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Pubblicato il 1 dicembre 2018

A partire dal 1931, le FS costruirono dei particolari grandi carri merci: gli FDIz 149 (000-249), detti anche Tipo 1931T perché ottenuti da trasformazioni di carri esistenti. Erano particolari per varie ragioni: avevano una velocità massima ammessa elevatissima per un merci (120 Km/h secondo i dati riportati da Fondazione FS), ed erano in realtà degli ibridi tra i carri merci (infatti sono di tipo F, carro merci coperto) e dei bagagliai (D). Le altre due lettere della sigla ci dicono che erano dotati di mantici di intercomunicazione (I) e che erano a carrelli (z).

Carro FDIz restaurato e fotografato a La Spezia Migliarina. L’esemplare ha carrelli di tipo AM e AB in luogo degli AA ed è dotato di REC (foto Sturla – 20 agosto 2016, da http://www.binariedintorni.it/)

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Pubblicato il 25 novembre 2018

Per anni si sono susseguiti annunci e speranze che ACME rivolgesse un po’ della sua attenzione alla scala N. Nel 2010 apparve a catalogo un bel Frecciargento.

Sembrava fatta, anche perché sembrava qualcosa di più di un annuncio, o di un preprototipo presentato con grandi promesse: il modello finito esisteva, come mostravano le foto su 1zu160, ed era incluso nel catalogo! Ok, non era proprio il catalogo ufficiale, ma il listino di eyro.ch. Comunque c’era il logo ufficiale, e venivano  l’ ETR.600 di Trenitalia in livrea Frecciargento, e l’ETR.610 sia in versione SBB che in quella della defunta CISALPINO.

Frecciargento ACME in scala N, mai giunto in produzione, dal forum http://forum.spur-n-schweiz.ch

Invece il progetto non giunse in porto, e l’ETR 600 di ACME non circolò mai sui plastici degli ennisti.

Successivamente vi furono altri avvicinamenti tra ACME e la scala N. Nel 2011 apparvero a catalogo e sul sito dei carri Remms 663 FS. In realtà  si trattava solo della commercializzazione in Italia di prodotti Lemke, ma era comunque un segnale positivo.

Nel 2012 il Tram de Milan, serie di modelli statici, sembra essere stato un successo: è stato abbastanza rapidamente pressoché impossibile trovarne perché esauriti.

I Tram de Milan di ACME

Successivamente Guido Fraticelli (Fratix) iniziò a distribuire i suoi nuovi modelli con il marchio Blackstar (che appartiene ad ACME), e più recentemente proprio con il marchio ACME, pur mantenendo anche il logo Fratix, come nel caso della D.341.

La D.341 con la sua scatola Fratix-ACME

Non abbiamo quindi nascosto un certo disappunto quando in occasione di Novegro 2018 abbiamo constatato come i nuovi prodotti di Fraticelli, apparsi a marchio ACME, non avevano ricevuto (secondo noi) sufficiente risonanza da parte di ACME: non ve ne era traccia ad esempio sul sito web della casa modellistica, contrariamente a quanto era avvenuto a suo tempo nel caso della commercializzazione dei carri merci prodotti da Lemke. Ci è stato detto che i modelli erano presenti nello stand ACME (oltre che in quello Fratix). Di sicuro (lo abbiamo scoperto da poco) si possono vedere negli ultimi cinque o sei secondi di un video su youtube dedicato alla presenza ACME a Novegro (lo stand ripreso ci sembrerebbe quello di Fratix).

Siamo quindi ora felici di poter segnalare che è stato posto rimedio a questa che a noi pareva una scarsa attenzione: il catalogo ACME ufficiale 2018 (come sempre ricchissimo per quanto riguarda la H0) riporta a pagina 111 anche la scala N, presentando parte della produzione Fratix-ACME. In realtà il catalogo dovrebbe essere uscito a inizio 2018: fatto sta che solo ora abbiamo per caso avuto notizia della presenza di questa sia pur piccola appendice sulla scala minore, e volentieri le diamo eco, anche se con ritardo.

Pagina 111 del Catalogo ACME 2018

Complimenti quindi a Guido Fraticelli non solo per essere riuscito a condurre in porto l’operazione di aggancio di questa grossa realtà del modellismo italiano, cosa che era in realtà avvenuta già da qualche anno, ma anche per l’implicito riconoscimento dato da questo piccolo ma secondo noi importante passo ufficiale, anche in termini di maggior visibilità per la scala N.

Pubblicato il 17 Novembre 2018, ultima modifica 17 gennaio 2019

Non abbiamo sbagliato titolo: la E.403 è parte dell’evoluzione storica delle E.402. E’ probabilmente la meno nota e meno riconoscibile tra le locomotive FS, e probabilmente anche una delle meno fortunate.

Disegno della E.403, da leferrovie.it di Daniele Neroni

Vediamo di conoscerla un po’ meglio.

La macchina nasce come evoluzione delle E.402B, ed infatti inizialmente era destinata ad entrare nel gruppo 402 con la denominazione di E.402C. Poi le FS cambiarono idea, e la assegnarono al nuovo gruppo E.403. Scelta forse curiosa, visto che le motrici sono esteticamente e meccanicamente assai simili alle E.402B, tanto che l’occhio non esperto le può confondere, e che in precedenza nel gruppo erano entrate macchine vistosamente differenti (le P, le A e le B).

E.402.156 “Francia” accanto alle E.403.003 e E.403.005 nel 2009 a Milano – foto © Karl70 da bahnbilder.de. Come si può notare, il gruppo della motrice si riconosce soprattutto…dai tergicristalli!

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Pubblicato il 3 novembre 2018

Oggi sono cento anni di Trento italiana. Il 3 novembre 1918 le truppe italiane entrarono nel capoluogo tridentino, salutate da una folla festante.  Ricordiamo gli eventi di un secolo fa discutendo di una parte delle locomotive che, a seguito della fina della guerra, uscirono dal parco delle kaiserlich-königlichen Staatsbahnen (kkStB – ferrovie imperiali austriache) per entrare in quello delle Ferrovie dello Stato.

Stazione di Trento appena abbandonata dagli austriaci, Novembre 1918

Lo facciamo riprendendo la storia delle locomotive a vapore che si succedettero sulla linea dell’Arlberg, per le quali avevamo annunciato che il discorso fatto aveva una valenza italiana. Infatti la grande maggioranza dei tipi di motrici discusse furono assegnate, a volte in singoli esemplari, altre in lotti piuttosto cospicui, alle FS come riparazione dei danni di guerra dopo il disastroso (per l’Impero) esito del primo conflitto mondiale. Ben 10 tipi di motrici protagoniste della storia dell’Arlberg passarono alle FS (non proprio le macchine che erano o erano state in servizio sull’Arlberg, ma esemplari degli stessi gruppi). Furono solo parte di una grande varietà, ma la useremo com filo conduttore di questa nota.
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Pubblicato il 20 ottobre 2018

Per telefono, un amico mi ha chiesto “Ma quest’anno il solito report su Novegro non lo fai? Eppure di novità interessanti ce ne erano! Basti pensare alla reincarnazione della Tartaruga…”.

La Tartaruga Lo.Co. di Lorenzo Colli in versione definitiva a Novegro (foto Re460009)

Ho risposto “Che vuoi che ti dica…  pensavo di no. Non saprei dove trovare il materiale…”.

Già. Qualche tempo fa sui forum venivano postate immediatamente varie foto delle novità, ancora a fiera aperta, ma oggi non è più così. E allora come faccio a fare un report se, come al solito, a Novegro non c’ero? Sui forum, dove in passato avevo pescato le informazioni, relativamente alle manifestazioni si trovano interessanti immagini dei modulari, discussioni organizzative e di ringraziamento o qualche foto generale (anche di H0), ma poco o nulla riguardo al tema di cui parliamo. Ma perché le foto delle novità non si trovano più? Forse è colpa dei “social”: magari invece che sui forum si posta lì, e così le cose prima si disperdono, e poi si perdono.

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Pubblicato il 13 ottobre 2018, ultima modifica 14 novembre 2018

Un mio amico, quando ero ragazzino, aveva dei trenini Märklin. Non che mi entusiasmassero (la presa di corrente centrale mi pareva proprio brutta), ma alcune cose avevano un fascino particolare. Aveva un SBB Ae 6/6 (che ho sempre trovato essere una motrice di eleganza rara), e due belle carrozze passeggeri svizzere che avevano una particolarità: gli aeratori sul tetto erano in realtà dei perni rotabili che aprivano le porte delle carrozze. Mi pareva una meraviglia. Aveva poi un’altra cosa piuttosto curiosa: un vagone-trasformatore.

Märklin 4617, Tiefladewagen mit Trafo

Pur essendo molto diverso, richiamava alla mente un vagone trasformatore verde che si poteva vedere lungo le linee ferroviarie, in genere fermo su un tronchino all’interno di una zona recintata, e collegato alla linea aerea. C’e n’era uno anche vicino a Bolzano, e mi era capitato spesso di vederlo. Oggi so che quello che vedevo sul tronchino era una sottostazione elettrica ambulante.

Sottostazione Ansaldo-B, da UnFerroviereMacchinista.it

In questa nota parliamo proprio di questi particolari rotabili.
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Pubblicato il 6 ottobre 2018

In due precedenti puntate abbiamo visto le evoluzione del progetto E.402, dal simulacro ai prototipi, fino alla versione di serie E402A. Lo stadio successivo fu la versione “B”.

FS E.402B in livrea d’origine, foto CC LHOON da wikimedia

Non somiglia neanche un pò alle precedenti “A”, né ai prototipi, e presenta anche differenze interne davvero importanti, al punto che è un mistero perché la FS abbiano insistito nel catalogare queste motrici nel gruppo 402, anche se in una sottoserie diversa (queste infatti iniziano da 101, mentre le A andavano da 006 a 045, ed i prototipi occupano le prime 5 posizioni della sequenza).
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Pubblicato il 29 settembre 2018

L’ibridizzazione tra ferrovia e strada ha avuto, nel tempo, tantissimi aspetti diversi: dalla costruzione di mezzi ferroviari ispirati a quelli stradali (es. le FIAT ALb 25 o le automotrici Narizzano) ai mezzi stradali messi su rotaie (es. varie draisine) passando per le accoppiate binario per la guida e gomma per la trazione (es. le Micheline o le autoguidovie Laviosa) o i Culemeyer usati per scarrozzare rotabili su strada, e giungendo all’intermodalità (come nel caso della Rollende Bahn tedesca).

I casi però più curiosi sono quelli dei mezzi cosiddetti “anfibi” (anche se la parola è solo una metafora), ovvero quelli che, con qualche operazione non lunghissima potevano trasformarsi da veicoli stradali a ferroviari e viceversa. Un esempio di questa capacità camaleontica lo abbiamo incontrato parlando degli autoblindo ferroviari, nei quali si potevano smontare le ruote ferroviarie e montare quelle stradali. Ci occupiamo oggi di un caso simile: quello dei bus tedeschi NWF BS 300 (Nordwestdeutscher Fahrzeugbau Wilhelmshaven – Bus Super) che, montati su appositi carrelli, erano in grado di muoversi autonomamente anche su rotaia.

NWF BS 300 Foto © Günther Rehbock, tratta da marklinfan.net

Due NWF BS 300, ed uno dei carrelli usati per farli correre su rotaia. Foto © Klaus Wedde tratta da marklinfan.net

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Pubblicato il 22 settembre 2018

Tra le varie versioni di Pendolino che hanno circolato in Italia, una è meno nota delle altre. Pur essendo stretto parente di ETR460/680/485, è di questi assai più corto, essendo composto di tre sole vetture. Ha circolato in Italia tra Venezia e Villa Opicina, pur non appartenendo al parco FS/Trenitalia.

Indovinato di cosa stiamo parlando? E’ lo Slovenske Železnice 310, che tra il 15 Dicembre 2003 e il 31 marzo 2008 effettuò l’EuroCity Casanova tra Ljubljana e Venezia.

Pendolino SŽ 310-002 in “piega” a Dolga-Gora, dettaglio da una Foto © K O da flickr

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Pubblicato il 15 settembre 2018

Nel parco FS sono stati presenti vari gruppi di imponenti locomotive a cinque assi accoppiati: quelli tra 470 e 482, oltre alle locotender 897. Solo alcune di esse (470, 471, 472 e 480) sono di concezione italiana.

Gr.480 al museo di Pietrarsa, Foto © Stefano Paolini da photorail.com

Tutte le altre sono motrici ex austriache o tedesche ottenute a seguito della prima guerra mondiale, sia come riparazione dei danni che come prede di guerra. Ricordiamo che la prima categoria comprende quelle assegnate all’Italia a seguito dei trattati di pace, proprio come contributo a rimborsare il danno subito nel conflitto dal vincitore, mentre la seconda si riferisce alle motrici presenti nel territorio al momento della conquista militare dello stesso.

Tra queste vi è la Südbahn 530, divenuta poi FS 482, della quale parleremo in futuro. Delle FS 473 (G10 Prussiane) abbiamo invece già detto in un’altra nota, nella quale abbiamo anche brevemente raccontato della solitaria FS 474.001 (Sächsische XI HV). Abbiamo dedicato un articolo pure alle locotender 879 “Pierina”.

Le restanti motrici a cinque assi, da 475 a 479, risalgono tutte ad un comune ceppo austriaco: le kkStB 180, e le sue evoluzioni 280, 380 ed 80.

kkStB 280 in testa a un convoglio – da marklinfan

In una nota precedente abbiamo raccontato l’origine e la parte austriaca della storia, in questa vediamo queste stesse motrici sui binari italiani.  Continua a leggere »

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