neve. Non è però proprio economico: un Kg di ossido di zinco costa 27 Euro su campustore – anche se probabilmente basta per una superficie piuttosto ampia…

In alternativa, c’e’ chi suggerisce di usare del colore bianco (lucido per le zone al sole, opaco per quelle all’ombra) e mescolarlo con vetro tritato finissimo, come quello a catalogo Heki (3343 Glasdiamantin Schneeglitzer) disponibile per esempio da modellbahnwelt24. Volendo simulare dello spessore della neve, si potrà procedere dapprima modellando del gesso che una volta asciutto sarà verniciato.

Una procedura alternativa è proposta da Luca William Lucarelli sul vecchio forum di ASN :
Innanzitutto gli ingredienti: le “materie prime” sono bicarbonato da cucina, vinavil, acqua, sale fino, gessetto azzurro; gli “attrezzi” sono spatole di varia foggia, stecchini, cotton fioc, cucchiaini, barattoli vari, una pipetta, tamponi di spugna per découpage, un carrello o vecchio vagone.

La neve di Luca William Lucarelli

Ho versato circa 10-15 cucchiaini di bicarbonato in un barattolo, a cui ho aggiunto del vinavil sufficientemente diluito. L’impasto deve essere mescolato ed eventualmente corretto fino a diventare né troppo fluido né troppo viscoso. Si aggiunge una manciata di sale fino; il motivo non lo so spiegare, ma nei vari esperimenti tutte le prove fatte col sale avevano una resa finale migliore, più “morbida” una volta asciugato l’impasto. È necessario mescolare fin quando non scompaiono grumi o bolle d’aria, pericolosissimi! Infine si aggiunge un pizzico di polvere di gessetto azzurro, che serve a dare un tono più freddo alla futura neve.

Una volta pronto l’impasto lo si stende sulle superfici scelte con un cucchiaino, agendo veloci perché su certe superfici si asciuga molto rapidamente: bisogna riuscire a rendere omogenee le passate, evitando di lasciare “colpi di spatola”, goccioloni, colate. Se necessario ci si aiuta inumidendo l’area con acqua tramite una pipetta. Per tutti i dettagli o le correzioni oppure gli angoli più inaccessibili si usano le spatole, se serve anche degli stecchini: ad esempio i cornicioni delle gallerie sono coperti usando le spatole, mentre con una punta di impasto su uno stecchino ho ripassato in alcuni punti le incisioni del portale. Un cotton fioc è sufficiente a rimuovere gocce “fuggite” dove non servono.

La strada si realizza tamponando con la spugnetta per découpage e con passate di dita, infine solcando quello che resta con una macchinina.

Di positivo c’è l’aspetto, che grazie ai sali di bicarbonato rende davvero brillante il manto nevoso! Il metodo mi sembra buono per i particolari, ovvero sulle rocce isolate, sui portali, sulle assi del ponte di legno. Alla fine il tutto appare molto resistente.
Di negativo noto che è difficile ottenere un manto del tutto uniforme a causa del rapido essiccamento. Se l’impasto è sbagliato si rischia di vedere una superficie lunare a causa delle bolle d’aria!

Attenzione però: a causa dei sali (la cui eliminazione però sembra compromettere l’effetto estetico) l’impasto ossida e corrode i binari, quindi meglio usarlo lontano dagli stessi, e per le zone vicino alle rotaie usare invece un prodotto commerciale.

Treni al mare…

ultimo aggiornamento: 25 gennaio 2010

Dopo tanta montagna, un pò di ambiente marino, o almeno acquatico. Porti e dintorni possono essere una ispirazione per diorami e plastici, come nel caso del progetto di Paolo. Sul sito thortrains si trovano alcuni schemi per un plastico di ambiente portuale (approdo di un traghetto). Il piccolo sito tedesco schiff-modelle è interamente dedicato al tema, e contiene tra l’altro una guida per l’autocostruzione di alcuni modelli di imbarcazione.

Un particolare di un diorama di schiff-modelle

Imbarcazioni in scala N se ne trovano anche da acquistare. Ad esempio, beacomarine offre un cargo in resina 1:160 lungo 49 cm.

Sul negozio e-bay di Paulas Hobby ci sono diversi navigli in scala 1:160 – per lo più di ambientazione americana. tra queste, una nave lunga 69 cm porta-container con 115 containers caricati a bordo, ed una chiatta fluviale per il trasporto di vagoni lunga 44 cm, con quattro tronconi di binario affiancati.

Nave portacontainers

Chiatta carica di vagoni

Sul fiumi e sui grandi laghi americani può infatti accadere di vedere varie chiatte (fino a una ventina!) spinte da un singolo rimorchiatore. Ad esempio, ecco una chiatta carica di vagoni in Alaska, con 8 binari affiancati ed una quarantina di carri a bordo.

Chiatta carica di vagoni in Alaska

L’inglese Langley models offre una scelta di piccole imbarcazioni di carattere più europeo: dalle barche a remi o a vela, a rimorchiatori o pescherecci lunghi una quindicina di cm, chiatte fluviali, ma anche moli e pontoni di vario genere. Il pezzo di carattere più ferroviario è un piccolo ferry in resina, lungo circa 25 cm (che in realtà è un prodotto Artitec, reperibile anche ad esempio su train24.de e su reynaulds.com ).

Ferry di Langley Models

In genere i modelli navali non sembrano seguire scale ben predefinite come nel caso del ferromodellismo. Cercando un pò ed accontentandosi di realizzazioni vicino alla 1:160 si riescono a “pescare” alcune cose (per esempio da Mamoli):

Passando a realizzazioni artigianali si possono trovare rare cose pregevoli, come la riproduzione (statica) del traghetto Villa delle FS in scala N presentato a Verona nell’ambito di Model Expo Italy 2009 dal gruppo “Associazione Ferrovie Siciliane” (AFS) di Messina e attualmente (gennaio 2010) in vendita. Le immagini sono tratte dal report di Giorgio Donzello su rotaie.it.

Il "Villa", traghetto delle FS in scala N

Il "Villa", traghetto delle FS in scala N

Per chi preferisce l’aspetto dinamico di un plastico (treni in movimento), il seguente video mostra le operazioni di sbarco da un traghetto (sempre, è ovvio, in scala N!)

Ma la cosa più sorprendente è il plastico di ambiente canadese con vera acqua, ed un treno merci che viene traghettato da una sponda all’altra!

ultimo aggiornamento: 19 gennaio 2010

A Vernio (PO) è da poco nato un nuovo produttore di modelli (anche) in scala N: hitech-rr-modelling di Alfonso Scoppetta e Caterina Mancuso. Alfonso sembra essere già noto nel mondo della N (capitolina?): dichiara un passato da “cantinaro”che egli stesso definisce “sempre insoddisfatto dei risultati, delle metodologie di lavoro, delle tecnologie da usare,e soprattutto dei “soloni” che non esitavano senza costrutto a demolirmi…”.
Saltato il fosso per divenire ora un artigiano del settore, in N produce una ventina di carri merci, ed alcune locomotive:

- E.424 in quattro livree (castano, castano-isabella, xmpr, navetta)
- Kof II in due livree (castano-isabella, verde)

E424 castano-isabella di hitech-rr-modelling

Inoltre ha a listino alcuni accessori, come luci fine convoglio, o kit di illuminazone vetture passeggeri (che sembrerebbero essere quelli di Davide Fiorini).

Ho chiesto a hitech-rr-modelling alcune informazioni, ed ecco le risposte avute:

- La 424 ha la carrozzeria in resina, il telaio in metallo bianco, motore mashima 3 poli (che non ha nulla da invidiare a quelli a 5 poli) con volano, e trazione su entrambi i carrelli; l’unico materiale commerciale sono i carrelli completi che sono di Arnold
- i kof sono su base arnold, ma totalmente modificati nella parte della motorizzazione in cui sono stati totalmente cambiati gli ingranaggi.”
Per il futuro (speriamo per Novegro 2010) sono previste tre nuove uscite:
- Locomotiva a vapore a 3 assi del gruppo 835
- Locomotiva elettrica E626
- Locomotiva elettrica E645/646
sempre a costi contenuti per accontentare la grande famiglia degli appassionati della scala N

Comunque se avrà opportunità di visitare il Model Expo di Verona, il 6 ed il 7 di marzo, potrà visionare direttamente i prodotti che produciamo, in particolar modo il regolatore di velocità digitale per le locomotive analogiche, che permette minimi da 3 cm al minuto…. e pilotabile anche da un comune telecomando universale per tv.

Ricordo che in genere i regolatori di velocità digitali per le locomotive analogiche sono estremamente interessanti ma controversi: c’è chi dice che alla lunga friggano i motori (relata refero, e prometto che tornerò sul tema con una nota tecnica.)

Aggiungo che sul forum ASN c’e’ un post che osserva come i carrelli del modello della E424 siano diversi da quelli dell’originale.

Segnalo inoltre che sul sito di hitech-rr-modelling c’è anche un interessante archivio di disegni tecnici di motrici italiane.

ultimo aggiornamento: 16 gennaio 2010

Volentieri ospito il progetto di Paolo Angioy per un bellissimo plastico che intende realizzare. Lo scenario è molto interessante, dettagliato e realistico. Auguri per la messa in opera!

STUDIO PER UN PLASTICO IN SCALA “N” di stile italiano

PROGETTO TESTUALE DELLA RIDUZIONE MODELLISTICA DELLE FERROVIE DELLA SPEZIA NEL 1974 CON ANNESSA (EVENTUALE) RIPRODUZIONE DI UN TRATTO DELLA FERROVIA PONTREMOLESE

1.- PREMESSA

a.- Il mio interesse per le ferrovie e per il modellismo nasce con il primo trenino Rivarossi del 1955 ed evolve, in HO, fino ai tracciati con treni indipendenti ed automatismi comandati dai treni del 1969. Poi la Marina Militare, per otto lustri. Continuo a documentarmi ed a studiare. Nel ’74 e nel ’75, coi primi incarichi alla Spezia, mi capita di comandare alcune volte dei treni militari, carichi di munizioni o missili, dal molo Pagliari alla polveriera di Vallegrande ed al comprensorio di San Bartolomeo e viceversa (!!). Nel 1986 mi converto alla scale enne e comincio a collezionare in modo compulsivo solo materiale italiano od italianizzabile d’epoca, incluso materiale d’armamento ed ogni genere di accessori, fino ai circa 600 modelli di rotabili di oggi.

b.- Infine, diventato V.I.P. (cioè Vecchio In Pensione), apprendo di poter disporre per la bisogna di due locali ubicati a Roma, particolarmente idonei, dal 2010. Si tratta di un vano di circa 6,5×4,8mt e del retrostante ambiente di 5,5×2,8 (da rilevare esattamente appena disponibili).

c.- Ho scelto La Spezia in quanto la densità di impianti ferroviari FS, della Marina Militare ed industriali o privati è particolare. Al vero, in poco più di tre chilometri della linea Roma-Genova ci sono tre stazioni (Centrale, Valdellora e Migliarina), con la sottostante Stazione Marittima (collegata a Migliarina con un salto di montone(!)) e le due “stazioni” militari, dell’Arsenale e di Valdilocchi, Bivio Pagliari. Scelgo il 1974 che mi consente di far circolare le ultime vaporiere insieme con una serie di motrici elettriche e di elettrotreni, diesel ed automotrici ….

d.- Ho deciso di prendermi alcune libertà modellistiche. La linea aerea di contatto, che ho valutato di mettere in opera –insieme al segnalamento- a tracciati ultimati e collaudati, sarà limitata alla linea Roma-Genova ed alle stazioni principali. Quindi la Pontremolese e la Stazione Marittima saranno a trazione termica. Il binario della passeggiata Morin (collegamento tra Arsenale e Binario di San Bartolomeo), dismesso ben prima del 1974 (1969), sarà rappresentato. Il deposito locomotive solo elettriche e diesel di Miglarina, con relativa Squadra Rialzo, sarà dotato anche di piattaforma girevole e rimessa circolare per motrici a vapore, a suo tempo ubicati a la Spezia Centrale.

e.- Vorrei un impianto digitale controllato dal PC, tranne eventualmente le ferrovie militari e parte dei raccordi portuali dove la dimensione delle motrici (piccole vaporiere, Kof, Badoni) paiono non consentire l’installazione di decoder (ma consentono le manovre manuali…).

2.- TRACCIATI

a.- Roma-Genova, a doppio binario (in realtà falso doppio binario con cappi di ritorno), corre in rilevato a 8cm dal piano del mare su due pareti e parte di una terza dell’ambiente più ampio. Da Nordest (sinistra) abbiamo: uscita dei due binari della linea dalle gallerie Biassa e Biassa seconda, (collegate alla stazione fantasma ed al cappio di ritorno), bivio per la linea dell’Arsenale (che scende su sede propria alla quota inferiore), e ingresso in stazione su un viadotto;

- Stazione di La Spezia Centrale, con 5 binari di transito e sosta banchinati (al vero 7) –modulo se possibile 160cm- e 5 lunghi binari tronchi (testate ad est) con asta di manovra e piazzale (sul lato ovest del piazzale nord), con 4 binari tronchi per la sosta di materiale speciale (treno soccorso 1° classe, treno ospedale MMI, matisa e materiale da manutenzione. Inoltre due tronchini banchinati per automotrici destinate alla linea Pontremolese, piazzale est, due per motrici di servizio e tre per i carri destinati all’Arsenale. All’uscita est della stazione la linea impegna la galleria dei Cappuccini;

La Spezia Centrale, da Google Maps

- Stazione di La Spezia Valdellora, all’uscita della galleria dei Cappuccini, ha due binari di transito con due raddoppi entrambi a nord, a cui si raccordano cinque lunghi tronchini di sosta e deposito carrozze (testate ad ovest); dal raccordo dei raddoppi, verso sudest è ubicato lo scalo e deposito merci per piccole partite (al vero qui ubicato fino agli anni 80) con tre brevi tronchini e relativa asta di manovra; i due raddoppi proseguono ad est divenendo binari di collegamento con lo scalo di Migliarina. All’uscita di stazione il bivio per la raffineria IP di Valdellora con tre tronchini di servizio per carri botte destinati all’omonima raffineria sul piazzale nord. Non svolge servizio passeggeri;

La Spezia Valdellora, da Google Maps

- Stazione di La Spezia Migliarina, con due binari di raddoppio banchinati per il servizio passeggeri (solo locale) lato sud, ed i due binari di corsa. Ai due binari da Valdellora (che poi si congiungono per proseguire per la Stazione Marittima) è connesso il fascio smistamento di cinque binari, con due tronchini per le macchine di manovra. Ad ovest del fascio smistamento il deposito locomotive con la piattaforma girevole completa di rimesse motrici (vapore, diesel ed elettriche) fosse visita e scorie, rifornimenti ecc., nonchè la squadra rialzo e due rimesse per elettrotreni. Poco ad ovest della stazione, la coppia proveniente da Valdellora si congiunge in un solo binario che scende in quota e sottopassa la linea di corsa a salto di montone per dirigere verso la Stazione Marittima. Dal binario della stazione marittima si distacca verso nord una diramazione che prosegue verso est per poi ricongiungersi al binario sinistro della linea.

La Spezia Migliarina, da Google Maps

- poco dopo la stazione la linea impegna una galleria che, attraversato il muro, conduce al locale adiacente dove si trova il cappio di ritorno con una stazione fantasma – in realtà in piena vista- di dodici binari. Nello stesso locale, il cappio di ritorno e l’analoga stazione fantasma dell’altra estremità delle linea che, lasciata a sinistra (verso Ovest) la stazione di La Spezia Centrale ed il bivio Arsenale, impegna le due gallerie parallele Biassa e Biassa seconda, scendendo a livello 0 e, passando sotto il lato corto dell’impianto, giunge al foro nel muro per accedere al locale adiacente.

b.- Ferrovie del Golfo (tutte a livello 0) sono la ferrovia dell’Arsenale, la Stazione Marittima, i fasci del molo Garibaldi, della calata Malaspina e della banchina Paita, il binario di San Bartolomeo con il bivio Pagliari ed i raccordi militari ed industriali. Poiché la realizzazione di questo settore sarà successiva a quella della linea tirrenica, l’attuale descrizione sarà solo di larga massima.

- Ferrovia dell’Arsenale: la diramazione che scende dal Bivio Arsenale in prossimità di La Spezia Centrale raggiunge in sede propria la zona di Marola a livello del mare ed entra da ovest nello Stabilimento, percorrendo tutto il perimetro dello stesso, con due brevi raddoppi, fino a raggiungere la Porta ferrovia sul lato est. Quindi, impegnando un ponte girevole sul torrente Sprugola, raggiunge la Passeggiata Morin che attraversa (con un raddoppio) per poi ricongiungersi al Binario di San Bartolomeo all’altezza dei tronchini della stazione marittima.

All’interno dell’Arsenale a suo tempo c’erano ben 54 deviatoi e 14 piccole piattaforme girevoli per l’acceso dei singoli carri nelle officine. La riduzione modellistica, oltre ai due citati raddoppi per precedenze ed incroci prevede la stazione con una lunga asta di manovra, 4 tronchini per sosta carri e due per ricovero motrici, un binario per il parcheggio di un treno armato, alcuni tronchini di servizio.

- La Spezia Marittima ha (aveva all’epoca) un fascio smistamento di cinque più tre binari alle spalle della Banchina Malaspina che impiega come asta di manovra il binario di San Bartolomeo da un lato e i tronchini del fascio di quattro binari alle spalle della banchina Paita dall’altro. Le banchine hanno due binari tronchi ciascuna, la Banchina Garibaldi due per lato. La Banchina Giovanbattista Paita ha altri quattro binari tronchi, due per il servizio dei silos Ferruzzi e due per il servizio frigorifero. Anche il Molo Fornelli e il terminal Messina sono serviti da un paio di binari tronchi ciascuno.

- Il Molo Pagliari del servizio munizioni MMI ha tre binari tronchi che proseguono, dopo essersi congiunti, attraversando a 90° il binario di San Bartolomeo e l’omonimo viale, e dirigendo lungo la via Valdilocchi verso i raccordi dell’OTO Melara, della Centrale ENEL e della polveriera di Vallegrande (con cambio di scartamento e trazione, oggi scomparso ma a suo tempo intreressante, nel 74 c’era ancora la locomotiva a scartamento ridotto ad accumulo di vapore, ma accantonata). Presso il raccordo (bivio Pagliari) vi è un impianto di stazione MMI con raddoppio e 3 binari tronchi e il raccordo tra il binario di San Bartolomeo e la ferrovia di Valdilocchi.

c.- Linea Pontremolese, a binario unico e non elettrificato. NON viene riprodotta, ma se ne tiene conto per il materiale rotabile e l’esercizio. [Sarebbe in linea di principio possibile riprodurre, lungo il lato maggiore del locale più piccolo (di fronte alle stazioni fantasma della linea tirrenica), un tratto di piena linea tra le stazioni secondarie di Filattiera a Sud e Villafranca Bagnone a Nord. La prima stazione ha un semplice raddoppio e due tronchini per lo scalo merci, la seconda due raddoppi e due tronchini. Alle due estremità della linea, due ingressi in galleria nasconderebbero i cappi di ritorno ciascuno con un fascio fantasma di tre o quattro binari. Una lunga bretella potrebbe collegare una delle stazioni fantasma della tratta di Pontremolese con una di quelle della linea tirrenica, per consentire lo scambio di materiale rotabile tra i due plastici], Comunque il sistema delle stazioni fantasma consente di simulare il traffico da La Spezia a Parma e viceversa.

d.- prevedo di utilizzare materiale d’armamento Fleishmann Profi (di cui possiedo consistenti quantità, inclusi numerosi deviatoi di tutti i tipi e la piattaforma girevole)per la linea principale, le stazioni, i raccordi, mentre per le ferrovie militari e portuali sarà d’uopo impiegare materiale d’armamento senza massicciata, con raggi di curvatura minori e deviatoi a 24° e incroci a 90° ove necessario. E’ in corso la progettazione di dettaglio con l’ausilio di Wintrack, che peraltro potrà concludersi solo dopo aver acquisito i locali ed averne rilevato esattamente le dimensioni.

Penso ad un’ambientazione estiva per il plastico principale [ed eventualmente invernale innevata per la Pontremolese].

3.- MATERIALE ROTABILE

Senza riprodurre in questa sede il corposo inventario del materiale rotabile della mia collezione, ricordo:

  1. Mezzi di trazione, circa 110, delle più svariate provenienze (Lima, Rivarossi, Tibidabo, Cestaro, Riviermodel, ACAR, Armo, Euromodell FP, Arnold, Fleischmann, Lo.Co., Danifer, Naldini, Graham Farish, Minitrix, Atlas, ROCO, Hobbytrain ed altre, senza contare le statiche Del Prado). Occorrerà verificare quali siano da dotare di decoder, quali da lasciare analogiche o addirittura statiche, quali da migliorare o adattare (pantografi, decals ed altro).
    • Vapore: circa 30 modelli di cui oltre 20 da trazione (Gr677, 675, 422, 473, 460, 737, 690, 691, 740) e 10 locotender da manovra e da esercizio MMI (tra cui svariate 835, una 899 e due 897). Si tratta per lo più produzione industriale di macchine tedesche, austriache, inglesi e americane che hanno circolato sui binari italiani come preda bellica o come aiuto alleato dopo la II GM;
    • Elettrica: circa 30 modelli, tra motrici articolate (636, 645, 646, una 656 poco fuori epoca, nelle varie livree) e non (400, 424, 626, 428, 444, oltre a 2 macchine speciali);
    • Diesel: oltre venti macchine, per lo più D345 e D341, due V100 e due V200 ex DB (raccordi industriali e portuali privati), alcune diesel da manovra FS e non (tra cui 2 Kof , una D 214 e una Truman) ed una Matisa motorizzata.
    • Elettrotreni ed automotrici: circa una quindicina. ETR200, ETR250, Ale601 e 603, Ale840, “varesine” il TEE “Gottardo” policorrente in sei elementi, “Littorine” (Aln880, 772 ed altro) ed Aln663 e 668 e simili
  2. Carrozze e bagagliai, circa 200, con oltre 40 bagagliai e postali inclusi due carri riscaldo, ed una diecina di carrozze speciali. Dominano il parco, per quasi i due terzi, purtroppo, le vecchie carrozze RIV Rivarossi in tutte le livree e varianti, inclusi WL e WR, e le famigerate 20000/1921 “corte” di Tibidabo/ACAR. Una diecina di CIWL d’epoca, svariate Corbellini e Centoporte e alcune bellissime 33000 e 1957. Qualche epoca I-II a terrazzini per i treni passeggeri militari;
  3. Carri, circa 300 sia di epoca III che di epoca IV (circa 100 a carrelli), con una quindicina di bisarche, oltre 30 tramogge, oltre 50 pianali a carrelli, 20 carri L a carrelli, 30 carri frigoriferi, altrettanti carri F moderni, 40 carri botte dei vari tipi, un centinaio di carri corti F, L e P, 20 carri P lunghi telonati, una ventina di carri speciali e altrettanti MMI. Una parte esigua del parco carri è dotata di ganci non standard.

4.- ESERCIZIO

Sulla Roma –Genova all’epoca circolavano giornalmente due coppie di rapidi, 8 coppie di espressi, 8 coppie di diretti e dodici coppie di locali. Da e verso Parma, una coppia di espressi, una di diretti ed dieci coppie di locali. L’elevato numero di locali al vero si spiega col fatto che tra Aulla e Deiva Marina le FS svolgono un vero e proprio servizio urbano con 14 fermate e stazioni. Per il traffico merci, otto coppie di intermodali pesanti e dieci di merci generici, due coppie sulla pontrmolese da e verso Parma. Il traffico straordinario ricorrente prevede tre treni passeggeri speciali, il treno merci raccoglitore verso Parma e le composizioni merci in partenza od in arrivo da Migliarina. Il quadro si completa con le tradotte da Migliarina alla Stazione marittima, le quattro coppie giornaliere di treni passeggeri militari (i treni operai ed impiegati di buona memoria, con loco tender a tre assi e tre carrozze in legno a terrazzini). Le tradotte militari, il traffico portuale e le attività di smistamento potranno essere definite solo a progetto ultimato. Per ogni coppia di treni al vero si prevede una sola composizione sull’impianto, ad esclusione dei rapidi, del raccoglitore omnibus e dei treni speciali e di quelli militari, per i quali ne basta una.

  1. Passeggeri della linea principale elettrificata:
    • 4 rapidi (ETR 250 in 4 elementi, E.444+5 carrozze UIC-X RIV carenate rosso fegato, E.444+4 carrozze per treni bandiera ed E.444 con 5 EUROFIMA arancio),
    • 4 Direttissimi (espressi: tre con E.646, materiale UIC-X RIV grigio, bagagliaio, 7 carrozze e WL o WR ed uno con E.428 III serie od E.646 i serie, bagagliaio, 8 carrozze 20000 e WL d’epoca),
    • 4 diretti (ETR 200, Ale603, e424 con 5 carrozze 33000, E.636 con 5 carrozze tipo 1937),
    • 6 accelerati (locali: Ale840, Ale632 “varesine”, due e400 con carro postale e 4 carrozze “cento porte”, E.424 con 4 carrozze a piano ribassato, E.424 con 5 carrozze corbellini, eventualmente Ale601).
    • Materiale passeggeri occasionale/straordinario:
      1. TEE policorrente in 6 elementi;
      2. treno storico CWIL con Gr691 e 7-8 carrozze CIWL;
      3. treno azzurro, con E.646, bagagliaio e 7 carrozze tutte in livrea blu e azzurro;
  2. Composizioni merci della linea principale:
    • 4 pesanti (intermodali, uno con E.645 ed 8/9 bisarche, uno con E.645 ed 8/9 Poz con containers, uno con E.645 e 16 carri interfrigo, uno con E.428 III serie e 20 carri botte.
    • 5 medi con E.626/E.428 I serie e composizioni di 10 carri tramoggia a carrelli, 10 carri a sponde alte a carrelli con carico di carbone, e tre di quindici carri corti misti.
  3. Composizioni passeggeri della linea secondaria non elettrificata:
    • un espresso (D.345, carrozza riscaldo/postale a carrelli, 5 carrozze 33000),
    • un diretto (D.345 o Gr677, carro riscaldo [sostituito con un postale con la trazione vapore], 4 carrozze corbellini),
    • 5 locali (Aln880, Aln772, due Aln663, Aln668),
  4. Composizioni merci della linea secondaria:
    • due merci misti, con Gr737 e 7-8 carri corti
    • il merci raccoglitore con una Loco tender Gr897 con bagagliaio e cinque carri.
  5. Composizioni varie:
    • treno militare operai/impiegati, loco tender a 2/3 assi e tre carrozze a terrazzini;
    • treno armato, con motrice diesel pesante, carrozza serventi, carro cannone antinave da 305, 3 carri munizioni e carro scudo con armi A/A, colorazione mimetica
    • treno soccorso di 1 classe, D.342, carro botte, 2 carri soccorso, carro scudo, carro gru pesante, carro saldature, carro officina, carrozza soccorso
    • treno ospedale, D.342, carro acqua, bagagliaio medicinali, 4 carrozze cento porte ricovero, una carrozza corta sala chirurgica
    • tradotta OTO Melara, V100 con 9 carri a carrelli trasporto M113 e Carri Leopard e una carrozza corta scorta
    • due tradotte MMI con trazione termica e 5/6 carri speciali con materiale arsenalizio o bellico
    • treno controllo linea aerea (elettromotrice speciale e carrozza controllo e misure elettriche)
    • treno pulizia binari, con motrice speciale con spazzole e due carri , pulente e detergente
    • treno collaudo con E.656, carrozza dinamometrica e motrice di emergenza (D.345)
    • (tradotte portuali da definire. Materiale statico nel deposito locomotive e su tronchini vari.)

5.- CONSIDERAZIONI

a.- In attesa dei progetti Wintrack sono disponibili i primi schemi grafici delle stazioni, porto [il grafico va ruotato di 130° verso destra, cioè con la banchina Paita a Nord] ed Arsenale, nonchè gli schemi a blocchi del plastico. Chi non conosca La Spezia e dintorni può andare su Google Maps (satellite) e cercare La Spezia Centrale. Seguendo la linea tirrenica verso destra fino al salto di montone troverà quanto descritto (esclusa la raffineria IP, smantellata ma di cui si legge il sedime a nord della linea tra Valdellora e Migliarina). La piattaforma girevole al vero era a Centrale, lato est (si legge ancora un muro curvo, traccia delle rimesse locomotive). Il salto di montone e il collegamento per La Spezia Marittima sono come descritti, mentre le ferrovie portuali sono molto più sviluppate oggi. Il raccordo verso l’arsenale, ad ovest della stazione centrale, è scomparso e trasformato in pista ciclabile, il cui tracciato è evidenziato in rosa.

b.- Le strutture del plastico sono da definire. Penserei il livello del mare a 140 cm dal pavimento, per agevolare gli interventi dal di sotto, un minimo di modularità (non si sa mai… ) ed ampie e comode aperture di visita (per cui, ad esempio, il tessuto urbano della città sarà in gran parte rimuovibile). Per gli sfondi impiegherei fotografie reali, per le colline, tutte terrazzate al vero, polistirolo da 10mm che agevolerebbe la realizzazione. Intendo realizzare in una prima fase la linea Roma – Genova con le tre stazioni e le stazioni fantasma, ma senza segnaletica, l.a. e deposito locomotive. Dopo un adeguato periodo di prova dell’impianto, fino all’esercizio controllato dal pc, completerei l’impianto con il deposito, il segnalamento, la linea di contatto, gli edifici, gli accessori ed il paesaggio dalla linea ai fondali. Poi, con le idee chiare, passerei alla realizzazione dei circuiti a livello del mare (partendo dai bivi delle linee di collegamento, già predisposti), e dopo il relativo collaudo, a ultimare il paesaggio.

c.- mi rendo conto che si tratta di un progetto ambizioso (e costoso, e lungo) che rasenta la follia. Pertanto ogni suggerimento, aiuto e collaborazione o partecipazione sarà graditissimo. In particolare ho delle sensibili carenze per quanto concerne digitalizzazione e informatizzazione, ed ho bisogno d’aiuto anche nel campo della modifica dei modelli e della realizzazione del paesaggio. Se del caso sono pronto a condividere l’idea (e i locali e la realizzazione e l’esercizio) con qualche appassionato di buona volontà, anche facendone un’attività di gruppo.

Ad Ardea, Dicembre 2009

Paolo Angioy.

ultimo aggiornamento: 14 gennaio 2010

Visto che abbiamo parlato di trasporto in montagna, con treni tradizionali sulle rampe elicoidali, cremagliere e funicolari, completiamo dando un’occhiata anche agli altri trasporti via cavo che si trovano sui monti. Il principale è la funivia: anche qui c’è un prodotto Brawa, una funivia multicabina come quella del Renon. Il modello è però molto meno convincente della funicolare dello stesso produttore.

Funivia Brawa (art. 6560)

Funivia Brawa (art. 6560)

Funivia Brawa nella sua confezione (dal catalogo Tecnomodel)

Funivia Brawa nella sua confezione (dal catalogo Tecnomodel)

In alternativa, una base per autocostruzione di una funivia più tradizionale (a due cabine) può essere trovata su un sito olandese.

Ci sarebbero poi anche teleferiche, seggiovie, cabinovie e skilift: proprio quando pensavo di non riuscire a trovarne traccia in scala N, mi sono imbattuto in un plastico che riproduce un dominio sciistico in estate in scala N. Perchè in estate? Penso sia perchè gli skilift in movimento sono i più complicati da realizzare (e infatti non ne ho trovati nemmeno in H0). Il plastico in versione estiva riproduce una cabinovia in modo dinamico, mentre seggiovia e skilift sono “fuori servizio” e quindi statici. A parte l’andamento un pò saltellante delle cabine, il risultato è interessante, anche se i tralicci non sono il massimo.

C’è un altro video dello stesso plastico, più vecchio e di qualità più bassa, che però al minuto 2 e 2 secondi mostra (per una decina di secondi) perfino un cannone da neve in funzione! Mi sembra un pò fuori scala – ed anche fuori tema vista l’ambientazione estiva – ma l’idea è sicuramente originale per cui ne faccio menzione, La parte finale del video poi mostra gli aspetti ferroviari del plastico.

Ho trovato anche una seconda cabinovia autocostruita in scala N, anche questa piuttosto oscillante, ma con tralicci un pò più realistici :

Una seggiovia dinamica in H0 c’era, prodotta ancora una volta da Brawa (e commercializzata negli USA anche con il marchio Walthers). Per essendo meglio delle funicolare, non mi sembra che neppure questo modello sia entusiasmante, e quindi non fa sentire l’assenza del corrispondente prodotto in N.

Seggiovia Brawa in H0 (art.6270)

ultimo aggiornamento: 8 gennaio 2010

In alternativa alle cremagliere, ferrovie che devono affrontare pendenze elevate possono essere realizzate come funicolari. In Italia se ne contano una quindicina, tra cui spicca una delle più antiche del mondo, la Funicolare della Mendola. Molto particolare la Tramvia Trieste-Opicina che presenta un raro ibrido, in cui un tratto a funicolare è intercalato in un percorso tradizionale, come avveniva talvolta per le cremagliere: in effetti nel caso di Trieste il vecchio spintore a cremagliera è stato sostituito da uno spintore azionato da una fune.

Le funicolari hanno vincoli realizzativi e di esercizio maggiori rispetto alle cremagliere, ma offrono una maggior sicurezza. In genere due vetture collegate da un cavo si muovono simultaneamente su un binario unico, una in salita e una in discesa, con un incrocio a metà percorso. Particolari scambi senza elementi mobili permettono alle due vetture di impegnare le brevi tratte parallele che rendono possibile l’incrocio.

Scambio della Funicolare della Mendola

Scambio della Funicolare della Mendola

In scala N Brawa ha prodotto un kit per funicolare, ora non più disponibile ma reperibile come al solito usato su ebay. Il kit è interessante – contiene due vetture (dotate di luci interne e magneti apposti sotto la carrozzeria per il controllo del fine corsa), motore ed elettronica di controllo – inclusi contatti reed -, cavo, 4 binari provvisti di rotelle per lo scorrimento del cavo (come al vero) e zona per l’incrocio, con i due scambi. Separatamente erano disponibili gli edifici delle stazioni a monte e a valle.

Vettura della funicolare Brawa

Funicolare Brawa nella sua confezione

Funicolare Brawa nella sua confezione - dal catalogo Tecnomodel

Il percorso complessivo è piuttosto limitato (direi una settantina di centimetri, come si puà vedere dal modello montato nella pagina di Urs Wittig) e non so se sia possibile allungarlo. La parte con gli scambi sembra dalle foto essere completamente in plastica, e quindo con un aspetto non propriamente realistico. In compenso il meccanismo di funzionamento è aderente al vero. Già, ma come funzionano gli scambi di una funicolare? Come è possibile che, senza elementi mobili, le due vetture siano indirizzate sul binario corretto? Lo scopriamo facilmente guardano le ruote del modellino Brawa, che sono esattamente come quelle delle funicolari reali.

Vettura della Funicolare Brawa vista da sotto

Come si può vedere, le ruote in basso nella foto hanno due coltelli invece che avere solo quello interno come avviene per le vetture normali. Il doppio coltello obbliga la ruota a seguire il binario su cui sono appoggiate. Le ruote in alto sono costituite invece da larghi cilindri: la larghezza permette alla ruota di poggiare, per un breve tratto all’inizio della zona scambi, sul binario esterno e contemporaneamente sul binario fisso che sta al posto dell’ago dello scambio. Le due vetture sono poggiate sui binari in modo opposto, così che una abbia il doppio coltello sul lato destro guardando la salita, e l’altra sul sinistro. Cosi’ nella zona dell’incrocio la prima si terrà a destra, e la seconda percorrerà il ramo di sinistra.

Funicolare Brawa (art. 6410)

Funicolare Brawa (art. 6410)

Una dettagliata spiegazione di come funziona lo scambio di una funicolare si trova (con l’ausilio di alcune foto interessanti) sul forum funivie e , in inglese, su funimag.

Su youtube c’e’ un video di una funicolare in scala N autocostruita.

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