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Pubblicato il 2 febbraio 2019

L’Umbria, posta nel cuore dell’Italia, è sempre rimasta al margine delle grandi vie di comunicazione (ferrovie e autostrade). La Roma-Firenze, che in origine passava da Perugia, fu accorciata spostandosi ad ovest del Trasimeno. L’unica linea storica e rilevante che attraversa la regione, la Roma-Ancona, è rimasta ancor oggi in buona parte a binario unico. Gli Umbri, che di questo stato di cose si lamentano da sempre, si sono allora costruiti una loro ferrovia nel cuore della regione. Corre lungo la valle del Tevere da Sansepolcro a Terni. Era gestita dalla società “Mediterranea Umbro Aretina”, che però sul finire degli anni ’70 giunse sull’orlo del fallimento. La ferrovia venne salvata con un commissariamento governativo nel 1982 e assunse la denominazione “Ferrovia Centrale Umbra”. Da quel momento per la FCU si aprì un periodo di forte potenziamento tecnologico: vennero poste in opera le nuove rotaie saldate e migliorato il materiale rotabile. Un grosso sforzo di innovazione fu fatto tra il 1985 e il 1993, quando la FCU ordinò alla FIAT un gran numero di automotrici diesel, derivate dalle ALn 663 ma potenziate e modificate. Nacquero così le ALn 776.

FCU ALn 776.055 e 059 a Sansepolcro nel 2003 nella livrea d’origine – Foto © Ubaldo Fangucci da trainsimsicilia

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Pubblicato il 26 gennaio 2019, ultimo aggiornamento 28 marzo 2019

Abbiamo visto di recente quali “trucchi” si dovessero adottare per mettere in marcia e poi regolare le velocità delle locomotive elettriche a trazione continua: combinazioni serie/parallelo, gradi di shunt o di indebolimento di campo, dissipazione reostatica.

Tutto questo è stato drammaticamente semplificato dall’avvento dell’elettronica di potenza a metà anni ’70, che ha avuto da noi la sua palestra in casa delle motrici di punta dell’epoca: le E.444. Si è così aperta la strada per una nuova generazioni di motrici, sempre basate su alimentazione e motori a corrente continua. La prima incarnazione di questo nuovo paradigma furono le E.632/633 del 1983 e le successive E.652. Seguendo ancora questa strada, si giunse poi nel 1994 alle prime locomotive veramente moderne: le E.402 che abbandonarono il motore a corrente continua per tornare… al trifase! (ovviamente migliorato e modificato).

Vediamo di seguire qui i primi passi di questa evoluzione: le sperimentazioni con le E.444.

E.444.005 Foto © Ciancio da Tranzitalia.it

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Pubblicato il 19 gennaio 2019

Condurre una automotrice Diesel non è molto diverso da guidare una macchina: c’è un cambio con frizione, e la velocità del motore viene variata con un acceleratore.

Un locomotore elettrico è invece totalmente diverso.

Cabina con banco di guida di una E.444R – Foto © Ernesto Imperato

Qui tentiamo di illustrare (in forma sicuramente incompleta e semplificata – speriamo non troppo) i principi fondamentali riguardanti la regolazione di velocità del mezzo. Lo faremo evitando per quanto possibile le formule, che sono però necessarie per una piena comprensione.

Innanzitutto occorre definire di cosa stiamo parlando, perché le cose erano molto diverse su una macchina nel 1970 di come non siano su una motrice costruita oggi. Poi occorre specificare quale tipo di alimentazione abbia la macchina in questione: a corrente continua, a corrente alternata monofase o a corrente alternata trifase, perché di nuovo le cose cambiano. I motori elettrici e il loro controllo sono infatti assai diversi nelle tre tipologie: a corrente continua, asincroni e sincroni, a corrente alternata a collettore…
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Pubblicato il 12 gennaio 2019

Dopo aver discusso in una precedente nota delle ALn 663 FS, qui ci occupiamo di quelle delle concesse. Lasceremo ad una nota successiva le ulteriori derivate in uso nelle concesse, come le ALn 776.

Varie ferrovie in concessione acquisirono delle 663, che troviamo prevalentemente nel Nord del Paese: presso la Suzzara–Ferrara e la Ferrara–Codigoro (Ferrovie Padane), oltre a diverse ex Società Veneta. Al sud troviamo solamente la Alifana.

ALn 663 della Ferrovia Udine Cevedale (ex Società Veneta) con una rimorchiata.

Sono sostanzialmente uguali alle automotrici FS, comprese le modifiche avvenute successivamente alla costruzione (come ad esempio la presenza di condizionatori sull’imperiale), anche se alcune presentano qualche piccola differenza che non mancheremo di sottolineare. Contrariamente a quel che accadde con l’ex monopolista nazionale, nello scenario delle concesse sono presente anche delle rimorchiate. Continua a leggere »

Pubblicato il 6 gennaio 2019

L’Europa ferroviaria è un puzzle di tensioni elettriche: vi sono ben cinque tipi di alimentazione, e in vari paesi coesistono due tipi di alimentazione. In passato poi vi sono stati anche altri tipi di alimentazione, come la trifase italiana.

Mappa dei tipi di alimentazione elettrica ferroviarie in uso in Europa per linee convenzionali

Ovviamente le differenze tecniche che la mappa ci mostra hanno una radice storica, e quest’ultima ha delle motivazioni a volte tecniche, altre economiche, altre ancora politiche. Cerchiamo qui di approfondire un po’ il discorso.
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Pubblicato il 29 dicembre 2018

Nei quasi vent’anni ormai passati dacché siamo entrati nel terzo millennio, le ferrovie sono profondamente cambiate. Certo c’è l’alta velocità, con Frecciarossa e Italo che arrivano ormai anche fuori dalle direttrici AV.

NTV Italo

Ma non è solo quello. Eravamo abituati al monopolista nazionale: a parte le poche concesse, treno in Italia significava FS, con i suoi non molti tipi di locomotori e di carrozze, le sue livree con poche varianti. Un po’ di eterogeneità veniva dal materiale trainato: le carrozze tedesche, francesi e svizzere principalmente, ma ogni tanto anche qualcosa di più esotico come carrozze danesi o dell’Est Europa (limitatamente a pochissimi convogli).

Rara carrozza rossa negli anni ’70: una DSB in composizione all’Alpen Express Copenaghen/Købnhavn-Roma

Oggi a guardare i treni che passano, si vedono anche molteplici tipi di motrice, specie per quanto riguarda il traffico merci ma non solo, e svariate livree.

2 E 193 di Rail Traction Company a ferragosto 2018. Foto © Marco Ferrigno da Instagram

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Joyeux Noël

Pubblicato il 23 dicembre 2018

Neanche Babbo Natale resiste alla tentazione…

Joyeux Noël !

Märklin 39006 H0
DB Br 01, con albero di natale illuminato sul pancone

Ricordando i Natali passati…

Pubblicato il 15 dicembre 2018

Tra il 1983 e il 1993 FIAT Ferroviaria Savigliano decise di realizzare un’ulteriore evoluzione della fortunata serie ALn 668.

Bellissima immagine di profilo di due FS ALn 663: quella si sinistra vista lato ritirata, quella destra dal lato opposto. Foto © Franco Pepe da littorina.net

Coppia di ALn 663 su un ponte. Foto © Franco Pepe da littorina.net

Questo diede origine alla nuova serie ALn 663, da cui discesero anche le quasi identiche  ALn 776 di FCU e le ALn 668 serie 1200 e 1300 di SNFT, poi divenuta Trenord. Vi fu anche una “edizione speciale” per il trasferimento di detenuti (ALn DAP), ed una versione a scartamento ridotto per le Calabro-Lucane: la M4. Negli anni ’90 seguirono delle ulteriori derivazioni per le ferrovie turche (TCDD MT 5700), e delle ulteriori varianti per alcune concesse italiane: le  ACT ALn 067-082 e FSE Ad 81-88.

Qui ci occupiamo delle 663 elle FS, lasciando le concesse e le derivate a prossime note.
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Pubblicato il 1 dicembre 2018

A partire dal 1931, le FS costruirono dei particolari grandi carri merci: gli FDIz 149 (000-249), detti anche Tipo 1931T perché ottenuti da trasformazioni di carri esistenti. Erano particolari per varie ragioni: avevano una velocità massima ammessa elevatissima per un merci (120 Km/h secondo i dati riportati da Fondazione FS), ed erano in realtà degli ibridi tra i carri merci (infatti sono di tipo F, carro merci coperto) e dei bagagliai (D). Le altre due lettere della sigla ci dicono che erano dotati di mantici di intercomunicazione (I) e che erano a carrelli (z).

Carro FDIz restaurato e fotografato a La Spezia Migliarina. L’esemplare ha carrelli di tipo AM e AB in luogo degli AA ed è dotato di REC (foto Sturla – 20 agosto 2016, da http://www.binariedintorni.it/)

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Pubblicato il 25 novembre 2018

Per anni si sono susseguiti annunci e speranze che ACME rivolgesse un po’ della sua attenzione alla scala N. Nel 2010 apparve a catalogo un bel Frecciargento.

Sembrava fatta, anche perché sembrava qualcosa di più di un annuncio, o di un preprototipo presentato con grandi promesse: il modello finito esisteva, come mostravano le foto su 1zu160, ed era incluso nel catalogo! Ok, non era proprio il catalogo ufficiale, ma il listino di eyro.ch. Comunque c’era il logo ufficiale, e venivano  l’ ETR.600 di Trenitalia in livrea Frecciargento, e l’ETR.610 sia in versione SBB che in quella della defunta CISALPINO.

Frecciargento ACME in scala N, mai giunto in produzione, dal forum http://forum.spur-n-schweiz.ch

Invece il progetto non giunse in porto, e l’ETR 600 di ACME non circolò mai sui plastici degli ennisti.

Successivamente vi furono altri avvicinamenti tra ACME e la scala N. Nel 2011 apparvero a catalogo e sul sito dei carri Remms 663 FS. In realtà  si trattava solo della commercializzazione in Italia di prodotti Lemke, ma era comunque un segnale positivo.

Nel 2012 il Tram de Milan, serie di modelli statici, sembra essere stato un successo: è stato abbastanza rapidamente pressoché impossibile trovarne perché esauriti.

I Tram de Milan di ACME

Successivamente Guido Fraticelli (Fratix) iniziò a distribuire i suoi nuovi modelli con il marchio Blackstar (che appartiene ad ACME), e più recentemente proprio con il marchio ACME, pur mantenendo anche il logo Fratix, come nel caso della D.341.

La D.341 con la sua scatola Fratix-ACME

Non abbiamo quindi nascosto un certo disappunto quando in occasione di Novegro 2018 abbiamo constatato come i nuovi prodotti di Fraticelli, apparsi a marchio ACME, non avevano ricevuto (secondo noi) sufficiente risonanza da parte di ACME: non ve ne era traccia ad esempio sul sito web della casa modellistica, contrariamente a quanto era avvenuto a suo tempo nel caso della commercializzazione dei carri merci prodotti da Lemke. Ci è stato detto che i modelli erano presenti nello stand ACME (oltre che in quello Fratix). Di sicuro (lo abbiamo scoperto da poco) si possono vedere negli ultimi cinque o sei secondi di un video su youtube dedicato alla presenza ACME a Novegro (lo stand ripreso ci sembrerebbe quello di Fratix).

Siamo quindi ora felici di poter segnalare che è stato posto rimedio a questa che a noi pareva una scarsa attenzione: il catalogo ACME ufficiale 2018 (come sempre ricchissimo per quanto riguarda la H0) riporta a pagina 111 anche la scala N, presentando parte della produzione Fratix-ACME. In realtà il catalogo dovrebbe essere uscito a inizio 2018: fatto sta che solo ora abbiamo per caso avuto notizia della presenza di questa sia pur piccola appendice sulla scala minore, e volentieri le diamo eco, anche se con ritardo.

Pagina 111 del Catalogo ACME 2018

Complimenti quindi a Guido Fraticelli non solo per essere riuscito a condurre in porto l’operazione di aggancio di questa grossa realtà del modellismo italiano, cosa che era in realtà avvenuta già da qualche anno, ma anche per l’implicito riconoscimento dato da questo piccolo ma secondo noi importante passo ufficiale, anche in termini di maggior visibilità per la scala N.

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