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Archive for the ‘Stampa 3D’ Category

Pubblicato il 5 novembre 2016

La seconda generazione di “Littorine”, dopo le ALn 56 e 556, era costituita dalle ALn 772, più veloci e confortevoli delle progenitrici e divenute loro sostitute nei servizi di maggior prestigio: Direttissimo e Rapido. Erano state ideate negli anni immediatamente precedenti la guerra, ed erano entrate in servizio a partire dal 1937, ma le consegne erano proseguite fino al 1957, per un totale di oltre 300 esemplari realizzati in diverse serie da OM e Fiat. A metà anni ’50 si sentiva però il bisogno di modernizzare il servizio, sostituendo, almeno nei servizi di punta, le 772 con macchine nuove, Nacque così il progetto delle ALn 773: concepite per servizi a medio e lungo raggio, ed in grado di offrire una buon confortevolezza (oggi forse diremmo “travel experience“) al passeggero.

Coppia di ALn 773 in Val d'Orcia. Foto tratta da http://www.lifegate.it/

Coppia di ALn 773 in Val d’Orcia. Foto tratta da http://www.lifegate.it/

Progettazione e realizzazione furono affidati a OM, che aveva costruito i 2/3 delle 772. Vennero ordinati due prototipi, in sostituzione di due delle 772 ancora da consegnare: la prima (la 3501) fu collaudata da sola a Treviso a partire dal 1956, e venne poi accoppiata con la gemella 3502, con intercalato un rimorchio progettato ad hoc: Ln 664.3500.

ALn 773.3501 in una foto OM appena uscita di fabbrica, in livrea originale. Si possono notare la posizione della tromba, e la palpebra superiore che caratteizzava questo prototipo, e che scomparve a partine dalla 3502. Foto tratta da photorail.com

ALn 773.3501 in una foto OM appena uscita di fabbrica, in livrea originale. Si possono notare la posizione della tromba, e l’assenza del faro centrale e la palpebra superiore che caratterizzava questo prototipo, e che scomparve a partire dalla 3502. Anche i finestrini frontali, sulle porte dell’intercomunicante, sono più piccoli che nella versione definitiva. Foto tratta da photorail.com

ALn.773.3501 prototipo. Si nota la palpebra superiore. Foto © Masino Coll., Fabio Marzorati da photorail.com

ALn.773.3501 prototipo. Si nota la palpebra superiore. Foto © Masino Coll., Fabio Marzorati da photorail.com

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Pubblicato il 31 ottobre 2015

Che la stampa 3D sia promettente non c’é alcun dubbio. Ne abbiamo già parlato in un paio di occasioni: una era la realizzazione della FS 218.6098 in scala N, l’altra fu quando segnalammo la realizzazione del curioso rimorchio VB 141 ad un asse per gli Schienenbus tedeschi. In entrambi i casi si trattava di stampe ordinabili da shapeways, che ha molte cose (soprattutto americane) etichettate come “N Gauge”. Il carrello dello Schienenbus é prodotto da RailNScale. Dietro questo nome si trovano due giovani modellisti tedeschi, Maurice e Joris, che hanno iniziato la loro avventura nel 2009 lavorando al proprio plastico ambientato nella Germania del periodo 1920-1940.

Maurice e Joris di RailNScale

Maurice e Joris di RailNScale

Non riuscendo a trovare accessori adatti alle loro esigenze, hanno deciso di “fare da sé”, sperimentando con la stampa 3D. La loro prima creatura fu un bus della Reichspost.

Reichspostbus di RailNSCale

Reichspostbus di RailNSCale

Il risultato fu soddisfacente, e seguirono altri modelli, costruiti per se ma poi messi a disposizione degli altri nel loro store on line su  Shapeways. Evidentemente la cosa deve aver avuto successo, perché Maurice e Joris hanno proseguito per la loro strada fino ad avere una produzione tale da raccoglierla in un catalogo di quasi 80 pagine! Il catalogo è scaricabile on line dal loro sito. Già che ci siamo, diamogli un’occhiata.

Contiene una sezione di rotabili, per ora piccola: quello che viene fornito sono le carrozzerie da verniciare e montare su dei telai ricavati da altri modelli, come nel caso del tram di Basilea in scala NM (binari della scala Z) mostrato nel seguente video

I tram possono avere a complemento i pali della linea aerea.

Palo della linea aerea del tram.

Palo della linea aerea del tram.

Anche la pavimentazione che si vede é realizzata con un loro prodotto: una specie di timbro cilindrico che serve a dare la forma a del DAS, che lasciato asciugare e dipinto genera la  pavimentazione.

Stampo cilindrico per pavimentazione

Stampo cilindrico per pavimentazione

Il seguente video ne mostra il processo.

Un altro creativo marchingegno é uno stampino per produrre, sempre con il DAS, dei mattoni in scala N (!)

Stampo per i mattoni, e risultato del processo

Stampo per i mattoni, e risultato del processo

La produzione di automobili include una ricca scelta di modelli anteguerra, e vari interessanti macchine degli anni 60-70: NSU Prinz, Citroen 2CV, Zündapp Janus, Ford Transit, VW Maggiolino… Tra le autovetture a noi interessano in particolare quelle italiane: la Topolino e varie versioni di Fiat 600, presenti come “600”, “600 D” (più nota come “750”) e Abarth 850.

FIAT Topolino di RailNSCale

FIAT Topolino di RailNSCale

Le varie versioni di Fiat 600

Le varie versioni di Fiat 600

L’accessoristica include ponti pedonali, casotti vari, facciate di edifici, tende da esterno per edifici, panchine di varia foggia, cabine telefoniche (purtroppo solo estere), fondi stradali, stampi per segnaletica stradale orizzontale, materiale per scene di campeggio ed altro.

Fontanella cittadina

Fontanella cittadina

Ponticello pedonale

Ponticello pedonale

Ponte coperto

Ponte coperto

Pensiamo di aver reso l’idea… per approfondimenti, rimandiamo al sito di RailNScale ed al già citato catalogo.

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Pubblicato il 29 novembre 2014

La FS 218.6098 é una motrice da manovra – pezzo unico nel parco FS. Ne abbiamo già parlato in un articolo sulle Jenbacher in Italia, riprendiamo qui il discorso perché ho dato seguito all’idea accennata allora di realizzare un modello in scala N della motrice.

L’originale

Il gruppo 218 delle FS comprende 8 macchine: le 001-007 (Badoni) con motore Fiat a 6 cilindri in linea da 122 kW, e la 6098 con motore Jenbacher JW  200 a 4 cilindri a V da 140 kW.

Le 218.001 e 003 Badoni a Motta Sant'Anastasia nel giugno 1986. Foto © Bernhard Studer da photorail.com

Le 218.001 e 003 Badoni a Motta Sant’Anastasia nel giugno 1986. Foto © Bernhard Studer da photorail.com

La 6098, che é quella che ci interessa qui, era completamente diversa dalle Badoni, pur avendo caratteristiche analoghe. Aveva lunghezza di 6.700 mm e passo di 3.200 mm, con ruote del diametro di 910 mm. La velocità massima era di 30 km/h in manovra, 50 km/h in linea.

La 218.6098 a Udine nel Febbraio 1979, accantonata (davanti ad un ALe880). Foto © Cherubini da FS Trenitalia Locomotive Diesel, Duegi editore.

La 218.6098 a Udine nel Febbraio 1979, accantonata (davanti ad un ALe880). Foto © Cherubini da A.Nascimbene, L Vanni, “FS Trenitalia Locomotive Diesel”, Duegi editore.

L’esemplare acquisito dalle FS (numero di fabbrica 80.077) entrò in servizio nel 1956 venne classificato come 225.698, successivamente divenuto  225.6098. Il suo motore JW 200 raffreddato ad acqua prodotto dalla stessa Jenbacher Werke forniva una potenza che non fu considerata soddisfacente, e quindi la JW 200 FS rimase un esemplare unico,  assegnato al Deposito locomotive di Verona. Nel 1971 le FS ne sostituirono il motore con uno più potente motore e contestualmente ne cambiarono la classificazione, che divenne 218.6098. Con tale matricola svolse servizio fino al 1979 al Deposito locomotive di Udine: venne quindi accantonata e poi demolita.

Il modello in H0

In H0 é stata realizzata da Liliput – alcune differenze con la foto di Cherubini si notano: il fischio sull’imperiale pare un po’ grande, e sul frontale dell’originale le barre bianche non sono interrotte.

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Liliput 218.6098 in H0

Liliput 218.6098 in H0

Liliput 218.6098 in H0

Liliput 218.6098 in H0

Liliput 218.6098 in H0

Liliput 218.6098 in H0

Realizzazone del modello in scala N

Nell’articolo sulle Jenbacher avevamo suggerito che se ne potesse ricavare una dalla stampa 3D di una ÖBB 2060 che si può acquistare da Shapeways e da un Kof Arnold o Minitrix. Ho deciso di provarci…

Da Shapeways si riceve una bustina contenente due pezzi: la parte inferiore e superiore della macchina.

I due pezzi prodotti da Shapeways: la barra che unisce i lati opposti va tranciata

I due pezzi prodotti da Shapeways: la barra che unisce i lati opposti va tranciata

Come prima cosa, occorre lavare i pezzi (detersivo da piatti va bene) per rimuovere una patina oleosa che potrebbe disturbare la verniciatura. Va poi eliminata la barra trasversale che unisce le fiancate opposte, su entrambi i pezzi: altrimenti non c’é modo di infilarci il telaio motorizzato ricavato dal Kof (nel mio caso un Arnold).

Il Kof Arnold, agnello sacrificale...

Il Kof Arnold, agnello sacrificale…

Il pancone va un po’ tagliato sulla parte bassa del pancone, per accomodare il gancio del Kof.

I due pezzi della 218 pronti per la verniciatura

I due pezzi della 218 pronti per la verniciatura.

Il Kof viene preparato effettuando una radicale fresatura, prendendo le misure in modo che il pezzo inferiore della stampa 3d (praticabile, panconi, respingenti) si possa incastrare esattamente.

Il Kof Arnold dopo la drasca fresatura

Il Kof Arnold dopo la drastica fresatura

E’ importante mantenere il tetto della cabina del Kof, perché ha la funzione di tener fermo il motore, come si può vedere dalla vista dal retro.

Altra vista del Kof fresato

Altra vista del Kof fresato

Ho poi preferito dare una mano di colore neutro al Kof stesso, per evitare che dai finestrini del 218 (nel quale il Kof va incastrato) potesse risaltare qualche pezzo del Kof.

Il kof verniciato con  un colore neutro dopo la fresatura

Il kof verniciato con una veloce mano di colore neutro (grigio) dopo la fresatura, e con il pezzo inferiore della stampa 3D già dipinta di nero ed incastrata.

Ho dato lo stesso colore alle pareti interne del 218, ed ho proceduto a verniciare di verde il pezzo superiore. Avevo qualche dubbio perché a disposizione avevo il Puravest verde muschio e non il verde vagone. Potremo poi valutare il risultato… Sul frontale, con un pennellino si riesce a dipingere di bianco le barre orizzontali del radiatore. Restano da simulare i mancorrenti (avrei potuto realizzarli con del filo di rame ed applicarli, ma non mi sono avventurato a seguire questa idea, anche perché ho pensato che questo avrebbe reso il modello più delicato da maneggiare). In prima battuta ho dato un filo di giallo con un pennellino sottile, ma il risultato non mi ha soddisfatto. Allora le ho rifatte con delle decals: trovare una riga gialla non é stato difficile. Ho realizzato i finestrini con il Micro Crystal Clear, dopodiché é bastato incastrare la carrozzeria nel blocco inferiore (semplicemente a pressione) ed ecco il modello pronto!

FS D.218.6098 in scala N!

FS D.218.6098 in scala N!

Tempo di realizzazione? Davvero poco. Difficoltà? Trovare il coraggio di distruggere il Kof… Costo? 21 € per la carrozzeria shapeways (ma spedizione dagli USA, altri 8€), più il costo di un Kof (preso usato ma in buono stato su ebay.de).

Ingrandendo molto l’immagine si vedono le righe di deposizione della stampa 3D. Un confronto del particolare con la moneta visibile nella foto sopra dà un’idea delle dimensioni.

Dettaglio dei portelloni sulla fiancata della 218: si vedono gli strati di deposizione della stampa 3D.

Dettaglio dei portelloni sulla fiancata della 218: si vedono gli strati di deposizione della stampa 3D.

Quanto al verde usato, può andare o no? Da un confronto con la Truman dei Pirati, direi che non c’é problema.

La 218 a confronto con un Kof e una Truman

Una terna da manovra: la 218 a confronto con un Kof e una Truman

Altra immagine dela 218 a fianco di Kof e Truman

Altra immagine della 218 a fianco di Kof e Truman

Soddisfatto? Non completamente. Il “naso” é troppo alto rispetto al modello Liliput e alla foto reale.

La 218 di tre quarti, con il suo "nasone" alto. Un po' di rinoplastica si impone!

La 218 di tre quarti, con il suo “nasone” alto. Un po’ di rinoplastica si impone!

Allora, via di lima, e poi nuovo un colpetto di verde (a saperlo, sarebbe stato meglio farlo all’inizio, ma non é stato un gran problema).

E allora, subito in servizio (a Querceto, naturalmente…)

La 218 a Querceto dopo lo "spinocchiamento"

La 218 a Querceto dopo lo “spinocchiamento”

La 218 al lavoro

La 218 al lavoro

Certo che quando il plastico fu fatto, nel 1969, chi avrebbe mai immaginato che un giorno ci sarebbe transitata sopra una piccola motrice stampata in 3D? Forse ne avrebbe potuto parlare qualche libro di Isaac Asimov…

La 218 al lavoro

La 218 al lavoro

Vista dall'elicottero...

Vista dall’elicottero…

Eccola in uscita dalla stazione

Eccola in uscita dalla stazione

Quali difetti? uno dei mancorrenti a fianco delle porte é un po’ corto, mancano le due aste gialle sul frontale per facilitare la salita a bordo, manca il fischio sul tetto (ne avrei uno da applicare), mancano le targhe e le scritte bianche sul pancone. Chissà, magari un giorno arrivano.

Per intanto vederla girare é una bella soddisfazione.

Forse l’ho fatta viaggiare un po’ troppo veloce rispetto ai 50 Km/h massimi dell’originale…

In sommario, penso di possa dire che la proof of concept ha avuto successo: in 3d si può! Certo, con qualche limite, ma forse si aprono sterminate praterie…


Un grazie ai ferromodellisti appartenenti ai vari forum, per aver nel tempo mostrato con il loro esempio come sia possibile pensare di realizzare da sé un modello: senza la loro ispirazione non mi sarebbe mai venuto in mente di provare questa divertente avventura.

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pubblicato il 18 giugno 2011, ultima modifica 13 febbraio 2016

Che differenza c’è tra le Ferrovie Tedesche e quelle Italiane? Basta guardare gli orologi. Quelli tedeschi hanno la lancetta dei secondi…

Orologi: DB a sinistra, FS a destra.

E il capostazione effettivamente fischia al secondo… (certo i ritardi ci sono lo stesso, ma poco tempo fa – marzo 2011 – per un ritardo di 15 minuti che mi ha causato una perdita di coincidenza con ritardo finale del mio viaggio superiore a 60′ mi è stato rimborsato – entro 30 giorni – il 50% del biglietto… ma non è questa la storia di cui voglio parlare oggi).

Nel 1972 ero in gita scolastica ad Heidelberg. Nel pomeriggio libero avevo fatto una camminata fino a un paese vicino, per poi tornare con il treno. Feci il biglietto, mi dissero di sbrigarmi, corsi sul marciapiede… troppo tardi. Il fatidico secondo era passato, e il trenino avevo preso a muoversi, quando… sorpresa! il macchinista, vista la mia corsa, fermò il treno permettendomi di salire a bordo. Ne fui stupitissimo. Già, perchè quei trenini non solo somigliavano ad autobus, ma si comportavano anche come tali! Era uno Schienenbus: un “bus dei binari”.

Schienenbus VT.98 delle Deutsche Bahn – foto peters452002 da flickr

Per quanto il nome Schienenbus sia generico quanto il nostro “littorina”, la parola è primariamente associata ad un tipo particolare: il VT95-VT98 noto come Ürdinger Schienenbus. farsi un’idea della diffusione di queste macchine basti pensare che negli anni 50  furono prodotti oltre  500 esemplari di VT95 – più o meno quanti gli E464 in Italia.
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